domenica 31 gennaio 2021

"Spiritus Domini"? Il Manifesto delle donne cattoliche per far riconoscere la bellezza della loro specifica vocazione

Propongo, nella nostra traduzione dal francese, il Manifesto che segue, un Appello di donne cattoliche, che risponde all'ufficializzazione di donne "lettrici" e donne "accolite" nel Novus Ordo per effetto del Motu proprio 10 gennaio 2021 Spiritus Domini [quiqui, con attenzione anche alla nostra nota]. L'iniziativa - lanciata da Gabrielle Vialla, autrice di Recevoir le féminin, Bien vivre le cycle féminin, La Chasteté, curatrice del blog fecondite.org e da Constance Prazel, dottore in storia, cronista ed editorialista - è una "chiamata ad approfondire la vocazione della donna", che non ha nulla da guadagnare nel voler esercitare funzioni liturgiche maschili perché il genio femminile si esprime al meglio nel "privilegio mariano". Il Manifesto è sottoscrivibile da qui. Io l'ho sottoscritto.

In occasione della pubblicazione del Motu proprio Spiritus Domini, noi donne cattoliche desideriamo che la bellezza della nostra specifica vocazione sia riconosciuta e amata.

La questione della presenza della donna nel santuario, in alcuni l'ostinazione per il matrimonio dei sacerdoti o il sacerdozio della donna sono, per noi, i sintomi di una grave crisi liturgica radicata in una crisi antropologica ancor più profonda sulla complementarietà di uomo e donna. Ogni cattolico, qualunque sia il suo stato di vita o la sua fedeltà alla liturgia, dovrebbe essere preoccupato da questo profondo disagio.

È proprio ora che si prende coscienza del pericolo del clericalismo, che paradossalmente dimentica che la donna è divinamente esclusa dalla gerarchia ecclesiale per il bene di tutta la Chiesa. Mai prima d'ora la vocazione della donna era stata rappresentata in modo così caricaturale e impoverito.

La tradizione di non ammettere le donne all'altare è molto antica, si può anche dire originaria (1); è presente sia in Oriente che in Occidente (2). Il cristianesimo, che ha sempre insegnato la pari dignità dell'uomo e della donna pur mantenendo l'esclusione delle donne dal sacerdozio ministeriale, ricorda ad ogni essere umano, maschio o femmina, che la misura della sua vocazione è l'unione con Dio. Lungi dallo sminuire la donna, la Chiesa, il cui ordine gerarchico è maschile, si presenta come la Sposa.

Già nell'Antica Alleanza, Dio si serve della donna, per liberare il suo popolo, in modo inaspettato, come nei libri di Giuditta o Ester. Attraverso l'Incarnazione, Dio ci dona il proprio Figlio per mezzo della Vergine Maria. La risposta pura esiste in una creatura: in essa l'Amore di Dio trova la sua dimora irrevocabile. Come Uomini o Donne abbiamo un debito con questo sì femminile. Nel cristianesimo, il risultato di questa risposta, è che le donne hanno una propria libertà di parola e di azione. È giusto ricordare alcune figure illustri come Caterina da Siena o Giovanna d'Arco ma anche riconoscere i delicati interventi femminili nella nostra vita personale.

È consuetudine nelle famiglie che le donne invochino la pace. Ora le concessioni liturgiche fatte al mondo attuale (3) separano le due forme del rito romano l'una dall'altra.

Le giovani generazioni nella nostra società secolarizzata aspirano ad una risoluzione delle tensioni liturgiche e ad una collaborazione delle forze vive per l'evangelizzazione.

Inoltre, la donna è un'educatrice. Vogliamo che i nostri figli trovino punti di riferimento chiari sulla loro vocazione di uomini e donne. Le bambine non dovrebbero essere incoraggiate a impegnarsi in un clima di lotta e rivendicazione. Devono essere incoraggiate a sviluppare e render conto dei propri talenti e carismi. Devono accogliere il fatto di essere una donna, per quello che significa: una grazia straordinaria!

Quanto ai ragazzi, devono essere educati al timore di Dio, al dono disinteressato di sé, al rispetto e all'ammirazione del corpo umano femminile e maschile. Stiamo riscoprendo oggi la necessità, , per lo sviluppo della personalità, che ci siano luoghi di espressione specifici per gli uni e le altre. Ragazzi e ragazze devono percepire anche il valore incondizionato della femminilità e della maternità, affidata alla paternità e alla mascolinità. Consegniamo questi temi educativi cruciali a San Giuseppe e alla Santa Vergine.

Come Donne cattoliche, consapevoli del nostro privilegio mariano, scegliamo di mettere le nostre energie e talenti al servizio dell'effettiva complementarità di uomini e donne. Riteniamo che la nostra vocazione specifica non sia specchio di quella dell'uomo, e che non abbia bisogno di essere nobilitata dal servizio dell'altare.

Proprio come un uomo ha un debito nei confronti della maternità spirituale, così esprimiamo la nostra gratitudine per il servizio all'altare maschile.

Siamo consapevoli che i nostri pastori, per essere fedeli alla chiamata evangelica e alla tradizione biblica ed ecclesiale, sono costretti a subire pressioni e che avranno ancora molto da soffrire. Assicuriamo loro la nostra preghiera e il nostro affetto fraterno affinché il loro celibato offerto e unito all'Unico Sacrificio sia sempre più fecondo. (Fonte)
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1 1Co 14,34.
2 Can. 44 del Sinodo di Laodicea IV sec
3 Rm 12,2
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

17 commenti:

Anonimo ha detto...

31 GENNAIO 2021 SAN GIOVANNI BOSCO, CONFESSORE

Alla fine del mese consacrato a onorare l'infanzia del Salvatore san Giovanni Bosco conduce a Gesù Bambino, a Gesù operaio, la moltitudine dei giovani e degli operai ai quali ha consacrato la sua vita.
Per salvare gli uomini, il Figlio di Dio si è degnato di farsi uomo e di provare tutte le debolezze della nostra natura, eccetto il peccato. Nato povero in una stalla, ha lavorato per guadagnarsi il pane; quindi, prima di morire, ha predicato il Vangelo ai poveri, e se ha avuto delle preferenze quaggiù, furono per i bambini: "Lasciate che i bambini vengano a me; perché di essi è il regno dei cieli, e di quelli che ad essi somigliano".
San Giovanni Bosco ha riprodotto questi aspetti della vita del Signore Gesù. Nato anch'egli povero, dovette lavorare per guadagnarsi il pane e compiere gli studi. Diventato sacerdote, ai poveri volle predicare la buona novella, ai fanciulli, agli operai abbandonati, a quelli che la pigrizia o il vizio trascinavano lontano da Dio. Per essi creò oratori, orfanotrofi, scuole primarie, scuole professionali: "Amo tanto questi poveri piccoli, e darei volentieri ad essi anche il mio cuore".
Per la santificazione personale e per il suo ministero, aveva fatto di san Francesco di Sales il proprio modello e maestro. E il vescovo di Ginevra gli aveva insegnato che "vi è un metodo sicuro per essere buoni educatori, ed è quello di essere santi", che se voleva far opera buona e duratura, doveva darsi e dare Dio. Allora egli si diede senza riserva: il tempo, le forze, i talenti, la reputazione, la salute, la vita, la mamma: tutto fu per quei fanciulli raccolti nelle strade. Diede loro pane, lavoro, asilo; comunicò ad essi soprattutto la gioia che risiede in una coscienza pura, in un'anima unita a Dio. Con le sue istruzioni familiari, con il sacramento della Penitenza e dell'Eucarestia, ne fece dei cristiani ferventi, dei cittadini esemplari. E si rivelò in tal modo, nel XIX secolo, un maestro delle questioni sociali e uno dei più grandi apostoli dell'Azione Cattolica tanto raccomandata dagli ultimi Pontefici.
Al pari del Signore, suscitò intorno molti generosi che vennero a porsi sotto la sua direzione, a condividere le sue preoccupazioni e le sue fatiche per salvare il mondo e ricondurlo a Dio. Presto fu formata la Società Salesiana, quindi la Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice e infine l'Unione dei Cooperatori Salesiani: immenso esercito che egli lanciò alla conquista delle anime e che è sparso ormai in tutto il mondo. "Il suo successo di quest'opera, diceva Pio X, non si può spiegare se non con la vita soprannaturale e la santità del Fondatore". Quanto a lui, diceva di essere stato un semplice strumento: "È la Madonna Ausiliatrice che ha fatto tutto". Ma Pio XI che l'aveva conosciuto e che gli decretò gli onori degli altari, ha potuto dire con ragione che "il suo nome è uno di quelli che i secoli benediranno per sempre".

Anonimo ha detto...

...segue
VITA. - Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815 a Castelnuovo d'Asti. Ancor giovane si distinse per pietà, purezza, allegria e viva intelligenza. Nel 1835 entrava nel Seminario Maggiore di Torino e il 5 giugno 1841 era ordinato sacerdote. Da allora si consacrò alla salvezza e all'educazione dei fanciulli poveri e degli operai, fondò la Società Salesiana, quindi una Congregazione di religiose sotto il patrocinio di Maria Ausiliatrice e infine un'associazione di Cooperatori. Morì il 31 gennaio 1888. Pio XI lo beatificò nel 1929 e quindi lo canonizzò cinque anni dopo.

Accorriamo anche noi a te, dopo tanti altri, per acclamarti insieme con la Chiesa, per implorare i tuoi favori e per chiedere i tuoi consigli. Ci piace sentire le tue esortazioni: "Voi che lavorate e siete onerati di pene e di fatiche, se volete trovare una fonte inesauribile di consolazione, se volete diventare felici, diventate santi. Per diventare santi, abbiamo bisogno di una sola cosa: volerlo. I santi si sono santificati ciascuno nel proprio stato. E come? Facendo bene ciò che dovevano fare". Chiedi per noi al Signore che ci faccia finalmente comprendere una lezione così semplice e così vera, ci dia la volontà sincera di metterla in pratica e ci faccia diventare santi.
Apostolo infaticabile e pieno di zelo, sostieni i sacerdoti e i missionari. "La prima cosa che ti consiglio per diventare un santo - dicevi a Domenico Savio, il fanciullo predestinato che hai guidato alla santità - è di guadagnare anime a Dio. Poiché non vi è nulla di più santo al mondo che cooperare al bene delle anime. Gesù Cristo ha versato per esse fino all'ultima goccia del suo sangue". Che questo zelo bruci tutti i fedeli, poiché tutti sono chiamati in un modo o nell'altro a cooperare all'opera della Redenzione.
Non solo ai giovani, ma a noi tutti insegna a frequentare i sacramenti della Penitenza e dell'Eucarestia per custodire la nostra anima monda dai peccati. Insegnaci a ricorrere spesso a Maria Ausiliatrice, la cui intercessione onnipotente ti ha fatto operare prodigi e moltiplicare i miracoli. La sua preghiera ci aiuterà a seguire i tuoi esempi, a restar fedeli alle lezioni di Betlemme e di Nazareth, a conservare come te una fiducia infantile nella divina Provvidenza e a vivere solo per lodare la gloria di Dio e rendergli una perenne azione di grazie (Secreta e Postcommunio della Messa). Infine, essa ci presenterà insieme con il suo Figliuolo al Padre celeste in cielo dove, sul punto di morte, tu davi "appuntamento a tutti".
(da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 396-398)

Anonimo ha detto...

DOMENICA DI SETTUAGESIMA
Nella Chiesa cattolica la Domenica di Settuagesima (in latino: Septuagesima) è celebrata nella forma straordinaria del rito romano circa settanta giorni prima di Pasqua e segna l'inizio del Tempo di Settuagesima (o Tempo di Carnevale), un tempo di preparazione alla Quaresima, in cui si iniziava l'astinenza dalle carni nei giorni feriali.

Il colore liturgico di questo tempo liturgico è il violaceo. L'altare è spogliato dai fiori e da questa domenica fino al Giovedì Santo non si canta il Gloria, né l'Alleluia come acclamazione al Vangelo. Inoltre da questa domenica si canta il tratto, tipico dei tempi penitenziali.

Invece, in Italia ha detto...

https://www.donneperlachiesa.it/2021/01/12/motu-proprio-spiritus-domini-comunicato-dellassociazione-donne-per-la-chiesa/ 

Sempre in Italia ha detto...

"Con il Motu Proprio, il Papa restituisce alle donne l'autorevolezza nel loro rapporto con l'altare. Nessuno può essere escluso dal sacro". Parla la sociologa Giulia Paola Di Nicola, che per il Sir valuta la portata dell'accesso delle donne al ministero del lettorato e dell'accolitato a partire dal "coraggio" di Bergoglio. "Sicuramente ci sarà anche chi si scandalizza", prevede, ma "oggi è un giorno di gioia per le donne"

Anonimo ha detto...

"...ma "oggi è un giorno di gioia per le donne""

a lei simili.

Lucignolo ha detto...

Scusate per il fuori tema, ma qualcuno può riferire in Vaticano che la Festa dei Nonni, proprio oggi istituita come giornata mondiale nella quarta domenica di luglio (in prossimità della festa dei santi Gioacchino e Anna) già esisteva e si festeggiava almeno in Italia il 2 ottobre, memoria degli Angeli Custodi? Grazie

Da Fb ha detto...

Nel calendario liturgico tradizionale oggi è la domenica di Settuagesima, che ricade cioè circa settanta giorni giorni prima della Pasqua.
E' un periodo di pre-Quaresima, i paramenti del celebrante sono già viola e non vi è né l'Alleluia nè il Gloria.
Stamattina durante la Santa Messa mi è venuta in mente una cosa che pensavo fosse una coincidenza, e che dopo qualche ricerca su Internet posso dire che invece non è per nulla una coincidenza.
Il periodo che va oggi al Mercoledì delle Ceneri in anni "normali" è il momento di culmine del Carnevale. Non so se il tempo del Carnevale sia una reazione a questo segno di avvicinamento della Quaresima o viceversa, questa della Septuagesima del resto è una tradizione liturgica antichissima, già rilevabile storicamente presso san Gregorio Magno nel 590.
In ogni caso il contrasto è stridente, da una parte la Chiesa che ti fa(ceva) presente la necessità di prepararsi al digiuno e alla penitenza, dall'altra il demonio che con il Carnevale ripropone nelle terre cristiane la tradizione delle feste dionisiache dei tempi pagani, fatte di eccessi di ogni tipo, ivi incluse quelli di natura sessuale.
Oggi dopo la riforma post-conciliare questo bellissimo segno liturgico non c'è più. Come ha detto il vescovo di Knoxville, USA, mons. Stika, nel tweet di risposta a padre Martin che ho pubblicato un paio di giorni fa, il post-concilio è stato caratterizzato dallo svilimento della liturgia e dalla perdita del senso del sacro.
Dove non arrivarono i barbari, arrivò mons. Bugnini.

Anonimo ha detto...

"...ma "oggi è un giorno di gioia per le donne""

Non vorrei ammorzare gli entusiasmi della sociologa, ma non credo che le decisioni prese in seno alla ''chiesa di oggi'' abbiano questo sì grande 'potere' di far gioire le donne non che cattoliche, ma del mondo intero.

Anonimo ha detto...

E' disperante constatare come i pensieri dei cattolici osservanti siano ormai mondani al 99%. E' rimasto loro di cattolico solo il social/automatismo settimanale dell'andare a Messa. Ormai, tolta la confezione, la loro sostanza è mondana doc. L'aggiornamento dissolvente ha funzionato alla grande. E Bergoglio è il risultato di questo transcristianesimo, iniziato secoli fa nel silenzio assenso dei più.

Anonimo ha detto...


2..Il papa restituisce alle donne l'autorevolezza del loro rapporto con l'altare.."

Quanta spocchia, nella sociologa di turno...Ma c'è un grave errore: di quale
altare si sta parlando? La Messa montiniana l'altare lo ha abolito, sostituito
con la tavola della Cena, come quella dei Protestanti. Il "rapporto" che
verrebbe "restituito" alle donne, oltre a non essere per niente una "restituzione"
ma solo un'inaccettabile innovazione, non lo è con "l'altare". Essendo
stato tolto dal rito, le emancipate "diaconesse" in lista di attesa non
riusciranno a profanarlo! Almeno questo..
La Tavola della Messa Novus Ordo: non c'è niente da profanare, è già di per sé una profanazione del vero rito cattolico. E difatti abbiamo visto di quali oscenità liturgiche
siano stati capaci i corifei del nuovo rito.

Domanda : ha detto...

Sono forse queste le due Chiese di cui parla Emmerick : La Chiesa del Sacrificio - La Chiesa della Cena conviviale o dell'occhiolino ?

Anonimo ha detto...

L'ANTI-MARIA. Se esiste un libro sacro enigmatico più di qualsiasi altro, esso è l'Apocalisse di san Giovanni Apostolo.
Se nell'Apocalisse esiste una figura enigmatica in sommo grado, ancora di più di quella dell' Anticristo, è quella della "grande meretrice", la donna vestita di porpora, "Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini sulla terra". E' una figura femminile, chiaramente legata al demonio, che affianca quella maschile dell'Anticristo. Non è facile dare un'interpretazione teologica ortodossa di questa figura. Non sappiamo nemmeno se si tratta di un personaggio reale o del simbolo di qualcosa di impersonale. Senza dubbio è simbolo del male radicale al femminile, cone l'Anticristo lo è del male radicale al maschile (anche se l'Anticristo non si rivelerà soltanto un simbolo , ma per fede sappiamo che sarà un uomo). E' evidente che si tratta di qualcosa che si oppone, per principio e realmente, a tutte le virtù mariane, al femminino incarnato perfettamente nella sue più alta virtù dalla Vergine Maria. E' probabilmente l'incarnazione, individuale o collettiva, dell'estremo anti-marianesimo. E' l'anti-Maria. Evocata ed adorata nella "messa gnostica" anche dal satanista Aleister Crowley e dai suoi attuali seguaci. Che non ritengo affatto pazzi o ciarlatani, ma (senza cadere in Qanon o cose di questo genere) un fenomeno molto più serio e inquietante di quanto non si creda. Al di là di certi apetti folkloristici, si tratta spesso di persone serissime, purtroppo, che molte religioni oltre alla cattolica identificano con l'ossimoro "santi di Satana". Cultori "di quel dio che è il rovescio di Dio", come scriveva il loro affine Georges Bataille, il più rilevante teorico novecentesco della spiritualità alla rovescia.
Esiste poi un' ala del femminismo radicale, spesso lesbista, che interpreta esotericamente la figura femminile della "donna scarlatta" come incarnazione dell'anticristica rivolta contro le identità sessuali e la legge di natura. Sappiamo che per la parte più radicale del femminismo Babilonia, la donna scarlatta, è simbolo della società matriarcale, della rivolta contro il Padre. Ad esempio la filosofia femminista Mary Daly identificava ià nel lontano 1973 l'Anrticristo come "ondata di coscienza... risveglio spirituale", nella sua opera "Al di là di Dio Padre". Secondo la Daly (che incredibilmente continuò a insegnare fino alla pensione, come se niente fosse, in un'università cattolica modernista americana) le donne devono quindi auspicare l'avvento dell' Anticristo, come liberazione definitiva dal Padre, e rifarsi "al simbolo della Grande Dea", "la chiave della salvazione".
Oggi viviamo sotto attacco del genderismo, del'omosessualismo, della ventata potente di forze che si oppongono alla visione tradizionale (cioè fondata nella legge naturale ) dei rapporti familiari e sessuali, mirando a sovvertirla completamente. Sostenute anche materialmente dai grandi plutocrati della finanza e delle multinazionali. Occorre quindi un'interpretazione seria, teologico-escatologica della figura giovannea della donna scarlatta, della Grande Babilonia Ovviamente non possiamo attenderla dal clero modernista, che avendo perso la fede a queste cose generalmente non crede, o quando vi crede sta dall'altra parte. Occorre quindi un'interpretazione teologica, fondata sulla dottrina di sempre, ma capace di leggere davvero i tanto proclamati (senza capirli mai) "segni dei tempi". Un'interpretazione che oggi non può non diventare anche teologico-politica. La teologia politica è più attuale che mai.
Martino Mora)

Anonimo ha detto...

… Nell’ambito delle discussioni teologiche postconciliari si sono sviluppate però alcune interpretazioni della morale cristiana che non sono compatibili con la”sana dottrina”(2tm.4,3). Certamente il magistero della chiesa non intende imporre ai fedeli nessun particolare sistema teologico né tanto meno filosofico, ma, per custodire santamente ed esporre fedelmente la parola di Dio, esso ha il dovere di dichiarare l’incompatibilità di certi orientamenti del pensiero teologico o di talune affermazioni filosofiche con la verità rivelata… (VS.n.29) …E’ sempre in questa medesima luce e forza che il magistero della chiesa compie la sua opera di discernimento, accogliendo e rivivendo il monito che l’apostolo Paolo rivolgeva a Timoteo: ti scongiuro davanti a Dio e a Gesù Cristo che verrà a giudicare i vivi e i morti…annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta…verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina (VS.n.30)….In alcune correnti del pensiero moderno si è giunti a esaltare la libertà al punto da farne un assoluto, che sarebbe la sorgente dei valori…all’affermazione del dovere di seguire la propria coscienza si è indebitamente aggiunta l’affermazione che il giudizio morale è vero per il fatto stesso che proviene dalla coscienza. Ma, in tal modo, l’imprescindibile esigenza di verità è scomparsa, in favore di un criterio di sincerità, di autenticità, di accordo con se stessi, tanto che si è giunti a una concezione radicalmente soggettivista del giudizio morale.(VS.n.32)…

bernardino guerrini ha detto...

Ma perchè Giulia Paola De Nicola non se ne va con i protestanti.. li può fare anche la sacerdotessa.. (la presidente di assemblea... celebra le loro liturgie.. qui i preti li abbiamo già) nessuno glielo vieta... prima va via... meglio è per la Chiesa Cattolica..

Anonimo ha detto...

Interessante leggere questo : "Gesù e le donne" di Franco Capone

https://www.queendido.org/jesus.htm

Anonimo ha detto...

C'è una bella differenza tra l'essere virili (santa Caterina esortava sempre ad avere un animo virile) e l'essere mascoline/mascolinizzate, ossia scimmiottare gli uomini anche nei loro vizi (come fanno le donne di oggi).