giovedì 23 ottobre 2014

Benedetto XVI agli studenti della Pontificia Università Urbaniana 21 ottobre 2014. «La verità della religione e la vera religione»

Non faccio commenti. Vi faccio solo notare che dopo la notizia ripresa da kath.net è un messaggio scritto di pugno da parte del Papa emerito Benedetto XVI per l’intitolazione dell’Aula Magna ristrutturata della Pontificia Università Urbaniana, il 21 ottobre 2014 [qui].
Benedetto XVI: L’uomo diventa più piccolo, non più grande, quando non c’è più spazio per un ethos che, in base alla sua autentica natura, rinvia oltre il pragmatismo, quando non c’è più spazio per lo sguardo rivolto a Dio. Di Armin Schwibach.
Ora mi limito a condividere. Va letto con molta attenzione. Ne riparleremo.
Di "oro" in questo scritto ce n'è parecchio. Il faut l'extraire... Certamente, dopo quel che si è ascoltato al Sinodo, è musica per orecchie credenti. E, in questo senso e in questo momento, è doppiamente significativo.

Roma (kath.net/as) “Un gesto di gratitudine per quanto ha fatto per la Chiesa in qualità di perito conciliare, con il suo insegnamento di docente, come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e, infine, con il suo prezioso magistero”: con questa motivazione la Pontificia Università Urbaniana ha voluto dedicare la propria aula magna a Benedetto XVI. La cerimonia si è svolta il 21 ottobre 2014 in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo. Ha partecipato l’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, che ha dato lettura di un messaggio scritto per l’occasione dal Papa emerito, del quale il presule è segretario particolare. 
* * *
Messaggio del Papa emerito Benedetto XVI
per l’intitolazione dell’Aula Magna ristrutturata
Pontificia Università Urbaniana, 21 ottobre 2014

Vorrei in primo luogo esprimere il mio più cordiale ringraziamento al Rettore Magnifico e alle autorità accademiche della Pontificia Università Urbaniana, agli Ufficiali Maggiori e ai Rappresentanti degli Studenti, per la loro proposta di intitolare al mio nome l’Aula Magna ristrutturata. Vorrei ringraziare in modo del tutto particolare il Gran Cancelliere dell’Università, il Cardinale Fernando Filoni, per avere accolto questa iniziativa. È motivo di grande gioia per me poter essere così sempre presente al lavoro della Pontificia Università Urbaniana.

Nel corso delle diverse visite che ho potuto fare come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sono rimasto sempre colpito dall’atmosfera di universalità che si respira in questa Università, nella quale giovani provenienti praticamente da tutti i Paesi della Terra si preparano per il servizio al Vangelo nel mondo di oggi. Anche oggi, vedo interiormente di fronte a me, in quest’aula, una comunità formata da tanti giovani, che ci fanno percepire in modo vivo la stupenda realtà della Chiesa cattolica.

“Cattolica”: questa definizione della Chiesa, che appartiene alla professione di fede sin dai tempi più antichi, porta in sé qualcosa della Pentecoste. Ci ricorda che la Chiesa di Gesù Cristo non ha mai riguardato un solo popolo o una sola cultura, ma che sin dall’inizio era destinata all’umanità. Le ultime parole che Gesù disse ai suoi discepoli furono: “Fate miei discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19). E al momento della Pentecoste gli Apostoli parlarono in tutte le lingue, potendo così manifestare, per la forza dello Spirito Santo, tutta l’ampiezza della loro fede.

Da allora la Chiesa è realmente cresciuta in tutti i Continenti. La vostra presenza, care studentesse e cari studenti, rispecchia il volto universale della Chiesa. Il profeta Zaccaria aveva annunciato un regno messianico che sarebbe andato da mare a mare e sarebbe stato un regno di pace (Zc 9,9s.). E infatti, dovunque viene celebrata l’Eucaristia e gli uomini, a partire dal Signore, diventano tra loro un solo corpo, è presente qualcosa di quella pace che Gesù Cristo aveva promesso di dare ai suoi discepoli. Voi, cari amici, siate cooperatori di questa pace che, in un mondo dilaniato e violento, diventa sempre più urgente edificare e custodire. Per questo è così importante il lavoro della vostra Università, nella quale volete imparare a conoscere più da vicino Gesù Cristo per poter diventare suoi testimoni.

Il Signore Risorto incaricò i suoi Apostoli, e tramite loro i discepoli di tutti i tempi, di portare la sua parola sino ai confini della terra e di fare suoi discepoli gli uomini. Il Concilio Vaticano II, riprendendo, nel decreto “Ad gentes”, una tradizione costante, ha messo in luce le profonde ragioni di questo compito missionario e lo ha così assegnato con forza rinnovata alla Chiesa di oggi.

Ma vale davvero ancora? – si chiedono in molti, oggi, dentro e fuori la Chiesa – davvero la missione è ancora attuale? Non sarebbe più appropriato incontrarsi nel dialogo tra le religioni e servire insieme la causa della pace nel mondo? La contro-domanda è: il dialogo può sostituire la missione? Oggi in molti, in effetti, sono dell’idea che le religioni dovrebbero rispettarsi a vicenda e, nel dialogo tra loro, divenire una comune forza di pace. In questo modo di pensare, il più delle volte si dà per presupposto che le diverse religioni siano varianti di un’unica e medesima realtà; che “religione” sia il genere comune, che assume forme differenti a secondo delle differenti culture, ma esprime comunque una medesima realtà. La questione della verità, quella che in origine mosse i cristiani più di tutto il resto, qui viene messa tra parentesi. Si presuppone che l’autentica verità su Dio, in ultima analisi, sia irraggiungibile e che tutt’al più si possa rendere presente ciò che è ineffabile solo con una varietà di simboli. Questa rinuncia alla verità sembra realistica e utile alla pace fra le religioni nel mondo. 

E tuttavia essa è letale per la fede. Infatti, la fede perde il suo carattere vincolante e la sua serietà, se tutto si riduce a simboli in fondo interscambiabili, capaci di rimandare solo da lontano all’inaccessibile mistero del divino.

Cari amici, vedete che la questione della missione ci pone non solo di fronte alle domande fondamentali della fede ma anche di fronte a quella di cosa sia l’uomo. Nell’ambito di un breve indirizzo di saluto, evidentemente non posso tentare di analizzare in modo esaustivo questa problematica che oggi riguarda profondamente tutti noi. Vorrei, comunque, almeno accennare alla direzione che dovrebbe imboccare il nostro pensiero. Lo faccio muovendo da due diversi punti di partenza.

I

1. L’opinione comune è che le religioni stiano per così dire una accanto all’altra, come i Continenti e i singoli Paesi sulla carta geografica. Tuttavia questo non è esatto. Le religioni sono in movimento a livello storico, così come sono in movimento i popoli e le culture. Esistono religioni in attesa. Le religioni tribali sono di questo tipo: hanno il loro momento storico e tuttavia sono in attesa di un incontro più grande che le porti alla pienezza. 

Noi, come cristiani, siamo convinti che, nel silenzio, esse attendano l’incontro con Gesù Cristo, la luce che viene da lui, che sola può condurle completamente alla loro verità. E Cristo attende loro. L’incontro con lui non è l’irruzione di un estraneo che distrugge la loro propria cultura e la loro propria storia. È, invece, l’ingresso in qualcosa di più grande, verso cui esse sono in cammino. Perciò quest’incontro è sempre, a un tempo, purificazione e maturazione. Peraltro, l’incontro è sempre reciproco. Cristo attende la loro storia, la loro saggezza, la loro visione delle cose.

Oggi vediamo sempre più nitidamente anche un altro aspetto: mentre nei Paesi della sua grande storia il cristianesimo per tanti versi è divenuto stanco e alcuni rami del grande albero cresciuto dal granello di senape del Vangelo sono divenuti secchi e cadono a terra, dall’incontro con Cristo delle religioni in attesa scaturisce nuova vita. Dove prima c’era solo stanchezza, si manifestano e portano gioia nuove dimensioni della fede.

2. La religione in sé non è un fenomeno unitario. In essa vanno sempre distinte più dimensioni. Da un lato c’è la grandezza del protendersi, al di là del mondo, verso l’eterno Dio. Ma, dall’altro, si trovano in essa elementi scaturiti dalla storia degli uomini e dalla loro pratica della religione. In cui possono rivenirsi senz’altro cose belle e nobili, ma anche basse e distruttive, laddove l’egoismo dell’uomo si è impossessato della religione e, invece che in un’apertura, l’ha trasformata in una chiusura nel proprio spazio. 

Per questo, la religione non è mai semplicemente un fenomeno solo positivo o solo negativo: in essa l’uno e l’altro aspetto sono mescolati. Ai suoi inizi, la missione cristiana percepì in modo molto forte soprattutto gli elementi negativi delle religioni pagane nelle quali s’imbattè. Per questa ragione, l’annuncio cristiano fu in un primo momento estremamente critico della religione. Solo superando le loro tradizioni che in parte considerava pure demoniache, la fede poté sviluppare la sua forza rinnovatrice. Sulla base di elementi di questo genere, il teologo evangelico Karl Barth mise in contrapposizione religione e fede, giudicando la prima in modo assolutamente negativo quale comportamento arbitrario dell’uomo che tenta, a partire da se stesso, di afferrare Dio. Dietrich Bonhoeffer ha ripreso questa impostazione pronunciandosi a favore di un cristianesimo “senza religione”. Si tratta senza dubbio di una visione unilaterale che non può essere accettata. E tuttavia è corretto affermare che ogni religione, per rimanere nel giusto, al tempo stesso deve anche essere sempre critica della religione. Chiaramente questo vale, sin dalle sue origini e in base alla sua natura, per la fede cristiana, che, da un lato, guarda con grande rispetto alla profonda attesa e alla profonda ricchezza delle religioni, ma, dall’altro, vede in modo critico anche ciò che è negativo. Va da sé che la fede cristiana deve sempre di nuovo sviluppare tale forza critica anche rispetto alla propria storia religiosa. 

Per noi cristiani Gesù Cristo è il Logos di Dio, la luce che ci aiuta a distinguere tra la natura della religione e la sua distorsione.

3. Nel nostro tempo diviene sempre più forte la voce di coloro che vogliono convincerci che la religione come tale è superata. Solo la ragione critica dovrebbe orientare l’agire dell’uomo. Dietro simili concezioni sta la convinzione che con il pensiero positivistico la ragione in tutta la sua purezza abbia definitivamente acquisito il dominio. In realtà, anche questo modo di pensare e di vivere è storicamente condizionato e legato a determinate culture storiche. Considerarlo come il solo valido sminuirebbe l’uomo, sottraendogli dimensioni essenziali della sua esistenza. L’uomo diventa più piccolo, non più grande, quando non c’è più spazio per un ethos che, in base alla sua autentica natura, rinvia oltre il pragmatismo, quando non c’è più spazio per lo sguardo rivolto a Dio. Il luogo proprio della ragione positivista è nei grandi campi d’azione della tecnica e dell’economia, e tuttavia essa non esaurisce tutto l’umano. Così, spetta a noi che crediamo spalancare sempre di nuovo le porte che, oltre la mera tecnica e il puro pragmatismo, conducono a tutta la grandezza della nostra esistenza, all’incontro con il Dio vivente.

II

1. Queste riflessioni, forse un po’ difficili, dovrebbero mostrare che anche oggi, in un mondo profondamente mutato, rimane ragionevole il compito di comunicare agli altri il Vangelo di Gesù Cristo. 

E tuttavia c’è anche un secondo modo, più semplice, per giustificare oggi questo compito. La gioia esige di essere comunicata. L’amore esige di essere comunicato. La verità esige di essere comunicata. Chi ha ricevuto una grande gioia, non può tenerla semplicemente per sé, deve trasmetterla. Lo stesso vale per il dono dell’amore, per il dono del riconoscimento della verità che si manifesta. 

Quando Andrea incontrò Cristo, non poté far altro che dire a suo fratello: “Abbiamo trovato il Messia” (Gv 1,41). E Filippo, al quale era stato donato lo stesso incontro, non poté far altro che dire a Natanaele che aveva trovato colui del quale avevano scritto Mosè e i profeti (Gv 1,45). Annunciamo Gesù Cristo non per procurare alla nostra comunità quanti più membri possibile; e tanto meno per il potere. Parliamo di Lui perché sentiamo di dover trasmettere quella gioia che ci è stata donata. 

Saremo annunciatori credibili di Gesù Cristo quando l’avremo veramente incontrato nel profondo della nostra esistenza, quando, tramite l’incontro con Lui, ci sarà stata donata la grande esperienza della verità, dell’amore e della gioia.

2. Fa parte della natura della religione la profonda tensione fra l’offerta mistica a Dio, in cui ci si consegna totalmente a lui, e la responsabilità per il prossimo e per il mondo da lui creato. Marta e Maria sono sempre inscindibili, anche se, di volta in volta, l’accento può cadere sull’una o sull’altra. Il punto d’incontro tra i due poli è l’amore nel quale tocchiamo al contempo Dio e le sue creature. “Abbiamo conosciuto e creduto l’amore” (1 Gv 4,16): questa frase esprime l’autentica natura del cristianesimo. L’amore, che si realizza e si rispecchia in modo multiforme nei santi di tutti i tempi, è l’autentica prova della verità del cristianesimo.
Benedetto XVI

kath.net ringrazia Sua Santità per aver gentilmente permesso la pubblicazione del Suo messaggio.

62 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma quest'intervista non viene considerata? parrebbe di enorme rilievo circa il concilio e la nuova visuale romana sulla fsspx http://laportelatine.org/vatican/sanctions_indults_discussions/23_septembre_2014/20_10_2014_pozzo_pas_de_capitulation_pour_la_fsspx.php

Amicus ha detto...

Se non viene considerata è semplicemente perché non dice nulla di nuovo. Ratzinger ripropone il solito disco dei 'nuovi teologi' in salsa 'moderata'.
Il succo del discorso sarebbe questo: le religioni non sono tutte uguali (e qui un bel sospiro di sollievo degli inesperti), non si possono paragonare il Cattolicesimo e le altre religioni (altro respiro di sollievo dei benpensanti).
Ma non - attenzione - perché quella cattolica sia l'unica vera religione, ma solo perché è più perfetta rispetto alle altre.
Anche le altre religioni - misconosciute dai quei rozzoni insensibili dei 'primi cristiani' e dei Padri della Chiesa che vedevano in esse solo il male, il demoniaco - sarebbero piene di 'ricchezze', che andrebbero solo fatte 'progredire' con l'annuncio della 'pienezza' cattolica.

Teilhard allo stato puro. Evoluzionismo dogmatico e spirituale, diretto verso l'unificazione globalizzante del punto omega, il 'Cristo Universale' teilhardiano, vero e proprio Pleroma gnostico. Non dissimile dall''Oriente eterno' massonico, del resto.
Ecco in soldoni le idee di coloro che, come Ratzinger e tutti i papi conciliari, hanno guidato e guidano oggi la povera Chiesa Cattolica.
Veni Domine, et noli tardare.

mic ha detto...

Anche le altre religioni - misconosciute dai quei rozzoni insensibili dei 'primi cristiani' e dei Padri della Chiesa che vedevano in esse solo il male, il demoniaco - sarebbero piene di 'ricchezze', che andrebbero solo fatte 'progredire' con l'annuncio della 'pienezza' cattolica.

Ecco perché, nonostante la scorsa sommaria, avevo anticipato va letta con attenzione: è in salsa conciliare...

don Camillo ha detto...

“ingravescente aetate” ...

Questo ce seppellisce a tutti!

Cesare Baronio ha detto...

Mi limito ad osservare alcune cose.

La prima:

- Noi, come cristiani, siamo convinti che ecc.
- Per noi cristiani Gesù Cristo è il Logos di Dio ecc.


Ma non è questa una relativizzazione pericolosa? Gesù Cristo E' il Verbo di Dio, anche se non vi fosse nessuno a crederlo.

La seconda:

- L’annuncio cristiano fu in un primo momento estremamente critico della religione. Solo superando le loro tradizioni che in parte considerava pure demoniache, la fede poté sviluppare la sua forza rinnovatrice.

Mi pare una considerazione che contraddice l'evidenza storica, oltre che teologica. L'errore delle false religioni inficia anche quanto esse posso aver di parzialmente buono, avvelenandolo ed asservendolo al loro fine perverso. Viceversa, nella Rivelazione cristiana non vi è alcunché di erroneo né di cattivo, poiché è l'unica che viene da Dio, il quale non si inganna né ci può ingannare.

La terza:

- Va da sé che la fede cristiana deve sempre di nuovo sviluppare tale forza critica anche rispetto alla propria storia religiosa.

Se ci si riferisce alla leggenda nera delle Crociate, o dell'Inquisizione, l'affermazione è da rigettare come tendenziosa o quantomeno poco chiara. Se viceversa si parla del Vaticano II, non pare che esso sia da considerare come parte integrante del Depositum Fidei: caso mai esso rappresenta un'ulteriore prova di come l'errore, penetrato nella Gerarchia, abbia saputo corrompere la Verità cattolica. Anche in questo caso la proposizione suona imprecisa.

Anche quella chiusura nel proprio spazio ricorda altre infelici esternazioni di Bergoglio...

E le religioni in attesa cosa aspetterebbero? Non sono piuttosto i popoli ottenebrati dall'idolatria, ad aspettare di essere liberati dalle tenebre delle loro false religioni, grazie alla luce della Verità salvifica di Cristo, ch'Egli ha comandato di annunciare a tutti?

Mi pare che le parole di Benedetto XVI aggiungano ulteriore confusione: se da un lato Bergoglio è il comunicatore per le masse, pare che Ratzinger svolga lo stesso compito con le stesse finalità e partendo dagli stessi principi, ma rivolto alle élites intellettuali.

Nell'un caso e nell'altro ne fa le spese la Verità rivelata, ossia il Dio Vivo, che è Verità Egli stesso.

Luís Luiz ha detto...

Fa parte della natura della religione la profonda tensione fra l’offerta mistica a Dio, in cui ci si consegna totalmente a lui, e la responsabilità per il prossimo e per il mondo da lui creato. Marta e Maria sono sempre inscindibili, anche se, di volta in volta, l’accento può cadere sull’una o sull’altra.

Marta e Maria o Santa Marta e Mater Ecclesiae?

Anonimo ha detto...

"... l’incontro è sempre reciproco.

Cristo attende ... la loro saggezza, la loro visione delle cose".

No comment

Anna

Anonimo ha detto...

Ratzinger is back: il Bergoglio in salsa teologica pseudo conservatore, maestro sommo di ogni logorroica favella vaticansecondista, il "papa teologo" precursore del "papa povero". L'emerito, anteposto del "demerito". Il furore conciliare che si esprime nei suoi "santi moderni" e in quelli futuri, sicuramente candidati agli altari. Da chissà quale Chiesa però non si sa?

Juan

mic ha detto...

Marta e Maria o Santa Marta e Mater Ecclesiae?

"Troppo forte", diciamo a Roma, nel senso di "bella battuta" ! :)

Peccato che, al di là della geniale battuta, c'è una tragica realtà...

Josh ha detto...

Amicus e Cesare Baronio, concordo al 101%, e complimenti per la chiarezza

mic ha detto...

Ci contavo, Josh, su commenti come i vostri...
Ho pubblicato di corsa e poi sono stata via fino a un'oretta fa.
Però non dire che non vi avevo avvisati ;)

mic ha detto...

Per l'anonimo che ci ripete SVEGLIAAA!!!

Mi pare che qui nessuno stia dormendo.
La situazione è ben chiara -e da tempo- senza le sue sottolineature estenuanti.

Il problema è che c'è chi dà la sveglia nei confronti di Ratzinger e assegna fiducia indiscriminata a Bergoglio, con letture della realtà secondo il proprio 'sentire' e non comprende ciò che noi diciamo, motivandolo, sia di Ratzinger che di Bergoglio, che sta scavando una vera e propria voragine...

Sto preparando un articolo proprio su questo, ma non nell'ottica di responsabilità da attribuire all'infinito, ma di cosa fare in vista delle prossime tappe sinodali e del periodo che le separa, che semineranno altre rovine...

Petrus LXXVII ha detto...

Non è mia intenzione voler apparire supponente, è me ne rammarico, ma quando leggo commenti come quello di Mic, di Amicus, di C. Baronio, ecc.. non posso fare a meno di costatare che Benedetto XVI è troppo profondo per poter essere letto attraverso prospettive condizionate da posizioni preconcette quale quelle che palesemente voi manifestate e che vi impediscono di applicare la logica a tutto raggio e al di fuori degli schematismi che acriticamente vi siete imposti.
In questa sua ultima missiva il Santo Padre non sta forse affermando che la religione, intesa in senso lato, esprime l’anelare dell’uomo all’incontro con il suo Creatore?! Ora, le forme con cui può manifestarsi questo intimo desiderio umano, poiché nascono dalla nostra natura, possono essere in se imperfette e contenere elementi di bontà (quali manifestazioni dell’aspirazione anelata), accanto a tendenze perniciose (quali tentativi di appagarla, traendo risposta dalla sola nostra natura).
Le religioni non cristiane o un cristianesimo imperfetto cos’altro sono dunque se non una domanda di soccorso rivolta al Creatore, cui impropriamente esse tentano di rispondere cercando soluzioni solo nella nostra insufficienza? Cos’altro sono se non braccia protese verso Dio, alla ricerca di Dio e del suo soccorso? Ecco così che alla nostra domanda viene in soccorso l’unica risposta possibile che è quella che proviene dal Creatore, che si è pienamente rivelato a noi in Cristo Gesù nostro Signore!
Se la religione è quindi la domanda (umana), la Rivelazione è la sola risposta (divina) veramente utile ad appagarla. Rappresenta quel Braccio soccorrevole che viene incontro alle braccia protese di una umanità desiderosa dell’incontro e che nell’incontro non resta solo Creatore ma si fa anche Salvatore e Redentore.
Benedetto XVI ci ricorda che non l’anonimo dialogo, ma l’incontro con il Signore Gesù, di cui noi cristiani dobbiamo continuare ad essere promotori in tutto il mondo, rappresenta la risposta alle prospettive irrealizzate e irrealizzabili del senso religioso che si trova in ogni popolo e in ogni cultura. Solo attraverso questo incontro, quanto di buono c’è nella saggezza di un popolo può essere canalizzato in una prospettiva salvifica e così valorizzato, al punto da inserirsi con la sua specificità nell’universalità ecclesiastica. Solo quando la domanda del popolo ignaro del Signore Gesù, riesce a riconoscere in Lui l’unica vera risposta, solo e soltanto allora quella religione avrà realizzato pienamente se stessa.
Quella reciprocità tra il senso religioso dell’uomo e Cristo di cui voi mostrate di scandalizzarvi e di stracciarvi le vesti, non è altro che quell’incontro tra braccia protese che si cercano l’un l’Altra, una la domanda, l’altra la Risposta.

Petrus LXXVII ha detto...

La sintesi di quanto insegnatoci da Benedetto è racchiusa in queste parole, che solo degli occhi ciechi e delle orecchie sorde possono travisare:
«Questa rinuncia alla verità sembra realistica e utile alla pace fra le religioni nel mondo. E tuttavia essa è letale per la fede. Infatti, la fede perde il suo carattere vincolante e la sua serietà, se tutto si riduce a simboli in fondo interscambiabili, capaci di rimandare solo da lontano all’inaccessibile mistero del divino».
A tutti voi che lo criticate, io invece dico che nelle sue parole vedo riecheggiate quelle dell’apostolo Paolo in Atti 17, 22-31:
“Allora Paolo, alzatosi in mezzo all'Areòpago, disse: «Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dèi. Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un'ara con l'iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell'uomo né dalle mani dell'uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo. Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all'oro, all'argento e alla pietra, che porti l'impronta dell'arte e dell'immaginazione umana. Dopo esser passato sopra ai tempi dell'ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».

Rr ha detto...

Ho letto anch' io con attenzione e:
- " ingravescnte aetate" un par di ciufoli,
- stile e contenuto ricordano molto la " mano sapiente" di cui parla Mic, ed alla quale ho alluso anch' io in più di un' occasione ( come volevasi dimostrare)
- se non mi fossi imbattuta nel blog circa due anni fa, e non avessi iniziato a leggerlo ed approfondire certi temi, grazie a Mic ed agli altri, non mi sarei accorta subito di varie, come dire, " discrepanze". Quindi, grazie Mic et alii.
- se voleva essere un testo solo di saluto ed
esortazione agli studenti, e' troppo lungo e "concettoso". Se voleva essere una breve " lectio", e' corto, e sorvola su passi importanti, rischiando ( volutamente ?) l' ambiguità o addirittura l' errore. Se non c' e' spazio per discettare, non discettare. Se vuoi parlare a piu' culture, considera che gli studenti, pur
provenendo da tutto l' Orbe cattolico, sono appunto cattolici, quindi hanno ( o dovrebbero avere) già una cultura comune di base, quindi le differenze culturali sono gia' sate riassorbite. Parlando loro di religione, riafferma che la nostra, il Cattolicesimo, e' l' unica vera, poiche' rivelata da Dio Stesso attraverso la
Seconda Persona della SS.Trinita', incarnatasi, morta e risorta per la nostra salvezza. Questa e' la Buona Novella da portare al mondo, cosa che la Chiesa fa da millenni, avendo incontrato, abbracciato e superato svariate tradizioni culturali. La Verita' e' una, ed e' quella predicata dalla Chiesa di Roma per secoli e secoli. Gli uomini di Chiea, essendo peccatori come tutti, possono aver errato in questo od in quello, ma la Chiesa, Corpo mistico, non puo' sbaglaire. Quindi nessuna rivisitazione, revisione, peggio ancora pentimento, di quanto predicato..
- infine ancora " l' incontro". Che significa ? Dove
avviene l' incontro ? Chi o cosa incontro? E come incontro? Razionalmente, ascoltando la Parola di Dio, e meditandola per convertirmi, e quindi accoglierla in me all' Eucaristia, oppure sentimentalmente, epidermicamente ? Con sapienza o con "sensitivity" ( scusate, non mi viene il termine in Italiano) ?
- positivo il sottolineare la missionarieta' e la complementarieta' di Maria e Marta, tuttavia dimenticando che Maria aveva scelto la parte migliore, cosi dice il Vangelo.
Rr
PS: oddio, ho fatto un' analisi critica di uno scritto di BXVI. Vedete a che punto si arriva, dopo l' 11 febbraio ed il 13 marzo 2013.

mic ha detto...

Se la religione è quindi la domanda (umana), la Rivelazione è la sola risposta (divina) veramente utile ad appagarla. Rappresenta quel Braccio soccorrevole che viene incontro alle braccia protese di una umanità desiderosa dell’incontro e che nell’incontro non resta solo Creatore ma si fa anche Salvatore e Redentore.

Petrus, non ho il tempo ora di disquisire e sottilizzare e mi esprimo in soldoni.

il nostro discorso non si limita a queste belle parole che esprimono sentimenti e pulsioni condivisibilissime, ma enuclea da questi affascinanti e anche veri e profondi discorsi, alcuni semi di "fraintendimento" di quelli che sono i cardini della nostra fede.

E, se è vero che ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti». è altrettanto vero e definitivo, nella storia della salvezza, che ci ha comandato in Cristo con Cristo e attraverso Cristo Signore, di annunciarlo a tutti popoli, perché è Lui l'Unico che ha riportato al Padre l'umanità redenta di chi Lo accoglie.

Ora la conclusione di Ratzinger, portata alle estreme conseguenze da Bergoglio, non deriva dai nostri pregiudizi, ma porta la conseguenza di non promuovere la conversione degli altri e di non fare "proselitismo" che non è inteso in senso trionfalista di forzare, ma nel semplice impegno, che è una vocazione, di annunciare e testimoniare...
Non basta il dialogo e la ricerca comune (ma di cosa? di un Cristo che è già presente in tutti? Ma chi l'ha detto? Purtroppo l'ha detto il concilio: Gaudium et Spes, 22 e non la rivelazione apostolica, e lo abbiamo argomentato in molti documenti). Ma questo è falso, com'è falso che non sia più necessario l'annuncio, l'insegnamento, la santificazione sacramentale propria della Chiesa.

Questo è il punto. Quando avrò tempo approfondirò meglio e spero ci siano altri a rispondere ulteriormente al posto mio.

mic ha detto...

Un altro 'seme' di fraintendimento è quello dei "semina verbi"...

Legga qui
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/p/2.html

tralcio ha detto...

... la Chiesa di Gesù Cristo non ha mai riguardato un solo popolo o una sola cultura, ma sin dall’inizio era destinata all’umanità... E al momento della Pentecoste gli Apostoli parlarono in tutte le lingue, potendo così manifestare, per la forza dello Spirito Santo, tutta l’ampiezza della loro fede.

... Non sarebbe più appropriato incontrarsi nel dialogo tra le religioni e servire insieme la causa della pace nel mondo? La contro-domanda è: il dialogo può sostituire la missione? Oggi in molti, in effetti, sono dell’idea che le religioni dovrebbero rispettarsi a vicenda e, nel dialogo tra loro, divenire una comune forza di pace. In questo modo di pensare, il più delle volte si dà per presupposto che le diverse religioni siano varianti di un’unica e medesima realtà; che “religione” sia il genere comune, che assume forme differenti a secondo delle differenti culture, ma esprime comunque una medesima realtà. La questione della verità, quella che in origine mosse i cristiani più di tutto il resto, qui viene messa tra parentesi. Si presuppone che l’autentica verità su Dio, in ultima analisi, sia irraggiungibile e che tutt’al più si possa rendere presente ciò che è ineffabile solo con una varietà di simboli. Questa rinuncia alla verità sembra realistica e utile alla pace fra le religioni nel mondo.
E tuttavia essa è letale per la fede.

Fin qui Benedetto XVI

A me pare una boccata d'aria buona, piena d'ossigeno, e non riesco a sentire la puzza che avvertono i più critici, interpretando per "dette" le cose che non dice, almeno non necessariamente nel senso dell'interpretazione data.

Da notare che quest'aria buona è molto diversa dai miasmi che l'attualità ci propina, come "magisteriali": la differenza non dovrebbe sfuggire all'intenditore. E' come passare dal fast food allo slow food.

Gesà Cristo è la verità, la luce del mondo. La Verità è il centro del discorso e Benedetto XVI è il campione del cristianesimo che spiazza il relativismo.
Il cristiano non è interessato alla "religione" in quanto struttura, gerarchia e riti: se pure fa uso di gerarchie, strutture, riti e simboli è solo in ordine alla Verità di Dio di cui Cristo è la piena rivelazione, la sola che dice la realtà di Dio.

La necessità mai tramontata della missione, ci chiama a un compito che risiede principalmente nel portare all'incontro con Gesù, prima nostro e poi di chi ancora non Lo conosce e non Lo ama. A salvarci sono l'Incarnazione e la Redenzione di Cristo e l'annuncio a tutti della sua Verità: non ci salva il nostro "punto di partenza", ma il Suo punto di partenza e il nostro punto di arrivo, che è la missione, vivendo l'oggi non come "dialogo acritico con chiunque", ma come testimonianza cristiana, anche se dovesse generare due contro tre e tre contro due, rispetto a Lui.

Siamo protesi "oltre", proprio perchè non siamo appesi al noi, all'adesso, a qualche struttura che ci può servire, piacere, bastare o consolare.
Ricchi di "noi", mai!
Protagonisti noi, mai.
Dobbiamo diminuire perchè cresca Lui.
Dobbiamo stare "defilati" rispetto al Re.
La povertà di Ratzinger è mistica e ascetica, oserei dire che è davvero libera dalle seduzioni mondane, al contrario del pauperismo sociologico e politicizzato che organizza i soccorsi e si propone in defatiganti telethon che ci vorrebbero nella condizione dell'accattone verso il mondo, da blandire perchè "sganci qualcosa".

Accattoni si, ma per e con Dio!
Viva il Papa Benedetto!

RIC ha detto...

Sono l'ultimo degli ignoranti ma le parole di Benedetto mi sembrano una ventata di aria pura dopo un anno e mezzo di miasmi. Che Iddio lo conservi a lungo

Josh ha detto...

Petrus,
"Benedetto XVI è troppo profondo per poter essere letto attraverso prospettive condizionate da posizioni preconcette quale quelle che palesemente voi manifestate e che vi impediscono di applicare la logica a tutto raggio e al di fuori degli schematismi che acriticamente vi siete imposti.
In questa sua ultima missiva il Santo Padre non sta forse affermando che la religione, intesa in senso lato, esprime l’anelare dell’uomo all’incontro con il suo Creatore?! Ora, le forme con cui può manifestarsi questo intimo desiderio umano, poiché nascono dalla nostra natura, possono essere in se imperfette e contenere elementi di bontà (quali manifestazioni dell’aspirazione anelata), accanto a tendenze perniciose (quali tentativi di appagarla, traendo risposta dalla sola nostra natura)."

Nessuna posizione preconcetta, tranne la sua che palesemente e reiteratamente palesa senza troppi riguardi.

Il preconcetto nostro è la fede, da cui non vorremmo tornare indietro, ed è quella che ci vincola. Mi spiace che lei non lo capisca.
La fede è un qualcosa di netto, un si si no no, innanzituitto in noi stessi. Non permette saldi, prima di tutto in noi stessi.
Ed ecco perchè le parole sono importanti nella definizione di un concetto.
Alla fede ci ha chiamato la Grazia, ma Magistero Perenne, S. Scrittura e Tradizione ci vincolano.
A che pro discettare delle religioni false con pseudoverità incipienti (che è un Rahner-ismo, del Cristo anonimo o incognito o incipiente) quando non dobbiamo esser preda di "elementi del mondo" ?

Colossesi 2,8

Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo.

Non sono quelli che salvano, lo sappiamo già.

la religione, intesa in senso lato, è l’anelare dell’uomo ma non porta da nessuna parte. Tant'è che le false religioni con i precetti, sì, ma senza la Vita, mandano l'uomo in perdizione; o non soddisfano, come il basamento vuoto dedicato all'Iddio sconosciuto dai greci, perchè percepivano che ci doveva essere dell'altro.
Ebbene, quell' "esserci dell'altro" è già venuto, è Gesù Cristo, che con la sua resurrezione ha condannato tutte le false religioni, proponendosi come Unica Via, Verità, Vita.

L’incontro con il Signore Gesù, deve essere poi sempre una trasformazione della nostra vita: E' Lui che tramite l'espiazione, la sua Morte Vicaria ci ha liberati dal peccato e dalla ferita del peccato, e dalla morte. Se questo "incontro" tra noi e Gesù avviene, saremo ravveduti dal peccato e cammineremo in una vita nuova, rinata, santificata.
Se no l'incontro non è avvenuto.

Petrus
".... prospettive irrealizzate e irrealizzabili del senso religioso che si trova in ogni popolo e in ogni cultura. Solo attraverso questo incontro, quanto di buono c’è nella saggezza di un popolo può essere canalizzato in una prospettiva salvifica e così valorizzato, al punto da inserirsi con la sua specificità nell’universalità ecclesiastica. "

davvero secondario canalizzare saperi umani secondo il mondo nell'inclusione ecclesiastica.
E' questo lo scopo di Cristo? incontrare culture e avvicinarle?

Gesù Cristo è venuto per salvare e dare la vita eterna, non per conservare delle culture terrene imperfette, di cui domani, nel Regno, non resterà nulla.

mic ha detto...

Accattoni si, ma per e con Dio!
Viva il Papa Benedetto!


Accattoni sì ma con il Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo.

Benedetto non è IL PAPA... o per lo meno FORSE lo è - a quel che risulta - a mezzo servizio...

Cito ancor più:

"... Il Signore Risorto incaricò i suoi Apostoli, e tramite loro i discepoli di tutti i tempi, di portare la sua parola sino ai confini della terra e di fare suoi discepoli gli uomini. Il Concilio Vaticano II, riprendendo, nel decreto “Ad gentes”, una tradizione costante, ha messo in luce le profonde ragioni di questo compito missionario e lo ha così assegnato con forza rinnovata alla Chiesa di oggi.
Ma vale davvero ancora? – si chiedono in molti, oggi, dentro e fuori la Chiesa – davvero la missione è ancora attuale? Non sarebbe più appropriato incontrarsi nel dialogo tra le religioni e servire insieme la causa della pace nel mondo? La contro-domanda è: il dialogo può sostituire la missione? Oggi in molti, in effetti, sono dell’idea che le religioni dovrebbero rispettarsi a vicenda e, nel dialogo tra loro, divenire una comune forza di pace. In questo modo di pensare, il più delle volte si dà per presupposto che le diverse religioni siano varianti di un’unica e medesima realtà; che “religione” sia il genere comune, che assume forme differenti a secondo delle differenti culture, ma esprime comunque una medesima realtà. La questione della verità, quella che in origine mosse i cristiani più di tutto il resto, qui viene messa tra parentesi. Si presuppone che l’autentica verità su Dio, in ultima analisi, sia irraggiungibile e che tutt’al più si possa rendere presente ciò che è ineffabile solo con una varietà di simboli. Questa rinuncia alla verità sembra realistica e utile alla pace fra le religioni nel mondo.
E tuttavia essa è letale per la fede. Infatti, la fede perde il suo carattere vincolante e la sua serietà, se tutto si riduce a simboli in fondo interscambiabili, capaci di rimandare solo da lontano all’inaccessibile mistero del divino.
...."

Questo è oro colato. Se si fosse fermato qui, tralcio, saremmo con lei... A parte il W il Papa che dovremmo riferire al Papa che era e che presumibilmente non è.

Josh ha detto...

S'è per quello, da quelle parti, Petrus è anche scritto

Atti 7,51

Uomini di collo duro ed incirconcisi di cuore e di orecchi, voi resistete sempre allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi.

----------

ma quella "rinuncia alla verità realistica e utile alla pace fra le religioni nel mondo e letale per la fede" chi l'ha voluta?

Si rilegga bene i doc. del Concilio degli "elementi di verità" nelle religioni false, e i Semina verbi, dilatazione impropria di Giustino, sempre sulle false religioni, è lì che le cose non quadrano.

E chi ha idolatrato il concilio?

Chi ha detto fino alla nausea che il dialogo sostituisce la conversione? Che il proselitisnmo è senza senso?

Chi ha trasformato una fede trascendente e anche verticale come la nostra, in un'opera sociale orizzontale dialogante senza eternità?

beh...non certo noi

lister ha detto...

Premesso che commenti così lunghi generano un prolasso alle parti, già pendule, dell'apparato da riproduzione maschile, vorrei porre delle domande a Petrus che, apparendo supponente anche se non ne ha intenzione, tratta i vari commentatori come dei minus habentes che non sono in grado di comprendere il pensiero "troppo profondo" del Ratzinger.
Allora, "le religioni non cristiane o un cristianesimo non perfetto" a chi, di grazia, rivolgono la "domanda di soccorso" se il loro credo nega a priori la S.S. Trinità? A chi "tendono le braccia" se sono convinti che Cristo non si è ancora manifestato e, se si è manifestato, è semplicemente un Profeta?
E se il "cristiano non perfetto" preferisce peccare, tanto poi si è sempre perdonati, che gliene cale di "chiedere soccorso"?

Petrus LXXVII ha detto...

«Ora la conclusione di Ratzinger [...] porta la conseguenza di non promuovere la conversione degli altri e di non fare "proselitismo" che non è inteso in senso trionfalista di forzare, ma nel semplice impegno, che è una vocazione, di annunciare e testimoniare»,
«Non basta il dialogo e la ricerca comune [...] com'è falso che non sia più necessario l'annuncio, l'insegnamento, la santificazione sacramentale propria della Chiesa». Scusi sig.ra Mic, ma nel discorso di Benedetto dove ha letto riferimenti a quel che dice?! Io ho letto piuttosto: «Il Signore Risorto incaricò i suoi Apostoli, e tramite loro i discepoli di tutti i tempi, di portare la sua parola sino ai confini della terra e di fare suoi discepoli gli uomini. Il Concilio Vaticano II, riprendendo, nel decreto “Ad gentes”, una tradizione costante, ha messo in luce le profonde ragioni di questo compito missionario e lo ha così assegnato con forza rinnovata alla Chiesa di oggi»;
«La contro-domanda è: il dialogo può sostituire la missione? Oggi in molti, in effetti, sono dell’idea che le religioni dovrebbero rispettarsi a vicenda e, nel dialogo tra loro, divenire una comune forza di pace. In questo modo di pensare, il più delle volte si dà per presupposto che le diverse religioni siano varianti di un’unica e medesima realtà; che “religione” sia il genere comune, che assume forme differenti a secondo delle differenti culture, ma esprime comunque una medesima realtà [...] Si presuppone che l’autentica verità su Dio, in ultima analisi, sia irraggiungibile e che tutt’al più si possa rendere presente ciò che è ineffabile solo con una varietà di simboli. Questa rinuncia alla verità sembra realistica e utile alla pace fra le religioni nel mondo. E tuttavia essa è letale per la fede. Infatti, la fede perde il suo carattere vincolante e la sua serietà, se tutto si riduce a simboli in fondo interscambiabili, capaci di rimandare solo da lontano all’inaccessibile mistero del divino».
Non mi sembra che da queste parole di Benedetto si possano dedurre le accuse che lei gli muove, eppure se lei si riferisse ad altre proposizioni del discorso (le citi se ritiene ve ne siano), devo supporre che le ha mal interpretate poiché non avrebbe senso che contraddicessero quanto affermato in altri passi del medesimo discorso. Più logico pensare che vadano lette ai sensi di quanto poc'anzi ho riportato del discorso di Benedetto, che osteggia espressamente e testualmente il pensiero positivista (figlio dell'illuminismo).
Se lei non mi evidenza esattamente i passaggi che ritiene controversi, appellandosi ad un generale senso di "fraintendimento" e non motiva le sue argomentazioni, mi spiace, ma io purtroppo non riuscirò a vedere in quel che dice altro se non una posizione per partito preso.

Texor ha detto...

concordo al 101% con Petrus, che ringrazio per gli interventi.

Petrus LXXVII ha detto...

Josh, Mic.. mi citate i passi dove leggereste che Benedetto non promuoverebbe il proselitismo evangelico e piuttosto auspicherebbe un sincretismo religioso, diciamo così.. "pancristiano" (perché é questo che state affermando in sostanza)?! Francamente io non riesco a trovarne.. purtroppo riesco solo a leggrvi un invito all'evangelizzazione dei popoli nella Verità del Vangelo. Il linguaggio é complesso, ma posso assicurarvi che non sono intellettualmente uno sprovveduto.

RAOUL DE GERRX ha detto...

Tout à fait d'accord avec Cesare Baronio 16:18.

Je répète ce que j'ai déjà dit : entre Ratzinger et Bergoglio il n'y a qu'une différence de style. On peut évidemment préférer l'un ou l'autre (et aussi n'aimer ni l'un ni l'autre). D'ailleurs, n'est-il pas visible qu'ils s'entendent très bien et même, pourrait-on dire, qu'ils se cpmplètent et se complaisent ?
Avantages du bipapisme !
Enrichissement mutuel !

Petrus LXXVII ha detto...

Lister, forse le religioni non cristiane non ne hanno mai sentito veramente parlare di Cristo, e i cristianesimi non in comunione con Roma, ne hanno solo sentito parlare ma non lo conoscono veramente! Dunque il nostro compito é testimoniarlo attraverso la nostra fede e con il proselitismo attivo!

Luís Luiz ha detto...

Grazie mille , mic. É una tragica realtà, e credo che Benedetto XVI pensava proprio a questa realtà quando ha scritto su Marta e Maria in questo contesto di crisi. È solo una impressione, ma credo che Benedetto XVI ha combinato questa situazione surrealista per evitare qualcosa di ancora più grave.

Anonimo ha detto...

Grazie a Texor per il suo contributo molto illuminante!

Josh ha detto...

dal testo del post

"Ci ricorda che la Chiesa di Gesù Cristo non ha mai riguardato un solo popolo o una sola cultura, ma che sin dall’inizio era destinata all’umanità. Le ultime parole che Gesù disse ai suoi discepoli furono: “Fate miei discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19). E al momento della Pentecoste gli Apostoli parlarono in tutte le lingue, potendo così manifestare, per la forza dello Spirito Santo, tutta l’ampiezza della loro fede."

esatto. Gli Apostoli parlando per S.S. le lingue dei popoli presenti in quel momento (medi, persani, parti, greci etc) proferiscono il Vangelo della salvezza: pentimento dei peccati, redenzione, vita eterna grazie all'opera di Gesù Cristo.

Quindi quei popoli, se vogliono arrivarVi, lasceranno le loro idolatrie, per ravvedersi e convertirsi. Il messaggio ad oggi non dovrebbe essere cambiato, vale verso vecchie e nuove idolatrie.

Josh ha detto...

dal post

"Oggi in molti, in effetti, sono dell’idea che le religioni dovrebbero rispettarsi a vicenda e, nel dialogo tra loro, divenire una comune forza di pace. In questo modo di pensare, il più delle volte si dà per presupposto che le diverse religioni siano varianti di un’unica e medesima realtà; che “religione” sia il genere comune, che assume forme differenti a secondo delle differenti culture, ma esprime comunque una medesima realtà."

questa idea diffusa, oltre che falsa è un'idea massonica che crede una sorta di verità unica che poi si sarebbe differenziata nelle varie religioni, lette tutte solo come tradizioni umane.

Ma questo toglie la signoria di Gesù Cristo, il suo essere unico mediatore.

Per es, Chenu e Charlier credevano che Rivelazione consistesse solo in un dialogo tra Dio e l'uomo, un’esperienza interiore, intuitiva ed ineffabile e in niente altro.
senza verità metafisiche nè implicazioni etiche.
Questo semplice “incontro”, sarebbe stato possibile a qualsiasi religione (!!!!????) attraverso il quale la natura divina arriverebbe comunque a noi.

Invece di Gesù Cristo va ribadita senza sosta l'unicità.

Il caos sulla "varietà di simboli."

parte della colpa è anche di chi è andato a blaterare urbi et orbi del fantomatico "unico dio delle religioni monoteiste". Che poi non è lo "stesso" Dio, in tutta evidenza.

Josh ha detto...

esempio di "religione in attesa" che ha incontrato Cristo ma a modo suo.

La Santeria.

Attendeva la luce che viene da Gesù, in parte l'ha recepita (nell'esteriorità) ma non si è liberata del dato magico-esoterico-rituale che tuttora permane.

perchè quando si riceve Gesù Cristo davvero, il "vecchio" deve andarsene, anche le convinzioni magiche dei popoli.
Gesù non solo le completa, le vince e oltrepassa perchè è l'Unico Signore.

Josh ha detto...

Sul passaggio
"L’uomo diventa più piccolo, non più grande, quando non c’è più spazio per un ethos che, in base alla sua autentica natura, rinvia oltre il pragmatismo, quando non c’è più spazio per lo sguardo rivolto a Dio."

"Pragmatismo" è una parola che ritorna spesso in questo periodo.

Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, in un libro-intervista “La speranza della famiglia”, Ares Ed., ha messo in evidenza il carattere a-dogmatico delle proposte di cambiamento della prassi ecclesiastica a riguardo del matrimonio e della famiglia.

Nel denunciare l’impossibilità di accettare quelle proposte – che, secondo Kasper & co. e sarebbero giustificate dai mutamenti sociali in atto e dall’insofferenza di molti fedeli alla morale cattolica – come che questo fosse determinante a cambiare i Decreti Divini, il cardinale Müller ha detto : «Un semplice “adattamento” della realtà del matrimonio alle attese del mondo non dà alcun frutto, anzi risulta controproducente: la Chiesa non può rispondere alle sfide del mondo attuale con un adattamento pragmatico. Opponendoci a un facile adattamento pragmatico, siamo chiamati a scegliere l’audacia profetica del martirio. Con essa, potremo testimoniare il Vangelo della santità del matrimonio. Un profeta tiepido, mediante un adeguamento allo spirito dell’epoca, cercherebbe la propria salvezza, non la salvezza che solamente Dio può dare».

Il pragmatismo è infatti la versione operativa del relativismo, sotto la cui dittatura viviamo ufficialmente ....

L’«adattamento pragmatico» che Müller critica consiste nell’adattare la Chiesa alle (presunte) nuove istanze dei fedeli, e anche degli infedeli, ai quali si vuol apparire dialoganti sempre e a ogni costo.

Questo ha implicato mettere in soffitta il dogma, appellandosi alle sole (presunte) esigenze di azione pastorale nella liturgia, nella catechesi, nell’amministrazione dei sacramenti. Si dice infatti e si ripete che «la dottrina non viene toccata ma si affrontano le sfide della società di oggi». In altri termini, la dottrina da una parte e la pastorale dall’altra.

Ma asserire che «la dottrina resta immutata mentre la pastorale deve cambiare per adeguarsi ai tempi» non ha senso.
La pastorale è un insieme di decisioni, di iniziative, di scelte, insomma di azioni, dipendenti da un credo e da un programma, nel nostro caso, la Dottrina di sempre, e non sono tra loro fattori scindibili.

mic ha detto...

Petrus, sul suo post 20:13 dovrei scriverci un articolo, ma devo dire che lei, nel formulare le sue repliche, non ha tenuto in alcun conto le considerazione di altri commentatori sul discorso specifico e si è polarizzato su mie affermazioni generiche riferite a comprovate e precedenti affermazioni di Ratzinger sulla libertà di religione e sulla ricerca comune.

Ora quel passo che lei mi cita per contraddirmi, io stessa l'ho citato ancor più completo a tralcio, riconoscendo che è oro colato. Ma ho aggiunto: se si fosse fermato lì.

Infatti quel che dice dopo sulle culture :
È, invece, l’ingresso in qualcosa di più grande, verso cui esse sono in cammino. Perciò quest’incontro è sempre, a un tempo, purificazione e maturazione. Peraltro, l’incontro è sempre reciproco. Cristo attende la loro storia, la loro saggezza, la loro visione delle cose.

Dare per scontato che le culture (e anche le religioni da cui si sviluppano) sono già in cammino verso Cristo, significa portare in campo quell'ottimimismo a priori antropocentrico conciliare su cui abbiamo dibattuto a lungo (la invito, se vuole a leggersi i commenti su Gaudium et Spes 22 e sulla libertà di religione).

Quella dell"inculturazione" del cristianesimo è una realtà ben nota, con la quale si sono misurati tutti i missionari nel corso dei secoli...

Ma Gesù non è venuto a purificare a far maturare le culture o a portare a compimento le culture, ma la Legge inscritta nella Creazione e quella consegnata ad un popolo (etnico) ed ereditata da un altro popolo (teologale), nella Sua Persona divino-umana, che ha portato a compimento anche la "storia della salvezza" che è la nostra storia e quella della Chiesa e del mondo che la accoglie e, attraverso essa, è redento e salvato...

Ai suoi inizi, la missione cristiana percepì in modo molto forte soprattutto gli elementi negativi delle religioni pagane nelle quali s’imbattè. Per questa ragione, l’annuncio cristiano fu in un primo momento estremamente critico della religione. Solo superando le loro tradizioni che in parte considerava pure demoniache, la fede poté sviluppare la sua forza rinnovatrice.

Qui interpreta con le categorie di oggi (storicismo) quello che chiama il "criticismo", praticamente dei primi cristiani e dei Padri della Fede. Che oggi sarebbe superato?

Vorrei comunque concludere dicendo che la nostra non è una religione (del libro o di precetti), ma Fede in una Persona, Gesù il Signore, l'atteso delle genti (Lui attende piuttosto che i Suoi Lo annuncino perché già Lo conoscono e vivono della Sua Vita).

Anonimo ha detto...

“… quest’incontro è sempre, a un tempo, purificazione e maturazione. Peraltro, l’incontro è sempre reciproco. Cristo attende la loro storia, la loro saggezza, la loro visione delle cose.”

recìproco agg. [dal lat. reciprŏcus «che va e viene, che fluisce e rifluisce», comp. di *recus «che sta indietro» e *procus «che sta innanzi»] (pl. m. -ci). Che sussiste in modo ANALOGO e VICENDEVOLE tra due o anche più soggetti, elementi o enti.

Quindi in Cristo e nelle false religioni vi sarebbe qualcosa di ANALOGO, che nell’incontro verrebbe scambiato.

Nell’ “incontro” Cristo si arricchirebbe della saggezza delle false religioni come le false religioni si arricchiscono accogliendo Lui.

E’ questo mettere sullo stesso piano errore e verità che non comprendo. Posso sbagliarmi, ma io credo che l’incontro con Cristo sia verticale, non orizzontale. E non sia paritario, né reciproco. Cristo è acqua viva e noi sete. Non riesco a vederci reciprocità.

Non comprendo nemmeno il postulato della saggezza, bellezza e germe di verità che ogni (falsa) religione conterrebbe, per cui Cristo sarebbe un completamento, la pienezza di quel bene, che, in parte, ci sarebbe necessariamente in ogni religione.

Intanto mi viene in mente quella “religione” che è il satanismo, in cui faccio fatica ad intravedere “saggezza” (ma non è la sola) (v. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ucraina-Registrata-ufficialmente-la-chiesa-di-Satana-55581f09-facb-4ad6-aa75-5763e0e1f8c1.html#sthash.3QraY8XD.dpuf - v. anche http://www.lettera43.it/cronaca/stati-uniti-i-satanisti-chiedono-una-statua-del-diavolo_43675119507.htm
http://www.cdt.ch/mondo/cronaca/106413/tensione-a-harvard-per-la-messa-nera.html)

In secondo luogo, potrei dire stupidaggini, ma mi sembra che Dio, nell’Antico Testamento, si è dichiarato “geloso” e si è infuriato per la “prostituzione” del popolo eletto e non era tanto disposto a reciproci “incontri” con le false religioni (ma si può ancora dire che sono false?).

Potrei dire stupidaggini, ma io vedo Cristo come Luce che squarcia (non completa) le tenebre, come Amore e Verità che rivolta la vita, il cuore e la mente dell’uomo che Lo incontra, qualunque sia il popolo a cui appartiene. Non come una ciliegina che completa la torta.

“…. è corretto affermare che ogni religione, per rimanere nel giusto, al tempo stesso deve anche essere sempre critica della religione. Chiaramente questo vale…per la fede cristiana, che, da un lato, guarda con grande rispetto alla profonda attesa e alla profonda ricchezza delle religioni, ma, dall’altro, vede in modo critico anche ciò che è negativo. Va da sé che la fede cristiana deve sempre di nuovo sviluppare tale forza critica anche rispetto alla propria storia religiosa”.

Non lo so. Ma è come se la religione cattolica fosse una delle tante, la migliore, la più “piena”, ma non così diversa e distante. Come se avesse bisogno, per completarsi, dell’incontro con le altre religioni. Come se questo “Cristo” dovesse ancora, arricchirsi, svilupparsi attraverso questi incontri. Come se fosse un concetto o una spiritualità a cui perviene l’uomo che si eleva e non una Persona che si è rivelata all’uomo in un momento preciso della storia e che ha affidato alla Sua Chiesa, assistita dallo Spirito Santo (e non a tutte le religioni in dialogo tra loro) la esplicazione ulteriore della verità rivelata, in continuità (e conformità) con la Tradizione. Non lo so. Sono perplessa.
Anna

mic ha detto...

Dice Petrus:

Lister, forse le religioni non cristiane non ne hanno mai sentito veramente parlare di Cristo, e i cristianesimi non in comunione con Roma, ne hanno solo sentito parlare ma non lo conoscono veramente! Dunque il nostro compito é testimoniarlo attraverso la nostra fede e con il proselitismo attivo!

E' proprio questo il punto. E' stato dichiarato anche dal papa attuale che non dobbiamo fare proseliti e che il cristianesimo si diffonde per attrazione (il che è assurdo: Cristo insegnava e predicava annunciando il Regno! E questo ci ha comandato di fare!). Dunque l'annuncio non serve... I fratelli maggiori non hanno nemmeno bisogno di essere convertiti perché esistono due alleanze parallele... grande trovata di conio rabbinico, ampiamente confutata in più occasioni, ma se le andasse di leggersela qui, a questo proposito richiamo in particolare l'attenzione sulla nota 7)

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/p/modifica-della-dottrina-della.html

Petrus LXXVII ha detto...

Accolgo il suo invito a leggermi la Gaudium et Spes 22 Mic e leggero anche i vecchi post che ha pubblicato e che mi ha suggerito.
Però mi permetta di dissentire sulle conclusioni che si vogliono trarre dal discorso di Benedetto e dal suo pensiero in geerale.. A me sembra che si dia per scontato, ma a me scontato non sembra affatto, che Benedetto intenda come obiettivo ultimo dell'avangelizzazione dei popoli, il favorire la purificazione a la maturazione delle culture o a portare a compimento le culture, come lei stessa ha sottolineato. Mentre la mia lettura del pensiero di Benedetto, nella fattispecie del testo in questione, é che non si neghi affatto che l'obiettivo ultimo della missione cristiana sia quello di portare l'uomo a Cristo, ma anzi che lo si affermi con forza. L'aspetto culturale e religioso extracristiano sono solo espressione della percezione imperfetta di quella Legge inscritta nella creazione che in Cristo viene pienamente dispiegata nella sua essenza. Accettare la Grazia della sua rivelazione, per l'ignaro di Dio mosso da buona volontà, significa spogliarsi della suddetta percezione e rivestirsi della redenzione che in Crista si realizza!
Se dalle medesime parole si possono trarre conclusioni diametralmente opposte, io credo che alla fine si tratti solo di un problema interpretativo e di linguaggio.. questo purtroppo porta a considerare reale un sovvertimento di paradigma che nasce solo da una cattiva interpretazione!

Anonimo ha detto...

Se dalle medesime parole si possono trarre conclusioni diametralmente opposte, il problema vero non é il sovvertimento che nasce da una “cattiva” interpretazione (qual’è quella giusta?), ma l’utilizzazione di un linguaggio che consente interpretazioni opposte.

Per questo nostro Signore ci ha comandato un parlare chiaro e limpido. Si si / no no.

Perché è dalle fessure che si insinua “il sovvertimento”.

Anna

Rr ha detto...

Petrus,
se si vogliono evitare problemi d' interpretazione, si segua l' evangelico " si, si, no,no,no". Se la Chiesa di Cristo e' la Chiesa cattolica, si dica "e"', non" sussiste in".
Se si vuole ricordare che Cristo e' l' unica Via, Verita', Vita, lo si dica, e s' invitino i cristiani, particolarmente i cattolici, ad andare in missione proclamando questo. Si lascino perdere discorsi su religioni, culture,ecc. La Fede e' una cosa, la religione, religiosita' , tradizioni cultuali , altro.
Non e' che "per noi cristiani....". Dio, SS.Trinita', e', indipendentemente che per gli uomini sia così o cosa.
Gesu' e' Persona da incontrare, ma innanzitutto e' Dio, da far conoscere, senza se e senza ma, senza vergognarsene, senza minimizzrlo, senza metterlo sullo stesso piano di altri.
Rr

Luís Luiz ha detto...

Che esistono semi di santificazione tra i protestanti e gli ortodossi mi sembra chiaro: o la Bibbia e il battesimo non sono semi di santificazione? E che tra alcune religioni non cristiane esistano anche questi semi si può vedere per la storia della teologia cattolica: sarebbe possibile pensare la scolastica senza l'on greco, e l'on greco senza, ad esempio, la paganissima thea di Parmenide? O il concetto di Dio come Essere non é seme di santificazione?

Josh ha detto...

interessante approfondimento

http://querculanus.blogspot.it/2011/02/semina-verbi.html

"Semina Verbi"
È ormai diventato un luogo comune ritenere che nelle religioni non-cristiane siano presenti alcuni semina Verbi (= germi del Verbo) o che esse costituiscano una sorta di praeparatio evangelica (= preparazione al Vangelo). All’origine di tale convinzione c’è l’insegnamento del Concilio Vaticano II. Il Decreto sull’attività missionaria afferma:

«[I cristiani] conoscano a fondo le loro [= dei non-cristiani] tradizioni nazionali e religiose; con gioia e rispetto scoprano i germi del Verbo in esse latenti» (Ad gentes, n. 11; cf Lumen gentium, n. 17).

Nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa si afferma:

«La divina Provvidenza [non] nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che senza colpa non sono ancora arrivati ad una esplicita conoscenza di Dio, e si sforzano, non senza la grazia divina, di vivere una vita onesta. Poiché ciò che in essi si trova di buono e di vero è ritenuto dalla Chiesa come preparazione al Vangelo, e dato da colui che illumina ogni uomo perché abbia finalmente la vita» (Lumen gentium, n. 16; cf Catechismo della Chiesa cattolica, n. 843).

La Dichiarazione sulle religioni non-cristiane, per esprimere il medesimo concetto, ricorre all’immagine del raggio di luce:

«La Chiesa cattolica non rigetta nulla di quanto c’è di vero e di santo in queste religioni. Guarda con sincero rispetto a quei sistemi di agire e di vivere, a quei precetti e a quelle dottrine che, sebbene differiscano in molti punti da ciò che essa pensa e propone, tuttavia non di rado riflettono un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini» (Nostra aetate, n. 2).

Dopo il Concilio, le metafore dei semina Verbi e della praeparatio evangelica sono state riprese dai Sommi Pontefici. Paolo VI, nell’Esortazione apostolica sull’evangelizzazione, afferma:

«[Le religioni non-cristiane] sono tutte cosparse di innumerevoli “germi del Verbo” e possono costituire una autentica “preparazione evangelica”, per riprendere una felice espressione del Concilio Vaticano II tratta da Eusebio di Cesarea» (Evangelii nuntiandi, n. 53).

Da parte sua, Giovanni Paolo II, nella sua prima enciclica, scrive:

«Giustamente i Padri della Chiesa vedevano nelle diverse religioni quasi altrettanti riflessi di un’unica verità come “germi del Verbo”, i quali testimoniano che, quantunque per diverse strade, è rivolta tuttavia in una unica direzione la piú profonda aspirazione dello spirito umano, quale si esprime nella ricerca di Dio ed insieme nella ricerca, mediante la tensione verso Dio, della piena dimensione dell’umanità, ossia del pieno senso della vita umana» (Redemptor hominis, n. 11).

Sembrerebbe dunque di trovarci dinanzi a una dottrina consolidata, oltretutto ben radicata nella tradizione, visto che le espressioni usate sono di origine patristica. L’immagine dei semina Verbi è tratta da san Giustino e da Clemente Alessandrino; il concetto di praeparatio evangelica invece, come ci ricordava Paolo VI, lo troviamo in Eusebio di Cesarea. Tutto vero. Il problema è: siamo sicuri che i Santi Padri, con tali espressioni, si riferissero alle religioni non-cristiane (che a quel tempo si identificavano con la religione pagana)? Faccio rispondere a questa domanda uno dei maggiori patrologi del XX secolo, Berthold Altaner (Patrologia, Marietti, 7ª ed., 1977). A proposito di Giustino, che parla dei “germi del Verbo” nelle sue Apologie, scrive:

(continua)

Josh ha detto...

(riprende)

«Con la sua teoria del λόγος σπερματικός [logos spermatikos] Giustino getta un ponte tra la filosofia antica e il Cristianesimo. In Cristo apparve, in tutta la sua pienezza, il Logos divino, ma ogni uomo possiede nella sua ragione un germe (σπέρμα) del Logos. Questa partecipazione al Logos, e conseguente disposizione a conoscere la Verità, fu in alcuni particolarmente grande; cosí nei Profeti del giudaismo e, fra i greci, in Eraclito e Socrate. Molti elementi della verità sono passati, cosí egli opina, nei poeti e nei filosofi greci dell’antica letteratura giudaica, poiché Mosè era ritenuto lo scrittore assolutamente piú antico. Di conseguenza i filosofi, in quanto vissero e insegnarono conformemente alle regole della ragione, furono dei Cristiani, in un certo senso, prima della venuta di Cristo. Tuttavia solo dopo questa venuta i Cristiani sono entrati in possesso della verità totale e sicura, priva di ogni errore. Il pensiero teologico di San Giustino è fortemente influenzato dalla filosofia stoica e platonica» (pp. 70-71).

Quanto a Eusebio, che compose un’opera dal titolo Praeparatio evangelica, Altaner scrive:

«La Praeparatio evangelica (Εὐαγγελικὴ προπαρασκευή), in 15 libri, composta tra il 312 e il 322, vuole dimostrare ai catecumeni e ai pagani, forse scossi dagli attacchi di Porfirio, come i Cristiani abbiano avuto ragione nel preferire il Giudaismo al paganesimo. La “Filosofia degli Ebrei” è superiore alla cosmogonia e alla mitologia dei pagani. I sapienti pagani, soprattutto Platone, hanno attinto dall’A.T.» (p. 223).

Come si può vedere, i Santi Padri non rinvengono alcun “germe del Verbo” nella religione pagana, né considerano questa una “preparazione al Vangelo”. Tali immagini vengono da loro applicate non alla religione, ma alla cultura del tempo, in particolare alla filosofia e alla poesia, le quali, secondo loro, avrebbero attinto a Mosè. I primi cristiani non hanno mai fatto proprio alcun elemento della religione pagana, mentre non si sono fatti scrupolo di adottare le categorie dell’ellenismo addirittura per esprimere la loro fede. La preoccupazione dei cristiani dei primi secoli non era il dialogo interreligioso, ma l’inculturazione del Vangelo.

Una conferma a questo, che è stato l’atteggiamento della Chiesa di tutti i tempi fino al Vaticano II, la troviamo in Padre Matteo Ricci (1552-1610). Solitamente il missionario gesuita viene proposto come antesignano dell’attuale dialogo interreligioso, vista la sua simpatia nei confronti del confucianesimo. Ma non si tiene conto che tale simpatia scaturiva proprio dalla «consape­volezza che nessun elemento vi era nel confucianesimo che potesse far pensare ad una religione … il confucianesimo, lungi dal presentarsi alla stregua di una religione, perseguiva lo scopo di dare una giusta e retta amministrazione al gover­no del paese» (Franco Di Giorgio). Al contrario, Padre Ricci non si fece scrupolo di criticare il taoismo e il buddismo, che considerava inconciliabili col cristianesimo.

Ci si potrebbe dunque chiedere se, su questo punto, il Concilio non rappresenti una rottura con la tradizione o, piuttosto, una sua legittima evoluzione. Non sta a me dare una risposta a questa domanda, che pure costituisce un problema di capitale importanza. L’unica cosa che posso dire è che non mi sembra corretto affermare, come fa Giovanni Paolo II nella Redemptor hominis, che «i Padri della Chiesa vedevano nelle diverse religioni quasi altrettanti riflessi di un’unica verità come “germi del Verbo”». Un Papa ha tutta l’autorità di interpretare la rivelazione,
ma non ha autorità di stravolgere la storia.

lister ha detto...

Bravo, Petrus!
Proselitismo attivo, non dialogo, come vanno cianciando i novatores del conciliabolo (uso un termine di Baronio).
Ricordo che qualcuno ha affermato che "il proselitismo è una solenne sciocchezza" e che il predecessore ha trovato del buono in Lutero (Erfurt)!
Questo non è proselitismo attivo, questo è sincretismo, è un "volemose bbene" di matrice massonica.

Petrus LXXVII ha detto...

Rr, Anna.. quello che dite é giusto. Però continuo a non vedere indicate da voi altri nel testo di Ratzinger in questione (stiamo parlando di questo, non divaghiamo su altro per il momento) posizioni ambigue che non adempiano all'evangelico "si si no no"! L'interpretabilità é nella complessità del linguaggio non in una supposta doppiezza di linguaggio.. e se si finisce per leggerlo partendo da convinzioni preconcette, se non si sgombera la mente da quel che già si vuol leggere, si finirà inevitabilmente per cogliere quanto non vi é scritto!
Quanto vi é scritto lancia un messaggio chiaro a chi é capace e volenteroso di coglierlo. La missione della Chiesa é portare Cristo alle genti e deve farlo attraversando i "sentiri" (mezzo) di ognuno col fine di sostituire (scopo) detti sentieri (chiamateli pure religioni o tradizioni culturali se volete) con l'unica Via, Verità e Vita di cui é depositaria. Viviamo nel mondo ma non siamo del mondo, per cui dobbiamo necessariamente attraversarlo lungo le sue strade per poterlo condurre al Signore, come in altre parole osserva opportunamente Luis Luìz. Come ho già avuto occasione di far notare, questo non corrisponde forse all'opera di evangelizzazione portata avanti da S.Paolo all'areopago? Ha percorso i sentieri degli uomini (cogliendone anche le intuizioni positive) con l'intento di condurli verso la vera Via?!

Anonimo ha detto...

Caro PETRUS,
Anni fa la Svizzera notò che aveva carenza di postini.
Come fece per reclutarli?
Organizzando campagne pubblicitarie, nelle quali si sottolineava ciò che può fare il postino, che gli altri non possono.
L'attenzione alle culture, ed a ciò che hanno di comune, può essere il primo passo, ma poi va sottolieanto ciò che c'è di differente.

Josh ha detto...

@Luis Luiz: sì, ma....

"E che tra alcune religioni non cristiane esistano anche questi semi si può vedere per la storia della teologia cattolica: sarebbe possibile pensare la scolastica senza l'on greco, e l'on greco senza, ad esempio, la paganissima thea di Parmenide? O il concetto di Dio come Essere non é seme di santificazione?"

I Semina Verbi/Logos Spermatikos di Giustino erano infatti da lui riferiti alle culture precristiane che costituirono un crocevia storico, la pienezza dei tempi.... al momento in cui venne poi rivelato Gesù Cristo:
culture PRE cristiane, con elementi di cristianesimo ante litteram.

Il Vat II ha ripreso quell'idea e la applica anche alle culture postcristiane e alle religioni idolatre.

L'islam ha Semina Verbi? è successivo ed è un pervertimento di ciò che è già stato rivelato. per cui non li ha.
Ma il vat. II li trova forzatamente anche in culture successive alla Rivelazione ...

La Dottrina di Giustino che afferma che il Logos è disseminato per cui anche PRIMA di Cristo molti filosofi con l'uso della ragione sono arrivati ad alcune verità, anche se mai alla verità tutta interna che è solo dei cristiani che conoscono Gesù.

I grandi del passato, quelli che hanno scoperto grandi verità sono considerati da Giustino cristiani ante litteram. Logoi spermatikoi oppure Semina Verbi, semi del verbo, semi di verità.

Socrate ne è un esempio, ha vissuto secondo il Logos, Cristo è invece il Logos stesso. Gli uomini quindi vissuti secondo il Logos come Socrate e Abramo sono per lui cristiani.

"Affinché nessuno, sragionando, cerchi di distorcere i nostri insegnamenti - poiché affermiamo che Cristo è nato centocinquant'anni fa sotto Cirino, e ci insegnò quello che noi diciamo, qualche tempo dopo, sotto Ponzio Pilato - e obietti che tutti gli uomini che vissero prima sarebbero irresponsabili, noi preverremo e scioglieremo questa difficoltà. Ci è stato insegnato che Cristo è il primogenito di Dio, ed abbiamo già dimostrato che Egli è il Logos di cui fu partecipe tutto il genere umano. E coloro che vissero secondo il Logos sono cristiani, anche se furono giudicati atei, come, tra i Greci, Socrate ed Eraclito ed altri come loro; tra i barbari, Abramo ed Anania ed Azaria e Misaele ed altri molti, l'elenco delle cui opere e dei cui nomi ora tralasciamo, sapendo che è troppo lungo. Cosicché anche quelli che erano nati prima ed erano vissuti non secondo il Logos, furono malvagi e nemici di Cristo ed uccisori di quanti vivevano secondo il Logos. Quanti invece sono vissuti e vivono secondo il Logos, sono cristiani, ed impavidi ed imperturbabili. Per quale causa, poi, per virtù del Logos, secondo il volere di Dio, Padre e Signore di ogni cosa, sia stato concepito da una vergine un uomo, e sia stato chiamato Cristo, e, crocifisso e morto, sia resuscitato ed asceso al cielo, chiunque sia dotato di intelligenza potrà comprenderlo da quanto è stato detto."

(1) I Apologia, XLVI, 1-5

Josh ha detto...

(continua) Giustino

"La nostra dottrina dunque appare più splendida di ogni dottrina umana, perché per noi si è manifestato il Logos totale, Cristo, apparso per noi in corpo, mente, anima. Infatti tutto ciò che rettamente enunciarono e trovarono via via filosofi e legislatori, in loro è frutto di ricerca e speculazione, grazie ad una parte di Logos. Ma poiché non conobbero il Logos nella sua interezza, che è Cristo, spesso si sono anche contraddetti. Quelli che vissero prima di Cristo e si sforzarono di investigare e di indagare le cose con la ragione, secondo le possibilità umane, furono trascinati dinanzi ai tribunali come empi e troppo curiosi. Colui che più di ogni altro tendeva a questo, Socrate, fu accusato delle stesse colpe che si imputano a noi: infatti dissero che egli introduceva nuove divinità, e che non credeva negli dèi che la città riteneva come tali. Invece egli insegnò agli uomini a rinnegare i demoni malvagi, autori delle empietà narrate dai poeti, facendo bandire dalla repubblica sia Omero sia gli altri poeti; cercava anche di spingerli alla conoscenza del Dio a loro ignoto, attraverso la ricerca razionale. Diceva: "Non è facile trovare il Padre e creatore dell'universo, né è sicuro che chi l'ha trovato lo riveli a tutti". Questo è quanto fece il nostro Cristo con la Sua potenza. Infatti a Socrate nessuno credette fino al punto di morire per questa dottrina. A Cristo invece, conosciuto, almeno in parte, anche da Socrate (Egli infatti era ed è il Logos che è in ogni cosa, che ha predetto il futuro per mezzo dei Profeti e per mezzo di se stesso, che si è fatto come noi ed ha insegnato questa verità), credettero non solo i filosofi e dotti, ma anche operai e uomini assolutamente ignoranti, che sprezzarono i giudizi altrui, la paura, la morte. Poiché è potenza del Padre ineffabile e non costruzione di umana ragione"

II Apologia, X. 1-6

Josh ha detto...

!! @ Petrus, ma sono 2 giorni che ne parliamo....

dici

"Però continuo a non vedere ....nel testo di Ratzinger in questione ....posizioni ambigue che non adempiano all'evangelico "si si no no"!"

ECCOLE!!!

Ratzinger:

"Le religioni sono in movimento a livello storico, così come sono in movimento i popoli e le culture. Esistono religioni in attesa. Le religioni tribali sono di questo tipo: hanno il loro momento storico e tuttavia sono in attesa di un incontro più grande che le porti alla pienezza.
Noi, come cristiani, siamo convinti che, nel silenzio, esse attendano l’incontro con Gesù Cristo, la luce che viene da lui, che sola può condurle completamente alla loro verità. E Cristo attende loro. L’incontro con lui non è l’irruzione di un estraneo che distrugge la loro propria cultura e la loro propria storia. È, invece, l’ingresso in qualcosa di più grande, verso cui esse sono in cammino. Perciò quest’incontro è sempre, a un tempo, purificazione e maturazione. Peraltro, l’incontro è sempre reciproco. Cristo attende la loro storia, la loro saggezza, la loro visione delle cose."

Le "religioni" (altre, sottinteso) non sono in attesa di Cristo come religioni.
Per uscire dalla figura: gli Ebrei non aspettano Cristo, che hanno rigettato, l'islam non attende Cristo, che considera un profeta minore, il Buddhismo non attende Cristo, la Santeria sa qualcosa di Cristo ma non abbastanza per uscire dalla propria professa demonolatria.

Più chiaro?

Se a loro giungesse Cristo, smetterebbero di essere ebraismo, islam, buddhismo e santeria e diverrebbero Cristianesimo e basta, dopo aver ABBANDONATO il credo precedente.

Se no sarebbe folle sincretismo.
Gesù inoltre non ha bisogno di esser completato da altre religioni. L'incontro non è reciproco.
Quale comunione tra Cristo e gli idoli? Quale comunione o completamento tra Cristo e Beliar?

Poi le persone si convertono una per una, non in massa, a popoli.

Gesù non è il completamento della santeria o del buddhismo, è Altro.

Magari così è più chiaro.

Mi sono convertito a 22 anni, 22 anni fa. Prima ero una via di mezzo tra un ateo e un esoterico, ok?

Gesù non è stato il completamento del mio ateismo e del mio esoterismo, ma una rivoluzione e una nuova nascita.

Va da sè che "le cose di prima" le ho abbandonate. Ma forse oggi non è più così sottinteso.
Come ti hanno detto, Gesù non è la ciliegina sulla torta di qualche movimento umano eterodosso, non è il completamento degli idoli,
ma la Verità che squarcia le tenebre (e di conseguenza distrugge idoli e falsità, non le completa).

Poi se secondo te Gesù è il completamento delle false religioni, inutile anche stare a parlarne.
Sappi però che questa teoria NON è cristianesimo.

Josh ha detto...

A Petrus 2 : quali elementi eterodossi nel testo di Ratzinger?

Ancora

"Oggi vediamo sempre più nitidamente anche un altro aspetto: mentre nei Paesi della sua grande storia il cristianesimo per tanti versi è divenuto stanco e alcuni rami del grande albero cresciuto dal granello di senape del Vangelo sono divenuti secchi e cadono a terra, dall’incontro con Cristo delle religioni in attesa scaturisce nuova vita. Dove prima c’era solo stanchezza, si manifestano e portano gioia nuove dimensioni della fede."

quindi dall'incontro di Cristo con "religioni in attesa" come islam (che non lo aspetta), , ebraismo (che non lo aspetta), santeria (che non lo cerca) buddhismo (che non lo aspetta) è scaturita nuova vita nella fede ? ah sì! ma quale?

Possono le religioni idolatriche e false portare nuova vita la Cristianesimo? e come?
E quando e dove sarebbe successo?

pensiamo alle conversioni (vere) in Africa e Asia.
Chi di loro è diventato cristiano, lo è. Ma ha lasciato indietro idoli, animismo, induismo.

Ma se i neoconvertiti d'Africa e Asia continuano a credere a Manitù e Brahma-Shiva etc è un Cristopaganesimo. Cioè non sono ancora cristiani.

Rr ha detto...

Petrus,
te l' ho già scritto. Non e': " per noi cristiani, Cristo e' il Logos..." Cristo e' il Logos anche se NOn ci fossero cristiani. Cristo era il Logos " en arche'" ( mi scuso se non impiego l' alfabeto greco, ma sto usando l' iPad, che' il Mac e' kaputt). Dio, che e' solo ed esclusivamente SS. Trinita' , era, e' e sara', ab aeterno et usque ad aeternum. Se l' Universo non fosse, se la Terra non fosse abitata, Egli comunque e'.
Quindi, basta " per noi cristiani..." E " le altre religioni..."
Che poi sulla bontà e validità di altre culture, dovremmo fare anche un altro lungo discorso, ma va be', tralasciamo.
Rr

Rr ha detto...

Luis, certo che ci sono semina Verbi nel protestantesimo e nell' Ortodossia. Ma sono stati corrotto dal rifiuto e rigetto da parte loro del Cattolicesimo. Lo riconoscano, si convertano e ritornino a Roma. Non e' Roma che deve andare da loro. Ovviamente, NON questa del Sinodo, MA la Roma pre1962.
Rr

Josh ha detto...

Ancora per Petrus che non coglie dove sono i punti non proprio "si si no no" nel testo di Ratzinger.

Altro punto

"Ai suoi inizi, la missione cristiana percepì in modo molto forte soprattutto gli elementi negativi delle religioni pagane nelle quali s’imbattè. Per questa ragione, l’annuncio cristiano fu in un primo momento estremamente critico della religione. Solo superando le loro tradizioni che in parte considerava pure demoniache, la fede poté sviluppare la sua forza rinnovatrice."

Ma i demoni sono ancora lì. Non si percepisce più, in linea teorica, il negativo delle fedi non cristiane, solo per l'irenismo e la passività con cui s'è deciso di guardare le altre fedi e le potenze delle tenebre dopo il vat. II.

Si è detto che la vera chiesa sussiste nella Chiesa cattolica, e non più è la chiesa cattolica.

Questo ha inziato a porre una destinazione esterna già al cattolicesimo, più condivisa con protestantesimo e ortodossia orientale.
Poi sì è cominciato a dire che tutte le fedi mirano a una meta esterna, che è il Cristo totale-Omega di Teilhard de Chardin, senza nessun supporto biblico, se non l'hegelismo e lo storicismo tedesco, presente anche nel testo al post.

Anche l'idea dei "raggi di luce" nelle altre religioni è contorta.
E c'è poco da stiracchiare Giustino, che comunque non è la S. Scrittura, che si riferiva solo a culture, non a fedi che non riconoscono Gesù o per niente o non appieno.

Poi c'è il problema della Nostra Aetate:
"LA CC nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni"

(ma non c'è nulla di santo e vero nelle religioni che NON riconoscono Cristo appieno).

Questo atteggiamento sottovaluta la peccaminosità dell'uomo, ma anche la potenza delle falsità e l'azione satanica nel mondo.

Colpa di questo ne è anche Rahner col suo "cristianesimo anonimo"
(come se le persone possano appartenere attivamente a Cristo senza nemmeno crederlo e nominarlo) o di teorie come quella di Panikkar (il Cristo sconosciuto nell'induismo politeista), o quando altri teologi (spesso anche sospesi) parlano di Regno latente nei non credenti.

Queste teorie negano la finalità vera di Gesù Cristo. Il nuovo atteggiamento della Chiesa è una sorta di Universalismo onnicomprensivo-sincretistico.
Ma

"Ogni spirito che non rionosce pubblicamente Gesù non è da Dio (1 Gv 4,3)

Luís Luiz ha detto...

@ Josh

Da molto tempo non studio la filosofia greca, ma mi sembra ricordare che il logos spermatikos è un concetto della Stoa, dunque anche lui pre-cristiano.

Sulla idea di trovare i semina Verbi solo nel passato: forse è proprio per questo che Benedetto XVI ha parlato delle religioni tribali che aspettano le missioni. Sono appunto pre-cristiane.

Ma si può pensare anche a un pre-cristiano non solo temporale, ma anche secondo la profondità delle verità: per esempio, l'essere rotondo della thea e l'ipsum esse subsistens dell'Aquinate. Sono proprio semi, vanno sviluppate.

Luís Luiz ha detto...

@ Rr
Non e' Roma che deve andare da loro.

Ma non è proprio questa l'idea di missione?

Josh ha detto...

Luis,

Rr Rosa dicendo:

"certo che ci sono semina Verbi nel protestantesimo e nell' Ortodossia. Ma sono stati corrotti dal rifiuto e rigetto da parte loro del Cattolicesimo. Lo riconoscano, si convertano e ritornino a Roma. Non e' Roma che deve andare da loro. Ovviamente, NON questa del Sinodo, MA la Roma pre1962."

intende dire: non è Roma che deve diventare più protestante o Roma diventare più ortodossa,
ma sono i protestanti e ortodossi che dovrebbero fare ritorno alla unica Fede cattolica.

Rosa non intende dire che non bisogna fare missione, di non andare fisicamente da loro a parlarci o testimoniare,
ma parla del Reditus, cioè dell'auspicato ritorno delle confessioni scismatiche e autocefale (oggi dette "fratelli separati") nell'unica Chiesa....

certo Rosa nota giustamente: per Chiesa Cattolica intenderemmo quella osservante, quella pre 62, mica qella vista al Sinodo senza dottrina e senza etica, che nega 1960 anni di Scritture, Magistero e Tradizione.

Josh ha detto...

Sull'appunto fatto a me, Luis, interessante chiave di lettura questa tua:

"Sulla idea di trovare i semina Verbi solo nel passato: forse è proprio per questo che Benedetto XVI ha parlato delle religioni tribali che aspettano le missioni. Sono appunto pre-cristiane."

diciamo però che, per tenerci a Giustino, oltre a intendere, come diciamo, precristiane, del passato, G. intendeva solo "culture"; non religioni, non culti.

resto dell'idea che le religioni tribali in sè non aspettano Cristo, ma si sentono bene così.

Una volta che con le missioni Lo scoprissero, se Lo credessero, non si troveranno però a mezza strada, restando sia tribali sia cristiane.

Gesù inoltre, diversamente da come è scritto, non ha bisogno di esser completato da altre religioni. L'incontro non è proprio reciproco.
Quale comunione tra Cristo e gli idoli? Di quale "completamento" ha necessità Cristo, se In Lui, Con Lui e Per Lui sono tutte le cose?

E' chi è ancora nell'ombra delle religioni degli elementi che ha bisogno della Luce.

Resto anche dell'idea che il Cristianesimo non ha bisogno di trarre energie dal tribalismo, che tuttora possiede elementi di paganesimo, panteismo, demonologia e spiritismo che confliggono col Nuovo Testamento. Quando questi popoli (sicuramente più innocenti di noi, ne do atto, senza incorrere nel mito rousseauiano del 'buon selvaggio' ) conosceranno Gesù, quei culti precedenti li abbandoneranno.
Il loro apporto al cattolicesimo sarà dunque cristiano e non ancora paganeggiante....

Rr ha detto...

Josh,
Io non credo proprio che BXVI pensi alle religioni tribali. Quali ? Quelle degli sborigeni dell' Amazzonia ? Io credo si riferisca all' ebraismo, islam, induismo, taoismo, buddismo, confucianesimo che, se non conoscono ancora Cristo, e' perche non vogliono riconoscerlo, " confessarlo".
Io non so cosa studino a quest' universita' se teologia e filosofia, o anche altre materie. So pero' che ci s' iscrive ha alle spalle anni di studio e di vita vissuta da cristiano, e se anche proviene dal Centrafrica, dalle
Ande o dall' Ocania, ha una conoscenza ed esperienza di religioni tribali come ce l' ho io, solo libresca. Ameno che non usufruiscano di borse di studio, appartengono tutti o quasi all' " upper class" de proprio paese, cristianizzata da almeno un secolo.
E se andranno a fare i missionari (!), non lo faranno tra gli indigeni dell' Amazzonia.
Rr

Josh ha detto...

Petrus, ultima chiamata...poi non dire che non rispondiamo nel merito.

ancora un passaggio di Ratzinger:

"Sulla base di elementi di questo genere, il teologo evangelico Karl Barth mise in contrapposizione religione e fede, giudicando la prima in modo assolutamente negativo quale comportamento arbitrario dell’uomo che tenta, a partire da se stesso, di afferrare Dio. Dietrich Bonhoeffer ha ripreso questa impostazione pronunciandosi a favore di un cristianesimo “senza religione”. Si tratta senza dubbio di una visione unilaterale che non può essere accettata. "

Potrebbe venire da chiedersi anche perchè gli unici 2 nomi propri citati con riferimenti diretti non siano S. Tommaso d'Aquino, San Bonaventura, S. Domenico, ma proprio 2 protestanti....
quali Bonhoeffer e Barth.

Certo, tiro un sospiro di sollievo che tra i citati non sia Bultmann, e la teologia ultraliberale, che ha demitizzato la Scrittura che non crede ai miracoli;

però Bonhoeffer trasforma la sua fede in operato sociale -politico più che altro...il cristiensimo senza religoone rischia di sbandare in un volontarismo individuale e basta;

Barth ha alcuni meriti oggettivi:
si oppose alla teologia liberale e all'hegelismo sia protestante sia cattolico -era ed è malattia trasversale- ed è un punto a suo favore;
è autore della Dogmatica Ecclesiale di valore storico; nei suoi testi di predicazione tipo "Invocami: Prediche dal carcere" è fervente e anche se lo legge un cattolico tradizionale ne è toccato profondamente perchè ha punte mistiche;
però ....sempre protestante rimane....
credendo in un Dio assolutamente trascendente e difficilmente raggiungibile, forse non sentendo l'azione teandrica di Cristo fino in fondo, Barth ha poi necessità dei movimenti carismatici per scaldarsi il cuore
e sperimentare un Dio che scende nella propria vita personale, che è ancora liberatore e fa nuove tutte le cose, che ancora opera miracoli e la grazia nella nostra vita qui e adesso.

Come nota Ratzinger Barth mise in contrapposizione religione e fede,
perchè distingue religione come sistema codificato e fede come movimento dell'anima;
ma anche trova quasi solo elementi umani nella religione (errore protestante...molti elementi nella religione cattolica sono di origine divina) che legge come tentativo dell'uomo di congiungersi a Dio, quando non sarebbe possibile se non siamo attratti prima dalla Grazia e dall'opera Trinitaria.
La religione però non è solo arbitrio dell'uomo, ma se è anche sistema, è per renderci fruibili verità divine anche attraverso i Sacramenti (che non sono dell'uomo, ma i protestanti ne hanno conservati pochi d ecco perchè il suo scetticismo) ; incide poi nella sua visione l'individualismo tipico del protestante che vive la fede come incontro personale, non mediato.

Perchè però, nonostante l'indubbio genio di Barth almeno in alcune opere, anche per criticare la "forma" religione rispetto alla "fede", c'era bisogno proprio di 2 protestanti?

tralcio ha detto...

Carissimi,
a questo scritto di Benedetto XVI si (se volete) fare tutto il pelo e il contropelo, le pulci e le contropulci... Ma restano tre cose:

-è una bella notizia, in questo momento, questo scritto in netta controtendenza!
-è ossigeno puro nella cappa di smog che grava sul cattolicesimo: ringraziamo Dio.
-è solo nelle interpretazioni malevole che si può cercare il pelo nell'uovo: perchè se si legge "papale papale" ci sono l'uovo (bio) e pure... "la gallina che l'ha fatto". Non c'entra con le uova "a monor prezzo" o quelle apparentemente di qualità superiore di "animali allevati a terra", "fuori dalle gabbie" offerti in conto dal supermarket che fa frittate.

mic ha detto...

Di "oro" in questo scritto ce n'è parecchio. Il faut l'extraire...

Certamente, dopo quel che si è ascoltato al Sinodo, è musica per orecchie credenti.
E, in questo senso e in questo momento, è doppiamente significativo.

Anonimo ha detto...

Sbaglio oppure in questo scritto magistrale si fa fatica a leggere continuità con il magistero di Francesco?