L'invocazione del Santissimo Nome di Gesù è una pratica di preghiera cristiana antica e potente che consiste nel pronunciare con fede il nome del Salvatore per trovare pace, forza e protezione con brevi invocazioni, spesso frequenti. Quella già più articolata, nota come preghiera del cuore (Esicasmo) della tradizione orientale è «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore».
L’invocazione del Nome come culto”
Più che sugli aspetti generali, ci soffermiamo su quelli più specifici. Il primo è quello dell’adorazione e del culto.
Spesso le nostre preghiere si limitano alla supplica, all’intercessione e al pentimento; nulla di riprovevole in ciò, poiché è molto positivo che il Nome di Gesù venga invocato con tali fini, soprattutto all’inizio. Tuttavia, la preghiera disinteressata, gratuita, la lode offerta a Dio per la sua grandezza e gloria, l’ammirazione per le sue meraviglie, la sottomissione filiale umile, l’amore ardente e costante che desideriamo avere per Lui, la fede profonda, anche se oscura, e la speranza certa che implica il grido di Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 21, 26), devono avere la priorità.
Non sarebbe nemmeno necessario dire che l’Invocazione del Nome di Gesù deve renderlo presente nella nostra mente, affinché non si trasformi in idolatria verbale, secondo l’avvertimento dell’Apostolo: «La lettera uccide, ma lo spirito vivifica» (2 Cor 3, 6). Questa presenza di Gesù è il contenuto essenziale, la sostanza del Nome sacro, poiché il Nome rappresenta la persona di Gesù e contiene la sua parola.
Spesso le nostre preghiere si limitano alla supplica, all’intercessione e al pentimento; nulla di riprovevole in ciò, poiché è molto positivo che il Nome di Gesù venga invocato con tali fini, soprattutto all’inizio. Tuttavia, la preghiera disinteressata, gratuita, la lode offerta a Dio per la sua grandezza e gloria, l’ammirazione per le sue meraviglie, la sottomissione filiale umile, l’amore ardente e costante che desideriamo avere per Lui, la fede profonda, anche se oscura, e la speranza certa che implica il grido di Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 21, 26), devono avere la priorità.
Non sarebbe nemmeno necessario dire che l’Invocazione del Nome di Gesù deve renderlo presente nella nostra mente, affinché non si trasformi in idolatria verbale, secondo l’avvertimento dell’Apostolo: «La lettera uccide, ma lo spirito vivifica» (2 Cor 3, 6). Questa presenza di Gesù è il contenuto essenziale, la sostanza del Nome sacro, poiché il Nome rappresenta la persona di Gesù e contiene la sua parola.
