Per capire quanti sono, bisogna sapere che rappresentano il 70% della popolazione locale. Come se in Italia arrivassero quaranta milioni di persone in un giorno.
Come se a Frascati, più estesa di Ceuta per 4 km², fosse arrivato d’improvviso il 20% dell’esercito di Attila. Un’invasione in scala, ma con gli stessi metodi.
Violenze, bus e auto in fiamme, accoltellamenti (le spade non vanno più di moda), saccheggi, razzie e occupazioni di case.
Non paghi, questa torma di incivili ha profanato un cimitero, strappando pezzi di tombe per usarli come proiettili contro i residenti. È il confine oltre il quale la civiltà non esiste più. Dissacrano per umiliare.
Ma Ceuta non è un'eccezione. Ceuta è la regola italiana compressa in un fotogramma.
Nella cittadina spagnola i migranti hanno saccheggiato i supermercati, costringendo Carrefour e Día ad abbassare le saracinesche.
In Italia i commercianti delle periferie di Milano, Roma e Torino abbassano le saracinesche prima del tramonto da anni. Nessun telegiornale gli ha mai dedicato un'apertura.
A Ceuta gli irregolari si sono introdotti con la forza nelle case private per diventare okupas, sfruttando una legislazione che rende l'occupante più protetto del proprietario.
In Italia gli alloggi pubblici occupati abusivamente superano i trentamila.
Il quaranta per cento è occupato da stranieri. Stesso meccanismo, stessa impunità, stesso silenzio.
A Ceuta le donne non possono camminare per strada senza essere importunate, toccate, accerchiate. In Italia le cronache sono piene di molestie e violenze sessuali commesse dalle stesse mani.
Piazza Duomo a Capodanno 2025 è solo l'episodio che ha fatto il giro del mondo. Sotto, c'è un bollettino quotidiano di aggressioni che non arriva mai in prima pagina.
La differenza è che a Ceuta il fenomeno dura da due giorni. In Italia dura da anni.
A Ceuta i giovani marocchini lanciano pietre e cartelli stradali contro i residenti e le forze dell'ordine. In Italia sei rapine su dieci sono commesse da stranieri.
Il cinquanta per cento dei detenuti nelle carceri minorili è straniero, a fronte del dodici per cento della popolazione residente in quella fascia d'età.
Il procuratore capo di Trieste l'ha chiamata la cultura del coltello. Un fenomeno senza fine, con le sue parole. A Ceuta è esploso in quarantotto ore.
In Italia è il bollettino quotidiano della cronaca locale, relegato a pagina venti quando va bene.
A Ceuta bruciano le auto nei quartieri residenziali e quel ragazzo col telefono che si riprende davanti alle fiamme non è un rifugiato che scappa dalla guerra.
È un giovane uomo che incendia un pezzo di Europa e lo manda in diretta agli amici come un trofeo.
A Corvetto, dopo la morte di Ramy Elgaml, le stesse sagome hanno fatto le stesse cose: cassonetti rovesciati, vetrine spaccate, auto date alle fiamme.
Lo stesso gesto, la stessa sfida, lo stesso disprezzo per la città che li ospita.
A Ceuta sessantamila invasori senza un servizio igienico hanno trasformato strade, portoni e fontane in latrine a cielo aperto, in quello che i residenti chiamano un'apocalisse.
Nei parchi delle periferie italiane succede da anni, ma i telegiornali inquadrano altrove.
Ma il parallelo più feroce è un altro.
Pedro Sánchez ha fatto esattamente ciò che la sinistra italiana fa da trent'anni. Ha creato le condizioni perché i deterrenti venissero smontati uno dopo l'altro.
Una ridicola sentenza del Tribunale Supremo ha vietato i respingimenti immediati a chi sbarca perché il mare non sarebbe un elemento di contenimento frontaliero.
Poi ha aggiunto la benzina: la regolarizzazione di cinquecentomila clandestini. Permesso di soggiorno, diritto al lavoro e libero accesso allo spazio europeo.
Infine, quando il confine è crollato sotto il peso prevedibile delle sue stesse scelte, si è precipitato a Ceuta a dare la colpa alle mafie.
La sinistra italiana conosce il copione a memoria.
Lo conosce talmente bene da averne fatto un manifesto. Tre mesi fa Elly Schlein volava a Barcellona al vertice progressista organizzato da Sánchez per annunciare che un altro mondo è possibile. L'altro mondo possibile è arrivato: si chiama Ceuta.
Per anni ha combattuto il modello Albania, impugnato ogni trattenimento nei CPR, contestato la lista dei Paesi sicuri, gridato al razzismo di fronte a ogni tentativo di espulsione.
Poi, quando un accoltellamento o una rapina finiva in cronaca, il ritornello era sempre lo stesso: disagio sociale, casi isolati, mancata inclusione.
A Ceuta il governo spagnolo ha rifiutato di dichiarare l'emergenza nazionale perché la normativa non lo prevedrebbe per i flussi migratori.
In Italia la sinistra ripete da anni che l'immigrazione non è un'emergenza, ma un fenomeno strutturale.
La differenza tra le due formule è puramente linguistica. Il risultato è identico: nessuno interviene.
C'è poi un dettaglio che merita attenzione. Le immagini mostrano camion carichi di giovani uomini scaricati a ridosso del confine sotto gli occhi della gendarmeria marocchina.
Non disperati in fuga: un servizio navetta di Stato.
Il Marocco ha già usato la pressione migratoria come arma di ricatto nel 2021. Lo sta facendo di nuovo.
Ma Sánchez preferisce parlare di mafie, perché accusare Rabat significherebbe ammettere che un governo alleato sta usando esseri umani come proiettili.
Ieri sera, Madrid ha sbandierato 48.000 rientri come una vittoria, ma è una “vittoria di Pirro”. Perché il Marocco ha semplicemente richiamato chi aveva mandato.
Nel mentre, l'Italia ha risposto sospendendo Schengen con la Spagna. Una misura giusta, ma tardiva nei tempi e insufficiente nella portata.
Perché il problema non è Ceuta. Il problema è che Ceuta è già qui.
E chi guarda l’invasione di Ceuta e non riconosce l'Italia ha deciso di non vedere.
Mentre la sinistra, che ancora racconta che sulle nostre coste sbarcano donne e bambini in fuga dalla guerra, mente per interesse sapendo di mentire.
Nove su dieci sono giovani uomini soli. Gli stessi giovani uomini che a Ceuta hanno saccheggiato i negozi, sfondato le porte delle case, profanato le tombe dei morti e incendiato i quartieri filmandosi col telefono.
L'unica differenza è che a Ceuta sono arrivati tutti insieme. Da noi arrivano ogni giorno, pochi alla volta, per non farsi notare.
Il risultato non cambia. Solo che qui nessuno manda l'esercito e in troppi stoltamente li difendono.
Autore: Roberto Riccardi
Come se a Frascati, più estesa di Ceuta per 4 km², fosse arrivato d’improvviso il 20% dell’esercito di Attila. Un’invasione in scala, ma con gli stessi metodi.
Violenze, bus e auto in fiamme, accoltellamenti (le spade non vanno più di moda), saccheggi, razzie e occupazioni di case.
Non paghi, questa torma di incivili ha profanato un cimitero, strappando pezzi di tombe per usarli come proiettili contro i residenti. È il confine oltre il quale la civiltà non esiste più. Dissacrano per umiliare.
Ma Ceuta non è un'eccezione. Ceuta è la regola italiana compressa in un fotogramma.
Nella cittadina spagnola i migranti hanno saccheggiato i supermercati, costringendo Carrefour e Día ad abbassare le saracinesche.
In Italia i commercianti delle periferie di Milano, Roma e Torino abbassano le saracinesche prima del tramonto da anni. Nessun telegiornale gli ha mai dedicato un'apertura.
A Ceuta gli irregolari si sono introdotti con la forza nelle case private per diventare okupas, sfruttando una legislazione che rende l'occupante più protetto del proprietario.
In Italia gli alloggi pubblici occupati abusivamente superano i trentamila.
Il quaranta per cento è occupato da stranieri. Stesso meccanismo, stessa impunità, stesso silenzio.
A Ceuta le donne non possono camminare per strada senza essere importunate, toccate, accerchiate. In Italia le cronache sono piene di molestie e violenze sessuali commesse dalle stesse mani.
Piazza Duomo a Capodanno 2025 è solo l'episodio che ha fatto il giro del mondo. Sotto, c'è un bollettino quotidiano di aggressioni che non arriva mai in prima pagina.
La differenza è che a Ceuta il fenomeno dura da due giorni. In Italia dura da anni.
A Ceuta i giovani marocchini lanciano pietre e cartelli stradali contro i residenti e le forze dell'ordine. In Italia sei rapine su dieci sono commesse da stranieri.
Il cinquanta per cento dei detenuti nelle carceri minorili è straniero, a fronte del dodici per cento della popolazione residente in quella fascia d'età.
Il procuratore capo di Trieste l'ha chiamata la cultura del coltello. Un fenomeno senza fine, con le sue parole. A Ceuta è esploso in quarantotto ore.
In Italia è il bollettino quotidiano della cronaca locale, relegato a pagina venti quando va bene.
A Ceuta bruciano le auto nei quartieri residenziali e quel ragazzo col telefono che si riprende davanti alle fiamme non è un rifugiato che scappa dalla guerra.
È un giovane uomo che incendia un pezzo di Europa e lo manda in diretta agli amici come un trofeo.
A Corvetto, dopo la morte di Ramy Elgaml, le stesse sagome hanno fatto le stesse cose: cassonetti rovesciati, vetrine spaccate, auto date alle fiamme.
Lo stesso gesto, la stessa sfida, lo stesso disprezzo per la città che li ospita.
A Ceuta sessantamila invasori senza un servizio igienico hanno trasformato strade, portoni e fontane in latrine a cielo aperto, in quello che i residenti chiamano un'apocalisse.
Nei parchi delle periferie italiane succede da anni, ma i telegiornali inquadrano altrove.
Ma il parallelo più feroce è un altro.
Pedro Sánchez ha fatto esattamente ciò che la sinistra italiana fa da trent'anni. Ha creato le condizioni perché i deterrenti venissero smontati uno dopo l'altro.
Una ridicola sentenza del Tribunale Supremo ha vietato i respingimenti immediati a chi sbarca perché il mare non sarebbe un elemento di contenimento frontaliero.
Poi ha aggiunto la benzina: la regolarizzazione di cinquecentomila clandestini. Permesso di soggiorno, diritto al lavoro e libero accesso allo spazio europeo.
Infine, quando il confine è crollato sotto il peso prevedibile delle sue stesse scelte, si è precipitato a Ceuta a dare la colpa alle mafie.
La sinistra italiana conosce il copione a memoria.
Lo conosce talmente bene da averne fatto un manifesto. Tre mesi fa Elly Schlein volava a Barcellona al vertice progressista organizzato da Sánchez per annunciare che un altro mondo è possibile. L'altro mondo possibile è arrivato: si chiama Ceuta.
Per anni ha combattuto il modello Albania, impugnato ogni trattenimento nei CPR, contestato la lista dei Paesi sicuri, gridato al razzismo di fronte a ogni tentativo di espulsione.
Poi, quando un accoltellamento o una rapina finiva in cronaca, il ritornello era sempre lo stesso: disagio sociale, casi isolati, mancata inclusione.
A Ceuta il governo spagnolo ha rifiutato di dichiarare l'emergenza nazionale perché la normativa non lo prevedrebbe per i flussi migratori.
In Italia la sinistra ripete da anni che l'immigrazione non è un'emergenza, ma un fenomeno strutturale.
La differenza tra le due formule è puramente linguistica. Il risultato è identico: nessuno interviene.
C'è poi un dettaglio che merita attenzione. Le immagini mostrano camion carichi di giovani uomini scaricati a ridosso del confine sotto gli occhi della gendarmeria marocchina.
Non disperati in fuga: un servizio navetta di Stato.
Il Marocco ha già usato la pressione migratoria come arma di ricatto nel 2021. Lo sta facendo di nuovo.
Ma Sánchez preferisce parlare di mafie, perché accusare Rabat significherebbe ammettere che un governo alleato sta usando esseri umani come proiettili.
Ieri sera, Madrid ha sbandierato 48.000 rientri come una vittoria, ma è una “vittoria di Pirro”. Perché il Marocco ha semplicemente richiamato chi aveva mandato.
Nel mentre, l'Italia ha risposto sospendendo Schengen con la Spagna. Una misura giusta, ma tardiva nei tempi e insufficiente nella portata.
Perché il problema non è Ceuta. Il problema è che Ceuta è già qui.
E chi guarda l’invasione di Ceuta e non riconosce l'Italia ha deciso di non vedere.
Mentre la sinistra, che ancora racconta che sulle nostre coste sbarcano donne e bambini in fuga dalla guerra, mente per interesse sapendo di mentire.
Nove su dieci sono giovani uomini soli. Gli stessi giovani uomini che a Ceuta hanno saccheggiato i negozi, sfondato le porte delle case, profanato le tombe dei morti e incendiato i quartieri filmandosi col telefono.
L'unica differenza è che a Ceuta sono arrivati tutti insieme. Da noi arrivano ogni giorno, pochi alla volta, per non farsi notare.
Il risultato non cambia. Solo che qui nessuno manda l'esercito e in troppi stoltamente li difendono.

9 commenti:
MESSA DEL GIORNO: Santa Maria in Sabato
Introito
(Sedulius)
Salve, o Madre Santa, tu hai partorito il Re gloriosamente; Egli governa il cielo e la terra per i secoli in eterno.
(Salmo 44,2)
Vibra nel mio cuore un ispirato pensiero mentre al Sovrano canto il mio poema.
Epistola
(Ecclesiastico 24,14-16)
Da principio e prima dei secoli io fui creata, e per tutta l’eternità io non cesserò di essere; nel tabernacolo santo, dinanzi a Lui ho esercitato il mio ministero, poi ebbi fissa dimora in Sion. Nella città santa parimenti posai ed in Gerusalemme è il mio potere. Gettai le mie radici in un popolo illustre, nella porzione del mio Dio, nel suo retaggio, presi dimora tra i santi.
Vangelo
(Luca 11,27-28)
In quel tempo, mentre Gesù parlava alla folla, avvenne che una donna, tra la folla, alzò la voce e disse: “Beato il seno che ti ha portato e il petto che ti ha nutrito”. Ma egli disse: “Beati, piuttosto, coloro che ascoltano la parola di Dio, e la custodiscono”.
Meditazione
1.Nell’Introito è scritto: “…al sovrano canto il mio poema”. Il poema è la poesia; e la poesia richiama l’armonia. Le parole poetiche sono ben collegate fra loro e soprattutto sono ben legate alla realtà, se è vero -come è vero- che la poesia è intuitiva comprensione del mistero del reale. La poesia, quella vera, è un perfetto combaciamento tra la parola e ciò che si vede.
2.Dunque, fare di se stesso il poema di Dio vuol dire conformare bene se stesso al volere di Dio e adempiere quel progetto che Dio stesso ha pensato per ognuno di noi. Nella maniera più perfetta ciò è avvenuto nell’Immacolata.
Alla Regina dello Splendore
Madre, aiutami affinché anch’io possa uniformarmi al volere di Dio e veramente glorificarlo.
I miei difetti, le mie negligenze, il mio egoismo fanno resistenza, ma se Tu mi condurrai lungo i sentieri del Tuo Divin Figlio, tutto sarà più facile.
Regina dello Splendore, guidami nel cammino della vita.
PREGHIERA A SAN PIETRO IN VINCOLI
Dal trono su cui siedi con l’Uomo-Dio nei cieli (Apoc. 3, 21), come l’hai seguito quaggiù nella prova e nell’angoscia (Lc. 22, 28), sciogli le nostre catene che purtroppo non hanno nulla che le avvicini alla gloria delle tue: spezza i ferri del peccato che ci riportano sempre a Satana, gli attacchi di tutte le passioni che ci impediscono di trovare il nostro sbocco in Dio. Il mondo, più che mai schiavo nell’ingorgo delle sue false libertà che gli fanno dimenticare l’unica vera libertà, ha più bisogno di riscatto che non al tempo dei Cesari pagani: tu che solo puoi esserlo, sii una volta ancora il suo liberatore. Che soprattutto Roma, caduta più in basso perché è stata precipitata da un’altezza maggiore, provi nuovamente la virtù di emancipazione che risiede nelle tue catene; esse sono diventate per i suoi fedeli un segno di unione nelle ultime prove; fa’ che si realizzino le parole dette un tempo dai suoi poeti, che «stretta da quelle catene essa sarebbe stata sempre libera».
Dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico, II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959
Dimenticanze: i giornalisti e il "modello Tg5".
Vi è un dettaglio non irrilevante circa le cronache che si sono succedute in questi giorni sui fatti di Ceuta.
Nella corsa dei giornalisti, dei politici, degli opinionisti, dei professori universitarie e della gente comune a chi faceva prima a dire la propria sull'invasione da parte di 60mila individui - naturaliter polarizzandosi come da copione - quasi nessuno si è preoccupato, nelle prime ore, delle condizioni degli abitanti della exclave spagnola.
Mentre nascevano nuovi Vidal de la Blanche che spiegavano come la cosa non ci riguardasse perché avvenuta lontano e mentre Tajani tremava tutto per l'obbligo di dover prendere posizione, si aveva l'impressione che i 60mila clandestini - perché tali erano e sono, non fuggendo da nessun conflitto - fossero arrivati in un territorio privo di popolazione autoctona.
Sono stati gli stessi abitanti, quando hanno visto che tutti parlavano dei marocchini e delle loro speranze come della loro arroganza, e che nessuno accennava a loro, a prendere i cellulari in mano e a mostrare al mondo ciò che accadeva per le loro strade: occupazioni, saccheggi, negozi chiusi.
Ciò che mi preme sottolineare è che, nelle prime ore del racconto che giornalisti e politici e professori ci servivano sui fatti di Ceuta, i residenti erano "narrativamente" scomparsi, come se non esistessero: se ne è iniziato a parlarne, anche da parte di chi a parole voleva difenderli, solo dopo la pubblicazione dei loro video.
E' stata l'implementazione di quel "modello Buonamici" o "modello Tg5" che notai a proposito di un'alluvione che colpì Cogne, in Val d'Aosta, anni fa: per tre giorni i giornalisti berlusconiani ci informarono che i turisti erano al sicuro, e solo ad emergenza passata si ricordarono di accennare che sì, per fortuna anche i residenti non erano morti annegati.
La scelta di raccontare le vicende di determinate persone ed escludere quelle di altre, come se non esistessero, perché se non se ne parla, esse finiranno davvero per non esistere più: ecco quello che fa più timore nelle narrazioni giornalistiche e social attuali, e che gli abitanti di Ceuta hanno provato sulla loro pelle, oltre alle micidiali difficoltà e paure di vedere il proprio ambiente domestico e cittadino invaso da stranieri, improvvisamente, senza un perché.
Cit. Domenico Corcione
Ceuta: gli invasori provocano incidenti nelle strade, assaltano negozi e supermercati, occupano case: sono tanti, 50.000 clandestini mentre Ceuta ha una popolazione di 80.000 abitanti, sono giovani, sono forti, sono violenti. Hanno incendiato auto, aggredito la polizia e i residenti. Il premier socialista, in ipocrita visita pastorale all'exclave, è stato duramente contestato dagli abitanti. E non è vero che "il 90% è rientrato in Marocco": lo nega la stampa locale, lo nega persino un esponente del PSOE di Ceuta.
Ebbene: le varie televisioni italiane ci hanno informato di tutto ciò? Ci hanno fatto sentire i fischi a Sanchez? Ci hanno fatto vedere le auto in fiamme, i supermercati saccheggiati, ci hanno riferito delle case occupate con la violenza? Ovviamente no.
E' ben più che censura, è quello che Solgenitsin definiva "il sistema della menzogna".
Siamo immersi in questo sistema della menzogna e non ce ne accorgiamo. E questo non è che l'ennesimo esempio. Ci mentono sul conflitto in Ucraina, raccontandoci che la Russia sta arretrando, quando ha appena liberato Kostyantynivka e altre roccaforti nel Donbass, ma le televisioni non ce lo dicono. Ci mentono sulla Cisgiordania, dove un brillante inviato Rai ha definito "escursionisti" i criminali coloni ebrei armati che andavano ad assaltare un villaggio palestinese. Ci mentono sulle violenze degli immigrati, tacendo l'origine dei delinquenti, ci mentono quando dicono che gli immigrati "ci pagheranno le pensioni". "Loro" mentono, sempre, sempre, sempre. Dobbiamo esserne consapevoli, quando siamo costretti ad ascoltare i "loro" telegiornali, perché di "nostri" non ce n'è neanche uno.
Si chiama democrazia.
Silente
Ma questa Kostyantynivka o come si chiama, la Russia non l'aveva già conquistata un anno fa o giù di lì? Di menzogne e false verità i giornali sono pieni. Non tutto è però menzogna.
Che la guerra per la Russia non stia andando molto bene, visto che dopo più di quattro anni non sono ancora riusciti a conquistare tutto il donbass, sembra difficile negarlo.
Gli invasori hanno capito da tempo che l'Europa occidentale non è capace di usare la forza per difendere i propri confini. È troppo vile e rosa dai vizi. Per questo diventano sempre più aggressivi e arroganti. Sanno anche di avere la complicità delle sinistre europee e della Chiesa, con il papa che di fatto li incita ad occuparci, approvando la "migrazione" indiscriminata.
La faccenda di Ceuta sembra comunque organizzata dallo Stato marocchino stesso, che ha sempre aspirato a cancellare le due exclave di Ceusta e Melilla, ultimo residuo dei possessi spagnoli sulla costa nordafricana.
Proprio dalla parte limitata di Marocco occupata dalla Spagna, ovviamente più ampia di Ceuta e Melilla, novanta anni fa a luglio, nel 1936, partì la rivolta nazionale organizzata dai militari, in particolare da quelli della Legione straniera spagnola, situata in Marocco, il cui comandante era Francisco Franco. Si iniziò con un proclama indirizzato da Franco al popolo spagnolo, al suo patriottismo, affinché prendesse le armi per por fine ad una situazione ormai insostenibile, di sanguinosa anarchia e guerra civile non dichiarata ma nei fatti.
H.
In Italia come negli Stati Uniti ma anche in Francia e ovunque sia loro possibile, le sinistre woke neomarxiste stanno facendo di tutto per creare un clima da guerra civile, non solo verbale ma anche guerreggiata. Nel grave episodio di Ceuta la sinistra italiana si è subito schierata contro il governo Meloni, che ha giustamente bloccato l'accordo di Schengen con la Spagna per un mese.
Ci stanno facendo ripiombare (con la complicità di un clero senza fede) in una situazione simile a quella della Spagna del 1936.
Può esser interessante dare un'occhiata al proclama del 18 luglio 36 rivolto al popolo spagnolo dal Comandante generale delle Canarie, gen. F. Franco. Proclama fortemente patriottico, non aveva -nulla di specificamente "fascista" ma si inquadrava in una tradizione tipicamente spagnola. La religione, martoriata dai Rossi, non la nominava, la sua difesa era implicita nel ristabilamento della legge e dell'ordine.
"Spagnoli!
A quanti provano sacro amore per la Spagna, a voi che nelle file dell'esercito e dell'armata avete fatto professione di fede al servizio della Patria, a voi che giuraste di difenderla contro i suoi nemici sino al sacrificio della vita : la Nazione vi chiama a sua difesa."
Seguiva il sintetico ed impressionante quadro della sanguinosa anarchia sociale in atto (provocata soprattutto dal messianesimo irrazionale delle sinistre, osservo). Pertanto, si poteva abbandonare la Patria, cederla al nemico "senza lotta e resistena"? ESO NO !! Questo mai !!. "Questo lo facciano i traditori non noi che abbiamo giurato di difenderla".
Quindi: lotta senza quartiere contro tutti quelli che volevano "distruggere la Spagna" .
"Nuestro impulso no se determina por la defensa de unos intereses bastardos ni por el deseo de retroceder en el camino de la Historia". "Saranno conservate le riforme sociali compatibili con la pace interna della Spagna e la sua auspicata grandezza". Solo in tal modo si realizzerà
la trilogia Fraternità, LIbertà, Uguaglianza, immessa nella costituzione della Repubblica spagnola.
Spagnoli!!! Viva la Spagna!!! Viva l'onorato popolo spagnolo!!!"
L'appello non mostra nostalgie monarchiche né tendenze clericali: tra i generali firmatari oltre ai cattolici c'erano anche i liberali, alcuni dei quali massoni (anche se la Massoneria appoggiava in massa la Repubblica laica e anticristiana).
Hitoricus
Il Marocco è l’ennesima longa manus di poteri ostili alla pace perché visceralmente nemici del Principe della Pace, rifiutato nella sua rivelazione.
Questi poteri da secoli corrompono e cooptano poteri teoricamente più forti, asservendoli e costringendoli al “lavoro sporco” (es. Pilato) con argomenti subdoli (allora non sei amico di Cesare…), mescolanza di ipocrisia, falsità, ricatto ed efferatezza.
Il Marocco è il parco giochi degli eredi dello scudetto rosso più influente, che muove milioni di persone con i milioni che sa produrre dal nulla nel mare magnum della finanza globale usuraia.
Non si può non vedere che dietro tanti burattini, in Spagna come altrove, dietro un Sanchez o un Macron, c’è sempre un burattinaio. Quel burattinaio.
In odio al Principe della Pace, che ama anche il nemico e ha versato il suo sangue per salvargli l’anima. Purtroppo l’ostinato rifiuto pecca conto lo Spirito Santo e in questa disperata impenitenza il malvagio odia chiunque, odia la vita.
Bisogna vederlo in questo scatenamento finale, sempre più scoperto, disinvolto, spudorato…
Anonimo delle 08:15 : un commento poco comprensibile. Pilato sarebbe stato l'agente di chi?
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