giovedì 1 febbraio 2018

Ora sul giornale della Confindustria discutono (seriamente) sulla reintroduzione della schiavitù. - Antonio Socci

Il peggior nemico dello schiavo che vuol liberarsi è lo schiavo vecchio abituato alla schiavitù, che difende gli interessi del suo padrone anziché quelli del suo fratello. Le elezioni si avvicinano. Di questo - e di altro - ci dovremo ricordare...
Riprendo da Fb. "La vita sociale, l'etica finanche spicciola, le leggi... tutto era stato lentamente, faticosamente orientato (anche se mai perfettamente conformato) al disegno di Dio sull'uomo. Duemila anni di storia, duemila anni di azione della Chiesa per convertire il mondo, per rendere gli uomini meno indegni dell'amore di Dio, meno ingrati della Sua provvidenza e meno dimentichi della Sua giustizia. E oggi questa parentesi sembra chiudersi: il Signore ha distolto il suo sguardo, ha allontanato la Grazia? Ripiombiamo, a velocità precipitosa, verso l'abisso: schiavitù, sopraffazione, adulterio, fornicazione, pederastia, sodomia, violenza gratuita, egoismo, prometeismo, empietà ..."

Ecco dove ci hanno portati 20 ani di “progressisti” di Unione Europea, Euro e tiranni dei mercati. La lezione di San Benedetto
Su “Il Sole 24 ore”, non sul vecchio settimanale satirico “Cuore”, l’altro ieri, è comparso un articolo di Enrico Verga che – a suo modo – è emblematico di un’epoca. Questo era il titolo: “Reintrodurre la schiavitù è o no un’opzione per la società moderna?
Il fatto stesso che nel 2018 – sul quotidiano di Confindustria – si possa porre una domanda del genere mostra dove ci hanno portato 25 anni di questa globalizzazione, giustamente contestata – anche a Davos – da Donald Trump il quale intende difendere i lavoratori americani e il ceto medio che da essa sono rimasti schiacciati. Quell’articolo del “Sole” fa capire dove ci hanno portato 25 anni di questa Europa di Maastricht, con le sue “riforme” rigoriste e le (presunte) modernizzazioni. Mostra in che baratro ci hanno buttato diciotto anni di euro e di sottomissione degli stati e dei popoli all’onnipotente arbitrio dei mercati.

IL SOLE (24 ORE) DELL’AVVENIRE

L’articolo del “Sole” stava nella pagina “Econopoly. Numeri idee progetti per il futuro”. Alberto Annichiarico lo ha presentato sottolineando che “nei nuovi lavori si stanno creando tipologie di relazione che mettono i dipendenti davanti a una dura realtà: salari molto bassi a fronte di performance richieste molto elevate. Non di rado sui social si legge ormai una parola che inquieta: schiavitù. Un’esagerazione?”.
La parola passa appunto a Verga, il quale ricorda che negli ultimi decenni si è affermata “una politica aziendale strutturata nell’esternalizzare tutto il possibile”.
A questo proposito l’autore scrive: “mi domando se non sarebbe opportuno rivalutare la schiavitù (nella sua interezza, non parlo solo di frustate) e considerare l’opportunità economica di reintrodurre tale soluzione contrattuale nell’economia moderna”.

Sui social c’è stato subito chi – dalla sinistra marxista – si è fermato al titolo e ha suonato l’allarme: “Attenzione: i giornali padronali ricominciano a discutere seriamente dell’inimmaginabile: ‘Reintrodurre la schiavitù è o no un’opzione per la società moderna?’ ”.

Ma cosa dice Verga? L’autore ricorda quanto la schiavitù è antica e quanto sia stata usata fino a tempi recenti, pure in paesi democratici. “Se sulla carta la schiavitù, nella sua accezione più brutale, è stata bandita” scrive Verga “così non si può dire nei fatti. Con nomi differenti esiste e prolifera ancora in buona parte del mondo”.

Probabilmente l’articolista si riferisce qui ad alcuni Paesi del Terzo Mondo e anche a certi grandi paesi asiatici in grande crescita. E pure a certe aree di economia sommersa, in Italia, dove gli immigrati vengono sfruttati fuori da ogni legalità.
Anche questi sono tutti fenomeni legati alla pessima globalizzazione iniziata negli anni Novanta (compresa l’immigrazione incontrollata che ha l’effetto di abbassare sia le retribuzioni sia le garanzie sociali dei lavoratori).

Ma Verga nel suo articolo intende occuparsi non di queste patologie drammatiche, bensì della fisiologia normale e legale dell’economia attuale.
Anzitutto riporta l’opinione legale di uno specialista, Stefano Sutti, il quale ricorda che “per la cultura giuridica delle istituzioni internazionali è a rischio di essere considerato in sostanza schiavitù più o meno qualsiasi rapporto di lavoro esuli dallo schema del contratto di impiego in un’azienda capitalistica a fronte di un salario, o magari dalla fornitura ‘free lance’ di servizi puntuali da un individuo a chi occasionalmente ne voglia ingaggiare i servizi”.

TIRANNIA DEL MERCATISMO

Sutti precisa che tutto questo prescinde totalmente dalla misura della retribuzione “che si ritiene sempre più comunemente debba essere determinata dal mercato” e sappiamo “che il mercato, grazie anche (localmente) ad un cartello spontaneo di datori di lavoro e (globalmente) alla concorrenza internazionale e al cosiddetto dumping sociale da parte di paesi dove comunque il costo della vita è molto inferiore, possa assestarsi al di sotto del livello di sussistenza per il lavoratore interessato e le persone che da lui dipendano”.
Tradizionalmente questa situazione era evitata da “legislazione sociale e contrattazione collettiva”, ma “tali strumenti restano sostanzialmente spuntati rispetto, invece, alla globalizzazione”.

Così – mentre nelle economie tradizionali (come l’Italia fino agli anni Novanta) – il singolo lavoratore per l’azienda era considerato “un capitale da proteggere” e ciò stabiliva un reciproco legame di fedeltà, invece “in una realtà di mercato perfetto” spiega Sutti “questo non pone particolari problemi al datore di lavoro che sia in grado di rimpiazzare prontamente le risorse umane di cui ha bisogno, ma lo disincentiva naturalmente ad investire nella loro sopravvivenza, sviluppo professionale, benessere, fedeltà”.

PARTITE IVA SCHIAVISTICHE

Di fronte al quadro tracciato da Sutti, Verga afferma che “già si può evincere un potenziale scenario di schiavitù laddove non sia presente un contratto normato e ben strutturato. Di fatto si può suggerire che già oggi, in Italia, le partite IVA siano sottoposte a rischio di schiavitù”.
Mi pare che il ragionamento di Verga sia svolto tutto sul filo del paradosso, ma consideriamo l’“esternalizzazione dei costi spinta all’estremo” che è ritenuta “uno dei grandi successi della società moderna”.

Ci sono milioni di italiani con partita IVA che di fatto non sono (tutti) imprenditori come potrebbero credere, ma spesso solo lavoratori non garantiti: “le partite IVA infatti non hanno giorni di vacanza pagati, non hanno malattie pagate, i costi degli strumenti elettronici (cellulare, computer) sono a loro carico”.

Inoltre “non vi sono certezze per il futuro, e il costo-ora tende, a volte, a decrescere… Non si dimentichi inoltre il costo della tassazione, che viene ad aumentare”.
Verga osserva a questo punto che – ovviamente evitando frustate e violenza – la schiavitù nell’impero romano dava almeno delle garanzie: “uno schiavo aveva diritto a un alloggio, cure mediche, vitto. Molti schiavi ricevevano formazione”.

Certo, non è il ritorno all’antico, con fruste e catene, che viene propugnato, casomai l’esempio di “alcune società straniere che già oggi danno una serie di benefici”, ma “ovviamente lo schiavo dovrà concedere la sua totale disponibilità”.
La lettura di questo pungente articolo – a mio avviso – dovrebbe indurre a imboccare la via opposta, quella che gli Stati Uniti hanno preso con Trump: basta con questa globalizzazione, proteggere il nostro lavoro e il nostro interesse nazionale. L’alternativa è fra gli Usa di Trump che rifioriscono e l’UE che sprofonda.

LA LEZIONE DEL MONACHESIMO

Un’ultima osservazione. L’articolo di Verga iniziava così: “ ‘Ogni progresso della civiltà è nato sulle spalle degli schiavi’, spiega il creatore di replicanti nella recente pellicola Blade Runner 2049. È solo fantascienza? No, è la semplice verità”.
Dissento. Se è vero che la schiavitù era praticata dovunque ed era ritenuta naturale, a un certo momento della storia ha fatto irruzione una novità dirompente: il cristianesimo.

In totale controtendenza rispetto al mondo ha portato alla progressiva sparizione della schiavitù e addirittura alla nobilitazione del lavoro manuale un tempo ritenuto appannaggio degli schiavi e – dal monachesimo benedettino – elevato addirittura al livello della preghiera (Ora et labora).

Come scrive Thomas E. Woods nel libro “Come la Chiesa Cattolica ha costruito la civiltà occidentale” (Cantagalli) proprio la schiavitù era stata disastrosa per l’economia in quanto “il mondo dell’antichità classica”, potendo contare su di essa, “non aveva adottato in alcun grado significativo la meccanizzazione per uso industriale”.

Il monachesimo cristiano invece – per fare a meno del lavoro schiavistico – realizzò una vera e propria rivoluzione tecnologica e industriale con invenzioni e sistemi produttivi innovativi che posero le basi della rinascita agricola, finanziaria e industriale dell’Europa. Dimostrarono così che il vero progresso stava nello scommettere sull’ingegno umano, anziché sul lavoro schiavistico.
Antonio Socci - Da “Libero”, 28 gennaio 2018

15 commenti:

tralcio ha detto...

Lo schiavismo impone una riflessione sull'appartenere a qualcuno non per affetto ma per economia. Se San Luigi Maria Grignion de Montfort non esita a parlare di schiavitù d'amore verso la Regina del Cielo e la Beata Vergine si dice serva/ancella del Signore del Cielo, non di meno oggi ci si sente portati ad essere servi e schiavi di signorie terrene.

Si capisce il giustificato sgomento di fronte alle considerazioni espresse nell'articolo confindustriale. E' vero che nei nuovi lavori si stanno creando tipologie di relazione che mettono i dipendenti davanti a una dura realtà: salari molto bassi a fronte di performance richieste molto elevate. La radice, posta "nell’esternalizzare" (il lavoro non nobilita più, e dunque va portato più lontano, tenendosi vicini i guadagni) ricorda molte altre esternalizzazioni, in uscita, in cui ci si disfa di ciò che pesa (vedi il rapporto con la vita a ridosso della morte).

“Mi domando se non sarebbe opportuno rivalutare la schiavitù (nella sua interezza, non parlo solo di frustate) e considerare l’opportunità economica di reintrodurre tale soluzione contrattuale nell’economia moderna...

E' un ragionamento che dovrebbe far meditare chi ha disatteso il terzo comandamento, ritenendo "normale" rinunciare al giorno di riposo voluto da Dio.
Le mandrie di bivaccanti nei centri commerciali in giorno di festa dovrebbero pensare che per tenerli aperti qualcuno vi lavora. E se amazon ti serve su un piatto d'argento merce a buon mercato è perchè si sono saltati quei passaggi che permettono a te di avere ancora un mercato (del lavoro),finchè venderanno anche il tuo contratto su internet.

Le trasgressioni al terzo comandamento (peccato grave) non le confessa quasi più nessuno...

A monte di ogni schiavitù (un vizio, ma anche una passione o un lavoro, o un bisogno) molto spesso ci sono lustri di decisioni sbagliate. Fa paura sentir teorizzare la schiavitù come opportuna, ma ancor più c'è da temere chi non vede nel peccato l'inizio della schiavitù, comprese quelle date da un sistema economico-politico "libero" solo a parole, ma sempre più diabolico anche nelle nostre "democrazie" di Paesi "civili" ed "evoluti" nei "diritti" e nelle "libertà personali".

Anonimo ha detto...

L'Europa voluta da statisti cristiani perché fosse sussidiaria degli stati membri oggi è diventata una oligarchia massonica che si impone con le sue empie leggi alle nazioni rese succubi.
E il resto del mondo non è da meno.

Esistenzialmente Periferico ha detto...

Blondet scrive che l'articolo in questione era satirico ma la redazione del Sole 24 Ore non se n'è accorta perché zeppo di terminologia finanziaria moderna.

Citazione: Un popolo che ha già accettato l’aborto, le dodici vaccinazioni, la Fedeli come ministra di una scuola che negli asili prescrive l’insegnamento del piacere sessuale ai bambini di 5 anni; un popolo che ha già accettato come normalità e opinione comune le nozze sodomitiche le sfilate omosessuali e il suicidio assistito legale, perché non dovrebbe accettare per sé la schiavitù, firmando il contratto, in cambio di vitto e alloggio? La Finestra di Overton è già aperta, anzi spalancata, è stata già scardinata, non ci sono più temi tabù che incontrino un rigetto organizzato ed attivo nel popolo italiano. Non è solo che questo popolo è di una passività pietrificata, di una ignoranza sub-umana. Questo è un popolo in cui i genitori delle Olgettine incoraggiavano le loro figlie bellocce ad andare ai festini di Berlusconi, “perché quello ha i soldi!”. Con una simile dotazione di dignità personale, di rispetto di sé, di irresponsabilità e livello morale, come non capire che milioni di nostri simili, già sono predisposti a firmare la propria schiavitù contrattuale per mangiare, perché sono già psichicamente schiavi?...

mic ha detto...

E.P.
quadro agghiacciante; ma purtroppo reale.

viandante ha detto...

Tralcio ha ben detto della schiavitù.
Vorrei però sottolineare un altro concetto, legato comunque al tema in discussione: la verità vi farà liberi.
Se, come sopra si diceva, il peccato ci rende schiavi, ne è facile dedurre che il peccato non ci procura e non testimonia la verità.
Allora è chiaro che una società che non sa più riconoscere il vero o addirittura nega esserci una verità assoluta sia in preda ad ogni sorta di peccato e possa arrivare a negarci la libertà.
La schiavitù del corpo é cosa molto triste, cosa tragica è invece la schiavitù dell'anima. Nella prima la nostra anima può ancora contemplare la verità e gioirne. Nel secondo anche la nostra anima è prigioniera e sconsolata.

Anonimo ha detto...

Altra conquista
https://www.interris.it/bocciato/la-francia-strappa-il-crocifisso-dal-collo-dei-politici

Anonimo ha detto...

Europa , alla liberta' di Gesu' Cristo preferisci questa liberta'?
Bene, accomodati !
http://www.asianews.it/notizie-it/Imam-Drouiche:-Lo-stupro-di-cristiane-e-yazide-non-si-pu%C3%B2-considerare-un-diritto-islamico-(I)-42986.html

Anonimo ha detto...

https://www.antoniosocci.com/cio-non-vi-dicono-sulle-prossime-elezioni/

Anonimo ha detto...

OT Tornando sul matrimonio in aereo, non penserete mica che sia finita lì? Ecco un vescovo irlandese che ammette che effettivamente ora i preti saranno sotto pressione per via di molte coppie che vorranno celebrare il matrimonio non in una chiesa. Ed è un problema, ma - notate - solo un problema "logistico", mica liturgico / sacramentale / pastorale. E quale soluzione propone? Aggiornare il diritto canonico per facilitare le cose: dopotutto non è mica necessaria la presenza di un prete; "in rappresentanza" della Chiesa (apprendiamo che i preti servono solo a presenziare) può andarci benissimo un laico.

https://www.lifesitenews.com/news/bishop-we-should-re-examine-law-to-wed-in-church-because-of-pope-francis-ai

Anonimo ha detto...

OT Potenza della verità!!!

http://www.lanuovabq.it/it/mortara-sbarca-negli-usa-e-il-kolossal-di-spielberg-sfuma

Fael ha detto...

@ fabriziogiudici
Il 29/01 è uscita la costituzione apostolica "Veritatis Gaudium" sulla riforma dell'università e seminari, l'articolo 27 recita "“Coloro che insegnano discipline concernenti la fede e la morale devono ricevere, dopo aver emesso la professione di fede , la missione canonica dal Gran Cancelliere o da un suo delegato”. Che tradotto per me significa se mi dai la tua fedeltà ti do l'attestato per insegnare. Art 69 " La Facoltà di Teologia ha lo scopo di approfondire e di trattare sistematicamente, secondo il metodo scientifico ad essa proprio, la dottrina cattolica, attinta con la massima diligenza dalla divina Rivelazione; e quello, ancora, di ricercare accuratamente le soluzioni dei problemi umani alla luce della stessa Rivelazione".Tradotto vuol dire adattare la teologia alle vicende umane.
Si sa che a Bergoglio non gli stanno simpatici i preti, la curia ha 15 mali...quando celebrano un sacramento hanno il tariffario pronto ... per non parlare della questione dei viri probati, dunque ne farebbe volentieri a meno anche così tutti possono interpretare le sacre scritture.

Anonimo ha detto...

Mentre qualcuno in Italia si autoflagella per il nostro mancato rispetto delle insensate quote-latte, gli USA pensano a introdurre una più sensata quota-automobili contro la politica commerciale aggressiva della Germania. Si profila sempre di più uno scontro tra chi cerca di approfittarsi della domanda estera (Berlino) e chi tale domanda è costretto a sostenerla (Washington). Il rischio per l’Italia è quello di schierarsi dalla parte dei tedeschi, difendendo il loro atteggiamento che in primis penalizza le nostre imprese a discapito di quelle tedesche.
Di Joseph Carey, 31 gennaio 2018
http://vocidallestero.it/2018/02/01/trump-attacchera-lue-e-punira-angela-merkel-per-aver-falsificato-i-dati-del-commercio/

Anonimo ha detto...

" Gli stati dovrebbero avere le Costituzioni laiche che assicurano la parità di tutti i cittadini, indipendente dalla loro religione. Ma nei Paesi musulmani non è così.
Qui in Egitto, le moschee sono controllate dalla polizia, le prediche degli imam, prima di essere pronunciate, devono essere presentate alle autorità civili. Si fa tutto questo perché le autorità sanno che spesso tramite le prediche passano i messaggi fanatici. Bisognerebbe fare lo stesso anche in Europa, pretendendo esigendo di fare le prediche nella lingua del Paese."
http://www.acistampa.com/story/islam-e-violenza-il-gesuita-padre-samir-commenta-gli-attacchi-ai-cristiani-degitto-7885#.WnSnBPgcvKI.twitter

Anonimo ha detto...

E se si abolissero proprio le prediche? Soorattutto quelle degli imam integralisti che sono la maggior parte?

Anonimo ha detto...

esigendo di fare le prediche nella lingua del Paese

È vero, ma c'è un problema: la libertà religiosa. Se tutte le religioni devono essere trattate allo stesso modo, questo deve valere anche per le altre. E se fai una legge che proibisce lingue diverse dall'italiano, prenderebbero la palla al balzo per proibire il latino (sì, lo so che non è assolutamente la stessa cosa, ma ormai niente è scontato).