Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 24 febbraio 2026

In Illo Tempore: I Domenica di Quaresima

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione di P. John Zuhlsdorf che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella domenica precedente qui.

In Illo Tempore: I Domenica di Quaresima

I sacri Quaranta Giorni si aprono nella Cattedrale di Roma, l’Arcibasilica Papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano, “Madre e Capo di tutte le chiese della Città e del mondo”. La Stazione romana àncora la nostra Quaresima a un luogo concreto, come fa da più di un millennio. Un tempo, nei giorni feriali di questa stagione i fedeli si radunavano in una vicina ecclesia collecta e procedevano in processione, con le litanie, verso la statio dove veniva offerto il Sacrificio. La domenica a Roma non vi era collecta, poiché non era giorno di digiuno. Il Laterano, cattedrale del Vescovo di Roma, si erge quale soglia e misura del nostro ingresso. Passiamo dal narthex del Mercoledì delle Ceneri attraverso il sabato fino al corpo della Chiesa in questa prima domenica. La parola narthex, tratta dal greco che indica il flagello, evoca quello spazio dove un tempo sostavano i catecumeni e i penitenti. Entriamo nella solenne anabasi della Quaresima con il ricordo che la Chiesa ci purifica mediante un’osservanza annuale.

La Colletta del Missale Romanum del 1962 prega con brevità lapidaria:
Deus, qui Ecclesiam Tuam
annua quadragesimali observatione purificas:
praesta familiae Tuae;
ut, quod a Te obtinere abstinendo nititur,
hoc bonis operibus exsequatur.


O Dio, che purifichi la Tua Chiesa mediante l’annuale osservanza dei quaranta giorni quaresimali, concedi alla Tua famiglia che ciò che si sforza di ottenere da Te mediante l’astinenza, lo realizzi con le buone opere.
Il latino preme sul cuore. Nitor può significare appoggiarsi, poggiare su, e anche sforzarsi, faticare, esercitarsi. La nostra astinenza si appoggia a Dio e tende verso di Lui. Exsequatur, portare a compimento, eseguire fino in fondo, realizzare, indica una perseveranza che corre la corsa fino al suo telos. Purificas e purgatos risuonano lungo le orazioni della domenica. La Secreta approfondisce la disciplina:
Sacrificium quadragesimalis initii solemniter immolamus,
Te, Domine, deprecantes:
ut, cum epularum restrictione carnalium,
a noxiis quoque voluptatibus temperemus.


Ti offriamo solennemente, o Signore, il Sacrificio dell’inizio della Quaresima, supplicandoTi che, mentre limitiamo i cibi della carne, ci asteniamo anche dai piaceri nocivi.
Il Sacrificio inaugura la disciplina. La restrizione delle epulae carnalium è segno di una più penetrante temperantia dalle noxiae voluptates. La Postcomunione corona il movimento:
Tui nos, Domine, sacramenti libatio sancta restauret:
et, a vetustate purgatos,
in mysterii salutaris faciat transire consortium.


La santa partecipazione al Tuo Sacramento, o Signore, ci restauri, affinché, purificati dall’antica condizione, possiamo entrare nella comunione del mistero salvifico.
Restaurazione, purificazione, passaggio alla comunione del mistero salvifico. La liturgia attua ciò che chiede. Siamo i nostri riti.

Al cuore della Messa risuona il Salmo 90/91, intonato nell’Introito ed esteso nel lungo Tratto che sostituisce l’Alleluia. Un tempo si cantavano salmi interi; pochi versetti fungevano da richiamo per chi conosceva l’insieme. Il Tratto mette sulle nostre labbra parole che il Tentatore oserà citare contro il Signore. Il Salmo promette protezione e vittoria: “Calpesterai l’aspide e la vipera; schiaccerai il leone e il drago”.

Con provvidenziale ironia il Nemico invoca un salmo di liberazione. La divina Provvidenza piega perfino le astuzie del diavolo alla nostra santificazione.

Il Vangelo di Matteo 4 si apre dopo il Battesimo nel Giordano. I cieli si sono aperti, lo Spirito è disceso, la voce del Padre ha proclamato il Figlio. “Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo”. L’infinito peirasthénai, aoristo passivo, esprime la forza dell’intenzionalità: ‘affinché fosse tentato’. Non è un incidente della storia. Lo scontro è voluto nell’economia della salvezza. I quaranta giorni e quaranta notti evocano il diluvio e l’alleanza con Noè, i quarant’anni della prova d’Israele, l’ascesa di Mosè, la purificazione prima della promessa. Cristo è il Nuovo Adamo, il Nuovo Mosè, il Nuovo Davide, il Nuovo Salomone, il Nuovo Israele, il Nuovo Abramo. Egli raccoglie le figure e le ricapitola, purificandole.

La Genesi racconta l’insinuazione del serpente e lo sguardo di Eva: “vidit igitur mulier quod bonum esset lignum ad vescendum et pulchrum oculis aspectuque delectabile et desiderabile ad hoc quod scilicet prudentiam tribueret” (Gen 3,6). Vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi, desiderabile per acquistare saggezza. L’Apostolo nomina la triade: “quoniam omne, quod est in mundo, concupiscentia carnis est et concupiscentia oculorum et superbia vitae” (1 Gv 2,16). Concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi, superbia della vita. L’ebraico nahash ingannò il primo Adamo in un giardino, paradeisos. Il Nuovo Adamo affronta il Tentatore nel deserto.

Il primo assalto tocca la fame: pietre trasformate in pane. Il greco ei può avere il senso di ‘poiché’: poiché sei Figlio di Dio, comanda che queste pietre diventino pane. Il Signore risponde con Deuteronomio 8,3: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Il digiuno domina la concupiscentia carnis. Colui che ha fame rifiuta di ridurre la figliolanza all’appetito. Colui che sfamerà le moltitudini non serve Se stesso.

Il secondo assalto insiste sullo spettacolo e sulla presunzione. Il diavolo cita il Salmo 90/91 e sollecita un salto dal pinnacolo del Tempio. Un gesto clamoroso procurerebbe consenso. Il Signore risponde con Deuteronomio 6,16: “Non tentabis Dominum Deum tuum”. Non tenterai il Signore Dio tuo. La preghiera cura la superbia vitae. La figliolanza si riceve e si obbedisce; non si esibisce per ammirazione.

Il terzo assalto apre il panorama dei regni e della gloria. “Haec omnia tibi dabo”. Tutto questo ti darò. Possedere tutto ma senza la Croce. Il Signore risponde con Deuteronomio 6,13: “Dominum Deum tuum adorabis et Illi soli servies”. L’elemosina allevia la concupiscentia oculorum. L’occhio viene così educato a vedere i beni come doni da condividere, non bottino da trattenere.

Il modello va oltre Adamo. La Legge per i re in Deuteronomio 17,14-17 mette in guardia dal moltiplicare cavalli, mogli e oro. Salomone li accumulò e cadde. Cristo rimane fedele. In Lui l’erede davidico compie la Legge senza fratture. Egli è Sacerdote, Profeta e Re nella vera obbedienza.

L’Epistola da 2 Corinzi 6,1-10 colloca la nostra lotta all’interno del realismo: “Vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio”. Paolo elenca afflizioni, fatiche, veglie, digiuni, e il paradosso di essere afflitti ma sempre lieti. Durante la Quaresima la Madre Chiesa ci educa, suoi figli, ad accogliere la grazia in modo fruttuoso e riconoscente. Si ricordi che la Secreta parla di restrizione e temperanza.

Il beato Ildefonso Schuster, riflettendo proprio su questa domenica al Laterano, scriveva:
I Padri della Chiesa, e in particolare San Gregorio [Magno, †604], in una celebre omelia pronunciata in questo giorno al popolo radunato al Laterano, si chiedono perché Cristo abbia consentito a essere tentato da Satana, e osservano che lo fece per partecipare dell’infermità della nostra natura e, in quella natura, sconfiggere e umiliare il tentatore a nostro favore e ottenere per noi la grazia di vincere le nostre tentazioni per i meriti della Sua vittoria. […] Il Signore volle anche insegnarci che non vi è peccato nell’essere tentati, ma solo nel cedere al tentatore. […] I fedeli devono contemplare con speciale devozione questo mistero di Cristo tentato nel deserto, poiché non ve n’è altro che mostri più chiaramente come la divina Provvidenza faccia servire perfino le astuzie del diavolo alla nostra santificazione, usando la tentazione come crogiolo per purificare la nostra virtù e facendone occasione di maggiore grazia e profitto per l’anima nella sua vita spirituale.
La tentazione in sé non è peccato, a meno che ci si esponga stupidamente all’occasione di peccato. La tentazione superata può essere meritoria. Il crogiolo raffina. La Provvidenza trasforma la prova in accrescimento di grazia. La Stazione al Laterano, con la voce di Gregorio che riecheggia nei secoli, colloca il nostro combattimento nella comunione dei santi. Il Sacrificio offerto all’inizio della Quaresima è la stessa vittoria del Nuovo Adamo resa presente.

Papa Benedetto XVI, predicando sull’elemosina, collocava la disciplina nella comunione ecclesiale:
… che rappresenta un modo specifico di aiutare chi è nel bisogno e, allo stesso tempo, un esercizio di rinuncia a se stessi per liberarci dall’attaccamento ai beni terreni. La forza di attrazione delle ricchezze materiali e quanto categorica debba essere la nostra decisione di non farne un idolo, Gesù lo afferma in modo risoluto: “Non potete servire Dio e la ricchezza” (Lc 16,13). L’elemosina ci aiuta a vincere questa tentazione costante, insegnandoci a rispondere ai bisogni del prossimo e a condividere con gli altri ciò che possediamo per bontà divina. Questo è lo scopo delle speciali collette a favore dei poveri, promosse durante la Quaresima in molte parti del mondo. In tal modo alla purificazione interiore si accompagna un gesto di comunione ecclesiale….
Purificazione interiore e comunione ecclesiale convergono.
Come pellegrini nello spirito accompagniamo i ministri dalla Collecta alla Statio. Ascoltiamo l’aggancio del Salmo e lo preghiamo intero (1). Ricordiamo che il deserto non è vuoto ma arena. Il Nuovo Adamo ha schiacciato il drago. È entrato nella nostra infermità ed è emerso vittorioso per noi. Iniziamo la Quaresima con gratitudine sotto il manto di Maria, rivestiti della grazia battesimale, fortificati dal Sacrificio. Preghiera, digiuno ed elemosina diventano armi e doni. I nostri doni di preghiera, digiuno ed elemosina sono le armi della Chiesa militante nella nostra disciplina quaresimale, la nostra marcia verso l’alto.
P. John Zuhlsdorf – 20 febbraio 2026

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]
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1. salmo 91
Chi abita al riparo dell'Altissimo riposa all'ombra dell'Onnipotente.
Io dico al SIGNORE: «Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio Dio, in cui confido!»
Certo egli ti libererà dal laccio del cacciatore e dalla peste micidiale.
Egli ti coprirà con le sue penne e sotto le sue ali troverai rifugio. La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.
Tu non temerai gli spaventi della notte, né la freccia che vola di giorno,
né la peste che vaga nelle tenebre, né lo sterminio che imperversa in pieno mezzogiorno.
Mille ne cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra; ma tu non ne sarai colpito.
Basta che tu guardi, e con i tuoi occhi vedrai il castigo degli empi.
Poiché tu hai detto: «O SIGNORE, tu sei il mio rifugio», e hai fatto dell'Altissimo il tuo riparo,
nessun male potrà colpirti, né piaga alcuna si accosterà alla tua tenda.
Poiché egli comanderà ai suoi angeli di proteggerti in tutte le tue vie.
Essi ti porteranno sulla palma della mano, perché il tuo piede non inciampi in nessuna pietra.
Tu camminerai sul leone e sulla vipera, schiaccerai il leoncello e il serpente.
Poiché egli ha posto in me il suo affetto, io lo salverò; lo proteggerò, perché conosce il mio nome.
Egli m'invocherà, e io gli risponderò; sarò con lui nei momenti difficili; lo libererò e lo glorificherò.
Lo sazierò di lunga vita e gli farò vedere la mia salvezza.

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