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Comunione sulla mano?
Negli ultimi anni si è diffusa spesso l'affermazione che la comunione in mano costituirebbe una pratica propria della Chiesa primitiva, basandosi sull'argomento che, durante l'Ultima Cena, Nostro Signore ha consegnato il suo Corpo e il suo Sangue ai discepoli, passando il Pane consacrato e il Calice mano in mano.
Tale ragionamento, tuttavia, è teologicamente insufficiente e liturgicamente impreciso, in quanto omette un dato essenziale della fede cattolica: la condizione singolare degli apostoli al momento dell'istituzione della Santa Eucaristia.
Infatti, nell'Ultima Cena, gli Apostoli non agivano né ricevevano come semplici fedeli, ma, grazie alle parole stesse di Cristo (Fate questo in memoria mia), furono costituiti ministri del Sacrificio Eucaristico. Per questo motivo la Chiesa celebra in modo inseparabile il giovedì Santo l'istituzione dell'Eucaristia, l'istituzione del sacerdozio ministeriale e il nuovo comandamento della carità.
Di conseguenza, il fatto che gli apostoli abbiano ricevuto il Corpo del Signore in quella celebrazione non può essere invocato come fondamento storico o teologico per la pratica della comunione in mano da parte dei fedeli laici, poiché coloro che hanno ricevuto allora erano, in questo stesso atto, istituiti come sacerdoti della Nuova Alleanza.
La tradizione liturgica della Chiesa, sviluppata organicamente nel corso dei secoli, ha sempre riconosciuto una relazione singolare tra le mani consacrate del sacerdote e il trattamento diretto con le specie eucaristiche. Le mani unte nell'ordinazione sono state consacrate proprio per offrire il Sacrificio Eucaristico, toccare il Corpo del Signore e custodire il Santissimo Sacramento con la massima venerazione.
Per questo, presentare l'Ultima Cena come argomento per sostenere che la comunione in mano sarebbe una pratica originaria dei fedeli costituisce una lettura parziale dell'evento fondante dell'Eucaristia, non tenendo conto della dimensione sacerdotale propria di coloro che hanno ricevuto il Corpo del Signore in quel momento.
In questa prospettiva, l'Ultima Cena non può essere interpretata come un modello di comunione laicale, ma come l'atto in cui Cristo ha istituito simultaneamente il Sacrificio Eucaristico e il Sacerdozio Ministeriale, affidando specificamente ai ministri ordinati il servizio dell'altare e il contatto immediato con le specie sacre.

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