La riflessione che segue, bella e vera, tuttavia è nell'ottica della "riforma della riforma": un ibrido non sostenibile [vedi]. Inoltre non tiene conto di tutti gli altri tagli e modifiche arbitrari più volte denunciati nel NO. Basti per questo consultare l'Esame critico di Ottaviani e Bacci. E poi ci ho scritto un libro qui.
"Introibo ad altare Dei"
Parliamo di qualcosa che la maggior parte dei cattolici oggi non ha mai provato ma che, una volta visto, non si può non vedere, le Preghiere ai piedi dell'altare nella Messa antiquior. Parlo di quell'inizio tonante, antico, raddrizzatore della colonna vertebrale: "Introibo ad altare Dei". Entrerò sull'altare di Dio. Proprio lì, prima ancora che il sacerdote salga sull'altare, prima che il canone sussurri l'eternità nel tempo, tutto il dramma della salvezza si sta già svolgendo.
Nella Messa Tradizionale latina, il prete non inizia casualmente. Lui non saluta prima il popolo. Lui non inizia voltandosi verso l'esterno. Inizia dal gradino più basso. Fisicamente più basso. Spiritualmente consapevole. E dice: "Introibo ad altare Dei". Non "noi", ma "Io”. Perché in quel momento sta agendo in persona Christi. Sta per salire sulla montagna del Calvario. E il ministrante risponde: "Ad Deum qui laetificat juventutem meam”. A Dio che dà gioia alla mia giovinezza. Già vedi qualcosa: questa è lingua del pellegrinaggio. Questa è la lingua del tempio. Questa è l'ascesa salmica.
E poi arriva Judica me, Deus. Salmo 42 nella Vulgata. "Giudicami, o Dio". Pensaci. Il parroco non inizia la messa presumendo che meriti di esserci. Non inizia con un tono di familiarità. Sta chiedendo a Dio di giudicarlo. Questo è terrificante. Questo è sobrio. Questo è profondamente biblico. Perché nella Scrittura, avvicinarsi all'altare di Dio significa avvicinarsi alla santità stessa. Nadab e Abihu l'hanno imparato nel modo peggiore. Isaia cadde giù e gridò: "Guai a me”. San Pietro disse: “allontanati da me, Signore, perché sono un uomo peccatore”. Più ti avvicini a Dio, più sei consapevole della tua indegnità.
Ed ecco il nucleo teologico: la Messa non è prima un raccoglimento. Prima è un sacrificio. L'altare non è prima una tavola. È prima un luogo di oblazione. Il prete non è principalmente un presidente. Lui è un mediatore che si trova tra cielo e terra. Quindi prima di ascendere quei gradini, che rappresentano simbolicamente il Calvario, il Golgota, la Montagna Santa, deve confrontarsi con la propria anima. “Giudicami”. Perché? Perché se Dio lo giudica veramente, vedrà il suo peccato. E se vede il suo peccato, tremerà. E se trema, si affiderà interamente alla grazia.
Notate qualcosa di agghiacciante e bello: in Giudica me, il sacerdote dice: "Liberatemi dall'uomo iniquo e falso”. Sta parlando del mondo, sì, ma anche del vecchio dentro di sé. L'Adamo caduto si aggrappa ancora a lui. Anche se è stato ordinato. Anche se ha le mani consacrate. Anche se ha offerto Messa forse migliaia di volte. La Chiesa pone sulle sue labbra un grido di dipendenza. La teologia è cristallina: gli Ordini Santi non cancellano la debolezza umana. Configura un uomo a Cristo, ma rimane capace di peccare. Perciò, prima di osare toccare il Santo dei Santi, deve implorare la purificazione.
Ed è per questo che il momento è così potente. Stabilisce la verticalità. Stabilisce la trascendenza. Stabilisce il timore del Signore, non il timore servile, ma il timore filiale. La messa non è casuale. Non è espressione di sé. Non è prevalentemente affermazione comune. È la ripresentazione del Sacrificio del Calvario in maniera non cruenta. Quando il prete dice Introibo", sta salendo nel mistero. Quando dice "Judica me", riconosce che non potrebbe mai farlo per merito suo.
C'è anche qualcosa di psicologicamente e spiritualmente necessario nell'inizio in questo modo. Rallenta tutto. Forza la memoria. Il sacerdote e il ministrante con versi alternativi, c'è un dialogo di umiltà prima di proclamare gloria. Anche il Confiteor segue subito, rafforzando la stessa verità: prima del sacrificio, la confessione. Prima dell'ascesa, la purificazione. Questo rispecchia i riti del tempio dell'Antico Testamento, dove i sacerdoti si sottoponevano alla pulizia rituale prima di entrare nel santuario. La Chiesa qui non sta innovando; sta realizzando e perfezionando ciò che Dio stesso ha istituito.
Ora ecco la mia opinione, e lo dico da persona che ama la riverenza e la chiarezza della teologia cattolica, questo andrebbe assolutamente riportato nel Novus Ordo. E intendo completamente riportato in vita. Non come un pezzo di nostalgia opzionale, ma come affermazione teologica. La Messa di Paolo VI inizia con il segno della Croce e un saluto. Bellissimo, sì. Valido, sì. Ma manca qualcosa. Il drammatico momento della soglia è andato. Il senso che il prete stia per scalare il Calvario si è ammorbidito. La preparazione psicologica è accorciata. La terrificante santità è muta.
Se reintroducessimo Introibo ad altare Dei e Judica me, catechizzeremmo le persone senza omelia. Insegneremmo che il sacerdote non è un presidentedi assemblea ma un uomo che sta per porsi davanti al Dio vivente. Ricorderemmo a tutti nei banchi che avvicinarsi all'altare richiede un esame di coscienza. Restaureremmo il linguaggio del giudizio prima di quello della misericordia, e quell'ordine conta. Perché la misericordia ha senso solo se il giudizio è reale.
Ed ecco l'intuizione teologica più profonda: quando il prete dice "Giudicami", alla fine si fida di Cristo. Lui non chiede la condanna. Sta chiedendo la verità. Perché Cristo Giudice è anche Cristo Redentore. Il prete si sta mettendo sotto la Croce prima di scalarla sacramentalmente. Questo è profondamente cristocentrico. Impedisce l'orgoglio clericale. Rafforza l'identità sacrificale. Fa della Messa qualcosa di ricevuto, non qualcosa di eseguito.
Quando lo togli, rischi di spostare sottilmente l'enfasi dall'azione divina all'azione umana. Dall'ascesa all'assemblea. Dalla tremante soggezione alla comoda familiarità. E nel corso di decenni, quel cambiamento cambia il modo in cui la gente crede. Lex Orandi, Lex Credendi. Il modo in cui preghiamo modella ciò in cui crediamo.
Le preghiere ai piedi dell'altare non sono solo vecchie parole. Sono un firewall teologico. Guardano dall'irriverenza. Guardano dall'antropocentrismo. Guardano dall'idea che il prete debba stare all'altare di faccia a noi. Lui no. Lui appartiene a quel posto solo perché Cristo lo chiama lì.
"Introibo ad altare Dei". Entrerò nell'altare di Dio. Questo è coraggio.
“Iudica me, Deus”. Giudicami, o Dio. Questa è umiltà.
E ci vogliono entrambi, coraggio e umiltà, prima di osar salire il Calvario.
Ecco perché le preghiere preparatorie sono importanti. Ecco perché formano i preti. Ecco perché catechizzano i fedeli. Ed è per questo che, secondo me, restaurarle non sarebbe un passo indietro, ma un passo più profondo nel mistero del Santo Sacrificio stesso.
fb altare Dei

13 commenti:
Primo mercoledì del mese, in onore del Castissimo Cuore di San Giuseppe
SANCTE JOSEPH - ORA PRO NOBIS!
Con l'attuale parlare in veloce evoluzione quotidiana, il palato si ispessisce e si è ispessito, perdendo la finezza donatagli dalla ruminatio guida ad una digestione ed assimilazione propria, corroborante.
Mi scusi, ma di chi è questa riflessione ?
Che senso hanno thread come questi?Le “preghiere ai piedi dell’altare” sono spesso presentate come se fossero il cuore della Messa antica, quasi un sigillo di sacralità perduto con la riforma liturgica. In realtà, la storia è un po’ diversa. Quel rito non appartiene alla struttura originaria della liturgia romana: nasce nel Medioevo come preparazione privata del sacerdote, una sorta di atto penitenziale personale prima di salire all’altare. Solo più tardi è stato inglobato nel Messale, ma senza mai diventare un elemento costitutivo della Messa.La riforma liturgica non ha “tolto il sacro”, come si ripete spesso, ma ha ricollocato la dimensione penitenziale nel suo luogo proprio: l’assemblea. Ha eliminato duplicazioni (Confiteor del sacerdote e Confiteor dei ministri) e ha recuperato la forma più antica della liturgia, che iniziava con il saluto e il Kyrie. Non è stata una sottrazione arbitraria, ma un ritorno alla coerenza rituale e alla teologia della celebrazione come azione del Corpo di Cristo, non come percorso individuale del celebrante.
Idealizzare le preghiere ai piedi dell’altare significa confondere una devozione privata con la struttura della Messa. La preparazione personale del sacerdote non è stata abolita: semplicemente non è più messa in scena come rito pubblico. La Chiesa non ha mai chiesto ai fedeli di assistere alla preghiera privata del celebrante per sentirsi più “sacri”.
Attribuire a un’aggiunta medievale un valore normativo assoluto non rende giustizia né alla tradizione più ampia né alla riforma, che ha cercato di purificare il rito da sovrapposizioni e duplicazioni. La sacralità non dipende da un gesto introdotto nel XIII secolo, ma dalla verità teologica della celebrazione eucaristica, che la riforma ha voluto rendere più chiara, non più povera.
È la segnalazione di un lettore
La riflessione non mette le preghiere ai piedi dell'altare al cuore della Messa antica, ma ne evidenzia un significato che introduce al grande mistero che segue.
Lo "sviluppo organico" della liturgia non mette in primo piano le formule solo in base all'antichità ma in riferimento al sensum fidei che rappresentano e trasmettono!
La ringrazio. Articolo chiaro e istruttivo. Dopo quasi 50 anni di Novus Ordo ho scoperto il Vetus e me ne sono innamorato. Inutile il confronto con la S. Messa riformata
Dai frutti riconoscete gli alberi.
Le preghiere ai piedi dell'altare sono un'aggiunta del xiii secolo e quindi si possono rimuovere? Tanto più legittimo risulterebbe rimuovere le interpolazione e le falsificazioni introdotte negli ultimi decenni.
Aggiungo poi che è straordinariamente toccante poter dire al Signore che allieta la nostra giovinezza,anche è soprattutto quando giovani non siamo più.
La liturgia del Novus Ordo ha "purificato" la Messa anche dalla Transustanziazione, mai nominata nella Istitutio dello stesso NO (art. 7), nemmeno dopo le modifiche imposte dalle proteste di sacerdoti, laici e alcuni cardinali.
Dal XIII al XX secolo sono sette secoli. L'introibo esisteva dunque come preghiera liturgica accettata da circa sette secoli. Vi pare poco? Non era un tempo sufficiente a mantenerla? Quando san Pio v impose il Messale Romano, fece eccezione per quei riti che potevano dimostrare almeno duecento anni di antichità. Così furono mantenuti l'ambrosiano e il mozarabico (rito cattolico in lingua araba, dove Dio viene chiamato ovviamente Allah. C'era a Malta e credo in Spagna). L'introibo, basato sui Salmi, è molto bello e stabilisce subito il rapporto corretto tra chi officia e chi partecipa alla Messa nei confronti della Divinità (rapporto di umile e trepida sottomissione e speranza). Al contrario dell'arido e mediocre rito di introduzione del Novus Ordo, fabbricato a tavolino nascondendosi dietro l'alibi di restaurare forme antiche, c.d. delle origini. Spesso antiche solo nella mente dei Nuovi Teologi, come la storia dell'altare verso il popolo che invece fu un'innovazione di Lutero (vedi gli studi di mons. Gamber, illustre liturgista del secolo scorso).
Ma della transustanziazione, che dicono i difensori del Novus Ordo? È essa affermata chiaramente nella Institutio, nel famoso art. 7 sulla Messa? O non viene essa sottaciuta? E perché sottaciuta? Ma come poteva esservi nominata se all'elaborazione del Novus Ordo avevano partecipato anche teologi protestanti, da sempre la loro eresia nemica della transustanziazione? Nel Regno Unito, credo sino all'inizio del Novecento i funzionari statali, quando assumevano l'officio, dovevano giurare fedeltà al sovrano britannico, e nel giuramento c'era anche il rifiuto di credere nella Transustanziazione (perché eresia "papista", a sentir loro).
E nel condannare il Sinodo giansenista di Pistoia, nel 1794, in piena rivoluzione francese, Pio VI non scrisse forse che l'assenza di ogni riferimento alla transustanziazione nella definizione della Messa da parte del Sinodo, per ciò stesso lo rendeva sospetto di eresia? (proposizione condannata n. 29, DS 1529/2629, in quanto "perniciosa, derogans expositioni veritatis catholicae circa dogma transsubstantiationis, favens haereticis"). Favens haereticis : favorevole agli eretici, promotrice di eresie.
Tutto il Novus Ordo è favens haereticis. Quando lo capirete?
Non dobbiamo applicare per analogia lo stesso criterio di giudizio per l'Institutio del Novus Ordo, che, sul punto, forse fa anche peggio dei giansenisti d'un tempo?
Tra le aggiunte all'art. 7 che Paolo VI fu costretto a fare dopo le numerose proteste, abbiamo nella riga finale l'unico accenno ma ambiguo alla transustanziazione: "In effetti, nella celebrazione della Messa, in cui è perpetuato il sacrificio della Croce, Cristo è realmente presente nell'assemblea stessa riunita in suo nome, nella persona del ministro, nella sua parola, e anche, ma in maniera sostanziale e continuativa, sotto le specie eucaristiche".
Quindi: dalla radicale transusstanziazione dell'Ostia sacra siamo passati alla presenza di Cristo in essa "in maniera sostanziale e continuativa". È forse lo stesso concetto? Dire "in maniera sostanziale" è molto più debole che "transustanziato".
Come stupirsi quando si legge che ci sono preti che oggi non credono nella transustanziazione? Come fanno a crederci se nella Institutio della Nuova Messa quel dogma è in tal modo svilito? E se non credono alla transustanziazione, le consacrazioni da loro effettuate non possono considerarsi valide, evidentemente.
Le preghiere ai piedi dell’altare non nacquero come parte della Messa, ma come preparazione privata del sacerdote Con il tempo questa prassi personale si è “incollata” al rito pubblico fino a essere codificata nel Messale di Pio V. Teologicamente però l’operazione è sempre stata fragile: la Messa è azione comunitaria della Chiesa, non il luogo delle devozioni individuali del celebrante. Per questo la riforma del 1969 le ha rimosse, restituendo alla liturgia un inizio più coerente con la tradizione antica e lasciando la preparazione personale del sacerdote nel suo spazio proprio, cioè fuori dal rito.
anche fossero nate come preparazione privata del sacerdote, una volta inserite nella Messa, le preghiere dell'altare ne formano parte integrante.
E nella Messa antica, che è culto pubblico e azione di tutta la Chiesa, il fedele può far sua (e lo fa partecipando attivamente) ogni formula tranne quella della Consacrazione.
Gli inizi o altro "più coerenti con la tradizione antica" (che la Mediator Dei avrebbe definito archeologismo liturgico) sono di fatto una diminutio quando non una falsificazione del Santo Sacrificio che, alla Comunìone, diventa anche banchetto escatologico...
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