venerdì 9 febbraio 2018

Gabriele Kuby, “impavida guerriera” antigender / Attivismo progender in un liceo milanese

Rina Ceppi, una delle due traduttrici, impavida lei pure e tenace combattente nonché educatrice a tutto campo mi segnala questo importante libro che andrebbe diffuso il più possibile e soprattutto non dovrebbe mancare nelle biblioteche di associazioni cattoliche e parrocchie. 
Estraggo dall’articolo, che rilancio da qui, queste brevi informazioni molto indicative:

"L’introduzione all’edizione italiana è del compianto cardinale Caffarra, che si è sempre esposto nella difesa di vita e famiglia. Egli considerava la lettura di questo libro come «un invito potente a uscire da quel sonno della ragione che ci sta conducendo alla perdita della libertà, cioè di noi stessi». 
La prefazione è invece affidata a Robert Spaemann, filosofo e teologo tedesco, che esprime la sua gratitudine per questo lavoro definito “illuminante”.
Infine la postfazione è di Toni Brandi, presidente di ProVita, che spiega tutte le iniziative che l’associazione ha intrapreso in questi anni e che hanno riguardato i temi trattati dalla Kuby.

Il suo è un testo che vuole far pensare e spingere verso azioni finalmente consapevoli. Perché i guerrieri impavidi non rimangano a lottare da soli, ma siano sostenuti da una maggioranza coscienziosa, che, se vuole, può invertire la pericolosissima rotta intrapresa."

Se conoscete qualcuno che per caso non ne fosse ancora convinto, come dimostrazione che questo tema è di una drammatica attualità, fategli dare un'occhiata, in fondo all'articolo, alle due foto di un programma di un'attività chiamata "Assemblea di istituto" del liceo scientifico statale Leonardo da Vinci di Milano, dove per un'intera giornata gli studenti durante le ore che dovrebbero essere dedicate all'apprendimento sono tenuti a sorbirsi un'assurda estrema propaganda LGBT con conferenze e films a gogò. (marius)

Gabriele Kuby è un’ «impavida guerriera». La definizione è di Benedetto XVI, il Papa della lotta alla dittatura del relativismo: l’apprezzamento diventa allora una medaglia al merito. Qual è la lotta in cui questa donna, che proviene dalla stessa patria del Papa emerito, si è impegnata talmente da suscitare questo prezioso complimento? In un contesto differente da quello attuale Kuby sarebbe solo una sociologa, che fa bene il suo mestiere, e una giornalista, che utilizza i media per divulgare le proprie conoscenze. In questa nostra contemporaneità, invece, ha dovuto sfoderare le armi della sua disciplina per combattere, dati e informazioni alla mano, contro la deriva antropologica attuale. Quella deriva che vorrebbe fare piazza pulita di tutte le certezze in ambito naturale e morale. È stato pubblicato in Italia negli ultimi mesi del 2017 il suo “La Rivoluzione Sessuale Globale. Distruzione della libertà in nome della libertà”, edito da Sugarco Edizioni (25, 00 euro, p. 352). Il titolo allude a quel grande cambiamento di mentalità – una rivoluzione a tutti gli effetti – che vuole ribaltare dalle fondamenta i nostri comportamenti, le nostre azioni, le nostre stesse identità. Il sottotitolo è un indizio importante per capire che ovunque si avverta la presenza nefasta di una colonizzazione ideologica, quale quella in atto, la libertà è già minacciata. Il testo della Kuby è stato tradotto in nove lingue, perché oggi i temi che l’autrice tratta sono di un’importanza capitale. L’autrice non è nuova alla trattazione di questi argomenti perché ha già scritto in precedenza un libro, pubblicato da Cantagalli nel 2008, intitolato “Gender Revolution. Relativismo in azione”.

Il saggio sulla rivoluzione sessuale globale si presenta come lettura essenziale non soltanto per quelli che ancora non hanno preso coscienza dell’indottrinamento a cui siamo continuamente sottoposti, ma anche per coloro che, avendo ben compreso la gravità degli attacchi alle identità maschile e femminile, alla vita, alla famiglia, vogliono avere sottomano un volume valido e ben documentato. Per affrontare la stessa sfida dell’autrice. Perché il mondo di oggi non avrebbe bisogno di impavidi guerrieri, magari solitari, che pagano un alto prezzo (come la Kuby o altri, spesso attaccati per le loro posizioni): avrebbe bisogno invece di tante coscienze deste, vigili e vigilanti, per opporre un secco rifiuto ai reali tentativi in atto di falsificazione e manipolazione della realtà, di decostruzione del maschile e del femminile, di smantellamento della famiglia, di spinte violente verso politiche abortiste. Quello della Kuby è un libro scritto senza fronzoli, in un linguaggio accessibile, e chiunque può facilmente orientarsi riguardo alle problematiche prese in esame dall’autrice. La traduzione italiana è di Roberta Romanello in collaborazione con Rina Ceppi-Bettosini.

La sociologa e giornalista tedesca, che è anche relatrice internazionale, non si accontenta di analizzare la situazione odierna, ma va alla radice dei problemi. Kuby rintraccia i precursori della temibile rivoluzione sessuale odierna: alcuni nomi sono già tristemente noti, altri sono meno conosciuti ma altrettanto ispiratori di pseudo libertà che lasciano solo macerie. Di questi uomini e donne, l’autrice ci spiega, nei particolari, il deleterio contributo alla creazione di una mentalità i cui effetti stiamo constatando con i nostri occhi in questi ultimi anni. Illustra il disegno occulto che tiene le fila di tutto quello che stiamo sperimentando oggi nei nostri stati occidentali (principalmente, ma non solo): dalle leggi sulle unioni (o matrimoni) omosessuali ai tentativi (più o meno andati a segno) dell’introduzione del gender nelle agenzie educative, dai rischi che minacciano la libertà religiosa all’impegno per attuare politiche a favore dell’aborto, dall’uso propagandistico dei mass media agli apparentemente incomprensibili diktat (in realtà spiegabilissimi una volta compreso il disegno nascosto) che provengono dalle istituzioni internazionali o europee. Ma l’autrice si sofferma anche sulla pornografia, questa piaga tremenda, i cui danni possiamo vedere già adesso, anche sulle nuove generazioni, e che, pur costituendo un problema di reale emergenza, non è combattuta come dovrebbe essere. Senza dimenticare di evidenziare che studi rigorosi per ogni ambito trattato o subiscono dure contestazioni o sono ignorati se si oppongono all’ideologia dominante. Così non è riconosciuta nemmeno la possibilità di aprire un dibattito serio sugli argomenti di cui gli studi si occupano. Questo inquieta: silenziare o ignorare voci che non si allineano al pensiero dominante non è un segnale di democrazia.

L’ analisi della Kuby non prescinde dalla fede cristiana, che ha abbracciato in età adulta. Se il libro è interessante per tutti gli uomini di volontà, esiste tuttavia in esso un preciso richiamo al cristianesimo professato. In un’intervista di alcuni anni fa a Tempi, la Kuby ha dichiarato: «Io appartengo alla generazione del ’68 e a quel movimento ho partecipato attivamente. Dopo la mia conversione mi sono cadute le bende dagli occhi». Questo le consente di sostenere che «Violenti e prepotenti dominatori, guerre, chierici corrotti e persino tremendi sistemi di terrore ateo del ventesimo secolo non sono riusciti a sradicare la cultura cristiana» (p.18) che ha fondato la civiltà europea, ma oggi il pericolo è ancora più grave perché «la scure è piantata alla radice» (p.19). Come è sotto gli occhi di tutti noi, l’attacco mira infatti a sovvertire tutte le certezze che abbiamo avuto per due millenni in odine antropologico e morale. Certezze che, in particolar modo dalla nascita del monachesimo in poi, hanno plasmato il cuore pulsante dell’Europa. Consapevole del prezioso patrimonio la tradizione cristiana costituisce per i popoli europei, l’autrice scrive: «Se nella storia parti della Chiesa si sono lasciate corrompere sotto i regimi totalitari, non si deve arrivare alla conclusione che una società priva di ancoraggio religioso potrebbe meglio resistere a nuove forme di totalitarismo» (p.310).

L’introduzione all’edizione italiana è del compianto cardinale Caffarra, che si è sempre esposto nella difesa di vita e famiglia. Egli considerava la lettura di questo libro come «un invito potente a uscire da quel sonno della ragione che ci sta conducendo alla perdita della libertà, cioè di noi stessi». La prefazione è invece affidata a Robert Spaemann, filosofo e teologo tedesco, che esprime la sua gratitudine per questo lavoro definito “illuminante”. Infine la postfazione è di Toni Brandi, presidente di ProVita, che spiega tutte le iniziative che l’associazione ha intrapreso in questi anni e che hanno riguardato i temi trattati dalla Kuby.

Leggendo il testo, il lettore avverte chiaramente che tutto quello di cui si parla non è un gioco: è importante capire, documentarsi, reagire. Non è un saggio che va letto per avvilirsi, credendosi solo insignificanti pedine in uno scacchiere con cui altri, a nostra insaputa, giocano la partita che desiderano. La Kuby avverte: «Dal 2013 l’opposizione cresce a tutti i livelli della società. Possiamo cambiare qualcosa! Esistono migliaia di iniziative che si pongono a difesa della dignità dell’uomo» (p. 326). Il suo è un testo che vuole far pensare e spingere verso azioni finalmente consapevoli. Perché i guerrieri impavidi non rimangano a lottare da soli, ma siano sostenuti da una maggioranza coscienziosa, che, se vuole, può invertire la pericolosissima rotta intrapresa. - (fonte)

10 commenti:

marius ha detto...

Dalla Nuova Bussola Quotidiana
http://www.lanuovabq.it/it/washington-puoi-diventare-demigender-o-binario-senza-consulto-medico

Il Dipartimento della Salute dello Stato di Washington ha previsto la possibilità di cambiare "sesso" per il tramite di un'autocertificazione. E’ sufficiente che il dichiarante lo faccia tramite un tutore da lui scelto. Quindi non servirà più non solo l’intervento chirurgico, ma anche una semplice visita medica per valutare la sanità mentale del richiedente. Queste nuove regole sono vigenti dal 27 gennaio scorso.

La persona potrà diventare maschio, femmina oppure X. Il Dipartimento chiarisce cosa si debba intendere con X:
“intersessuali, agender, amalgagender, androgino, bigender, demigender, da-femmina-a-maschio, da-maschio-a-femmina, genderfluid, genderqueer, neutri, non binario, pangender, terzo sesso, transgender, transessuale, Due Spiriti e non specificato”.

Forse chi vuole cambiare sesso potrà anche, secondo le nuove regole, non andare dalla psicologo, ma consigliamo fortemente una visita agli estensori di un simile elenco.


https://www.doh.wa.gov/LicensesPermitsandCertificates/BirthDeathMarriageandDivorce/RuleMaking

Anonimo ha detto...

Questi sono veri cattolici, veri combattenti per la causa di Nsotro Signore ! vedere per rendersene conto :
https://www.riscossacristiana.it/diocesi-di-torino-il-ritiro-spirituale-per-invertiti-una-lettera-di-andrea-peracchio-ad-avvenire/.... e buona ettura !

Anonimo ha detto...

A proposito del liceo milanese, sapete se c'è traccia di reazione dei genitori?

Anonimo ha detto...

Nel 2016 si era partiti con un questionario

https://www.osservatoriogender.it/il-liceo-leonardo-da-vinci-di-milano-diffonde-un-questionario-gender/

Oggi siamo ad una giornata, che dicono autogestita. Ma dove sono genitori e docenti?

Anonimo ha detto...

Scusate, ma secondo voi quale è la prevalente appartenenza politica della categoria dei docenti? Esistono ancora dubbi dopo 50 anni?

Anonimo ha detto...

Anonimo 21:18
Da docente scuola elementare posso confermare sì, che la scuola è prettamente di sinistra!
Fino a qualche anno fa più sul comunista, soprattutto quando c'era da dare addosso al nano e ai razzisti e visionari leghisti...ora stiamo sul catto/comunismo, anzi P.C. = politicamente corretto, come dice Veneziani.
Pur votando sempre per i "buoni" però, qualche frasetta qua e là sull'aumento della criminalità se lo lasciano sfuggire ultimamente, senza però mai ammettere da dove derivi questo aumento di criminalità.
Fino qualche anno fa sentivi frasi del tipo: "dei ladri non ho paura, perché tanto vanno solo da quelli coi soldi". Oppure: "i migraNTI vengono in Italia solo temporaneamente... è in Europa del nord che vogliono andare in realtà!". Ora ste frasi non le senti più...GRRRRRRRRRR

Anonimo ha detto...

Lo è da 50 anni, e se ne vanta pure, 'formidabili quegli anni' ha fatto scuola in ogni senso, sfornando docenti ignoranti e presupponenti e creando masse amorfe e ancora più ignoranti di 'studenti' ovvero giovani nullapensanti parcheggiati in scuole che niente insegnano al di là del PC, e tenuti a bagnomaria in università sempre più squalificate/anti per anni, purché paghino tasse salatissime per non trovare poi neanche uno straccio di lavoro, a parte i figli della beneamata società radical chic, ma loro mica vanno a scuola in Italia........pidioti di tutt'itaglia, pronti per il plebiscito del 4 marzo?

Anonimo ha detto...

http://costanzamiriano.com/2018/02/11/una-scuola-inclusiva-ma-non-mediocre/

Anonimo ha detto...

Gravissimo e da denunciare il fatto che i sindacati, nel contratto che è stato firmato dalle solite cgil.Cisl e uil il 7 scorso, abbiano rifiutato l'adozione del codice etico per i docenti, che prevedeva il licenziamento, ad esempio, per i responsabili di molestie agli allievi. Il tutto nell'ignoranza e nel silenzio generale. Tutti i genitori di studenti di Italia votando il 4 marzo dovrebbero tenere ben presente nella cabina elettorale dove ci hanno portato certi partiti....l'abominio e l'abuso sui più deboli legittimato. Vergogna!

irina ha detto...

La scuola è bacino di voti a sinistra, altrimenti detta ammortizzatore sociale, che riproduce se stessa in automatico. Visto che stiamo parlando di egemonia culturale in auge da settanta anni,i genitori, gli insegnanti, usciti dallo stesso stampino, ripetono in automatico la loro de-formazione su figli ed allievi. Un'egemonia culturale, manipolatoria, ormai di tradizione 'vivente'.