sabato 11 ottobre 2014

Card. Giuseppe Siri. Parole di sapienza per l'oggi.

Stralci ripresi dal Sito dedicato al Card. Giuseppe Siri da un testo («Renovatio», VI (1970), fasc. 4, pp. 477-490) : La dittatura dell'opinione [qui]. Mi vien da pensare che nel 1970 certi guasti, pur adombrati, non si erano ancora manifestati nel loro aspetto più drammatico.

RENOVATIO — Quando si parla di un ritorno ad una condanna formale di proposizioni, si dice che ciò non è conforme alla natura pastorale dell’autorità nella Chiesa. E si dice anche che ciò potrebbe dar luogo a scismi. 
SIRI — La pastorale non è l’arte del compromesso e del cedimento: è l’arte della cura delle anime nella verità. Quando questo è stato detto tutti hanno capito: anche, e soprattutto, quelli che hanno deformato o criticato. Il linguaggio del buon pastore è all’opposto di quello che dicono alcuni teologi del momento. Non credo a possibilità scismatiche. Coloro che usano della loro funzione ecclesiastica per sovvertire la Chiesa contano, in realtà, innanzi agli occhi de mondo solo perché esiste quella Chiesa che essi intendono demolire in nome della «Chiesa futura umanità». Poi ci sono tanti segni, soprattutto fuori d’Europa, che indicano che i demolitori della Chiesa hanno fatto il loro tempo. Posso ricordare qui, come esempio, il contegno della Chiesa africana, che ci ricorda nel nome la grande funzione della Chiesa d’Africa nel III, nel IV e nel V secolo. Essa è un conforto per la Chiesa universale e per il pontificato romano.
[...]
RENOVATIO — V.E. indica una situazione di crisi globale dell’umanità: la sostituzione dell’opinione alla verità conduce al «deperimento» dell’umanità, ad una situazione paradossale di potenza e di alienazione ad un tempo. Se dovessimo chiedere, in forma riassuntiva, qual è la parola cristiana di cui ha particolare bisogno questa situazione storica dell’umanità, quale parola sceglierebbe V. E.? 
SIRI — Non vi è dubbio: la Croce. 
RENOVATIO — Non sono certo le croci che mancano oggi agli uomini. 
SIRI — Non sono la croce di Cristo. Anche se ogni dolore porta misteriosamente frutto, è un messaggero di Dio, non è ogni dolore che libera: è il dolore sopportato nella croce e sulla croce di Cristo: è la sofferenza redentrice. Questa è pace, gioia, serenità. Ricordo le parole di Chesterton. Egli si domandava che cosa il Signore nascondesse ai suoi discepoli quando si ritirava a pregare con il Padre. Rispondeva: la sua gioia, la sua immensa gioia. Eppure la croce gli stava dinanzi: ma era la croce dell’amore del Padre, era la croce di vita. Noi non siamo i predicatori del benessere per il benessere: e nemmeno i diffusori di esso. Dio provvede ai suoi figli. Ma noi abbiamo le parole di vita eterna: queste dobbiamo dare. Di queste l’uomo ha bisogno. Le sue sofferenze sono spesso strumento di speculazione e di menzogna, magari in buona fede: di questo non dobbiamo dimenticarci. La vita religiosa è una testimonianza della croce del Signore: quando la povertà diviene occasione di abbondanza e l’obbedienza occasione di fare il comodo proprio, la vita religiosa si estingue.
RENOVATIO — Ma la Chiesa parla oggi all’uomo della croce che è vita e liberta?
SIRI — La Chiesa, sì: se qualcuno si avvicina ai beni divini che la Chiesa indefettibilmente custodisce, trova parole di vita eterna. Ma tanti cristiani sono coinvolti nella crisi stessa dell’umanità, sono portati ad adorare anch’essi l’idolo dell’uomo senza profondità: da destra e da sinistra, in nome del benessere o in quello della rivoluzione.
Nella nostra stessa vita ecclesiastica si lamentano talvolta fenomeni paralleli a quelli della vita sociale nel suo complesso. La dittatura dell’opinione in cui viviamo si ripercuote anche nella vita ecclesiastica. Un’editoria pronta soltanto a sollecitare il fantastico, l’inaudito, l’irreale, a criticare il passato perché passato e a prevedere un futuro di sole luci, di totali vittorie dell’umanità, obbedendo in ciò alla legge della imposizione del prodotto, della ricerca del consumatore, cioè a motivi di lucro, è oggi una delle piaghe anche nella Chiesa.
Oggi, ogni teologo che passi per iconoclasta, liberatore, innovatore, è subito captato da un’editoria compiacente, che diffonde per tutti i canali dei mezzi di massa questo dissenso confortevole, questa iconoclastia per amor del comodo e del successo. Il divismo di teologi, di scrittori, di figure della protesta: ecco un dolore, una sofferenza per la Chiesa di oggi: coloro che denigrano il passato della Chiesa per affermare che è proprio dal rinnegamento di esso che la Chiesa riemergerà più autentica.
RENOVATIO — Per qualificare il tipo di errori oggi correnti si è ricorso a due paragoni: al modernismo e alla gnosi. Si è parlato anche di «protestantizzazione». «Renovatio» ha preferito il termine gnosi per indicare la separazione delle verità naturali (e veterotestamentarie) da quelle evangeliche. Il dire, per esempio, che non esiste legge naturale, che i limiti e le pene che l’ordine presente impone non risalgono a Dio, il negare la pena e la sanzione divina al peccato umano sono tesi che oggi costituiscono il sottofondo, sempre più esplicitamente espresso, di tanta letteratura teologica. Ciò ci pare una nuova gnosi.
SIRI — Comprendo benissimo le ragioni di questa espressione: e credo che si possa legittimamente qualificare di gnosi il complesso di errori oggi ricorrenti visti nella loro sistematicità. Ma credete voi che i più sappiano il significato di quello che dicono? Questo è il terribile: che non sanno quello che dicono.
Ciò che viene scelto spesso lo è non per un motivo razionale (sarebbe ancora una affermazione di verità), ma unicamente per conformismo al mondo. La potenza mondana ha una sua filosofia: e i teologi del giorno che passa accettano di tradurre le opinioni del tempo in linguaggio teologico, non perché accettino una dottrina come tale, ma soltanto perché accettano le dottrine che piacciono alle potenze di questo mondo.
La gravità di questo tempo rispetto agli altri è questo: che non si tratta più di contrasto tra verità ed errore, ma tra verità e non verità, tra ordine della verità e dittatura dell’opinione. Gli uomini si ritengono liberi: è questa loro opinione, di essere liberi perché è scritto nei testi giuridici, il massimo momento e manifestazione della loro servitù. In realtà molti vivono sotto una dittatura: la dittatura dell’opinione.

9 commenti:

bernardino ha detto...

Rev.mi sig.ri cardinali e vescovi sinodali, e gentile VdR,

Il Dio dei nostri padri, il Signore Onnipotente ordinò al faraone d'Egitto di liberare il Suo popolo; ma il cuore del faraone era indurito, non volle dare retta a Mosé, all'ordine del Padrone dell'universo; ma Dio allora usò la Sua potenza e liberò il Suo popolo, fece vedere al faraone chi era il Vero Dio e non gli dei pagani.
Oggi, caro VdR tieni sotto schiavitù la S.Messa bimillenaria, contro il volere della legge Summorum di B.XVI e tieni in schiavitù i FFI, dunque ti chiedo di rileggerti l'Antico Testamento per rivedere la fine che ha fatto il faraone ed il suo popolo per aver disobbedito al vero Dio.
Chi si permette, caro VdR e compagnucci, di fare sacrilegio ai Sacramenti (e qui torno a ciò che state combinando in questo sinodo, come se voi foste i padroni della Chiesa, mentre siete solo i depositaridella fede, e linea di trasmissione della Dottrina bimillenaria) di NSGC ed alla Sua Chiesa ottenuta attraverso la Croce ed il sangue dei Martiri, deve ricordare ciò che successe al popolo d'Egitto, perché Dio è vera misericordia e non può essere scambiata con la tua falsa misericordia.
Rileggiamoci anche qualche lettura del grande Cardinale Giuseppe Siri, e la lettura dell'uscita dalla schiavitù del popolo d'Israele dal faraone, come viene rivisitata ogni notte del Sabato santo.

Alessandro Mirabelli ha detto...

Questa intervista di Siri che risale al 1970 a me sembra che sia stata rilasciata ieri sera. I problemi che Siri aveva individuato più di 40 quaranta anni fa sono gli stessi di oggi. La descrizione dei media e' quella dei media maggioritari di oggi. Vatican insider ne è' l'espressione più tipica, ma perché la diocesi di Genova non ha mai pensato ad aprire il processo di beatificazione?

Franco ha detto...

Il"Corriere della Sera" di oggi nella pagina dedicata al Sinodo esibisce in bella mostra la stretta di mano del papa a una guardia svizzera, che fa seguito al gesto di ieri: risposta al saluto militare con alzata di dita alla fronte, in tono apparentemente sbarazzino. Accattoli commenta:"Il papa delle periferie rompe l'aplomb delle guardie svizzere". Poi conclude:"I comandanti hanno dato istruzioni elastiche ai soldati: a papa mosso, guardia accomodante".

Mi sembra evidente la volonta' di papa Bergoglio di desolennizzare la figura pontificale. La cosa richiede una riflessione critica, che puo' iniziare quanto detto a suo tempo da Siri ( figlio di una portinaia e a suo tempo buon calciatore ) a proposito della "pompa" prelatizia:"Sono un cardinale e vesto da cardinale. Poi, dietro quella porta, sono un monaco".

La pompa e il fasto sono un mezzo per "agganciare" le masse tipico delle grandi monarchie, basate sul "potere tradizionale". A questo mezzo hanno fatto scientemente ricorso i papi fin dal Medioevo e con accentuazione crescente durante il Rinascimento e la Controriforma, costruendo la macchina grandiosa del cerimoniale e dell'architettura vaticana e romana ( capolavoro assoluto la basilica di San Pietro con il colonnato berniniano che contiene la folla dei fedeli nell'abbraccio papale ). Bisogna vedere fino a che punto questa "pompa" disturbi la gente comune e fino a che punto la attragga, come accade nei residui cerimoniali del tipo royal wedding, cambio della guardia, sfilata dei corazzieri ( anche nella laica Republique ).

Certamente e' arduo pensare a San Pietro, di professione pescatore, con il camauro e la mantelletta rossa, oppure a San Paolo vestito da cardinale; pero' il loro seguito non si contava ancora a milioni di fedeli.

I duci del '900, di origine popolare, si sono orientati su un'immagine diversa: ad esempio Mussolini aviatore, Mussolini a torso nudo falciatore e trebbiatore, Mussolini che balla in pista con una ragazza del popolo...

Il "guaio" del potere carismatico-popolare e' il bisogno di controbilanciare l'approccio popolaresco con fatti e gesta sorprendenti e grandiose, oltreche' con concessioni di "panem et circenses"; per cui in un certo senso il capo diventa dipendente dal consenso delle masse, con una accelerazione continua. In tal modo si rischia una " corsa al ribasso".

Quando un soldato si sacrifica per la Patria, come accadde sul Piave, nella sua mente essa e' rappresentata da "icone" che la concretizzano ( una bella donna dal capo turrito in veste tricolore, i monumenti-simbolo delle grandi citta'... ). E' sicuro che la DEICONIZZAZIONE del Cattolicesimo, "depurata" del fasto vaticanesco ( pontificali, cattedrali, cappelle traboccanti di ori e di stucchi ) non sara' foriera di una perdita di identita' nei singoli fedeli, con ulteriore sganciamento dalle direttive del centro?

Certo e' ben strano che sia un membro della Compagnia di Gesu', nata come milizia speciale al servizio del Sommo Pontefice, miri a ridimensionarne l'immagine.


Alessandro Mirabelli ha detto...

Membro della Compagnia di Gesù ...
Quale Compagnia? Quella dei gesuiti che morirono ammazzati in odio alla fede in Inglhilterra nel 1600 o quella di Adolfo Nicolas Pachon che solo l'altro giorno ha affermato che può esserci più amore cristiano in una coppia di conviventi rispetto ad una sposata in chiesa? L'attuale compagnia e' solo una squallida caricatura rispetto a quella che aveva ideato e realizzato S. Ignazio.
S. Ignazio, vedendo i tuoi figli di oggi per favore non rigirasti nella tomba.

Cattolico ha detto...

Onore e gloria al grande Cardinale Giuseppe Siri, paladino della Tradizione Cattolica, mancato papa Gregorio XVII (per colpa di chi?). Mi torna alla memoria la fumata bianca del 26 ottobre 1958 (vista coi miei occhi in televisione: avevo allora 12 anni) e poi, dopo mezz'ora, seguita da una fumata nera (e due giorni dopo dall'elezione di Roncalli, con quel nome sibillino, che richiamava un antipapa). E la feroce lotta intorno a quella stufa, in quella mezz'ora tra la prima e la seconda fumata del 26 ottobre? Ne tratta una notizia diffusa dall'FBI; poi c'è anche l'intervista rilasciata dallo stesso Siri poco prima di morire, in cui riferì testualmente che "in quel conclave sono successe cose terribili, ma non posso parlare, perché sono vincolato dal segreto..."
Qui sì che ci sarebbe materia da dibattere sulla validità di quella elezione, assai più che di quella di Bergoglio; strano che il bravo Socci non ci abbia mai pensato.

Anonimo ha detto...

"Noi non siamo i predicatori del benessere per il benessere: e nemmeno i diffusori di esso. Dio provvede ai suoi figli. Ma noi abbiamo le parole di vita eterna: queste dobbiamo dare. Di queste l’uomo ha bisogno."


Ci vuole un 'sinodo' per dire ' lasciamo altre professioni, facciamo i sacerdoti rientrando nella giusta via insegnando ciò che si è sempre insegnato?'
Mah!

Anonimo ha detto...

A proposito di padre Adolfo Nicolas Pachon...


Con una mossa a sorpresa, il Papa ha deciso di aggiungere ben sei nuovi padri al gruppo ristretto incaricato di stendere la Relatio Synodi, il documento conclusivo di questo Sinodo straordinario sulla famiglia. Faranno parte del "comitato" anche i cardinali Gianfranco Ravasi e Donald Wuerl (arcivescovo di Washington), i vescovi Victor Manuel Fernandez (rettore della Pontificia Università cattolica argentina), Carlos Aguiar Retes, Peter Kang U-Il e il Preposito generale della Compagnia di Gesù, padre Adolfo Nicolas S.I.

http://www.ilfoglio.it/articoli/v/121802/blog/il-papa-chiama-ravasi-nicols-e-fernndez-per-la-stesura-della-relatio-synodi.htm

filippo ha detto...

Siri si rifiutò di firmare il breve esame critico al N.O.e difese la riforma liturgica montiniana dalle accuse dei cattolici.

Anonimo ha detto...

A leggere le parole del Card.SIRI si capisce il perché della crisi che colpisce la Chiesa . Non accusiamo i media la crisi è una crisi di uomini .Leggete le parole di Siri e quelle di Papa Francesco, nell'intervista a Scalfari e poi rivolgiamoci al Signore.La crisi è ormai tanto grave che ormai gli uomini possono fare ben poco.Bobo