sabato 17 febbraio 2018

L’Opzione Benedetto. Vivere da cristiani in un mondo non cristiano e la lezione dei cristiani dei primi secoli

Ho da diversi giorni nelle bozze numerosi appunti sull'Opzione Benedetto - che si riferisce a San Benedetto protettore d'Europa - di cui molto si è parlato e si continua a parlare in relazione alla crisi epocale che stiamo vivendo e a possibili soluzioni per attraversarla non supinamente, ma in base alle esigenze ed alle risorse che scaturiscono dall'Incarnazione e dalla Redenzione che ci appartengono. Volevo mettere insieme, e trarre le mie conclusioni, quanto letto  su Il Foglio  [qui], su  Anonimi della Croce [qui], che cita  un articolo di Sandro Magister e quello de La Civiltà Cattolica che qualifica i sostenitori dell'opzione come "donatisti" alzando il tono della contesa. Su Il Timone, invece, troviamo la risposta alla provocazione de La Civiltà Cattolica [qui] di Rod Dreher, l'intellettuale americano che scrive e parla dell’Opzione BenedettoOggi Sandro Magister pubblica un'interessante testo, Come essere oggi "minoranza creativa". L'esempio dei cristiani dei primi tre secoli, accompagnato dalla lettera dell'Autore, che ci permette di approfondire e che trascrivo di seguito, preceduto da quanto traccia per sommi capi ma efficacemente Il Foglio:
[...] La riduzione quietista, rinunciataria dell’Opzione Benedetto è il modo più semplice per neutralizzare politicamente la proposta di Dreher sia dal lato conservatore sia da quello progressista. Per i tradizionalisti, l’Opzione Benedetto così rappresentata è una disonorevole rinuncia alla battaglia nell’arena pubblica, per i progressisti è una ostinata, occidente-centrica resistenza alle necessità di adattamento, per non dire di assimilazione, dell’esperienza cristiana al paradigma della vita secolarizzata che la realtà sembra reclamare a gran voce. Il libro The Benedict Option: a Strategy for Christians in a Post-Christian Nation, che esce oggi negli Stati Uniti, dovrebbe mettere fine alla proliferazioni di calcolati fraintendimenti che accompagnano una strategia, per riprendere il sottotitolo, che si definisce innanzitutto in termini negativi. L’Opzione Benedetto “non offre una agenda politica, non è un manuale di bricolage spirituale, non è una lamentazione standard sulla caduta e il declino”, scrive Dreher. Se è più semplice dire ciò che l’Opzione Benedetto non è, è perché in fondo l’autore non intende fondare una nuova sensibilità movimentista o costruire a tavolino un modello di comunità cristiana, un falansterio religioso da replicare ovunque, ma ripropone ciò che i cristiani hanno fatto per secoli senza necessariamente sentire il bisogno di dare alle loro azioni un nome. Hanno vissuto da cristiani. In modo creativo, flessibile, progredendo e correggendo la mira, adattandosi al mutare delle circostanze senza però credere allo spirito dei tempi. L’Opzione Benedetto non è dunque una fuga ordinata da un mondo dichiarato definitivamente inconciliabile con la mentalità cristiana, è un ritorno a casa.
Dreher ha coltivato in questi anni un’intuizione profetica che il filosofo Alasdair MacIntyre ha scritto nell’ultima pagina del suo capolavoro, After Virtue, tracciando un ardito parallelo fra la condizione contemporanea e l’età dei barbari: “Questa volta i barbari non stanno oltre le frontiere, ma ci governano da molto tempo. E la nostra mancanza di coscienza di ciò è parte del problema. Aspettiamo non Godot, ma un altro – certamente molto diverso – San Benedetto”. Il tentativo di Dreher è tracciare i contorni del volto di questo Benedetto “certamente molto diverso” che potrà vivere e trasmettere la fede in questo mondo di barbarie sorridente e democratica, e per questo il libro ha diverse velocità. Si tratta di un saggio critico che ripercorre la crisi della mentalità cristiana in occidente da Pico della Mirandola a Obergefell v. Hodges, la sentenza della Corte Suprema che ha legalizzato il matrimonio gay in America, ma ha anche una vena manualistica, prescrittiva, e sfocia infine nel registro della testimonianza, ché l’Opzione Benedetto la si può descrivere in teoria, ma è viverla in pratica che fa la differenza. La teoria è questa: “Potrebbe essere che il modo migliore per fermare la marea è… non fermare la marea? Cioè, smettere di disporre i sacchi di sabbia e costruire invece un’arca dove ripararci fino a che le acque non si saranno ritirate e potremo mettere i piedi di nuovo sulla terra asciutta?”. [...]

Caro Magister,
il suo articolo sulla "opzione Benedetto" coglie davvero una questione centrale – "la" questione centrale, direi – del cristianesimo contemporaneo: come vivere da cristiani in un mondo non (più) cristiano.
È stato anche il problema della Chiesa dei primi secoli: come vivere da cristiani in un mondo non (ancora) cristiano.
C’è un fattore, che alla coscienza dei cristiani di allora è stato molto presente e invece oggi si tende a non riconoscere più, mentre è determinante nel modo di affrontarlo: è quello della "krisis", cioè del giudizio che è capace di "mettere in crisi" la cultura mondana, e della "chresis", cioè della capacità di "usare nel modo giusto" ciò che tale cultura possiede ma non sa più usare correttamente.
La cosiddetta "opzione Benedetto" supera il rischio di diventare una autoghettizzazione se – come credo sia nella mente dell'autore – è armata di questa forte "capacità critica", che è il contrario della chiusura, anzi è la vera forma di dialogo col mondo che i cristiani, esplicitamente chiamati da Cristo ad essere lievito, sale e luce del mondo, possono e devono condurre.
Su questo tema della "krisis/chresis" con altri studiosi dei Padri della Chiesa sto lavorando da diversi anni.
Il prossimo autunno dovrebbe uscire, per nostro interessamento, la traduzione italiana del fondamentale lavoro di Christian Gnilka, "Chresis. Die Methode der Kirchenväter im Umgang mit der Antiken Kultur", Basel, 2012, a cui dedicheremo anche un convegno nella primavera del 2019, probabilmente a Bologna.
Inoltre, sono da poco usciti, presso l’editrice della Università della Santa Croce, gli atti di un altro nostro convegno bolognese del 2016: A.M. Mazzanti, I. Vigorelli (a cura di), "Krisis e cambiamento in età tardoantica. Riflessi contemporanei", Edusc, Roma, 2017.
In esso è presente un mio contributo, che era appunto intitolato: "'Cottidie obsidemur'. Vivere da cristiani in un mondo non cristiano: la proposta di Tertulliano". Penso che vi troverà qualcosa di pertinente al dibattito in corso.
Grazie. Con molta cordialità e stima. Leonardo Lugaresi

* * * 
Estratto dalla parte introduttiva del saggio
Vivere da cristiani in un mondo non cristiano. La lezione dei primi tre secoli
di Leonardo Lugaresi

Il cristianesimo è stato, almeno per tutti i primi tre secoli della sua storia, quello che in termini sociologici può essere definito come un gruppo minoritario, anche se in forte crescita.

Ancora all’inizio del IV secolo, quando Costantino decise di "aprire" al cristianesimo assumendolo come cultura di riferimento per il suo progetto politico, la sua è stata una scommessa politicamente audace, perché puntava tutto su un’entità che era sì certamente rilevante in termini socioculturali, ma ancora nettamente minoritaria nel quadro complessivo dell’impero romano.

Pare quindi corretto un approccio alla storia cristiana dei primi tre secoli che sia principalmente interessato a cercare di capire come un gruppo minoritario gestisca il problema della sua sopravvivenza in un contesto culturalmente e socialmente estraneo, se non ostile, che inevitabilmente esercita su di esso una sorta di pressione osmotica intensa e permanente, quel senso di "assedio" a cui si riferisce Tertulliano: "cottidie obsidemur" (Apologeticum 7,4).

Siamo abituati a pensare che la condotta di gruppi minoritari in condizioni simili a quelle dei primi cristiani tenda normalmente a polarizzarsi su una di queste due direttrici opposte:

- o verso una crescente assimilazione ai modelli culturali prevalenti nell’ambiente di appartenenza;
- oppure, al contrario, verso un atteggiamento di crescente chiusura rispetto al mondo esterno, nei confronti del quale il gruppo mette in atto una sorta di arroccamento identitario.

Una manifestazione estrema di questo secondo atteggiamento, che si potrebbe anche classificare come una terza opzione, è quella che sfocia nel tentativo di uscire completamente dal contesto socioculturale in cui si è inseriti, attuando una qualche forma di secessione: collettiva (con la conseguente la ricerca di una nuova patria, una "terra promessa"), oppure individuale (attraverso l’anacoresi, la "fuga nel deserto").

Ebbene, lungo il corso dei primi tre secoli i cristiani non hanno fatto nessuna delle cose che abbiamo appena detto:

1) non si sono assimilati, perché se davvero fosse avvenuta una piena e completa assimilazione del cristianesimo all’ellenismo noi oggi non staremmo qui a parlare di esso come una realtà ancora esistente e ben distinta dall’eredità culturale greco-romana;

2) non si sono separati e autoreclusi in un mondo a parte e non hanno assunto la logica della setta (almeno per quanto riguarda il cristianesimo "mainstream": tendenze settarie vi sono state, ma hanno sempre preso, appunto, la via di neo-formazioni che, significativamente, hanno esercitato la loro critica separatrice anzitutto nei confronti della "grande Chiesa" compromessa con il mondo);

3) tanto meno hanno sognato e men che mai progettato un’uscita, una secessione, dal mondo romano.

Certo, a partire dalla fine del III secolo, col monachesimo si avrà nell’esperienza ecclesiale una forma di allontanamento dalla "polis" e di scelta del "deserto" che parrebbe configurarsi come un esempio di questa terza opzione. Essa però riguarda una élite di individui ed è una presa di distanza critica più che un abbandono della città. Il monaco esce sì dal contesto sociale urbano, ma mantiene con esso un rapporto molto stretto ed incisivo, perché intrattiene una relazione con gli altri cristiani che "restano nel mondo" e fa della sua stessa esistenza anacoretica un parametro di giudizio per tutti coloro che continuano a vivere nello spazio urbano.

Esiste però una quarta modalità di rapporto che un gruppo minoritario può intrattenere con il mondo che lo circonda e lo "assedia", ed è quella di entrare con esso in una relazione fortemente critica e di esercitare – anche in forza della propria capacità di mantenere compattezza e coerenza di comportamenti rispetto ai giudizi così elaborati – un’influenza culturale sulla società, che alla lunga può arrivare a metterne in crisi l’assetto generale.

La domanda fondamentale che ci dovremmo porre, dunque, non è: "Come hanno fatto i cristiani a conquistare l’impero romano?", bensì: "Come hanno fatto a vivere da cristiani in un mondo completamente non cristiano", cioè da loro percepito come estraneo e ostile a Cristo?

Il cristianesimo è stato effettivamente capace di realizzare, nell’arco di alcuni secoli, un vero cambiamento di paradigmi culturali – visione del mondo, modelli di comportamento, forme espressive –, acquisendo una posizione via via sempre meno marginale nello spazio pubblico e incidendo in esso in misura crescente.

Il cristianesimo nel mondo antico è così passato – nell’arco di circa tre secoli – dallo stigma di "exitiabilis superstitio", di mortifera superstizione invisa a tutti, al riconoscimento della sua piena plausibilità come fondamento religioso e culturale dell’impero rifondato da Costantino, senza bisogno che i cristiani fossero diventati nel frattempo la maggioranza e neppure una cospicua minoranza della popolazione.

È importante chiarire che, poiché "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui" (Gv 3,17), dal punto di vista cristiano la forma di questo giudizio non è né la condanna, né l’apertura indiscriminata, ma appunto la crisi.

Nel suo valore positivo di distinzione tra vero e falso, buono e cattivo, bello e brutto, utile e dannoso, basata sul paragone con un criterio, la crisi è infatti il giudizio che destruttura i sistemi chiusi, ne fa emergere le tensioni e le contraddizioni latenti, trasforma le relazioni interne tra gli elementi che li compongono e mette in discussione le regole del loro funzionamento: in una parola li verifica e li apre al cambiamento.

La possibilità della "krisis" dipende dal fatto storico dell’incarnazione del Figlio di Dio, che viene nel mondo, ma come altro dal mondo vi introduce un elemento di confronto, un criterio per l’appunto, di cui la sapienza umana sarebbe altrimenti sprovvista.

Può risultare utile ad illustrare questo concetto una citazione dalla prima delle Omelie sull’Esamerone di Basilio di Cesarea. In quel discorso il grande padre cappadoce osserva ad un certo punto che la sapienza mondana, cioè la scienza dei greci, è sì capace di misurare tutto il visibile ma, affascinata com’è dalla circolarità del movimento cosmico, non riesce a concepirne un principio nel tempo e così reputa che il mondo sia eterno perché "senza principio". Ciò che non conosce è: "In principio Dio creò". Aperta a una dimensione esclusivamente spaziale e chiusa a quella temporale, la filosofia della natura dei pagani è incapace di giudicare le vicende del mondo perché non può coglierne il senso: i suoi esponenti, infatti, sanno osservare, descrivere, contare e misurare tutto il mondo ma non hanno trovato un solo mezzo per arrivare a pensare Dio creatore dell’universo e giusto giudice, che assegna la giusta retribuzione per le azioni compiute; né per farsi un’idea della fine del mondo conforme alla dottrina del giudizio.

In altre parole, ciò che Basilio vuole dire è che senza principio (e conseguentemente senza fine) non è possibile la "krisis" del mondo, perché il mondo, eternamente uguale a se stesso al di là delle sue apparenze cangianti, non può essere messo a confronto con altro da sé, con qualcosa o Qualcuno che viene prima o viene dopo di esso, né che sta sotto o sopra di esso.

La "theologia physica" dei filosofi pagani non è perciò in grado di giudicare il mondo perché non ha un punto di appoggio esterno su cui far leva. Nell’incarnazione del Figlio di Dio, i cristiani ritengono invece di avere trovato il punto di appoggio che consente loro di attivare l’operazione critica.

È con questa coscienza della "forza critica" della creazione e dell’incarnazione che Tertulliano, più di un secolo e mezzo prima di Basilio, si accinge a giudicare la realtà del mondo che "assedia" il cristianesimo. […]

24 commenti:

Anonimo ha detto...

Ave Maria !

@ La lezione dei cristiani dei primi secoli ? VERAMENTE !!!

Andate veramente a cercare ben lontano nel passato. NON c'è bisogno di risalire ai primi secoli per sapere cosa è di vivere da cristiano in un mondo non cristiano.

Andate OGGI nei paesi MUSULMANI per vedere cosa è e cosa significa vivere da cristiano in un mondo NON cristiano. Saprete cosi OGGI ben meglio cosa è invece di pogettarvi o solo immaginarvi la vita dei cristiani dei primi secoli.

Saluti e buon tempo di Quaresima

MS

mic ha detto...

MS,
Non c'è solo il modus vivendi (o moriendi) dei cristiani nei paesi musulmani, da prendere in considerazione.
E non si sta facendo un insano archeologismo (che non è solo quello liturgico), ma un'analisi più profonda, mi pare...

Anonimo ha detto...

Non credo serva scomodare "Benedetto" per accorgersi che in Europa viviamo in un mondo post-cristiano (s-cristianizzato), ritornato massicciamente al paganesimo e al naturalismo.

Perciò è necessario che chi vuol vivere la propria fede cristiana in modo coerente debba adattarsi ad andar contro-corrente e a trovarsi sempre "in minoranza" sui temi fondamentali, ai quali tiene di più.

Ciò che è venuto meno, e di cui avverto con maggior dolore la mancanza, è l'accompagnamento e l'esempio di pastori d'anime che aderiscano alla dottrina della fede e alla morale, e guidino alla vita eterna. Se mi guardo intorno, invece, vedo e sento quasi soltanto luterani travestiti da cattolici.

fabriziogiudici ha detto...

OT Rosario ai confini.

Io oggi mi sto facendo un po' di studio su come sono stati organizzati in altri paesi. Dalla Polonia penso non potremo copiare niente: hanno avuto l'appoggio della locale CE e di fatto pure del governo (via tweet della allora premier). Fantascienza per noi.

Vi scrivo però perché ho ritrovato una notizia di cui mi ero dimenticato. Lo scorso 13 ottobre l'AIASM lanciò l'iniziativa di un digiuno e rosario, proprio prendendo spunto dall'evento polacco. Effettivamente nella mia città si recitò un rosario e si tenne una piccola processione.

https://www.facebook.com/events/1976678019238939/

Church Militant rilanciò la notizia come il "Rosario ai confini" anche in Italia. Vi ricordate poi quale fu l'effettivo successo (e la relativa visibilità) dell'iniziativa?

irina ha detto...

I modelli del passato insegnano quello che è stato ed ispirano l'azione presente.
Ognuno vive nella sua realtà e nella sua realtà ha da essere cristiano. Il nostro problema sembra quello dei ricchi ricchi e infelici infelici. In modo particolare però siamo scollati. Scollati interiormente, scollati verso il paganesimo di ritorno che penetra in ogni fessura della nostra vita, scollati verso la chiesa ormai matrigna di pessimi costumi e nessuna spiritualità. Verso una chiesa, in particolare, che non crede più. A dimostrazione di questo straniamento interiore vediamo quanto sia difficile trovare un accordo tra di noi, fare insieme qualcosa,una novena per esempio.Come accade questo? Crediamo poco, la Fede non permea tutto il nostro essere ventiquattro ore al giorno, i nostri pensieri, azioni, opere ed omissioni paganeggiano, la chiesa, essendo uguale al mondo, non offre un invito ad un 'oltre' creduto, sentito, vissuto. Se parli vieni messo all'angolo, se taci pure, se stai disturbi, se vai non ti impegni. Decadenti. Infondo eutanasia ed aborto rispecchiano questo lento suicidio sociale che mi sembra venire da molto lontano ed ora, con tanti fatti mortiferi eclatanti, si sta mostrando in tutti i suoi risvolti addirittura nella forma composita di 'cultura', della morte. Ognuno nel suo piccolo ha idee, aneliti, prova a parlarne ma,le sue parole rimbalzano sui visi, diventati di gomma, dei suoi interlocutori. Ognuno ha le sue croci e...
buonanotte ai suonatori!
In questo clima siamo chiamati ad essere cristiani, drenati, sì ma, pronti a saltare sul nostro destriero, armati fino ai denti dell'Amor di Dio per combattere e vincere il mal di vivere, con Gesù e con Maria.

Anonimo ha detto...

Concordo con l'anonimo delle 15:03. Dove sono i sacerdoti intorno ai quali raccogliersi? Ravviso in questo una differenza sostanziale rispetto alle succitate comunità dei primi secoli. Ma forse il problema sussiste per noi, convertiti o ri-coconvertiti. I Tradizionalisti, nelle loro varie declinazioni, hanno spesso, tra i loro amici, sacerdoti fedeli alla Dottrina di sempre. Noi altri, non sappiamo dove andare. Siamo dispersi e, sostanzialmente, lasciati soli

fabriziogiudici ha detto...

Sentite, che dite se proviamo a tagliare la testa al toro e:

1. chiamare l'iniziativa "Rosario per l'Italia"
2. invitare a recitarlo ___venerdì 2 marzo___ e associarlo quindi alla tornata elettorale, con una motivazione tipo (ovviamente scritta meglio):

****
"Quarant'anni fa l'Italia, con la legge sull'aborto, accelerò drammaticamente una deriva che l'avrebbe portata sempre più lontano dalle Leggi che Dio ha amorosamente stabilito per la vita terrena e la salvezza eterna dell'uomo. Gli anni successivi hanno visto una progressiva discesa agli inferi del nostro paese, fino ad arrivare all'attacco finale contro la famiglia, nucleo fondante del nostro Paese. Su queste premesse è vano sperare in qualsiasi miglioramento, anche in campo economico e sociale, perché Cristo ci ha ammonito che “Senza di Lui non possiamo fare nulla”.

Invitiamo tutti i cattolici a dedicare una recita del Santo Rosario per il prossimo venerdì 2 marzo e possibilmente arricchirla con sacrifici e digiuni; perché Nostra Signora possa toccare i cuori e illuminare le menti degli italiani affinché le elezioni del 4 marzo possano segnare l'inizio di una svolta virtuosa. Affidiamo in modo particolare alla nostra Madre Santissima i cuori e le menti dei cattolici che, con slancio di generosità, si sono impegnati in prima persona, con le proprie candidature; perché essi, nella pluralità delle vie che il Signore indicherà loro, possano anche ritrovare l'unità e superare le divisioni che oggi impediscono loro di contrastare efficacemente i nemici che ci minacciano."
****

3. A questo punto la cosa diventa anche più semplice: buttata giù meglio l'intenzione, scrivo a tutte le entità cattoliche che conosco, chiedendo se sono disponibili a rilanciare l'iniziativa. Se c'è una risposta sufficiente, si rifinisce il tutto, si pubblica il sito e poi si spera in Dio.

Anonimo ha detto...

“ESCLUSIVO: la prima volta nella Storia della Chiesa. Il giorno di San Valentino, nella Diocesi di Linz, in Austria, sono state benedette le coppie omosessuali” di Fra Cristoforo

Anonimo ha detto...

Non è OT perché riguarda anche i cristiani
http://www.marcelloveneziani.com/articoli/breve-storia-sette-anni-infami/

Anonimo ha detto...

«Combattiamo, combattiamo, figliuoli miei, e non abbiamo timore di niente. Ricordatevi che i nemici di Dio spariscono e la Chiesa resta. [...] Oh quanti sono i persecutori della Chiesa che sono defunti! e dopo aver sfogato la loro rabbia, dopo aver decimato le anime dei fedeli che servivano a Dio, son morti. E la Chiesa? La Chiesa rimane. Sì, sono morti ma Voi, Diletta sposa di Gesù Cristo, Voi, Chiesa formata da Dio, Voi rimanete e rimarrete. "Ipsi peribunt, Tu autem permanebis". E rimanete giovane, forte, costante a fronte delle persecuzioni che vi purgano, vi lavano da ogni macchia, vi rendono più forte e diventate sempre quella Chiesa che a giusto titolo si chiama militante per combattere costantemente sino alla morte. Rimanete con l’insegnamento della Verità, rimanete con l’insegnamento della morale, rimanete con l’insegnamento dei sacramenti, rimanete in tanti modo, in tante guise: costoro "peribunt sed Tu autem permanebis"».

(Beato Pio IX, gennaio 1873)

Alessandro Mirabelli ha detto...

OT: bisogna battere e ribattere fino alla noia sulla inopportunità di devolvere l'8 X 1000 alla CEI. Non lo si ripeterà mai abbastanza. Mai più soldi ai modernisti.

irina ha detto...

https://anonimidellacroceblog.wordpress.com/2018/02/17/riceviamo-e-volentieri-pubblichiamo-una-lettera-indirizzata-a-tutti-i-vescovi-delle-diocesi-italiane-da-parte-di-un-gruppo-di-cattolici-che-vogliono-rimanere-ben-saldi-nellautentica/

Anonimo ha detto...


Opzione Benedetto o Opzione Atanasio? - 1

Si propone di imitare il modus vivendi et speculandi del monachesimo occidentale, fondato da S. Benedetto da norcia (480-547) quale esempio classico, da ripetere, di vita cristiana in mezzo alle invasioni barbariche dove i barbari sono rappresentati oggi dal mondo secolarizzato e anticristiano che ci circonda e dall'invasione dell'islam e di tutte le altre religioni (ma quest'ultimo punto non è messo in evidenza allo stesso modo).
Osservazioni critiche.

1. Si paragona in genere questo nostro tempo al periodo della crisi ariana non a quello delle invasione barbariche, che pure avevano luogo, perché periodo caratterizzato da una grave crisi della fede. L'opzione da attuare, che personalmente condivido, è allora quella rappresentata da S. Atanasio, che si mise a gridare dai tetti le verità di fede oscurate dall'eresia ariana. Tutto il contrario dello stile monastico di vivere il cristianesimo. I due stili non sono incompatibili, essi devono necessarimente convivere perché l'ascesi monastica è intrinseca al cristianesimo. Ma se si deve scegliere un modello prevalente per caratterizzare la presente e incombente necessità storica, allora il modello benedettino non può essere quello giusto. Dobbiamo combattere apertamente per la fede calpestata dall'apostasia dilagante, come fece S. Atanasio: questo è il nostro compito. In mancanza di pastori-gudia, dobbiamo allora dire: S. Atanasio siamo noi, i fedeli che si espongono nella mischia, solo agli inizi. Proporre come unico rimedio alla crisi il rifugiarsi nell'ascesi mi sa di rifiuto al combattimento, costituito oggi, sul piano delle idee, in special modo dal prendere per le corna il toro rappresentato dal Vaticano II, cosa che si continua a evitare di fare.

2. Storicamente, il parallelo con le "invasioni barbariche" si presta a qualche osservazione. La "regola" di San Benedetto nacque in un'Italia devastata dalla Guerra Gotica (535-553) frutto dell'ambizione megalomane dell'imperatore d'Oriente Giustiniano, che voleva riconquistare l'Occidente, pur non avendone i mezzi. Ora, l'Italia, sotto i Goti, si era ripresa dalle invasioni barbariche, era uno Stato ben governato, comprendeva addirittura la Provenza, il Norico, la Pannonia (frammenti dell'impero d'Occidente). I goti erano ancora ariani ma lentamente si stavano convertendo e sarebbero stati assorbiti. Come avvenne poi con i Franchi nella Gallia occupata, convertitisi rapidamente al cattolicesimo. Gli eserciti bizantini interruppero questo positivo processo e la guerra distrusse in pratica l'Italia. Poco dopo la sua fine arrivarono i Longobardi e il nostro Paese iniziò la sua funesta plurisecolare divisione. La guerra scatenata da Giustiniano interruppe il processo di conversione dei Goti al cattolicesimo. I "barbari" invasori erano qui i bizantini, non meno proni dei germani alle eresie, basti pensare al monofisismo di Teodora, moglie di Giustiniano. [segue]
PP

Anonimo ha detto...

Tutto molto romantico, anche affascinante.

Stare insieme nella Fede, aiutarsi e sostenersi l'un l'altro.
Testimoniare con il proprio comportamento una differenza reale: la Speranza della resurrezione che informa il nostro vivere.

C'è un però tanto grande: le minoranze sono perseguitate. Ovunque.
Quanti tra questi professori e tra di noi accettano camminare per questa via stretta?

La persecuzione se non ti uccide subito, ti rovina la vita: ridimensionare un desiderio di lavoro (dai ginecologi ai farmacisti ai biologi di laboratorio per esempio), vedere altre persone meno competenti avere una promozione. Specie nelle università!!
Non essere assunti...E via dicendo.

Essere minoranza equivale a essere perseguitati sul serio. E ancora non lo siamo.
Spero di sbagliarmi, ma le nuvole che tutti vediamo presagiscono un futuro di testimonianza nella privazione e nella povertà.
grazie

fabriziogiudici ha detto...

@PP

Va detto che Dreher non fu molto chiaro quando tirò fuori l'idea, oppure aveva le idee un po' confuse... Io non ci capivo molto, sembrava proponesse una ritirata strategica in "oasi", che non è né possibile (non ce la farebbero fare) né auspicabile per i motivi che già ha scritto nella prima parte del commento (è quello che l'articolo chiama "riduzione quietista"). All'inizio pensavo di non capirci niente io, ma poi apparvero molti articoli critici - intendo su giornali ortodossi - che si chiedevano se non fosse una sòla ("hoax"). Dopodiché ha corretto il tiro, e l'opzione Benedetto probabilmente va intesa come interiorizzazione di certe virtù monastiche anche da parte dei laici: p.es. il principio "ora et labora", che per i laici vuol dire sviluppare molto la parte della preghiera (visto che il lavoro è già per noi normale); contrapporre il substrato culturale del cristianesimo a quello che il mondo ci impone; insomma, instaurare tutto in Cristo. È che per proporre queste cose non c'è bisogno di farla troppo complicata... Io ho impressione che - senza mettere in dubbio l'ottima buona fede di Dreher - l'opzione Benedetto abbia scatenato un sacco di discussioni inutili...

Anonimo ha detto...


Opzione Benedetto o Opzione Atanasio? - 2

3. Si contrappone sempre giustamente il cristianesimo, come corpo di dottrine religiose e morali integrate da una prassi coerente, al decadente mondo antico o al carattere primitivo della società dei barbari invasori. Tuttavia, credo bisognerebbe precisare alcuni elementi.
Il cristianesimo fu l'elemento che permise di superare la crisi di valori del mondo antico, in Occidente invaso dai barbari, e di assestarsi in una nuova più spirituale dimensione. Tuttavia, anche il cristianesimo apportò elementi di crisi. Mi riferisco alle eresie con le conseguenti lotte politiche e sociali a sfondo religioso, come tali ignote all'antichità (per l'ovvio motivo che non esisteva una religione che si ponesse come rivelata direttamente da Dio, con le conseguenze del caso).
Ora, le crisi create dalle varie eresie cristologiche e trinitarie di quei secoli, il cristianesimo le superò forse solo con le sue forze? Sì e no, nel senso che ebbe pur bisogno dell'aiuto del potere statale, a cominciare da Costantino il Grande, che indisse lui il Concilio di Nicea, nel 325, primo colpo all'eresia ariana (che continuò comunque almeno per altri 60 anni). Gli imperatori volevano la pace sociale, che la nuova religione metteva in pericolo, con le sue violente dispute, e finivano con lo smarrirsi nelle diatribe teologiche, parteggiando a volte anche per le eresie, sempre per cercare una soluzione di compromesso, che pacificasse gli animi (credevano). Ora, gli imperatori diventati cristiani agivano ancora secondo l'idea romana dello Stato, come attuatasi alla fine nel grande impero multinazionale, giunto solo per gradi ad esser cristiano (o cristianizzato). Ecco, allora, che, piaccia o meno, accanto all'opera della Chiesa compare (anche se in posizione strumentale) quella dello Stato, di un ceto dirigente civile e militare, di governo, dalla quale è impossibile fare astrazione, se si vuole difendere il cattolicesimo dall'assalto delle forze del Male. Quest'aspetto, l'opzione Benedetto non mi sembra lo consideri.
Sant'Agostino cercò all'inizio di convincere con la dialettica e la carità i Donatisti eretici, i quali rispondevano con le legnate, i vandalismi, le uccisioni. Alla fine, invocò l'intervento della giustizia imperiale, con la sua ben nota severità, che sistemò la faccenda, se non erro. [segue, ultima notazione]
PP

Anonimo ha detto...


Opzione Benedetto o Opzione Atanasio? - 3

4. Circa la funzione dello Stato, di cui sopra, la cosa veramente nuova oggi, a ben vedere, non è la grave crisi di fede della Chiesa. IN fondo, al tempo appunto della crisi ariana non c'era stata una crisi generale della fede? La cosa nuova è la singolare decadenza dello Stato. Mi spiego. L'impero romano, anche pagano, quali che fossero le colpe di singoli imperatori e dirigenti e la decadenza dei costumi, cercava comunque di legiferare per il bene comune, di difendere la morale, la famiglia etc. C'erano i valori della romanità da difendere. Oggi, invece, abbiamo Stati che legiferano contro natura e sconvolgono di proposito le gerarchie naturali, instaurando un mondo capovolto e pervertito, in tutti i sensi. Credo che questo fenomeno sia nuovo nella storia, in questa misura.
Ma come lo si combatte? Riconquistando lo Stato alla ragione, si capisce, ma anche la Chiesa cattolica a Cristo, nella lotta pubblica per ristabilire la vera fede, visto che la dirigenza cattolica ha ceduto al "rovesciamento dei valori" dominante e anzi per vari aspetti lo ha preparato (dal Vaticano II in poi). La vera lotta politica è oggi quella religiosa.

5. Abuso della pazienza dei lettori (e di Mic) con un'ultima osservazione sulla superiorità del pensiero cristiano nei confronti di quello antico, come risulta dall'interpretazione dell'Omelia di Basilio di Cesarea. Mi ha colpito il concetto secondo il quale, non avendo concepito un Dio creatore, "la filosofia della natura dei pagani è incapace di giudicare le vicende del mondo perché non può coglierne il senso". L'affermazione è a mio avviso troppo forte. Le regole del pensar comune, della logica, non le ha forse stabilite Aristotele, sviluppando anche spunti di Platone? E non consentivano di "giudicare le vicende del mondo"?
E i grandi storici antichi, Tucidide, Polibio, non coglievano il senso delle vicende che descrivevano? L'idea di un Dio creatore dal nulla, il pensiero cristiano l'ha poi forse assunta in seguito a rigorose deduzioni logico-metafisiche? Non mi sembra. L'ha elaborata partendo dal dato rivelato, dalla Genesi. Platone parla di Artefice divino che "fece la generazione e quest'universo" (Timeo, 29e, tr. it. C. Giarratano), però plasmando una materia esistente, non dal nulla. Per arrivare all'idea della creazione dal nulla, rispetto a ciò che è creato, idea nient'affatto ovvia, l'intelletto umano aveva evidentemente bisogno della Rivelazione biblica.
Come la critica di Basilio al pensiero pagano (bisognerebbe leggere l'omelia) si inserisca nella c.d. Opzione Benedetto, non mi risulta poi del tutto chiaro. (fine)
PP

Anonimo ha detto...

Oportet

Venire a sapere che, oltre a tutte le follie di ogni genere e tipo cui assistiamo ogni santo giorno, ora si concedono perfino le chiese per far parlare Emma Bonino (del resto, in perfetta coerenza con chi l'ha definita una grande italiana tra continui baci e abbracci), come avvenuto a Napoli, è una di quelle cose che mi fa concludere che oggi, per un "cattolico medio", il primo peccato mortale è continuare a frequentare questo clero.
Figuriamoci a dare l'8x1000...
E non vuole essere una battuta provocatoria, questa. Si potrebbe difendere tale asserzione magistero e dottrina alla mano.
Bisogna smettere di andare a Messa e frequentare i sacramenti?
No, ovviamente. Bisogna scegliere: clero e Messa giusti.
Bisogna, oportet.
Perché... chi va con lo zoppo... si azzoppa. Ed è quello che vogliono e fanno ogni giorno.
Ovviamente, giocando con gli "scrupoli" delle persone semplici in nome della "santa obbedienza", ovvio...
Alla Bonino e al suo amico.
MV

Anonimo ha detto...

Ci sono due leggi tra le tante approvate negli ultimi 5 anni - le cosiddette "unioni civili" e le "disposizioni sul fine vita", cioè la sfascia-matrimonio e l'eutanasia sotto falso nome - che un cattolico non può accettare. C'è poi la cittadinanza per "ius soli" che, non ancora approvata, è contraria alla Dottrina Sociale cristiana nonostante Francesco I° sia favorevole (ma sono 5 anni che Francesco I° è favorevole a molte cose contrarie al cristianesimo).... Se ci fosse un partito che si impegna a cancellare tutto ciò, allora voterei. Ma sono tutti favorevoli a una, due, o tutte e tre queste cose per me inaccettabili....

Anonimo ha detto...

Da Il Foglio:
Rod Dreher risponde alla "calunnia" della Civiltà Cattolica che scomunica l'Opzione Benedetto.
La rivista dei gesuiti mette a confronto il pensiero dall’intellettuale americano e ortodosso russo con l'eresia dei donatisti. La replica: “La vera ragione degli attacchi è affermare un potere, un dominio su chi dissente”
https://www.ilfoglio.it/chiesa/2018/02/02/news/rod-dreher-risponde-alla-calunnia-della-civilta-cattolica-che-scomunica-l-opzione-benedetto-176521/

mic ha detto...

....La critica principale rivolta a Dreher è la difficoltà di discernere ciò che significherebbe concretamente la messa in atto di un’“opzione Benedetto”: malgrado gli esempi citati da Dreher, molti dei suoi critici hanno la sensazione che il concetto rimanga teorico e rientri nelle costruzioni astratte, pur tentando di trovare delle illustrazioni parziali nelle comunità esistenti. I suoi riferimenti agli ideali dello sviluppo benedettino sono anche criticati dal punto di vista storico. In un’analisi sia critica sia simpatizzante (The American Conservative, 19 maggio 2015), Noah Millman ritiene che il carattere un po’ sfuocato del progetto di Dreher derivi dal suo tentativo di presentarlo a cristiani di diverse confessioni: Dreher stesso aderisce alla Chiesa ortodossa, ma la maggior parte dei suoi lettori sono probabilmente cattolici o, in parte, protestanti.

Dreher si propone ora di sviluppare la sua proposta in modo strutturato in un libro, perché si tratta, per ora, di riflessioni sparse tra diversi articoli. Resta da vedere come ciò gli permetterà di sviluppare un progetto strutturato – anche se non ne ha veramente lo scopo, perché non si tratta di creare un’organizzazione, ma piuttosto d’incoraggiare una moltitudine d’iniziative di base, a partire da un’intuizione lucida e senza compiacimento. Come ha commentato un ricercatore a proposito dei risultati di una recente inchiesta del Pew Center sul crollo di persone che s’identificano come cristiane nella popolazione americana, molto più dell’evoluzione demografica, è il crollo della religione nella società americana – a immagine di ciò che è già avvenuto in Europa – che costituisce l’elemento cruciale (Arthur E. Farnsely, «Forget the numbers. The big story is that religion has lost social influence», Religion News Service, 26 maggio 2015). Dreher condivide non soltanto tale constatazione, ma va molto più lontano nella valutazione dell’indebolimento interno del cristianesimo americano.

A mio parere, la dimensione importante del dibattito lanciato da Dreher con la Benedict Option non è tanto di sapere come tale autore preciserà la sua visione pratica: ciò che importa soprattutto è che la sua analisi della situazione e delle conclusioni da trarre tocca un punto sensibile e mette in luce delle questioni che si pongono oggi cristiani di sensibilità tradizionale non solo negli Stati Uniti, ma anche in altri Paesi di tradizione culturale e religiosa cristiana, sulle priorità e i modi d’azione da privilegiare di fronte a delle società che sembrano allontanarsi sempre più dai loro ideali. Ciò spiega perché gli articoli di Dreher suscitano le discussioni e l’interesse dei lettori: aprono la porta a un impegno che sembra più foriero di frutti dell’azione politica nel senso più proprio del termine. Danno un senso a un impegno a lungo termine anche nel momento in cui le dighe sembrano crollare una dietro l’altra. Dando un nome a questa ridefinizione delle priorità, Dreher offre un’etichetta attorno alla quale si possono pensare i progetti più disparati e un’attitudine di fronte all’ambiente secolarizzato...

[Jean-François Mayer, États-Unis: l’«option Benoît» — des chrétiens conservateurs américains s’interrogent sur les formes de résistance et sur l’activisme politique dans une société sécularisée, 10 giugno 2015, http://www.orbis.info/2015/06/option-benoit/, trad. it. di Daniela Bovolenta]
By Costanza Miriano

Anonimo ha detto...

L’opzione Benedetto mi pare viziata alla radice.

Il mondo non cristiano di allora, come dice bene PP, non era un mondo in cui la ragione era totalmente annebbiata da un furore satanico di inversione del bene e del male, di perversione elevata a regola, di totale negazione della esistenza di una verità oggettiva, di un bene oggettivo, come quello attuale. Dove idolo supremo è quella “libertà” luciferina, così bene rappresentata dalle tante statue alate elevate nei punti più importanti delle nostre città, quella libertà che fintamente sarebbe il fondamento del bene e del male per ciascuno, nella sua coscienza, fintamente perché invece questa libertà accoglie qualunque errore, qualunque nefandezza, ma è allergica al vero bene, che perseguita con ferocia, come non tollera la verità, che è incompatibile con tutti gli errori che la negano.

Ma la differenza eclatante non è questa. E’ che in questa ora, che dura ormai da più di mezzo secolo, il mondo, non quello non cristiano, ma quello proprio anticristiano, è nel corpo della Chiesa visibile, e, purtroppo nel suo vertice. E’ questa gerarchia che addirittura ha anticipato le ultime tappe di autodistruzione dell’uomo, che sono il risultato della perdita della fede, dell’abbandono della Tradizione, dell’abbraccio col mondo, coi suoi “lumi” e col suo principe, portatore di “luce”. Dichiarato da un concilio ecumenico. Proclamato da tutti i papi di allora e da allora in poi.

In questa ora i cristiani sono perseguitati dalla gerarchia ecclesiastica, primo tra tutti il papa, e poi a scendere. Sono dispersi, impauriti, in conflitto tra loro. Molti seguono i pifferi di questo o di quell’altro sedicente profeta degli ultimi tempi o le rivelazioni, minuto per minuto di gospe varie, di vari sedicenti Cristi. Altri aspettano, con sempre meno speranza, che almeno uno di quelli che vestono del coloro del sangue che dovrebbero versare a difesa della fede, sguaini la spada della verità tutta intera, infuocato dalla carità. Tutti si interrogano su come condurre nella pratica la propria vita, isole come sono in quest’oceano anticristico in cui annega ogni bene, ogni logica, ogni bellezza, ogni giustizia. Tutti si chiedono come difendere le anime dei ragazzi, dei bambini, corrotti poco dopo la nascita, strappati, tra poco, a qui genitori che intendono contrapporsi all’idolo che tutti adorano. Tutti si chiedono come difendere la propria fede, come resistere alle persecuzioni che arriveranno, completamente da soli (a livello umano).

Non è il mondo pagano, o perfino satanico, il problema più grave. Ha ragione PP: “la vera lotta politica è oggi quella religiosa … Dobbiamo combattere apertamente per la fede calpestata dall'apostasia dilagante, come fece S. Atanasio: questo è il nostro compito. In mancanza di pastori-gudia, dobbiamo allora dire: S. Atanasio siamo noi, i fedeli che si espongono nella mischia, solo agli inizi. Proporre come unico rimedio alla crisi il rifugiarsi nell'ascesi mi sa di rifiuto al combattimento, costituito oggi, sul piano delle idee, in special modo dal prendere per le corna il toro rappresentato dal Vaticano II, cosa che si continua a evitare di fare




L'opzione da attuare, che personalmente condivido, è allora quella rappresentata da S. Atanasio, che si mise a gridare dai tetti le verità di fede oscurate dall'eresia ariana. Tutto il contrario dello stile monastico di vivere il cristianesimo. I due stili non sono incompatibili, essi devono necessarimente convivere perché l'ascesi monastica è intrinseca al cristianesimo. Ma se si deve scegliere un modello prevalente per caratterizzare la presente e incombente necessità storica, allora il modello benedettino non può essere quello giusto. … Riconquistando lo Stato alla ragione, si capisce, ma anche la Chiesa cattolica a Cristo, nella lotta pubblica per ristabilire la vera fede, visto che la dirigenza cattolica ha ceduto al "rovesciamento dei valori" dominante e anzi per vari aspetti lo ha preparato (dal Vaticano II in poi).”

Anna

Anonimo ha detto...

«Quel che vedo è terribile. Ci sono studenti, tantissimi studenti, che non hanno alcun particolare handicap fisico o sociale eppure sono irrimediabilmente non all'altezza dei compiti cognitivi che lo studio universitario ancora richiede in certe materie e in certe aree del Paese. Essi credono di avere delle “lacune”, e quindi di poterle colmare (come si recupera un'informazione mancante cercandola su internet), ma in realtà si sbagliano. Per essi non c'è più (quasi) nulla da fare, perché difettano delle capacità di base, che si acquisiscono lentamente e gradualmente nel tempo: capacità di astrazione e concentrazione, padronanza della lingua e del suo lessico, finezza e sensibilità alle distinzioni, capacità di prendere appunti e organizzare la conoscenza, attitudine a non dimenticare quel che si è appreso. La scuola di oggi, con la sua corsa ad abbassare l'asticella, queste capacità le fornisce sempre più raramente» [Luca Ricolfi]

Anonimo ha detto...

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/02/20/con-dio-e-con-cesare-quando-papa-francesco-concorda-con-xi-jinping/