martedì 25 agosto 2020

Il Meeting di Rimini e il progressismo ateo

Eccellente articolo di Silvio Brachetta che smaschera la sottile e suadente manipolazione della realtà di Galimberti nel corso di un meeting sempre più in consonanza con il pensiero unico. La deriva è iniziata anni fa. Una delle avvisaglie: il momento in cui fu annullato un incontro con i padri Domenicani su gender e famiglia naturale perché ritenuto "divisivo".

Don Luigi Giussani auspicava una Chiesa che non fosse “cortigiana della storia”, ma “protagonista”. Citando un esegeta, don Giussani ricordava anche che “Gesù è entrato nel mondo in polemica col mondo”. Di seguito qualche contrappunto al Meeting di CL
Dice il filosofo Umberto Galimberti al Meeting di Rimini 2020: «Anche gli atei sono cristiani, anche gli agnostici sono cristiani, anch’io – che non sono cristiano perché penso in maniera greca – sono cristiano, perché il cristianesimo non è solo una religione, ma una cultura». E rincara: «Anche Marx, a mio parere, è un grande cristiano». Perché? Perché – spiega il filosofo – tutti quelli che sono vissuti in ambito cristiano (come ad esempio Freud) riconoscono il tempo diviso in tre parti: «il negativo è nel passato, il presente è terapia e il futuro guarigione».
Questa è una delle tante corbellerie, senza contraddittorio, che si vanno dicendo all’ultima edizione del Meeting di Comunione e Liberazione. Galimberti confonde il tempo in senso progressista – che è una distorsione del cristianesimo – con il cristianesimo stesso. Galimberti non capisce che nel futuro cristiano (nei Novissimi) c’è anche l’inferno e non solo il paradiso socialista. Galimberti non capisce che nel passato cristiano c’era l’Eden, il paradiso. Galimberti non capisce, insomma, che è un errore anticristiano e storicista il sostenere che nel passato c’è il male, nel presente non si sa bene cosa ci sia e nel futuro c’è il bene.

L’ateo non è un cristiano. È un eretico del cristianesimo. Così come l’agnostico o il filosofo modernista. Non centrano nulla col cristianesimo, hanno distorto il cristianesimo. L’intervistatore – che si presume un seguace di don Giussani – non osa o non è in grado di replicare alle corbellerie di Galimberti e, tutto soddisfatto, continua l’intervista con un altro ospite.
Questo siparietto, purtroppo, è sempre più consueto al Meeting, dove presentatori pimpanti e ospiti supponenti sono tutti intenti a presentare le nuove «sfide» che attendono la Chiesa e il Mondo e che, malauguratamente, sono sempre e puntualmente perse.

Obiezione: ma Galiberti parla per metafora e vuole solo riprendere il «non possiamo non dirci cristiani» di Benedetto Croce. Chi è nato in Occidente è culturalmente cristiano, anche se ateo – questo intende Galimberti. Ma questo poteva anche essere vero fino al secondo dopoguerra, quindi già la frase di Croce dev’essere corretta e aggiornata: «non potevamo non dirci cristiani». Oggi no. Croce è stato dimenticato e, assieme a lui, molto, ma molto altro è stato sepolto e rimosso. Radici cristiane, metafisica, ellenizzazione. Anticaglie. Residuati da museo.
Oggi, invece, «non possiamo non dirci pagani» (è fattuale) e persino un gigante come Karol Wojtyła, che insisteva sulle radici cristiane dell’Europa, è stato definitivamente messo sotto naftalina. Una sola suggestione cristianoide, in effetti, è rimasta: la summenzionata divisione temporale progressista-galimbertiana, dove nel passato c’è l’uomo della pietra, nel presente c’è l’uomo di passaggio e nel futuro c’è il superuomo socialista, culmine della storia e del presunto cristianesimo schiacciato nell’al di qua.
Galimberti, poi, insiste e allarga l’equivoco sul tempo e sul cristianesimo. L’Occidente – osserva – «è fondato sul concetto di tempo dove, alla fine, si realizza quello che all’inizio era stato promesso» e «questa concezione del tempo non apparteneva ai greci». Vero.

Il diavolo, però, si nasconde nei dettagli, come dice il vecchio adagio. E il filosofo si confonde: «La cultura greca, [la quale] è una cultura con cui si è costituito l’Occidente, pensava che l’età dell’oro fosse alle spalle e che la successione del tempo avrebbe portato inesorabilmente ad una decadenza». Vero, ma parziale.

Anche il giudeo-cristianesimo ammette l’età dell’oro dell’Eden e della creazione in genere. Non tenendo conto di questa verità, Galimberti afferma che «i cristiani hanno capovolto questa dimensione: il passato è male, il presente è rimedio e il futuro è salvezza». Falso. Nel passato c’era il bene, perché «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Gen 1, 31). Nel presente c’è la scelta libera dell’uomo per il bene o per il male. Nel futuro c’è o la salvezza o la dannazione.
Al contrario, è il darwinismo prima e il marxismo poi che prendono a prestito (e a pretesto) le verità del cristianesimo e le fraintendono, modificandole a piacere per confermare autorevolmente le loro idee sbagliate. Nell’ideologia progressista di tempo manca tutto l’essenziale: peccato adamitico, conversione, libero arbitrio, assoluzione, condanna, inferno, purgatorio, paradiso. Si prende solo ciò che serve da Cristo e s’ignora quello che non piace.

È certo che, nella vicenda umana del penitente, c’è un progresso che va dal male al bene e di lui si può dire che il male è alle spalle, il presente è la cura e nel futuro c’è la salvezza. Solo nel penitente, però. Nell’empio avviene il contrario: alle spalle c’è la sua creazione buona, nel presente c’è l’accecamento e nel futuro la condanna (al netto del pentimento). Altra cosa invece è dire che tutta la storia è progresso, come sostengono i socialisti e/o simili. È una sciocchezza che, se detta nel quotidiano, è comprensibile, ma se detta al Meeting di Giussani è follia. A proposito di don Luigi Giussani, ben altro è stato il suo programma:
«La Chiesa è stata per molti secoli la protagonista della storia, poi ha assunto la parte non meno gloriosa di antagonista della storia. Oggi è soltanto la cortigiana della storia. Ecco: noi non vogliamo vivere la Chiesa come cortigiana della storia...
Se Dio è entrato nel mondo non è per essere cortigiano, ma redentore, salvatore, punto affettivo totale, verità dell’uomo».
È chiedere troppo, dunque, che una manifestazione cattolica non sia un qualsiasi festival della filosofia, una riunione di economisti o un talk show? È chiedere troppo che il Meeting non sia il “cortigiano della storia”, la grancassa del mondo e del mainstream, contro l’impostazione del Fondatore? ( Silvio Brachetta)

14 commenti:

tralcio ha detto...

Il diavolo è abile, astuto e molto sottile... Un grande ingannatore: infatti è IL falsario.

Ha tentato l'uomo con la conoscenza priva del timor di Dio (la gnosi) e l'Eden fu perduto.
Ha buggerato l'uomo più sapiente (Salomone) che, smarrito il timor di Dio, è finito idolatra.
Ha confuso Lutero, portandolo a pensare una fede bastevole a giustificare senza le opere.
Ora confonde facendo credere che possano esserci la carità anche senza la fede.

Il diavolo è un negatore della realtà, spingendo chi non è rivolto a Dio verso l'ideologia.

Il progressismo ateo si dice cristiano ritenendo Gesù un uomo-buono e l'uomo divinizzato dal proprio ardore filantropico e dalla propria intraprendenza che cerca il bene nel progresso. Dio -al più- è soltanto "una scusa per" e dev'essere un Dio che va bene a tutti.

Se può esserci una fede cristiana imperfetta, informe, che non si spinge alla pienezza di grazia (ovvero alla carità che è la charis di chi è tutto "informato a Dio" e agisce secondo solo questa perseverante formazione che si astiene dal peccato: la santità), non può esserci affatto carità (cioè vita di grazia) senza una fede che viene dalla rivelazione (è Dio che informa, mentre all'uomo è chiesto di diventare forma, attraverso la fede).

Essere cristiani significa avere la fede (per grazia) che Dio mi vuol salvare.
Significa consapevolezza di essere perduti senza la salvezza, che non posso darmi da solo.
La speranza consiste nella possibilità di potermi salvare, grazie alla volontà di Dio.
Quindi ho fede nella Volontà di Dio di salvarmi e perciò spero di potermi salvare.
Però, solo la carità dà forma a questa fede e speranza, basate sulla rivelazione.
La carità è la forma delle virtù, ovvero mi configura come recipiente che si dispone, si orienta, si volge, ad essere recipiente della grazia, nei vari modi in cui Dio la concede.

Non si è cristiani senza saperlo. Ne' si è cristiani senza volerlo.
Ma se si è cristiani si comprende che Dio in Cristo non può salva chi non lo riconosce.
Solo chi conosce può amare, altrimenti non sa di amare. L'informazione raggiunge molti ignari, ma solo chi ha la formazione per capire l'informazione può farne motivo di azione.
Allora chi conosce ama. E solo chi ama può servire. Non tutti quelli che servono amano.

Non basta essere "buoni". Buoni a che? Ad accogliere mentre si tollerano falsità e aborti?
Mentre si convive pacificamente con il peccato su nove comandamenti essendo "bravi" su uno?
La lettera uccide, mentre lo Spirito dà vita: il diavolo è molto bravo con la lettera.
Lettera morta, essendo morto lo spirito di chi non si converte e non vive in grazia di Dio.

Chi non distingue confonde e al meeting c'è stata molta confusione.

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo tralcio

Fedele ha detto...

È il vizietto snob dei ciellini soprattutto postgiussaniani ipocritamente impossibilitati a fare a meno di vomitevoli salamelecchi con auspicabile conseguente ricevuta di ritorno.

ciellino ha detto...

Bei tempi quelli in cui s'andava al Meeting per apprendere, in cui c'era ressa perfino per riuscire ad entrare ad un incontro contro l'aborto, tempi in cui gli applausi agli invitati acattolici erano commisurati all'intelligenza delle affermazioni. Ma da qualche tempo i vertici del movimento sono stati espropriati da giussanologi e cielloti, e la linea di Giussani è stata sostituita da un fumoso carronismo.

Anonimo ha detto...

Comunione e Vaccinazione: il Meeting, Ricciardi e i feti abortiti

http://www.renovatio21.com/comunione-e-vaccinazione-il-meeting-ricciardi-e-i-feti-abortiti/

Anonimo ha detto...

ERESIA al Meeting di Rimini, Padre Sosa, il Superiore dei gesuiti:

"il diavolo esiste come realtà simbolica, non come realtà personale."
Satana ringrazia.

Anonimo ha detto...

Negli anni post-conciliari l'Azione Cattolica si fa pienamente portavoce del cosiddetto "spirito" del Concilio Vaticano II; pur mantenendo una struttura legata alle parrocchie, comincia a perdere consensi in diversi strati sociali.
Risultato: tra il 1964 e il 1974 l'associazione passa da 3,5 milioni di iscritti a 600 000.

Ma il calo ha anche altri motivi:
L'Azione Cattolica degli anni settanta (e ottanta) non era più l'unica Associazione dei laici cattolici. Dopo il Concilio erano nate nuove realtà, alcune delle quali fondate anche da ex appartenenti all'associazione. Il Movimento dei Focolari, la Comunità di Sant'Egidio, Comunione e Liberazione[12], il Rinnovamento nello Spirito, il Cammino Neocatecumenale cominciano proprio dagli anni sessanta la loro diffusione e crescita. Nel complesso il numero di laici cattolici impegnati non è andato diminuendo, ma si è distribuito in realtà diverse.

La fuga di molti giovani nei movimenti giovanili originati dal Sessantotto.

Infine, il distacco dall'Azione Cattolica della FUCI e del Centro Sportivo Italiano (CSI), oltre che la totale separazione con le ACLI e la CISL.

Anonimo ha detto...

"Un vero soldato non combatte perché ha davanti a sé qualcosa che odia. Combatte perché ha dietro di sé qualcosa che ama".

Gilbert Keith Chesterton

Anonimo ha detto...

L'ha detto un'altra volta? Sicuro?

Anonimo ha detto...

L'anasili antropologica di Galimberti è ineccepibile a mio avviso e nulla toglie alla mia Fede Cattolica.
Anzi molte volte uso questi argomenti per dimostrare agli atei e progressisti che loro stessi sono il frutto di 2 millenni di cultura e visione del mondo Cristiana.

tralcio ha detto...

La struttura antropologica desumibile dalla rivelazione può articolarsi in almeno 12 stadi.

1 struttura fisica
2 biologia
3 istinti
4 carattere
5 psiche
6 relazione
7 volontà
8 intelletto
9 spiritualità
10 fede
11 cuore
12 grazia

Da 1 a 6 si è nell'ambito psico-somatico, in una sorta di "corporeità animale allargata".
Da 7 a 12 entra in gioco l'anima, ovvero un qualcosa di tipicamente umano.

L'antropologia biblica (vedi per esempio San paolo) distingue nell'anima ciò che è più psichico da ciò che è più spirituale.

E' evidente che ogni uomo è potenzialmente in grado di vivere tutti e 12 gli stadi suddetti, che non hanno pretesa di essere esaustivi, ma servono per non confondersi.

Il credente cristiano in grazia -fino alla pienezza di grazia- è spiritualmente vivo.
Il peccato allontana dalla grazia e -per il peccato mortale- si è spiritualmente morti.
La grazia e la misericordia di Dio rendono accessibile il "rinascere dall'alto".

Chi non coglie l'opportunità, impossibile alla natura umana e meritata esclusivamente dalla passione e dall'offerta in sacrificio da parte di Cristo crocifisso, resta "morto".

Il rifiuto della grazia avviene a motivo della mancanza di fede e di un cuore duro.
Viceversa la fede e un cuore puro aprono all'uomo la via alla vita di grazia.
Tutto questo è vero solo perché Dio è fedele alle sue promesse.

Antropologicamente ogni uomo vive i punti da 1 a 10, comprese le buone opere, l'avere una spiritualità e anche una fede in qualcosa. Se tuttavia il cuore resta duro, chiuso alla Verità, se c'è un attaccamento al peccato, senza dolersene, non per paura delle punizioni ma per amore di Dio riconosciuto come Padre provvidente, non c'è la vita della grazia.

Solo la fede cristiana rende riconoscibile il passaggio decisivo, per grazia, verso la conversione, ovvero verso un'abitudine che detesta il peccato (ogni peccato) e fruttifica dei frutti dello Spirito. Solo l'adozione a figli, ci fa davvero figli.

Non perché i cristiani siano la Verità, ma perché la Verità è Cristo e chi vive di Lui.

Questo passaggio definitivo e decisivo avviene solo per grazia, ma con l'assenso e la collaborazione di un libero arbitrio sostenuto dalla grazia e disposto a farsene formare, come abito graziato nella perseveranza di una sapienza timorata di Dio, vera perché umile (umile perché vera). Ogni altra "gnosi" è soggetta all'inganno del diavolo che infatti è il principe di questo mondo, del quale Gesù non è Re: il suo regno è altrove.

mic ha detto...

Anonimo 11:14
Attenzione alla superficialità nemica della verità...

Aloisius ha detto...

Anonimo h. 11,14, stia in guardia: la nota riflessione di Croce, rielaborata da Galimberti, in teoria porterebbe al riconoscimento legale delle radici cristiane comuni e riconoscimento di limiti al delirio di onnipotenza umana.
Ma è evidente che così non è, perché nei fatti quello di Galimberti - come quello di Scalfari, della Bonino, di Renzi, ecc... - è un falso riconoscimento delle radici cristiane perché è basato su una falsa concezione di Gesù, che per loro è solo un uomo dalla parte dei deboli del mondo, che ha introdotto un codice morale da mutare a seconda dei tempi e delle loro esigenze.

Le loro convinzioni politico sociali, infatti, contraddicono questo falso riconoscimento delle radici cristiane, da loro nel contempo falsificate o rinnegate.

L'insidia sta nella tendenza di tutti i socialisti/progressisti/comunisti (in una parola marxisti o pseudo talu), come dice Brachetta nel suo articolo, a prendere
".... solo ciò che serve da Cristo e s’ignora quello che non piace".
In sostanza, a manipolare e piegare il cristianesimo alla loro ideologia di sinistra o sinistroide, opposta e incompatibile con il cristianesimo.

I marxisti (sopratutto italiani) e, dopo il CVII, anche la Chiesa, soprattutto quella "di Francesco", hanno attuato in sostanza le note "convergenze parallele" e individuano il punto di incontro nella GIUSTIZIA SOCIALE, cioè nella difesa dei POVERI, che per loro sono SOLO quelli privi di mezzi materiali per vivere e/o socialmente deboli.

In questo incontro contraddittorio, chi ci perde è SOLO il vero cristianesimo, cioè quello cattolico, il quale e' scivolato e scivola gradualmente nelle opere senza fede, nella raccolta senza Cristo, nella svalutazione e nello scarto di tutto ciò che è spirituale e soprannaturale, ritenuto inutile e divisivo (gabbia dottrinale, legalismo, moralismo, chincaglieria, ecc...).
I fatti lo dimostrano e potremmo elencare una lista lunghissima.

Al contrario, i marxisti social/progressisti/comunisti hanno tutto da guadagnare da questo incontro, perché avvelenano la Chiesa cattolica - che disprezzano detestano come istituzione solo umana - portando i cristiani ad una visione materialista del cristianesimo uguale alla loro e consente anche a loro di ritenersi "moralmente cristiani", pur essendo socialisti atei.
Anzi, salgono in cattedra, alzano e puntano il dito, si ritengono spesso "migliori-di-quei-cristiani-che-vanno-a- Messa-tutte-le-Domeniche, tutti-ipocriti", perché loro sono dalla parte dei migranti, delle ong, dei deboli del mondo, delle ong, degli islamici, dei protestanti, dei comunisti cinesi, insomma di tutti i nemici del cristianesimo.

Cosi è nato e cresciuto il cattocomunismo, ora nel pieno vigore della sua esistenza, che piace ai sinistri perché avvelena il cristianesimo con il materialismo marxista e conferisce a quest'ultimo il pretesto per rafforzare la loro boria, già smisurata, di uomini "moralmente superiori",

Per l'inquinamento e l'avvelenamento del cattolicesimo, mi limito a rammentare che Pannella, Bonino, Scalfari, Lutero e la Pachamama sono ritenuti dall'attuale gerarchia ecclesiastica cattocomunista come i nuovi esempi di vit cristiana, che l'illustrissimo prof. Galimberti - anche lui nuovo maestro di cristianesimo - sicuramente apprezza.
Aloisius

Anonimo ha detto...


Bufala pazzesca, questa, che i valori o le virtù laiche siano un travestimento o una deformazione di virtù cristiane.
Quali sono le virtù tipicamente cristiane? Lo spirito di carità, l'umiltà, l'obbedienza, la semplicità del cuore, la superiore visione che ti porta a amare o comunque a non odiare il nemico, la capacità di perdonare, sempre per amor di Dio.....
Ora, di queste virtù, quante troviamo stravolte nel patrimonio di valori della laicità?
Che vorrebbe dire poi stravolte o deformate?
Le virtù laiche, civili, quando ancora c'erano, erano le virtù dell'uomo di questo mondo, ferino, impegnato nella lotta per l'esistenza e il dominio. Patriottismo, virtù militari, fedeltà ai capi e poi alla nazione, ai re, allo Stato, ambizione, etc Queste virtù di cristiano non hanno niente, il cristianesimo ha cercato di addomesticarle, facendole servire alla fede, proiettandole in una prospettiva trascendente.
Valori più umani erano professati anche dagli antichi più civili, come i greci e i romani: la humanitas, la fides, la dignitas etc, privi però della prospettiva trascendente che il cristianesimo ha cercato di infondere loro.
Il cattolicesimo attuale non mostra più nessuna virtù, si consola attribuendo falsamente agli pseudo-valori del secolo (in piena dissoluzione) un'origine cristiana.
Chi si contenta, gode.