Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 16 maggio 2026

Cosa non può fare l'IA

Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.
Cosa non può fare l'IA

Per molto tempo ho riflettuto su come affrontare l'IA. Circolano alcune obiezioni molto valide su questo nuovo mezzo, specialmente per quanto riguarda i minori. Ma in qualche modo questa discussione non sembrava arrivare al nocciolo della questione che, secondo me, è come l'IA stessa, manca di profondità.

So che l'intelligenza artificiale può essere dannosa per i minori, ma può essere terribile anche per gli adulti. C'è qualcosa di profondo e misterioso all'interno di queste applicazioni basate su algoritmi che nessuno comprende appieno. Per una indagine compiuta, l'intelligenza artificiale è inutile. Abbiamo bisogno di qualcosa di personale e umano per comprendere l'aggressività che percepiamo da questa innovazione in rapida evoluzione che sta invadendo ogni aspetto delle nostre vite.

Il bisogno di riflettere
Così mi sono fermato, mi sono disconnesso da tutto e ho riflettuto su questa rivoluzione dell'IA. Volevo fare ciò che l'IA non può fare: pensare e riflettere. Avevo bisogno di allontanarmi dal caos di tanti commenti e clamore. Volevo soprattutto evitare di chiedere all’IA cosa ne pensasse dell’IA.

Mi ci è voluto un po’ di tempo per staccare la spina, ma a poco a poco sono emerse alcune idee che mi hanno aiutato a formulare una risposta che richiederebbe diversi più saggi per essere sviluppata. Ho utilizzato anche gli appunti delle riunioni del pensatore brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira su questo argomento, quando era ancora agli albori negli anni Ottanta. Questa riflessione silenziosa ha dato il via a considerazioni che spero possano contribuire al dibattito sul recupero della nostra umanità.

Esercitare le nostre facoltà più elevate
In effetti, penso che confrontarsi con l’IA significhi anzitutto ritrovare la nostra umanità. Dobbiamo ripensare il modo in cui ci rapportiamo alla tecnologia, soprattutto ora che sta dominando settori della nostra epoca e della nostra cultura.

Vorrei iniziare dicendo che non ho alcun problema con il fatto che le macchine svolgano lavori estenuanti e noiosi. La tecnologia ha sempre aiutato in questi compiti. Mi dicono che l'IA può svolgere alcuni di questi compiti. Tuttavia, ritengo che i problemi legati all’intelligenza artificiale vadano ben oltre la semplice esecuzione di compiti ripetitivi. L’intelligenza artificiale si intromette in ambiti che non le competono.

Siamo esseri compositi fatti di corpo e anima. L'elemento più importante è l'anima. Esercitiamo le facoltà più elevate dell'anima attraverso il ragionamento, la riflessione e il giudizio.

L'uso di queste funzioni dovrebbe, a sua volta, orientare e guidare la volontà verso ciò che è buono, vero e bello. Dimostriamo la nostra umanità più autentica quando mettiamo in pratica queste facoltà superiori dell'intelletto e della volontà, che spesso richiedono tempo per svilupparsi. Al contrario, ci abbandoniamo e sviliamo la nostra umanità quando cediamo alla nostra immaginazione sfrenata, alle nostre sensibilità e alle nostre passioni.

Sostengo che l'IA tenda a soppiantare i compiti speculativi, riflessivi e contemplativi che definiscono la nostra umanità. Essa favorisce enormemente l'immediato, il superficiale e l'esercizio della fantasia.

Intemperanza frenetica
Questo attacco al pensiero non è una novità. La rapidità della nostra società industriale impone da tempo un ritmo di vita brutale. Ha generato una repulsione per la riflessione, una superficialità di pensiero e un progressivo logoramento di tutto ciò che è più umano.

Questi fattori hanno favorito quella che potremmo definire una «frenetica intemperanza», dando origine a individui che esigono una gratificazione immediata, a qualsiasi costo, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, a prescindere dalle conseguenze.

Credo che l'intelligenza artificiale prenda questi processi, avviati dal mondo industriale e da quello online, e li intensifichi. Accelerandoli li potenzia all'inverosimile. Con l'intelligenza artificiale, siamo costretti a correre sempre più veloci e senza fiato per stare al passo con la valanga di dati e interazioni che ci impone. L'intelligenza artificiale sforna dati approssimativi, dialoghi insipidi e commenti artificiali senza fine che la nostra pigrizia non si prenderà la briga di correggere, né le nostre menti cercheranno di elaborare appieno.

Non posso fare a meno di pensare che questa azione costituisca una forma di violenza contro la nostra umanità. La rivoluzione dell’intelligenza artificiale accelera il ritmo della vita al punto da minacciare di distruggere quei processi di pensiero naturali che ci aiutano a condurre un’esistenza serena e riflessiva. Ci priva della possibilità di pensare e meditare, sostituendole con distrazioni accessibili con un semplice clic del mouse.

Cosa non può fare l'IA
Alcuni potrebbero trovare nell'intelligenza artificiale degli impieghi che ritengono vantaggiosi. Il mio commento non riguarda ciò che l'intelligenza artificiale è in grado di fare. Non intendo entrare in questo dibattito sulla sua utilità, perché gran parte del panorama popolare dell'intelligenza artificiale consiste in centinaia, migliaia di ore sprecate in futilità che riempiono la vita di così tante persone: risposte immediate, video banali e relazioni virtuali. Ciò che l'intelligenza artificiale può fare è oscurare gran parte di ciò che è importante nella vita.

Mi interessa quindi soprattutto ciò che l'intelligenza artificiale non è in grado di fare. Dio ci ha creati per riflettere, interrogare, meditare e analizzare, affinché potessimo conoscerlo, amarlo e servirlo meglio. Ciò che non possiamo aspettarci dall'intelligenza artificiale è che stimoli quelle facoltà superiori dell'anima che ci spingono a cercare il nostro fine ultimo in Dio. Questi compiti rimarranno incompiuti.

Non possiamo quindi aspettarci che la cultura prosperi. Josef Pieper scrive che il tempo libero dedicato a pensare, riflettere e celebrare insieme ciò che Dio ci ha donato costituisce il fondamento della cultura. «Se non ritroviamo l’arte del silenzio e dell’intuizione, scrive Pieper, la capacità di non fare nulla, se non sostituiamo i nostri frenetici divertimenti con il vero tempo libero, distruggeremo la nostra cultura e noi stessi».

Questo tempo trascorso in silenzio e contemplazione favorisce la capacità di percepire la realtà del mondo e, soprattutto, le cose sublimi del Creato. In effetti, la religione nasce proprio da questo tempo libero. Pieper conclude che «la più grande minaccia alla nostra capacità di contemplazione è l’incessante produzione di stimoli dozzinali e vuoti che uccidono la ricettività dell’anima».

In un mondo dominato dall’IA, tali attività sono considerate inutili. Non rientrano nei suoi algoritmi o nelle sue sessioni di chat. Ma sono proprio queste le cose che rendono la vita degna di essere vissuta. Non voglio vivere in un mondo guidato dall’IA senza riflessione e stupore.
John Horvat - Fonte: The Imaginative Conservative,19 aprile 2026. Traduzione a cura di T.F.P. – Italia.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Una tendenza obbrobriosa della maggior parte dei siti cattolici è la presenza sempre più ingombrante di immagini prodotte dalla IA. Si può capire perché vengono usatie: facilità di produzione, che elimina il tempo passato a ricercare immagini; costo zero di fronte al copyright di immagini non IA; apparente attinenza con l'argomento dell'articolo e chi più ne ha più ne metta.
Ma non tutto è oro quel che luccica... Stile: esattamente quello delle pubblicazioni dei Testimoni di Geova e dei Mormoni oppure... dei recenti calendari salesiani. Atmosfera: sempre drammatica, con colori caldi troppo accesi, tenebrismo, occultismo. Ripetitività. Banalità. Mancanza di verità. Bruttezza. Caratteristiche tutte che sono l'esatto contrario di un invito alla lettura... Illustrano l'articolo? No.
Articoli anche ben fatti e interessanti vengono così squalificati. E "sporcati" da tali immagini.
Ancora peggiore sul lettore è l'effetto quando tali immagini IA vengono usate da siti cattolici "amanti della Tradizione". Con la ricchezza di duemila anni circa di iconografia cristiana, di architettura, con la bellezza di alcune liturgie, di arte in genere e, infine, con l'abbondanza di immagini non protette da copyright e facilissimamente reperibili, è davvero necessario ricorrere all'IA per "abbellire" gli articoli?

mic ha detto...

Sono d'accordo. Di solito non le uso. Questa è quella scelta nell'originale condiviso.

Anonimo ha detto...

Situazioni esilaranti e deliranti attorno alla cosiddetta AI, che a chiamarla “intelligenza” si fa offesa a quella vera della lumaca. Ovvio che, come in altri contesti, lo scopo ultimo di questa terrificante mistificazione è stato raggiunto. Qualche giorno fa ho visto un professionista che svolge un lavoro intellettuale interrogare la AI per chiedere il volume di una vasca di metri 5x5x4 e poi, soddisfatto, affermare “finalmente l’uomo ha creato qualcosa di infinitamente superiore alla mente umana !...”. Invece l’infinitamente andrebbe attribuito alla stupidità umana.
Proporrei agli estensori di questi vaneggiamenti di fare alla superdotata AI le seguenti tre domande, scelte tra una varietà innumerevole di proposte:
1. Illustre AI, potrebbe elaborare una teoria scientifica che finalmente riunifichi le quattro forze fondamentali della natura, dopo quasi cento anni di tentativi inutili da parte dei fisici ?
2. Esimia AI, potrebbe trovare la formula chimica di un farmaco che, senza alcuna controindicazione, abbatta qualsiasi forma di tumore con una sola somministrazione ?
3. Insigne AI, riuscirebbe a proporre una forma di Stato ed una struttura amministrativa che impedisca agli imbecilli di salire ai vertici del potere ?
Attendiamo ansiosi le risposte.
Claudio Gazzoli

E.P. ha detto...

L'IA è solo l'ultimo arrivato nel Pantheon delle divinità contemporanee. Tutti credono che l'IA sia un essere senziente, che produca sempre e solo mirabolanti novità, che sia insostituibile.

L'uso dell'IA si è affermato solo perché la pigrizia mentale, la creduloneria e l'ignoranza crassa non sono esclusive del popolo bue.

Anonimo ha detto...



La AI non è predisposta per dare una risposta a quei quesiti. Serve però a molto altro oltre l’utilizzo ridicolo e infantile di costruire immagini per scoop virtuali o cose di questo genere. Consente ad esempio l’utilizzo di enormi database che racchiudono la maggior parte dei dati già disponibili velocizzando al massimo i tempi necessari a una qualsiasi ricerca. Accelera in questo modo la ricerca scientifica simulando scenari complessi. Svolge compiti che vanno ben oltre le capacità umane, identificando schemi nascosti e guidando nuove scoperte. Nel campo della biologia prevede la struttura tridimensionale delle proteine, rivoluzionando lo sviluppo di nuovi farmaci. Inoltre, accelera il sequenziamento del DNA e individua marcatori precoci per malattie genetiche complesse. Progetta e testa virtualmente nuovi materiali, come leghe avanzate o componenti per le energie rinnovabili, in tempi ridotti rispetto ai test di laboratorio tradizionali. Il rovescio della medaglia è che eliminerà tutte le mansioni ripetitive e non solo fin qui assegnate a un essere umano. Un esempio tra i tanti è la creazione dei sottotitoli multilingue nei filmati cinematografici e televisivi. Ma siamo soltanto agli inizi.

Anonimo ha detto...

Falso, pure questa è mistificazione della realtà. Non fa NULLA di più di ciò per cui è stata programmata. Non è in grado (e non lo sarà mai) di creare, intuire, in una parola utilizzare la nostra intelligenza profonda. Fa solo, a velocità miliardi di miliardi di volte superiori a quelle umane, tutto ciò che un uomo sarebbe in grado di trovare sulla base di precedenti risultati.
ho provato ad interrogarla su argomenti semplici, apparentemente banali; dice solo un mare di "stronzate".
Claudio Gazzoli

Anonimo ha detto...

La realtà supera ogni fantasia distopica. Leggete questi articoli:

https://vanthuanobservatory.com/2026/04/13/perche-lintelligenza-artificiale-interpella-la-dottrina-sociale-della-chiesa/

https://vanthuanobservatory.com/2026/04/14/la-pascendi-e-la-scomposizione-algoritmica-del-logos/

https://vanthuanobservatory.com/2026/04/20/lidolo-nel-silicio-due-principi-primi-due-destini/

https://vanthuanobservatory.com/2026/05/14/cosa-succede-quando-si-addestra-un-sistema-di-ia-ad-essere-empatico-ed-inclusivo/