Per p. Francis Hu, sacerdote della Cina centrale, gli “esperti” che festeggiano l’accordo non conoscono la reale situazione della Cina e della Chiesa. Da quando l’accordo è stato firmato, è stata bloccata la vendita di materiale cristiano su internet; chiese e croci continuano ad essere distrutte; ai minori è proibito entrare in chiesa o ricevere istruzione religiosa. L’accordo rischia di essere solo un gesto politico, che non ha rilevanza per i cattolici in Cina.
Xian (AsiaNews) – “Da quando è stato firmato l’Accordo sino-vaticano, la situazione della Chiesa in Cina si è deteriorata e lo spazio di sopravvivenza della Chiesa si è ristretto”: è il giudizio di p. Francis Hu, sacerdote della Cina centrale, che si definisce un prete del “basso clero” lavorando in una delle zone più povere del Paese. P. Francis, che appartiene alla Chiesa ufficiale, critica anche “i cosiddetti esperti della Chiesa in Cina” che “saltano di gioia” per l’accordo, ma non conoscono “la vita reale della Chiesa”. Il sacerdote accusa anche “alcuni vescovi e sacerdoti” cinesi (anonimi) che arrivano a conclusioni positive senza permettere “ai loro fratelli e sorelle di esprimere i loro veri pensieri in profondità”. L’amara conclusione è che se da una parte è sperabile un rapporto fra Pechino e il Vaticano, non lo si può fare “con il sacrificio della comunità ecclesiale e dei cristiani”. Il tutto si ridurrebbe solo a una mossa politica, “senza alcuna rilevanza per i cattolici cinesi”. Ecco quanto egli dice.