Inserisco questo testo ed altri analoghi tra quelli della recente raccolta sulla "Liturgia ai tempi di Leone" qui. In fondo sono tutte queste ricchezze della Tradizione — oggi così disprezzata perché misconosciuta o vista in chiave ideologica — che forse la formazione post-conciliare impedisce di conoscere ad un papa moderno a sessant'anni dal Concilio. Ci vorrebbe l'autorevolezza di un pastore secondo il Cuore di Cristo che gliele facesse conoscere: la verità con carità...
Il mito delle "Semplici" origini della Messa
La narrazione moderna prevalente, condivisa sia dai riformatori protestanti che dagli "esperti" liturgici moderni suggerisce che la Chiesa antica celebrasse un semplice pasto domestico caratterizzato da preghiera "spontanea" e da mancanza di formalità rituale. Questa teoria ipotizza che la "pompa", la "struttura gerarchica" e il "linguaggio sacrificale" del rito romano furono in seguito corruzioni che soffocarono la semplicità originale del Vangelo. Tuttavia, le Costituzioni Apostoliche (Constitutiones Apostolorum), un resoconto monumentale del IV secolo che codificava tradizioni orali e rituali molto più antiche, forniscono un devastante smascheramento di questa narrazione. Ciò rivela che più indietro ci si spinge nella storia cristiana, più si trova una liturgia inequivocabilmente sacrificale, gerarchica e orientata verso Dio.
Le Costituzioni Apostoliche (in particolare il Libro VIII) descrivono la "Liturgia Clementina", che la Chiesa antica accettava come una trasmissione fedele del culto tramandato dagli stessi Apostoli. Piuttosto che un pasto occasionale, la liturgia presentata è un rituale di culto altamente tecnico. Si inizia non con un saluto, ma con un rituale rigido di esclusione. I "Catecumeni", gli "ascoltatori" e i "miscredenti" hanno l'ordine di andarsene e le porte sono chiuse. Questo crea un "confine sacro" che rispecchia la Corte dei Gentili nel Secondo Tempio. Per i primi cristiani, l'Eucaristia non era un evento pubblico della comunità, ma un "Sacrificio tremendo e immortale" eseguito all'interno del "Santo dei Santi". " Questa "separazione" strutturale è il fondamento stesso dell'architettura apostolica che il protestantesimo tentò di smontare a favore di un raduno "trasparente" e "comune".
Il contenuto della Grande preghiera eucaristica (l'Anafora) nelle Costituzioni distrugge ulteriormente l'idea della semplicità primitiva. È una preghiera immensa, formale e poetica che racconta l'intera storia della salvezza, iniziando dalla creazione del mondo e dal sacrificio dell'Antico Testamento. Culmina in una specifica offerta sacrificale: "Offriamo a Te, nostro Re e Dio... questo pane e questa coppa." La lingua non è quella di una cena commemorativa, ma di un'oblazione - un'offerta letterale della vittima al Padre. Questo rituale è stato eseguito da un vescovo che, lungi dall'essere un semplice "presidente", era visto come il sommo sacerdote della Nuova Alleanza, in piedi davanti ad un Altare fisso, spesso rivolto verso Oriente (Ad Orientem) in attesa del ritorno del Sole della Giustizia.
Inoltre, le Costituzioni Apostoliche rivelano che il "Sacro Silenzio" e il "Mysterium Fidei" erano costanti apostoliche. Il testo descrive il Vescovo che prega le porzioni più sacre del rito con un senso di mistero custodito, protetto dai "flabella" (ventagli liturgici) tenuti dai diaconi, che simboleggiavano le ali dei Cherubini che ricoprono il Seggio della Misericordia (il coperchio dell'Arca dell'Alleanza). Il profano della Chiesa antica non si aspettava di capire ogni sillaba o partecipare in modo "democratico"; si aspettava di rimanere in soggezione davanti a un mistero. La narrazione protestante di una Chiesa precoce "semplice, vernacolare e trasparente" non è supportata dalla storia; è una proiezione storica pensata per giustificare la rimozione degli elementi sacrificali che gli Apostoli si sono sforzati di preservare.
In definitiva, le Costituzioni Apostoliche dimostrano che il rito Romano Tradizionale non è un accrescimento medievale, ma la realizzazione organica di un disegno sacrificale fin dalla sua nascita. Gli Apostoli, in qualità di eredi del Tempio, capirono che il Sacrificio dell'Agnello Pasquale richiedeva un culto antico e speciale. Questa "cultura estetica" ad alto rituale, l'uso di incenso, paramenti preziosi, canti formali e gesti ritmici, non era un'aggiunta barocca, ma era già saldamente consolidata e praticata dai tempi delle Costituzioni del IV secolo.
Era proprio questa realtà storica che il Concilio di Trento ha cercato di proteggere nella sua ventiduesima sessione. Il Concilio ha emesso un severo rimprovero a coloro che erroneamente credevano che la natura "elegante" e "pomposa" della liturgia fosse empia o una distrazione dal Vangelo. Trento definisce dogmaticamente che "la Chiesa ha impiegato cerimonie, come benedizioni mistiche, luci, incensi, paramenti e molte altre cose di questo genere, derivanti da una disciplina e tradizione apostolica." I Padri del Concilio capirono che questi elementi estetici non erano "incidenti culturali" che potevano essere scartati a piacimento, ma erano l'architettura celestiale necessaria per risvegliare le menti dei fedeli alla contemplazione delle cose più sublimi.
Suggerire che la liturgia originale fosse "semplice" significa ignorare i comandi espliciti per l'esattezza rituale, la separazione sacra e l'ordine gerarchico presenti nei più antichi registri della fede. Non troviamo un semplice pasto all'inizio del secolo; troviamo un palazzo celeste per il Re, costruito sulla pretesa apostolica che la Messa è il sacrificio oggettivo ed eterno di Cristo. Difendendo la grandezza estetica della Messa, il Concilio di Trento non era innovativo; era semplicemente un fedele amministratore delle Costituzioni Apostoliche e del maestoso patrimonio che la narrazione moderna "riformista" tenta di cancellare.
La tragedia dei moderni "esperti" liturgici è che sono diventati così ossessionati dal catalogare piccoli cambiamenti o dal minore accorciamento delle preghiere nel corso dei secoli da non essere riusciti a vedere la foresta per gli alberi. Si fissano sull'"evoluzione" di un proprio ignorando l'immutabilità dell'architettura. Tornando indietro nel tempo a un'esperienza davvero immersiva di una liturgia apostolica, loro stessi non avrebbero mai saputo se questa o quella preghiera minore fosse stata modificata, perché la loro esperienza sarebbe sorprendentemente simile a quella di partecipare ad una Messa Tridentina oggi. Avrebbe visto lo stesso incenso, sentito lo stesso tono ieratico e assistito alla stessa silenziosa azione sacrificale all'altare.
Se i vescovi di oggi fossero sinceramente interessati a fornire un'esperienza liturgica autentica che sia veramente "vicina al tempo agli apostoli", dovrebbero smettere di tentare di "ricostruire" una semplicità primitiva mai esistita. Invece farebbero meglio ad inserire la messa tridentina nelle loro diocesi. È nel rito tradizionale, non nella moderna "riforma generale", che si preserva la dignità del palazzo celeste e l'architettura apostolica delle Constitutiones Apostolorum. Abbandonare questo disegno per le fabbricazioni moderne significa rifiutare la saggezza degli Apostoli stessi.

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