venerdì 10 settembre 2010

Aspetti della "Chiesa conciliare". L’ingiusta posizione del « Cristo-Re »

Riprendo un articolo pubblicato in questi giorni dal Distretto francese della FSSPX, per non passare sotto silenzio ciò che accade nella "Chiesa conciliare", cercando di comprendere quali sono le prospettive in una situazione così compromessa, con vescovi totalmente chiusi alla Tradizione. Dove non c'è Tradizione, ma soltanto suoi simulacri, c'è ancora la Chiesa?

"Il giornale Ouest-France il 17 luglio scorso ha annunciato la notizia al grande pubblico: un sacerdote dell'Istituto Cristo Re assicurerà ormai la messa "motu proprio" la domenica, nella Basilica Notre-Dame d’Espérance a Saint-Brieuc. Dopo una breve presentazione della Messa di S. Pio V, l'articolo risponde a tre domande: Perché una messa S. Pio V? Cosa sta cambiando, oggi? Perché il Cristo-Re? L'articolo conclude assicurando che questa notizia potrebbe inquietare: ma tutto avverrà sotto il controllo del vescovado ed in conformità con lo spirito del concilio vaticano II.

I due paragrafi che rispondono alle domande "Perché" sono pieni di ragguagli per coloro che si ponessero ancora domande sul Cristo-Re. Per la diocesi si tratta di soddisfare i fedeli attaccati alla liturgia tradizionale « senza andare a cercare presso l'integrismo » (leggete: "presso la Fraternità S. Pio X", perché non ce ne sono altre nel territorio di Saint Brieuc).

E' detto con chiarezza e precisione ed in perfetta conformità con le direttive dei Vescovi di Francia: l'Istituto del Cristo Re è strumentalizzato per distogliere fedeli dalla Fraternità San Pio X. Ed è ciò che accade in Francia, nel Gabon ed in altri paesi: il Cristo-Re non interviene che là dove la FSSPX è già impiantata. Ci sarebbero tanti luoghi in Bretagna nei quali far conoscere le bellezze della liturgia tridentina! C'è talmente tanto da fare per diffondere ovunque la messa di sempre... Ma no, questa collocazione risponde semplicemente alle esigenze della guerra condotta dai nostri vescovi contro la Tradizione. L'Istituto del Cristo-Re si presta a questo gioco sinistro: è la loro prima ingiustizia. Forse essi sono utilizzati loro malgrado? Ohimè no. Basta leggere le loro pubbliche dichiarazioni: « la questione principale nei loro confronti [NDR: nei confronti della FSSPX] è essere consapevoli di adoperarsi al massimo per la riconciliazione dei fedeli [NDR: la loro riunione alla chiesa conciliare] »

Questo Istituto, nella linea del motu proprio Ecclesia Dei Adflicta, è stato costituito allo scopo, tra gli altri, di recuperare i fedeli che seguono la Fraternità San Pio X e di farli ricongiungere alla chiesa conciliare!

La risposta all'altro "perché" - Perché il Cristo-Re? - conferma quanto diremo: è perché l'Istituto « resta aperto allo spirito conciliare", poiché i suoi sacerdoti « accettano di celebrare la messa col messale del concilio vaticano II e del Papa Paolo VI », poiché essi accettano «di concelebrare col vescovo in occasione dei grandi avvenimenti della vita diocesana ». E per meglio precisare, l'articolo conclude facendo presente che il giovane sacerdote proseguirà la sua formazione presso l’Institut Catholique di Parigi, «luogo emblematico del concilio Vaticano II ». Ed ecco! E' tutto. Si tratta della seconda ingiustizia.

Per farsi accettare, nelle diocesi, è stato necessario accettare gli errori del Vaticano II e la nuova messa. « Non sempre! ... Raramente ! ... anche eccezionalmente ! » mi direte. Ohimè! Anche eccezionalmente non sarebbe altro che il grano d'incenso bruciato agli idoli moderni. Anche i primi cristiani sarebbero stati accettati a Roma, se di quando in quando avessero sacrificato agli idoli...
Questa accettazione degli errori del Vaticano è apertamente riconosciuta dal loro fondatore, Mons. Wach : « ...giovane sacerdote… già constatavo i frutti positivi del pontificato di Giovanni Paolo II ».

Egli affermava ancora (nel settembre 2002): « Il pontificato di Giovanni Paolo II è contrassegnato da un grande irraggiamento... e da atti solenni del Magistero che costituiscono un baluardo per il futuro ».

Non si tratta dunque di un timorato silenzio sugli errori moderni, ma piuttosto della loro accettazione entusiasta. Il solo timorato silenzio dell'Istituto è quello concernente questa accettazione degli errori moderni per non turbare i fedeli tradizionalisti che essi tentano di recuperare. Infine, si sente perfino dire, ed è vero, che tutti i sacerdoti del Cristo-Re non accettano gli errori del Vaticano II né la nuova messa. Essi cosa fanno allora? Tacciono, evitando gli argomenti che sono spiacevoli da abbordare, leggendo il breviario durante le concelebrazioni alle quali devono recarsi...

La loro politica, conforme agli insegnamenti del loro fondatore, è di tacere per non avere problemi, tacere per continuare ad esistere. Ciò è, forse (?) soggettivamente comprensibile, ma resta oggettivamente un abbandono del loro dovere di pastori ed anche di semplici cattolici

Tacere quando la Fede è messa in causa, nelle attuali circostanze, è tradire questa Fede. Tacere abitualmente, in maniera deliberata, è rifiutare a Dio l'onore che gli è dovuto: ecco la terza ingiustizia!

Allora, il Cristo-Re, è un Istituto per diffondere la Tradizione nella chiesa conciliare? Certamente no, ma piuttosto per stornare i fedeli della Tradizione dottrinale attraverso la scappatoia della Tradizione liturgica!

Allora no, noi non potremo dire ai fedeli che possono sostenere in qualunque maniera questo ingiusto Istituto senza grave ingiustizia nei confronti della fede e dell'onore dovuto a Dio.

Abbé Jean-Baptiste Frament
Tratto dall'originale in francese: Sainte Anne n° 221 agosto/settembre 2010"

15 commenti:

Anonimo ha detto...

non occorre aderire alla FSSPX per accogliere le perplessità suscitate dalle considerazioni sull'Istituto del Cristo-Re in rapporto alla Fraternità.

Si tratta di comprendere ciò che si sta muovendo e che accade nella e alla Chiesa, alimento per la nostra consapevolezza e anche per la nostra preghiera...

E non può non suscitare scandalo il comportamento di vescovi che manifestano chiusura nei confronti di una realtà genuinamente cattolica, mentre per altri versi incoraggiano e sostengono fedeli di altre religioni: basti pensare al sostegno dato agli islamici, ad esempio o l'apertura indiscriminata alle altre confessioni cristiane, che sono tuttora eretiche e quindi non depositarie della pienezza della Rivelazione che hanno rifiutato... Questo non esclude il dialogo, ma fatti salvi due principi:

1. quanto all'Islam, possono dialogare le culture e non le fedi

2. Quanto ai cristiani eretici, oggi divenuti 'fratelli separati' dà molto da pensare che la nuova messa abbia fatto nei passi nei confronti della impossibile 'communicatio in sacris': la comunione è il Signore che la crea tra coloro che "rimangono" in Lui e sono uniti nel Suo Nome e non in suoi simulacri...
Il dialogo, deve rimanere in un 'sano' ecumenismo e non divenire omogeneizzazione, altrimenti -come sta succedendo- siamo noi a rischiare di divenire protestanti.
E la prassi post-conciliare non ha fatto altro che favorire questo processo; se non fosse per le poche 'sentinelle' che vegliano e custodiscono!
Tra le quali, appunto, la FSSPX...

11 settembre 2010 09:31

Anonimo ha detto...

Si avvicina il 14 settembre: il terzo anniversario del motu proprio Summorum Pontificum cura.

Chissà se potremo attenderci un segnale di speranza per il futuro.
Purtroppo non da parte dei vescovi; ma le molte voci che si sono levate da fedeli assetati e desiderosi di ritrovare la Santa e Divina Liturgia di sempre potrebbero aver lasciato un'eco in chi ha responsabilità ai vertici della Chiesa...

Philos ha detto...

"Allora, il Cristo-Re, è un Istituto per diffondere la Tradizione nella chiesa conciliare? Certamente no, ma piuttosto per stornare i fedeli della Tradizione dottrinale attraverso la scappatoia della Tradizione liturgica!"

lex orandi lex credendi. La Liturgia, di per sé, opera e veicola una realtà Soprannaturale: è Actio di Cristo...

al di là di tutto la messa tridentima veicola una ecclesiologia e una teologia di sano conio Tradizionale e perciò, nonostante operazioni diocesane o ecclesiali che possono anche apparire poco corrette, essa è una sicura Sorgente di Grazia

Tuttavia, non ci resta che sperare in una maggiore diffusione della Liturgia di sempre, nonostante le grandi opposizioni e difficoltà e nella piena introduzione della FSSPX nella pastorale ecclesiale

Come mai? ha detto...

come mai tanto spazio a questi scismatici?

Anonimo ha detto...

Definire scismatici i lefebvriani - o meglio la Freternità di San Pio X - è un falso, in quanto per essere scismatici bisogna staccarsi dalla Chiesa di Roma e negare l'Autorità del Papa in primis.

Le contestazioni dottrinali di Mons. Lefebvre e dei suoi seguaci non si sono mai tradotte in un mancato riconoscimento della legittimità dei Papi. Quel che è stato ed è contestato è sempre un atto particolare, una data interpretazione o affermazione, mai tali tuttavia da impegnare la Fede e la volontà del cattolico anche contro la sua coscienza formata alla luce della Tradizione, che ha due ali: Scrittura e Magistero.

La stessa celebrazione "Una cum" il Papa, rivela la comunione con lui che, come dottore privato, quando non parla ex cathedra, può essere legittimamente -se pur rispettosamente- criticato da ogni fedele.

La invito a riflettere su queste parole tratte da una intervista dell'Autrice della più recente biografia di Mons. Lefebvre, che addirittura rovesciano i discorso:
"Quando i custodi della Tradizione definiscono scismatica la Chiesa conciliare affermano un’ovvietà: la Chiesa cattolica è una, che prosegue dalla Pentecoste alla fine dei tempi; se qualcuno crea una “Chiesa conciliare” diversa nella Fede e/o nella struttura o, anche solo, pone una cesura fra una Chiesa di prima ed una Chiesa conciliare successiva, non fa altro che affermare la nascita di una Chiesa scismatica, perché uscita dalla Chiesa di Cristo."
Il libro: Cristina Siccardi, Mons. Marcel Lefebvre. Nel nome della verità, Sugarco editore

e, purtroppo, nel tessuto ecclesiale ci sono realtà che si definiscono Chiesa e grazie ad inquietanti anomale approvazioni operano con proprie strutture, gerarchie, funzioni, insegnamenti, prassi, simboli e addirittura un rito (come nel caso del cammino neocatecumenale)

Aggiungo che "custode della Tradizione" è ogni cristiano autenticamente cattolico e quindi anche la FSSPX, che custodisce difende e diffonde la Fede ricevuta dalla Chiesa e in essa assimilata e nutrita per mezzo della Grazia Santificante.

Tornando al libro, lo ritengo una lettura istruttiva mentre, per un migliore immediato approfondimento, la invito a leggere cosa pensa della Fraternità Mons. Gherardini

Anonimo ha detto...

Condivido quel che dice Philos, che ringrazio; ma sento che la questione è più complessa.

Prima di questo articolo non avevo fatto mente locale sul problema.

Mi rendo conto, per esperienza personale, di come la Fraternità di San Pietro e L'Istituto del Cristo-Re rispondano a quanto dice l'Abbé Frament: assicurano la Liturgia, ma non fanno apostolato visibile e, soprattutto hanno la bocca tappata sulle derive conciliari.

A questo punto mi chiedo: a cosa servono? A meno che non cambi qualcosa strada facendo?

E la risposta, se devo mutuarla dal 'succo' dell'articolo, non mi piace affatto.

Bisogna pregare molto perché le cose prendano una piega diversa e lo scisma strisciante che viviamo nella Chiesa sia superato e composto secondo il cuore del Signore

Luisa ha detto...

Ho molto rispetto per la FSSPX, ma quell`articolo non mi è piaciuto.
Ho avuto la sgradevole impressione di una specie di concorrenza per attirare la clientela, ci vogliono portare via i fedeli...
In realtà un cattolico, in particolare un cattolico che ama la Liturgia Tridentina, E vuole restare cum Petro e sub Petro, ma sta male, spesso molto male, nella Chiesa come è oggi che soluzioni ha davanti a lui?
È confuso e disorientato, non ne può più delle dissacrazioni liturgiche, vede arrivare nella sua parrocchia presbiteri e comunità che prendono il potere e stravolgono tutto, ivi compreso lo spazio liturgico, spera in un cambiamento ma non ne vede nemmeno l`inizio, ascolta parole rassicuranti ma non sono seguite da atti concreti.
Che cosa può fare?
Può restare nella sua parrocchia e subire o inizia la ricerca coraggiosa di un luogo in cui la Santa Liturgia è celebrata degnamente , di una Santa Messa tridentina, e qui possiamo solo ringraziare la FSSP e l`ISSCR, che offrono ai fedeli cattolici che vogliono restare in unione con il Papa, la possibilità di praticare la loro Fede .
Oh certo hanno "un cerotto" sulle labbra, nessuna parola deve essere detta contro il Vaticano II, una forma di compromesso e come tutti i compromessi non completamente soddisfacente.
Poi sono libera di sperare ardentemente che la FSSPX ci raggiunga prestissimo, per questo prego, ma so che la FSSPX non cederà ad un certo genere di compromesso, un percorso difficile dunque.

Anonimo ha detto...

Cara Luisa,
condivido la tua impressione: è la stessa mia di quando, all'inverso e purtroppo, ho sentito sacerdoti della FSSP tuonare contro la Fraternità S. Pio X.

Tuttavia, l'Abbé Frament ha fatto un'osservazione che coincide con la realtà (in questo caso macchinazioni vescovili comunque contrarie alla Tradizione tout court) e non credo sia mossa tanto dall'intenzione di perdere 'clienti', quanto dal bene delle anime.

Del resto è una realtà, quella della mancanza di pastorale, che vuol dire formazione e diffusione della Tradizione, per la quale la Liturgia e l'Omelia domenicale non sono sufficienti: nutrono chi già conosce, ma non promuovono e non Annunciano ai 'lontani'...

In questo le due realtà si differenziano: la FSSPX ha scuole, iniziative per la formazione, che consentono una vera 'cura d'anime'.

la FSSP e l'Istituto Cristo-Re, risultano ingessate nelle loro rispettive sedi e non hanno (o non possono avere?) lo stesso zelo missionario...

Esempio: la FSSP ha solo due parrocchie a Roma e Venezia, alle quali non mi risulta sia associata un'opera di divulgazione e di annuncio come la situazione richiederebbe.
Lo stesso dicasi per l'Istituto Cristo-Re e affini.

Il problema è che si tratta di situazioni tipo 'riserva indiana' e non c'è la volontà da parte della totalità dei vescovi di farle uscire da una situazione di tolleranza, quando va bene, dato che nella maggior parte dei casi e in quasi ogni diocesi non solo in Italia essi esprimono addirittura rifiuto e irrigidimento, del tutto inspiegabilmente in contrasto con le aperture ecumeniche ai protestanti e quelle interreligiose ai musulmani.

Questa è la fotografia della situazione, che ha fatto sì che mi ponessi domande ad esempio sul perché il Papa ha personalmente voluto la FSSP, quando è ingessata al pari degli altri Istituti Ecclesia Dei.

E, da quello che si vede finora, sospendo ogni giudizio, perché la risposta che devo darmi secondo logica non mi piace affatto; ma non conosco la 'mens' del Papa e se potranno evolversi le potenzialità effettive della situazione

Nel frattempo, potrà essere rivelatore il documento che dovrebbe uscire dopo il 14 settembre, alla scadenza della verifica del motu proprio Summorum Pontificum

Nel frattempo ancora, urge l'ingresso pieno della FSSPX nella Chiesa. Se possono essere 'mandati' ad evangelizzare in tutto il mondo i giudeo-luterano-gnostici neocatecumenali col loro rito che è un abominio, non si riesce a capire come debba ancora rimaner 'fuori' la Fraternità.

Non possono che derivarne confusione e disorientamento nei fedeli e danno terribile per moltissime anime

Ti ringrazio, perché anch'io ero partita dalla tua impressione; ma poi, anche grazie all'esperienza nel mio contesto, ora le mie valutazioni sono quelle ho espresso.

Anonimo ha detto...

Per meglio chiarire le cose, a proposito di scisma, la cui accusa viene riproposta alla FSSPX dalla cultura egemone come un mantra inesorabile:

Benedetto XVI ha parlato di una comunità sacerdotale in pericolo di separazione. Quindi lo scisma per il papa regnante (che si vocifera nei sacri palazzi non avrebbe voluto a suo tempo la scomunica) non è stato consumato. Tanti cardinali hanno via via sostenuto tale posizione, non solo Castrillon Hoyos, ma anche, fra i molti, l'allora Presidente del Consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, Castillo LLara. Anche Cassidy sosteneva che i lefebvriani erano in una situazione di irregolarità ma erano nella Chiesa.

Stefano78 ha detto...

Dice Mic:

A questo punto mi chiedo: a cosa servono? A meno che non cambi qualcosa strada facendo?


Servono a mantenere viva la Tradizione NELLA Chiesa, a favore di tutti. In mezzo a difficoltà, ostacoli di ogni genere. Hanno scelto la via "difficile". Per questo sono da lodare il triplo.

Chi è colui che serve fino in fondo la Chiesa, in queste situazioni? Ri-cito per la milionesima volta Sant'Agostino:

La vera religione
11. Spesso la divina Provvidenza permette anche che, a causa di alcune rivolte troppo turbolente dei carnali, gli uomini buoni siano espulsi dalla comunità cristiana. Ora essi, se sopporteranno pazientemente l'ingiusto affronto per la pace della Chiesa, senza cercare di dar vita a qualche nuovo scisma o eresia, con ciò insegneranno a tutti con quanta autentica disponibilità e con quanta sincera carità si deve servire Dio. È loro intenzione infatti ritornare, una volta cessata la tempesta; oppure - se ciò non è loro concesso sia per il perdurare della tempesta sia per il timore che, con il loro ritorno, ne sorga una simile o più furiosa - non abbandonano la volontà di aiutare coloro che, con i loro fermenti e disordini, ne provocarono l'allontanamento, difendendo fino alla morte, senza ricorrere a segrete conventicole e mediante la loro testimonianza, quella fede che sanno proclamata dalla Chiesa cattolica. Il Padre, che vede nel segreto, nel segreto li premia


La cosa intollerabile ed odiosa, è proprio questo farsi "unici difesnsori", che emerge in alcuni gruppi. Buttare a mare esperienze e fatiche, liquidandole come inutili o addirittura oziose, perchè poco risolutive.

I fedeli tradizionali divrebbero unirsi in federazione, in modo da lavorare insieme DALL'INTERNO DELLA CHIESA, per la liberazione della tradizione. Ma questo lodevole intento si infrangerà su posizioni radicali e assolute.

I FFI, tra gli altri, sono tra coloro che si stanno adoperando in modo tanto fedele quanto indefesso per l'apostolato della tradizione. Lo stesso dicasi per le altre fraternità.

Anonimo ha detto...

Buttare a mare esperienze e fatiche, liquidandole come inutili o addirittura oziose, perchè poco risolutive.

non mi sembra una interpretazione corretta dell'appunto dell'Abbé Frament, che non definisce iniutile o ozioso l'operato del Cristo-Re.
Stigmatizza come "ingiusto" un comportamento che si tappa la bocca di fronte alle storture dottrinali e che accetta -su mandato vescovile ambiguo- di portare la sua opera in un luogo in cui la Tradizione è già presente, quando ci sono tante anime assetate, delle quali i vescovi non si curano.
OK, è stato obbedito al vescovo e si è fedeli ad una Chiesa che pone la condizione di 'non parlare' del concilio e delle sue ambiguità.
Ci inchiniamo all'obbedienza, stigmatizziamo tutto il resto.
E lo facciamo dall'interno, parlando non con autorità ma con la responsabilità di battezzati e credenti, soffrendo e abbracciando la croce

Anonimo ha detto...

per la pace della Chiesa, senza cercare di dar vita a qualche nuovo scisma o eresia,

questo punto della citazione non mi sembra ricorra per la FSSPX, dal momento che non ha certo dato vita a qualche nuovo scisma o eresia.
Di eresie non ne parliamo proprio. Quanto allo scisma già potrebbero essere indicative le parole di Benedetto XVI.

Questo, non per adesione alla FSSPX, della quale mi auguro possa essere definita in tempi brevi la situazione canonica per il bene di tutta la Chiesa, ma per amore di Verità

Stefano78 ha detto...

Stigmatizza come "ingiusto" un comportamento che si tappa la bocca di fronte alle storture dottrinali e che accetta -su mandato vescovile ambiguo- di portare la sua opera in un luogo in cui la Tradizione è già presente

Ciò che viene stigmatizzato come "ingiusto" è, de plano, anche inutile. Anzi peggio che inutile.
Inoltre, il Cristo-Re, ma non solo, non si tappa affatto la bocca davanti alle "storture", ma le affronta in maniera diversa rispetto a questi tradizionalisti.
Cristoò-Re accetta di inserirsi in un luogo dove la tradizione è già presente? Embè? Perchè i tradizionalisti non collaborano? Non si può concepire un Cristo-Re e una San Pio X che collaborano, solo perchè le "intenzioni" del Vescovo sono quelle di porre un'alternativa alla San Pio X?
Alcuni elementi della SPX, in realtà, giudicano inutile, ingiusto, e quanto di altro, l'operato delle Fraternità che usano un metodo diverso per salvare e liberare la Tradizione. La collaborazione tra la SPX e le altre fraternità non sarà possibile finchè la SAN PIO X (infatti non sono le altre Fraternità ma è la SAN PIO X) giudicherà "fellonia" il metodo di difesa della tradizione usato dalle altre fraternità! Fellonia, nel migliore dei casi. Solitamente viene dfinito "cedimento alla dottrina immutabile".

si è fedeli ad una Chiesa che pone la condizione di 'non parlare' del concilio e delle sue ambiguità.


Manco per niente. Le più grandi critiche al Concilio e alle sue ambiguità vengono da quelle stesse fraternità stigmatizzate dalla San Pio X. Sarebbe positivo leggere la conferenza recente tenuta alla FSSP. Il problema sta nel fatto che mentre in questi casi non si contestano direttamente il COncilio e il NOM come "invalidi" o "eretici", cosa che la realtà nega, nella SPX il radicalismo anti-conciliare è un fondamento non negoziabile, perchè identificato con la vera difesa della fede.

Anonimo ha detto...

Perchè i tradizionalisti non collaborano?

se si tratta della FSSPX, è semplice. Perché non li fanno collaborare!

Anonimo ha detto...

cosa che la realtà nega, nella SPX il radicalismo anti-conciliare è un fondamento non negoziabile, perchè identificato con la vera difesa della fede.

La FSSPX non è anticonciliare tourt-court: ha indicato alcuni punti 'critici', tra l'altro condivisi anche da Mons. Gherardini ed altri...

credo che questo nodo purtroppo potranno scioglierlo solo le generazioni future!