Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 17 febbraio 2026

La Quaresima come occasione per ammorbidire un cuore duro

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La Quaresima come occasione per ammorbidire un cuore duro

Ci avviciniamo all'inizio della Quaresima ed è l'occasione per riflettere su come la osserveremo per purificarci dai peccati e prepararci alla celebrazione della Resurrezione del Signore. Avremmo dovuto pensare a quali preghiere e penitenze intraprendere prima che il Mercoledì delle Ceneri giungesse improvvisamente (ed è ormai domani) e la Quaresima ha inizio. Questo, infatti, era lo scopo dell'antico periodo preparatorio della Settuagesima, Sessagesima, Quinquagesima, che abbiamo osservato in base al rito romano tradizionale. Per essere concreti su ciò che intendiamo fare dovremmo includere qualcosa di positivo, non semplicemente "rinunciare" a questo o a quello, anche se, in verità, sarebbe una penitenza liberatoria rinunciare non solo al dolce o al liquore, ma a qualcosa che (per molti) è più duro: televisione, film, internet, Instagram o X, ecc. Ma ora ci concentriamo su una pratica quaresimale positiva che potrebbe rivelarsi così fruttuosa da decidere di continuarla anche in seguito: la lectio divina.

I “Padri del deserto” possono insegnarci molte cose: hanno combattuto coraggiosamente contro il mondo, la carne e il diavolo e ci hanno lasciato la loro saggezza sotto forma di storie e aforismi.
Abba Poemen una volta disse: "La natura dell'acqua è morbida, quella della pietra è dura. Ma se l'acqua cade incessantemente goccia a goccia, la pietra si consuma. Così è con la parola di Dio. Essa è morbida e il nostro cuore è duro; ma chi ascolta spesso la parola di Dio, apre il suo cuore al timore di Dio".
Il nostro problema di fondo è la durezza di cuore, quindi cerchiamo qualsiasi fonte esterna che possa aprire un varco per lo Spirito, o meglio, ammorbidirlo, come se trasformasse la pietra in terreno dove possa crescere nuova vita. Dio ci ha dato la Bibbia per molte ragioni, ma sicuramente una delle ragioni è che possiamo lasciare che la Sua parola operi in noi, giorno dopo giorno, per sciogliere quel cuore congelato, per penetrarvi e portarvi vita. Dobbiamo immergerci nella Parola di Dio se vogliamo che diventi connaturale a noi: l'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo, la luce che vediamo, il cibo di cui ci nutriamo.

È per questo che continuo con Peter Kwasniewski traducendo di seguito, sull'argomento, da New Liturgical Movement un suo interessantissimo intervento in una sintesi delle varie parti di cui è composto.

Lectio Divina: Perché non provarci in questa Quaresima?

Per molti di noi, il periodo di Pre-Quaresima (che inizia con la Settuagesima) ha già iniziato a prepararci ai rigori e ai propositi della Quaresima propriamente detta. Per altri, il Mercoledì delle Ceneri arriva ogni anno come un ladro nella notte, e spesso ci sentiamo impreparati. La settimana prima del Mercoledì delle Ceneri è un buon momento per definire un piano su come dedicarci più pienamente alla preghiera durante il periodo di Quaresima.

Ogni anno, il Vangelo della prima domenica di Quaresima ci sfida con queste parole: "Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". La domanda dovrebbe sorgere per ognuno di noi: la Parola di Dio è davvero il mio pane quotidiano? La Sacra Scrittura è fonte di vita e santità per me, giorno dopo giorno?

È vero che la Santa Eucaristia è il nostro pane quotidiano per eccellenza, senza la quale possiamo perire; ma non è meno vero, come dice San Girolamo, che "l'ignoranza della Scrittura è ignoranza di Cristo". C'è una ragione per cui il Santo Sacrificio della Messa è sempre consistito di due componenti, che si chiami Messa dei Catecumeni e Messa dei Fedeli, o Liturgia della Parola e Liturgia Eucaristica. Abbiamo bisogno di entrambe per una sana vita spirituale. Questa Quaresima può essere un momento per noi per iniziare la lectio divina o per rinnovare il nostro impegno in essa.

Molti hanno familiarità con i quattro passaggi tradizionali della lectio divina : (1) lectio, leggere attentamente il testo; (2) meditatio, ruminarlo, assaporarne le parole; (3) oratio, dare voce alle preghiere che sgorgano quando si medita sul testo; (4) contemplatio, essere elevati nella pace, nella saggezza e nell'amore del Signore, come e quando a Lui piace elevarci.

Una volta menzionati questi quattro passi, tuttavia, c'è un avvertimento immediato e importante: la lectio divina NON è una "tecnica". La preghiera è una relazione tra persone; e quando l'amore è reale, non implementiamo un "sistema". Le burocrazie, che, per definizione, non si basano su strette relazioni personali, seguono dei sistemi. Amiamo forse i nostri amici più cari secondo una tecnica da manuale di istruzioni? Quindi, è importante capire che nella vita spirituale stiamo parlando di un'amicizia con il Signore, che deve essere coltivata come qualsiasi altra: con il tempo, con la condivisione, con l'affetto, con l'attenzione.

I quattro passi della lectio divina non sono, quindi, una sorta di "ricetta" per far sì che la preghiera si realizzi. Sono, piuttosto, un'articolazione di ciò che accade naturalmente quando prendiamo sul serio la Parola di Dio. La leggiamo; riflettiamo su ciò che abbiamo letto e cerchiamo di applicarlo a noi stessi; quando lo facciamo, iniziamo a pregare spontaneamente; e mentre preghiamo, il Signore ci conduce a una nuova vicinanza a Sé e, come Gli piace, ci fa riposare nella Sua presenza. Questi quattro gradi o gradini sono più simili alle parti di un essere vivente organico: la radice, la foglia, il fiore e il frutto di una pianta, per esempio. Le piante non hanno tecniche; sono esseri viventi e crescono dall'interno, finché sono presenti luce solare, acqua e nutrienti. Le nostre anime sono come le piante in questo senso: abbiamo bisogno di luce solare spirituale, acqua e nutrienti. Il nostro sole è Gesù Cristo; la nostra acqua è la Sua grazia; i nostri nutrienti sono le Sue Parole. Date queste condizioni, le nostre anime prospereranno.

Non è richiesto alcun eroismo, competenza o virtù particolari per aprire le Scritture e iniziare a praticare la lectio divina come parte quotidiana e fondamentale della nostra preghiera cristiana. C'è bisogno di tre cose: (1) una fede viva, così da credere che Dio mi stia rivolgendo direttamente la Sua parola; (2) perseveranza, così da poter continuare, che i miei risultati siano magnifici o, come possono sembrarmi, scarsi – senza dimenticare, tuttavia, che tendo a essere un cattivo giudice dei risultati spirituali; (3) desiderio o brama del volto e della voce del Signore, che è l'anima stessa della lectio divina. «Tu hai detto: "Cercate il mio volto". Il mio cuore ti ha detto: "Il tuo volto, Signore, cerco". Non nascondermi il tuo volto» (Sal 27:8-9). 
Se abbiamo fede quando prendiamo in mano le Scritture, se perseveriamo nella lettura sacra e se la nostra intenzione è quella di incontrare il Signore stesso, Egli non ci abbandonerà mai: diventerà una fonte di acqua viva che sgorga dentro di noi.

L'unico prerequisito (se così si può chiamare) è un'idea affidabile di quali libri della Scrittura siano più appropriati per la lectio divina, poiché non sono tutti ugualmente adatti a ogni momento della vita spirituale. Alcuni sono adatti sempre e ovunque, come i Vangeli, le Epistole di Paolo e i Salmi, ed è da qui che un principiante dovrebbe iniziare. Altri, come la letteratura sapienziale dell'Antico Testamento, il profeta Isaia e l'Apocalisse, possono funzionare molto bene, anche se funzioneranno meglio nella misura in cui si è già abituati al genere. Tutti i libri della Scrittura, naturalmente, possono essere usati proficuamente per la lectio divina, ma è indubbiamente meglio iniziare con i Vangeli, senza mai allontanarsi troppo dalla loro meravigliosa luce.

Vorrei concludere questa breve esortazione a dedicarmi alla lectio divina in questa Quaresima con un estratto di una lettera di papa san Gregorio Magno al suo amico Teodoro, medico dell'imperatore, datata giugno 595. Quanto è intramontabile il consiglio di san Gregorio!
Vedi, mio nobilissimo e dilettissimo figlio, quanto siamo distanti l'uno dall'altro fisicamente, eppure intimamente presenti l'uno all'altro nell'amore. Per dimostrarlo, ho davanti a me la tua lettera e la testimonianza di tutte le tue buone opere. Ora devo trarre profitto da questo nostro reciproco amore per dirti qualcosa che penso tu abbia bisogno di sentire. Dio Santissima Trinità ti ha dato così tanti doni: intelligenza, ricchezza, compassione e carità. A causa di essi ti ritrovi incessantemente occupato in molteplici doveri e preoccupazioni; e con questa scusa trascuri la lettura quotidiana delle parole del tuo Redentore. Ma cos'è la Sacra Scrittura se non una lettera inviata da Dio Onnipotente a coloro che ha creato? Immagina se l'Imperatore ti avesse inviato una lettera personale! Non importa dove ti trovassi o cosa stessi facendo, daresti priorità a scoprire cosa volesse dirti. Ebbene: l'Imperatore del cielo, il Signore degli angeli e degli uomini ti ha inviato queste lettere affinché tu possa trarne vita: eppure non ti sforzi nemmeno di leggerle! Studia e medita ogni giorno le parole del tuo Creatore, ti prego! Impara il cuore di Dio dalle parole di Dio, così che tu possa desiderare più ardentemente l'eternità; così che tu possa essere sempre più infiammato dal desiderio delle gioie del Cielo. Il tuo riposo là sarà tanto più grande, quanto più ti sarai impegnato a riposare nell'amare il tuo Creatore qui e ora.
[...] Possiamo accogliere anche le parole stimolanti del monaco benedettino Smaragdo di Saint-Mihiel (c. 760–c. 840): 
Per chi la pratica, l'esperienza della lettura sacra acuisce la percezione, arricchisce l'intelligenza, risveglia dalla pigrizia, bandisce l'ozio, ordina la vita, corregge le cattive abitudini, produce un pianto salutare e fa sgorgare lacrime dai cuori contriti... frena le parole oziose e la vanità, risveglia il desiderio di Cristo e della patria celeste. Deve essere sempre accompagnata dalla preghiera e intimamente unita ad essa, poiché siamo purificati dalla preghiera e istruiti dalla lettura. Pertanto, chiunque desideri essere con Dio in ogni momento deve pregare spesso e leggere spesso, perché quando preghiamo siamo noi che parliamo con Dio, ma quando leggiamo è Dio che parla con noi. Ogni ricercatore di perfezione progredisce nella lettura, nella preghiera e nella meditazione. La lettura ci permette di imparare ciò che non sappiamo, la meditazione ci permette di ricordare ciò che abbiamo imparato e la preghiera ci permette di vivere ciò che abbiamo ricordato. La lettura della Sacra Scrittura ci conferisce due doni: rende più acuta la comprensione dell'anima e, dopo averci strappati alle vanità del mondo, ci conduce all'amore di Dio.
Molti cattolici che si cimentano per la prima volta nella lectio divina scoprono, forse con sorpresa, che può essere una vera e propria lotta. La sentiamo esaltare al massimo, solo per scoprire che richiede un duro lavoro, almeno nella fase iniziale di maturazione di una nuova abitudine. Una cosa è leggere la Scrittura con calma, seguendo la trama e lasciandosi commuovere dagli eventi, proprio come ci si potrebbe sentire leggendo un racconto o una poesia; un'altra cosa è percorrere lentamente mezzo capitolo o soffermarsi su qualche versetto, chiedendo, cercando, toccando solo poche parole. Iniziamo a sentirci impazienti; vogliamo "andare avanti"; pensiamo di sapere già cosa dice il testo, perché lo abbiamo sentito (o qualcosa di simile) innumerevoli volte a Messa; e, cosa peggiore, la nostra mente inizia a vagare.

Per coloro che sanno, nella fede, che la Scrittura è la Parola di Dio stessa rivolta ai nostri cuori – perché, altrimenti, desidereremmo avvicinarci così tanto a questo roveto ardente? – può essere un po' angosciante scoprire che non siamo né facilmente infiammati né facilmente tenuti accesi. Eppure, sappiamo che dobbiamo mantenere il nostro posto vicino alla Parola; restiamo al nostro posto e chiediamo, cerchiamo, bussiamo, fiduciosi che il Divino Maestro ci parlerà quando saremo pronti ad ascoltare – anzi, che la Sua Parola, di cui la nostra mente è un'eco lontana, ha il potere di prepararci ad ascoltare ciò che dirà.

Una volta, meditando il racconto di San Marco sull'Agonia nell'orto (Mc 14,32-42), ho notato che Gesù impartisce quattro serie di comandi ai suoi discepoli, come indicato dai verbi imperativi:
v. 32: «Sedete qui...» (Questo è rivolto a tutti i discepoli).
v. 34: «Restate qui e vegliate ». (Questo messaggio è rivolto a Pietro, Giacomo e Giovanni.)
v. 38: «Vegliate e pregate». (Questo è rivolto a Pietro.)
v. 42: «Alzatevi... Ecco». (Sembra che questa frase sia rivolta a Pietro, Giacomo e Giovanni.)
Questi quattro imperativi mi sono sembrati strettamente legati ai quattro passi della lectio divina :
“Siediti qui.” — Lectio
“Rimanete qui e vegliate.” — Meditatio
“Vegliate e pregate.” — Oratio
«Alzati... vedi.» — Contemplatio
Il primo passo è semplicemente sedersi al banchetto della Parola: siediti QUI. Non vagare altrove in cerca di saggezza; non pensare che sia vagamente tutt'intorno a te, come un gas invisibile e benigno che fluttua nell'aria. No, la saggezza si troverà in una persona in particolare, Gesù Cristo, e in un momento particolare, questo momento della tua preghiera, e in un luogo particolare, nella parola ispirata che Egli ti rivolge. È un atto di fede accettare che questo sia vero e che sarà fruttuoso per noi, proprio come fu un atto di fede per quei tre apostoli seguire Gesù nel cuore del giardino oscuro dove sarebbe stato consegnato per la vita del mondo.

Il secondo passo è una continuazione del primo – eri già seduto qui, ora rimani qui, non andare via quando ti distrai, ti stanchi, ti spaventi o ti annoi – e tuttavia va oltre: rimani sveglio. Rivolgi la tua mente attivamente, interrogativamente, alla parola che hai davanti. Rivolgila e rigirala, sbatti la testa contro di essa e rimani sveglio, attento a ciò che sta cercando di dirti.

Il terzo passo prosegue il passo precedente (rimanete svegli! – non possiamo mai rinunciare alla nostra vigilanza e addormentarci), ma aggiunge, in modo significativo: pregate. Dal vostro dimorare nella parola del Signore, sicuramente una preghiera inizierà a sorgere nel vostro cuore. Lasciatela sorgere, lasciatela fluire nella vostra coscienza, nelle vostre parole, affinché possa essere la risposta che date, dal vostro cuore, al Signore che vi parla. Pregate – pregate per voi stessi, per i vostri cari, i vostri nemici, i vostri governanti, chiunque e qualsiasi cosa per cui desideriate pregare o intercedere. Così facendo, non solo rimarrete svegli, ma diventerete uno strumento attraverso il quale il Signore diffonde la Sua veglia e la Sua pace ad altri oltre a voi stessi.

Il quarto passo è una sorpresa: Alzatevi, dice il Signore, e guardate. È qui che il Signore ci solleva con la Sua forza, perché non possiamo elevarci da soli alle Sue altezze. Eppure ci comanda di sollevarci, perché se intendiamo sollevarci con la Sua grazia, Egli ci solleverà, perché Egli è misericordioso e ama l'umanità. GUARDA, guarda cosa c'è da vedere nei Suoi misteri: Egli inizierà a mostrarceli e a condividerli con noi attraverso un'intuizione inaspettata, un'immersione immeritata nella Sua semplice verità. Questo è il dono della contemplazione, e inizia con la nostra disponibilità ad alzarci e vedere.

Nel giardino, Gesù stesso prega tre volte, usando le stesse parole: un modello per noi, mentre lottiamo con l'angelo di Dio, mentre accettiamo il calice che dobbiamo bere, mentre scopriamo che la volontà del Padre è il nostro sostentamento e la nostra vita.

La lectio divina è uno strumento essenziale nella vita del cattolico tradizionale. È stata un elemento fondamentale (o meglio ancora, fondamento) della vita monastica fin dalle sue origini. È stata la devozione ricorrente e vivificante di innumerevoli santi. Ha plasmato grandi teologi e mistici. Ci è raccomandata ripetutamente dai papi e arricchita di indulgenze. È un pane spirituale che nutre la nostra fame e tuttavia ci fa desiderare sempre di più il Pane della Vita, nostro Signore Gesù Cristo, nella Sua Presenza Eucaristica e nella Sua gloria celeste. "È il tuo volto, o Signore, che cerco; non nascondermi il tuo volto". 

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

3 commenti:

E.P. ha detto...

Brevissimo promemoria: l'astinenza riguarda le cose che riteniamo buone. Il Papa proponeva di astenersi da "parole che offendono il prossimo"... beh, ma quella non è astinenza quaresimale, in quanto è qualcosa che andava fatto indipendentemente dalla quaresima.

tralcio ha detto...

La presentazione organica della fede è un’esigenza irrinunciabile.
In Cristo tutto l'universo è creato e il Lui tutte le cose sussistono.
C'è un'integrità di fondo, un cattolicissimo "secondo l'intero".
Ogni singola verità di fede concorre a che rifulgano vicendevolmente le altre.
Nell'intero-integro la centralità del mistero di Cristo è origine di tutto.
La volontà di salvare la creazione respira quest'armonia unitaria.
I miti, gli afflitti, i perseguitati, i puri di cuore sono riuniti nell'unica beatitudine.
I poveri in spirito e gli operatori di pace vengono unificati nel paradiso, con Lui.
Chi resta fuori non è nel nulla, ma nel luogo di un'eterna dannata separazione.
L'eresia nega e taglia via qualcosa, impedendo all'integrità di esserlo.
Quel buco deturpa la piena comunione e quindi attenta al paradiso dei beati.
Ogni frammentazione inevitabilmente perde una parte di un tesoro di Grazia.
Ogni sottovalutazione della Dottrina toglie sapienza al gusto delle cose di Dio.
Il Catechismo è necessario per aprire la conoscenza alla vera sapienza.
Chi contempla e gusta Dio non si ferma alle regolette, ma ne intende l'Oltre.
L'intende senza fraintenderlo, senza fare di un conoscere un modo di tagliare.
La quaresima può essere un terreno fertile o sassoso, lasciando duro il cuore.
La tenerezza di Dio si assaggia abbandonandovisi fiduciosi e non da scettici.
Chi assaggia si è già fidato, mentre chi analizza sospettoso conosce e non assaggia.
Nella semplicità di chi sa, la sintesi è che "é buono", gustando l'intero.
Certa scienza ti dice tutti gli ingredienti, ne schifa qualcuno e resta lì, senza sapore.
Nella sinfonia ogni strumento ha il suo spazio, nella genialità del Compositore.
Chi sente ha sentimento e sensibilità, intelligenza e affetto.
L'intelletto senza affetto ha il difetto di scartare un pezzo di amore del Compositore.
Un intelletto pieno di affetto intende tutto, per bearsi della bellezza della sinfonia.
Perchè Dio creò la donna da una costa dell'uomo e da altrove?
Perchè Dio per rivelarsi, scelse di esser figlio di una Madre che stette sotto la croce?
Perchè questo dice il ruolo della creatura di Dio, non schiava né dominatrice.
Vuole un'anima che intenda il mistero, facendo comunione. Chiamata a coeternizzarsi!
Il mistero di Cristo e la Chiesa, delle nozze dell'Agnello nella Gerusalemme celeste.
Beati. Comunque ci siate arrivati, riuniti in paradiso da quella salvezza.
La Chiesa nasce dai sacramenti, scaturiti dal costato di Cristo morto in croce.
Siamo redenti e purificati da quel sangue e acqua. Nutriti da quel corpo e sangue...
Sta tutto insieme. Di due fa uno. Tutto è riportato all'Uno.
Nell'intero c'è posto anche per l'inferno: non vuoto, ma abitato dall'eterno rifiuto.
La salvezza è offerta a tutti, nella libertà di un rifiuto. Allora non si può essere beati.

da ex studente di Giurisprudenza ha detto...

Forse l'avevo già fatto notare: domani, per una coincidenza mai verificatasi prima e che mai più si verificherà per diversi millenni, inziano contemporaneamente Quaresima, Ramadan e Anno Cinese!
Se sarà un anno felice o no, non posso dirlo.