Giurisdizione inseparabile?
Tra le critiche teologiche rivolte alle prossime consacrazioni episcopali, alcune provengono da figure di spicco, ma non è sempre così. Qua e là, anche alcuni contributori meno noti offrono le proprie argomentazioni per entrare nel dibattito.
Ad esempio, Jean Bouër, editorialista di Politique Magazine, contesta la "delicata" argomentazione della Fraternità secondo cui i poteri dell'Ordine sacro e la giurisdizione sono separabili e che è quindi possibile consacrare i vescovi senza conferire loro la giurisdizione. Al contrario, per il giornalista è un dato di fatto che «quando un vescovo viene consacrato, gli viene sempre assegnata una giurisdizione» [1]. Ne è prova il fatto che quando viene consacrato un vescovo senza una vera e propria diocesi, come un nunzio o un vescovo ausiliare, gli viene sempre assegnata una diocesi «in partibus infidelium», cioè «nelle terre degli infedeli». Si tratta spesso di ex diocesi cadute in mani musulmane nel corso della storia. Un vescovo di questo tipo viene quindi definito vescovo «titolare».
Infatti, è così che lo stesso mons. Lefebvre fu nominato successivamente vescovo titolare di Anthedon [1] (1947-1948), poi arcivescovo titolare di Arcadiopolis [3] (1948-1955) e infine arcivescovo titolare di Synnada dal 1962 [4] in poi; tre diocesi situate nell'attuale Turchia. Ciò dimostrerebbe quindi la necessità di concedere la giurisdizione ai vescovi, anche in caso di diocesi vacanti.
Ma il cronista fraintende la ragione di questa consuetudine. Il Dizionario di Teologia Cattolica [5] ne fornisce due: 1. Preservare la memoria di alcune sedi episcopali un tempo fiorenti; 2. Mantenere i vescovi a disposizione del Sommo Pontefice che lo assistano nel ministero apostolico. In nessun caso è necessario che il vescovo stesso abbia giurisdizione. Al contrario, lo stesso dizionario afferma chiaramente che i vescovi titolari sono «privati di ogni uso ed esercizio della giurisdizione episcopale propria del loro titolo».
Un'opera fondamentale di diritto canonico, lo Ius canonicum di Wernz e Vidal, presenta i vescovi titolari, al contrario, come esempio della separabilità tra ordine e giurisdizione:
“Le due gerarchie [di ordine e giurisdizione] sono realmente e concretamente distinte, tanto che si può esistere in una senza esistere nell'altra [La nota a piè di pagina indica: 'ad esempio, un vescovo titolare; un laico eletto alla dignità di Romano Pontefice']. In effetti, ciascuno di questi poteri o gerarchie possiede un'origine e un'esistenza distinte e indipendenti, proprietà completamente diverse e fini prossimi totalmente distinti.”
Non sorprende quindi che, secondo la costante dottrina della Chiesa e dei teologi, esista una doppia gerarchia ben definita: quella dell'ordine e quella della giurisdizione. Cfr. Concilio di Trento, Sessione VII, Canoni 4 e 7 [6].
In breve, Politique Magazine farebbe bene a non cercare di diventare Theologie Magazine.
________________________
1 Politique Magazine, articolo “Roma-Ecône: ti amo, non ti amo?” 18 marzo 2026.
2 Mons. Lefebvre era stato appena nominato Vicariato Apostolico di Dakar, che non era ancora una diocesi.
3 Fu poi nominato Delegato Apostolico. Data l'importanza di questa carica, gli fu conferito il titolo di arcivescovo anziché un semplice titolo episcopale. Tale titolo cessò quando, nel 1955, Dakar fu ufficialmente eretta ad arcidiocesi e mons. Lefebvre ne divenne il primo arcivescovo.
4 Quando fu eletto Superiore della Congregazione dello Spirito Santo.
5 Articolo “Vescovo”, col. 1705.
6 Wernz e Vidal, Ius canonicum, vol. 2, p. 51.
(Fonti: Politique Magazine - FSSPX Actualités)

3 commenti:
I vescovi titolari sono una prova che Ordine e Giurisdizione vengono conferiti insieme e non possono essere separati?
Per dimostrare il contrario, l'articolo anonimo cita due fonti a proposito di vescovi titolari. Vediamole...
La prima: "Il Dizionario di Teologia Cattolica ne fornisce due [di ragioni per i vescovi titolari]: 1. Preservare la memoria di alcune sedi episcopali un tempo fiorenti; 2. Mantenere i vescovi a disposizione del Sommo Pontefice che lo assistano nel ministero apostolico. In nessun caso è necessario che il vescovo stesso abbia giurisdizione. Al contrario, lo stesso dizionario afferma chiaramente che i vescovi titolari sono «privati di ogni uso ed esercizio della giurisdizione episcopale propria del loro titolo»."
Dice questo Dizionario il vero o il falso?
Ragione numero 1. Questa non è una "ragione", men che meno la ragione principale, quanto semmai una utile conseguenza.
Ragione numero 2. I "vescovi a disposizione del Sommo Pontefice" che lo assistono nel ministero apostolico esercitano sì una giurisdizione, anche se delegata dal Papa. Allo stesso modo dei vescovi "ausiliari", che esercitano una giurisdizione delegata dall'Ordinario, ma non per questo meno giurisdizione.
I "vescovi titolari sono «privati di ogni uso ed esercizio della giurisdizione episcopale propria del loro titolo»? Certamente, in quanto la diocesi di cui portano il titolo è inesistente. Ma ciò non toglie che abbiano una giurisdizione delegata o al servizio del Papa e dunque indirettamente sulla Cristianità intera, o al servizio dell'Ordinario diocesano, se sono suoi ausiliari.
(Continua)
(Segue)
La seconda fonte: "lo Ius canonicum di Wernz e Vidal, presenta i vescovi titolari, al contrario, come esempio della separabilità tra ordine e giurisdizione".
E poi si cita il Concilio di Trento, Sessione VII, Canoni 4 e 7, in citazione non dall'originale bensì dal suddetto Wernz Vidal (Vol. 2, p.51). Ahi ahi ahi, citazione farlocca, ma forse l'anonimo teologo lefebvriano non ha verificato, dato che ritiene essere quel testo "un'opera fondamentale di diritto canonico".
In realtà il Concilio di Trento tratta il sacramento dell'Ordine nella Sessione XXIII, non nella VII che parla d'altro.
Ecco il Canone 4, che non parla di giurisdizione: "Se qualcuno dirà che con la sacra ordinazione non viene dato lo Spirito santo, e che quindi, inutilmente il vescovo dice: Ricevi lo Spirito Santo, o che con essa non si imprime il carattere o che chi sia stato una volta sacerdote, possa di nuovo diventare laico, sia anatema."
Ed ecco il Canone 7: "Se qualcuno dirà che i vescovi non sono superiori ai sacerdoti, o che non hanno il potere di confermare e di ordinare, o che quello che hanno è comune ad essi con i sacerdoti, o che gli ordini da loro conferiti senza il consenso o la chiamata del popolo o dell’autorità secolare, sono invalidi; o che quelli, che non sono stati né regolarmente ordinati né mandati dall’autorità ecclesiastica e canonica, ma vengono da altri, sono legittimi ministri della parola e dei sacramenti, sia anatema."
La parte rilevante di questo canone è l'ultima: "Se qualcuno dirà che i vescovi (...) che non sono stati né regolarmente ordinati né mandati dall’autorità ecclesiastica e canonica, ma vengono da altri, sono legittimi ministri della parola e dei sacramenti, sia anatema."
Traducendo, i vescovi non-regolarmente consacrati e non-mandati dall'autorità ecclesiastica e canonica (cioè senza il consenso del Papa) sono illegittimi. E chi dice il contrario sia scomunicato.
Un canone dunque che non va a favore delle ordinazioni lefebvriane, ma anzi le "sbugiarda".
--
Cadono così malamente anche le conclusioni dell'anonimo articolista lefebvriano: "Non sorprende quindi che, secondo la costante dottrina della Chiesa e dei teologi, esista una doppia gerarchia ben definita: quella dell'ordine e quella della giurisdizione." Di fatto, questa "costante dottrina della Chiesa e dei teologi" risulta fantomatica, non provata.
Sorprende invece che la Fraternità si affidi per le sue "sparate" ufficiali a teologi anonimi ma così inadeguati e disinformati.
io non sono nessuno per parlare però, regolarmente ordinati potrebbe riferirsi alla forma del sacramento e al soggetto che lo riceve, e autorità legittima al vescovo che lo conferisce. Lefebvre era un vescovo legittimo e autentico e così quelli da lui ordinati.
Posta un commento