giovedì 16 ottobre 2014

Strategie di sopravvivenza in tempi di “eclissi del Papato” secondo il pensiero di padre Calmel

Riprendo dal Sito ilconciliovaticanosecondo [qui], un testo da tener bene a mente.

Quando, negli anni del Concilio Vaticano II e dell’immediato post-Concilio, venti rivoluzionari soffiavano sulla Chiesa di Cristo, un teologo domenicano, padre Roger-Thomas Calmel, levò il suo vessillo contro-rivoluzionario e, con la sua penna e con la sua parola, fece sentire la sua voce che invitava i fedeli alla resistenza nella fedeltà inflessibile alla Tradizione di sempre con un atteggiamento spirituale di pace e finanche di gioia nella prova.
Il messaggio di padre Calmel non ha mai cessato di essere attuale. Ma torna di particolare interesse quando – ed è il nostro caso – su verità “sempre, ovunque e da tutti” affermate inizia ad aleggiare il soffio funesto del dubbio, a partire dai vertici della gerarchia cattolica.
Padre Calmel, spirito profetico come pochi negli ultimi 50 anni, aveva previsto questa tragica possibilità ed aveva messo in guardia i fedeli fornendo loro le armi per rimanere fedeli alla Chiesa di sempre ed evitare in tal modo la tentazione del sedevacantismo o quella ancor più funesta della disperazione.
Poiché si tratta di una crisi dell’autorità, dal momento che gli errori vengono propugnati da chi avrebbe il compito di condannarli, il punto di partenza, fondamentale ed imprescindibile, è comprendere a fondo fin dove arrivi il potere dell’Autorità, a partire dal suo vertice, il Papa.

Padre Calmel precisa anzitutto che il Capo della Chiesa è uno solo, Nostro Signore Gesù Cristo, che “è sempre infallibile, sempre senza peccato, sempre santo […]. È lui il solo Capo, perché tutti gli altri, compreso il più alto, non hanno autorità se non da Lui e per Lui”. Salendo al cielo, questo Capo invisibile ha lasciato alla sua Chiesa un Capo visibile come suo Vicario, il Papa, “che solo gode della giurisdizione suprema”. “Se però il Papa è il Vicario di Gesù, […], egli è soltanto il Vicario: vice regens, tiene il posto di Gesù Cristo, ma resta altro da Lui”. Evidentemente il Papa ha prerogative del tutto eccezionali, custodendo i mezzi della grazia, i sacramenti, e la Verità rivelata. Gode, in certi casi ben circoscritti e determinati, dell’infallibilità. Per il resto, “può mancare in molti casi”. La storia della Chiesa – a parte un manipolo di Papi santi e un numero ridotto di papi indegni – è piena di Papi mediocri e manchevoli. Ciò non deve né spaventare né sorprendere. Al contrario, è proprio nella debolezza, e talvolta anche nell’indegnità, dei papi che risalta la signoria del nostro Salvatore, il Quale rimane il solo Capo della Chiesa, sulla quale esercita il suo governo “tenendo in mano anche i Papi insufficienti e contenendo la loro insufficienza in limiti invalicabili”.

Ora, avverte padre Calmel, perché questa fiducia nel Capo invisibile della Chiesa sia così profonda da superare tutte le possibili deficienze del suo Vicario in terra, occorre che la nostra vita spirituale “sia riferita a Gesù Cristo e non al Papa; che la nostra vita interiore, la quale abbraccia – non serve dirlo – anche il Papa e la gerarchia, sia fondata non sulla gerarchia e sul Papa, ma sul divino Pontefice […] dal Quale il Vicario visibile supremo dipende ancor più degli altri sacerdoti”.

E ciò per una ragione a tutti evidente e quanto mai elementare: “La Chiesa – scrive quest’illustre figlio di san Domenico – non è il corpo mistico del Papa. La Chiesa, col Papa, è il corpo mistico di Cristo. Quando la vita interiore dei cristiani è sempre più orientata a Gesù Cristo, essi non cadono nella disperazione, anche quando soffrono fino all’agonia delle manchevolezze d’un papa, sia egli un Onorio I o i papi antagonisti della fine del Medio Evo; sia egli, nel caso limite, un papa che manca secondo le nuove possibilità offerte dal modernismo”. Quand’anche un papa giungesse al limite estremo di cambiare la Fede “o per accecamento o per spirito di chimera o per un’illusione mortale” (tra le tante offerte dal modernismo), ebbene “il papa che arrivasse a questo punto non toglierebbe al Signore Gesù il suo governo infallibile, che tiene in mano anche lui, papa sviato, e gli impedisce di impegnare fino alla perversione della fede l’autorità ricevuta dall’alto”.

Ma anche in questi sventurati casi, la vita interiore dei cristiani non può escludere il Papa, senza con ciò cessare di essere cristiana. Un’autentica vita interiore, centrata necessariamente su Gesù Cristo, include sempre il suo Vicario e l’obbedienza a lui dovuta, ma “questa obbedienza, lungi dall’essere incondizionata, è sempre praticata alla luce della fede teologale e della legge naturale”.

E qui entra in gioco lo spinoso problema dell’obbedienza al Vicario di Cristo. Spinoso, nota ancora una volta padre Calmel, solo per chi ignori o voglia ignorare gli articoli della Fede cattolica riguardanti il Sommo Pontefice. Occorre anzitutto ricordare che ogni cristiano vive “per mezzo di Gesù Cristo e per Gesù Cristo, grazie alla sua Chiesa, che è governata dal Papa, al quale obbediamo in tutto ciò che è di sua competenza. Non viviamo affatto per mezzo e per il Papa, quasi ci avesse lui acquistato la redenzione eterna; ecco perché l’obbedienza cristiana non può né sempre né in tutto identificare il papa con Gesù Cristo”.

Un cristiano che voglia incondizionatamente esser gradito al Papa, in tutto e sempre “è necessariamente abbandonato al rispetto umano” e si “espone a molte superficialità e complicità”. È pur vero, riconosce il teologo domenicano, che si è spesso predicato un’obbedienza al Vicario di Cristo che ha più il lezzo del servilismo che il profumo della virtù, talvolta per far carriera, o per preparare la propria testa al cappello cardinalizio, o per dare lustro al proprio Ordine o alla propria Congregazione. Ma, notiamo bene, “né Dio né il servizio del Papa hanno bisogno della nostra menzogna: Deus non eget nostro mendacio”. Occorre sempre ricordare la subordinazione dell’obbedienza alla Verità e dell’autorità alla Tradizione. Il Papa, come tutti gli uomini di Chiesa, non può usare legittimamente della sua autorità se non per definire o chiarire verità che sono sempre state insegnate. Se si allontanasse da questo sentiero, cesserebbe il dovere della nostra obbedienza e varrebbe il monito di san Pietro: “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini” (At 5,29)[1].

Il Papa – in quanto papa – non è sempre infallibile e – come uomo – non è mai impeccabile. “Non bisogna scandalizzarsi se prove, talvolta molto crudeli, sopraggiungono alla Chiesa proprio da parte del suo capo visibile. Non bisogna scandalizzarsi se, benché soggetti al Papa, non possiamo tuttavia seguirlo ciecamente, incondizionatamente, in tutto e sempre”. Ma che fare allora se una situazione di tal genere divenisse la triste e sventurata realtà? In tal caso bisogna ancor più fortemente orientare la propria vita interiore all’unico Redentore e Signore del mondo, nutrendosi della Tradizione apostolica, con i suoi dogmi, del suo immortale Messale e del Catechismo, oltre che della preghiera e della penitenza.

D’altro canto, la Rivelazione non ha mai insegnato che il Vicario di Cristo è immune dall’infliggere alla Chiesa prove di tal genere. Ed il modernismo, imperante da cinquant’anni, certamente è un terreno fertile per farle germogliare. Ma, se ciò avvenisse – come pare stia avvenendo –, benché una sorta di smarrimento e di vertigine assalga l’anima dei fedeli, bisogna ricordare che la Chiesa è la Sposa di Cristo ed è Lui che – nonostante gli umani cedimenti – la guida nella sua ineffabile e spesso a noi incomprensibile provvidenza. Padre Calmel paragona lo stato della nostra vita interiore sopraffatta da una simile prova alla preghiera del Signore Gesù nel Getsemani, quando disse agli apostoli mentre avanzava la soldataglia: Sinite usque huc (Lc 22,51). “È come se il Signore dicesse: Lo scandalo può arrivare fino a questo punto; ma lasciate e, secondo la mia raccomandazione, vegliate e pregate… Col mio consenso a bere il calice, vi ho meritato ogni grazia, mentre eravate addormentati e mi avete lasciato solo; vi ho ottenuto in particolare una grazia di forza soprannaturale, che sia a misura di tutte le prove, anche della prova che può venire alla Santa Chiesa da parte del Papa. Io vi ho reso capaci di sfuggire a questa vertigine”.

L’anima cristiana che fondi la propria vita interiore sulla Tradizione perenne non ha da temere, anche in quella che padre Calmel ritiene la peggiore delle prove per la Chiesa: il tradimento del suo Vicario.
Con l’ottimismo proprio delle anime sante, pur riconoscendo l’immane tragedia che attanaglia la Sposa di Cristo, egli ritiene tuttavia una grazia vivere in questi tempi di prova, nei quali la sofferenza più grande dei figli della Chiesa è esattamente quella di non poter seguire il Papa come desidererebbero. “Noi siamo figli docili del Papa, ma ci rifiutiamo di entrare in complicità con le direttive papali che inducono al peccato”. Il cardinal Caietano non esita ad affermare che “Bisogna resistere al Papa che pubblicamente distrugge la Chiesa”. Si tratta, in questi casi, di una sorta di “eclissi del Papato”. Questa prova però, nota padre Calmel, non potrà essere “né totale né troppo lunga” e – soprattutto – “noi abbiamo la grazia di santificarci” in questa eclissi nella quale la Chiesa resta la Sposa di Cristo, nonostante tutto. Com’era sua abitudine, elevava lo sguardo verso il Cielo e diceva: “Abbiamo la grazia di soffrire e di resistere senza farne una tragedia. La Vergine Santa ci difende”.

Dunque, che cosa fare? I veri figli della Chiesa, quanto più desiderano rivedere la loro Madre rivestita del suo glorioso splendore, a partire dal suo Capo visibile, tanto più devono mettere la loro vita, con la grazia di Dio e conservando la Tradizione, sul solco dei Santi. “Allora il Signore Gesù finirà con l’accordare al gregge il pastore di cui esso si sarà sforzato di rendersi degno. All’insufficienza o alla defezione del Capo non aggiungiamo la nostra negligenza personale. Che la Tradizione apostolica viva almeno nel cuore dei fedeli anche se, sul momento, languisce nel cuore e nelle decisioni di chi ne è il responsabile a livello di Chiesa. Allora certamente il Signore ci userà misericordia”. Quella vera.
Cristiana de Magistris 
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[1] Il 15 aprile 2010, Benedetto XVI, commentando questo passo degli Atti, nell’omelia ha detto: “San Pietro sta davanti alla suprema istituzione religiosa, alla quale normalmente si dovrebbe obbedire, ma Dio sta al di sopra di questa istituzione e Dio gli ha dato un altro “ordinamento”: deve obbedire a Dio. L’obbedienza a Dio è la libertà, l’obbedienza a Dio gli dà la libertà di opporsi all’istituzione”.

31 commenti:

Anonimo ha detto...

al peggio non c'è fine...
il gruppo moderato dal card Napier ( che sembrava un difensore della sana dottrina) “raccomanda l’esame di possibili percorsi di penitenza e discernimento, con i quali, in particolari circostanze, un divorziato risposato può partecipare ai sacramenti”

Allora la posizione di Kasper non è così minoritaria.
Angelo

Anonimo ha detto...

L’eroismo di San Tommaso Moro e la pusillanimità dei teologi politicanti –
Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica - di Piero Vassallo

http://www.riscossacristiana.it/leroismo-di-san-tommaso-moro-la-pusillanimita-dei-teologi-politicanti-di-piero-vassallo/

Anonimo ha detto...

Se la coppia dovesse decidere per la castità, la Comunionela la può riceve tanquillamente da sempre, senza scomodare il Sinodo.
Forse per penitanza si riferisco a questo

Anonimo ha detto...

Mentre a Roma si cazzeggia, Asia Bibi verrà decapitata nell'assordante silenzio di tutto il mondo.......ah, ma lei non è cittadina americana....affittare alla Porsche la cappella Sistina per uno spot pubblicitario, mi fa sorgere un terribile sospetto:cosa sarebbe successo se a farlo fosse stato un tedesco a caso?Pace e bene nel circo fatebenefratelli c' è sempre il sole.....

Anonimo ha detto...

anonimo delle 19.45
percorso di penitenza e discernimento era quanto asseriva Kasper che non stava parlava in quel momento della castità

Angelo

Cesare Baronio ha detto...

...lo sapevate che in ogni circulus c'è un eretico che interviene e dà consigli? immaginate che tipo di suggerimenti può dare un eterodosso, un luterano, un calvinista o un protestante in materia di indissolubilità del Matrimonio!

Il bello (si fa per dire) è che i Padri Sinodali devono tener conto di questi bei personaggini e fanno anche attenzione a non irritare la loro suscettibilità con riferimenti alle Scritture e alla Tradizione...

Nella Relatio, il termine misericordia ricorre 5 volte;
dialogo 5 volte;
peccato ricorre 3 volte, ma 1 sola in senso proprio;
Trinità, 1 sola volta;
Spirito Santo, 1 sola volta;
Eucaristia, solo 3 volte ma nessuna riferita all'aiuto che essa rappresenta per gli sposi cattolici;
grazia ricorre solo 3 volte in senso proprio;
verità ricorre come sinonimo di realtà, non come riferimento alla Verità cattolica;
il termine dottrina ricorre 3 volte, di cui 1 sola nel senso cattolico;
santità, 1 sola volta;
sacrificio ricorre 1 sola volta, riferita nientemeno che al mutuo sostegno delle coppie omosessuali, senza alcuna connotazione soprannaturale o di senso cattolico, al contrario;
carità ricorre 2 volte;
genitori, 4 volte;
conversione ricorre come sinonimo di cambiamento, non in senso cattolico di rinuncia al peccato;
croce ricorre 1 sola volta ma come sinonimo di prova, non in senso cattolico;
legge compare solo nell'espressione legge della gradualità, nessuna nell'accezione di legge divina.

I grandi assenti: Padre, Figlio, Maria, Madonna, Vergine, Giuseppe, Sacra Famiglia o Santa Famiglia, comandamento, comandamenti, magistero, adulterio, verginità, castità, colpa, peccato mortale, sacrilegio, obbedienza, scomunica, condanna, penitenza, umiltà, maternità, madre, padre, direzione spirituale, assistenza spirituale, soprannaturale.

A voi giudicare...

Alessandro Mirabelli ha detto...

Mic, grazie per l'esposizione del p. Carmel. Qualche giorno fa ti avevo chiesto che si postasse un articolo circa un argomento molto dibattuto fra i giuscanonisti del XIX secolo: il Papa eretico. Ancorché codesto post non abbia una taglio giuridico come avrei sperato, tuttavia ci da' un orientamento molto utile.

Alessandro Mirabelli ha detto...

Baronio ... ricorda ... sono al 97% vescovi. Sembra di essere tornati al tempo di Ario, quando la Chiesa si sveglio' ariana. O no?

mic ha detto...

Padre Calmel paragona lo stato della nostra vita interiore sopraffatta da una simile prova alla preghiera del Signore Gesù nel Getsemani, quando disse agli apostoli mentre avanzava la soldataglia: Sinite usque huc (Lc 22,51).

Vedi anche lo stralcio dell'intervento di Mons. Gherardini:
Passio Christi, Ecclesiae passio:

qui
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2011/05/prima-di-avventurarmi-nellanalisi-del.html

Rr ha detto...

Ah, ma la Porsche fa allora uno spot pubblicitario ? Non era un cosa per beneficenza ?
Rr

Rr ha detto...

Ah, ma la Porsche fa allora uno spot pubblicitario ? Non era un cosa per beneficenza ?
Rr

Anonimo ha detto...

Il cardinale Napier accusa cattolici (che hanno scritto al lui con una petizione per rimanere fidele al insegnamento di Cristo) di giocare con il Sinodo come la politica!

Leggete la petizione nei tweet di

https://twitter.com/BrAlexisBugnolo/status/522747781589774337

leggete il rimprovero di lui contro i fideli sulla pagina del autore della petizione

https://twitter.com/BrAlexisBugnolo


Incredibile è una parola troppo debole


Osservatore cattolico

Anonimo ha detto...

Kasper e gli africani che non dovrebbero parlare troppo: "Mai detto". Ma l'intervistatore mette online l'audio.


http://edwardpentin.co.uk/statement-on-cardinal-kasper-interview/

Anonimo ha detto...


La vera storia di questo sinodo. Regista, esecutori, aiuti
Sandro Magister

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350897

Anonimo ha detto...

sono sconfortata: solo 2 circoli su 10 hanno detto : " un divorziato risposato NON può accostarsi alla S. Comunione"
Se i nostri pastori avessero fede, questa proposta non l'avrebbero neanche presa in considerazione e tutti i 10 circoli avrebbero dovuto confermare la dottrina della Chiesa

Anna

mic ha detto...

Non è la maggioranza che decide la Verità...
Vedremo alla fine e sapremo da che parte stare.

Annarè ha detto...

Dio non permetterà che il Papa usi della sua infallibilità per insegnare cose eretiche e dunque se non dirà nulla di infallibile come da 50 anni capita, siamo liberi ed obbligati di rimanere cattolici e resistere nella Fede. Siamo pecore non pecoroni.

mic ha detto...

Actiones nostras, quaesumus Domine, aspirando praeveni et adiuvando prosequere: ut cuncta nostra
oratio et operatio a te semper incipiat, et per te coepta finiatur.

Anonimo ha detto...

Ho preso la buona abitudine di fare una email a tutti i conoscenti con il PDF degli articoli più importanti e significativi di chiesaepostconcilio. I riscontri sono positivi, nel senso che con alcune persone si introduce la possibilità di confrontarsi al riguardo. Consiglio a tutti di pensarci e di provare a fare altrettanto
Marius

mic ha detto...

Sono lieta che la buona battaglus si allarghi, Marius.
Ho degli amici in Spagna che fanno la stessa cosa e hanno creato dei gruppi già dall'anno scorso.

viandante ha detto...

@ Osservatore cattolico (23.48)

Mi scusi, ma il cardinal Napier non è per nulla fuori strada.

Un'azione come quella intrapresa con Tweet mira solo a far vedere che ci sono tanti fedeli che hanno a cuore la dottrina cattolica. L'accento in questo genere di iniziative va sul numero di persone e questo non si accorda col modo di fare cattolico che basa la sua azione sulla verità, indipendentemente dai numeri.
Anzi, basando la strategia sui numeri potrebbe essere addirittura un suicidio: nel mondo (e purtroppo credo anche nella Chiesa) i veri fedeli cattolici sono una minoranza.

In fin dei conti abbiamo un cardinale di santa Chiesa (e per fortuna ne abbiamo al fine potuti vedere anche altri) che ha ancora la fede cattolica e quindi anche la grazia necessaria per svolgere la propria missione: lasciamolo lavorare senza importunarlo con simili petizioni online.

Tra l'altro, trattandosi comunque di iniziative che "disturbano", normalmente si soffocano con una marea di e-mail, SMS o altro, gli avversari e non i nostri paladini.

Infine non dimentichiamo che la Chiesa è comunque gerarchica e per principio ognuno ha il suo compito da svolgere. Quindi un laico, se vi sono cardinali che agiscono correttamente, non si mette al loro posto, ma li aiuta coi mezzi a disposizione, in particolare con la preghiera e i digiuni (come chiesto anche dal cardinale).

Avrei potuto capire questa azione se era dirertta a dei cardinali contrari alla retta dottrina o nel caso in cui nessun cardinale si fosse opposto ai soprusi, ma al momento non mi sembra il caso.
E forse può essere più utile dimostrare il proprio coraggio laddove si vive, ad esempio nel proprio comune o parrocchia, perché penso che anche lì su questo tema ci potrebbe essere tanto da dire, fare e pregare!

Anonimo ha detto...

Romano,

i suoi commenti in riguardo all'Osservatore sono stranissimi...

il Cardinal Napier è per niente cattolico...

tutta la battuta qui

http://fromrome.wordpress.com/2014/10/17/ifyouhavedoubts/


Romano

mic ha detto...

Romano,
son riuscita a riprodurre le immagini dei tweet di Osservatore cattolico e vorrei farci un articolo.
Ma devo riuscire a mettere bene insieme le traduzioni.

Comunque anch'io ho avuto la sua stessa impressione.
Del resto, poi, non è arrivata la nomina?

mic ha detto...

Ho visto il link. Ottimo!
E' già tutto molto chiaro da quella pagina...

viandante ha detto...

Scusami Romano,
non sono un amante dell'inglese che non conosco molto bene e posso anche sbagliarmi, ma dove trovi che questo cardinale non sia cattolico?

Anonimo ha detto...

Segnalo un articolo su Cathherald : If Francis doesn't soon make it clear that the synod.... per quel che riguarda la segnalazione di Romano, beh, mi pare che Napier abbia, come al solito fanno in certi casi, eluso il problema, doveva, avrebbe dovuto, dare spiegazioni più convincenti all'invito di unirsi alla sacrosanta petizione che gli era stata proposta, ma la cadrega......insomma tanti don Abbondio, fra Cristoforo missing......Anonymous.

mic ha detto...

Trascrivo la conclusione di Cathherald

Da lungo tempo" [si riferisce alla dichiarazione di Burke sulla necessità che il papa chiarisca la sua posizione] è un'espressione mite; ciò che deve essere detto è che tale intervento è necessario con urgenza disperata, e che se non arriva presto, questo pontificato potrebbe finire tutto fuori controllo.

La cricca liberale che ha preso il potere nel modo in cui il Sinodo è stato presentato ai fedeli deve essere ripudiata: se non lo sarà, si tornerà al periodo più distruttivo degli anni post-conciliari. Credo che tutti noi dovremmo essere molto preoccupati davvero.

viandante ha detto...

Io invece penso che il papa si sia già espresso in diverse occasioni e molto chiaramente.
Certamente non con la categoricità che tanti vorrebbero, ma il suo pensiero dovrebbe essere chiaro, seppur mimetizzato. Non facciamoci troppe illusioni, quel che desidera traspare dal suo modo di agire e di influenzare anche questo sinodo.
Non so, ho come l'impressione che tante persone, anche illustri, quali il cardinal Burke, vogliano che il papa si pronunci, perché ritengono che un papa può solo pronunciarsi in un certo modo.

Posso provocare?
E se il papa aprisse chiaramente l'Eucaristia ai divorziati e acconsentisse ad un riconoscimento delle coppie gay?
Pensate che sia qualcosa di impossibile? Qualcosa di non cattolico?

Io ritengo che per varie ragioni non farà un simile passo, piuttosto si smarca, ma non è una cosa che non potrebbe accadere.

Ma anche se lo facesse, su argomenti simili il Capo comunque ha già parlato 2000 anni fa e io seguirei Nostro Signore Gesù Cristo!
La Chiesa non può errare se segue il suo Capo e ciò che ha detto. In questo caso poi non bisogna andare a studiare teologia all'università per capire quanto Nostro Signore ci dice.
Beato tu Signore che hai rivelato queste cose agli umili...

Anonimo ha detto...

Viandante,

il canone 750 rechiede che ognuno cattolico rimane fidele alla dottrina della fede...


Quando un Cardinale incaricato con il dovere di riscrivere la Relatio post deceptationem, è arrabiato perche i laici chiedono che le parole in favore all'eresia omossessuale (che dice che il vizio è un bene per la dignità umana), è ovvio che non ha la Fede...

che è eretico-homosessuale

e che egli capisce che quelli che sono sottoscritti capiscono la meta di quel documento...


Romano

mic ha detto...

La conclusione del Cathherald, insieme alle tante voci che di levano dal mondo cattolico come mai prima, farebbero ben sperare se non ci fosse il deja vu del concilio. Ma forse sarà l'informazione più capillare, almeno quella non "pilotata", anche se non non ha la stessa capacità di penetrazione, a fare la differenza... Vedremo.

viandante ha detto...

Romano, concordo che si debba rimanere fedeli alla dottrina cattolica. Ma ci sono molti modi per rendere gloria a Dio. Non sempre l'Alleluja più gridato è quello più apprezzato e quello più partecipato.

Credo però che il porporato volesse semplicemente dire: "Guardi che sto facendo tutto il possibile per salvaguardare la fede e se voi mi volete aiutare, pregate e fate penitenza; concedetemi libertà d'azione".

D'altronde lui può dire e fare molte esternazioni, ma quelle non finiscono automaticamente scritte sui documenti. Per far passare un'idea si deve essere persuasivi ma anche astuti ed è per questo che il cardinale va lasciato lavorare. Lui conosce il gruppo in cui si dibatte e conosce i singoli membri della commissione, sa meglio di noi come agire, non possiamo semplicemente imporgli un: "Tu devi dir loro così e fare così!"

Io non conosco più di tanto questo cardinale, ma da quel che ha detto mi sembra un buon cattolico e anche nell'intervista non ha detto nulla di eretico! Sottolineo: non ha detto nulla di eretico! Se mi sbaglio citami le frasi. Semplicemente ha un'altra strategia che altri ritengono, secondo me a torto, un cedimento.
Chi lo sa, magari potrebbe fare meglio, magari...

Confidiamo nella grazia di stato di cui può beneficiare come cardinale e preghiamo per lui come per tutti gli altri convenuti al sinodo.