venerdì 29 maggio 2015

Dopo sette secoli a Santa Croce al Chienti celebrano i Benedettini di Norcia

Stralcio dal blog Terra di Marca. Una notizia confortevole e rincuorante, un segnale di vitalità della Tradizione. Risale al 3 maggio scorso. Val la pena prenderne atto e continuare a resistere e pregare.

Sette secoli dopo, i Monaci Benedettini calcano di nuovo quel tempio. Entrano in chiesa, fanno processione, salgono verso l’altare.
Profumo d’incenso, inchini, paramenti sacri dal color rosso vivo e cappucci bianchi messi e tolti alla bisogna, alla bisogna del rispetto.
Un altare voltato, tre celebranti che danno le spalle al popolo di Dio, non per irriverenza ma perché ponti verso l’est dove nacque quel Bimbetto insignificante che diede significato e cambiò la storia del mondo.
Dopo sette secoli, una Messa, in latino.
Dopo sette secoli il canto gregoriano, che è unità, umiltà, devozione, torna ad alzarsi verso il cielo.
Il monastero non c’è più, i famigli non ci sono più, neppure la calzoleria, la cuoieria, l’orto dei semplici, la farmacia e tutto quello che la cittadella monastica portava con sè. Ma la chiesa è rinata dopo secoli d’abbandono.

Da Norcia, dal luogo dove Benedetto mosse i primi passi
accompagnato dalla sua “nursina severitas”, sono arrivati in tredici: monaci/sacerdoti, monaci semplici, novizi. Li ha chiamati l’Associazione Santa Croce, hanno accettato di celebrare laddove la dimenticanza delle origini stava ingurgitando ogni cosa.

Tempio gremito. Chi avesse cercato solo anziani, ne avrebbe trovati, sì, ma molti meno rispetto a visi giovani e compunti, a veli posati delicatamente sul capo.
Chi avesse guardato labbra per coglierne l’immobilità per un latino scordato e sepolto, avrebbe visto bocche articolarsi nelle preghiere antiche, nella lingua universale della chiesa.

Cerimonia lunga, cerimonia emozionante, dove il senso del sacro cresce con il procedere degli attimi. Non è forma. La sostanza si dipana, scende dall’altare sopraelevato e coglie i fedeli, li avvolge, li accarezza, ne riempie il cuore. “Facci lieti, liberaci dal male, cambiaci il cuore di pietra in cuore di carne”.

Chi fosse tornato in quel luogo, la notte di ieri, dopo la chiusura delle porte, dopo la partenza dei monaci, dopo lo sciogliersi di una comunità ancora incredula, avrebbe udito anche altro.
Non più i lamenti di chi il monastero e la chiesa costruì nel Novecento e ne vide più tardi l’abbandono, non più i gemiti di quanti invano cercarono di tenere fede ad una idea, ma il silenzio pieno di voci della letizia di un Lotario immaginario, di una Imelda immaginaria, di sbandati e di irregolari che, in quella landa, vicina al fiume, espiarono pene e conquistarono dignità e senso del vivere, inchinandosi, ma non proni, al padre Benedetto, lavorando e pregando, pregando e lavorando.

Quando la leggenda si fa storia e la storia si fa cronaca… perché le radici profonde non gelano mai.

20 commenti:

Ric ha detto...

Titolo inesatto: dopo sette secoli a Casette d'Ete non a Norca dove, grazie a Dio, i Benedettini celebrano da anni la Messa di SempreRIC

Anonimo ha detto...

Mic, per favore dica la sua su queste bestialità diffuse da Tornielli.

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/sinodo-famiglia-41390/

mic ha detto...

Grazie delle segnalazioni.
La prima mi ha permesso di correggere. La seconda mi spinge ad approfondire un discorso più che mai ineludibile.

Luisa ha detto...

Le esternazioni di quel teologo domenicano intervistato per la "Civiltà cattolica" dal gesuita p. Spadaro, riprese e diffuse da Tornielli, sono ancor più inquietanti quando si sa che Tornielli è l`addetto stampa privato del papa.
Anche sorvolando sulle sue picche velenose e sarcastiche verso i suoi soliti bersagli, oramai è facile dedurre quale sia la sua posizione personale sui temi che stanno preoccupando la Chiesa in vista del Sinodo, e visto la sua particolare vicinanza con Bergoglio non dubito che non si permetterebbe di così tanto insistere se non sapesse che il papa lo appoggia ed è d`accordo con il contenuto dei suoi articoli.
Quanto alle affermazioni di Garrigues, come ho già detto più sotto, esse partecipano alla crociata anti-cattolica combattuta da Kasper, Marx e i soci presenti a Roma.

Marco P. ha detto...

In merito alle dichiarazione del teologo P. Garrigues sul discorso divorziati e S. Comunione come da articolo su vaticaninsider segnalato sopra vorrei fare alcune considerazioni.

un primo punto:
“..Garrigues chiede di evitare la pastorale del «tutto o niente», perché «sembra più sicura» ma «porta inevitabilmente a una "Chiesa di puri". Valorizzando prima di tutto la perfezione formale come un fine in sé, si rischia disgraziatamente di coprire di fatto molti comportamenti ipocriti e farisaici». …”

Se la pastorale deve riflettere la dottrina, essa deve per forza essere “del tutto”. Altrimenti è qui che si cade nel farisaismo, ovvero nell’ipocrisia. I farisei erano (sono) quelli che dichiarano una cosa e ne fanno un’altra. Se la pastorale porta a fare una cosa mentra la dottrina ne indica un’altra, la prima è farisaica. Come al solito invece si equivoca, non so se volontariamente o meno, sul termine fariseo, indicando questo come colui che guarda solo alla forma, ma una forma vuota e senza contenuto ed includendo coloro che sono amanti della Tradizione in questa fattispecie in quanto attaccati alle forme. Poiché questi etichettatori sono affetti da miopismo spirituale, essi non riescono a vedere che le forme della Tradizione non sono vuote ma sono ciò che emerge dal solido e fecondo contenuto che ne è alla base, ossia la Dottrina bimillenaria insegnata dagli Apostoli e loro successori ed insegnata ai primi da Cristo stesso. Invece ciò che è vuota è la loro pastorale della misericordia mondana, vuota perché non è riferita a nessuna dottrina: a parole predicano una pastorale non disgiunta dalla Dottrina, nei fatti però operano questo scollamento.

Segue altrove:
“…«San Tommaso - spiega - fondandosi sul caso del centurione Cornelio in At 10,31 osserva: "Le azioni degli infedeli non sono tutte peccato, ma alcune sono buone". E precisa dicendo che, poiché il peccato mortale non guasta totalmente il bene della natura, l’infedele può fare anche una buona azione in ciò che non comporta l’infedeltà come un fine. Per san Tommaso, anche se senza la grazia non possiamo fare "tutto" il bene che è nella nostra natura, perché essa è ferita non essendo più ordinata al suo fine ultimo, tuttavia possiamo porre degli atti moralmente buoni in questo o quell’ambito della nostra vita, senza che questa diventi moralmente buona nella sua finalità personale»…. «Gli uomini possono camminare verso la salvezza del Cristo - aggiunge Garrigues -compiendo una parte non trascurabile di bene morale in una unione imperfettamente matrimoniale. Se le persone non si santificano mediante queste unioni di fatto, possono comunque farlo in queste unioni per tutto ciò che in esse dispone alla carità attraverso l’aiuto reciproco e l’amicizia. Tutti coloro che hanno frequentato divorziati che si sono risposati civilmente e coppie omosessuali hanno potuto spesso constatare questa disposizione talvolta eroica, per esempio in caso di prove fisiche o morali. In che cosa il negare tutto questo renderà più forti le nostre certezze e la nostra testimonianza alla verità?»…..”

Qui mi pare si stravolga quanto dice San Tommaso per il quale una azione è buona anche se compiuta da chi non ha la Fede, purchè quanto questi compie di buono non comporti l’infedeltà come fine, ovvero un fine contrario alla Fede. Non tutto ciò che compie una persona che non ha la Fede va contro la Fede stessa, ma se due persone vivono nel peccato (che siano divorziati “risposati” civilmente o coppie omosessuali) questo va contro la Fede perché è negazione di quanto ci viene rivelato. Quindi non si può scorgere alcuna disposizione eroica, nel senso di eroismo della Fede, in tali situazioni. Secondo il teologo negare queste unioni non rafforza la nostra Fede, ma è di tutta evidenza che l’accettarle la indebolisce e certamente non ci rende testimoni della Verità. Infatti la Verità ci dice che il matrimonio è tra machio e femmina e che tale unione è indissolubile, questo anche prima del Sacramento.
... (segue)...

Marco P. ha detto...

...(prosegue)...
In questo terzo passaggio si dice:
“..Il teologo domenicano critica quindi la tesi di padre Fessio, pur senza nominarlo: «La rigidità dottrinale e il rigorismo morale possono portare anche i teologi a posizioni estremiste, che sfidano il sensus fidei dei fedeli e perfino il semplice buon senso. Una recente cronaca giornalistica cita, elogiandola, la lettera di un teologo americano che fa queste affermazioni insensate: "Qual è, in questo caso, il male più grave? È quello di prevenire la concezione — e l’esistenza — di un essere umano dotato di un’anima immortale, voluto da Dio e destinato alla felicità eterna? Oppure interrompere lo sviluppo di un bambino nel ventre di sua madre? Un tale aborto è certamente un male grave ed è qualificato dalla Gaudium et spes come “crimine abominevole”. Ma esiste comunque un bambino che vivrà eternamente. Mentre, nel primo caso, un bambino che Dio volesse vedere venire al mondo non esisterà mai". Con questo ragionamento si ritiene, dunque, più accettabile l’aborto che la contraccezione. Incredibile!»…”.

Devo dire che da un lato la posizione di P. Fessio non la condivido, in quanto non considera proprio il Limbo. Infatti si evince dalla sua tesi che il bimbo abortito vive eternamente, e questo è vero (l’anima è immortale, de Fide), ma secondo l’insegnamento della Chiesa egli sarà nel Limbo, subendo la pena del danno ma non quella del senso.
Però P. Garrigues prende questa tesi in sé sbagliata nei contenuti, come esempio di rigorismo ed estremismo di segno uguale a quello di chi nel Sinodo ha criticato, richiamandosi alla Dottrina di sempre, le posizioni aperturiste e progressiste pro divorziati e coppie di fatto, infatti egli dice che “..Questa stessa corrente, secondo Garrigues ha voluto che dalla dichiarazione finale del Sinodo sulla famiglia dell’ottobre 2014 «si ritirasse il riferimento alla "legge di gradualità" che, come le dicevo prima, deve certamente essere spiegata come gradualità dell’esercizio del soggetto e distinta da una "gradualità della legge" nella sua specificazione….”.
Sopra egli sosteneva che “..Ecco dove si colloca la "legge di gradualità", che invita le persone che, di fatto, non sono capaci di rompere di colpo con un peccato a uscire progressivamente dal male cominciando a fare la parte di bene, ancora insufficiente ma reale, di cui sono capaci. C’è una casistica che verte su quello che definirei come "l’esercizio progressivo del bene". Essa non contraddice in nulla il principio secondo il quale specificamente la legge naturale e la legge di Cristo si applicano in uguale misura a tutti i cristiani»… “ .
Tale “legge di gradualità” quindi riterrebbe di pervenire al fine per passi successivi e questo mi pare condivisibile, però questi passi devono andare tutti nella direzione giusta, mentre se faccio un passo avanti e due indietro, io mi sto allontanando dal fine. Traducendo: se due persone convivono o sono “risposate” (lo scrivo tra virgolette perché la realtà è che non sono sposate, quindi in sostanza si rientra nella fattispecie della convivenza, aggravata dall’adulterio, quindi almeno contro il 6° ed il 9°), stanno negando una verità di Fede perché rifiutano quanto hanno liberamente e chiamando Dio a testimonio chiesto ed ottenuto in precedenza, ossia il loro matrimonio e non si vede, umanamente e basandosi sul dato rivelato, come questo possa far progredire verso il fine che è la salvezza dell’anima. Poi queste stesse persone potranno anche fare opere umanamente pregevoli, ma essendo in peccato mortale, la loro condizione non migliora fino a che liberamente, spinti dalla Grazia non saranno pentite ed otterranno il perdono con una Confessione ed abbandoneranno “l’uomo vecchio”.
... (segue)...

Marco P. ha detto...

..(prosegue)...
Il P. Garrigues esemplifica: “ …«Penso ad una coppia della quale un componente è stato precedentemente sposato, coppia che ha bambini e ha una vita cristiana effettiva e riconosciuta. Immaginiamo che la persona già sposata abbia sottoposto il precedente matrimonio a un tribunale ecclesiastico che ha deciso per l’impossibilità di pronunciare la nullità in mancanza di prove sufficienti, mentre loro stessi sono convinti del contrario senza avere i mezzi per provarlo. Sulla base delle testimonianze della loro buona fede, della loro vita cristiana e del loro attaccamento sincero alla Chiesa e al sacramento del matrimonio, in particolare da parte di un padre spirituale esperto, il vescovo diocesano potrebbe ammetterli con discrezione alla Penitenza e all’Eucaristia senza pronunciare una nullità di matrimonio. Egli estenderebbe così a questi casi una deroga puntuale a titolo della buona fede che la Chiesa già dà alle coppie di divorziati che si impegnano a vivere nella continenza». È da notare che in quest’ultima situazione si tratta già di un atto di clemenza circa l’applicazione della legge a un caso concreto, perché, osserva Garrigues, «se la continenza elimina il peccato di adulterio, non sopprime tuttavia la contraddizione tra rottura coniugale con formazione di nuova coppia — che vive comunque legami di carattere affettivo e di convivenza — e l’Eucaristia»….”

Qui si dice che bisogna in sostanza non considerare la pronuncia di un tribunale di S. Romana Chiesa se tale pronuncia non ci aggrada e ciò sulla base di quanto soggettivamente percepiamo (i conviventi pensano che il loro matrimonio sia nullo ma non lo possono provare), il che si commenta da solo.
Si dice anche che la “clemenza” (che chiamerei invece accondiscendenza) applicata a questi casi è equiparabile a quella usata per chi vive in continenza la propria situazione di persona sposata ma non più convivente con il proprio coniuge, ma il parallelo è forzato ed incosistente perché nel primo caso la visione è totalmente soggettiva e non ancorata a nulla se non al proprio desiderio o autoillusione, nel secondo caso invece c’è lo sforzo, questo si di “gradualità” per cui ci si mortifica reprimento una naturale tendenza ma per un bene più grande, ed in questo riconoscendo il proprio errore e riconoscendo che il matrimonio è tuttora valido e non deve essere sporcato.

Il P. Garrigues si chiede poi: “…L’altro tipo di situazione proposta «è indubbiamente più delicato», osserva il teologo. «È quello in cui, dopo il divorzio e il matrimonio civile, i congiunti divorziati hanno vissuto una conversione a una vita cristiana effettiva, di cui può essere testimone tra gli altri il padre spirituale. Essi credono comunque che il loro matrimonio sacramentale sia stato veramente tale e, se potessero, cercherebbero di riparare la loro rottura perché vivono un pentimento sincero: ma hanno dei bambini, e d’altronde non hanno la forza di vivere nella continenza. Che cosa fare in questo caso? Si deve esigere da loro una continenza che sarebbe temeraria senza un carisma particolare dello Spirito? Si tratta di domande su cui si dovrà riflettere»….”

Il punto centrale è in quel “non hanno la forza di vivere nella continenza”. Il tutto pare contradditorio, perché se “vivono un pentimento sincero” ovvero il pentimento è mosso dalla Grazia, come possono non avere “la forza di vivere nella continenza” ? l’unica soluzione è che la risposta alla Grazia che suscita il pentimento non è completa e quindi non può sgorgare la Grazia che da la forza di vivere la continenza oppure non si vuole assecondare quest’ultima e così si “brucia” anche la prima. E’ evidente che qui ci si dimentica di S. Paolo che dice “omnia possum in eo qui me confortat (Phil 4,13).
(fine).

Luisa ha detto...

Molto semplicemente, come ho già scritto in un altro post mettendo il link all`ultimo articolo di Tornielli, padre Garrigues, il padre gesuita che lo intervista, i 50 presenti all`incontro "segreto" di Roma, la novella alleanza franco-tedesca-svizzera, i membri del "Cenacolo" ( di cui ci parla spesso Rusconi), invocando la pastorale misericordiosa, la teologia dell`amore ( e non più quella del corpo ) cercano di far passare la loro ideologia, ad es.per i divorziati risposati la soluzione di decidere di caso in caso lasciando la responsabilità al clero locale, ma si sa che quando si apre una porta per piccola che sia ci sarà sempre chi la sfonderà , dicono che non si deve cadere nel relativismo pur dettando soluzioni che a quel relativismo spalancano la porta, pretendono che non bisogna cadere nel lassismo ma lanciano picche contro quella che caricaturano come "rigidità dottrinale" e "rigorismo morale" che "possono portare anche i teologi a posizioni estremiste, che sfidano il sensus fidei dei fedeli e perfino il semplice buon senso."
Ci prendono per degli imbecilli, ci bombardano a tappeto, hanno i media dalla loro parte, compresi quelli sedicenti cattolici, ma dove vogliono arrivare e come, lo abbiamo capito da tempo.

Josh ha detto...

stavo preparando anche io una risposta punto punto, ma Marco P mi ha prevenuto con un lavoro egregio.

E' tutto pazzesco nell'esposizione di P. Garrigues, ma quel punto “vivono un pentimento sincero” e poi “non hanno la forza di vivere nella continenza” supera ogni fantasia.
Chissà allora come sarebbe un pentimento non sincero....

Josh ha detto...

“vivono un pentimento sincero” e poi “non hanno la forza di vivere nella continenza”

C’è un desiderio di bene, anche nell’uomo caduto e ancora lontano da Dio; ma quel bene non riesce a compierlo…
perciò serve ricevere la vera liberazione di Cristo per esser liberati dalla “carnalità”, dalla “legge altra che combatte nelle membra” che mi fa fare quel che non voglio, La Grazia, se accompagnata da pentimento sincero, ci renderà capaci di camminare una vita nuova.
Chi lo dice?

Rm 7, 15 “Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. 16 Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; 17 quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. 18 Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; 19 infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. 20 Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. 21 Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. 22 Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, 23 ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?
25 Ma Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne invece la legge del peccato.”

Gesù ci ha liberati dal vecchio, dal vulnus del peccato, se anche noi vigiliamo e ci teniamo in Comunione con Lui, e facciamo frutti degni del ravvedimento.

Non si tratta solo di un mantello esterno di justitia aliena, cari criptoluterani, ma di una metanoia dal di dentro, piena rigenerazione, e verso l’alto.

Quindi, S. Paolo a testimone, coloro che “vivono un pentimento sincero”, nella potenza di Cristo vincitore anche sulle nostre debolezze, hanno in Lui la forza di vivere nella continenza.
Altrimenti si tratta di un Vangelo differente.

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Era davvero un bell'articolo, aveva un che di poetico (per la bravura di chi l'ha scritto e perché la liturgia antica è talmente grandiosa per me da risultare una insuperabile poesia dei sensi) e poi mi trovo questi commenti che (pur molto apprezzabili) non sono affatto in tema.. Uff :(

Marco P. ha detto...

"altrimenti si tratta di un vangelo differente".

E' così, contra factum non valet argumentum.
Il loro vangelo non è buona novella ma vi si traveste, è sempre il solito trucco
lupi vestiti da agnelli, male spacciato per bene, eritis sicut dii etc etc.

Come tenere dritto il timone ?
Guardando all'insegnamento perenne, immutabile, scolpito nella roccia che la Chiesa ci ha tramandato, amando la Tradizione e il Magistero che ne è l'organo di trasmissione. Amando la S. Messa Apostolica e desiderando i Sacramenti, mezzi per la nostra salvezza; ascoltando la Chiesa che ci chiarisce il senso della Sacra Scrittura, come Gesù fece con i discepoli di Emmaus, increduli "stolti e duri di cuore" perché solo Lui può togliere da noi il cuore di pietra e mettere un cuore di carne.

Questi farisei ci prenderanno pure per imbecilli e ci sommergeranno pure con un profluvio di melassa dolciastra e nauseante con la speranza (terrena) di sopraffarci, ma noi con pazienza confuteremo colpo su colpo, affidandoci allo Spirito Santo che ci dirà cosa dire perché "ex Patre Filioque procedit".
Noi li combatteremo, il Signore li vincerà al tempo opportuno.

Luisa ha detto...

Ringrazio anch`io Marco P. per le sue considerazioni, un blogger ha definito le sortite di Garrigues "bestialità", sono "bestialità" di chi si inventa un nuovo vangelo, pur dicendo di essergli fedele, sono elucubrazioni di chi mente sapendo di mentire quando ci dice che la pastorale non modificherà la dottrina, aprono spiragli che diventeranno brecce e poi porte spalancate, su un`altra religione.

mic ha detto...

Caro Michele MAcIK Durighello
comprendo la tua delusione. Ma, vedi, il messaggio dell'articolo si esaurisce di per sé nel fatto registrato e condiviso che è un segnale di vitalità dell'antico Rito e della tradizione e voleva essere una boccata d'aria pura nei miasmi di quella che ormai definisco abitualmente "cronaca incombente", che ogni giorno - insieme a luminosi segnali di "resistenza" - ci mostra parole e fatti che vorrebbero trascinarci in una china che la nostra Fede e il nostro realismo ci fanno vedere come rovinosa.
Ed ecco che la discussione si è centrata proprio su un aspetto (uno dei più recenti) di questi detti e fatti che creano problema e ci spingono a sviscerarne e discuterne ogni piega, insieme alle cause ed ai rischi, proprio per riconoscere e rifiutare (aiutando anche altri a farlo) il male che c'è dietro...
Mi sarebbe piaciuto ascoltare qualche tuo approfondimento su qualcosa che ti ha colpito dell'articolo, sui cui contenuti condivido le tue impressioni.

rr ha detto...

P. Garrigues: gesuita, gesuitico, gesuitante...Pensare che era proprio questo fare gesuitico che tanto veniva criticato dai protestanti e dagli anticattolici in genere. Ed ora invece sono tutti lì ad applaudire, gli anticlericali diventati più clericali del clero !
Robb de matt!
RR

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Grazie per l'attenzione, Mic.
Le due parti che mi hanno colpito (una il cuore l'altra la mente) sono (rispettivamente):
"Profumo d’incenso, inchini, paramenti sacri dal color rosso vivo e cappucci bianchi messi e tolti alla bisogna, alla bisogna del rispetto."
e "espiarono pene e conquistarono dignità e senso del vivere, inchinandosi, ma non proni, al padre Benedetto, lavorando e pregando, pregando e lavorando."

Alla fine quindi mi ha colpito l'orgoglio di esser cattolici che da queste parole traspariva. E l'evocativa bellezza delle immagini che incorniciavano l'articolo. Da quanto detto inoltre si capisce bene che i giovani o si sono rassegnati a un decadentismo relativista che li allontana dalla fede rendendoli effettivamente atei pur senza essere formalmente apostati o grazie anche al Summorum Pontificum riscoprono la propria identità religiosa ed a questa decidono di aggrapparsi con le unghie e con i denti, in un tempo che per la sua difficoltà richiede obbligatoriamente di schierarsi e di far in modo di eliminare tutti i distinguo non indispensabili pur di riaffermare che per quanto una parte del clero forse non sia integerrima la Chiesa è sempre Una Santa Cattolica Apostolica da più di 2000 anni.

bernardino ha detto...

@ Luisa 14,36 : Cara Luisa, ci meravigliamo se un gruppo di pseudo/cardinali e pseudo/pastori vari, tipo Kasper, Marx ecc. della (ex chiesa Cattolica) si riuniscono in segreto per tramare contro la Dottrina bimillenaria Cristiana?
mi ricordo che già nel 1700-1800 e inizi 1900, la carboneria ed i massoni ancora oggi, si riuniscono e si riunivano dentro le cantine, per tramare contro la Chiesa cattolica dell'epoca (ricordiamoci i films ""In nome del Papa Re, oppure Nell'anno del Signore, di Luigi Magni), dunque oggi questi signori possiamo paragonarli a quei carbonari oppure ai massoni delle varie loggie; questi non hanno niente a che vedere ne con la Chiesa Cattolica di Cristo, ne con la Dottrina Cattolica.
Sapete qual'è il nostro cruccio? che loro possiedono tutti i media e le banche per fare propaganda per la loro chiesa atea, e noi non abbiamo nulla se non l'incontro personale con altre persone e parlarne; ma un conto che parli una televisione a livello nazionale o mondiale oppure giornali locali e nazionali, e un conto che noi contattiamo persona per persona come hanno fatto i primi Cristiani.
Maledetti coloro che hanno avuto il coraggio di iniziare la rivoluzione della Dottrina Cattolica nel 1960 e maledetti tutti coloro post/sessantottini che hanno fatto della Chiesa lo stravolgimento postconciliare che ci ha portato al flagello di oggi - tutto questo ha portato a Bergoglio che stà finendo di distruggere tutto, fino a far dimenticare che è esistita per 2000 anni la Chiesa cattolica di Cristo.

Anonimo ha detto...

Sapete qual è il nostro cruccio? Che loro possiedono tutti i media e le banche per fare propaganda per la loro chiesa atea.....

Tutto qua, le pare poco? Vinceranno contro di noi che nulla possiamo, peccato che il redde rationem c'è per tutti, atei agnostici e credenti,lì sta la giustizia, ma loro non lo sanno.....o fanno finta di....Gesù non ha maledetto neppure Giuda Iscariota, il Cristianesimo è la religione del perdono, quello vero, non quello surretizio del vdr.

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Che non abbia maledetto l'iscariota io personalmente starei attento a dirlo perché comunque dicendo "meglio se non fosse mai nato" avrà anche fatto in virtù della sua onniscienza una semplice constatazione ma comunque non ci è andato leggero..

rr ha detto...

Sulla riunione pseudosegreta, cfr Rorate coeli. Ottimo articolo.
RR