L'unico Cardinale cattolico presente in Iran, arcivescovo di Theran-Isfahan, rifugiato a Roma in seguito alla guerra mossa da Stati Uniti-Israele.
Cardinale cattolico in Iran rifugiato a Roma
Il cardinale cattolico si è rifugiato a Roma, mentre aumentano le distruzioni causate dai continui attacchi militari israelo-americani contro l'Iran.
Leggo sul quotidiano belga CathoBel che il cardinale Dominique Mathieu è arrivato a Roma dopo essere stato evacuato per motivi di sicurezza dalla sede arcidiocesana di Teheran "non senza rammarico e dolore per i nostri fratelli e sorelle in Iran".
Mathieu, 62 anni, originario del Belgio, è stato nominato alla guida della sede di Teheran-Isfahan nel gennaio 2021 e creato cardinale da Papa Francesco nel dicembre 2024 [vedi in che contesto qui]. In precedenza ha ricoperto l'incarico di definitore generale e assistente generale della Federazione dell'Europa Centrale dei Frati Minori Conventuali.
Secondo CathoBel, Mathieu era l'unico religioso cattolico a servire le cinque chiese di Teheran all'epoca, senza alcun sacerdote o diacono ad assisterlo. Nel Paese, che ospita meno di 30.000 cattolici e diverse centinaia di migliaia di cristiani (qui), su una popolazione di oltre 90 milioni di abitanti, prevalgono numerose eparchie caldee e armene.
Già prima dello scoppio dell'attuale conflitto, i cattolici vivevano in condizioni precarie, sotto la morsa del regime iraniano [qui le notizie più recenti]. Nel 2025, la comunità di Teheran è stata dispersa a seguito di atti di repressione che hanno preso di mira, in particolare, le donne cattoliche sposate con iraniani, e quindi presumibilmente convertite all'Islam. Il cardinale era l'unico a prestare servizio nelle cinque parrocchie di Teheran, non avendo né sacerdoti né diaconi. La Cattedrale della Consolata si trova all'interno del complesso dell'ambasciata italiana, beneficiando quindi della protezione diplomatica.
Al momento della sua creazione cardinalizia, il 7 dicembre 2024, Dominique Mathieu aveva dichiarato a CathoBel di sperare che il suo cardinalato favorisse il suo dialogo con le autorità iraniane e quello tra il regime dei mullah e la Santa Sede; speranza rivelatasi vana. L'arcivescovo ha comunque deciso di rimanere in Iran, nonostante i numerosi ostacoli, per garantire un ministero pastorale di "presenza". Fino alla sua evacuazione dei giorni scorsi, insieme agli altri componenti dell'ambasciata.

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