venerdì 17 ottobre 2014

Io divorziato risposato salvato dalla misericordia della Chiesa

A cura di Federico Catani su Campari&deMaistre [qui]. Una testimonianza edificante, mutuata attraverso la FSSPX.

Le discussioni che si stanno tenendo al Sinodo straordinario voluto da Papa Francesco per dibattere sui principali problemi della famiglia sono alquanto sconvolgenti. Dai giornali e dai briefing di padre Lombardi, emerge un quadro desolante. Sono infatti davvero tanti gli interventi dei padri sinodali che, seppur con un linguaggio spesso ambiguo, lasciano intendere la loro volontà di cedere ai desiderata del mondo laico e relativista in tema di divorzio, contraccezione e omosessualità. Sembra sia arrivato il momento di liquidare il grande insegnamento di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Il che sarebbe non solo un tradimento del Magistero perenne della Chiesa, ma anche del Concilio Vaticano II, che i vari cardinali Kasper e compagnia dicono di voler seguire. A sentire certi alti prelati, la Chiesa finora non avrebbe mai mostrato misericordia e accoglienza verso chi sbaglia. Ma è vero tutto ciò? La Chiesa ha davvero insegnato il falso e imposto una disciplina senza pietà? Per capirlo occorre basarsi sui fatti ed è per questo che abbiamo intervistato Luigi (nome di fantasia per tutelarne la privacy), un cattolico vero, militante, addirittura tradizionalista e che in tema di matrimonio e famiglia ha fatto i suoi errori.

Caro Luigi, puoi raccontarci la tua storia?
Sono nato nel 1970. Mi sono sposato nel 1991, separato nel 1996 e divorziato nel 1998 dopo aver avuto due figli. Posso dire che per tutti gli anni '90 sono vissuto nelle periferie della fede. Andando a Messa sempre di meno e tralasciando ogni dovere cristiano.
Nel 1999, mi sono rimesso “in cammino” come dice Papa Francesco. Un cammino che mi ha portato a una confessione generale all'inizio del 2000. Mi trovavo in Cile e la scoperta di una pietà popolare finora a me sconosciuta – statue fiorite, edicole sacre illuminate da candeline, processioni pubbliche, ecc. - mi ha spinto a tornare a Messa. Stranamente, mentre faticavo a imparare lo spagnolo locale, ho capito tutta un'omelia che parlava della penitenza necessaria per accedere alla misericordia di Dio. Mi restavano pochi giorni prima di tornare in Europa e temevo di perdere lo slancio salvifico che mi aveva preso se avessi aspettato di rientrare a casa per confessarmi. Avevo tuttavia un problema, quello della lingua. Mi dovevo confessare nella mia lingua. Ed è così che mi sono ritrovato una domenica sera nel priorato della Fraternità San Pio X a Santiago del Cile. Non mi spaventava l'idea di andare “dai lefebvriani”, perché li avevo conosciuti nella mia gioventù. Come penitenza, il sacerdote mi ha chiesto di fare gli esercizi spirituali di Sant'Ignazio.
Solo qualche mese dopo il mondo mi ha lasciato compiere la penitenza. Durante quelle settimane di confessioni incomplete, sono tornato a Messa ogni domenica esercitandomi a praticare la comunione di desiderio. Fino agli esercizi spirituali pensavo d'altronde di essere in una condizione – quella di divorziato – che mi vietava per sempre l'accesso alla comunione sacramentale. Devo dire che quando il prete (sempre della FSSPX) mi ha spiegato che non era così e che il cammino della Santa Comunione mi era di nuovo aperto finché mi fossi impegnato a vivere in stato di grazia – cioè vivendo da sposo anche se divorziato – la mia anima si è riempita di gioia e di gratitudine. Ancora oggi fatico a capire come mai il Signore possa essere così generoso!
Dal 2000 al 2008, ho praticato ben sei volte gli esercizi spirituali. Sempre dalla FSSPX.
E' dunque con l'aiuto di preti catalogati come “ultras” che ho affrontato un grave caso di coscienza visto che, nel 2005, una delle mie amiche mi ha fatto capire che era più di un amica per me e che, dunque, voleva sapere se potevo offrirgli più della mia amicizia. Avevo sentito parlare più volte della possibilità di chiedere l'esame canonico della validità del mio matrimonio, ma l'avevo sempre scartata pensando che il Signore mi volesse penitente per tutto il resto della mia vita. Tuttavia, questa volta ho deciso di parlarne con il mio confessore (sempre della FSSPX), il quale mi ha detto che la Chiesa prevedeva tale possibilità e che, se pensavo nel fondo della mia anima che la richiesta fosse fondata, potevo perfettamente avviare la procedura. “Basta - mi disse - che tu sia pronto ad accettare il verdetto della Chiesa, quale che sia. E che tu ti attenga a vivere da sposo e non da fidanzato fino alla chiusura del processo.”
Non vi racconto le vicissitudini attraversate dal 2006, quando ho bussato per la prima volta alla porta di un avvocato diocesano, al 2009, quando ho avuto la conferma della nullità del mio matrimonio. Dovete sapere tuttavia che vivere come mi aveva raccomandato il mio confessore è stato molto difficile, visto che la vita della mia “non fidanzata” era condizionata dalla mia scelta. Di fatto, significava non vederci più. Vivevamo a 1000 chilometri di distanza, il che limita le tentazioni ma aumenta anche le incertezze. Sopratutto per lei, il cui destino si ritrovava sospesa a una decisione sulla quale non aveva potere. Io, intanto, mi affidavo al mio confessore e agli esercizi di Sant'Ignazio.
Quando mi è giunta la buona notizia, il mio confessore (sempre della FSSPX) mi ha chiesto di presentargli la mia ormai fidanzata (che sapeva ben poco della FSSPX se non che erano degli “ultras”). E' venuta da me e ci siamo recati tutti e due da lui con qualche ansia nello stomaco. Lui, col sorriso sule labbra e in fondo al cuore, ci ha invitato a sposarci “al più presto, ormai” ma prima ha chiesto a lei se aveva ben capito che stava per rischiare l'ergastolo – anzi, ha detto “la perpetuità” - aggiungendo che io, ormai, l'avevo per forza capito. Fu una bella giornata! Qualche mese dopo ci sposammo, nella liturgia antica così come l'aveva permesso Papa Benedetto XVI.
Insomma, sono un divorziato risposato che si comunica ogni domenica (o quasi, rimango comunque un peccatore accanito!), in pieno accordo con le leggi della Chiesa e grazie alla guida spirituale di almeno tre sacerdoti della Fraternità San Pio X.

Hai mai sentito la Chiesa distante e troppo arroccata su dure posizioni dottrinali? Hai dei rimproveri da fare oppure dei ringraziamenti da esprimere?
Dei rimproveri? Sarei ingrato. Dei ringraziamenti? E' Cristo che ringrazio. Il Figlio di Dio fatto uomo per amore per noi, al punto di guadagnarci la salvezza eterna sul legno della Croce. Cristo che ci ha lasciato la Sua Madre come mediatrice universale e la Sua Chiesa come istituzione soprannaturale benché composta di peccatori. Tuttavia, se invece di incontrare la carità pastorale della FSSPX, mi fossi presentato nella mia diocesi, chissà se avrei seguito lo stesso iter? Vedo tanti amici alle prese con situazioni purtroppo analoghe che non sono giunti alla stessa conclusione. Penso a uno al quale è stato chiesto di partecipare ai corsi prematrimoniali della parrocchia per “raccontare alle giovani coppie la sua esperienza”. Lui, che conviveva con una donna divorziata, e si sapeva e si sentiva peccatore, non ha capito come poteva servire d'esempio ad altri. La Provvidenza ha voluto che, anni dopo, morisse il marito di lei e si sono finalmente sposati lo scorso inverno ma di sicuro non grazie al loro parroco.

Vista la tua esperienza, come stai vivendo il dibattito che si sta facendo in questi giorni di Sinodo? Ero molto sereno. Perché Papa Francesco mi piace. Quello di Santa Marta intendo, quello che parla al popolo cristiano. L'altro, quello che parla ai media, non lo seguo. Visto che il Sinodo mi sembrava un evento rivolto al popolo cristiano, in questo periodo così tormentato per le famiglie di tutto il mondo, non ero preoccupato. Mi sa che mi sono sbagliato e che, purtroppo, si stia facendo un Sinodo per i media. Dalla pubblicazione, lunedì, della “Relatio”, ho deciso di non seguirlo più. Per preservare la mia fede e quella della mia famiglia.

Avresti dei suggerimenti da dare, come cattolico, marito e padre ai vescovi che partecipano al Sinodo?
Di aprire gli occhi e le orecchie! Da quando la Chiesa pretende di parlare come il mondo, le vocazioni crollano e le chiese si svuotano. Chi ha una fede tiepida ha bisogno di scaldarla ogni domenica alla fornace ardente di carità che è il mistero dell'Eucaristia per (ri)trovare la forza di entrare in confessionale e di sentirsi dire “va' e non peccare più” e non “va' e non ti preoccupare che saremo tutti salvati”. Chi, invece, ha la grazia di una fede ardente, crede nella redenzione, ma sa che essa passa solo dalla penitenza. Dunque, quando viene meno la penitenza, addirittura quando sparisce perfino il senso del peccato, egli è tentato di mandare tutto per aria o, peggio, di rivolgersi ad una religione più esigente e più esplicita: basta vedere le tante conversioni all'evangelismo pentecostale da una parte e all'islam dall'altra.
Cari prelati, tutti i discepoli di Sant'Ignazio sanno che non ci sono che due stendardi: quello di Cristo che ci chiama alla Gerusalemme celeste e quello di Lucifero che ci vuole servi di Babilonia. Vi sembra il momento di cambiare bandiera?

30 commenti:

Rr ha detto...

Posto qui quel che avevo gia' postato sul sito di CamparietDeMaistre: tutto bene e bello, ma: i figli del primo matrimonio ? annullato perché? non certo perché rato e non consumato. E allora?
Vvennero fatti tenativi da parte del sacerdote, padre spirituale, di convincere a tentare un riavvicinamento con la prima moglie ?
Ho poi una curiosità: ora il matrimonio e' annullato, ma il divorzio ? La Chiesa annulla, ma lo Stato no? perché se e' nullo, non c' e' materia per il divorzio.
In sintesi: avrei preferito leggere una storia di coppia
che ha avuto grosse difficoltà, ma le ha superate con l' aiuto di Dio e di un buon prete. Perché sono ancora, come lo sono state nei secoli, la maggioranza.
Personalmente sono stufa di storie e casi di minoranza, più o meno estrema, più o meno casi
limite.
Rr

Gederson ha detto...

Cara Mic,

Il modus operandi della misericordia bergogliana è lo stesso dello Stato laico Ad esempio, i principi del discorso dell'aborto che è fatto qui in Brasile sono simili a quelli della tese del cardinale Kasper. Anche noi siamo chiamati alla appertura delle "sorprese" del Stato laico (Sorprese che cambiano il male in bene). Sembra che il desidero di Francesco è fare la Chiesa romana diventare un Stato laico religioso.

mic ha detto...

In sintesi: avrei preferito leggere una storia di coppia
che ha avuto grosse difficoltà, ma le ha superate con l' aiuto di Dio e di un buon prete. Perché sono ancora, come lo sono state nei secoli, la maggioranza.


Ho letto, non ricordo dove e devo ripescarla, una stupenda testimonianza di un divorziato rimasto fedele per anni, nonostante consigli di rifarsi una vita persino da parte di sacerdoti, che ha riaccolto la moglie ravveduta e hanno ricostruito un'unione su basi più salde e mature che in precedenza.

mic ha detto...

L'ho trovato!

http://www.avvenire.it/Lettere/Pagine/rifiutato-seperato-riconciliato.aspx

andrebbe pubblicato. Ma ho una marea di articoli. Non voglio sommergervi. Diventa dispersivo...

mic ha detto...

Comunque non mi pare tanto lunga. La metto qui.

Caro direttore,
ho 51 anni e ho sempre creduto nella famiglia. 17 anni fa mi sono sposato e dopo alcuni anni è arrivato un figlio. Purtroppo di lì a poco ho subito anche la separazione, messo alla porta da mia moglie perché «non più innamorata» di me. Separazione con 3 anni di doloroso calvario giudiziale. In questi anni, nonostante tutto, ho sempre creduto nel valore del Sacramento matrimonio e ho deciso di rimanere fedele non riaccompagnandomi, in questo sono stato sicuramente sostenuto da Dio anche attraverso le persone dell’associazione Famiglie separate cristiane a cui appartengo. Ritenevo tuttavia che la fedeltà sarebbe rimasta una bandiera personale forse insieme a quella di altre persone che la pensavano come me. Invece, a 8 anni dalla separazione, è accaduto quello che non mi aspettavo: mia moglie dopo un suo personale cammino di sofferenza ha ricominciato a ricevere i Sacramenti, poi mi ha chiesto di perdonarla e poco dopo mi ha chiesto di riunificare la famiglia. Così abbiamo fatto con l’immensa gioia di nostro figlio oggi tredicenne. Mi sono accorto come questa riunificazione ci ha rinnovato completamente, cancellando tutto il male di tanti anni di lacerazione. Forse è difficile capire se uno non ci si trova, ma mi creda quello che umanamente appariva impossibile è accaduto. Caro direttore, per anni ho sentito persone che mi dicevano di “rifarmi una vita” e persino sacerdoti che mi parlavano di “evidenti elementi di nullità” del mio matrimonio, ma io – nonostante l’amarezza la sofferenza e anche la rabbia, della mia condizione – in cuor mio sapevo che il mio matrimonio era vero… E questo non per ragioni passionali o di sopravvissuto sentimentalismo, ma per quell’Amore che c’era stato donato il giorno del matrimonio e che è rimasto vivo perché quel Dono non dipendeva né da me né da mia moglie. In tanti anni di appartenenza all’associazione Famiglie separate cristiane ho potuto constatare che ogni caso è storia a sé, e non esiste una soluzione comune a tutti i problemi di coppia e tantomeno si può giudicare alcuno... Una cosa, però, possiamo farla: metterci davanti a noi stessi e anche davanti alla nostra debolezza e chiederci onestamente se il nostro agire è desiderio di fedeltà a Cristo o nostra convenienza umana, questo sì che lo possiamo fare e come cristiani mi permetto di dire dovremmo farlo tutti, in tutta la Chiesa. La saluto cordialmente
Fabio Bernardini

mic ha detto...

Sarà una mosca bianca. Ma chi conosce l'associazione Famiglie separate cristiane? Chi ne parla? Certe cose dovrebbero essere note e promosse a livello diocesano.... E non dovrebbe essere conosciuta da vescovi e cardinali della Chiesa cattolica, che devono occuparsi della famiglia?

Turiferario ha detto...

Mi ero fatto le stesse domande di Rr. Chissà se quei figli sono così felici di essere nati da un matrimonio che non c'è mai stato... Vero che ci può essere nullità anche in presenza di figli (ad esempio se uno dei coniugi ha taciuto all'altro prima di sposarsi cose di estrema gravità), ma sappiamo che una delle vie allo studio per varare un "divorzio cattolico" è proprio quella di rendere facili gli annullamenti. Quindi non so se sia il caso di esaltare l'annullamento come panacea di tutti i mali e poi "vissero tutti felici e contenti".

Josh ha detto...

una storia meno felice.

Una mia zia, che ora non c'è più, era sposata (in chiesa) da anni.
Ebbe una bambina (mia cugina, oggi 50enne) e un bimbo in arrivo (oggi 40enne).
Suo marito, mio ex-zio acquisito, la tradì con una ragazzina appena maggiorenne che rimase incinta a sua volta.
I miei zii, unico caso in tutta la famiglia, divorziarono, ovviamente.

Mia zia rimase con la sua bambina e il bambino piccolo, che aveva (ha) 3 mesi in meno del figlio che il mio ex-zio ha avuto con l'altra donna/ragazza.

Mia zia era molto credente, nonostante queste cose siano avvenute negli anni 70 senza le "sorprese" attuali, a lei fu concessa sempre la Comunione, a mio ex-zio ovviamente nel suo stato no.
Il primo matrimonio non era certo annullabile.

La situazione di separazione, con corollario di figlio coetaneo avuto da un'altra dal marito, rese mia zia molto depressa, finchè si ammalò gravemente ed è morta di tumore negli anni 90 a poco più di 40 anni. Non si era mai risposata, nè rifidanzata, non ne voleva sapere più nulla, per lei ..dopo l'immensa "fregatura", era naturale che le bastasse il Signore, e i figli.

Ora con le novità, il mio ex-zio (che nemmeno si è mai occupato un granchè dei 2 figli avuti dal 1mo matrimonio) dopo la morte della sua prima moglie-mia zia, ma dopo anche averla tradita e mollata con 2 figli piccoli e un riconoscimento economico "simbolico",
potrebbe accedere alla Comunione, se volesse? pare proprio di sì.
In più la prima moglie-mia zia adesso è pure morta (bisogna vedere poi come è morta e vissuta in quegli anni)...

Facciamo finta che vada tutto bene e che mai il traditore abbia commesso nulla.
Tra l'altro, note di pentimento non se ne vedono a tutt'oggi.

Vorrà dire che al più vedremo alla "mietitura" finale....


Alessandro Mirabelli ha detto...

@ Rr: la sentenza definitiva del tribunale ecclesiastico di secondo grado viene recepita nell'ordinamento giuridico italiano attraverso l'istituto della delibazione. La corte d'appello, con ordinanza, intima all'ufficiale dello stato civile del luogo dove è' stato,celebrato il matrimonio concordatario di annotare sul registro dello stato civile che il matrimonio fra ciao e tizia e' stato,annullato definitivamente da un tribunale ecclesiastico e portando anche per lo stato italiano quel matrimonio e' sciolto. Il tutto è' previsto dal vigente Concordato.

Anonimo ha detto...

Ha semz'altro ragione Turiferario: il divorzio camuffato resta un divorzio, massima iattura per il fedele laico.

Alessandro Mirabelli ha detto...

@ Josh: la morte scioglie definitivamente il matrimonio valido, rato e consumato. Come nel mio caso. Per gli ortodossi invece non è' così. Bontà loro. La morte per loro non scioglie il primo matrimonio. Il secondo matrimonio e' ammesso ma è' sempre penitenziale. Perché? Boh.

Maurizio ha detto...

OT:
Avete letto la petizione che Br. Alexis Bugnolo (un Fratello Francescano) ha scritto al Cardinale Napier?
http://fromrome.wordpress.com/2014/10/17/ifyouhavedoubts/
Le risposte del Cardinale sono abbastanza sconvolgenti :(

mic ha detto...

Bellissimo testo di Piero Vassallo

http://www.riscossacristiana.it/leroismo-di-san-tommaso-moro-la-pusillanimita-dei-teologi-politicanti-di-piero-vassallo/

Josh ha detto...

caro Alessandro, si so che la morte scioglie definitivamente il matrimonio valido, rato e consumato.

Mio ex zio l'aveva sciolto un bel po' prima della morte di mia zia.
In quel caso i miei zii si sposarono nel 1962, ebbero figli nel 64 e nel 74.
Il matrimonio si ruppe nel 74.
Mio ex zio dal 74 convisse con la nuova fiamma more uxorio e alla fine si risposò civilmente.
Mia zia è morta nel 92.

ma dal 74 al 92 ....

Rr ha detto...

Mic,
PUBBLICA QUELLA STORIA !!,
Perché io della storia di Campari l'ho scoperto via blog EsistenIamente periferico, e chissa quanti altri l' avranno letta. Fallo anche tu, cosi chi segue questo ed altri blogs- ed il tuo e' seguito anche in USA - magari la ripubblica. Mi sembra molto più cattolica.
Come quella, purtropo, della zia di Josh. E siccome non mi va di passare per quella che parla senza sapere, anche mio padre pianto' mia madre per una più giovane, quando mia sorella aveva 9 anni e mio fratello 11. Io ero già all' università, ma la cosa non fu indolore neanche per me. Mia madre NOn ha mai voluto chiedere nenche la separazione, anche se non soltanto per motivi religiosi, ed ha sempre sperato che mio padre tornasse. Poi e' morto, mentre stava pensando di chiedere il divorzio per potersi risposare (" eh, Dio non paga il sabato", commento' una parente).
Da quell' unione e' nato un figlio, che nessuno di noi ha mai voluto incontrare. Poco caritatevoli ? Si, ma non ipocriti.
Di annullamenti , poi, preferirei non parlare, perché
conosco almeno due o tre casi in cui il Tribunale della S. Rota fu molto generoso. Io restringerei le maglie, non le allargherei, soprattutto se ci sono bambini.
L' esperienza della mia famiglia ha fatto si che tutte le volte che ho incontrato un uomo sposato, anche molto affascinante, con figli e non, sono fuggita a gambe
levate. Prima di tutto perché, se una donna si vuole bene, non si mette in una situazione in cui sarà sempre "l' altra" . E poi la mia coscienza e la mia Fede non me lo avrebbero permesso. Certo, puo' scapparci " la serata", ma se si ha un briciolo di maturità e responsabilità, oltre che di Fede, si sa che la cosa deve finire li. Peccato che ci sono donne, e forse uomini, che sembrano morbosamente attratte dal " frutto proibito", chissà perché.
Rr

Anonimo ha detto...

@ Alessandro Mirabelli.
A proposito del riconoscimento da parte dello Stato italiano di matrimonio dichiarato "nullo" dalla Sacra Rota.
Le Sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza 16379 del 17/07/2014 hanno sancito quanto segue:
Non sono annullabili dai giudici italiani le nozze quando "la convivenza si è protratta per almeno tre anni dalla data di celebrazione del matrimonio concordatario".
La convivenza coniugale che si sia protratta per almeno tre anni dalla data di celebrazione del matrimonio concordatario, crea una situazione giuridica disciplinata da norme costituzionali, convenzionali e ordinarie di ordine pubblico italiano, che sono fonti di diritti inviolabili, di doveri inderogabili, di responsabilità, anche genitoriali, e di aspettative legittime tra i componenti della famiglia.
Simone

Alessandro mirabelli ha detto...

@ Simone.
La Cassazione ha violato il concordato che a sua volta e' contenuto nei patti lateranensi che sono un trattato internazionale bilaterale. I giudici della cassazione si sono arrogati un potere che compete sole alle due Alte Parti Contraenti. Solo Italia e Vaticano possono modificare i patti lateranensi mediante trattativa diplomatica. Io non so cosa pensi il Vaticano ma un caso del genere dovrebbe finire all'alta corte di giustizia dell'aia oppure con un arbitrato internazionale. La cassazione si è arrogata un potere che non le compete e che comunque non ha, quello di modificare un trattato internazionale. Questo e' il classico esempio della repubblica dei giudici. Da aborrire.

Alessandro Mirabelli ha detto...

@ Rr. Tua mamma e' stata esemplare. Chapeau.

angelo ha detto...

La morte non scioglie il vincolo matrimoniale perche non siamo solo corpo

Anonimo ha detto...

@ Alessandro Mirabelli.
Se si va a leggere l’accordo tra la Santa Sede e lo Stato italiano del 3 giugno 1986, accordo che apporta modificazioni al Concordato Lateranense, si scopre che all’Art. 8, punto 2 c’è scritto:
« 2. Le sentenze di nullità di matrimonio pronunciate dai tribunali ecclesiastici, che siano munite del decreto di esecutività del superiore organo ecclesiastico di controllo, sono, su domanda delle parti o di una di esse, dichiarate efficaci nella Repubblica italiana con sentenza della corte d'appello competente, quando questa accerti:
a) che il giudice ecclesiastico era il giudice competente a conoscere della causa in quanto matrimonio celebrato in conformità del presente articolo;
b) che nel procedimento davanti ai tribunali ecclesiastici è stato assicurato alle parti il diritto di agire e di resistere in giudizio in modo non difforme dai principi fondamentali dell'ordinamento italiano;
c) che ricorrono le altre condizioni richieste dalla legislazione italiana per la dichiarazione di efficacia delle sentenze straniere».
È probabile dunque che la decisione della Suprema Corte ha valutato che in quel caso non sussistevano le necessarie condizioni richieste al punto C.
E poi, parere personale, mi sembra un po’ troppo comodo dire al coniuge dopo tre anni di matrimonio e relativa convivenza: “ Scusami caro, fin qui abbiamo scherzato”. Soprattutto se il matrimonio ha generato prole.
Simone

Alessandro Mirabelli ha detto...

@ Angelo. La morte scioglie il vincolo matrimoniale. Nonostante avessi sostenuto l'esame di diritto privato, quando rimasi vedovo nella mia mente sorsero i dubbi più disparati perché consideravo il mio matrimonio prima di tutto un sacramento e poi, molto poi, un negozio giuridico. Tutti i confessori con i quali ho parlato hanno concordemente affermato che il matrimonio e' sciolto con la morte di uno dei coniugi. Salvo che vogliamo continuare ad essere dei novaziani.

Rr ha detto...

La morte non scioglie il vincolo...
Per finire con la mia famiglia: mio padre e' sepolto nella nostra tomba di famiglia dove, il più tardi possibile, sara' sepolta mia madre.
Alessandro, grazie per il chapeau.
Rr

Josh ha detto...

al di là della questione legale, l'altra cosa che mi disturba dei vari temi e il modo in cui sono affrontati in questo sinodo è questo.

ma mai possibile che si parli di divorziati risposati cui dare la Comunione (tra l'altro percentuale infinitesima stando all'Istat e a Magister), e non magari della Sacra Famiglia; o di divorziati che restano fedeli al Signore e non si risposano; o di persone che scoprono la tendenza omosessuale e la combattono, non la vivono e si santificano?

Come notava qualcuno, qui manca anche l'idea di spiritualità, il ribadire la possibilità di rigenerazione, di santificazione, e l'ascesi.

Non si sa se non sia nominata per sfiducia nell'uomo, guardando le rovine, o per sfiducia in Dio, credendo che abbia ..il braccio corto per agire.

davvero triste. Invece il Signore è lì e finchè ci siamo dovremmo attingere alla Sua Grazia, invece che appiattirci agli usi del mondo, e non credere che possa agire ancora nelle nostre vite, anche nelle storie sentimentali.

qui sembra si dica che non si può stare senza sesso: allora il divorziato si risposa "per forza", l'omo deve farlo a tutti i costi, la castità non è nominata nè pare esistere, ma che, siamo tutti bestie? Gesù ha vinto anche la carne e il peccato e noi possiamo vincerli con Lui. S. Paolo dice di essere crocifissi al mondo....ora le prendiamo per chiacchiere?

O non è che se tutti ora pare ci dobbiamo accoppiare carnalmente, che si dice non se ne può più fare a meno, salta tra poco anche la castità sacerdotale?

ha dell'incredibile tutto il rovesciamento di prospettiva del Sinodo.

Alessandro mirabelli ha detto...

@ Josh: 101% ok

Anonimo ha detto...

per Angelo:

angelo ha detto...
La morte non scioglie il vincolo matrimoniale perché non siamo solo corpo

Verissimo. Però è non meno vero che i Sacramenti sono stati istituiti per i corpi. Essendo segni efficaci e visibili della Grazia Divina, c'è, d'ordinario, bisogno di MATERIA affinché sussistano.

Michele Quarto ha detto...

Carissima Rr,
chi sta scrivendo adesso ha avuto l'onore, il piacere e la gioia di conoscere una vera anima da altare. Una figlia spirituale di Padre Pio, martire, ex-prigioniera dei comunisti. Povera di suo, ma grande raccoglitrice di elemosine. Molti preti della Tradizione, provenienti da famiglie povere (ci sono anche figli di nobili, tra i preti della Tradizione, ma non sono la maggioranza, checché se ne dica) debbono alle sue elemosine non solo e non tanto l'essere potuti diventare preti, ma anche l'aver procurato gli sfarzosi paramenti con i quali hanno celebrato le prime Messe solenni. La conoscevo come persona di preghiera, molto pia e devota. Ci ha trasmesso alcune devozioni. Dopo la sua morte, sul suo conto, ho fatto ulteriori scoperte. La prima scoperta è stata che era privilegiata da Dio, di doni straordinari. Parlava con gli Angeli. E poi ne feci un'altra. Chiesi ad uno dei preti che lei aveva beneficato, "DA QUANTO TEMPO ERA VEDOVA". Mi rispose, imbarazzatissimo che NON ERA VEDOVA. Era stata abbandonata dal marito. TUTTO CIò che ha patito (dal carcere comunista alle malattie ) tutto ciò lo ha sempre offerto per la conversione del marito sciagurato, dell'altra donna e dei figli che loro avevano avuto. Ed alla fine la ha ottenuta. Ma non si limitava a ciò. Ha sempre vissuto ripetendo che la fedeltà è, prima e più che ha una persona, all'istituto del matrimonio e, quindi, a Dio Padre che ne è l'autore. Quando gli amici preti, visto che era ormai inferma (conseguenze di morbi e traumi del carcere comunista) la pregavano "VENITE A VIVERE A ECòNE",lei rispondeva:"SONO SPOSATA. MIO MARITO VIVE NELLA CITTà X. Fin quando mio marito è vivo, debbo vivere nella stessa città". Anzi, quando capitava che doveva fare viaggi, tali da dover pensare di pernottare fuori, Telefonava al marito per chiedere il permesso. Veniva sistematicamente mandata a quel paese, ma lei perseverava nel suo dovere.

Rr ha detto...

Dalle mie parti, caro Michele, le vedove non si risposavano, e tutt' ora non si risposano. Anche i vedovi, generalmente, non si rimaritavano/ rimaritano,a ameno che non ci fossero/ siano figli piccoli da crescere.
Ora, capisco che ai tempi di mia bisnonna e nonna che rimasero vedove l' una nel 1926 e l' altra, la figlia, nel 1933, le cose fossero diverse, ma almeno mia nonna, se avesse voluto, avendo allora 26 anni, un altro lo avrebbe trovato. - Non mi' interessava- mi disse quando glielo chiesi - Io volevo solo tuo nonno, e l' ho avuto. Gli altri mi erano indifferenti-
La stessa cosa mi disse uan cugina di mia madre rimasta vedova a36 anni con due figli piccoli, nel 1977.
Quindi, anche solo da un punto di vista umano, la castita' esiste.
Aanche a commento di quanto scrive Josh prima, cCredo che ci siano uomini e donne che sentono un " drive" sessuale maggiore che altri, cosi come ci sono persone quasi asessuate. Nessuno e' uguale all' altro.
Ma si dovrebbe pensare innanzitutto alla maggioranza, fatta ancora di coppie sposate ed in chiesa. Queste vanno seguite ed aiutate fin dall' inizio. Cosi ce ne saranno meno di divorziate. E credete, anche la' dove il divorzio c'e' da decenni, i pluridivorziati non sono visti bene socially speaking.
Temo, invece, che lo "stalking horse" di cui parla Pell nell' intervista già citata, serva appunto da un lato allo sdoganamento tout court dell' omosessualità, e dall'
altro all' apertura ai matrimoni dei preti. Prima vorranno sposarsi gli etero- e poi, chi siamo noi per discriminare, gli omo. Tra gli Episcopaliani esiste già, quindi...
Rr
PS: a proposito dei " valori" omo: le malattie sessualmente trasmesse sono in netto aumento tra di loro, han detto alla radio giusto due giorni fa.

Anonimo ha detto...

I Sacramenti si dividono in Sacramenti dei morti e dei vivi.
Sacramenti dei morti sono il Battesimo e la Confessione.
I Sacramenti dei vivi sono la Cresima, l'Eucaristia, l'Unzione degli infermi, l'Ordine e il Matrimonio.

Anonimo ha detto...

Anonimo ha detto...
I Sacramenti si dividono in Sacramenti dei morti e dei vivi.
Sacramenti dei morti sono il Battesimo e la Confessione.
Così detti perchè vengono dati a coloro che sono in peccato (originale e/o mortale) per farli risorgere alla vita della grazia.
Sacramenti dei vivi sono la Cresima, l'Eucaristia, l'Unzione degli infermi, l'Ordine e il Matrimonio.
Perchè la conditio sine qua non, necessaria e (appena appena) sufficiente per poterli ricevere lecitamente e fruttuosamente è essere in grazia di Dio, ovvero con i peccati mortali rimessi (cioè perdonati)

Tommaso Pellegrino ha detto...

Leggendo le vicende di cui al presente post ed i precedenti commenti, mi viene da fare due considerazioni, apparentemente in contrasto tra di loro.
Da un lato, convengo che non sarebbe un bene rendere troppo facili gli annullamenti ecclesiastici, con processi troppo sbrigativi e superficiali su una materia tanto delicata,onde non creare appunto una sorta di comodo "divorzio cattolico".
Da un altro lato, però, mi viene anche da chiedermi quanti dei matrimoni celebrati in chiesa per mera tradizione, per far contenti i genitori, per la pompa magna e l'abito bianco, senza la minima coscienza del valore del gesto in quanto Sacramento e senza serio, intimo impegno a costituire un'unione indissolubile, poi magari finiti in separazioni o divorzi (anche se non necessariamente,visto che molte unioni, pur non sorrette da convinzioni religiose, possono benissimo continuare d'amore e d'accordo) non siano in realtà già nulli in partenza, dal punto di vista cattolico, per quanto nessuno si sia mai sognato di sottoporli a processi per l'annullamento ecclesiastico ufficiale, sicchè il numero degli annullamenti che vengono effettivamente pronunciati sarebbe persino molto, molto inferiore a quello dei matrimoni che meriterebbero di essere formalmente annullati.
Tommaso Pellegrino - Torino
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