Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

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giovedì 20 giugno 2013

Mi scrive una lettrice

Mi limito a pubblicare il messaggio che ho ricevuto e il riferimento della Scrittura come commento. Credo che basti. Io non ho parole e quelle che ho le uso - per cristiana prudenza - quando strettamente indispensabili. Quelle indispensabili sono: un conto è dire "ha preso su di sé i nostri peccati", per vincerne sulla Croce il Male che ne è la radice, un altro conto è dire "si è fatto peccato".
Non mi risparmio, invece, un commento nella speranza di coglierci. Diciamo che può essere una difficoltà linguistica e anche l'accenno a ciò che succede in confessione come a qualcosa di profondo è importante: la salvezza di Cristo che opera ogni volta nel perdono che riceviamo. Ma il modo di esprimerlo, diciamo che non è corretto; e che non ci sia nessuno che ha autorità che lo noti e che, con garbo, rettifichi è grave.

Gentile Mic,
non può essere questo il parlare di un qualsiasi cattolico, non può essere questo il parlare di un Sommo Pontefice, e qualcuno, nell'assordante silenzio della gerarchia, deve mettere in guardia i fedeli. Con estremo rammarico.
Rita G. -  che mi rimanda a questo link, su AsiaNews
" Papa Francesco ripete in modo incalzante quello che definisce il "pilastro" della vita cristiana, e cioè che "Cristo si è fatto peccato per me! ".
Queste precise parole sono pubblicate, e dunque avallate, da AsiaNews, diretto da un padre missionario che ho sempre stimato e rispettato, ma che sembra non accorgersi di nulla...
La vera riconciliazione, sottolinea Francesco, "è che Dio, in Cristo, ha preso i nostri peccati e Lui si è fatto peccato per noi. E quando noi andiamo a confessarci, per esempio, non è che diciamo il peccato e Dio ci perdona. No, non è quello! Noi troviamo Gesù Cristo e gli diciamo: 'Questo è tuo e io ti faccio peccato un'altra volta'. E a Lui piace quello, perché è stata la sua missione: farsi peccato per noi, per liberare a noi".
Questo dice San Paolo:
Rm 8,3-4 - Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito.
Eb 4,14-15  - Poiché dunque abbiamo un grande sommo sacerdote, che ha attraversato i cieli, Gesù, Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato.