Leggo su LifeSiteNews. Un nuovo studio del Vaticano suggerisce che Papa Leone XIV stia proseguendo il controverso quadro teologico di Francesco, che pone una dignità "infinita" al centro dell'antropologia cattolica. Vedi l'indice degli articoli sul documento. Spicca, tra gli altri, l'intervento del Prof. Pasqualucci qui, sul quale richiamo la vostra attenzione.
Papa Leone approva l'errore di Bergoglio
sulla "dignità infinita" nel nuovo documento vaticano
Un nuovo studio della Commissione Teologica Internazionale che riflette sul futuro dell’umanità alla luce del cambiamento tecnologico ribadisce il concetto di “dignità umana infinita”, precedentemente affermato da Papa Francesco e dal suo Prefetto della Dottrina della Fede, il cardinale Víctor Manuel Fernández.
Il 4 marzo la Commissione Teologica Internazionale ha pubblicato uno studio intitolato Quo vadis, humanitas? Riflessioni sull'antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari circa il futuro dell'umanità, una riflessione teologica che esamina gli sviluppi tecnologici e culturali contemporanei e propone una presentazione rinnovata dell'antropologia cristiana.
Il documento afferma: «Essere persona umana, con una dignità infinita, non è qualcosa che abbiamo costruito o acquisito, ma il frutto di un dono gratuito che ci precede». «[È] qualcosa che esiste per sempre come dono in ogni circostanza della nostra esistenza, diventando un compito non trasferibile».
Lo studio si propone di affrontare le questioni sollevate da sviluppi quali l'intelligenza artificiale, la biotecnologia e altre forme di trasformazione tecnologica. Il suo obiettivo dichiarato è quello di "riproporre l'antropologia cristiana" – intesa come la spiegazione teologica della natura e della vocazione della persona umana – "in un dialogo aperto e critico con le domande più recenti provenienti dall'esperienza umana e dalle culture".
Il documento delinea il transumanesimo come fiducia nella tecnologia per superare i limiti biologici, e il postumanesimo come "un'espressione esistenziale di evasione, che parte da una radicale svalutazione dell'umano". Entrambi sono visti come tentativi di risolvere la "tensione" tra i limiti umani e il desiderio di trascenderli, ma il documento sostiene che "non possiamo trovare una soluzione in alcuna forma di sostituzione o soppressione dell'umano". Lo studio sostiene poi che questa "tensione" trova la sua vera risoluzione in Gesù Cristo, dove la vita umana raggiunge il "compimento".
Tuttavia, l'idea di fondo del documento è che la persona umana possiede una dignità "infinita", e quindi irrevocabile e immutabile. Questa visione – formulata esplicitamente durante il pontificato di Papa Francesco nella dichiarazione Dignitas infinita del 2024 – è problematica perché si discosta significativamente dalla comprensione teologica tradizionale, secondo cui solo la dignità di Dio è infinita, mentre la dignità umana varia a seconda della condizione della persona.
La dignità umana è stata elevata nello stato di giustizia originale, ferita dal peccato originale, guarita e nuovamente elevata attraverso la grazia meritata dalla Redenzione di Cristo, e perduta nella sua forma soprannaturale attraverso il peccato mortale personale, sebbene la dignità ontologica della persona umana permanga. Non si può quindi parlare di una dignità umana infinita semplicemente sulla base dell'essere creatura di Dio.
Tra l’altro, la dottrina tradizionale della dignità umana spiega anche perché la Chiesa ha sempre considerato moralmente ammissibile la pena capitale, e perché la nuova visione della dignità “infinita” ha invece portato a una forte posizione abolizionista [qui - qui].
San Tommaso d'Aquino definisce la dignità come "la bontà intrinseca di un essere". Se la dignità umana fosse davvero infinita, anche i diritti umani sarebbero infiniti, un'implicazione che attribuisce erroneamente all'uomo una proprietà che appartiene solo a Dio: l'infinito.
Affermare una dignità umana "infinita" di fatto mette da parte la dottrina del peccato originale, poiché suggerisce una bontà umana illimitata. Ciò è incompatibile con l'antropologia cristiana, che afferma che la natura umana è finita, ferita e bisognosa di redenzione.
La dignità umana descritta come “infinita” si allinea più strettamente all’antropologia massonica che alla tradizione cattolica, perché attribuisce alla persona umana un valore illimitato e indistruttibile che la teologia cattolica riserva solo a Dio.
Diversi altri elementi dello studio appaiono problematici. In primo luogo, il documento non presenta esplicitamente il diritto naturale come quadro fondante dell'antropologia e dell'etica cristiana. Fa invece esplicito riferimento a un precedente testo della Commissione Teologica Internazionale, Alla ricerca di un'etica universale: un nuovo sguardo al diritto naturale (2009), che interpreta il diritto naturale meno come un insieme di norme oggettive dedotte dalla natura umana e più come una consapevolezza morale emergente dall'esperienza umana immediata [uno degli aspetti dell'antropocentrismo introdotto dal Concilio al posto del cristocentrismo (vedi) -ndT]. In questa prospettiva, la percezione e l'applicazione del diritto naturale sono descritte come storicamente condizionate piuttosto che permanenti, e le varie tradizioni religiose sono presentate come contesti in cui questa consapevolezza morale si esprime.
In secondo luogo, lo studio impiega frequentemente il linguaggio della “tensione” per descrivere la condizione umana, in particolare la tensione tra i limiti umani e il “desiderio di trascendere”. Tale terminologia può prestarsi a un'interpretazione esistenziale in cui la vita morale è descritta principalmente come un “processo di discernimento”, mentre il riferimento esplicito a norme morali stabili è in gran parte assente.
Infine, il documento introduce la nozione di “antropocentrismo situato” (n. 19), concetto legato alla teologia ecologica di Francesco, secondo cui “la vita umana non può essere compresa né sostenuta separatamente dalle altre creature”.
Il testo è stato autorizzato alla pubblicazione il 9 febbraio 2026 dal cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, dopo aver ricevuto l'approvazione di Papa Leone XIV. Ciò significa, quindi, che Papa Leone sta chiaramente adottando l'idea errata di una dignità umana infinita.
Che ciò fosse vero era già emerso in altre circostanze. Il 29 gennaio 2026, durante un'udienza concessa ai membri del Dicastero per la Dottrina della Fede al termine della sessione plenaria, Leone ringraziò Fernández per diversi testi dottrinali (qui) pubblicati sotto la supervisione del dicastero, riferendosi specificamente alla dichiarazione Dignitas infinita del 2024.
“Il vostro compito è quello di offrire chiarimenti sulla dottrina della Chiesa, attraverso un orientamento pastorale e teologico su temi spesso molto delicati”, ha affermato il Papa. Ha aggiunto che negli ultimi anni il dicastero ha emanato diversi documenti, tra cui Dignitas infinita, “che hanno ribadito l’infinita dignità di ogni essere umano, oggi seriamente messa in pericolo, in particolare dalle guerre in corso e da un’economia che privilegia il profitto”.
Inoltre, l'affermazione di una dignità “infinita” e quindi irrevocabile della persona umana è compatibile con il quadro bioetico comunemente noto come “abito senza cuciture” o “etica della vita coerente”. Questo approccio, formulato negli anni '80 dal cardinale progressista Joseph Bernardin, sostiene che tutte le questioni morali che coinvolgono la vita umana – come l'aborto, l'eutanasia, la pena di morte, la guerra, la povertà o le migrazioni – sono intrinsecamente connesse e devono essere affrontate all'interno di una prospettiva morale unitaria.
Se la dignità umana è concepita come ontologicamente infinita e indefinibile, ogni offesa alla vita umana tende ad apparire in linea di principio ugualmente grave, poiché ciascuna riguarda lo stesso valore assoluto della persona. In questo quadro, la tradizionale distinzione gerarchica tra mali morali che colpiscono la vita può attenuarsi, poiché atti diversi vengono interpretati primariamente come violazioni della stessa inviolabile dignità.
Papa Leone XIV ha ripetutamente espresso posizioni coerenti con questa prospettiva morale, condannando l’aborto e inserendolo al contempo in un catalogo più ampio di “mali sociali” che colpiscono la vita umana.

2 commenti:
Il suffit de savoir que le préfet pour la doctrine de Prevost est un certain Fernández dit "Tucho", pornographe argentin notoire, pour apprécier la valeur des déclarations doctrinales dudit Prevost. Il y a d'ailleurs quelque chose de diabolique dans cet alliage, pour ne pas dire attelage, tirant à hue et à dia ce qui reste de l'Église autrefois catholique et la menant vers le précipice.
Ma se il Vaticano, la Cei, i singoli vescovi, le commissioni varie create a dismisura, se la smettessero di scrivere e pubblicare tali documenti non sarebbe meglio? E meglio ancora il non pubblicarne affatto?
Quand'anche il loro contenuto fosse esatto, la loro efficacia è nulla, in quanto in una società che rifiuta Cristo e che è di fatto pagana risultano essere ininfluenti. E anche ad orecchie "credenti" bendisposte suonano come aria fritta, estremamente fastidiosi.
La Chiesa farebbe meglio ad annunciare Gesù Cristo, questo sconosciuto, usando la Tradizione che, ricca di duemila anni di storia, contiene abbondante materiale per ogni occasione, senza nessun bisogno di voli pindarici e aggiornamenti eretici.
Personalmente non mi stupisco più di niente... Lascio scivolarmi addosso questa pletora di documenti ecclesiastici dannosi o quantomeno inutili e vivo beato, senza sentirne la mancanza, anzi guadagnandoci in salute spirituale.
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