Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 19 novembre 2024

L'antifona al Communio 'Amen Dico Vobis'

Da dove viene questa antifona al Communio spesso ripetuta ma apparentemente "fuori campo" - usata per tutte le domeniche "traslate" prima dell'ultima domenica dopo la Pentecoste? Leggete questo affascinante articolo per scoprirlo, nella nostra traduzione da New Liturgical Movement. Ascolto qui. (Trovate la meditazione e il proprio di Domenica scorsa qui)

L'antifona al Communio Amen dico vobis

Nelle domeniche dopo la Pentecoste, la maggior parte dei Canti eucaristici sono tratti dai Salmi, come lo sono in effetti la maggior parte dei canti propri gregoriani durante tutto l’anno. Ci sono alcune eccezioni, tuttavia, come i due canti tratti da Giovanni 6, nella 9ª e 15ª domenica, e un altro da Sapienza 16 la 13a: “Ci hai dato il pane dal cielo, o Signore…”. Sono ovviamente scelti in riferimento all’Eucaristia, sebbene non sia mai stata un’abitudine del Rito Romano (né, in effetti, di alcun rito storico) essere costantemente ovvio nella sua scelta e disposizione dei testi liturgici, specialmente nei periodi senza un tema sovrastante come l’Avvento o il Tempo di Passione. In Quaresima, un certo numero di antifone eucaristiche sono tratte dal Vangelo del giorno, e ce n’è una anche nel periodo dopo la Pentecoste, nella terza domenica.

lunedì 18 novembre 2024

Un sospiro di sollievo per aver evitato un'elezione disastrosa

Condivido, senza particolari illusorie aspettative ma con un briciolo di speranza, in attesa degli ulteriori sviluppi e degli inevitabili effetti sull'Occidente europeo e la sua ostinata deriva antropologica e spirituale, che diventa socio-politica. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.
Aggiornamento. Sollievo di breve durata. Trascrivo il commento di un lettore : "Dopo che Biden ha autorizzato gli ucraini a usare armi letali per colpire in profondità la Russia credo si possa dire che nulla di peggio di lui e di tutto il fronte progressista può esistere. Peraltro, permettere ciò a mandato scaduto, per generare una escalation e lasciare a Trump una situazione ingestibile indica un cinismo e una totale mancanza di senso della responsabilità. Pur di danneggiare Trump e di metterlo in difficoltà non esiterebbero a scatenare una guerra mondiale. Il fronte progressista è questo. Null'altro che questo. Agli amici di sinistra auguro buon proseguimento della battaglia antifascista, anche buona rivoluzione contro il clero, la monarchia e la nobiltà. Buona permanenza nel '700. Agli altri, di raccogliere le forze e iniziare a individuare dove agisce e qual è OGGI il potere, quali sono oggi i pericoli. Trump non è il salvatore, ma certamente non può essere peggio di questi squilibrati."

Un sospiro di sollievo per aver evitato un'elezione disastrosa

Dopo aver assorbito i sorprendenti risultati delle elezioni generali del novembre 2024, la sensazione immediata è stata di sollievo. I media avevano preparato il Paese a una competizione serratissima per il presidente e il Congresso. Molti non si aspettavano un esito immediato e pensavano che i risultati sarebbero stati contestati e che ci sarebbero voluti giorni per risolverli.

Fortunatamente, i vincitori hanno ricevuto mandati chiari e la nazione è stata salvata da un'altra fonte di acrimonia. Non c'è stata violenza o aggressione.

Tuttavia, la fluidità delle elezioni non è stata la causa principale di sollievo. Le politiche radicali del ticket Harris incombevano all'orizzonte. Molti americani temevano il trionfo di politiche aggressive in materia di aborto e LGBTQ, iniziative “woke” e ulteriore caos sull'immigrazione. Temevano un'elezione socialista disastrosa in cui tutti avrebbero sofferto e la nazione sarebbe andata in rovina

Le eresie della «teologia india» e della «teologia femminista»

Dopo la recente approvazione della Messa Maya [vedi] torna di attualità il saggio di Paolo Pasqualucci sulle eresie della «teologia india». Interessante il richiamo alla tesi del teologo P. T. Weinandy OFM il quale, in un'intervista del 2019, ha sostenuto, a proposito delle eresie di Bergoglio, l'esistenza di uno "scisma papale interno" alla Santa Chiesa. Inoltre il cap. 3 analizza le eresie di questa "teologia india", propagata da preti formalmente cattolici ("Dio è duale, Padre-Madre; la Natura è divinizzata dalla Dea Madre; l'Amazzonia è luogo teologico ossia terra della Rivelazione; lo Spirito Santo ha già illuminato i pagani, la Chiesa non deve far proselitismo, non è l'unica Arca della Salvezza; la vera fonte della religione è il Mito", pp. 61-72).
Ne riprendo di seguito la Nota praevia e rimando alla trattazione più approfondita qui.
Nota previa con la quale Paolo Pasqualucci apre il saggio Instrumentum diaboli. Le eresie della “teologia india” nello “Instrumentum laboris” per l’Amazzonia, gradito da Papa Francesco, Solfanelli, 2021, pp. 5-7 – volume di 170 pagine, € 12,00, edizionisolfanelli@yahoo.it)

Lo scopo del presente contributo è soprattutto quello di fornire ai fedeli ampi materiali per poter rendersi conto dell’abisso nel quale stiamo precipitando noi cattolici, vergognosamente traditi dai propri Pastori. L’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi riunitasi nell’autunno del 2019 per discutere di una nuova evangelizzazione per l’Amazzonia [qui indice articoli], sulla base di un elaborato Instrumentum laboris, o “strumento di lavoro”, di poi informalmente approvato, anche se sempre come “strumento di lavoro” da approfondire, dal Papa nel febbraio 2020 nell’Esortazione Apostolica Querida Amazonia, ci viene a dire che dobbiamo ora venire istruiti nella “teologia india” e dare ampio spazio alle donne nella struttura gerarchica e di insegnamento della Chiesa ossia alla “teologia femminista” professata dalla gran maggioranza di loro. Queste pseudo-teologie sono e restano per ovvie ragioni un oggetto misterioso per la stragrande maggioranza di tutti noi. Quest’ignoranza favorisce l’azione eversiva di Pastori che da troppo tempo sono cattolici solo di nome, ci lascia senza difesa contro l’assalto dei nemici esterni e dei lupi travestiti da agnelli oggi pullulanti nella Gerarchia, a cominciare dai vertici. L’esposizione analitica della “teologia india” da me qui fatta, ha necessariamente implicato un’esposizione realistica delle antiche religioni amerindie, culti satanici se mai ve ne furono, sulle quali i “teologi indi” glissano alla grande, limitandosi ad elogiarle sobriamente in quanto culti della supposta “sapienza” degli antenati, da venerare per questa ragione.
Ho anche richiamato l’attenzione sulla dottrina dei c.d. “semi del Verbo” da reperirsi nelle culture e nelle religioni non cristiane [vedi anche]. Questa dottrina è stata male intesa e applicata, dal Concilio Vaticano II in poi, per giustificare le aperture indiscriminate alle altre religioni, che hanno portato alla fine, come dimostrano anche le scandalose celebrazioni del culto idolatrico della Pachamama addirittura in S. Pietro nel 2019, ad una “inculturazione” del cattolicesimo ad esse, capovolgendo il senso originario della suddetta dottrina, abbozzata da alcuni Padri Greci per favorire le conversioni a Cristo.

Mons Schneider. "La liturgia cattolica senza tempo nutre la Chiesa"

Un ampio intervento del vescovo Athanasius Schneider che mette in luce la bellezza e la verità della Liturgia dei secoli che nutre la fede cattolica. I tempi di persecuzione sono tempi di grazie speciali. Qui l'indice degli articoli sulla Traditionis Custodes e restrizioni successive. Un antidoto a quanto denunciato qui.

Mons Schneider. "La liturgia cattolica senza tempo nutre la Chiesa"

'La luce della fede cattolica' 
In questi tempi difficili e bui in cui viviamo, vogliamo ricordare la luce soprannaturale e i tesori spirituali che possediamo come dono di Dio. È la luce della fede cattolica, è il tesoro inestimabile e ineffabile della Santa Messa, che può essere visto in modo più espressivo nella sua celebrazione nella forma più antica.
Quando abbiamo la fede, quando abbiamo la Santa Messa, quando abbiamo l'Eucaristia, abbiamo tutto e non ci manca nulla. Tante generazioni di cattolici hanno vissuto una situazione di persecuzione, di emarginazione: come ad esempio durante i primi tre secoli, i cattolici durante il periodo delle leggi penali nel Regno Unito e in Irlanda, i cattolici durante la persecuzione massonica in Francia e in Messico, i gloriosi Confessori e Martiri d'Irlanda, d'Inghilterra, della Vandea in Francia, i Cristeros in Messico, i cattolici durante la persecuzione comunista in Spagna, nell'Unione Sovietica, in Cina e in altri luoghi.

domenica 17 novembre 2024

Il Vaticano ha approvato il rito Maya della messa

Avevamo già avuto più di una occasione per stigmatizzare rituali pagani celebrati nel corso di eventi o cerimonie cattoliche anche al cospetto di vescovi. Ma qui è ben più grave, siamo ad una vera e propria mutazione liturgica, all'abominio della desolazione, di cui avevamo segnalato un precedente all'epoca del Sinodo Amazzonico qui, lanciando un allarme purtroppo inascoltato. Lo osservavamo anche  registrando la proposta del Rito maya: La messa tradizionale no, ma il “rito maya” sì qui.

Il Vaticano ha approvato il rito Maya della messa

Apprendiamo da Lifesitenews che il Vaticano ha approvato il rito Maya della messa, che prevede danze rituali, donne che sostituiscono il sacerdote nell'incensazione dell'altare e la guida laica di alcune preghiere nella liturgia.

Lo ha annunciato il cardinale Felipe Arizmendi Esquivel, vescovo emerito della diocesi di San Cristobal de Las Casas in Messico, uno dei principali promotori di questo nuovo rito. Scrivendo nella sua rubrica settimanale del 13 novembre, Arizmendi ha rivelato con gioia che il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti del Vaticano ha “con l'autorità del Papa, l'8 novembre di quest'anno, concesso la tanto attesa recognitio di alcuni adattamenti liturgici per la celebrazione della Santa Messa nei gruppi etnici Tseltal, Tsotsil, Ch'ol, Tojolabal e Zoque della diocesi di San Cristóbal de Las Casas”.

Arizmendi ha scritto nella sua rubrica che l'approvazione del Vaticano è «il riconoscimento ufficiale della Chiesa con cui questi adattamenti vengono approvati come validi e legittimi». In difesa del nuovo rito ha detto: «Sono la liturgia della Chiesa, e non solo usi e costumi visti con sospetto». {Enfasi originale} 

San Tommaso di fronte alla 'dottrina del mistero'

Precisazioni in relazione alla riflessione che segue, tratta da Le Sel de la terre (n.45/2003) circa l’accezione del termine “mistero” secondo la cosiddetta teologia del mistero, sviluppata dal vaticano II. È la conclusione di una sapiente analisi delle variazioni introdotte dalla Ecclesia de Eucharistia di Giovanni Paolo II(1). Precedente nel blog qui.
Determinante per i 'teologi del mistero' rimane la identificazione dei singoli misteri e il riferimento ai rispettivi “fatti” che li contengono. Qui il discorso si sposta sulla Liturgia, che ne è l’“attuazione”. Il riconoscimento dell’importanza e della necessità assoluta della storicità dei “fatti” è fondamentale, perché è in essi che è contenuto il “mistero”. Questa accentuazione sui 'fatti' conferma l'evidente impronta storicista. Questo è solo un sommario sia pure già molto eloquente per l'essenziale; sto preparando un articolo più ampio e circostanziato anche in riferimento alla recente temuta [vedi] ma ora sembra avvenuta approvazione del rito maya, culmine del processo di decentramento e di malintesa inculturazione... ne riparleremo!

San Tommaso di fronte alla 'dottrina del mistero'

Se si vuole riepilogare in una parola la differenza tra la spiegazione di San Tommaso e quella della dottrina del mistero(2),  diremo che per il Dottore Angelico, nella Messa è offerto il Christus passus, Cristo nello stato della sua passione e che, per questa ragione,  la Messa è un sacrificio che ripresenta e applica il sacrificio della croce: essa è il sacrificio reso presente in maniera sacramentale (attraverso la doppia consacrazione). 

Per i teologi del mistero la Messa è innanzitutto la presenza dell'atto redentore, dell'azione redentrice, grazie alla liturgia.  La presenza reale non è negata, ma diventa in qualche modo secondaria. 

Il contrasto tra la posizione tomista, che si appoggia sulla presenza reale per spiegare il sacrificio, e la teologia del mistero, che si appoggia su una misteriosa presenza dell'atto redentore non è sfuggito ai nuovi teologi. Ecco come un teologo del mistero giudica l'opera del teologo tomista dom Vonier:

Costui  indipendentemente dagli studi di Maria-Laach e partendo da San Tommaso,  arrivava all'incirca allo stesso risultato  di Dom Casel. Nel suo bellissimo libro La Chiave della dottrina eucaristica   egli parla spesso della "ripresentazione  cioè  nel rendere presente in senso letterale " della morte di Cristo.  Ciononostante,  ciò non significa per lui che la presenza del Christus passus e per nulla della passio Christi,  dell'atto stesso della passione.  In definitiva,  dom Vonier si arresta proprio davanti al punto centrale della dottrina del mistero, la Mysteriengegenwart o la presenza sacramentale dell'opera redentrice nel culto della Chiesa.(3)

Di fatto è perché c'è una presenza sacramentale e del tutto reale del Christus passus,  che la Messa è un vero sacrificio e che essa "ripresenta e rinnova il sacrificio della Croce(4). Mentre il carattere oscuro delle spiegazioni della "presenza misterica", tendente a svalutare la presenza reale e sostanziale della vittima del Calvario sull'altare.  E conseguentemente, ciò può portare a conseguenze  molto distanziate dalla teologia cattolica,  come quella di una messa pretesa valida senza consacrazione.  

Finalmente,  su questo punto, c'è la posizione del dottore comune [cioè il dottore dei dottori -ndT] che è la più soddisfacente,  quella che nutre la nostra fede e la nostra devozione. 
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1. Giovanni Paolo II stesso avverte che egli si situa "nella linea dell'eredità del Giubileo lasciata alla Chiesa dalla Lettera apostolica Novo millennio ineunte e dal suo coronamento mariano Rosarium Virginis Mariae"; ci ricorda che da poco l'Eucaristia è divenuta un "mistero luminoso" (§ 6 e 62); e ci invita "ad avanzare al largo nell'oceano della storia con l'entusiasmo della nuova evangelizzazione (§ 6).
Del resto la teologia soggiacente all'Enciclica è quella del "mistero pasquale" (vedi), chiaramente evidenziato in riferimento alla Messa riformata e alla nuova teologia ed ecclesiologia dalla stessa veicolate.
2. Secondo la "dottrina del mistero" la presenza del sacrificio si realizza attraverso le parole "disseminate" nelle preghiere che evocano la Cena e il Sacrificio di Nostro Signore.  Le parole della Consacrazione sono diventate superflue, o per lo meno facoltative. È interessante notare che nell'enciclica, Ecclesia de Eucharistia, il papa dice che "la ripresentazione sacramentale del sacrificio di Cristo implica (infert in latino) la presenza reale". Secondo la teologia di San Tommaso, è il contrario: la presenza reale provoca quella del sacrificio.
3. Dom Éloi Dekkers, "La Liturgie, mystère chrétien"  p.45
4. Mediator Dei, 20 novembre 1947, n.111 [il sacrificio della Croce è perpetuamente rappresentato (Conc. Trid., Sess. 22, c. 1) e, con la sola differenza del modo di offrire, rinnovato (Conc. Trid., Sess. 22, c. 2 -ndT]

[Traduzione e note a cura di Chiesa e post-concilio]

Domenica sesta dopo l'Epifania (traslata)

Domenica VI dopo l'Epifania

Quando la Pasqua è bassa, quando cioè cade alla fine di marzo (come quest'anno) o al principio di aprile, le Domeniche di Pentecoste sono più di 24. Allora, dopo la XXIII Domenica dopo Pentecoste si inseriscono le Domeniche avanzate dopo l'Epifania, e precisamente: se sono 25, vi si inserisce la VI dopo l'Epifania; se sono 26, vi si inseriscono la V e la VI; se sono 27, vi si inseriscono la IV, la V, la VI; se sono 28, vi si inseriscono la III, la IV, la V, e la VI, così che la XXIV sia sempre l'ultima. La messa di queste quattro Domeniche è così composta: l'Introito, il Graduale, l'Offertorio e la frase Alla Comunione sono tolti dalla XXIII domenica dopo Pentecoste; l'Orazione, l'Epistola, Il Vangelo, la Secreta, e l'Orazione dopo la Comunione sono invece tolte dalle rispettive Domeniche dopo l'Epifania. Sulla Messa di oggi: Il demonio, autore del male, semina nell’ombra la zizzania che fa nascere nel campo del padre di famiglia le cattive erbe insieme al grano. La separazione necessaria si farà: se la zizzania cresce sarà gettata nel fuoco; ma bisogna aspettare il tempo della messe. Tale è la disposizione provvidenziale di Dio: la separazione dei cattivi dai buoni è rimandata alla fine dei tempi. Il giudizio spetta a Dio. Per quanto sta a noi, usiamo la bontà, la dolcezza, la pazienza verso tutti, senza distinzioni. Questa carità paziente, bisogna dirlo, non implica affatto compromessi o rinunce. Essa non è neanche orgoglio o presunzione. Da poveri uomini che costantemente hanno bisogno di perdono e di soccorso da parte di Dio, essa non è che l’umile coscienza di amare e perdonare, come Dio ama e perdona. Di seguito al testo di Guéranger trovate il proprio della Messa.

Messa
EPISTOLA (1Ts 1,2-10). - Fratelli: Noi rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, facendo continuamente memoria di voi nelle nostre orazioni, ricordandoci, davanti a Dio e Padre nostro, dell'opera della vostra fede, dei sacrifizi della vostra carità e della ferma vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, sapendo, o fratelli da Dio amati, che siete degli eletti. Infatti il nostro Vangelo tra di voi non fu solo a parole, ma anche nelle virtù e nello Spirito Santo e in molto accertamento; voi del resto ben sapete quali siamo stati fra di voi per vostro bene. E voi siete divenuti imitatori nostri e del Signore avendo ricevuto la Parola in mezzo a molte tribolazioni con la gioia dello Spirito Santo, fino a divenire modello a tutti i credenti nella Macedonia e nell'Acaia. Infatti da voi la parola di Dio si è divulgata, non solamente per la Macedonia e per l'Acaia, ma da per tutto si è propagata anche la fama della fede che voi avete in Dio, e tanto che non abbiamo bisogno di parlarne; perché la gente stessa parla di noi, raccontando in che modo siamo venuti da voi e per aspettare dai cieli il suo Figliolo, che egli ha risuscitato da morte, Gesù, il quale ci ha salvati, dall'ira ventura.

sabato 16 novembre 2024

Le molte sentite osservazioni del card. Zen sul Sinodo da poco concluso

Riprendo il commento del cardinal Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, sul Sinodo dei Vescovi, pubblicato sul suo blog, con il titolo "Il Sinodo si è concluso bene?" qui e, di seguito - sempre dalla stessa fonte - tre commenti successivi. In questa introduzione inserisco il breve commento del cardinale al primo articolo: 
"Il “sinodo” che ha discusso della sinodalità è terminato, ma la Chiesa “sinodale” ha cominciato a funzionare. Il mio articolo del 9 novembre è probabilmente troppo lungo e complicato, ma il punto principale è l’ultimo paragrafo: "Quella lunga e complicata "Conclusione del Sinodo", ora riconosciuta da Papa Francesco, ha il valore pedagogico dell'esortazione papale. D'ora in poi il cardinale Tucho, della Congregazione per la Dottrina della Fede, la tratterà come un sacro decreto per cambiare in ogni momento e radicalmente il contenuto della fede e i duemila anni di disciplina tradizionale della Chiesa. Che cosa terribile! Potete dormire stanotte? (12 novembre 2024)
Nella lettura della Messa di oggi, San Paolo ha detto al suo discepolo e successore (Tito): “... Parla parole sane e irreprensibili. La grazia salvifica di Dio è apparsa, insegnandoci a rinunciare all'empietà e all'avidità mondana e a vivere in modo sobrio, giusto e riverente in questo mondo." Gesù ha detto nel Vangelo: “Dopo che avrete fatto tutto ciò che vi è stato comandato, direte ancora: Siamo servi inutili, abbiamo fatto solo quello che dovevamo fare”. 
Qui l'indice degli articoli su altri interventi del Card. Zen e sulla questione sino-vaticana. Qui l'indice degli articoli relativi al Sinodo sulla sinodalità.

Il Sinodo si è concluso bene?

Il giorno 27 ottobre “la Sedicesima Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi” è stata dichiarata conclusa. Il Documento conclusivo è stato subito ratificato da Papa Francesco, il quale dice, perciò, che non scriverà una Esortazione Apostolica post-sinodale. Tutti hanno notato questa grande “novità”, ma non mi risultava che questa sia stata trovata “problematica”, come a me è apparsa tale. Temendo che il mio giudizio fosse erroneo a causa del mio “pregiudizio" pessimistico, non ho osato manifestarlo.

Tre articoli apparsi in seguito, che ho potuto leggere, mi incoraggiano a condividere le mie preoccupazioni con chi visita il mio blog:

Il primo è stato quello di Jules Gomes (il 1 Nov.) “The Church of Permanent Revolution”. Il secondo di Sandro Magister (4 Nov.) “Tutto, tranne che sinodale. La strana Chiesa voluta da papa Francesco”. Il terzo di S.E. Mons. Robert Barron (5 Nov.) “Some Thoughts Upon Returning from the Second Session of the Synod”.

Ecco le considerazioni che desidero condividere con i lettori:

Lasciateci tranquilli!

Nella nostra traduzione da Paix Liturgique (Lettera n.1126 del 13 novembre ) : un testo più duro del solito in questo momento di crescenti restrizioni di tutto ciò che ha a che fare con la Tradizione autentica, a partire dalla Liturgia. Ne viene fuori un quadro davvero desolante delle attuali gerarchie. E la situazione della Francia non differisce da quella di tutto l'orbe cattolico, con rare eccezioni. Qui l'indice degli articoli sulla Traditionis Custodes e successive restrizioni. 

Lasciateci tranquilli!

Alcuni dicono che i vescovi devono meritare rispetto e fiducia nel loro insieme, e che è controproducente, addirittura offensivo, pubblicizzare le loro colpe e contestarli pubblicamente in ordine alle loro mancanze. Costoro dimenticano che solo ciò che è rispettabile viene rispettato.

Apprendiamo in questi giorni dalla CEF, attraverso il messaggio inviato da mons. de Moulins-Beaufort a papa Francesco, che oltre ai rapporti tra le Chiese di Francia e d'Africa - il cui oggetto sono gli innumerevoli sacerdoti fidei donum forniti dalle diocesi africane per colmare le lacune del panorama parrocchiale francese e l'abisso della scristianizzazione, i vescovi esamineranno la missione della Chiesa in questo momento.

Lettera aperta di Mons. Joseph Strickland alla conferenza episcopale degli Stati Uniti / Cosa ci vorrà?

Riprendiamo, dal suo sito, una nuova lettera aperta del vescovo Joseph Strickland indirizzata alla Conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti (USCCB) durante l'assemblea plenaria dell'autunno 2024 a Baltimora. Qui l'indice dei precedenti. 

Lettera aperta di Mons. Joseph Strickland /
alla conferenza episcopale degli Stati Uniti: Cosa ci serve?


Cari Vescovi,
Cosa ci vorrà?

Vi riunite qui oggi, apostoli odierni, mentre la Chiesa e, di conseguenza, il mondo sono appollaiati sull’orlo di un dirupo. E tuttavia voi a cui è affidata la custodia delle anime scegliete di non dire una parola del pericolo spirituale che abbonda.

Oggi ci troviamo sull’orlo di tutto ciò che è stato profetizzato sulla Chiesa e sugli abomini che si sarebbero verificati in questi tempi, un tempo in cui tutto l’inferno attaccherà la Chiesa di Gesù Cristo e un tempo in cui gli angeli caduti dell’inferno non cercheranno più di entrare nelle sue sacre sale, ma resteranno dentro, sbirciando dalle sue finestre e aprendo le porte per accogliere un’ulteriore distruzione diabolica.

Penso che San Giuda avesse in mente uomini come molti di voi quando descrisse uomini che banchettano “insieme senza timore, pascendo se stessi, nuvole senz’acqua, portate qua e là dai venti, alberi d’autunno infruttuosi, due volte morti, sradicati, onde furiose del mare, schiumanti la loro confusione, stelle erranti…” (Giuda 1:12-13).