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lunedì 16 marzo 2026

In Friuli c’è un prete veramente cattolico…

Stop alla concessione delle strutture cattoliche ai musulmani. Perché la scelta di don Francesco Fragiacomo è giusta e coerente con la nostra fede. Qui l'indice degli articoli sul filo-islamismo.

In Friuli c’è un prete veramente cattolico…

In molte regioni del mondo – dal Medio Oriente a parti dell’Africa e dell’Asia – i cristiani vivono condizioni difficili: chiese distrutte, culto limitato o vietato, discriminazioni e persecuzioni.

Negli ultimi anni si è diffusa sempre più, in alcuni ambienti ecclesiali e mediatici, l’idea che l’“apertura” e il dialogo interreligioso debbano necessariamente tradursi nella concessione di spazi parrocchiali o ecclesiastici per celebrazioni di altre religioni. In questo contesto si inserisce la posizione di Francesco Fragiacomo, sacerdote friulano che ha deciso di non concedere locali parrocchiali per le celebrazioni del Ramadan.

Questa scelta ha suscitato discussioni, ma in realtà si fonda su motivazioni teologiche, pastorali e di buon senso profondamente coerenti con la tradizione cattolica.
Il primo punto ricordato da don Fragiacomo è semplice ma fondamentale: le strutture della Chiesa esistono per la missione della Chiesa.

Le chiese, gli oratori, le sale parrocchiali e gli edifici ecclesiastici sono stati costruiti e mantenuti con il contributo dei fedeli per annunciare il Vangelo e celebrare la fede cristiana.

Secondo il sacerdote, concedere questi spazi per celebrazioni religiose di altre fedi rischia di contraddire la finalità per cui essi esistono: proclamare Gesù Cristo risorto, custodire il culto cristiano, formare i fedeli nella fede cattolica. Non si tratta di mancanza di rispetto verso altre religioni, ma di coerenza con la propria identità. La Chiesa non è una semplice sala civica o un centro culturale neutrale: è il luogo consacrato alla fede cristiana.

Un altro punto centrale sottolineato da don Fragiacomo riguarda la distinzione tra carità e confusione religiosa. La carità cristiana esiste e deve essere concreta. Le parrocchie, attraverso le Caritas, accolgono e aiutano chiunque abbia bisogno, senza distinzione di religione, origine o lingua. Questo significa distribuire aiuti alimentari, offrire sostegno ai poveri, aiutare chi non può pagare affitti o bollette. In molti territori, proprio le parrocchie sostengono economicamente queste attività sociali. Ma aiutare chi è nel bisogno non significa trasformare i luoghi cristiani in spazi di culto per altre religioni. Confondere i due piani rischia di snaturare il significato stesso della carità cristiana.

Una delle motivazioni più forti espresse dal sacerdote riguarda i cristiani perseguitati nei Paesi islamici. In molte regioni del mondo – dal Medio Oriente a parti dell’Africa e dell’Asia – i cristiani vivono condizioni difficili: chiese distrutte, culto limitato o vietato, discriminazioni e persecuzioni. Secondo don Fragiacomo, concedere con leggerezza spazi ecclesiali per celebrazioni islamiche senza ricordare questa realtà rischia di apparire come una dimenticanza verso chi soffre per la propria fede.

Il suo rifiuto non nasce quindi da spirito polemico, ma anche da solidarietà verso i martiri cristiani, troppo spesso ignorati nel dibattito pubblico. Il sacerdote richiama anche un principio classico della filosofia e della teologia: “distinguere per unire”. La vera convivenza non nasce cancellando le differenze, ma riconoscendole con chiarezza. Il cristianesimo annuncia Gesù Cristo come Figlio di Dio e Salvatore. L’islam ha una visione religiosa profondamente diversa. Fingere che queste differenze non esistano non favorisce il dialogo: lo rende superficiale.Studi biblici online

Per questo, secondo don Fragiacomo, è più onesto mantenere una distinzione chiara tra i luoghi e i riti delle diverse religioni. Il sacerdote ricorda anche un elemento culturale spesso ignorato: per molti musulmani il luogo in cui si prega diventa sacro. Questo significa che pregare in un luogo può attribuirgli un significato religioso specifico. Da qui nasce la prudenza di chi ritiene che gli spazi ecclesiastici debbano restare chiaramente identificati come luoghi del culto cristiano.

Alcuni episodi avvenuti in Italia negli ultimi anni mostrano quanto il tema possa essere delicato: in una parrocchia dove si è svolta una celebrazione islamica, una statua di Cristo è stata persino coperta con un asciugamano per evitare problemi durante la preghiera. Eventi simili hanno alimentato la preoccupazione di molti fedeli.

Un altro punto teologico sollevato da don Fragiacomo riguarda la parola “fratellanza”. Secondo la tradizione cristiana, la fraternità universale non è solo un sentimento umano: nasce dalla redenzione operata da Cristo. Richiamandosi al pensiero di Paolo di Tarso, il sacerdote ricorda che i cristiani sono fratelli perché redenti da Cristo. Se si parla di fraternità senza annunciare Cristo, si rischia di svuotare il cuore stesso del messaggio cristiano. Oggi molti parroci scelgono di aprire locali parrocchiali per eventi legati al Ramadan, come cene o preghiere comunitarie. Questo non significa però che chi adotta una posizione diversa sia “contro il dialogo”.

La scelta di don Fragiacomo rappresenta una voce controcorrente, ma anche un richiamo a non dimenticare l’identità cristiana, la missione evangelizzatrice della Chiesa, la responsabilità verso i fedeli.
Angelica La Rosa - Fonte

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