sabato 3 febbraio 2018

L'Anticristo e gli anticristi. Convegno a Seregno sull'attualità di una figura apocalittica

A partire dalle Omelie dell’Avvento pronunciate nel 1835 dal giovane John Henry Newman nella cappella universitaria di St Mary a Oxford la figura dell’Anticristo trovò nel secolo XIX importanti approfondimenti sia in campo letterario che teologico. Ognuno ricorda, tra gli altri, I miracoli dell’Anticristo di Selma Lagerlöf, I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo di Vladimir Solov’ëv e Il padrone del mondo di R.H. Benson, uscito agli albori del nuovo secolo. Risale invece al 1966, a un periodo di svolte radicali e preoccupanti, il saggio Der Antichrist, scritto con profondo senso teologico cattolico, del musicologo e scrittore tedesco Reinhard Raffalt. 

La prospettiva di quest’ultima opera – la cui edizione italiana è stata pubblicata per la prima volta dall’editore aronese xy.it con un’ampia postfazione di Andrea Sandri (vedi qui) – consente di pensare nella continuità del magistero e della teologia cattolica la figura e, se si vuole, l’attualità dell’Anticristo in un’epoca, la nostra, dagli evidenti tratti anticristici: senza dunque cedere alla tentazione di cadere negli errori e nelle eresie che si affacciano, più o meno con la medesima tipicità, ogni volta che il tempo storico sembra subire un’accelerazione verso i tempi ultimi. 

I temi fondamentali toccati da Raffalt saranno ripresi sistematicamente dal teologo don Manfred Hauke e da p. Serafino Lanzetta nel corso di un piccolo convegno organizzato dal Circolo culturale John Henry Newman di Seregno per il 16 febbraio. Riportiamo qui di seguito il programma della serata.

Venerdì 16 febbraio - ore 21 a Seregno
nella Sala Civica Mons. Gandini Via XXIV maggio, 3

L'Anticristo. Aspetti biblici e sistematici
Prof. don Manfred Hauke Teologo - Facoltà Teologia di Lugano

Il contributo di Reinhard Raffalt alla comprensione della figura dell'Anticristo
Padre Serafino Lanzetta - Libero docente di Teologia presso la FTL

Andrea Sandri
curatore del volume di Reinhard Farralt (zy.it, Arona 2017)
Presidente del Circolo culturale Cardinal J.H. Newman
[Fonte]

14 commenti:

Magno di Borbone ha detto...

http://www.secoloditalia.it/2018/02/lorrore-a-pamela-strappate-viscere-cuore-il-sospetto-di-riti-voodoo/

http://www.secoloditalia.it/2018/02/borderline-seguito-dai-medici-lasciato-dalla-fidanzata-ecco-chi-e-luca-traini/

http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2018/01/26/reintrodurre-schiavitu-societa-moderna/

http://www.lastampa.it/2018/02/03/italia/cronache/lezioni-di-fedelt-per-i-fidanzati-gay-la-diocesi-ritiro-spirituale-in-convento-azEXT943ny4kEGIrfNKcvI/pagina.html

Nell'ordine in pochissimi giorni: riti satanici, possibili guerriglie tra italiani ed immigrati poco prima delle elezioni (il personaggio che ha dato il via sembra la cavia MKultra perfetta),
schiavismo moderno pubblicizzato così come corsi di fedeltà omosessuale in chiesa.

Dimenticavo la gravissima bestemmia europea con la sentenza che permetterebbe di usare Gesù e Maria come fossero modelli pubblicitari.

I tempi stringono e l'orrore è sempre più visibile davanti agli occhi di chi vuole vedere.

Sia lodato Gesù Cristo.

Anonimo ha detto...

L'articolo sullo schiavismo è ovviamente una provocazione che intende sottolineare come esistano già situazioni peggiori oggi dello schivismo antico.

Anonimo ha detto...

"Agere sequitur esse. L'agire segue l'essere. Se in politica la dottrina sociale della Chiesa viene emarginata, l'agire dei cattolici si frammenta e si immiserisce l'unità dell'essere".
(S.E. mons. Giampaolo Crepaldi, MIlano 3 febbraio 2018)

Anonimo ha detto...

Gentile Mic, in questi giorni ho preso in prestito alla biblioteca (comunale!) un libro che avevo letto già nel passato e sempre rimasto sotto silenzio nella pubblicità, ma molto lucido, non passionale e assai attuale. Ormai introvabile!

"L'Anticristo", di don Gianni Baget Bozzo, edizioni Mondadori - 2001

Lui negli ultimi 30 della sua vita ha celebrato sempre il rito antico.

Sebbene sacerdote controverso, questo libro è illuminato. Secondo me ovviamente.

Se lei avesse la possibilità di procurarselo, spenda un po' del suo tempo a dargli un'occhiata almeno. Troverà tante cose dette con grande anticipo (nel 2001!), misura e profondità. Dal Concilio in poi, questo lui analizza.

La ringrazio

Tradizionalisti cattolici ha detto...

CHI SEGUIRE IL SUCCESSORE DI PIETRO O CRISTO?
Da quando gli eretici modernisti sono riusciti con abile strategia a creare le condizioni che hanno costretto Benedetto XVI alle “volontarie” dimissioni e ad insediare sul seggio di Pietro un loro autorevole rappresentante (il quale ne porta avanti le istanze), la dottrina immutabile di Santa Romana Chiesa ha cominciato a vacillare.
Chi ha un minimo di conoscenze teologiche sa perfettamente che tutto ciò che costituisce il Deposito della Fede («Depositum Fidei») e ciò che viene definito dogmaticamente dal Magistero ecclesiastico («Dogma»), è inalterabile, ovvero nessuna modifica può essere ad essi apportata. Ci si può interrogare su come meglio esplicitarli alla luce delle sfide che pone via via il mondo moderno, ma in nessuna delle loro parti possono essere effettuate alterazioni. Il Santo Padre ‘pro tempore’ non è il proprietario del Deposito della Fede e dei Dogmi, ma soltanto il custode, il quale ha il compito di tenerli «in naftalina», cioè conservarli e ciò con buona pace dell’Imām di Santa Marta che afferma esattamente il contrario. E chiunque si arroghi il diritto di modificarlo alterandolo si mette ‘ipso facto’ fuori dalla comunione ecclesiale. Di quanto appena esplicitato la quasi totalità dei laici ne è praticamente all’oscuro e questo perché non sono stati mai indottrinati a dovere dai pastori loro affidati.
Andiamo ora alla questione cruciale che ci interessa e cioè: quando un Pontefice o un Vescovo alterano il Deposito della Fede, creando dottrine oggettivamente in contrasto con quanto comandato da nostro Signore Gesù Cristo, chi dobbiamo seguire dei due visto che seguendo il primo dispiaceremmo il secondo e viceversa? Per rispondere a questo interrogativo dobbiamo analizzare il passo biblico in Gv 14,23-24, dove Gesù dice testualmente:

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato».

È incontrovertibile che qui Gesù vuole significare che se lo amiamo, soltanto se l’amiamo, nient’altro che se l’amiamo, dobbiamo osservare la sua Parola, cioè i suoi comandamenti; ora, non v’è dubbio alcuno che l’adulterio per Gesù è peccato e, se ricordate, dice all’adultera, «va’ e d’ora innanzi non peccare più». Per cui, in questo periodo di confusione volutamente indotta dobbiamo continuare a ritenere l’adulterio peccato e la conseguente comunione agli adulteri impenitenti sacrilegio, foss’anche ci dica il contrario il Papa in persona. Infatti, Gesù qui non ci dice «se uno mi ama deve seguire il papa» o «i vescovi», ma la sua «Parola». Se la parola del Papa o del vescovo è oggettivamente in opposizione a quella di Gesù, è quella di Gesù che dobbiamo seguire. L’autorità pontificia e quella episcopale hanno la loro ragion d’essere in Cristo, non il contrario. Comunque sia, non abbiate paura ne dubbi, gli eretici modernisti oggi al potere con Bergoglio riusciranno, ahimè, a scardinare il Deposito della Fede e a demolire i dogmi come profetizzato nelle Scritture, ma rimanendo fedeli al Magistero bimillenario di Santa Romana Chiesa non corriamo alcun pericolo. Recentemente Dio Padre ci ha donato due Pontefici meravigliosi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, seguiamo il loro esempio nella fedeltà che hanno manifestato al Magistero bimillenario della Chiesa e tutto andrà bene. Quella di Francesco è soltanto una sgradevole parentesi meramente umana e come tutte le realtà umane e destinata presto o tardi ad avviarsi a conclusione.

fabriziogiudici ha detto...

Tre note:

* Sull'evoluzionismo, d'accordo.

* Sulle scimmie che scrivono a macchina: d'accordo, solo da precisare che qui Darwin non c'entra, almeno direttamente. Il "Teorema della scimmia instancabile" è una forma divulgativa del "Paradosso di Borel", che è parte della statistica, non della biologia. La scimmia è semplicemente un attore che preme tasti a caso (oggi potremmo ri-narrare il teorema con un computer al posto della scimmia). Il teorema ha un senso validissimo in statistica, come dice don Elia è usato a sproposito in ambito metafisico.

* Non vedo invece il problema con il Big Bang. Il Big Bang è stato attaccato originariamente da scienziati come Einstein, ed altri, che negavano una creazione divina ex nihilo, infastiditi dalla consonanza del Big Bang con la Genesi. Ed è tutt'ora attaccato, in altro modo, da scienziati come Hawking, sostanzialmente per lo stesso motivo. Il propositore della tesi, Lemaître, era cattolico - mi rendo conto che ormai questo non necessariamente è una garanzia, ma Pio XII citò il Big Bang in alcuni suoi discorsi e si consulto con il prete-scienziato Lemaître in qualche circostanza.

Magno di Borbone ha detto...

A proposito di "strane coincidenze" negli assassini solitari:

https://www.maurizioblondet.it/fossimo-usa-perfetto-solitary-assassin/

Anonimo ha detto...

"Vorrei sapere come mai lo spacciatore squartatore assassino di Pamela Mastropietro (definito pervicacemente ‘presunto’ dai media supergarantisti a intermittenza) era libero di delinquere in Italia.
Vorrei conoscere i nomi di chi non ha applicato le (blande) leggi esistenti.
Vorrei essere informato sui tempi e sulle circostanze dei reati da lui commessi da quando è sul territorio nazionale.
Vorrei conoscere il nome del prestanome, intestatario dell’appartamento e delle utenze dove viveva – base operativa dello spaccio – e dove ha macellato una povera ragazza 18enne.
Vorrei sapere chi lo ha aiutato sin dall’inizio a radicarsi senza diritto nella nostra Nazione. Chi lo ha trasportato in Italia, chi gli ha dato sostegno e assistenza, dove ha vissuto e persino che quali luoghi frequentava.
Vorrei conoscere il nome dell’avvocato (ovviamente pagato coi soldi degli italiani, grazie al gratuito patrocinio garantito per legge) che lo ha assistito per trovare i cavilli giuridici a eludere ogni controllo.
Vorrei anche sapere il contenuto dei fascicoli giudiziari con la sua storia di clandestino.
Vorrei leggere le interviste a chi lo ha conosciuto e frequentato. Persino di chi gli ha venduto la candeggina dopo il delitto con la quale ha lavato accuratamente i resti di Pamela per far sparire ogni traccia di DNA come insegnato dai telefilm polizieschi.
Vorrei leggere che la polizia si interroga sui nomi dei probabili complici, partecipanti alla bestiale mattanza di Pamela.
Vorrei che qualcuno mi dicesse che fine hanno fatto le parti mancanti del corpo della ragazza.
Vorrei leggere analisi e commenti sul retroterra culturale che sta dietro a uno squartamento rituale. Essere adeguatamente informato sulle pratiche cannibalistiche dell’Africa nera. Sui riti voodoo, sul satanismo o sul culto di Osiride.
Vorrei che la vita di Innocent Oseghale (strano destino che un delinquente assassino abbia come nome proprio ‘innocente’) venga analizzata pubblicamente in ogni dettaglio come quella di un Luca Traini qualsiasi.
Vorrei tutto questo proprio perché non sono razzista.
Vorrei davvero, infatti, che lo spacciatore assassino venga trattato come fosse un italiano qualsiasi. E peggio per lui!"
Mario Dionisotti su FB

viandante ha detto...

@Fabrizio Giudici
Personalmente nutro seri dubbi anche sul Big Beng. Che da un'esplosione possa nascere un'armonia come quella del creato mi meraviglia alquanto. A meno che l'esplosione sia guidata da una mente suprema...

fabriziogiudici ha detto...

A meno che l'esplosione sia guidata da una mente suprema...

Ovvio: mica il Big Bang è il punto di partenza e poi l'universo va da solo. Prendi il bruco. Quando entra nel bozzolo, tutto il suo corpo si disfa e diventa una specie di pappetta informe di cellule e composti chimici. Diresti mai che da lì esce fuori un'armoniosa farfalla?

Tutto sussiste perché Dio continuamente pensa ad ogni entità del cosmo. Anche le leggi della natura sussistono in lui. Non c'è altra spiegazione seria alla coerenza del cosmo.

Detto questo: ribadisco che ogni modello scientifico è provvisorio per sua natura. Io non sostengo che la teoria del Big Bang dice perentoriamente che le cose sono andate così e il discorso finisce. È semplicemente l'attuale spiegazione migliore, che permette anche di capire altre cose (come la struttura delle galassie e delle stelle), e non introduce contraddizioni insormontabili con il Magistero. Che sia un modello che necessita sviluppi è evidente già scientificamente, nel fatto che è di derivazione relativistica, e si sa che la relatività generale è in conflitto con un'altra branca di successo della scienza, la quantistica (lo ricordava PP tempo fa).

La differenza con l'evoluzionismo (che parimenti non può essere considerato una spiegazione definitiva per principio epistemologico, oltre al fatto che ha ancora enormi lacune già dal punto di vista scientifico) è che esso fa affermazioni inconciliabili con il Magistero (tant'è che se si prova a conciliarle, ne esce fuori un'eresia, tipo quella teihlardiana) e che appaiono fondamentali per la sussistenza della teoria.

viandante ha detto...

Il problema è che la maggior parte degli scienziati sostengono il Big Beng senza nessuna guida di una mente superiore. Per questi a partire dal Big Beng tutto è un susseguirsi inevitabile di processi fisici naturali. E di questo io dubito fortemente (eufemismo).
Io credo che Dio ha creato l'Universo creando anche le sue leggi, ma poi ovviamente non si è addormentato. Sarebbe un po' complicato spiegare tutto qui, il punto è non illudersi che sostenendo il Big Beng si è per forza nel solco della Scrittura. Forse, ma non ne sono sicuro.

tralcio ha detto...

La nostra cultura ormai inquinata dai "lumi" sconta il peccato originale di voler ricomprendere Dio nelle leggi con le quali possiamo comprendere la Sua creazione.

Ormai abbiamo smesso di distinguere senza confondere lo spirito e l'anima, il cuore biblico e il cervello, l'intelletto (la visione) e l'intelligenza (l'ideazione, l'astrazione). Sembra che la conoscenza "per grazia" (possibile anche e soprattutto ai piccoli, anche ignoranti nel senso del loro cursus studiorum) sia un'illusione, mentre quella per sforzo, per merito e per ragionamento (tipica dei dotti e dei sapienti) sia l'unica a dover contare, anche con Dio.

Abbiamo sempre la tentazione di razionalizzare tutto, quasi che non sia vero che Dio abbia altri mezzi e strade per farsi conoscere, in cui l'uomo è totalmente passivo (per esempio i sogni che ricevette San Giuseppe, derubricando completamente ogni approccio psicanalitico).

Così lo scopo e la natura della conoscenza umana pretendono di capire-tutto con la mente razionalmente, in un susseguirsi “logico” di cause ed effetti interno alla nostra visuale, fino a “possedere Dio” e la creazione, ritenendoli disponibili alle nostre facoltà naturali, mentali e sensoriali. Dio invece si fa prossimo trascinando l’uomo là dove Egli sta (in Cielo), rispettandone l’alterità, senza confondere le rispettive identità (Dio è Dio e l’uomo una creatura, per quanto speciale). La relazione NON è “alla pari”.

All’uomo, circa Dio, non compete e non è chiesto di capire-tutto, razionalmente, ma di abbandonarsi alla fede, chiedendo la grazia della visione, consapevole che la grazia è resa accessibile innanzitutto dall’umiltà e la visione di Dio abbisogna essenzialmente di un "cuore puro".

Il big bang (che prevede l'esistenza di un creatore) non è meno inadeguato a comprendere la creazione (dal nulla all'essere) di quanto possa essere la teoria di Hawking in cui lo spazio e il tempo potrebbero definire una superficie chiusa senza confini: il ruolo di Dio in questo caso potrebbe ridursi a zero. Dovremmo preferire il big bang solo perché esso “salva Dio”? Siamo noi a dover "salvare Dio" dalla scienza umana? Inseguiamo l'evoluzionismo perchè la scienza ne fa un idolo?

Questo accade perchè, anche da credenti, vorremmo razionalizzare tutto, anche Dio, riconducendoLo ai nostri schemi, pena il non ritenerLo "vero"? Un approccio su base razionale a Dio resta un atto di superbia. Il sacrificio richiesto alla mente umana che vuole discutere teologicamente di Dio è invece la kenosis, l'abbassamento, lo svuotamento.

Accantonare le categorie dell'intelligenza, la logica stessa, è l'umiliazione massima della mente, prerequisito per accostarsi senza superbia a Dio (Ti ringrazio, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e ai saggi, e le hai rivelate ai semplici Mt 11,25). Questo non significa rinunciare all’intelligenza e alla logica, che competono alla mente e al pensiero e servono per studiare pietre e cellule, poichè l'inaccessibilità dell'essenza di Dio ci vincola sempre a una fede che non vada in contrasto con l'evidenza scientifica.
E' proprio l'evidenza dei fatti (il "miracolo") a volte a mostrare che Dio sa uscire dalle leggi fisiche. Quando uno scienziato ricerca, non fa altro (anche se non se ne rende conto) che adorare la partecipazione di Dio nella natura. Quando si studia e ci si accosta alla verità, si rende gloria a Dio, proprio perchè Lo troviamo rivelato oltre i nostri schemi, in cui ci piacerebbe rinchiuderLo.

fabriziogiudici ha detto...

Il problema è che la maggior parte degli scienziati sostengono il Big Beng senza nessuna guida di una mente superiore.

Questo è vero, ma non vedo il nesso con il Big Bang. Mi spiego: prendiamo la forza di gravità. Uno scienziato materialista la accetta, pure in questo caso escludendo la guida di una mente superiore: dunque noi credenti dobbiamo rigettare la Legge di Gravitazione Universale perché certi la sostengono senza guida di una mente superiore? Se la teoria scientifica in esame non pone problemi teologici, la questione dell'interpretazione materialista è generale e non risiede tanto nella teoria in sé, quanto nell'errata concezione di scienza e nel rapporto con la metafisica che è nella mente degli uomini. Per esempio, mi ricordo un'intervista di Margherita Hack che spiegava il livello di comprensione raggiunto dalla conferma dell'esistenza del Bosone di Higgs, che spiega più a fondo certi fenomeni. Lei disse che in qualche modo quella particella era "dio". Dove sta il problema reale? Che la scienza spiega solo causa seconde e l'interazione (la catena di causalità) tra cause seconde. La causa seconda che sta in coda alla catena diventa nella mente dei materialisti la causa prima: ecco che la particella diventa un "dio" (e si arriva ad una forma di panteismo). Ma come fa una particella, ente privo di volontà, ad essere una causa prima? Perché "obbedisce" ad una legge? Perché tutte le particelle di quel tipo "obbediscono" in modo coerente? Non sono domande scientifiche. I materialisti tentano disperatamente di dare risposte scientifiche, per esempio per mezzo dei pateracchi noti come "principio antropico", ma sono clamorose arrampicate sugli specchi. Potrebbero vincere un premio Ignobel, perché certamente riconosco loro un certo livello di elaborazione, che è frutto di una mente intelligente, ma poi sono un po' come le supercazzole di Rahner: sembra che spieghino qualcosa, in realtà sono parole vuote. Il problema dunque non sta in questa o quella teoria scientifica (ripeto: a meno che non contraddica di per sé il dogma in modo evidente), quanto nella limitazione mentale degli uomini che la interpretano, e non vogliono riconoscere che la scienza, così come è formulata nel suo metodo di lavoro, non è un grado "per costruzione" di dare spiegazioni fuori dalla catena di cause seconde. Il che implica che se si vuole arrivare alla causa prima, bisogna uscire dalla fisica ed entrare nella metafisica.

viandante ha detto...

Il problema è che questa teoria del Big Bang senza la guida di una mente superiore, ma spiegata solo su base scientifica, non regge.
È come il passaggio dall'inorganico all'organico, si possono dire molte cose ma senza un salto qualitativo che fino a prova contraria può essere dovuto solo all'intervento di una mente superiore, non regge.
La scienza sicuramente è uno strumento utilissimo, ma dobbiamo sapere quali sono i limiti di questo strumento e non solo le domande che si possono o meno porre alla scienza. Io ho l'impressione che molti scienziati malati di scientismo questi limiti non li conoscano.