Nella sua recente visita in una parrocchia di Ostia il papa ha celebrato con le chierichette. Ne è sorto un nutrito dibattito che conferma gli aspetti marcatamente modernisti anche del presente pontificato..
Ecco quanto ho scritto nel lontano 2011 proprio sul servizio all'altare.
1. Secondo la Tradizione della Chiesa:
- l'episcopato si identifica nel sacerdozio di Melchisedech e ricorda quello di Aronne;
- i sacerdoti - presbiteri (anziani) (come i 72 mandati da Gesù) si identificano con i 70 anziani. I "cohanim" officiavano l'offerta dei sacrifici quotidiani. L'ebraico=cohen designa colui che sta "in piedi" davanti e alla guida dell'Assemblea nell'impartire la benedizione sacerdotale;
- gli ordini maggiori o sacri (suddiacono, diacono, sacerdote) e tutti gli altri ordini minori (accolito, esorcista, lettore, portiere) si identificano con i leviti (discendenti della tribù di Levi con un ruolo cultuale subordinato a quello del sacerdote), e cioè gli aggiunti gli aiutanti.
- Paolo VI (con la Ministeria quaedam) ha trasformato i cosiddetti "ordini minori" (ostiariato, esorcistato -svolto in altre forme-, suddiaconato) cambiando la definizione stessa degli "ordini sacri" in "ministeri", rendendoli parzialmente accessibili anche ai laici, secondo l'indirizzo del Concilio Vaticano II.
- Analisi esaustiva di Mons. Schneider per un ristabilimento universale degli ordini minori, secondo il perennis sensus della lex orandi della Chiesa qui
Deduzione ovvia: abolito il Sacrificio, trasformato in Cena, viene abolito anche il 'servizio all'Altare'. Dunque cosa ha eliminato Paolo VI? Insieme al dato ontologico conseguente all'assegnazione di una specifica funzione ora declassata a mero ministero laicale, ha eliminato la "classe sacerdotale", cui venivano introdotti i giovani seminaristi attraverso la tonsura che non constava soltanto del taglio di alcune ciocche di capelli, simbolo della rinuncia al mondo e dell'appartenenza a Cristo. Nel corso del rito i futuri sacerdoti vestivano per la prima volta la veste sacerdotale, veste che, se non avessero abbandonato il seminario prima della loro ordinazione presbiterale, sarebbe rimasta la stessa per tutta la loro vita futura.
Ogni ordine minore porta con sé alcune funzioni ad esso proprie che consentono al chierico di partecipare più da vicino nella sacra liturgia, peraltro provvidenzialmente ancora presenti nel mondo tradizionale. Mentre oggi, con la riforma di Paolo VI e derive conseguenti, il clero stesso si è trasformato ideologicamente in "servizio", visto che tutti i fedeli sono anch'essi sacerdoti (si crea infatti confusione tra il sacerdozio ordinato del sacerdote - alter Christus - e quello battesimale dei fedeli). Una riforma che, se nelle intenzioni era volta ad eliminare la distanza fra fedeli e clero, e a ridurre gli effetti del clericalismo degli "ordinati", in realtà non ha fatto altro che portare un certo scompiglio nel cattolicesimo, producendo ciò che Benedetto XVI ha definito "la clericalizzazione dei laici e la laicizzazione del clero", ma di fatto corrisponde alla diminutio del sacerdozio ordinato.
2. Precisazione ulteriore:
La spiegazione canonistica è interessante ma va integrata dal punto di vista liturgico, che non si concentra solo sui ruoli ma anche sul contesto nel quale le persone agiscono: la Santa Messa.
La Liturgia Eucaristica, a differenza della Liturgia delle Ore, è interamente l'espressione del Sacerdozio ordinato. Dividerla, dicendo che una parte lo è (il canone) e un'altra non lo è interamente (la Liturgia della Parola), significa intorbidire le acque.
Se l'intera Liturgia Eucaristica è espressione del Sacerdozio ordinato, si comprende perché pure le letture, un tempo, erano fatte dal sacerdote o da un ministro ordinato e ciò pure in un monastero femminile.
Quello che osserviamo oggi, è esattamente questo: l'abbassamento della Liturgia Eucaristica (con un prete sempre più simile ai laici nella sua missione e nella sua essenza) e l'innalzamento dei laici (con l'introduzione del concetto di "popolo di Dio" che "concelebra" alla sua maniera alla Liturgia Eucaristica). L'offerta del fedele (e dell'assemblea) è conseguente a quella di Cristo, quando tutto è compiuto [vedi]
Invece, la Liturgia Eucaristica pur ricevendo l' "Amen" dei fedeli, non li fa concelebrare in alcun modo perché colui che la anima è il sacerdote che invoca lo Spirito e rende presente Il Signore, nel pane e nel vino, agendo in persona Christi. Non a caso, dai primi secoli, si diceva che il vescovo è "vicario di Cristo" o meglio lo rappresenta nella celebrazione eucaristica (Ignazio di Antiochia).
Rifiutare questo titolo (come per altro ha fatto Bergoglio) significa, pure qui!, abbassare il sacerdozio che si rappresenta per avvicinarsi sempre più al ruolo e all'identità laicale.
Di conseguenza, la Messa stessa viene abbassata e se il ministero ordinato viene abbassato, di fatto si avvicina sempre più ai cosiddetti "ministeri" voluti da Paolo VI, realtà puramente funzionali (anziché ontologiche), come funzionale è il titolo di "pastore" nel mondo luterano.
Introdurre ufficialmente le donne nel campo della Liturgia Eucaristica, dunque, non è un tributo al sesso femminile (come potrebbe essere visto da alcuni) ma un rimarcare una funzione prettamente laicale in campo eucaristico, campo che dovrebbe essere di esclusiva pertinenza clericale, con l'ufficiale ulteriore diminutio del sacerdozio.

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