Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 21 agosto 2012

L'incredibile mondo post-concilare...

Riprendo da Rorate Caeli :

Vescovi contro la dichiarazione costituzionale
della loro nazione come "cristiana"

Prima di Gaudium et Spes e Dignitatis Humanae :
« ...Piuttosto Ci costituiamo nuovamente di fronte a voi garanti dei rinnovati sforzi di tutti i nostri figli cattolici nella costruzione della nazione cristiana dello Zambia, attraverso i loro contributi sempre più generosi nei confronti del progresso religioso, sociale e culturale dei suoi cittadini ». (Paolo VI - Discorso al Presidente della Repubblica dello Zambia, 7 novembre 1964)
Dopo la Gaudium et Spes e Dignitatis Humanae :
« Lusaka (Agenzia Fides) - I Vescovi dello Zambia auspicano che l’attuale processo di revisione costituzionale abbia successo dopo i precedenti tre tentativi falliti di scrivere una nuova Costituzione.
In un documento inviato al comitato tecnico incaricato di scrivere la nuova Costituzione (che è stato inviato all’Agenzia Fides), i Vescovi presentano alcuni contributi che a loro avviso devono entrare a far parte della nuova Carta. In primo luogo si respinge l’introduzione di norme che prevedano la pena di morte e l’aborto.

« Nel preambolo, la dichiarazione che lo Zambia è una nazione cristiana deve essere omessa » afferma il documento. « Questo perché – spiegano i Vescovi  –  un Paese non può praticare i valori e i precetti del cristianesimo, mediante una mera dichiarazione. Il principio della separazione tra Stato e Religione non deve andare perduto. Se lo Zambia è un Paese multi religioso, un fatto che è stato riconosciuto nel preambolo della prima bozza del Comitato Tecnico, affermare che lo Zambia è una nazione cristiana entrerebbe in contraddizione con questo fatto ».

Tra le altre proposte presentate dalla Conferenza Episcopale vi sono norme sulla cittadinanza e sullo sfruttamento delle risorse naturali del Paese. (L.M.) (Agenzia Fides 20/8/2012)
Una Costituzione non deve essere meramente descrittiva di un sentimento unanime - può contenere aspirazioni. Non c'è niente di sbagliato nel descrivere in una legge una nazione a maggioranza cristiana, segnata da valori cristiani, come una "nazione cristiana", e la posizione giuridica delle minoranze non cristiane non deve esser colpita da essa. Non era solo pochi anni fa che la Santa Sede ha fatto tutto il possibile per includere una semplice menzione delle "radici cristiane" dell'Europa nel progetto di una Costituzione per l'Unione europea? (Un tentativo fallito, certo, ma poi il testo è andato in fumo nei referendum francese e olandese, prima di essere rielaborato come il Trattato di Lisbona, ancora senza "radici cristiane" ...)

Se alcune forze politiche vogliono opporsi questo, può essere normale, ma non dovrebbe esserlo per i vescovi. La crisi della Chiesa è veramente una crisi di vescovi ...

Scuse ai lettori

Chiedo scusa ai lettori che hanno dovuto assistere a diatribe poco cristiane, prima ancora che cattoliche nel thread dedicato alle chiese orientali tradizionaleggianti, che ora è tornato 'in sonno' tra le bozze.

Sono stata assente da ieri fino ad ora e purtroppo non ho potuto seguire la discussione né eliminando i messaggi non commestibili né moderando i toni degli interlocutori che sono soliti passare con troppa facilità agli insulti personali, mentre la loro attenzione dovrebbe essere concentrata sui contenuti intorno ai quali ci si confronta.

Mi spiace per quanto di positivo potevamo ricavarne come riflessione, facendo la necessaria cernita; ma ho preferito togliere di mezzo ciò che aveva causato un clima non tollerabile su questo blog, sul quale ci  sforziamo di mantenere stile ed equilibrio consoni a persone civili, prima ancora che cristiane.

Buon proseguimento a tutti con il nuovo argomento che proporrò al più presto.

lunedì 20 agosto 2012

Crocifissioni in Egitto? State Sherzando? Per niente...

Aggiornamento di Riposte Catholique sulle crocifissioni in Egitto. (Ne avevamo parlato qui)
Mala tempora currunt per i cristiani. Il fronte egiziano è solo uno dei tanti in cui - nella più totale generalizzata indifferenza dei media che contano e qualche flebile ' belato' della Santa Sede tra un augurio per feste musulmane e l'altro - per i nostri fratelli nella fede il presente e l'avvenire si profilano minacciosi. A noi, nella nostra impotenza, non resta che la preghiera; ma anche l'informazione, ai fini della presa d'atto di una realtà nei confronti della quale non si può rimanere indifferenti.

Lo si poteva leggere ieri sul sito americano Political Outcast :
"Secondo numerosi rapporti di fonti d'informazione arabe, come pure del WorldDaily Net e dell’Algemeiner, i Fratelli Musulmani d'Egitto questo mese hanno iniziato a crocifiggere gli avversari del presidente recentemente installato nel paese, Mohammed Morsi. Secondo i rapporti di media egiziani, l' 8 agosto una grande folla di “simpatizzanti” dei Fratelli Musulmani ha occupato un media per rispondere irosamente alle critiche di Morsi che sta consolidando il suo potere attraverso il siluramento di molti dirigenti militari e facendo riscrivere la Costituzione ed altri progetti di legge dai Fratelli  Musulmani.

Il sito egiziano El Balad scrive che : « migliaia di simpatizzanti dei Fratelli Musulmani hanno attaccato gli uffici del Gruppo mediatico  Ottobre 6, hanno colpito Khaled Salah, il redattore capo del giornale indipendente e laico Youm 7, ed impedito al giornalista di On TV,  Yusif al-Hassani di entrare nell'immobile, mentre hanno terrorizzato gli impiegati ».

Quando i sostenitori del giornalista Tawfik Okasha si sono radunati davanti al Palazzo presidenziale, sono stati assaliti da una folla di Fratelli Musulmani « che li hanno aggrediti con bastoni, coltelli, bottiglie Molotov, e che hanno crocifisso molti su alcuni alberi, provocando la morte di due persone e decine di feriti », secondo El Balad.

Okasha aveva sollevato la colera dei Fratelli Musulmani diffondendo un video che mostrava un musulmano apostata assassinato da una folla che gridava « Allahu Akbar » (…)

Al Azhar, una istituzione musulmana dominante in Egitto, ha lanciato una fatwa, in reazione [a questi avvenimenti], chiamando a più violenza ed esecuzioni per bloccare le manifestazioni previste contro i Fratelli Musulmani.

Molti siti arabi confermano che le crocifissioni sono state constatate da un corrispondente di Sky News."
Per i musulmani “moderati” ed i Copti, l’avvenire si annuncia minaccioso.
D.H.
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Fonte segnalata : Political Outcast

domenica 19 agosto 2012

Una Chiesa irriconoscibile

Scrive la nostra Luisa e non posso che condividere:

Ci sono gli auguri all'inizio del Ramadan e quelli alla fine del Ramadan:  
 
GLI AUGURI DEL CARDINALE SCOLA PER LA FINE DEL RAMADAN     
 
IL CARDINALE TAURAN:
"EDUCARE I GIOVANI CRISTIANI E MUSULMANI ALLA GIUSTIZIA E ALLA PACE"
[Ne avevamo già parlato qui, ora si è aggiunta la performance del calibro di Scola...]   
   
Se leggiamo i nostri responsabili religiosi, impegnati nel dialogo "interreligioso", ne deduciamo che la fede cattolica è diventata un'esperienza cristiana, i cattolici una comunità religiosa fra le tante, il Papa un leader religioso come altri, si parla di verità, di pace di libertà, di amore, di giustizia,  dell'unico e  stesso Dio, c'è anche chi come il card. Bagnasco dice chiaramente che la Chiesa non vuole convertire, si privilegia il dialogo... Ma Cristo non ha forse detto: "Io sono la Via, la Verità e la Vita, Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me"?    
La Chiesa non ha forse ricevuto il mandato di Cristo: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura»?    

Oltre le Cupole ci sono anche "ponti" d'oro tra le due Chiese sorelle. Gli Ortodossi Russi ratificano accordi con i Cattolici e celebrano la Messa Tridentina in Latino ma non quella del 1962.

All'indomani dell'intesa storica tra Chiesa Ortodossa Russa e Chiesa Cattolica, ratificata  ieri in Polonia, è bene ricordare il contributo che la Russia ha dato per la salvaguardia della Liturgia Gregoriana-Tridentina. 

Infatti il Rito Latino di Occidente non è solo celebrato dai latini.
In casa Ortodossa già da quasi 150 anni esiste la Giurisdizione Ortodossa Canonica Tradizionalista che celebra con il suo Western Rite Orthodox Church: Rito Ortodosso Occidentale Latino. 

Così descrivono gli Ortodossi questo evento:  
"L'Iddio Onnipotente per non dimenticare i Suoi grandi servitori quali: S. Gregorio Magno, S. Leone, S. Benedetto, S. Scolastica etc... inviò il S. Spirito a suscitare i SS. Sinodi di Mosca del 1869 e 1870 che reinserirono l'antico e venerabile Rito Romano [con la sua propria tradizione musicale] all'interno del pleroma dell'Ortodossia. La Santa Ortodossia dunque, col patrocinio dei grandi Patriarchi d'Oriente, ha conservato il magnifico e venerabile Rito di San Gregorio Magno (comunemente definito Tridentino) che la stessa Chiesa romana ha soppresso nel 1969 come conseguenza delle riforme dello pseudo-concilio Vaticano II".
Quali Rubriche e quale Messale utilizzano?
Di fatto il Messale è di San Pio X utilizzato fino al 1952-55 "antecedente...", così come ricorda puntualmente la Giurisdizione Ortodossa Canonica Tradizionalista Italiana  "...le revisioni modernizzanti, eterodosse e semplificatrici del 1956, 1960 e 1962". 

Anche noi abbiamo mosso critiche dal nostro versante alle Riforme Liturgiche dette di Bugnini approvate dai Papi Pacelli, Roncalli e Montini. Ne abbiamo parlato QUI, QUI e sopratutto QUI.

Quale il Calendario e il Santorale?
Il Calendario ufficiale è quello Ecclesiastico Giuliano-Costantiniano con il Paschalion Tradizionale stabilito dal Primo Concilio Ecumenico di Nicea dell'anno 325. La lingua liturgica è quella latina, in concordanza con l'antica e venerabile tradizione dei SS. Padri dell'Occidente cristiano: Papa S. Gregorio Magno, Papa San Leone, S. Ambrogio etc..".
Il Santorale è quello ecumenico-ortodosso, con i Santi latini fino al 1054 (data esemplificativa) con l'aggiunta dei Santi della Chiesa dell'Oriente Ortodosso. Con il Credo senza il "filioque".
***
Chissà quanto tempo occorrerà per rinsaldare questo quasi millenario scisma. Seppur tanto ci divide [ricordo che il cosiddetto osso duro non è tanto il filioque (se ne parla qui) ma e la Dottrina sul Peccato Originale con tutto quello che a cascata ne deriva] tuttavia sapere che nell'unico Orbe risuona quest'unico versetto "Introibo ad altare Dei, ad Deum qui lætificat iuventutem meam", non ci può lasciare indifferenti come non lascia indifferente, ne sono sicuro, il Cuore di Cristo.
 Preghiamo molto, qualcosa si sta avvicinando!!!

Alcune foto:










sabato 18 agosto 2012

In Francia una preghiera per la famiglia

Nella solennità dell'Assunzione
i presuli tornano a difendere l'istituto del matrimonio

Il Card. Vengt-Trois,  presidente della Conferenza Episcopale Francese
Parigi, 17. La Chiesa ha il dovere di dire la sua nei grandi dibattiti della società «quali che siano gli orientamenti dell'opinione pubblica». È quanto ha ribadito il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, in merito alle polemiche suscitate dalla speciale preghiera alla Vergine per la Francia letta in tutte le parrocchie del Paese nella solennità dell'Assunzione. Un'antica consuetudine caduta in disuso e riproposta dai presuli francesi, i quali avevano invitato tutti i fedeli a pregare in particolare per i cittadini vittime della crisi economica, i governanti, le famiglie e i giovani.

Alcuni media hanno letto nell'iniziativa una indebita interferenza politica della Chiesa con riferimento, in particolare, alle recenti aperture dell'attuale Governo socialista alla legalizzazione dei matrimoni fra omosessuali e delle adozioni da parte di persone dello stesso sesso. Un'accusa che il cardinale Barbarin respinge al mittente, ribadendo il diritto-dovere della Chiesa di dire la sua soprattutto quando è lo Stato a mostrarsi pervasivo. Quanto alla questione specifica delle unioni omosessuali, il cardinale Barbarin ha ribadito al quotidiano «Le Figaro» che per la Chiesa «snaturare il matrimonio, che è da sempre una realtà meravigliosa e fragile, significa uno strappo per la civiltà». Il porporato non nega che anche la preghiera ha una sua dimensione “politica”, nella misura in cui essa non astrae dalle questioni sociali e dalle sofferenze umane. Ma questo -- afferma -- in un Paese che si vuole democratico e non sottoposto a un pensiero unico è del tutto legittimo. Si può pregare per gli sposi, i bambini e i giovani perché beneficino pienamente dell'amore di un padre e di una madre «senza per questo essere tacciati di omofobia».

Un primo confronto tra l'episcopato e il nuovo esecutivo francese sui temi dei matrimoni omosessuali, l'eutanasia, le cure palliative e sulla laicità si era avuto un mese fa durante un colloquio all'Eliseo tra il presidente della Conferenza episcopale francese, il cardinale André Vingt-Trois, e il presidente della Repubblica, François Hollande. Un colloquio giudicato positivo e in cui il nuovo capo dello Stato francese si era mostrato «ricettivo» alle preoccupazioni dei vescovi.

A sostegno dei presuli transalpini si è pronunciato l'arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia: «Sento di essere solidale con la Conferenza episcopale francese, con il cardinale Vingt-Trois che esorta a pregare perché i bambini crescano con un padre e una madre: perché poi di questo si tratta. E ha ragione il cardinale Barbarin nell'affermare che parlare di matrimonio tra persone dello stesso sesso è uno “choc di civiltà”. Nessun vuol negare i diritti individuali, ma il matrimonio è un'altra cosa, e la famiglia nasce dal matrimonio. Tenere insieme questo plesso che è culturale, ma per noi è anche religioso, credo sia una grandissima sfida da affrontare in tutti gli angoli del pianeta».

Sull'argomento è intervenuto anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana: «Evidentemente i vescovi conoscendo la situazione della politica e della società francese -- ha detto -- hanno pensato bene di richiamare l'attenzione della società cristiana, ma anche della società civile, perché i valori fondanti della convivenza di una società solidale e coesa, come la famiglia, non vengano in alcun modo oscurati».
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(©L'Osservatore Romano 17-18 agosto 2012)

Tamquam cor in pectore: il tabernacolo eucaristico prima e dopo il Concilio di Trento

Il tabernacolo sull'altare maggiore
era come il cuore spirituale e spaziale della Chiesa

di p. Uwe Michael Lang

Negli ultimi anni la ricerca storica ha dedicato notevole attenzione al rapporto che esiste tra liturgia e architettura. Molti studiosi si sono concentrati sulla tarda antichità e sul Medio Evo, ma l'interesse si sta volgendo anche verso i periodi del Rinascimento e della Riforma cattolica prima e dopo il Concilio di Trento (1545 - 1563), come risulta evidente dagli atti di una conferenza tenuta al Kunsthistorisches Institut a Firenze nel 2003. Il redattore del volume, Joerg Stabenow, identifica due sviluppi principali che trasformarono gl'interni tipici delle chiese nei secoli XV e XVI.

Il primo rimosse quegli elementi che dividevano l'edificio sacro in diverse sezioni, creando così uno spazio unificato. Per contrasto, si strutturarono le chiese medievali con un complesso sistema di pareti divisorie, soprattutto la cancellata che separava la navata dal coro. Il secondo interessò il tabernacolo che, collocato in posizione centrale sull'altare maggiore, venne adottato come forma ordinaria di riserva eucaristica, divenendo il punto focale dell'architettura sacra di stile barocco.

Il termine "tabernaculum" era già usato nel Medio Evo per indicare il ricettacolo per il Santissimo Sacramento. Guglielmo Durando rileva nel suo libro "Rationale divinorum officiorum" del 1282 - e che ebbe un grande influsso nel suo tempo - che, a imitazione dell'Arca dell'Alleanza e della Tenda del convegno (Esodo 25 -26, 33, 7 -11 e altrove), "in alcune chiese è posta un'arca o tabernacolo (archa seu tabernaculum), in cui si custodisce il Corpo del Signore con reliquie". L'associazione biblica è significativa, poiché la Tenda del convegno rappresentava la presenza di Dio fra il popolo d'Israele nel deserto. Inoltre, il prologo del Vangelo di Giovanni afferma che il Verbo divino " si fece carne e venne ad abitare (letteralmente: "piantò la sua tenda") in mezzo a noi" (Gv. 1, 14). Infine, nell'Apocalisse viene evocata la Gerusalemme celeste con le parole: "Ecco la tenda di Dio con gli uomini!", che nella Vulgata latina recita: "Ecce tabernaculum Dei cum hominibus!" (Ap. 21, 3).

L'ubicazione di un tabernacolo eucaristico fisso sull'altare maggiore è generalmente associata alle riforme liturgiche che si effettuarono dopo il Concilio di Trento, soprattutto da parte di San Carlo Borromeo, i cui sforzi per rinnovare la vita religiosa nella sua Arcidiocesi di Milano divennero esemplari per tutta la Chiesa Cattolica. Tuttavia, tale pratica era già stata promossa da Vescovi riformatori prima di Trento e si può rintracciare nella Toscana del XV secolo.

Siena, Tabernacolo di Lorenzo di Pietro
In diverse chiese di questa regione italiana erano stati introdotti tabernacoli su altare maggiore, come la cattedrale di Volterra (1471) e la cattedrale di Prato (1487); forse l'esempio più noto è il trasferimento del vecchio tabernacolo del Vecchietta all'altare maggiore della Cattedrale di Siena nel 1506, dove prese il posto della "Maestà" di Duccio. La nuova disposizione fu vigorosamente promossa da Gian Matteo Giberti, Vescovo di Verona dal 1524 al 1543. Le "Consitutiones" di Giberti, pubblicate nel 1542 con l'approvazione di Papa Paolo III, miravano ad una riforma della vita ecclesiastica nella sua diocesi e anticiparono in molti modi gli sviluppi post-tridentini.

Una parte importante del programma pastorale di Giberti era proprio la collocazione della riserva del Santissimo Sacramento sull'altare maggiore al centro della chiesa, dove veniva esposto alla venerazione di clero e laici. Nelle sue "Constitutiones" scriveva il vescovo, evocando vari versetti di salmi: "E come gli occhi di una schiava alla mano della sua padrona (Ps. 123, 2), così siano gli occhi di coloro che stanno intorno alla mensa del Signore (Ps. 128, 3), rivolti sempre con timore e tremore verso l'altissimo e preziosissimo sacramento, che è lì sull'altare maggiore; piangano di gioia e si rallegrino piamente nelle loro lacrime, e vedranno com'è buono il Signore (cfr. Ps. 34, 9)".

Con uno schema simile, Pier Francesco Zini nella sua biografia del Giberti, pubblicata a Venezia nel 1555 col titolo "Boni pastoris exemplum ac specimen singulare", scrive che il tabernacolo sull'altare maggiore trova una posizione che è "come il cuore nel petto" (tamquam cor in pectore). Si voleva che il tabernacolo fosse il cuore della chiesa sia in senso spaziale che spirituale. Giberti applicò questo principio alla sua cattedrale di Verona e lo prescrisse per tutte le Chiese parrocchiali della sua Diocesi.

Il Concilio di Trento, che si celebrò dal 1545 al 1563, non diede alcuna direttiva specifica sull'architettura e gli arredi delle Chiese. Tuttavia i decreti conciliari, affermando il tradizionale insegnamento della Chiesa, diedero chiare indicazioni teologiche sulla costruzione delle nuove Chiese e sulla ristrutturazione di quelle già esistenti. I canoni del Decreto sull'Eucaristia, datato 11 ottobre 1551, frutto della XIII sessione del Concilio, riconfermarono la posizione cattolica di fronte alla critica protestante, soprattutto quella di Martin Lutero che sosteneva che Cristo era presente nel sacramento dell'Eucaristia soltanto durante la vera e propria celebrazione liturgica, quando veniva ricevuto con fede dai comunicandi.

I canoni tridentini ribadirono la dottrina del IV Concilio Laterano del 1215 sulla presenza reale e permanente di Cristo sotto la forma del pane e del vino dopo la loro consacrazione da parte del sacerdote. Ne consegue la necessità di una custodia appropriata e sicura delle ostie consacrate dopo la Messa, utilizzate anche per portare la Santa Comunione agli ammalati. Il canone sette parla in termini apparentemente generali della riserva della Santissima Eucaristia "in sacrario". Nell'uso medievale, il termine "sacrarium" poteva indicare qualsiasi luogo per la riserva eucaristica, compresa la sacrestia. Comunque, nel contesto di Trento, si può ritenere che molti Padri conciliari intendessero per "sacrarium" il tabernacolo d'altare. Un'interpretazione che era già corrente, come si evince dal Sinodo convocato dal Cardinale Reginald Pole, Legato della Santa Sede in Inghilterra, e tenuto a Westminster nel dicembre del 1555 e gennaio del 1556. Il sinodo decretò che la Santissima Eucaristia dovesse essere custodita "o al centro dell'altare o alla sua estremità".

Il Concilio di Trento accentuò anche il ruolo dei vescovi nel realizzare le riforme ecclesiastiche e dispose la pubblicazione di libri liturgici revisionati, opera che fu condotta dai papi negli anni successivi. Tali fattori portarono ad una standardizzazione della vita liturgica, che fece sì che il nuovo modo di custodire l'Eucaristia sull'altare maggiore si diffondesse in tutto il mondo cattolico.

Gli storici si sono spesso concentrati sul contributo dato da San Carlo Borromeo (1538 - 1584) allo sviluppo dell'architettura e degli arredi sacri post-tridentini. Borromeo è stato presentato come un modello di Vescovo riformatore, ponendo in atto i decreti tridentini nell'Arcidiocesi di Milano con diligenza esemplare. Senza ridurre il ruolo di questo grande Vescovo, sembrebbe appropriato collocare il suo operato in un più ampio contesto culturale. Il tabernacolo sull'altare maggiore non fu affatto un'innovazione del Borromeo, abbiamo visto infatti che il pensiero teologico che sosteneva tale pratica era già in circolazione da diverso tempo.

Le idee del Borromeo sull'architettura sacra sono espresse in modo succinto nelle sue "Instructiones fabricae et suppellectilis ecclesiasticae" del 1577, composto da un gruppo di autori sotto i suoi auspici. Sulla questione della riserva eucaristica, le "Instructiones" si riferiscono ai decreti del primo Sinodo provinciale di Milano tenuto nel 1565, che stabiliva che in tutte le chiese in cui si custodiva il Santissimo Sacramento, compresa la Cattedrale, questo fosse collocato sull'altare maggiore, a meno che un caso di necessità o una grave ragione non lo impedissero.

L'Arcivescovo di Milano diede l'esempio trasferendo il Santissimo Sacramento dalla sacrestia all'altare maggiore della sua Cattedrale. Le "Instructiones" del Borromeo furono largamente recepite nel periodo post-tridentino, mentre vi era ancora qualche flessibilità sul luogo della riserva eucaristica. Vale la pena notare che il "Cerimoniale Episcoporum" del 1600 raccomandava che il Santissimo Sacramento non si tenesse sull'altare maggiore o su altro altare al quale il vescovo dovesse celebrare la Messa solenne o i Vespri. Tuttavia, non penso che ciò indichi una critica del tabernacolo sull'altare maggiore, come invece ritiene Christoph Jobst nel suo studio magistrale sul tema. La prescrizione non riguarda la disposizione generale della Chiesa, ma le rubriche di celebrazioni specifiche. Al massimo, si potrebbe dedurre che nelle liturgie pontificali si riflettesse l'antica consuetudine della riserva eucaristica separata dall'altare.

Il rituale romano del 1614 ha un paragrafo pertinente nei "Praenotanda" sul Santissimo Sacramento dell'Eucaristia, che recita: "Il tabernacolo sia opportunamente coperto da un baldacchino, e null'altro vi sia contenuto. Sia collocato sull'altare maggiore o su altro altare dove si possa vedere facilmente e possa così rendersi degna adorazione a questo grande Sacramento".

Anche qui c'è flessibilità sulla ubicazione del tabernacolo: può stare sull'altare maggiore o su altro altare della Chiesa che sia appropriato per la venerazione del Sacramento. Istruzioni simili si possono trovare negli atti di molti Sinodi diocesani e provinciali tenutisi nella prima metà del secolo XVII. Per esempio, il Sinodo di Costanza nel 1609 decretò che il Santissimo Sacramento fosse custodito "o sull'altare stesso, secondo l'uso romano, o alla sinistra del coro presso l'altare". In ogni modo, l'ubicazione del tabernacolo sull'altare principale secondo "l'uso romano" fu adottato gradualmente in tutta Europa come parte della Riforma tridentina.

A questo sviluppo contribuì una serie di fattori: innanzi tutto, la chiara e sicura riaffermazione del Concilio della dottrina cattolica della presenza reale di fronte alla critica protestante; secondariamente, la crescente popolarità delle devozioni eucaristiche (Benedizione col Santissimo Sacramento, processioni eucaristiche, la devozione delle Quarantore); in terzo luogo, la fioritura dell'arte e architettura barocche non solo in Europa ma in tutto il mondo cattolico, con un'attenzione speciale nell'esprimere visibilmente le verità di fede, soprattutto la presenza reale; e per ultimo, la standardizzazione dei libri liturgici dopo il Concilio di Trento, con la pratica romana presa a modello per l'intera Chiesa.

È evidente che tale sviluppo, visto nel suo contesto culturale e artistico, non ebbe inizio con il Concilio di Trento, ma fu parte di una tendenza comune nel Rinascimento e nell'architettura sacra barocca di creare uno spazio unificato, nel quale il tabernacolo sull'altare maggiore era effettivamente, secondo le parole del biografo del Giberti, "tamquam cor in pectore". 
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The Institute of Sacred Architecture, vol. 15 - spring 2009 By Diocesi Porto Santa Rufina
traduzione italiana a cura di d. Giorgio Rizzieri (12/08/2012)

venerdì 17 agosto 2012

La Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca è stata profanata, ma per tutti conta solo l'offesa a Putin

Immagine presa dal filmato
Il tribunale Khamovnichesky di Mosca, che ha condannato le tre componenti del gruppo punk Pussy Riot - Nadezhda Tolokonnikova, 22 anni, Ekaterina Samutsevich, 30 anni, e Maria Alekhina, 24 anni  - per teppismo motivato da odio religioso per aver inscenato nella cattedrale di Cristo Salvatore una "preghiera" punk anti-Putin, ha quantificato la pena in due anni di detenzione. La procura aveva chiesto tre anni di carcere. In un'aula di tribunale blindata da molti poliziotti, hanno ascoltato la sentenza anche esponenti dell'opposizione come il blogger Alexei Navalny. Tensione all'esterno del tribunale.

Le motivazioni dei giudici russi - Secondo il tribunale le componenti della band potranno correggere il loro crimine solo se verranno isolate dalla società e sconteranno la loro pena in carcere. "La corte ritiene che questi obiettivi di punizione, restaurazione della giustizia sociale, correzione delle imputate e prevenzione di reati simili possano essere raggiunti solo in presenza di una pena in carcere che venga scontata interamente" ha detto il giudice Marina Syrova. Il legali della difesa hanno già preannunciato un ricorso contro la sentenza, anche alla Corte europea dei diritti dell'uomo, già prima dell'avvio dell'udienza. Le ragazze hanno accolto la lettura della sentenza con calma, sorridendo tra loro, mentre alcuni tra i presenti hanno gridato "vergogna!".

L'ambasciata Usa a Mosca - La condanna a due anni di carcere per teppismo inflitta alle Pussy Riot per aver cantato una 'preghiera punk' contro Vladimir Putin nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca è "sproporzionata" ha scritto l'ambasciata Usa a Mosca sul suo profilo Twitter: "il verdetto di nel caso Pussy Riot appare sproporzionato" si legge. La condanna delle Pussy Riot è una rappresaglia e un atto di distruzione dimostrativa della giustizia. Lo sostiene Alexei Navalny, famoso blogger e figura di spicco dell'opposizione russa, anche lui nell'aula del tribunale Khamovnichevsky di Mosca.

Merkel concorda con con Ue - "La sentenza dura non è in sintonia con i valori della legge e della democrazia che la Russia ha sottoscritto in qualità di membro del Consiglio d'Europa", ha detto Merkel, "Una società civile dinamica e cittadini politicamente attivi sono necessari per la modernizzazione della Russia e non sono una minaccia per il Paese", ha detto la cancelliera.

Cortei dei fan in tutto il mondo - I sostenitori della band di tutto il mondo hanno in programma una serie di manifestazioni in 30 città, da Parigi a Varsavia. Lo riferisce la Radio Echo di Mosca. Il coordinamento è avvenuto in via spontanea via Facebook e sul sito web freepussyriot.org. (Fonte: Tiscali.it)

Probabilmente le tizie intendevano solo farsi pubblicità e pare ci siano riuscite alla grande. Ma il grande vespaio sollevato di tutto tien conto tranne che del vilipendio al luogo sacro, che è molto simbolico per Mosca e per la Russia, perché quella stessa cattedrale era stata selvaggiamente distrutta ed ora dovrebbe rappresentare la rinascita del cristianesimo dopo gli anni bui del regime sovietico.

E le autorità religiose ortodosse, ma anche quelle cattoliche, non hanno nulla da dire? O han detto qualcosa e i media se ne disinteressano? 

La logica del Card. Koch. Un caso preoccupante.

La logica del Cardinal Koch. Un caso preoccupante
di Alipio de Monte

Introduzione di Dante Pastorelli
Ho scritto altrove che i cardinali, specie quelli che occupan alte cariche della S. Sede, dovrebbero esporsi di meno con dichiarazioni superficiali che alla fine non tornano a favore della loro serietà e della credibilità delle istituzioni che rappresentano, mentre farebbero meglio a pregar di più, ed anche a studiar di più. E, dopo la lettura delle dichiarazioni di S. Em.za K. Koch riportate dall'Osservatore Romano del 3 agosto [lo trovate a pag. 6, mentre noi ne avevamo parlato qui], oltre a quest'auspicio avanzavo alcune  osservazioni critiche, molto semplici, da povero fedele, anche sotto forma di domanda.
  1. Il paragone Trento-Vaticano II non regge. Il fatto che il concilio di Trento non abbia pubblicato costituzioni ma solo decreti – i quali nell'ultimo concilio si differenzian per valore dalle costituzioni – notavo, è irrilevante: questi decreti sono poi stati sintetizzati in canoni in cui si afferma ed impone la retta dottrina e si condanna l'errore. Ed è proprio ciò che manca al Vaticano II: la sicurezza circa l'infallibilità dei documenti, in tutto o in parte che i canoni di un concilio dogmatico garantiscono. Ma non c'è più sordo di chi non vuol sentire. Eppure il card. Ratzinger ebbe esplicitamente a sostenere che l'ultima assise ecumenica, in quanto pastorale, si poneva ad un livello più modesto rispetto ai grandi concili dogmatici. Ma tant'è. Prevale il vano affannarsi a far del Vaticano II la summa di tutta la Rivelazione, nei due suoi due canali, Sacra Scrittura e Sacra Tradizione, e di tutto il Magistero infallibile, straordinario e ordinario. Seconda Pentecoste, nuova nascita della Chiesa. O nascita di una nuova Chiesa?

  2. Il ritrovar in Lutero la scaturigine delle critiche rivolte ad alcuni documenti del Vaticano II o a singole proposizioni d'essi da grandi teologi e storici di radicata dottrina cattolica e, talora con evitabile asprezza, da membri della Fraternità S. Pio X, è frutto o d'ignoranza o di malafede dettata da una nota posizione ideologica riaffermata con forza degna di miglior causa. E qui dobbiamo riconoscer la carenza di cultura, dando per scontata la buona fede?

  3. Ove si considerino “con occhio chiaro e con affetto “puro” tali osservazioni critiche, e nel loro contenuto e nel metodo con cui sono state elaborate e nei fini a cui tendono, appare assolutamente privo di qualsiasi consistenza, anche ad un lettore appena appena informato, il raffronto instaurato tra Lutero e gli studiosi del Vaticano II che ne metton in risalto errori o equivoci teologici ed espositivi.

    Il protestantesimo in tutte le sue forme ha distrutto pressoché totalmente la base sacramentaria della Chiesa, ha negato la sua divina costituzione gerarchica, ha negato Verità definite una volta per tutte: a queste eresie Trento ha risposto puntualmente e puntigliosamente in modo solenne a salvaguardia dell'integrità della nostra Fede.

    Lutero coi suoi discepoli e sodali, ha allontanato dalla Chiesa un enorme numero di stati e popoli ponendo a rischio la salvezza di milioni e milioni di anime. Ora, si posson riscontrar nei teologi e storici che hanno analizzato o continuano ad analizzar gli esiti del Vaticano II (cito solo i primi che mi vengon in mente: Gherardini, Pasqualucci, de Mattei, Spadafora, Lanzetta, ma il coro s'arricchisce via via di voci interessanti anche per la diversa angolazione delle loro esegesi) e nella Fraternità S. Pio X questi orrori, questi disastri, questi delitti contro la Chiesa e quindi contro Dio e contro la societas cristiana? Quali Verità negano questi eccellenti autori, quali Verità mai nega la Fraternità?

    Soffermandomi un attimo proprio sulla S. Pio X, la cui posizione è già ben distinta da quella dei professori di cui sopra per l'irregolarità canonica in cui si trova a seguito delle consacrazioni episcopali del 1988, la critica portata ad alcuni documenti conciliari, su cui oltretutto c'è ancora un dialogo in corso, è sia pur lontanissimamente paragonabile al massacro della Verità perpetrato da Lutero, Calvino e scudieri d'eresia? Il fine della Fraternità è quello di divider la Chiesa o di promuover un approfondito dibattito per far risplendere in tutta la sua luminosità la nostra Fede in cui esser confermati dal Papa e dalla Gerarchia ?

  4. Infine, se un vescovo, che Benedetto XVI ha addirittura posto a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, e che vivamente spero venga illuminato dallo Spirito Santo nell'esercizio della sua delicatissima funzione, ha affermato, con faciloneria e contro la dottrina cattolica, che fan parte della Chiesa tutt'i battezzati benché eretici e scismatici, perché la Fraternità S. Pio X, se è, come lui pensa, scismatica e magari eretica, non dovrebbe far parte del Corpo Mistico insieme a tutti gli altri eretici e scismatici? A maggior ragione, anzi, dovrebbe farne parte perché scismatica ed eretica, a meditato avviso di illustri porporati - Palazzini, Thiandoum, Cassidy, Castillo Llara, Castrillon, Oddi ecc. -  non lo è.
Questo scrivevo il 3 Agosto.
Ora mi perviene quest'analisi del dotto quanto equilibrato Alipio de Monte, di cui abbiamo pubblicato altri importanti interventi tra i quali: “Tra suppliche e appelli” e “È proprio questa la Chiesa Cattolica? Note in margine ad un volume del card. W. Kasper”. Da par suo esamina l'articolo del card. Koch, rilevandone i gravi limiti di cultura specifica e di coerenza logica.
In attesa che esca sul mio bollettino “Una Voce Dicentes” affido quest'intervento a blogs amici perché raggiunga il maggior numero possibile di lettori.
Dante Pastorelli

La logica del Cardinal Koch. Un caso preoccupante

A leggere le dichiarazioni rilasciate dall’Em.mo Card. Kurt Koch, prefetto del Consiglio per l’unità dei cristiani, all’agenzia Apic-Kipa (L’Osserv. Rom., 3 agosto [pag.6]), nasce il sospetto che fra l’eminentissimo personaggio e la logica ci sia un fatto personale. Il Cardinale vorrebbe rispondere in maniera pertinente all’ormai ampia e variegata critica conciliare; ci si prova, a dire il vero, ma con evidente esito contraddittorio. Non tenendo conto dell’articolato ventaglio in cui la detta critica si specifica senza mai diventare per questo né opposizione né prevenzione, si preoccupa di far capire a chi giudica che il Vaticano II sia stato un errore, o che qualche errore abbia insegnato, la colorazione protestante di un tale giudizio e la sua origine da Lutero. Se lo dice lui!

Quando salì sulla rocca vaticana per guidare il suddetto Consiglio, lo accompagnava la fama di uomo in situazione limite. Era l’uomo del dialogo ecumenico, che aveva tessuto una fitta rete di rapporti tra gli eredi della Riforma e le posizioni conciliari e postconciliari della Chiesa cattolica, trovandone facilmente la sintesi nella figura e nell’opera teologica di Martin Lutero. Erano queste le benemerenze che lo avevano emblematicamente collocato ai vertici di un dialogo mai venato da qualche strascico polemico e sempre pronto al riconoscimento bilaterale di Lutero “nostro comune padre nella fede”. Lutero era, dunque, per lui, così come ovviamente per ognuno degli attuali epigoni della Riforma, la cerniera sulla quale si saldava nuovamente l’infranta comunione ecclesiale. Chi l’avesse infranta e perché, non era determinante; tale era invece la saldatura dell’unità nel nome di Lutero.

Non consta che, pur non estraneo all’ambiente accademico, K. Koch brillasse per qualche monografia di alta scientificità teutonica sul grande Riformatore tedesco. Brillava, però, di infaticato impegno pastorale nel ricondurre e riproporre Lutero all’attenzione del mondo cattolico, nonostante che proprio M. Lutero, specie dal 1520 in poi, se ne fosse sdegnosamente ed acrimoniosamente distaccato. Come se l’articulus stantis et cadentis ecclesiae – cioè la giustificazione per la sola fede senza le opere – fosse una bazzecola, laddove lo stesso Lutero ne faceva una questione di vita o di morte, K. Koch profittò dell’inspiegabile rilettura che ne ripropose proprio la Chiesa cattolica in consonanza con la tradizione luterana per continuare a rilanciare il nome, l’autorità e l’attuale validità del padre della Riforma.

Evidentemente il Lutero così appassionatamente rilanciato in fase dialogante non era quello che un pur modesto Lutherforscher conosce dallo studio della Weimarana e dalle più accreditate ricostruzioni storico-scientifiche, tedesche e non solo tedesche, della vicenda del Riformatore. Era un Lutero artefatto, ricostruito sulle esigenze del dialogo ecumenico, spogliato di ogni possibile motivo di contrapposizione teologica ed irenicamente valutato.

Ora, però, chissà per quale improvviso ed inspiegabile transfert il nome di Lutero viene pronunciato non in segno di ammirazione e di richiamo al riscoperto valore delle sue posizioni, bensì nel segno della vecchia e bieca condanna: chi abbina errore e Vaticano II ripete la posizione ereticale di Lutero ed incorre nella sua stessa condanna. Se non che l’illuminante dichiarazione dell'eminentissimo personaggio non si ferma qui. Poiché la lingua batte dove il dente duole, passa di nuovo e disinvoltamente dall’immagine del Lutero ribelle, e come tale scomunicato, a quella del campione e modello nella fede e come tale meritevole dell’omaggio che, nel 2017, Chiesa cattolica e Federazione Luterana Mondiale già stanno alacremente preparando insieme. Ma allora, Eminenza, sa almeno lei a quale Lutero intende riferirsi? La sua prosa non brilla per linearità, coerenza e logica ed io che sul Vaticano II ho qualche seria riserva vorrei proprio sapere da Lei se mi rapporta al Lutero dell’Unam sanctam o a quello delle non lontane celebrazioni centenarie.

Che il suo periodare manchi di trasparenza e si risolva in un modello di superficialità è documentato dalla sua dichiarazione, nella quale tutto il fermento critico-scientifico, finalmente sviluppatosi attorno all’ultimo Concilio come premessa ineludibile di una sua obiettiva ermeneutica, è liquidato con un vago e generico riferimento ai “critici del Concilio”: a quali, visto che in cinquant’anni se ne son visti di tutti i colori e tutte le gradazioni? Si sofferma di preferenza sul rilievo di qualche errore, ma nessuno riesce a capire l’oggetto del suo rilievo; non c’è studioso che non abbia premesso le coordinate di un Concilio ecumenico in quanto tale e non ne abbia preso spunto per qualche rispettosa osservazione critica al Vaticano II; lei risponde con l’appiattimento di tutti sulla figura di Lutero, rimanendo peraltro a mezza strada fra l’ex agostiniano ribelle e “il novello Apostolo delle genti”. Evidentemente non entusiasta che qualcuno esprima valutazioni positive sul Concilio di Trento o sul Vaticano I, instaura un risibile confronto fra Tridentino e Vaticano II, fra i pochi decreti dell’uno e la mole dei 16 documenti dell’altro. Giustifica l’ecumenismo dichiarandolo “un tema non secondario” e basandolo sulla Lumen Gentium unitamente a Nostra aetate e ad altri documenti: cioè, giustificando, come da cinquant’anni, il Vaticano II col Vaticano II. Insomma, la sua dichiarazione è talmente priva di una condivisibile linea di coerenza e perfino di logica, che suscita davvero il sospetto inizialmente accennato. Ma più grave di esso è il sospetto che gli sta a monte: in quale rapporto pone le cose di cui parla e l’unità della fede e della tradizione cattolica?  

Vedi precedenti sul card. Koch e anche sulla questione ebraica: [1]  - [2]  -  [3]  -  [4] - [5]  - [6]  -  [7]

Prima messa solenne extraordinaria nella sua parrocchia di un neo sacerdote spagnolo

Una notizia che ci riempie di gioia e di speranza. Un nuovo fronte di Grazia si espande in Spagna.

Domenica 5 agosto, Padre José Manuel María del Costato di Cristo, ha celebrato la sua prima messa solenne nella sua parrocchia natale, Santa Eulalia di Meira (Moaña) nella provincia di Pontevedra.

La sua ordinazione sacerdotale è avvenuta il 1° luglio scorso nella Cattedrale di Toledo per imposizione delle mani di Mons. Braulio Rodríguez Plaza. La Santa Messa Solenne è stata celebrata secondo la forma extraordinaria del Rito Romano, forma liturgica che i Fratelli della Fraternità di Cristo Sacerdote e Santa Maria Regina [li abbiamo già conosciuti con la loro splendida esperienza] custodiscono come propria.

I testi della messa erano quelli della Messa del Carmelo, in omaggio di amore e venerazione per la Vergine Santissima per la sua protezione e il suo aiuto materno. Hanno assistito numerosi fedeli della parrocchia, insieme ai membri della Fraternità, familiari e amici della parrocchia di Arcos da Condesa, Briallos y Barro – parrocchie in cui i fratelli hanno esercitato il loro apostolato per 9 anni  –. 

La parte musicale è stata curata dal Coro Ultreia che ha interpretato i propri della messa di Nostra Signora del Carmelo e altri mottetti gregoriani. Durante la celebrazione i cori parrocchiali di Santa Mariña de Arcos da Condesa e San Cristóbal de Briallos hanno interpretato la Messa de Angelis e altri canti. [...]
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[Fonte: Fraternità di Cristo Sacerdote e Santa Maria Regina by blog Messa in Latino (traduzione mia)