mercoledì 3 agosto 2016

Lecito parlare in senso teologicamente stretto di “Chiesa conciliare” sostanzialmente diversa dalla Chiesa cattolica?

Premessa

Quando si parla di Concilio Vaticano II come dogmaticamente inaccettabile[1], non si può racchiudere in tale constatazione di “rottura oggettiva con la Tradizione apostolica”[2] la responsabilità soggettiva o formale di chi lo ha accolto in buona fede, pensando di obbedire all’Autorità.

Così come, quando si constata la nocività oggettiva del Novus Ordo Missae, non si vuole minimamente offendere chi pensa di celebrarlo – in buona fede – in obbedienza all’Autorità, per ignoranza incolpevole delle carenze dottrinali del Nuovo Rito. 

Queste carenze furono sùbito messe in luce nel “Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae” con la “Lettera di presentazione” dei cardinali Antonio Bacci e Alfredo Ottaviani, ove si trovano considerazioni severe sulla non piena ortodossia oggettiva del nuovo rito (“si allontana impressionantemente dalla dottrina cattolica sul Sacrificio della Messa qual è stata definita dal Concilio di Trento”) e si chiede al Papa di abrogarlo quale “legge nociva”.

I fatti e gli argomenti

È un fatto, e “contro il fatto non vale l’argomento”, che il Concilio Vaticano II è stato convocato e promulgato dal Papa e tutto l’Episcopato (compresi mons. Marcel Lefebvre e mons. Antonio de Castro Mayer) vi ha partecipato e lo ha riconosciuto come Concilio della Chiesa (anche se solo “pastorale”). Perciò quelli che lo accettano non possono essere equiparati a coloro che sono fuori della Chiesa. Infatti nessuno avente autorità (Papa e vescovi) li ha condannati e separati da Essa, né possiamo farlo noi, che siamo privi di autorità.

Così non si deve neppure dimenticare che la Nuova Messa (di Paolo VI), pur allontanandosi “in maniera impressionante dalla teologia cattolica sul Sacrificio della Messa” (A. Ottaviani – A. Bacci), è stata fatta dal Papa e non da Lutero, che è uscito dalla Chiesa ufficialmente. Quindi i sacerdoti e i fedeli, che son costretti dalle circostanze storiche a subire e a partecipare ad un Rito ambivalente (protestante e cattolico) non ne hanno necessariamente colpa soggettiva o formale, sono membri della Chiesa cattolica (dalla quale nessuno avente autorità li ha espulsi) e non sono scismatici o eretici come i vecchi cattolici e i luterani. Dunque non si può applicare loro, senza fare le dovute distinzioni, il principio della nocività oggettiva del Rito nuovo, la quale formalmente è imputabile a chi lo ha redatto e imposto con un abuso di autorità e non a chi lo subisce, senza calare (come insegna la Teologia morale) al caso concreto e individuale il principio generale della sua nocività oggettiva.[3] Non mi sembra teologicamente lecito asserire che tutti coloro che assistono al nuovo Rito commettono formalmente un peccato mortale contro la Fede come lo è la partecipazione in sacris ad un culto ufficialmente acattolico. 

La Chiesa come “soggetto insegnante” e la Dottrina della Chiesa come “oggetto insegnato”

La dis-continuità tra Tradizione apostolica e Concilio Vaticano II significa la non-conformità tra  la dottrina insegnata dalla Chiesa nei primi venti Concili Ecumenici-dogmatici e quella del Concilio Vaticano II pastorale[4]. Invece nel soggetto che la insegna, ossia la Chiesa, vi è una continuità sostanziale: la Chiesa che ha insegnato dogmaticamente e infallibilmente prima del Vaticano II è, quanto alla sostanza, lo stesso soggetto “Chiesa” che, quanto al modo o accidentalmente, ha parlato “pastoralmente”, non dogmaticamente e quindi non infallibilmente[5] durante il Vaticano II.

Il fatto che l’oggetto dell’insegnamento, ossia la dottrina ante-Vaticano II e quella del Vaticano II discordano in molti punti non pone problemi all’indefettibilità della Chiesa, poiché l’insegnamento “pastorale” del Vaticano II non è infallibile, avendo esso rinunciato a voler definire ed obbligare a credere. Vi è, dunque, sostanzialmente un solo e identico soggetto (Chiesa), che insegna in maniera diversa quanto al modo: con Magistero dogmatico infallibile e con Magistero pastorale non infallibile. 

Se si nega che il soggetto Chiesa è lo stesso prima e dopo il Concilio, implicitamente e almeno praticamente, si nega l’articolo di Fede “Credo unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam” poiché la Chiesa che Cristo ha fondato su Pietro e i suoi successori (i Papi) dovrà durare ininterrottamente sino alla fine del mondo sostanzialmente inalterata. Se la Chiesa petrina fosse finita col Vaticano II (1965) le “porte degli Inferi” avrebbero vinto, sconfessando la promessa di Gesù: “Io sarò con voi tutti i giorni [compresi quelli che vanno al 1962 al 1965] sino alla fine del mondo”. Invece il fatto che la dottrina o l’oggetto dell'insegnamento della Chiesa differisce, poiché nel Vaticano II non si è voluto definire ed obbligare a credere e quindi si è esclusa l’assistenza infallibile dello Spirito Santo, non intacca l’apostolicità e l’indefettibilità del soggetto Chiesa, che, nonostante il Vaticano II, continuerà da Pietro sino all’ultimo Papa vivente alla fine del mondo.

“Chiesa conciliare”, Chiesa cattolica e contro-chiesa

Parimenti si può parlare, in senso largo o non strettamente teologico, di soggettoChiesa conciliare” (come hanno fatto i cardinali Benelli e Koch) in opposizione al soggetto Chiesa cattolica romana tradizionale. Infatti l’oggetto insegnamento magisteriale pastorale (Concilio Vaticano II) o  puramente “esortativo” (Francesco I, Esortazione apostolica Amoris laetitia, 19 marzo 2016) sono in contraddizione con l’oggetto dell’insegnamento dogmatico e costante della soggetto Chiesa cattolica da S. Pietro a Pio XII. In questo senso (lato o non strettamente teologico) si può parlare degli uomini di una “contro-chiesa”, che cercano di erodere modernisticamente la Chiesa cattolica dal di dentro (cfr. San Pio X, Enciclica Pascendi, 8 settembre 1907). È il piano che la “Sinagoga di satana” (Apoc., II, 9) ha sempre avuto in mente sin dalla fondazione della Chiesa di Cristo (“configgendo il Verbo incarnato in croce”, Pio XI, Enciclica Mit Brennender Sorge, 14 marzo 1937) ed ha cercato di attuare nel corso dei secoli, perseguitando la Chiesa o “Cristo continuato nella storia” a partire da Giuda, dal martirio di S. Stefano, degli Apostoli, dei fedeli, dallo Gnosticismo cristiano del I secolo e dalle prime eresie anti-trinitarie e cristologiche del IV-V secolo, con qualche successo parziale (cfr. la crisi ariana del IV secolo, il X secolo detto “periodo bronzeo” della Chiesa; il Grande Scisma d’Occidente, il Concilio Vaticano II e il post-concilio da Paolo VI a Francesco I). Ma, nonostante tutti gli sforzi dell’inferno e dei suoi accoliti (da Giuda agli ariani e ai modernisti), “le porte dell’Inferno non prevarranno contro di Essa”. La fede ci assicura che anche quest’ultimo tentativo di distruggere la Chiesa di Cristo (Vaticano II) è destinato a fallire come tutti gli altri che lo hanno preceduto e come la persecuzione dell’Anticristo finale, che concluderà la storia dell’umanità e della Chiesa con la vittoria definitiva di Cristo[6]. “Dio salvi la Chiesa dalle colpe degli uomini di Chiesa” (d. Francesco Putti)[7].

I princìpi da tener fermi

Occorre ben distinguere i termini quando si parla di “ermeneutica della continuità” sia per non negare il fatto oggettivo della discontinuità di dottrina ante e post Vaticano II, sia per non negare il dogma della perenne continuità del soggetto Chiesa sostanzialmente identico sino alla fine del mondo e la sua apostolicità, ossia la serie formalmente ininterrotta di Papi e Vescovi, che da Pietro e dagli Apostoli si sono susseguiti e si susseguiranno come una catena di anelli sino alla Parusia. 

Occorre, a tal fine, fare molta attenzione a non confondere la continuità del soggetto Chiesa con la continuità dell’ oggetto o dottrina della Chiesa, la quale dottrina, quando non è insegnata dal Magistero infallibile, può essere eccezionalmente in rottura con la Tradizione apostolica[8] così come la dottrina del Vaticano II è in più punti in rottura con quella della Tradizione apostolica e del Magistero tradizionale e dogmatico (quindi infallibile) della Chiesa[9].

Per interpretare correttamente la teologia del Concilio Vaticano II occorre, dunque, ritornare alla distinzione classica e scolastica tra il soggetto Chiesa, che insegna, e l’ oggetto o la verità insegnata, la quale, se il Magistero non vuole definire e obbligare a credere, può contenere eccezionalmente l’errore ed essere in rottura con la Tradizione (“quod ubique, ab omnibus et semper creditum est”), non dimenticando che l’ universalità del Magistero non riguarda solo l’omnibus ossia il Corpo insegnante (tutti i Vescovi più il Papa), ma anche il semper, ossia la continuità dell’insegnamento, che proprio perché costante non può essere erroneo (cfr. Pio IX, Tuas libenter, 1863). 

Certamente la Chiesa è ‘soggetto insegnante’, tuttavia gli uomini di Chiesa non devono appropriarsi della Rivelazione divina, contenuta nella Tradizione apostolica e nella S. Scrittura per interpretarla soggettivisticamente come a loro sembra, ma devono custodirla, mantenerla invariata sostanzialmente o oggettivamente (anche se approfondita e penetrata) e poi trasmetterla spiegandone il significato genuino omogeneamente, cioè senza contraddizioni (Conc. Vat. I, Pastor aeternus, cap. IV). L'interpretazione della Rivelazione è condizionata dalla sua conservazione e ordinata alla sua trasmissione. 

La Chiesa certissimamente è un soggetto che riceve, conserva, interpreta e trasmette la Rivelazione o dottrina oggettiva, ma lo deve fare distinguendo il soggetto (Chiesa) dall’ oggetto (verità o dottrina Rivelata), non deve “assoggettarsi” la Rivelazione perché ai “successori di Pietro è stato promesso lo Spirito Santo non perché per Sua rivelazione insegnassero una nuova dottrina, ma affinché, con la Sua assistenza, custodissero piamente ed esponessero fedelmente la Rivelazione trasmessa dagli Apostoli” (Conc. Vat. I, Pastor aeternus, cap. IV, DS 3074).  

Il guaio è che con il Concilio Vaticano II è stato sovrapposto il soggetto Chiesa all’oggetto insegnato e sono stati legittimati “pastoralmente” alcuni cambiamenti di dottrina con la continuità del soggetto Chiesa, che dovrebbe far passar, così, in second’ordine, il cambiamento dell’oggetto dottrina insegnata (collegialità episcopale, pan-ecumenismo, diritto di libertà delle false religiosi, rapporti Chiesa/giudaismo postbiblico, unicità della Scrittura come fonte di Rivelazione escludendo la Tradizione, panteismo antropologico…)[10]. Questo è l’escamotage di cui si servono i neomodernisti per accreditare “l’ermeneutica della continuità” della dottrina insegnata prima, durante e dopo il Concilio Vaticano II.

L’anomalia del Vaticano II

Il Magistero Conciliare (Vaticano II compreso) è di per sé Solenne o Straordinario e Universale, trattandosi di tutti (moralmente e non matematicamente) i Vescovi riuniti in Concilio sotto il Papa in maniera non abituale ma eccezionale: «Quanto al Vaticano II, sarebbe assurdo negargli il carattere di Magistero Conciliare, quindi Solenne, non Ordinario, perché in tal caso si negherebbe il [fatto o l’esistenza del] Concilio stesso. […]. Se una cosa è, non può non essere». Ossia è un fatto, e “contro il fatto non vale l’argomento”, che il Papa ha convocato tutti i Vescovi del mondo nel Concilio Vaticano II, il quale  è esistito (chi può negarlo?), si è svolto e si è concluso sotto la direzione del Papa e non è stato impugnato da nessun Vescovo residenziale o avente giurisdizione (neppure da mons. Marcel Lefebvre e da mons. Antonio de Castro Mayer) né da nessun Cardinale. Quindi canonicamente è un Concilio Ecumenico legittimamente convocato e promulgato. 

Tuttavia  –  e questa è l’anomalia  – tale Concilio lo si è voluto, per la prima volta nella storia della Chiesa, “pastorale” e non dogmatico come gli altri precedenti venti Concili Ecumenici, ossia si è voluto che si limitasse ad applicare ai casi pratici la dottrina della Chiesa senza definire né obbligare a credere nessuna verità di Fede o di Morale. Quindi il Vaticano II è, sì, Magistero Solenne Universale o Conciliare, ma è Magistero non dogmatico e non infallibile, tranne nei punti ove ha riproposto la dottrina costantemente e universalmente professata da tutta la Chiesa (“quod semper, ubique et ab omnibus creditum est”) o quando ha ripreso dogmi già definiti.

In breve la legittimità del Vaticano II come Concilio Ecumenico (quanto a convocazione, esistenza e promulgazione) è distinta dall’ortodossia della dottrina da esso insegnata così come la validità e legittimità dell’elezione canonica di Paolo VI-Francesco I (soggetto Papa esistente in atto) non si identifica con la loro ortodossia dottrinale (oggetto da loro insegnato). Il Vaticano II è realmente Magistero Conciliare e perciò Solenne, ma non è infallibile in quanto non ha voluto essere dogmatico: «ha [giuridicamente] le carte in regola che lo fanno un autentico Concilio ed esigono che sia come tale riconosciuto. […]. L’autenticità conciliare gli deriva dalla canonicità della sua convocazione, della sua celebrazione e della sua promulgazione. […]. La qualcosa non depone di per sé per la dogmaticità dei suoi asserti […], trattandosi di un Concilio che, fin dalla sua convocazione […], escluse formalmente dal proprio orizzonte l’intento definitorio»[11]. 

Il fatto che il Concilio Vaticano II quanto al modo di insegnare sia Magistero Solenne o Straordinario non significa che ipso facto sia quanto alla sostanza dogmatico o che voglia definire e obbligare a credere, godendo, così, dell’assistenza infallibile di Dio. È un fatto che il Vaticano II è stato un Concilio Ecumenico convocato e promulgato da un Papa, ma è altresì un fatto che è stato solo pastorale e quindi il passaggio dal fatto dell’esistenza di un Concilio pastorale al principio della sua infallibilità e obbligatorietà dottrinale non è valido, non avendo esso voluto definire ed obbligare a creder ciò che ha insegnato pastoralmente.

Asserire che il Concilio Ecumenico Vaticano II non è Magistero significa negare implicitamente che Giovanni XXIII, Paolo VI e i Vescovi del mondo intero (compresi mons. Antonio de Castro Mayer e mons. Marcel Lefebvre) riuniti in Concilio cum Petro et sub Petro, più i Papi e i Vescovi post-conciliari, non sono Papi e Vescovi. Questo è “sedevacantismo” e non stato di “sede vacante”[12].

La “prova del nove” dell’infallibilità

Il Concilio (e quindi anche il Vaticano II) è Magistero straordinarioquanto al modo”, nel senso che il Concilio non è abitualmente o permanentemente riunito, ma è radunato straordinariamente o solennemente ed eccezionalmente; tuttavia “quanto alla sostanza” il suo insegnamento è infallibile soltanto se definisce una verità di Fede come da credersi obbligatoriamente. Quindi il Magistero sia ordinario che straordinario è infallibile solo se ha questa ‘volontà di definire e obbligare a credere’. 

Il teologo tedesco Albert Lang spiega bene che «non riveste neppure importanza essenziale il fatto che i Vescovi esercitino il loro magistero ‘in modo ordinario e universale’ [cioè sparsi nel mondo ciascuno nella propria Diocesi], oppure esercitino il loro magistero ‘in modo solenne’ [straordinario] […] in un Concilio ecumenico convocato dal Papa. In entrambi i casi sono infallibili solo se, in accordo tra di loro e con il Papa (prima condizione), annunziano una dottrina in modo definitivo e obbligatorio (seconda condizione)» (Compendio di Apologetica, tr. it. Torino, Marietti, 1960, p. 461). 

In breve, per esercitare l’infallibilità, è essenziale obbligare i fedeli a credere come divinamente rivelato ciò che si definisce sia in ‘maniera ordinaria’ sia in ‘maniera solenne o straordinaria’ (il modo è elemento accidentale dell’ infallibilità). La forma esterna solenne o straordinaria ‘quanto al modo’ di pronunciarsi non è per sé indice di infallibilità; l’essenziale è imporre ‘quanto alla sostanza’, in ‘maniera ordinaria o straordinaria’, la dottrina annunziata definitivamente e obbligatoriamente per la salvezza. Onde non tutto ciò che è Magistero Straordinario, quanto alla forma esterna ‘non comune’ o ‘non ordinaria’ di pronunciarsi con formule solenni, è infallibile.

Conclusione 

La gravità della situazione attuale è tale che umanamente non è risolvibile poiché nessun essere umano può condannare giuridicamente e deporre il Papa. Tuttavia la Chiesa è soprannaturale quanto all’origine, al fine e ai mezzi (tranne i membri umani che la compongono) e quindi occorre mantenere viva la Fede nella divinità della Chiesa e nel suo trionfo a ligno (come Gesù, di cui la Chiesa è la continuazione nella storia sino alla fine del mondo). 

Si comprende che di fronte allo scandalo pubblico dato dai Papi “conciliari” i cattolici si sentano scossi, indignati e anche smarriti, ma non bisogna sorpassare il limite consentito dalla sana teologia e dal buon senso: In certis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas. Tuttavia, data la situazione estremamente grave e confusa in cui ci troviamo (“hanno colpito il pastore e il gregge si è disperso”), occorre avere anche molta comprensione verso coloro che – in buona fede – per difendere la Fede cattolica dall’aggressione modernista “peccano” o per eccesso (sedevacantismo) o per difetto (obbedienza indebita). 

“Senza fede è impossibile piacere a Dio” (SAN PAOLO), ma “la Fede senza le opere buone è morta” (San Giacomo). Cerchiamo di mantenere la Fede che la Chiesa ha insegnato dogmaticamente o in maniera costante quanto al tempo (quod semper) ed universale quanto allo spazio (quod ubique) e quanto ai membri principali e secondari (et ab omnibus), senza dimenticare che la Fede deve essere vivificata dalla Carità soprannaturale, la quale non è sentimentalismo affettato e verbale, ma è l’osservanza effettiva del Decalogo. 
d. Curzio Nitoglia
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1. Monsignor Mario Oliveri, ex Vescovo titolare della Diocesi di Albenga, ha scritto su Studi Cattolici del giugno 2009 un articolo su “La riscoperta di Romano Amerio” in cui afferma che non è solo lo spirito o l’interpretazione data da alcuni teologi super-progressisti del Concilio a contenere equivoci, ma è la lettera stessa del Concilio ad essere oggettivamente in contraddizione con i Concili dogmatici della Chiesa. 
2. Cfr. Brunero Gherardini, Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare, Frigento, Casa Mariana Editrice, 2009; Id., Tradidi quod et accepi. La Tradizione, vita e giovinezza della Chiesa, Frigento, Casa Mariana Editrice, 2010; Id. Concilio Vaticano II. Il discorso mancato, Torino, Lindau, 2011; Id., Quaecumque dixero vobis. Parola di Dio e Tradizione a confronto con la storia e la teologia, Torino, Lindau, 2011. 
L’Autore in questi libri sostiene che la “continuità” tra la Tradizione apostolica e la teologia pastorale del Concilio Vaticano II è “affermata, ma non provata”. Innanzitutto le parole non sono la realtà ed inoltre non corrispondono ad essa. Vi è quindi un divario tra il detto e il fatto. Ora la definizione di verità è “conformità del pensiero alla realtà”, mentre l’errore è definito “non conformità del pensiero e delle parole che lo esprimono ai fatti”. Quindi la teoria dell’ ermeneutica della continuità – oggettivamente – è un errore o una falsità. 
3. Con il Vaticano II e la Nuova Messa abbiamo assistito ad un tentativo di protestantizzazione dell’ambiente ecclesiale. Infatti il Concilio a) con la “Collegialità” ha fatto proprio l’odio luterano e gallicano per il primato del Papa; b) con la cosiddetta “Libertà religiosa” ha fatto proprio l’odio liberale verso la cooperazione tra lo Stato e l’unica vera Religione fondata da Dio; c) con l’“Ecumenismo” l’odio per la purezza e l’intolleranza dottrinale della Chiesa romana “extra quam non est salus”; d) con la pseudo-“Riforma liturgica”, elaborata assieme ai calvinisti, ha prodotto un rito (il Novus Ordo Missae di Paolo VI, 1969) oggettivamente ibrido ovvero un incrocio tra due riti essenzialmente diversi: quello protestantico e quello cattolico.
4. La “teologia pastorale” consiste nell’applicare i princìpi dogmatici ai casi concreti (card. A. Ottaviani). Il Concilio Vaticano II non ha voluto definire e condannare infallibilmente nessuna dottrina rivelata, né obbligare a credere alcunché. Ha soltanto cercato di applicare i princìpi immutabili della Chiesa alle vicissitudini della modernità. Tuttavia lo ha fatto avendo accettato esplicitamente il linguaggio (ed implicitamente il pensiero) soggettivista che è proprio della modernità. Quindi l’applicazione del dogma al caso concreto si è rivelata falsata dal linguaggio e dal pensiero della filosofia moderna, che va da Cartesio (†1650) a Hegel (†1831). I frutti della ‘pastorale prudenziale’ del Vaticano II sono stati inquinati da quello che il gesuita padre Guido Mattiussi chiamava “Il veleno kantiano” (Monza, 1907). Quindi essi risultano viziati dal soggettivismo, che relativizza ogni verità, principio e dogma. La prudenza, che deve presiedere all’ applicazione retta del principio dottrinale al caso concreto e pratico alla luce della sana dottrina e del buon senso pratico, è mancata totalmente nell’insegnamento del Vaticano II, in voto “pastorale”, ma in realtà ‘a-pastoralede facto sia per difetto di sana dottrina, sia per mancanza di buon senso, il quale vuole che nel decidere praticamente il da farsi, ci si abbeveri alla Saggezza filosofica e teologica perenne, al Magistero tradizionale, alla Tradizione apostolica e non alle fonti inquinate della filosofia moderna. Il fatto di non aver voluto metter in guardia i fedeli dai pericoli che allora minacciavano il mondo e la Chiesa (p. es. il Comunismo sovietico) può essere qualificato, come minimo, come una totale mancanza di buon senso, di prudenza, di sano insegnamento e di pratica pastorale. 
5. Cfr. Giovanni XXIII, Allocuzione nella solenne inaugurazione del Concilio, 11 ottobre 1962; Paolo VI, Omelia durante la IX Sessione del Concilio, 7 dicembre 1965, ripetuta il 16 gennaio 1966. 
6. Cfr. A. Lémann, L’Anticristo, Proceno di Viterbo, FDF, II ed., 2013; H. Delassus, Il Problema dell’ora presente, Proceno, FDF, 2 voll. ; II ed., 2014-2015; M. Pinay, Complotto contro la Chiesa, Proceno, FDF, II ed., 2015. 
7. La tendenza a non distinguere il soggetto insegnante  e l’oggetto o verità insegnata appartiene alla forma mentis del teologo Joseph Ratzinger sin dai suoi studi giovanili. Per esempio, nella sua Tesi di Laurea su San Bonaventura egli sosteneva che la Rivelazione non è una questione di verità oggettive Rivelate, ma è l’evento di Dio rivelatore, vale a dire che il soggetto (Dio rivelatore) ingloba e fa un tutt’uno con l’oggetto (la verità Rivelata). Fu proprio per questo motivo che il teologo tedesco Michael Schmaus bocciò la sua Tesi di Laurea come storicistica, modernistica, soggettivistica e tendente all’evoluzione eterogenea del dogma. Il 13 luglio del 1988, da cardinale, Joseph Ratzinger disse (ma non dimostrò) all’Episcopato colombiano e cileno che il Concilio Vaticano II è in continuità col passato della Chiesa e quindi è obbligatorio. Nel suo ragionamento, però, vi è il passaggio indebito dalla immutabilità del soggetto Chiesa all’immutabilità dell’oggetto dottrina. Nella sua ottica, siccome il soggetto Chiesa ingloba l’oggetto dottrina e poiché la Chiesa cattolica  è sempre la stessa, ne consegue ipso facto che l’oggetto o la dottrina insegnata è inglobata nel soggetto Chiesa ed è  in continuità con la dottrina tradizionale. Ma ciò è smentito dalle “novità” oggettive contenute nei 16 Documenti del Vaticano II. 
8. Cfr. Arnaldo Xavier Vidigal Da Silveira, Qual è l’autorità dottrinale dei documenti pontifici e conciliari?, “Cristianità”, n. 9, 1975; Id., È lecita la resistenza a decisioni dell’Autorità ecclesiastica?, “Cristianità”, n. 10, 1975; Id., Può esservi l’errore nei documenti del Magistero ecclesiastico?, “Cristianità”, n. 13, 1975. 
9. Il fatto (quia) certo è quello sopra esposto (discontinuità di dottrina ante e post Vaticano II), mentre i princìpi da tenere fermi sono: a) la indefettibilità e la perennità dell’Unica Chiesa fondata su Pietro e i Papi e b) che l’infallibilità viene impegnata solo quando il Magistero vuol definire una verità come rivelata ed obbligare a crederla per andare il paradiso o sotto pena di dannazione. Il come e il perché (propter quid) sia stato possibile l’ attuale disastro o ‘catastrofe’  spirituale nella Chiesa è un mistero che soltanto Dio conosce. Noi dobbiamo continuare a credere e a sperare che da ogni male permesso Dio trae un bene maggiore. Anche il Poeta ci invita a non voler conoscere le imperscrutabili vie di Dio e le loro cause (propter quid). Quindi dobbiamo contentarci di sapere il fatto (quia) senza presumere di conoscere il perché  di ogni cosa:“Matto è chi spera che nostra ragione/possa trascorre la infinita via/che tiene una Sustanza in tre Persone./ State contenti, umana gente, al quia /ché, se potuto aveste veder  tutto,/mestier non era partuir Maria” (Dante, Purgatorio, III, 36-37). Se potessimo conoscer ogni cosa (quia et propter quid) avremmo ancora la scienza infusa persa da Adamo e non sarebbe necessaria la Redenzione. Cfr. anche S. Tommaso d’Aquino, S. c. Gent., I, 3.
10. Cfr. “Divinitas”, n. 2/2011, p. 188 ss.
11. Cfr. “Divinitas”, n. 2/2011, p. 188 ss.
12. La differenza tra i periodi di ‘sede vacante’, o interregno tra un Papa e l’altro, e il “sedevacantismo”, che afferma la mancanza (totale o solo attuale) di un Papa e di un Corpo di Vescovi aventi giurisdizione e ritiene i Cardinali capaci solo di partecipare alle elezioni, ma impossibilitati a governare poiché privi di autorità, è abissale. Infatti a) nel primo caso i Cardinali mantengono in vita la Chiesa poiché fungono pro tempore, in attesa del nuovo Papa, da autorità o principio di vita della medesima (sono ‘vicari’ vivi del ‘Vicario’ morto); b) nel secondo caso, invece, si afferma che l’autorità è scomparsa (e con essa il principio di unità e di esistenza) nel Papa, nei Vescovi e nei Cardinali, onde la Società spirituale Chiesa gerarchica romana sarebbe senza principio formale di vita (= autorità) e quindi dovrebbe essere morta. Ma ciò è contro la Fede. Francesco I governa de facto, ha il titolo di Papa de jure, anche se l’esercizio di tale titolo è deficiente: governa malamente, ma è Papa; quod non repugnat. Lo stato ordinario di ‘sede vacante’ si ha quando un Papa muore, ma il Collegio cardinalizio con il Cardinal decano, conformemente al Diritto ecclesiastico, fungono da Papa e ne svolgono le mansioni pro tempore. Una Chiesa senza Papa, Cardinali e Vescovi (“sedevacantismo”) sarebbe morta totaliter. Il caso di interregno tra un Papa morto ed uno ‘eligendo’ (“sedevacante”) è diverso dal sedevacantismo, dacché i Cardinali (collegialmente ‘sotto’ il Cardinal decano) governano con autorità la Chiesa, la quale ha un Papa morto ed uno ancora non eletto, ed assicurano l’unità, la permanenza in vita di essa e la sua visibilità e non si limitano ad essere “solo elettori”. «L’elezione [del Papa] è perfetta ed irrevocabile dal momento che il designato, interrogato dal Sacro Collegio, dichiara di accettare (n° 87-88 della Costituzione di s. Pio X del 25 dicembre 1904, Vacante Sede Apostolica). Se l’eletto non è prete o vescovo viene immediatamente ordinato o consacrato dallo stesso cardinale decano (n° 90)». (F. Roberti-P. Palazzini, Dizionario di Teologia Morale, Roma, Studium, 1968, 4a ed., 1° vol. p. 360). 
13. Papa Vittore I, santo (189-199) in un primo momento volle imporre la sua autorità sulla questione della data della Pasqua. Infatti Roma e la Chiesa latina la festeggiavano la domenica che seguiva il 14° giorno del mese di Nissàn. Invece la chiesa dell’Asia minore la celebrava il 14 di Nissàn, anche se non era domenica. Vittore le chiese di uniformarsi a Roma, ma la Comunità asiatica si irrigidì e il Papa  decise di scomunicare tutta la suddetta Comunità e il suo Vescovo Policrate. Tuttavia molti Vescovi latini manifestarono al Papa le loro perplessità sul suo provvedimento, che avrebbe provocato uno scisma; decisivo fu l’intervento di Sant’Ireneo, Vescovo di Lione (130-202), che convinse il Papa a scendere a più miti consigli, onde Vittore non dette corso al suo proposito di scomunica. Come si vede, in una questione molto importante (la Chiesa d’Oriente e quella di Occidente celebrano tuttora la Pasqua in due date diverse) un Papa (per di più santo) lasciò ai cattolici orientali la possibilità di celebrare la Pasqua anche non di domenica (giorno in cui è risorto Gesù), senza condannarli e scomunicarli. Purtroppo qualcuno, che si prende per il “Padreterno”, scomunica e condanna “a destra e a manca” chi non ha le sue stesse opinioni. Etienne Gilson diceva che “Un’opinione teologica e una scuola teologica non possono pretendere di imporsi come verità di Fede, ‘scomunicando’ le altre opinioni e le altre scuole teologiche”. 

30 commenti:

irina ha detto...

Questo sottile scardinamento, difficile anche da ripercorrere con la mente, è superbamente diabolico. Solo Dio, Uno e Trino, può metterci mano e risanare. Ma, è certo che lo farà solo con la nostra collaborazione. Tutti noi possiamo collaborare tenendoci saldi ai dieci comandamenti, come indica Don Nitoglia in fine. Dobbiamo diventare ciascuno un esemplare santo del vero discepolo di Cristo, suoi testimoni, nel nostro ambiente, ognuno lì dov'è, silenziosi scardinatori, amanti di Cristo e per Lui del prossimo, di questa gabbia di menzogne dove ci siamo lasciati e siamo stati rinchiusi,sinceramente consapevoli che fu mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa.

Una nonna ha detto...

Gentili amici, mi preoccupa che il Papà sta nominando sempre più cardinali e vescovi ultraprograssisti, temo che il prossimo Papa sia ancora più modernista dell'attuale. Ho smesso di frequentare la mia parrocchia, ormai non c'è più spazio per.i cattolici di sempre; sembrano tutti ubriachi delle parole del nuovo corso, se si cerca di farli ragionare si viene additati come nemici del Santo Padre. È sconfortante. Che il Signore ci soccorra presto

Anonimo ha detto...


@ Notazioni a margine di un lettore

--Non vorrei sbagliarmi, ma ci furono in passato altri Concili Ecumenici che non emisero decreti dogmatici, potendosi pertanto definire "pastorali" come il Vaticano II: forse i primi tre Lateranensi (1123-1179) e il primo di Lione (1245)? La novita' del Vaticano II sarebbe costituita,allora, piu' che dalla sua "pastoralita'" dal carattere insolito ed ambiguo della stessa, volta al compromesso con gli pseudovalori del Secolo e ad una riforma radicale di tutta la struttura della Chiesa in senso neomodernista. Una pastoralita' sentimentale e malata, torbida.

--Giusto ricordare il "veleno kantiano", il soggettivismo della filosofia moderna che sarebbe penetrato nei documenti del Vat. II e soprattutto nel Postconcilio. Mi sembra pero' che si resti un po' troppo fermi a Kant. Il "soggettivismo" moderno e' andato ben oltre Kant. Heidegger e' sicuramente peggiore di Kant e Rahner e soci erano imbevuti di "heideggerismo". Il "soggettivismo" dell'esistenzialismo filosofico (Nietzsche mediato da Heidegger) e' ben piu' grave di quello di impronta kantiana. Esso ha contribuito ampiamente al nichilismo oggi imperante. Applicato all'ermeneutica, muovendo dal "soggettivismo" preromantico di Schleiermacher, ha portato all'odierno metodo di "decostruzione" e autentica dissoluzione dei testi, applicato anche dalla "nuova teologia" all'esegesii biblica.
C'e' poi il marxismo, che col kantismo non ha molto a che fare. Come vi ha rispoto e vi risponde la cultura cattolica tradizionale? Il marxismo ha influenzato profondamente parte della Gerarchia, dai preti operai alla teologia della liberazione, della quale il presente Papa sembra un prodotto. L'Unione Sovietica e' crollata dall'interno ma le componenti ideologiche del marxismo continuano a mantenersi in vario modo anche nel "progressismo" cattolico oltre che in quello laico. Non si puo' restare sempre fermi alla critica di Kant, non perche' non sia giusta ma perche' il pensiero contemporaneo e' andato oltre e porta attacchi ancor piu' micidiali di quelli del vecchio razionalismo di origine illuministica, portato da Kant alla sua massima espressione, possiamo dire.

--Don Curzio continua nei fatti a proporre un atteggiamento passivo nei confronti dell'attuale crisi. Ne' il Sacro Collegio ne' tanto meno i fedeli hanno il potere di deporre "tecnicamente" il Papa, lo sappiamo tutti. E' possibile e lecito tuttavia tentare di organizzare un movimento di opinione laico-ecclesiastico, dogmaticamente fondato, che metta rispettosamente il Papa di fronte alle sue responsabilita' e, se non ritorna alla vera dottrina, lo inviti ad un certo punto a farsi da parte. Non si commette nessun peccato nell'impegnarsi in questo progetto, imposto dallo stato di necessita' gravissimo di tutta la Chiesa.

--Vedo che don Curzio non perde l'abitudine di attribuire "a Giuda" piu' o meno la colpa di tutti i mali che hanno afflitto nei secoli la Chiesa. Si tratta di un evidente pregiudizio del quale non riesce a liberarsi.
Parvus

AICI ha detto...

Basterebbe un Papa che risolvese la questione così dicendo: il CVII non è un Concilio dogmatico quindi non vi è l'obbligo di seguire quanto da esso espresso.
La dichiarazione sopra è vera e ovvia ma spazzerebbe via la chiesa neoconciliare!
Inoltre una tale dichiarazione ri-porterebbe automaticamente in seno alla madre Chiesa una realtà come la Fraternità San PioX senza la firma di nessun memorandum di compromesso.

Annarè ha detto...

Questa crisi supera tremendamente le capacità umane, perchè in questi anni ho visto come sia inutile portare spiegazioni fondate sulla dottrina della Chiesa, per far comprendere che non si può obbedire a chi propone l'errore come verità. E' inutile far notare le incongruenze tra il Magistero della Chiesa è le novità conciliari e pest conciliari. L'accecamento è di massa e colpisce anche coloro che dovrebbero essere i maestri, i pastori, ai quali non è concesso non conoscere la propria Fede.
Se difronte all'offesa perpetua che fa questo cattivo Papa ogni santo giorno sia nel parlare, che nell'agire, ancora le coscienze cattoliche non si sono svegliate, la malattia veramente è grave, siamo al coma vegetativo. E la cosa tremenda è che l'ammalato vive le sue visioni comatose come se fossero la verità e crede che coloro che sono vivi e sani siano gli ammalati.

Annarè ha detto...

Credo che se ci sarà un possimo Papa (non è detto) ci sarà dopo che Dio avrà purificato la sua Chiesa, un Papa peggiore di questo potrebbe solo essere l'Anticristo, sempre se non è già seduto sul trono di Pietro. Non credo però che ci sarà il tempo per organizzare un papato ancora peggiore, credo che siamo arrivati al traguardo di un'epoca sciagurata. Speriamo che con i rosari chiesti da mons Fellay e con i sacrifici, il buon Dio abbrevi il castigo e anticipi il trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

RR ha detto...

AICI,
sarebbe semplice e chiaro, si si no no, ma vorrebbe dire buttare all'aria 60 anni di storia ecclesiale e quanto hanno detto e fatto Paolo VI, GPII, BXVI e da ultimo "Francesco".
Ci vorrebbe, come ho già scritto, un Papa con un'intelligenza astuta e sottile, onde poter arrivare a questa affermazione dopo aver spuntato le armi di tutti gli avversari, e con un coraggio grande cosi, che solo una FEDE ancora più grande può dare. Un Leone, un Gregorio, un Pio. Al momento non si vede un possibile candidato.
Ho paura che si arriverà ad uno scisma passivamente, cioè Bergoglio continuerà a protestantizzare la chiesa, anzi a fonderla in un'unica denominazione religiosa mondialista-massonica, mentre un piccolo gruppo di Cattolici, raccolti o intorno alla FSSPX o intorno a qualche altro istituto religioso-ecclesiale, continueranno a rimanere fedele al "quod semper, quod ubique, quod ab omnibus creditum est". Un piccolo gruppo, come già diceva Paolo VI (che però NON fece NULAL affinché tale profezia Non si avverasse, ANZI) e BXVI (che ha etano qualcosa, am , come sappiamo, per un motivo o l'altro, infruttuosamente).
Forse il Signore ha permesso Bergoglio e chi lo seguirà (più facile un altro come lui che non un Leone) per separare il loglio dal grano. i veri Cattolici dai finti tali.

Su ciò che scrive Don Nitoglia: che all'inizio si sia seguito passivamente il "nuovo corso" per ignoranza e cieca fiducia, OK. Ma che lo si continui a seguire oggi, dopo che i "frutti della primavera conciliare " sono sotto gli occhi di tutti, e dopo tutto quello che è stato scritto da tanti (Amerio, ma non solo), significa solo mala fede ed agnosticismo, se non propria apostasia. Quello che è successo domenica in alcune chiese italiane (non so in Francia, ma non credo sia andata meglio) è la prova provata di quanto ho appena scritto.
E su "Giuda" ha ragione.
Dove non concordo, è che dopo una chiara esposizione teorica, non si arrivi alla prassi, al "che fare": lui, oltre a scrivere, che fa ? dove dice Messa ? e che Messa, NO o VO ? lui si attiva presso le gerarchie per sollecitare chiarimenti, prese di posizione, insegnamenti chiari e fondamentali al popolo fedele, ma confuso ? E questo "popolo di Dio" confuso, ma fedele, che deve fare ? sobbarcarsi km per una Messa ed un prete sicuramente cattolici, o subire Messe NO molto dubbie e prediche socialisteggianti, senza poter dire o fare nulla ? disertare le chiese sempre più vuote col rischio che poi le vendano, o star li, a pregare in cuor suo, senza ascoltare i modernisti ?
Infischiarsene di tutto quel che succede a S.Marta, o fare qualcosa di concreto ?
Insomma ancora lezioncine o qualche, anche piccola, rivolta ? Che so, una FB page di boicottaggio dell'otto per mille ? o una serata di Rosario in S. Pietro, in ginocchio, indetta ufficialmente ed apertamente per riparare alle ultime fesserie bergogliane ?

PS: ma lui, la lettera dei 45 l'ha condivisa e firmata ?

miri ha detto...


esimio don Curzio, è ancora vivo, voglio dire fisicamente, 'sto giuda ?!

Anonimo ha detto...



"Rahner, profeta della chiesa aperta di oggi"

di Stefano Fontana

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-rahner-profetadella-chiesaaperta-di-oggi-16986.htm

miri ha detto...


Signora Annaré,

sicuramente le masse son cieche, ma i Papi, quelli che hanno fatto e diretto il concilio, roncalli e montini, ci vedevano molto bene. Per quanto riguarda l'attuale gerarchia per quanto cresciuta in epoca post-conciliare, facendo parte -a sentir loro- della Chiesa Cattolica hanno il dovere di conoscerne la storia.
Conoscendola e constatando il ribaltamento della dottrina e dei valori dovrebbero porsi delle domande e agire di conseguenza. Se non lo fanno non vadano a dare la colpa allo spirito dei tempi. Lo sprito dei tempi si è sempre manifestato in questo mondo con degli uomini . Certamente, se invece di interpellare, per le loro scelte operative, la Tradizione ante-ribaltamento, vanno, e viaggiano pure.., ad ascoltare oracoli extra ecclesia...

AICI ha detto...

Che piacere aver risposta e soprattutto da RR con cui non mi confrontavo da tempo.
Un fraterno saluto e affidiamoci a Lui che il futuro è fosco!

Anonimo ha detto...

"Nel supremo momento del bisogno della Chiesa, coloro che dovranno parlare resteranno in silenzio! "
(Nostra Signora del buon successo)

Luisa ha detto...

Vi offro un sorriso, o quando una rappresentante di collegamento dell’Ajc (American Jewish Committee) presso la Santa Sede decide se e come e a quali condizioni la FSSPX può "rientrare" in piena comuncione con Roma, spassoso assai:


"Vatican Insider fa spiegare ad ebrei e musulmani guenoniani come e quando possiamo riconciliarci con la FSSPX! "

http://blog.messainlatino.it/2016/08/vatican-insider-fa-spiegare-ad-ebrei-e.html

Anonimo ha detto...

Questa e' la riprova che oramai lì dentro comandano a bacchetta .
Ehhhh ! il Santo Sacrificio li disturba assai assai .

Josh ha detto...

stavo leggendo un po' qui e lì. trovo una rivista web che non conosco, non cattolica, ma non importa, per intendere come vengono ammanniti certi punti di vista funge allo scopo: il punto sono alcune affermazioni sul Time, riprese da papa francesco direttamente, se fossero sfuggite nel 2014. Leggere bene:

http://yoganonymous.com/pope-francis-hell-fire-adam-eve-real

_"The church no longer believes in a literal hell where people suffer.
This doctrine is incompatible with the infinite love of God. God is not a judge but a friend and a lover of humanity. God seeks not to condemn but only to embrace. Like the fable of Adam and Eve, we see hell as a literary device. Hell is merely a metaphor for the isolated soul, which like all souls ultimately will be united in love with God"

_"All religions are true, because they are true in the hearts of all those who believe in them. What other kind of truth is there? In the past, the church has been harsh on those it deemed morally wrong or sinful. Today, we no longer judge. Like a loving father, we never condemn our children. Our church is big enough for heterosexuals and homosexuals, for the pro-life and the pro-choice! For conservatives and liberals, even communists are welcome and have joined us. We all love and worship the same God.”

_Catholicism is now a “modern and reasonable religion, which has undergone evolutionary changes. The time has come to abandon all intolerance. We must recognize that religious truth evolves and changes.

_“God is changing and evolving as we are, For God lives in us and in our hearts. When we spread love and kindness in the world, we touch our own divinity and recognize it. The Bible is a beautiful holy book, but like all great and ancient works, some passages are outdated. Some even call for intolerance or judgement. The time has come to see these verses as later interpolations, contrary to the message of love and truth, which otherwise radiates through scripture. In accordance with our new understanding, we will begin to ordain women as cardinals, bishops and priests. In the future, it is my hope that we will have a woman pope one day. Let no door be closed to women that is open to men!”

mic ha detto...

Vi offro un sorriso, o quando una rappresentante di collegamento dell’Ajc (American Jewish Committee) presso la Santa Sede decide se e come e a quali condizioni la FSSPX può "rientrare" in piena comunione con Roma, spassoso assai:

Qualcuno la aveva già segnalato in un'altra discussione. Ripeto quel che ho detto lì.

A suo tempo intervenne anche il Rabbino di Roma Riccardo di Segni su Benedetto XVI. In maniera inadeguata, direi:
"Se la pace con i lefebvriani significa rinunciare alle aperture del Concilio, la Chiesa dovrà decidere: o loro o noi!" (Riccardo di Segni, in un passaggio di un'intervista al mensile 'Il consulente Re' uscito il giorno prima della giornata della memoria, gennaio 2010)

Io così ne scrissi:
Siamo esterrefatti per le pesanti e inaccettabili ingerenze del rabbino -che non può farsi portavoce degli ebrei i quali non sono un 'monolite' e non hanno un'Autorità suprema di riferimento- nelle questioni interne della Chiesa. Oltretutto si tratta di una prerogativa che non appartiene né a lui né a nessun altro, ebreo o non ebreo che sia e stupisce il fatto che nessun portavoce Vaticano affermi con fermezza un dato così elementare, quando ogni volta che vengono nominati gli ebrei anche di striscio, si montano polveroni mediatici a non finire e analoga sensibilità esasperata mostrano i musulmani quando si parla della loro fede.
Affermare: "Se la pace con i lefebvriani significa rinunciare alle aperture del Concilio [evidentemente si riferisce alla Nostra Aetate che contiene affermazioni discutibili ed è una semplice dichiarazione senza alcuna valenza dogmatica], la Chiesa dovrà decidere: o loro o noi!" cos'è: un ultimatum al Papa su una questione prettamente interna alla Chiesa? E in forza di quale principio questo parallelismo?
Tra l'altro non risulta che la Fraternità S. Pio X sia mai stata negazionista dell'orrendo 'sterminio', impropriamente definito 'olocausto' (a parte le personalissime dichiarazioni 'riduzioniste' e non negazioniste di Mons. Williamson, sulle quali è stato montato ad arte uno scandalo mediatico in occasione dell'annullamento della scomunica da parte di Benedetto XVI ai vescovi ordinati da Mons. Lefebvre)
Come già detto, l'appartenenza alla Chiesa non può essere condizionata dall'accettazione o meno di un fatto storico, che non è un 'luogo teologico' e non può e non deve diventare un dogma di fede!
Inoltre il linguaggio del rabbino sembra riferirsi ad un'APPARTENENZA che in ogni caso non riguarda il popolo ebraico che è interessato al dialogo e non certo all'assimilazione; rischio che invece correrebbe la Chiesa se andassero in porto i piani sionisti (sionismo non coincide necessariamente con ebraismo) e continuasse il processo di giudaizzazione innescato da tempo e di cui ho approfondito altrove...

Benedetto XVI non credo si sia lasciato condizionare. Ancor meno condizionabile mi sembra il papa attuale che, quando ha una posizione personale, può risultare inamovibile, chiunque sia l'interlocutore, persino a prescindere dai cosiddetti "fratelli maggiori".

Comunque non confondiamo con l'antisemitismo la consapevolezza che si tratta di due fedi diverse e dunque guardarsi dal processo di giudaizzazione ormai inequivocabile non significa essere antisemiti. Tutto il rispetto, ma a ognuno la sua fede. Noi non pretendiamo la loro conversione ma loro ci lascino vivere la nostra fede senza interferenze (che peraltro a noi non permetterebbero).
Vedi ultimo documento vaticano del dicembre 2015. Commentato qui: http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/12/la-nuova-alleanza-ebraico-cristiana-che.html

Luisa S. ha detto...

Sapevo della lettera dei Cardinali Bacci e Ottaviani, ma solo oggi l'ho letta e le mie domande sono: cosa rispose Paolo VI, perché i Cardinali non opposero un comportamento conforme alle loro osservazioni, perché non sostennero Mons. Lefebvre, come è potuto succedere che sacerdoti fortemente radicati nella loro fede e fedeli al loro sacerdozio improvvisamente tutti , tutti si adeguarono, in fondo la loro formazione era tridentina. Sono pensieri che qua e la mi si sono sempre presentati ma mai con questa chiarezza e il carico di angoscia.

RR ha detto...

Bacci ed Ottaviani erano già anziani, e furono "dismessi" rapidamnte dalPontefice ch allora aveva molto più seguito ed obbedienza di oggi. Questo spiega anche, in parte, la solitudine di Monsignor Lefebrvre, oltrettutto francese (il clero francese è sempre sospettato di "gallicanesimO" qui in Italia.
Infine molti cardinali e vescovi, alcuni molto importanti ed in vista, erano perfettamente d'accordo con la protestantizzazione della Chiesa.Purtroppo.

Josh ha detto...

riporto traduzione delle parole dette dal vdr su Time 2014, a proposito di chiesa di prima e chiesa di oggi..di una gravità inaudita:

_"La Chiesa non crede più in un inferno letterale dove la gente soffre.
Questa dottrina è incompatibile con l'amore infinito di Dio. Dio non è un giudice, ma un amico e un amante dell'umanità. Dio cerca di non condannare ma solo di abbracciare. Come la favola di Adamo ed Eva, vediamo l'inferno come un espediente letterario. L'inferno è solo una metafora per l'anima isolata, che come tutte le anime in ultima istanza, saranno unite in amore con Dio "

_"Tutte le religioni sono vere, perché sono vere nei cuori di tutti coloro che credono in loro. Cosa di più vero di questo ci può essere? In passato, la chiesa è stata dura su coloro/quelle cose ritenute moralmente sbagliate o peccaminose. Oggi, non giudichiamo più. Come un padre amorevole, non condanniamo mai i nostri figli. la nostra chiesa è abbastanza grande per gli eterosessuali e omosessuali, per chi è pro-life (antiabortisti) e pro-choice (abortisti, eutanasisti)! per i conservatori e liberali, anche i comunisti sono i benvenuti e si sono uniti a noi . tutti noi amiamo e adoriamo lo stesso Dio ".

_"Il cattolicesimo È ora una "religione moderna e ragionevole, che ha subito cambiamenti evolutivi. E 'giunto il momento di abbandonare ogni intolleranza. Dobbiamo riconoscere che la verità religiosa evolve e cambia."

_"Dio sta cambiando ed è in continua evoluzione come lo siamo noi, perchè Dio è in noi e nei nostri cuori. Quando diffondiamo l'amore e la gentilezza del mondo, tocchiamo la nostra divinità e la riconosciamo. La Bibbia è un bellissimo libro sacro, ma come tutte le opere grandi e antiche, alcuni passaggi sono obsoleti. Qualcuno la accusa di intolleranza o giudizio. E 'giunto il momento di vedere questi versi come interpolazioni successive, in contrasto con il messaggio di amore e di verità, che altrimenti si irradia attraverso la Scrittura. In accordo con la nostra nuova comprensione, inizieremo a ordinare le donne come cardinali, vescovi e preti. In futuro, la mia speranza è che avremo una donna Papa un giorno. Non lasciate chiusa alle donne nessuna porta che sia aperta agli uomini! "

si oppongono apertamente a :
Apocalisse 20,13, e il cap. 20; Atti 24,15; Matteo 25,46 dove si parla di punizione eterna; Giovanni 3,16; Giovanni 14, 6; 2 Corinzi 5,21; Matteo 18,8; Marco 3,29;
Matteo 5,22; Matteo 23,33; Giovanni 5,29; Matteo 13,42; Marco 9,43; Marco 9,48; Matteo 13,42; Matteo 8,12, 22,13; Luca 16,23 e 24; Luca 16,28; Matteo 25,46;
Luca 8,31; Apocalisse 9,1; 2 Pietro 2,4; 1 Pietro 3,19; Efesini 4,8; Apocalisse 20,10 e 20,15; 2Pietro 3; Ebrei 13,8

e a molto altro delle S. Scritture, della Sacra Tradizione, del Credo, del Magistero Perenne, ma anche degli stessi significati dell'Agnus Dei, della richiesta di conversione, dell'inerranza biblica; al loro posto propone un "dio che cambia" a seconda dei nostri vizi, che non chiede al peccatore di pentirsi. Inquietante non solo la negazione dell'inferno, di cui avevamo ampiamente parlato, ma pure la pretesa incompatibilità tra Amore Divino, Giustizia e Misericordia, e anche la negazione del ritorno di Cristo con potenza e autorità alla fine come Giudice. (negazione del concetto Oggi Salvatore/domani Giudice, assodato in tutta la S. Scrittura e la S. Tradizione)

Rr ha detto...

Josh,
le parole sono veramente del VdR, cioè virgolettate, a domanda rispondo, o un' interpretazione del TIME ? Perché quando hai postato l'originale in Inglese, mi si sono rizzati i capelli sul capo, ma ho sperato che fosse un parto della mente anglosassone del giornalista, antipapista per default, non invece sue proprie parole. Perché se inve è cosi, siamo all"eresia manifesta.

Anonimo ha detto...

E' il caos più totale!
Ma chi inneggia al caos e chi ne sono i vati?
Chi ne vuol trarne un nuovo ordine?
Ed a chi è consacrato questo nuovo ordine?
Chiediamolo a San Massimiliano Kolbe.

Josh ha detto...

Rosa, c'è da farsi rizzare i capelli sul capo e i peli sulle braccia,
ma quelle cose il papa le ha dette sul numero del Time Magazine quando è stato nominato "person of the year"
Tutte le parole riportate sono in virgolettato, riportate come pronunciate da lui in persona in inglese in USA.

Rr ha detto...

Ma com'è possibile , Josh, che siano passate inosservate simili nefandezze ?
Ma chi è, Lutero reincarnato? O si era fatto completamente di coca ?

Josh ha detto...

p.s. la rivista, dove scrive di suo si limita a dire
"In a shocking speech that is reverberating across the world, Pope Francis declared that:"
poi si apre il corsivo citato come parole sue

e il testo non è da un blog, ma da una rivista coperta da copyright
SOURCE: Copyright © 2013 Diversity Chronicle All Rights Reserved.

le dichiarazioni sono situate tra l'altro in quella fase in cui parlava dell'urgenza di dichiarare un Conc. Vat. III , cosa che come ricorderai era arrivata fin qui anche a noi.

RR ha detto...

Josh,
non ho parole. Ed intanto sta mettendo in atto quel che lui (o chi per lui) pensa sia giusto fare. Demolito il Matrimonio e la Confessione, ora tocca al Sacerdozio, dopo essere passato per S.Messa ed Eucaristia.

Sacerdos quidam ha detto...

Attenzione, circa le dichiarazioni chiaramente eretiche attribuite a Papa Francesco e citate come provenienti dal Time, pare certo che si tratti di una 'bufala' (in effetti in quel testo si parla di 'Concilio Vaticano III', pare un avvertimento che si tratta di una satira). Vedere in proposito il commento del National Catholic Register:
http://www.ncregister.com/blog/jimmy-akin/dont-fall-for-this-pope-francis-hoax-5-things-to-know-and-share

Ovviamente ciò non toglie il cumulo di 'bergoglionate' distruttive della Fede e della morale ammanniteci in questo Pontificato, fin troppo reali e concrete.
Ultime nel tempo, l'osceno libretto di 'educazione sessuale' distribuito ai poveri giovani alla GMG in Polonia e REDATTO DAL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA, e l'istituzione della Commissione piena zeppa di teologhesse eretiche e femministe sul diaconato femminile.

Josh ha detto...

@Sacerdos Quidam

grazie della precisazione !

Josh ha detto...

se è una bufala perchè è una bufala, ok.

ma se è una bufala, lo sarà, ma non solo per aver nominato un vaticano III. Lo sappiamo tutti che non è stato indetto un vaticano III, non siamo così fuori dal presente.

nel testo non si dice però che è stato già indetto il vaticano III.

Infatti nei primi 2 anni di pontificato qualcuno, fuori dalle bufale, ne parlava anche in vaticano, di un vaticano III.

tant'è che il caso fu ripreso per es. qui:

http://doncurzionitoglia.net/2013/10/03/francesco-i-e-il-vaticano-iii-lintervista-di-eugenio-scalfari-a-papa-bergoglio/

mic ha detto...

Parlare di "Chiesa conciliare" ormai è superato dalla realtà "pastorale", visto che per l'eucaristia e la penitenza l'AL considera superato il Magistero di Giovanni Paolo II, per la Confermazione sono stati aboliti padrini e madrine (per evitare il problema che la maggior parte non ne possiede i requisiti), è in piesi la commissione 'mista' per la istituzione delle diaconesse (ulteriore attentato al sacerdozio e sconfessione del magistero precedente), il falso ecumenismo ha raggiunto livelli mai visti (celebrazioni 2017 e "Lutero aveva ragione"), la libertà religiosa oltrepassata dalle indebite commistioni e per l'affermazione "tutte le religioni vogliono la pace" (ignorando che la vera Pace la dà il Signore).
Che dire se non che siamo in piena apostasia?

Luigi Rmv ha detto...

Condivido, Mic, siamo in piena apostasia, quella che inizia dal vertice, come predetto dalla Santissima e da altre profezie, tutte coincidenti.
Si può discutere di rivelazioni private o riconosciute, dubbi, riconoscimenti, disguidi "postali" da Medjugorie, ma la coincidenza con quanto sta accadendo è sconvolgente, da un lato mi fa venire i brividi, dall'altro mi conferma nella fede.
Mi sta accadendo questo, più succedono questi fatti sconvolgenti, più il papa le spara grosse e gravi, più sento la mia fede rafforzarsi.

Josh, grazie.
Bufala o no, sappiamo bene che quelle frasi non stonerebbero affatto sulla bocca di Bergoglio, sono perfettamente coerenti con quanto da lui detto e fatto finora.
Forse è solo questione di tempo, probabilmente sono bufale ad hoc, che preparano il terreno alla fase successiva del piano di Bergoglio e - e' fondato ipotizzare - dei suoi fratelli massoni, viste la coincidenze perfette anche su elementi in tal senso a voi noti.

Per esempio, sul sacerdozio femminile, "quella volpe" la prende alla larga.
Precisa che è solo uno studio storico sulla figura del diaconato femminile nell'epoca antica, nulla a che vedere sul sacerdozio femminile.

Probabilmente, nomi di autorevoli eminenze di comprovata fede modernista da lui rigorosamente controllati, ne comunicheranno i risultati strabilianti finora ignorati, tenuti magari nascosti da "quei soliti gruppetti" di fondamentalisti cattolici che per duemila anni hanno oscurato la "vera Chiesa".
Infine le interpretazioni autorevoli dalle quali partire per dare un sostegno alla nuova svolta:le sacerdotessa cattoliche. Il tutto sostenuto da suoni di corno a destra e a manca, con tanto di ovazione delle folle.