Interessante questo precedente dello sesso autore: Infrangere il mito: perché il lezionario della Messa tradizionale in latino è superiore al nuovo lezionario qui. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.
Le epistole della Messa delle domeniche di Quaresima:
un caso di studio sulla rottura della Lex Orandi
Peter Kwasniewski, 23 febbraio
Uno degli aspetti più eclatanti di rottura e discontinuità tra il Rito Romano e il rito moderno di Paolo VI si riscontra nei passi della Scrittura letti la domenica. Il ciclo annuale del Messale antico, che incarna la pratica di oltre un millennio, propone anno dopo anno al popolo cristiano verità essenziali della vita spirituale e fondamenti della morale a cui dobbiamo sempre fare riferimento. Il ciclo triennale della nuova Messa, una novità senza precedenti nel contesto di tutti i riti liturgici storici, introduce una maggiore quantità e varietà di testi ma, di conseguenza, ne disperde l'impatto e la sostanza.
È come se la tela su cui viene dipinta una veduta fosse così grande e i soggetti così numerosi che non si riesce a distinguere bene di cosa si tratti. Non c'è abbastanza "ripetizione utile" per permettere alle parole di penetrare profondamente e rimanere nel cuore, anziché entrare da un orecchio ed uscire dall'altro. Come ama dire un mio amico, l'educazione implica incidere il solco più volte fino a lasciare un segno duraturo. L'enorme contrasto tra i due riti è forse apprezzato solo da coloro che hanno frequentato regolarmente entrambe le forme di Messa per un lungo periodo di tempo.
Un ottimo esempio del cambiamento nel messaggio trasmesso dalla liturgia si può osservare esaminando le Epistole delle prime tre domeniche di Quaresima. (Uso il termine "Epistola" per riferirmi alla prima lettura dell'usus antiquior e alla seconda lettura dell'usus recentior, che sono quasi sempre tratte dalle Epistole di San Paolo.)
Nel rito romano classico, tutte e tre queste Epistole sottolineano le esigenze morali del Vangelo, in linea con la prima parola pronunciata dal Signore: "Pentitevi". In particolare, tutte e tre le Epistole menzionano il requisito non negoziabile di mantenersi casti, in una sequenza crescente che inizia con una frase, prosegue con un paio di frasi e culmina in quasi un'intera lettura, come vedremo.
Epistola per la prima domenica di Quaresima
[MR 1962] (2 Cor 6,1-10)
Fratelli, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: Nel tempo favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza. Non diamo motivo di scandalo a nessuno, affinché il nostro ministero non sia biasimato; ma in ogni cosa mostriamoci come ministri di Dio, con molta pazienza, nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni, nella castità, nella conoscenza, nella pazienza, nella dolcezza, nello Spirito Santo, nell'amore non finto, nella parola di verità, nella potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nell'onore e nel disonore, nella cattiva fama e nella buona fama; come ingannatori eppure veraci, come sconosciuti eppure conosciuti: come moribondi, ed ecco viviamo: come castigati ma non uccisi: come afflitti, eppure allegri; come bisognosi, eppure arricchiamo molti: gene che non ha nulla eppure possiede tutto.
Epistola per la seconda domenica di Quaresima
[MR 1962] (1 Ts 4,1-7)
Fratelli, vi preghiamo e vi supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete ricevuto da noi, ora vi comportiate e siate graditi a Dio, così vi comportiate anche voi, per progredire sempre di più. Voi sapete infatti quali precetti vi ho dato per mezzo del Signore Gesù. Questa è infatti la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla fornicazione, che ciascuno di voi sappia possedere il proprio corpo in santità e onore, non in preda alla passione e alla concupiscenza, come i pagani che non conoscono Dio; e che nessuno usi la sopraffazione o inganni il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come vi abbiamo già detto e attestato. Dio infatti non ci ha chiamati all'impurità, ma alla santificazione, in Cristo Gesù, nostro Signore.
Epistola per la terza domenica di Quaresima
[MR 1962] (Ef 5,1-9)
Fratelli: Siate imitatori di Dio, come figli carissimi, e camminate nell'amore, come anche Cristo vi ha amati e ha dato se stesso per noi, in offerta e sacrificio di soave odore a Dio. Quanto alla fornicazione e a ogni sorta di impurità o avarizia, neppure se ne parli tra voi, come si addice ai santi; Lo stesso per oscenità, o sciocchezze, o scurrilità, tutte cose che non servono a nulla; ma piuttosto rendimento di grazie. Sappiate questo e sappiate bene che nessun fornicatore, o impuro, o avaro - che è proprio degli idolatri - ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con vani ragionamenti; perché per queste cose viene l'ira di Dio sui figli dell'incredulità. Non abbiate dunque nulla in comune con loro, perché un tempo eravate tenebra, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi dunque come figli della luce, perché il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Il contrasto con il nuovo lezionario non potrebbe essere più netto. Nelle nove letture scelte per sostituire le tre precedenti (poiché i cicli sono tre: A, B e C), non una sola menziona la virtù della castità o il dovere di astenersi dalla fornicazione. È una coincidenza?

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