Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

domenica 17 agosto 2025

Mons. Viganò. Soli Secunda Numini / Omelia nell'Assunzione al Cielo di Maria Santissima

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Mons. Carlo Maria Viganò
Soli Secunda Numini
Omelia nell'Assunzione al Cielo di Maria Santissima

Conductricem te habeam
redeundi ad patriam,
ne callidus diabolus
via perturbet invidus.
Possa io averTi come guida
nel far ritorno alla patria celeste,
perché il diavolo invidioso
non ci allontani con le sue astuzie dalla retta via.
Hymn. O Maria piissima

Nella splendida antifona mariana Salve Regina preghiamo la Vergine Santissima con queste parole: Et Jesum, benedictum fructum ventris tui, nobis post hoc exilium ostende, Mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. Post hoc exilium: perché la nostra vita terrena è appunto un esilio, una lontananza forzata e dolorosa dalla casa del Padre, dal luogo dei nostri veri affetti, dalla nostra patria celeste; un esilio che rende il mondo una valle di lacrime, non solo e non tanto perché esso ci è nemico e ostile, ma perché in questa fase di prova ci è momentaneamente precluso il ritorno alla patria celeste, al luogo in cui eravamo destinati a rimanere, se i nostri Progenitori non avessero meritato di esserne cacciati a causa del peccato originale. Il mondo è anche valle di lacrime perché in questa vita dobbiamo espiare quella colpa di Adamo ed Eva che il nuovo Adamo ha riparato sulla Croce, e la nuova Eva nella Corredenzione.

Maria Santissima, nell’essere preservata per privilegio specialissimo da ogni macchia di peccato in vista dell’Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo, è stata similmente esentata dalla corruzione della carne, al pari del Suo divin Figlio, venendo assunta in Cielo in anima e corpo. Ed è in Cielo che la Vergine Madre e Regina ritrova Cristo trionfatore, assisa anch’Ella sul trono di gloria che la Santissima Trinità Le ha preparato dall’eternità. Ella è Soli secunda numini, è seconda soltanto a Dio, è l’onnipotente per Grazia.

Eppure, anche se sappiamo bene che questa è una valle di lacrime ed una fase transitoria verso la meta finale, non riusciamo a rassegnarci all’idea che anche su questa terra non sia possibile costruirci un paradiso, se non eterno, quantomeno duraturo e confortevole, nel quale anticipare in qualche modo o addirittura sostituire l’eternità beata che attende ogni anima in grazia di Dio. Questa è un’illusione infernale, un inganno che ci è teso dai tre nemici della nostra salvezza: il mondo, la carne e il diavolo. Il mondo, che ci tiene legati alle creature anziché elevarci al Creatore; la carne, che ci tiene avvinti alle false seduzioni della nostra natura corrotta dal peccato e ci impedisce di elevare l’anima alle cose dello spirito; il diavolo, che cerca la nostra dannazione offrendoci miserabili e chimerici surrogati del Vero e del Bene.

In questo folle miraggio di poter realizzare in terra ciò che possiamo conquistare solo in cielo, perdiamo di vista l’eternità per inseguire sogni effimeri e promesse ingannevoli. Alcuni, pur senza negare la vita eterna, pensano che sia possibile costruire su questa terra una nuova Gerusalemme che realizzi l’invocazione della preghiera del Signore: sicut in cœlo et in terra. Eppure, è proprio in quel come in cielo, così in terra che dovremmo comprendere che il modello cui deve ispirarsi una società che onora Cristo come proprio Re è un archetipo eterno e perfetto, mentre la sua concreta realizzazione rimane inesorabilmente provvisoria e sottoposta a prove, pericoli, tentazioni, peccati e debolezze della natura umana. Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra: non è il cielo che si deve conformare alla terra, non è Dio che deve adeguarsi all’uomo, ma viceversa: perché Nostro Signore – in quanto vero Dio e vero Uomo – è il centro del κόσμος divino, l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine di ogni cosa.

L’Assunzione di Maria Santissima al Cielo ci mostra qual è la nostra vera patria, ci riporta alla realtà; una realtà consolante e confortante, perché ci toglie l’illusione di poterci creare da noi stessi un paradiso in terra, e ci ricorda che quell’Eden dal quale siamo stati cacciati possiamo ritrovarlo solo passando da Nostro Signore Gesù Cristo – che ha detto di Sé: Ego sum ostium (Gv 10, 9) – e da Maria Santissima, Quæ sola fuisti porta per quam Christus ad hunc mundum processit, che sola fosti la porta attraverso la quale Cristo entrò in questo mondo. Il Signore e la Sua augustissima Madre sono entrambi – e indissolubilmente, per decreto divino – la via di comunicazione tra terra e cielo, tra temporalità contingente ed eternità immutabile. La stessa Santa Chiesa, unico mezzo di salvezza per l’umanità, trova nella Vergine la figura della nuova Gerusalemme, città santa cinta di solide mura che discende dal cielo (Ap 21, 1). È in Lei che essa si identifica, terribilis ut castrorum acies ordinata (Ct 6, 10), tremenda come un esercito schierato in ordine di battaglia, quæ sola cunctas hæreses interemisti in universo mundo, che da sola hai sbaragliato tutte le eresie in tutto il mondo. E la Chiesa, che nella sua compagine terrena è militante, alla fine dei tempi perdurerà trionfante per l’eternità, quando il Giudizio universale chiuderà il tempo della prova e della misericordia.

Lo scontro apocalittico tra la Donna e il Drago (Ap 12, 1) è anticipato nel Protoevangelo, dove la Vergine Santissima è costituita nemica eterna del Serpente: Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno (Gen 3, 15). E non è un caso se Satana è chiamato princeps hujus mundi (Gv 12, 31): il mondo è infatti il luogo nel quale il Signore gli permette di tentarci per metterci alla prova, e il suo principato – che non è un regno – è temporaneo e destinato alla sconfitta, già definitivamente condannato. Questa sconfitta della creatura più ribelle, orgogliosa e impura, sarà tanto più dirompente quanto essa è inflitta dalla più obbediente, umile e pura delle creature: Colei che le sozzure del mondo, della carne e del diavolo non possono nemmeno sfiorare.

Nello scorrere del tempo e nelle vicende del genere umano si compie la Storia della Salvezza che ci proietta nell’eternità e che ci mostra l’irruzione del divino nell’umano, dell’eterno nel transeunte, culminata con l’Incarnazione della Seconda Persona della Santissima Trinità in Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, primogenito di ogni creatura (Col 1, 15), nuovo Adamo. Un’Incarnazione compiutasi mediante la cooperazione della più perfetta, della più pura delle creature, chiamata ad essere Madre di Dio, la santissima Θεοτόκος. Paradisi portæ per te nobis apertæ sunt, le porte del Paradiso ci sono aperte per te che oggi trionfi gloriosa insieme agli angeli, recita un’antifona dell’Ufficio odierno. Maria Santissima ha aperto per noi le porte del Paradiso, dandoci il Suo Figlio e portando noi a Lui. Tu Regis alti janua, et porta lucis fulgida (Inno O gloriosa Domina [vedi]), tu porta del Re divino, splendente varco della Luce.

Quærite primum regnum Dei et justitiam ejus (Mt 6, 33), dice il Signore. Non è nelle cose di questa terra che il regno di Dio va cercato, perché tutto ciò che è temporale è effimero, destinato a corrompersi, a marcire, a dissolversi in polvere. Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore (Mt 6, 19-21).

Che il nostro cuore sia dunque rivolto al Cielo dov’è il nostro vero tesoro: la contemplazione beata della Santissima Trinità, insieme alla Vergine Maria e all’intera Corte celeste. È lì che Ella ci attende, perché è solo lì che si compie il nostro destino di eternità in Dio. E sarà questo contemptus mundi, questo distacco da questo mondo che ormai puzza di putrefazione – jam fœtet (Gv 11, 39) – a permetterci di essere durante la nostra vita terrena sale della terra e lievito che fa fermentare la massa, proprio perché esuli dalla patria celeste. Ed è in questo che consiste la realizzazione del Regno sociale di Nostro Signore: portare quante più anime possibile a ritrovare la via verso la casa del Padre, che aspetta il ritorno del figliol prodigo.

Invochiamo dunque l’intercessione dell’Assunta, perché ci faccia comprendere che ogni nostra battaglia terrena, ogni nostra azione in questa vita, ogni prova e ogni Grazia non può e non deve limitarsi ad una prospettiva temporale, ma deve proiettarsi verso quella patria che attende ciascuno di noi, dopo questo esilio.

Andrò a vederla un dì, in Cielo, patria mia: andrò a veder Maria, mia gioia e mio amor. Queste parole del canto popolare che intoniamo con fervore e commozione ci ricordano qual è la nostra vera patria. È con questa beata speranza, fondata sulla promessa del Salvatore e sulla potentissima mediazione della Vergine Maria, che possiamo affrontare ogni avversità presente in vista del premio che ci attende in Cielo. Perché è lì che dobbiamo tornare, sotto la guida della Stella maris.
Possa io averTi come guida
nel far ritorno alla patria celeste,
affinché il diavolo invidioso
non ci allontani con le sue astuzie dalla retta via.
E così sia.
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
15 Agosto MMXXV a. D.ñi
In Assumptione B.M.V.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Alice Lattanzi
"Avete notato anche voi questa piccola contraddizione che serpeggia nei salotti della sinistra laica? Da una parte strillano "Ma l'Italia non era uno Stato laico?" quando si parla del Giubileo dei giovani, dall'altra applaudono con commozione quando vedono fedeli musulmani pregare davanti al Colosseo, invocando solennemente "la libertà di culto come diritto costituzionale". Una doppia morale così evidente che quasi fa tenerezza, se non fosse che dietro c'è un progetto culturale ben preciso.

Quando i nostri ragazzi si radunano per celebrare la fede che ha costruito questa nazione, ecco che spuntano i guardiani della laicità a ricordarci che lo Stato deve rimanere neutrale. Ma guarda caso, questa neutralità sembra valere solo per i valori cristiani, quelli che per duemila anni hanno plasmato la nostra cultura, le nostre leggi, la nostra arte. Perché quando si tratta di altre religioni, improvvisamente diventano tutti difensori del pluralismo religioso e del dialogo interreligioso.
Non è difficile capire il meccanismo: la cristianità rappresenta per loro l'ostacolo principale alla trasformazione antropologica che hanno in mente. I valori cristiani sulla famiglia, sulla vita, sulla dignità umana sono incompatibili con la loro agenda progressista. Quindi la strategia è semplice: delegittimare tutto ciò che sa di cristiano appellandosi alla laicità dello Stato, mentre si fa spazio ad altre forme di religiosità che, guarda caso, non mettono in discussione i loro dogmi moderni.
L'ipocrisia diventa palese quando vedi gli stessi che protestano per una croce nelle scuole pubbliche commuoversi davanti a una preghiera islamica, trasformandola in un simbolo di resistenza contro il razzismo. Come se la libertà di espressione religiosa fosse un diritto a geometrie variabili, da concedere o negare a seconda dell'utilità politica del momento. E noi, da brave pecore, dovremmo stare zitti e accettare questa morale laica che in realtà di laico non ha proprio niente, ma è solo un'altra forma di integralismo mascherato da tolleranza.

Ma la verità è che questi paladini della laicità non sopportano semplicemente che esistano ancora dei giovani disposti a mettere Dio al centro della propria vita, invece che i loro idoli di cartapesta".

Anonimo ha detto...

Il moderno laico italico è europeista, perciò privo di barlumi di logos. Reputa debole chi crede al crocefisso e pensa al cristiano come un impegnato nel sincretismo che annulla Cristo nel progresso che verrebbe da geni e statisti come la Von der Leyen o Draghi.

Anonimo ha detto...

Leone XIV promuove il vescovo indiano che ha usato "Poorna Kumbham" indù all'Eucaristia -
https://www.gloria.tv/post/y8q4Y31qJ2N71pNuD84KUpTPH

Anonimo ha detto...

Et il y a encore des "traditionalistes" qui se font des illusions sur "Léon XIV", version soft de Bergoglio ?

Anonimo ha detto...

Che il Pontefice predichi in latino... mi sembra troppo. Non esageriamo.

Anonimo ha detto...

Così il governo in ostaggio si è piegato all'idolo vaccinale, scrive Zambrano su NBQ.
Questa commissione Nitag azzerata dal ministro Schillaci è la prova che il governo Meloni non è libero di muoversi, ma deve render conto a qualcuno più in alto.
l'Italia, se mai ci fu, è una marionetta, malgrado Lega e FDI cerchino di arginare la marea viscida che affonda questo disgraziato Paese.
La scienza, diventata fede, è il nuovo idolo di questi burattini.
Dopo questo passo, un ministro della Repubblica dovrebbe trarne le conseguenze.
L'aria in Italia e in Europa si è fatta irrespirabile, ma non per causa del cambiamento climatico.

Anonimo ha detto...

In estrema sintesi i modernisti vanno avanti perché hanno occupato gli edifici che contano.
La Chiesa è altrove. E Dio solo sa dove sia questo altrove.

Anonimo ha detto...

18 agosto, Sant’Elena Imperatrice, Vedova.

“A Roma, sulla via Labicana, sant’Elena, madre di Costantino Magno, piissimo Imperatore, il quale per il primo diede agli altri Principi il nobile esempio di difendere ed ampliare la Chiesa”.
Per la premura che voi aveste nel trarre dalle rovine in cui stava nascosta la santa Croce di Gesù Cristo, e per lo strepitoso miracolo dell’immediato e perfetto risanamento di un moribondo con cui il Cielo benedisse i vostri desideri, perchè si distinguesse da tutti gli altri il legno della comune redenzione, otteneteci, o incomparabile sant’Elena, di non gloriarci mai d’altro se non che della Croce di Gesù Cristo, e di portare con santa rassegnazione la croce dei patimenti. Così sia.

Anonimo ha detto...

Sur le blog d'Aldo Maria Valli, excellent papier de Chris Jackson, « La logica modernista e il trucco postconciliare. Tutto come prima ».

Prevost ? « Il declino gestito continua »…

https://www.aldomariavalli.it/2025/08/18/opinione-la-logica-modernista-e-il-trucco-postconciliare-tutto-come-prima/

Anonimo ha detto...

Domanda : Ma questo Orazio Schillaci non e' quel medico gia' presente nella viremia che ricevette il Comitato per le Cure Domiciliari dell'avvocato napoletano Erich Grimaldi durante la viremia dal cui incontro non scaturì alcunche' ? Questo mi pare di avere
letto dalle cronache del tempo.
Da Wikipedia:
Nel 2020 viene nominato dal ministro della salute Roberto Speranza membro del comitato scientifico dell'Istituto superiore di sanità.

Anonimo ha detto...

Da Wikipedia:
"Nel 2020 viene nominato dal ministro della salute Roberto Speranza membro del comitato scientifico dell'Istituto superiore di sanita'."
Commento : se tanto mi da' tanto : aspetta e spera................
Cari italiani rimasti,facciamo finta che abbiamo scherzato.