La resa è iniziata
Vietato a scuola disegnare Gesù e suonare musica. Succede oggi in Inghilterra. E in Italia? A Treviso, alle scuole medie Felissent, due famiglie musulmane hanno ottenuto che i propri figli non studiassero Dante. La Divina Commedia offende l'Islam: nel ventottesimo canto dell'Inferno, Maometto è tra i seminatori di discordia.
Settecento anni di letteratura universale cancellati con una richiesta e un professore in ginocchio. Sempre nel trevigiano, a Susegana, i bambini di un asilo parrocchiale - intitolato a Santa Maria delle Vittorie - sono stati portati a pregare in ginocchio nella moschea locale, rivolti verso la Mecca, davanti a un imam. Le maestre si sono messe il velo. In un asilo cattolico.
In Inghilterra non lo impone un imam con il mitra o la scimitarra. Lo impone - sotto forma di caldissimo consiglio - lo Stato, attraverso un documento distribuito dai consigli comunali laburisti alle scuole del nord: si chiama "Sharing the Journey", il viaggio condiviso. Quello verso la resa.
Il principio è semplice e rovescia secoli di civiltà giuridica occidentale: la libertà non finisce più dove inizia la libertà altrui. Finisce dove inizia la sensibilità altrui. E la sensibilità, a differenza della libertà, non ha confini, non ha codici e non ammette discussione. Basta offendersi per avere ragione.
Sulla carta è una raccomandazione. Nei fatti, nel clima del politicamente corretto elevato a religione di Stato, il consiglio è un ordine.
Nessun preside rischierà la carriera per difendere il diritto di un bambino di disegnare Gesù. Nessun insegnante si esporrà dopo aver visto il collega di Batley vivere nascosto da cinque anni. Il meccanismo è perfetto: non serve la legge quando funziona la paura.
Dentro il documento c'è il Medioevo messo a norma. Le immagini di esseri umani sono idolatriche. La musica è lecita solo a voce e con percussioni non accordabili, come ai tempi del Profeta - settimo secolo. La danza è proibita perché maschi e femmine potrebbero toccarsi. Il teatro va censurato.
Gli insegnanti non devono far disegnare Gesù, Maometto o qualsiasi figura che l'Islam reclami come propria. Duemila anni di arte sacra cristiana - Giotto, Caravaggio, la Cappella Sistina - diventano materiale offensivo. In compenso, si raccomanda la calligrafia islamica. Michelangelo si rivolterà nella tomba. Ma con sensibilità.
Ecco il punto che nessuno ha il coraggio di dire: una religione che non ha mai conosciuto Riforma, Illuminismo, separazione tra fede e Stato - una religione ferma al settimo secolo in vaste aree del mondo islamico - sta imponendo le proprie regole a civiltà che quei passaggi li hanno compiuti a prezzo di rivoluzioni e di sangue.
E ci riesce. Non con le armi, non con la teologia, ma con un'arma molto più efficace: la paura. Paura di essere chiamati razzisti. Paura di essere chiamati islamofobi. Paura di finire come l'insegnante di Batley. Quell'uomo - un professore della Batley Grammar School - vive nascosto da cinque anni nel suo Paese. La colpa: aver mostrato una vignetta di Maometto durante una lezione di studi religiosi. Minacciato di morte, abbandonato dalla scuola, dalla polizia, dal comune. Lo Stato non lo ha protetto. Ha protetto chi lo voleva morto.
E poi ha scritto le linee guida per assicurarsi che nessun altro insegnante commetta lo stesso crimine: fare lezione. Questo è il prezzo della paura. Questa è la pedagogia del terrore che funziona senza bisogno di bombe.
Il nome del documento non è casuale. "Sharing the Journey". Nel 2017 Papa Francesco lanciò in Piazza San Pietro una campagna con lo stesso nome: "Share the Journey". Braccia aperte, cultura dell'incontro, accoglienza senza condizioni. Lo stesso Pontefice che ha definito il proselitismo "una solenne sciocchezza". Che ad Abu Dhabi ha firmato con il Grande Imam di Al-Azhar un documento in cui il pluralismo religioso è "voluto da Dio nella Sua sapienza" - svuotando in una riga duemila anni di missione evangelizzatrice [vedi].
Un Papa che ha spalancato le porte senza mai chiedere nulla in cambio. L'Islam ha preso nota e si è accomodato. Perché quando qualcuno si arrende, non serve nemmeno combattere.
Dall'altra parte la reciprocità non esiste. La dawah - la chiamata alla conversione - è un obbligo. L'apostasia vale la morte in una dozzina di Paesi. In Arabia Saudita non si costruisce una chiesa. In Pakistan la bestemmia contro Maometto costa la vita. L'Occidente discute se un bambino possa disegnare Gesù.
Il mondo islamico non discute niente: impone. E chi dissente muore, fugge o tace. Francesco predica il dialogo. L'Islam incassa il monologo. Non per cattiveria: per dottrina. La sinistra intanto fa la cassiera. Perché il cuore della questione non è religioso: è politico.
La sinistra europea non crede in niente - non in Dio, non nella nazione, non nella tradizione - e quindi non ha niente da perdere nella resa. Ma ha voti da guadagnare. In Inghilterra il Labour ha messo Shabana Mahmood - musulmana devota di origine pakistana - al ministero dell'Interno. Controlla polizia, MI5, sicurezza nazionale. Ha giurato da Lord Chancellor sul Corano, ricevuto dalle mani del Re.
Oggi è candidata a succedere a Starmer. Primo premier musulmano del Regno Unito: non è fantapolitica, è il prossimo capitolo. Il governo ha varato la definizione di "ostilità anti-musulmana" e nominato uno "zar" per sorvegliarla. Le scuole controllano. I bambini non disegnano. Chi protesta è un islamofobo. Chi tace è un buon cittadino.
A New York il copione è lo stesso. Zohran Mamdani, primo sindaco musulmano della città, ha giurato su due Corani e celebrato il World Hijab Day dal municipio, esaltando il velo come simbolo di devozione.
Nella stessa città dove le donne hanno conquistato il diritto di vestirsi come vogliono in un secolo di battaglie. La giornalista iraniana Masih Alinejad - che rischia la vita per aver tolto il velo - gli ha scritto: mi sento torturata nella mia città. Silenzio.
In compenso, Mamdani ha ospitato a Gracie Mansion una cena islamica dove un attivista ha esibito il saluto del Tawhid. Lo stesso segno dei boia dell'ISIS. Nella città delle Torri Gemelle. Venticinque anni dopo.
Intanto a Roma si è costituito "MuRo27" - Musulmani per Roma 2027 - un gruppo che punta al Campidoglio con un programma fondato sui principi coranici. Il fondatore è Francesco Tieri, ingegnere convertito all'Islam, ex candidato alle primarie del centrosinistra.
Nel suo manifesto si citano i Fratelli Musulmani e si conta un bacino di oltre un milione di voti. A Monfalcone è già stata presentata la prima lista interamente islamica. Le moschee fanno da sezione di partito. La sinistra radicale fa da levatrice.
E chi dovrebbe vigilare guarda altrove per paura di quella parola - islamofobia - che è diventata il bavaglio più efficace della storia moderna.
Chi si scandalizzerà per queste righe risponda a una domanda sola: in quale Paese islamico un partito cristiano potrebbe presentarsi alle elezioni, costruire chiese liberamente e chiedere che le scuole rispettino le sensibilità cristiane? In nessuno.
Il viaggio condiviso è finito. La Chiesa ha ceduto le chiavi, l'Islam ha preso il volante e la sinistra ha aperto il cancello. A Londra una musulmana controlla l'MI5. A New York un musulmano celebra il velo nella città delle Torri Gemelle. A Roma, qualcuno prepara le liste per il Campidoglio.
Non è integrazione. È sottomissione. E la parola non è scelta a caso: in arabo si dice Islam.
Roberto Riccardi

25 commenti:
Il tradimento della nostra fede e cultura si allarga sempre di più. È iniziato con il Vaticano II, che ha sostituito il dialogo alla conversione, alterando il senso stesso della missione della Chiesa. Vedi poi gli elogi tributati alle altre religioni, a cominciare dall'Islam. Al quale i Papi postconcilio hanno continuato a tributare l'omaggio di essere una vera religione rivelata (se la rivelazione propugnata da Maometto è vera allora è falsa la nostra). Adesso, abbiamo avuto la ciliegina sulla torta dell'esortazione di Papa Leone a non aver paura dell'Islam, a stabilire rapporti sempre più aperti con esso !! Allora, di cosa ci stupiamo? L'esortazione del Papa la stanno mettendo in prratica.
C ' è poi l'influenza più o meno sotterranea di una élite intellettuale trasversale convertita all'Islam o filomusulmana, soprattutto filosciita, affascinata dalle teorie (di origine gnostica) dell'imam nascosto e cose simili (il rapporto luce-materia, la salvezza da conseguirsi mediante dottrine esoteriche etc).
Bisognerebbe studiare seriamente l'ipotesi del "papa eretico". Scuotersi dal torpore intellettuale che affligge la Gerarchia, per usare un eufemismo. Tanto per poter cominciare a reagire.
T.
Intanto nelle conferenze episcopali si discetta sinodalmente sulla sinodalità sinodalizzante.
Se mettendosi a "babbo morto" si pensa di essere politicamente corretti si sbaglia, perché "chi pecora si fa, il lupo se la magna". Non so quando e come l'italiano si sia "appecoronato" a prescindere. Qualsiasi animale, anche umano, capisce da lungi se l'altro è o non è. Quindi cerchiamo il nostro essere, perché il non essere ovviamente è calpestato dal primo che passa anche senza accorgersene.
Articolo pessimo, che riprende le solite amenità sul Medioevo per intendere il presente.
"una religione che non ha mai conosciuto Riforma, Illuminismo, separazione tra fede e Stato", appunto per questo, pur nella sua falsità, è rimasta una religione integra, efficiente al punto da farsi rispettare pure dove è in netta minoranza, visto che tutte, ma proprio tutte, le nostre sciagure vengono da lì.
Claudio Gazzoli
Il problema vero e' che i cristiani non hanno gli anticorpi. Le ragazzine adolescenti islamiche devono studiare per 4 anni il corano, un pomeriggio alla settimana in moschea. A quell'eta' i nostri adolescenti hanno gia' ricevuto la Cresima e quindi sono liberi di allontanarsi dalle riunioni della parrocchia. Potremmo dire che la Bibbia e' un libro per loro sconosciuto. Si direbbe di essere ritornati ai tempi di Marcione che voleva togliere l'Antico Testamento dalla Bibbia.
Abbiamo poi gli emuli di Ario che non credeva alla divinita' di Cristo.
Anche la catena di librerie Feltrinelli non crede alla divinita' di Cristo. Non ci sono libri dedicati ai piçcoli in prossimita' del santo Natale. Si parla solo di Babbo Natale , delle renne e degli elfi.
Non dobbiamo dimenticare che il vecchio comunismo si e' impegnato con tutta l'anima a demolire la tradizione cristiana del popolo italiano. Ha cercato di sostituire nuove feste alle feste cristiane. Prendiamo in considerazione l'8 marzo , festa della donna. Ne fu decisa l'istituzione dal partito comunista o meglio da Rita Montagnana che era la prima moglie di Togliatti. Fu lei , la moglie successivamente abbandonata che decise cĥe ad ogni donna dovesse essere donato un rametto di mimose.
E oggi non c'e' giorno che non ci sia una commemorazione laica.
E i santi ? Scomparsi. O meglio ridotti a fare i patroni delle fiere.
Fiera di sant'Agata , fiera di san Giuseppe,, fiera di santa Zita, fiera di san Pietro...
Via Crucis in diretta dalla Casa San Clemente dell' IBP
20 Marzo 2026 - ore 15:00
https://www.youtube.com/watch?v=X0nCDTPG6Hc
Se consideriamo quanto affermato da Bergoglio nel documento di Abu Dhabi, riguardo al fatto che tutte le false religioni siano gradite a Dio, vedremo che questo era già un consenso tra i vescovi e i cardinali europei, proprio nell'accettare la presenza dell'Islam in Europa. Persino Giovanni Paolo II, durante un viaggio in Giordania, dichiarò in uno degli incontri: "San Giovanni Battista protegga l’Islam, tutto il popolo della Giordania e tutti coloro che hanno partecipato a questa celebrazione, una celebrazione memorabile! Sono grato a tutti voi". La gerarchia stessa testimoniava che il pluralismo religioso era auspicato da Dio. L'impulso maggiore in tal senso fu dato dal Primo Incontro di Assisi.
Esistono ancora problemi ad altri livelli, come le azioni politiche completamente anticattoliche che hanno contribuito a questa situazione. La situazione è talmente surreale che alcune autorità politiche e cattoliche sembrano preferire un'Europa musulmana a un'Europa cattolica, come il Cardinale Martini:
"Certo non si può dire che nella nostra chiesa, lungo la storia, ci siamo sempre attenuti con fedeltà al messaggio di Cristo [per ciò che riguarda la povertà]. Il Signore ispirerà a ciascuno come regolarsi. Ma il problem rimane ed è molto grande. Forse sarà necessario attendere un'invasione di persone venute da altre civiltà, che distruggano e in qualche modo facciano tabula rasa di tutto il nostro modo di vita..."(C.M. Martini, Il vescovo, Rosenberg & Sellier, 2011, p. 56).
Che Dio abbia pietà di noi.
La resa e' iniziata, ma anche la presa di coscienza degli europei.
Per intanto andiamo a votare in massa per il SI al Referendum, perche' e' molto importante; sembrerebbe un affare squisitamente tecnico, ma non lo e', anzi, si tratta di dare un contributo notevole al miglioramento della nostra societa', rendendola piu' giusta ed equa, e al riequilibrio dei poteri.
Un plauso sincero ai giudici che si sono esposti per il SI, pur sapendo che potrebbero, in caso di esito sfavorevole, risentirne personalmente.
Certo , esistono alcuni pseudo intellettuali convertiti all'islam sulle orme di un certo Guenon considerato un autentico esponente del tradizionalismo ma che mori' islamico. Ma Guenon non influenza il popolo come invece puo' fare ĺa dichiarazione di Abu Dabì firmata da Bergoglio.
In questi giorni frullano polemiche sulla Biennale di Venezia e sul suo capo Pierangelo Buttafuoco. E' un esaltatore dell'islam e , proprio la sua nomina alla direzione della Biennale indica che questa sottomissione all'islam e' entrata nella forma mentis dei politici che lo hanno messo , lui sconosciuto al grande pubblico, in quella posizione di indubbio prestigio.
Sì. È vero quanto dice un commento, bisogna studiare la questione del papa eretico che non sarà mai vero papa. Bolla Cum ex apostolatus...
Mohammed, martire per Cristo
https://www.libertaepersona.org/wordpress/2026/03/mohammed-martire-per-cristo/
Nel saggio "Cabaret Voltaire" scritto anni fa, Perangelo Buttafuoco si dimostrava chiaramente affascinato dall'Islam. Vi scrisse un capitolo che esaltava lo sciismo cioè l'Islam iraniano.
È probabile che appartenga anche formalmente alla Shia.
Indipendentemente da questo aspetto sembra persona preparata. Ma di fatto appartiene ad una religione che è sempre stata nostra nemica, in quanto cattolici e italiani.
Oggettivamente, è un traditore dell'identità italiana.
In Kosovo un numero crescente di musulmani si converte al cattolicesimo.
L’ultima parola spetta a Dio.
👏 non lo avrei detto meglio!
Nemico è solo il nemico pubblico.
Nemico è l'hostis, non l'inimicus.
In Platone le guerre tra greci e barbari sono guerre, quelle tra greci e greci sono solo discordie.
Il citatissimo passo che dice "amate i vostri nemici" (Matteo 5, 44) recita "diligite inimicos vestros" e non "diligite hostes vestros": non si parla qui del nemico politico.
Nella lotta millenaria tra Cristianità e Islam, mai un cristiano ha pensato che dovesse cedere l'Europa, invece che difenderla, per amore verso i turchi.
Solo nella sfera privata ha senso amare il proprio nemico, cioè il proprio avversario.
La possibilità reale della lotta deve essere presente affinché si parli di politica.
La guerra è lotta armata fra unità politiche organizzate, la guerra civile è lotta armata all'interno di un'unità organizzata.
La guerra non è scopo o contenuto della politica (non ne è "prosecuzione con altri mezzi") , ma ne è il presupposto sempre presente come possibilità reale.
📜 C.Schmitt, Categorie del politico, P.112-117
Ultimo Uomo
https://t.me/ultimouomo000/12423
Scambio di vedute garbato fra due giuristi:
[REPLICA] REFERENDUM GIUSTIZIA, le ragioni del SÌ e del NO – con Avv. M. DI PRIMIO e Avv. A. FUSILLO
https://www.youtube.com/watch?v=oSNwvgE96hc
In vista del Referendum del 22 e 23 marzo 2026, proponiamo un confronto diretto, aperto e senza filtri tra due voci autorevoli del dibattito pubblico italiano.
Da una parte l'Svvocato Alessandro FUSILLO, che illustrerà le ragioni del SI, analizzandone le implicazioni politiche, giuridiche e sistemiche.
Dall’altra L'Avvocato Mario di PRIMIO, che esporrà le ragioni del NO, mettendo in luce criticità, rischi e conseguenze di lungo periodo.
Non un dibattito ideologico, ma un contraddittorio strutturato, basato su fatti, analisi e argomentazioni, con l’obiettivo di fornire al pubblico strumenti di comprensione, non indicazioni di voto. Conduce Stefano Becciolini.
L'Onu e l'ossessione islamofoba, ma guardi in casa musulmana
di Lorenza Formicola
Durante la Giornata Mondiale contro l’islamofobia, il segretario dell'Onu Guterres ivita i governi ad adottare misure concrete a tutela dei fedeli di Allah. Ma dimentica due fatti: la confessione più perseguitata al mondo è il Cristianesimo mentre l'islam è perseguitato proprio dagli stessi musulmani. Ecco dove.
«I 2 miliardi di musulmani nel mondo provengono da ogni angolo del globo, rispecchiando la vasta diversità dell’umanità stessa. Eppure, spesso si trovano ad affrontare discriminazioni istituzionali, esclusione socioeconomica, politiche migratorie discriminatorie e sorveglianza e profilazione ingiustificate. Queste preoccupanti tendenze sono alimentate dalla retorica anti-musulmana e dall’odio vero e proprio, che possono sfociare in molestie e violenze contro individui e luoghi di culto».
E ancora, «I governi devono adottare misure concrete per contrastare l’incitamento all’odio, proteggere la libertà religiosa e combattere la discriminazione nei confronti dei musulmani». A lanciare l’allarme è il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres. Lo ha fatto in occasione della Giornata Mondiale contro l’islamofobia, una ricorrenza che dal 2022 rappresenta un «invito globale alla riflessione, alla tolleranza e, soprattutto, all’azione». La vulgata vuole l’islamofobia come un’urgenza nelle nostre società. E così l’Onu lancia un monito duro. Che nasconde, però, un’omissione clamorosa.
Perché ciò che Guterres dovrebbe specificare, se volesse offrire un’esatta fotografia della realtà, è l’identità di chi realmente perseguiti i fedeli di Allah. Noi occidentali, ostaggi di un atavico e ingiustificato senso di colpa, sembriamo quasi voler chiedere scusa per aver edificato civiltà prospere e democrazie compiute. Ormai pervasi da una sorta di complesso di inferiorità morale nei confronti del mondo islamico, siamo stati addestrati a puntarci l’indice contro istintivamente, al primo soffio di accusa, pronti a dichiararci colpevoli di ogni discriminazione. La realtà, però, scrive un’altra storia.
E mentre il Palazzo di Vetro si concentra su un’unica direzione, i numeri gridano una verità diversa. È infatti doveroso prima di tutto chiedersi perché si taccia sulle reali emergenze feroci. Parliamo dell’antisemitismo, per esempio, che minaccia la totalità dei sedici milioni di ebrei nel mondo, o del massacro silenzioso ed ignorato che ogni anno falcia i cristiani.
I numeri non opinano, parlano. E ci dicono che è il cristianesimo la religione più perseguitata al mondo. Oggi, quasi 400 milioni di cristiani — uno su sette — vivono sotto il giogo della persecuzione. I dati del 2025 sono una ferita aperta: quasi 5.000 fedeli uccisi per la loro fede. In media, tredici al giorno. Una mattanza quotidiana che non trova però spazio nelle agende mediatiche globali.
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L’ultimo rapporto di Open Doors, la World Watch List 2026, scatta un’istantanea dell’orrore: dei circa 400 milioni di perseguitati, ben 201 milioni sono donne o bambine, mentre 110 milioni sono minori di 15 anni. Il fronte del martirio si allarga: i Paesi con un livello di persecuzione “estremo” sono saliti da 13 a 15. Se la Corea del Nord resta l’inferno in terra per chi professa Cristo, la lista nera si allunga con Somalia, Eritrea, Libia, Afghanistan, Nigeria e Siria, quest’ultima scivolata in un abisso di violenza senza precedenti. La Nigeria si conferma l’epicentro del sangue: da sola conta 3.490 vittime, il 70% del totale mondiale. Oltre alle uccisioni, che tornano tristemente a salire rispetto al 2025, si contano migliaia di arresti arbitrari e oltre 3.600 attacchi diretti alle chiese. Fatta eccezione della Corea del Nord, parliamo di Paesi a maggioranza islamica.
Ma c’è ancora un'altra faccia della medaglia che i dati rendono ineludibile: se si allarga la lente, si scopre che i veri nemici dell’islam sono i musulmani stessi, intrappolati in una fratricida e permanente guerra intestina.
E le dittature. La Cina ne è l’esempio più feroce: qui la repressione della minoranza uigura (turcofona, in gran parte musulmana) è spietata, con un milione e mezzo di persone internate in campi di rieducazione. In Myanmar, l’ultimo decennio sono 25mila musulmani uccisi e circa settecentomila profughi, mentre in India i raid dei nazionalisti indù continuano a mietere vittime.
In Pakistan praticamente il 100% della popolazione è devota ad Allah e le minoranze sciite e ahmadiyya – bollate come eretiche – subiscono arresti e attentati sistematici. In Afghanistan, il regime talebano giustizia ogni anno circa cinquemila sciiti, mentre in Iraq lo scontro fratricida tra sunniti e sciiti ha prodotto un’ecatombe da decine di migliaia di morti. E in Sudan, dove il 95% della popolazione è islamica, la guerra civile produce 5000 musulmani uccisi di morte violenta.
Nel giorno dedicato all’islamofobia, l’ONU avrebbe il dovere morale, poi, di guardare verso le dittature e non l'Occidente. A Teheran, per esempio. António Guterres — il Segretario portoghese la cui gestione appare sempre più simile a un funambolismo ideologico — continua a officiare il rito della Giornata contro l’islamofobia: un paradosso vivente, se si considera che sotto la sua egida l’Iran, lo Stato che soffoca nel sangue chiunque osi sfidare i “precetti di Allah” (i dissidenti vengono battezzati “mohareb”, nemici di Allah), ha trovato comodamente posto in svariate commissioni per i diritti umani.
Dietro l’ossessione per l’islamofobia non c’è però solo il titanismo di Guterres, ma la regia sapiente dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC). Con i suoi 56 Stati membri più l’Autorità Palestinese, l’OIC agisce come il più imponente blocco di pressione confessionale al mondo, impegnato da anni in una sottile guerra diplomatica per criminalizzare ogni critica all’islam, puntando il mirino contro Usa e Europa.
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Come documentato dall’avvocato Deborah Weiss, in una monografia pubblicata dal Center for Security Policy Press, l’agenda dell’OIC si muove attraverso il dedalo delle risoluzioni ONU e delle conferenze multilaterali. L’obiettivo, cristallizzato nel programma d’azione lanciato nel 2005, è tanto chiaro quanto inquietante: utilizzare lo scudo dell’islamofobia per disarmare intellettualmente l’avversario. Si vuole, in sostanza, mettere al bando ogni dibattito sulla ferocia dell’islamismo, silenziando le analisi sul terrorismo jihadista, sulla persecuzione delle minoranze e sulle sistematiche violazioni dei diritti umani commesse in nome di Allah.
Già nel 2008, il primo rapporto dell’OIC sulla materia tracciava la rotta, infiltrando il discorso pubblico attraverso il Consiglio d’Europa, l’OSCE e i più prestigiosi atenei da Georgetown a Oxford. La tesi era un dogma preconfezionato: l’islamofobia starebbe «conquistando la mentalità della gente comune in Occidente», minacciando la stabilità globale.
Le conclusioni di quel documento risuonano oggi come un ultimatum: si invitava l’Europa a «perseguire e punire» attraverso leggi speciali, a derubricare il terrorismo a mero «conflitto politico» e a garantire l’assoluta libertà delle pratiche islamiche, invocando il diritto di affrancarle dal «pregiudizio delle leggi dei singoli Stati».
È qui che il cerchio si chiude.
Oggi assistiamo a una guerra contro l'Iran con il pretesto di impedirgli di dotarsi di armi nucleari. Se la resa dell'Europa dovesse concretizzarsi e l'Europa diventasse un continente musulmano, cosa accadrebbe agli arsenali nucleari di Francia e Inghilterra? L'islamizzazione dell'Europa potrebbe essere usata come pretesto per un futuro intervento militare? Che ne sarà dell'Europa?
Detto semplice e chiaro, in tutto questo caos c'è, a parer mio, un'ampia masturbazione mentale mondiale.
L'indottrinamento promaomettano è diffuso nelle scuole occidentali. Nel Regno Unito ai ragazzi e ragazze delle scuole medie fanno visitare p.e. Musei di Londra dove illustrano loro i disastri e le ingiustizie prodotte dall schiavitù, a suo tempo utilizzata dai britannici.
Sicuramente non dicono ai giovani che :
1. la schiavitù l'hanno abolita i Bianchi. Durante l'incendiaria fase iniziale della Rivoluzione Francese fu Danton ad esclamare in piena Convenzione che "la schiavitù era contro i diritti dell'uomo". Con il diffondersi dell'ideologia democratico-ugualitaria cominciò a porsi il problema della schiavitù, da eliminare. E in questa lotta si distinse ad un certo punto il governo britannico.
Dunque: i bianchi hanno utilizzato la schiavitù ma poi l'hanno combattuta e con successo. In Libia e in Etiopia-Eritrea fu abolita dai conquistatori italiani.
2. La schivitù esisteva da sempre nel sistema economico dei Neri africani primitivi. Spesso erano i capitribù locali a vendere ai mercanti di schiavi i propri schiavi.
3. Grandi schiavisti furono i musulmani, per secoli.
4. Più di un milione di bianchi furono ridotti in schiavitù dai pirati barbareschi del Nord Africa, che avevano creato forme statali di tipo tribale basate ampiamente sulla schiavitù. Il traffico degli schiavi era una delle principali fonti di reddito dei vari ras algerini, tunisini, libici.
5. Anche l'impero ottomano si basava ampiamente sulla schiavitù.
6. La schiavitù viene ancor oggi ammessa come lecita dai musulmani sulla base del Corano.
7. Ai musulmani il concetto dei diritti umani non dice nulla.
Historicus
In campo cattolico esistevano pero' ordini religiosi che si occupavano di far ritrovare la liberta' ai cristiani che l'avessero perduta, che cioe' fossero stati ridotti in schiavitu' dalle scorrerie dei saraceni. Sto parlando degli ordini come quello dei Trinitari di san Giovanni de Mata che organizzava collette per riscàttare i cristiani.
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