Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 10 settembre 2026

Leone XIV dà ragione ai “profeti di sventura”: la Chiesa ha forse abbandonato il regno di Cristo?

Nella nostra traduzione da Remnant News paper. Si supponeva che i “profeti di sventura” si sbagliassero. Ma se avessero visto esattamente dove il Concilio Vaticano II stava conducendo la Chiesa? L'ultima catechesi di Leone XIV, su Gaudium et Spes, rivela una Chiesa sempre più preoccupata per l'acqua, la povertà, l'inquinamento e la pace terrena, mentre l'antica proclamazione cattolica di Cristo Re è silenziosamente scomparsa.

Leone XIV dà ragione ai “profeti di sventura”: la Chiesa ha forse abbandonato il regno di Cristo?

Il 2 settembre, Leone XIV ha iniziato il suo ciclo di lezioni di catechismo sulla Costituzione pastorale del Concilio Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et Spes. Curiosamente, ha aperto la sua catechesi invocando il rifiuto da parte di Giovanni XXIII dei “profeti di sventura”.
«Giovanni XXIII, già nel suo discorso inaugurale dell'11 ottobre 1962, aveva cercato di contrastare i "profeti di sventura" che, "pur ardendo di zelo per la religione [...] vanno in giro dicendo che i nostri tempi, se paragonati ai secoli passati, sono del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia" (Discorso Gaudet Mater Ecclesia [vedi], 11 ottobre 1962, 4.2). Da qui il compito affidato ai Padri conciliari: "Nell'attuale stato degli eventi umani, in cui l'umanità sembra entrare in un nuovo ordine di cose, bisogna piuttosto vedere i misteriosi disegni della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l'opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative, e che, con saggezza, dispongono tutto, anche le vicende umane avverse, per il bene della Chiesa" (Gaudet Mater Ecclesia, 4.4).»
Nel corso dei decenni si è discusso a lungo sul significato esatto delle parole di Giovanni XXIII. C'è chi ha ipotizzato un suo rifiuto degli ammonimenti della Madonna di Fatima. Qualunque fosse l'intento di Giovanni XXIII, la singolare scelta di Leone di citare questo passo è evidentemente diretta contro i profeti di sventura di oggi: i cattolici tradizionalisti. In effetti, queste parole di Giovanni XXIII sono molto più applicabili ai cattolici tradizionalisti di oggi che a qualsiasi "profeta di sventura" precedente al Concilio, perché i nostri tempi sono, di fatto, "nettamente peggiori" rispetto ai secoli passati.

Leone ha proseguito introducendo il concetto che la condivisione della nostra umanità da parte di Nostro Signore è l'ispirazione alla base dell'appello della Gaudium et Spes alla Chiesa affinché partecipi ai sentimenti dell'umanità, specialmente di coloro che sono poveri e afflitti:
Tre anni dopo, la promulgazione della Gaudium et Spes riconobbe in questo discernimento un elemento essenziale della natura della Chiesa, descrivendone il carattere pastorale come costitutivo; da qui la definizione di "Costituzione pastorale". Non si tratta di ingenuo ottimismo, ma di una rinnovata fedeltà al Mistero di Cristo che, incarnandosi, sceglie di condividere la nostra vita: si è reso «in tutto simile ai fratelli» (Eb 2,17; cfr 4,15) e si è caricato delle conseguenze del peccato, morendo «in riscatto per tutti» (1 Tim 2,6). Tale condivisione con l'umanità è la via che Cristo chiede alla Chiesa; perciò la Costituzione conciliare Gaudium et Spes si apre dichiarando che la Chiesa fa proprie «le gioie e le speranze, i dolori e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono» ( GS 1).
Come per tanti altri aspetti del Concilio Vaticano II, si insinua erroneamente la falsa convinzione che Giovanni XXIII e il suo Concilio abbiano in qualche modo scoperto qualcosa di nuovo ed essenziale sulla Fede, come se le generazioni passate di cattolici non avessero compreso il cammino che la Chiesa è chiamata a seguire da Cristo. Si potrebbe avere l'impressione che la Chiesa abbia fino ad allora ignorato la vita umana, ma questa retorica è tanto falsa quanto offensiva.

Leone ha poi proseguito criticando coloro che si mostrano passivi e indifferenti di fronte agli eventi attuali:
«È una condivisione che ci chiama a uscire da ogni passività e indifferenza dinanzi agli avvenimenti che accadono, alla storia e alla vita delle persone, soprattutto dinanzi al cambiamento rapido e profondo che oggi sperimentiamo. Non è possibile restare spettatori disinteressati, occorre invece ascoltare con il cuore, lasciarsi interpellare, farsi coinvolgere. Con Cristo e sorretti dalla forza del suo Spirito, i credenti sono chiamati a farsi carico delle difficoltà dei fratelli, soprattutto di coloro che sono schiacciati dall’ingiustizia, dalla discriminazione, dalla violenza. Infatti, solo nella condivisione e nell’impegno è possibile arrivare a risposte adeguate, sempre sorretti dalla certezza che «le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi» (Rm 8,18). In tal senso, la prossimità verso l’umanità apre a una lettura più profonda degli avvenimenti e della stessa Rivelazione e, nella medesima prospettiva, Gaudium et spes richiama il «dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo» (GS 4).
Vi è un sottile suggerimento che la Gaudium et Spes contrasti una certa tendenza dei cattolici a dimenticare che la Chiesa dovrebbe prestare attenzione alle preoccupazioni dell'umanità. Ma questa critica è generalmente motivata dal presupposto che la cura della salvezza eterna delle anime sia meno importante o urgente del provvedere ai bisogni materiali. Pertanto, quando Leone afferma che non dobbiamo "rimanere spettatori passivi" di fronte a "ingiustizia, discriminazione e violenza", intende veramente dire che fermare questi mali è più importante che diffondere la verità cattolica.

Questo approccio si discosta radicalmente dal modo in cui la Chiesa effettivamente pensa ai mali della società. Come esempio di vero insegnamento cattolico, possiamo guardare all'enciclica di Pio XI del 1937 sul comunismo ateo, Divini Redemptoris. Dopo aver affermato che questo grande male «mira a sconvolgere l'ordine sociale e a minare le fondamenta stesse della civiltà cristiana», Pio XI ha esposto la risposta cattolica:
«Di fronte a tale minaccia la Chiesa Cattolica non poteva tacere e non tacque. Non tacque specialmente questa Sede Apostolica, che sa essere sua specialissima missione la difesa della verità e della giustizia e di tutti quei beni eterni che il comunismo misconosce e combatte. Fin dai tempi in cui i circoli colti pretesero liberare la civiltà umana dai legami della morale e della religione, i Nostri Predecessori attirarono l’attenzione del mondo apertamente ed esplicitamente alle conseguenze della scristianizzazione della società umana»
Qui possiamo vedere che la Chiesa deve combattere i mali di ogni epoca difendendo la verità e opponendosi alla scristianizzazione della società. Se qualcuno avesse suggerito a Pio XI che il modo migliore per affrontare i mali della società fosse semplicemente incoraggiare gli uomini ad ascoltarsi a vicenda, probabilmente ci avrebbe ricordato che sarebbe un grave male per la Chiesa cattolica offrire rimedi puramente naturali a problemi spirituali.

Cosa ci offre dunque Leone oggi? La sua intenzione di preghiera di settembre ci offre uno scorcio sulla profondità del suo pensiero e della sua premura:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Signore della Vita, ci hai donato l’acqua, fonte di fecondità, freschezza e speranza. Essa disseta, feconda la terra e cura le ferite. Ti ringraziamo perché l’acqua è anche simbolo della tua grazia e del tuo amore, che ci rinnovano attraverso il Battesimo. Oggi ti chiediamo di insegnarci a custodirla con gratitudine, giustizia e responsabilità. Perdonaci per averla trasformata in merce, dimenticando che è un dono universale, un diritto senza confini, destinato a tutti i tuoi figli. Guardiamo con dolore tanti fratelli e sorelle senza acqua potabile, che percorrono chilometri per trovarla, e si ammalano per la sua scarsità. Fa’ che il tuo Spirito ci renda pellegrini dell’essenziale, capaci di vivere con sobrietà, di denunciare lo spreco e l’inquinamento, di difendere il diritto di ogni persona a bere senza paura, senza disuguaglianze. Che la nostra cura per l’acqua sia segno di amore per il Creatore e impegno per la vita dei più poveri, educando le nuove generazioni a valorizzare e proteggere le risorse della Terra. Amen.
E che dire di Cristo Re?
La Chiesa si trova ad affrontare un'apostasia di massa, che conduce le anime all'inferno e offende Dio in modo incommensurabile, e il sedicente successore di San Pietro invita tutti i cattolici a implorare la grazia di Dio affinché si possa salvaguardare l'acqua con giustizia. Invece di combattere i mali del mondo, questa pubblica derisione dell'autorità morale della Chiesa non fa che aggravarli.

Tornando alla catechesi di Leone, dobbiamo riconoscere che egli non esclude completamente Dio. Tuttavia, come possiamo vedere dalle sue parole riportate di seguito, il suo messaggio pone il Vangelo al servizio dell'alleviamento dei mali materiali, piuttosto che spirituali:
«La solidarietà cristiana ci impegna a confrontarci con la realtà e anche a smascherare le contraddizioni che caratterizzano la vita personale e sociale nel mondo contemporaneo: ad esempio, il progresso scientifico e tecnologico, che offre costantemente nuove possibilità, ma solo ad alcuni, e che gli esseri umani non sempre riescono a 'sottomettere... al [proprio] benessere'; o una più chiara comprensione delle 'leggi della società', accompagnata però da incertezze 'sulla direzione da dare' loro; o ancora, una maggiore abbondanza di 'ricchezza, risorse e potere economico', che, purtroppo, oggi come ai tempi del Concilio, lascia 'una grande parte dei cittadini del mondo... ancora tormentata dalla fame e dalla povertà' (GS 4); o la consapevolezza condivisa che il futuro del pianeta è in gioco, unita all'incapacità di rinunciare al consumo egoistico e all'illusione che la guerra sia un mezzo efficace per costruire la pace» .

«In un'epoca segnata da profondi cambiamenti, che generano preoccupanti squilibri, la Chiesa è chiamata a servire la persona umana, ascoltando e accogliendo le domande più profonde del suo cuore e le aspirazioni che vi dimorano, indicando Cristo come “la chiave, il punto focale e la meta di… tutta la storia umana” (GS 10). Perciò, nella Chiesa, a ogni livello e in ogni epoca, è necessario realizzare la kenosi misericordiosa di Cristo, il quale “non considerò l’essere uguale a Dio una cosa da conservare gelosamente, ma spogliò se stesso, assumendo la forma di servo… e facendosi obbediente fino alla morte, alla morte di croce” (Fil 2,6-8)».
L'idea generale è che i cattolici dovrebbero imitare il sacrificio di Nostro Signore per poter proteggere meglio il pianeta e costruire una pace senza Dio, senza mai perdere di vista la necessità di salvaguardare la purezza dell'acqua.

Come visto sopra, si tratta di un completo ribaltamento delle idee della Divini Redemptoris di Pio XI. Si oppone inoltre in modo fondamentale all'enciclica Quas Primas del 1925 dello stesso papa su Cristo Re :
«Nella prima Enciclica che, asceso al Pontificato, dirigemmo a tutti i Vescovi dell'Orbe cattolico — mentre indagavamo le cause precipue di quelle calamità da cui vedevamo oppresso e angustiato il genere umano — ricordiamo d'aver chiaramente espresso non solo che tanta colluvie di mali imperversava nel mondo perché la maggior parte degli uomini avevano allontanato Gesù Cristo e la sua santa legge dalla pratica della loro vita, dalla famiglia e dalla società, ma altresì che mai poteva esservi speranza di pace duratura fra i popoli, finché gli individui e le nazioni avessero negato e da loro rigettato l'impero di Cristo Salvatore.
Pertanto, come ammonimmo che era necessario ricercare la pace di Cristo nel Regno di Cristo, così annunziammo che avremmo fatto a questo fine quanto Ci era possibile; nel Regno di Cristo — diciamo — poiché Ci sembrava che non si possa più efficacemente tendere al ripristino e al rafforzamento della pace, che mediante la restaurazione del Regno di Nostro Signore.
Frattanto il sorgere e il pronto ravvivarsi di un benevolo movimento dei popoli verso Cristo e la sua Chiesa, che sola può recar salute, Ci forniva non dubbia speranza di tempi migliori; movimento tal quale s'intravedeva che molti i quali avevano disprezzato il Regno di Cristo e si erano quasi resi esuli dalla Casa del Padre, si preparavano e quasi s'affrettavano a riprendere le vie dell'obbedienza».
Se vogliamo la pace e la fine dei mali attuali, dobbiamo restaurare il regno di Cristo Re. Concentrandosi invece sulla pulizia e la disponibilità dell'acqua, Leone ci dice chiaramente di non avere alcun interesse nel regno di Cristo Re.

I “profeti di sventura” avevano ragione 
Ma sarebbe un errore incolpare Leone di tutto ciò, poiché si sta comportando da figlio leale della rivoluzione del Concilio Vaticano II. Per comprenderlo, basta considerare il modo in cui padre Yves Congar ha descritto il Concilio, compresa la Gaudium et Spes :
«Con la Dichiarazione sulla libertà religiosa, con la Costituzione pastorale Gaudium et spes, Sulla Chiesa nel mondo contemporaneo – un titolo significativo! – la Chiesa del Concilio Vaticano II si è apertamente collocata nel mondo pluralista di oggi; e, senza rinnegare nulla di grande che possa esserci stato, ha reciso le corde che la tenevano ancorata alle rive del Medioevo. Non si può rimanere bloccati in un particolare momento storico. Monsignor Lefebvre parla del "Regno di Nostro Signore Gesù Cristo sulle persone, sulle famiglie e sulle società civili". Si sarebbe detto che a parlare fossero Pio X o Pio XI.» (Congar, La sfida alla Chiesa: il caso dell'arcivescovo Lefebvre)
Congar scrisse queste parole in opposizione all'arcivescovo Marcel Lefebvre, il quale ovviamente insisteva nel seguire le idee dei papi pre-Vaticano II, come Pio XI. In effetti, con l'ultima frase, Congar derideva l'arcivescovo Lefebvre per il modo in cui riprendeva le idee di Pio X e Pio XI.

Questo ci riporta all'idea con cui Leone ha iniziato la sua catechesi. Non c'era una vera ragione per cui dovesse citare le parole di Giovanni XXIII sui "profeti di sventura" in un messaggio sulla Gaudium et Spes. A quanto pare, l'unico scopo era quello di ricordarci la stessa idea che Congar aveva sottolineato cinquant'anni prima: "senza rinnegare nulla di grande che possa esserci stato, [la Chiesa] ha tagliato le corde che la tenevano ancorata alle rive del Medioevo". Agli occhi di Leone, è meglio per la Chiesa staccarsi dalla Tradizione cattolica, allontanandosi sempre più da ciò che dissero Pio X e Pio XI in ordine a ciò che i cattolici devono credere. Ecco perché Leone non ha altro che benevolenza per gli eretici e censura per la Fraternità Sacerdotale San Pio X dell'arcivescovo Lefebvre. I "profeti di sventura" avevano ragione, ma nella sua amorevole misericordia, Dio ci ha donato uomini come l'arcivescovo Lefebvre, che si sono rifiutati di recidere i legami con la Tradizione cattolica. Cuore Immacolato di Maria, prega per noi!

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Sia Leone XIV sia quasi tutti gli ecclesiastici, essendo cresciuti col mito del Concilio, sono talmente ottenebrati da non vedere i guai, benché evidentissimi, da esso prodotti! Preghiamo per loro e per noi!!

Anonimo ha detto...

Cercate il Regno di Dio prima di ogni cosa, e il resto vi sarà dato in più..dice il VANGELO.

Anonimo ha detto...

il messaggio dei Papi al mondo ridotto a difesa infantile per l'ambiente!