Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 19 agosto 2025

L’inganno della sicurezza: La vuota retorica di un sistema parallelo alla NATO per l'Ucraina.

Qui l'indice degli articoli sulla guerra in Ucraina
L’inganno della sicurezza: La vuota retorica
di un sistema parallelo alla NATO per l'Ucraina.

La proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, On. Giorgia Meloni, di istituire un meccanismo di sicurezza collettiva parallelo alla NATO, modellato sull’articolo 5 del Trattato del 1949 ma applicato esclusivamente all’Ucraina, rappresenta un artificio retorico privo di consistenza geopolitica, giuridica e filosofica.
L’idea, come emerge dalle dichiarazioni ufficiali, non è quella di estendere formalmente l’articolo 5 a un Paese terzo (la Repubblica di Ucraina appunto), eventualità giuridicamente impossibile senza modifica del Trattato, ma di costruire un sistema "ombra", un simulacro che ne imiti le forme senza possederne la sostanza. E proprio qui si rivela tutta la pochezza concettuale della proposta: un’alleanza senza alleanza, una garanzia senza vincolo, una promessa senza fondamento.
Geopoliticamente, l’idea di un sistema parallelo non è semplicemente velleitaria per mancanza di struttura, ma rischiosa proprio perché, se fosse davvero costruito con apparati di comando, catene decisionali e strumenti militari integrati, genererebbe una duplicazione di costi e di strategie che finirebbe per indebolire la stessa NATO (e la NATO lo permetterebbe?).
In un contesto in cui l’Alleanza atlantica già fatica a mantenere la coesione interna, basti pensare alle tensioni transatlantiche, alle divergenze sugli oneri di spesa e alla diversa percezione delle minacce tra Europa e Stati Uniti d'America, la creazione di un blocco parallelo comporterebbe un dispendio di risorse politiche, economiche e militari che né l’Europa, né gli alleati appaiono in grado di sostenere.
Un tale progetto obbligherebbe gli Stati coinvolti a scegliere se rafforzare la NATO o deviare risorse verso un contenitore istituzionale nuovo, inevitabilmente percepito come concorrente sia pure circoscritto a livello europeo. L’effetto, lungi dal rafforzare la deterrenza, sarebbe quello di frammentare l’architettura di sicurezza euro-atlantica, moltiplicando centri decisionali e linee di comando e indebolendo la presunta credibilità complessiva dell’Occidente agli occhi degli avversari.
A ciò si aggiunga che un progetto di questa portata difficilmente potrebbe poggiare sul piano di riarmo europeo avviato dalla Commissione nel marzo scorso, concepito non come duplicazione della NATO, bensì come coordinamento industriale e logistico interno all’Unione.
Quel piano non è pensato per finanziare una nuova alleanza autonoma (la stessa Meloni, a giugno scorso, in Senato, ha definito "un errore" la creazione di un sistema europeo di difesa parallelo all'Alleanza Atlantica del Nord), bensì per colmare le lacune difensive degli Stati membri e integrare le capacità con il sistema atlantico. Utilizzarlo come base per un sistema parallelo significherebbe tradirne la ratio e condannarlo a un insuccesso operativo e politico.
Giuridicamente, poi, in termini di diritto internazionale pubblico, la proposta è ancora più inconsistente. Senza un Trattato internazionale ad hoc, ratificato dagli Stati interessati, non può esistere alcuna obbligazione giuridica di mutua difesa.
La forza dell’articolo 5 risiede nel suo carattere vincolante, frutto di una procedura di consenso e di ratifica parlamentare. Un meccanismo parallelo, privo di questa base, non sarebbe altro che un patto politico evanescente, esposto alla contingenza dei Governi e privo di cogenza normativa. Parlare di garanzie di difesa collettiva senza i presupposti formali che le rendono obbliganti significa svuotare di senso il concetto stesso di alleanza. E anche si concludesse un accordo multilaterale secondo la Convenzione di Vienna del 1969 e poi si avviasse un iter interno per il recepimento e l'autorizzazione alla ratifica di questo "strumento di difesa collettiva fuori dal perimetro Nato", certamente il percorso non sarebbe indolore, soprattutto sul piano dell'opinione pubblica (meno su quello dei numeri dell'approvazione in Parlamento visti gli "yes man meloniani").
Filosoficamente, la proposta tradisce una concezione riduttiva e tecnicistica della difesa collettiva, come se bastasse replicare uno schema giuridico per ottenerne automaticamente gli effetti.
Ora, la vera forza di un’alleanza (non quella attuale della NATO) risiede nella comunità di destino che lega i suoi membri, nella condivisione di valori e interessi che rende pensabile il sacrificio reciproco. Un sistema parallelo, privo di tale radicamento, non costruisce fiducia, semmai la simula; non genera solidarietà, ma la recita. È la riduzione del vincolo politico-morale a un’imitazione burocratica, il trionfo dell’apparenza sulla sostanza.
Strategicamente, infine, una simile costruzione non solo non rafforzerebbe la sicurezza europea, ma la minerebbe. Mosca non distinguerebbe tra NATO e NATO parallela: vedrebbe in entrambi i casi un tentativo di penetrazione nella propria sfera d’influenza, un avvicinamento surrettizio dell’Alleanza ai propri confini.
L’effetto sarebbe quello di inasprire le tensioni, rafforzare la narrativa russa dell’accerchiamento e incentivare una risposta aggressiva. La sicurezza apparente dell’Ucraina si tradurrebbe, paradossalmente, in maggiore insicurezza per l’intera Europa. La verità è che la proposta di Giorgia Meloni non è un progetto di politica estera, quanto un esercizio di immaginazione diplomatica: una scorciatoia illusoria che maschera l’incapacità di affrontare i nodi reali del conflitto.
Senza la forza di un Trattato, senza la coesione di un’alleanza, senza la credibilità di una deterrenza effettiva, il sistema parallelo alla NATO si riduce a un vuoto involucro, destinato a sgonfiarsi al primo urto con la realtà. È l’ennesima dimostrazione di come, nella retorica politica contemporanea, la parola "sicurezza" sia spesso evocata non per garantire stabilità, ma per nascondere la fragilità delle scelte compiute.
Daniele Trabucco

65 commenti:

Anonimo ha detto...

Le garanzie di sicurezza per l'Ucraina possono essere l'ostacolo più difficile da superare perché la Russia ovviamente vorrebbe escludere la presenza occidentale dai propri confini.

Infatti Trump è stato costretto a interrompere l'incontro per 40 minuti per informare Putin degli sviluppi su questo punto.

Ricordo che stiamo parlando, in realtà, della sicurezza della Russia e ricordo per l'ennesima volta come si sono comportati gli americani quando i russi hanno minacciato di stabilirsi a Cuba con tutte le loro armi.

Al momento, bisognerebbe cominciare a ringraziare Trump per l'enorme lavoro fatto fin qui vista la situazione difficilissima da risolvere e per essere una garanzia insostituibile per Putin.

"Ho avuto un ottimo incontro con illustri ospiti, il Presidente Volodymyr Zelenskyy, dell'Ucraina, il Presidente Emmanuel Macron, della Francia, il Presidente Alexander Stubb, della Finlandia, il Primo Ministro Giorgia Meloni, d'Italia, il Primo Ministro Keir Starmer, del Regno Unito, il Cancelliere della Repubblica Federale di Germania, Friedrich Merz, Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e Segretario generale della NATO, Mark Rutte, alla Casa Bianca, che si è conclusa in un ulteriore incontro nello Studio Ovale. Durante l'incontro abbiamo discusso delle Garanzie di Sicurezza per l'Ucraina, che le Garanzie sarebbero fornite dai vari Paesi europei, con un coordinamento con gli Stati Uniti d'America. Tutti molto contenti della possibilità di PACE per la Russia/Ucraina. A conclusione degli incontri, ho chiamato il Presidente Putin, e ho iniziato gli accordi per un incontro, in un luogo da definire, tra il Presidente Putin e il Presidente Zelenskyy. Dopo quell'incontro, avremo un Trilat, che sarebbero i due Presidenti, più io. Ancora una volta, questo è stato un ottimo passo iniziale per una guerra che dura da quasi quattro anni. Il vicepresidente JD Vance, il Segretario di Stato Marco Rubio e l'inviato speciale Steve Witkoff si stanno coordinando con Russia e Ucraina. Grazie per la vostra attenzione a questo tema! "
Donald Trump

Anonimo ha detto...

Stamattina viene subito alla mente il san Paolo di Romani 4,18: in spe contra spem. Ancora fatico a credere che si vada verso un summit bilaterale Putin-Zelensky. Le posizioni sono talmente distanti che il processo di distensione potrebbe arrestarsi anche subito. Però non ripetiamoci la favoletta degli autocrati cattivi che non permettono ai buoni di far trionfare il bene. Che a decidere gli assetti internazionali sono i rapporti di forza fra gli stati e non l'ossequio al diritto internazionale non è una novità introdotta da Putin e da Trump. Nel commento cerco anche di smentire questa ipocrisia.

https://www.tempi.it/trump-zelensky-putin-summit-washington/

Chi sono “i cattivi”? ha detto...

Delusione e preoccupazione sono lecite; meno lecita è la limitatezza moralista che fa dire a tanti europei che le cose vanno così perché «due autocrati non si azzannano fra loro». Sottinteso: noi non siamo così, noi siamo quelli del primato del diritto internazionale, del rispetto delle sovranità altrui, della solidarietà fra democrazie, sempre minacciate dalle autocrazie. I cattivi, quelli che hanno deciso che la forza conta più del diritto, che le alleanze si basano sugli interessi materiali e non sui valori ideali, sono loro: Putin e Trump. I fatti, però, raccontano una storia piuttosto diversa.

Raccontano che da sempre ci siamo scelti per alleato sul fronte sud-est la Turchia prima dei militari e poi degli islamisti, che le abbiamo lasciato occupare metà di Cipro (1974) e che non abbiamo certo decretato sanzioni economiche e spedizioni di armi ai ciprioti per combattere l’occupazione nemmeno quando abbiamo accolto Cipro nell’Unione Europea (2004), anzi: abbiamo versato e continuiamo a versare miliardi di euro ad Ankara perché faccia la guardia alle nostre frontiere, e pazienza se giornalisti e politici di opposizione finiscono dietro le sbarre o vengono neutralizzati.

Anonimo ha detto...

Risultato dell'incontro di ieri tra Trump e l'Europa:

> Nessun cessate il fuoco
> Nessuna nuova sanzione alla Russia
> Nessuna pressione sulla Russia
> Ribadisce che l'Ucraina dovrà rinunciare al territorio che non potrà recuperare in cambio della pace
> Respinti tutti i suggerimenti dei leader europei.

Anonimo ha detto...

L'on Meloni non è simpatica al prof. Trabucco, lo si era capito da altri suoi interventi. La proposta meloniana sull'art. 5 sarebbe invalida dal punto di vista politico, giuridico, filosofico, morale e chi più ne ha più ne metta.
Forse occorrerebbe maggior semplicità nell'approccio. Il prolema è costituito dal trovare il modo di garantire in qualche modo la sicurezza dell'Ucraina una volta (si spera) finita la presente guerra. Il problema è soprattutto pratico e non è di facile soluzione, stante il divieto russo di arruolare l'Ucraina nella Nato (divieto comprensibile, visto che questa guerra è sorta alla base dall'indiscriminata espansisone della Nato ad Est, contro gli impegni verbali assunti a suo tempo dagli stessi americani, secondo quanto affermano i russi).
La proposta di Meloni è discutibile, come altre. Assumere l'impegno a difendere l'Ucraina da una nuova invasione come se fosse un membro della Nato pur non potendolo essere, è soluzione indubbiamente ambigua e pericolosa: potremmo un domani esser costretti per mantenere la parola data ad inviare truppe in Ucraina. L ' art. 5 non obbliga all'intervento automatico per difendere uno Stato membro aggredito, c'è sempre un margine di manovra, anche se ridotto.
All'inizio degli anni Cinquanta, quando ci furono gravi incidenti a Trieste ancora sotto amministrazione inglese, Tito, il capo comunista della Jugoslavia, mirante da sempre alla conquista della città, mobilitò le sue truppe al confine. Pella, DC ma piemontese vecchio stampo, inviò truppe italiane dalla parte nostra. Ci fu un momento di grande tensione, gli americani si interposero inviando una loro unità sul medesimo confine. Molti anni dopo, Cossiga rivelò che gli USA avevano fatto sapere a Mosca in segreto che in caso di guerra tra Jugoslavia e Italia, membro della Nato, non avrebbero usato armi atomiche per difendere l'Italia. C'è da chiedersi se sarebbero affatto intervenuti. Tito aveva rotto con Mosca, ma era sempre il capo di uno Stato comunista, un ottimo pretesto per un intervento "fraterno" dei russi a sostegno. Ho citato a memoria, ma si potrebbe andare a ricostruire l'episodio, potrebbe costituire un precedente interessante.
Che fiducia bisogna riporre nella Nato, guidata per forza di cose dagli USA, nazione che mai vorrebbe esser coinvolta in una guerra europea, anche limitata? Le è sufficiente la posizione di predominio che ha acquisito con la vittoria nella II gm. Da mantenersi possibilmente con mezzi politico-economici.
Proponga il prof. Trabucco una soluzione più valida di quella di Meloni.
Politicus

Anonimo ha detto...

Ottimo articolo.
La proposta Meloni denota ignoranza del diritto internazionale ma anche del diritto privato:
come pensare di applicare la norma di uno statuto ad un soggetto che non ha firmato e ratificato tale statuto perchè non è membro o socio dell'ente che ha stipulato lo statuto?

Anonimo ha detto...

"Ci siamo scelti la Turchia come alleata nella Nato.."
Non ci siamo scelti niente. La Turchia fu inclusa nella Nato dagli americani e c'era poco da fare. Nella guerra di Corea noi mandammo solo un ospedale da campo, perché al tempo poco avevamo e comunque, si sa, fare la guerra è "da fascisti". I turchi inviarono un battaglione che fece faville contro i nordcoreani, soprattutto nei combattimenti all'arma bianca. Gli americani ne furono impressionati, da qui nacque l'diea di far entrare la Turchia nella Nato. Vera o no questa storia, l'ingresso della Turchia corrispondeva anche ad una evidente esigenza strategica generale, una volta che la Nato (messa in piedi per difendere il Nord Atlantico, come dice il nome - North Atlantic Treaty Organization) , si era estesa al Mediterraneo per parare anche da quel lato la minaccia rappresentata dalla Russia di Stalin.

Anonimo ha detto...

https://www.maurizioblondet.it/zelenski-si-e-comprato-una-banca-in-francia-rotschild/

Anonimo ha detto...

Nel caso Zelensky se ne fosse dimenticato, Trump gli ha messo nello Studio Ovale una bella gigantografia delle regioni che ha perso, quasi un quarto del paese.
Sulla legenda della mappa tali regioni sono indicate sotto la dicitura “Aree di controllo” (e non di “occupazione”) come “Russia”. Le altre semplicemente come “contese”.

Anonimo ha detto...

Tra le tante letture dell'evento di ieri.
Dalla resa della sovranità nazionale agli Stati Uniti, alla spartizione degli interessi economici tra ricostruzione e sfruttamento minerari in Ucraina.
Io ci voglio vedere Europa e America, due continenti, la società occidentale (sicuramente imperfetta), alla ricerca della via d’uscita ad una guerra che sta trascinando il mondo in un baratro senza ritorno.
Vorrei conservare quella speranza in un mondo migliore che ha guidato chi ha vissuto sulla sua pelle gli orrori dei regimi e delle guerre del secolo scorso.
Che buon Dio guidi i dialoghi e le trattative affinché non ci sia il cessato il fuoco ma la pace duratura.

Anonimo ha detto...

Matteo Montevecchi
Giorgia Meloni a margine dell'incontro dei "volenterosi" con Trump e Zelensky, ha dichiarato: "Dopo tre anni e mezzo in cui noi abbiamo avuto una Russia che non dava alcun segnale di dialogo e pretendeva la capitolazione di Kiev, finalmente si aprono degli spiragli di dialogo, perché c’è una situazione di stallo che è stata costruita dal coraggio degli ucraini, ma anche del sostegno unito che l’Occidente in questi anni ha garantito alla nazione aggredita".

Ricordiamo sommessamente a Giorgia che:

1) La Russia era già disponibile ad una soluzione di pace prima dell'estensione del conflitto (vedi accordi di Minsk violati dall'Ucraina) e favorevole a cessare il conflitto durante la guerra (vedi negoziato di Instanbul sabotato nell'aprile 2022).

2) Gli spiragli di dialogo non si aprono perché l'Occidente, Italia inclusa (governi Draghi-Meloni) ha sostenuto Zelensky tramite pacchetti di armi all'Ucraina e sanzioni alla Russia originando una "situazione di stallo", ma perché la Russia sta vincendo la guerra e l'unico scenario ad essere cambiato è quello della nuova presidenza Trump negli Stati Uniti. Essendo una guerra di procura, la cessazione del conflitto dipende principalmente da loro. Biden non la voleva. Trump pare di sì.

3) Chi ha originato il colpo di stato in Ucraina ai danni dell'ex presidente Viktor Janucovyc? Chi era l'aggredito dal 2014? Chi bombardava i russofoni del Donbass? Giorgia, finiscila con la retorica unilaterale e semplicistica della "nazione aggredita" ormai non fa più presa nemmeno sui creduloni.

In sintesi, la guerra si sarebbe potuta chiudere già tre anni fa, con meno morti (ucraini e russi) e con lo stesso esito che si profila (Donbass e Crimea russe e l'Ucraina non entrerà mai nella NATO), ma qualcuno ha preferito schierarsi con una delle due parti e "scommettere sulla vittoria dell'Ucraina", promuovere il bellicismo degli aiuti militari e una becera narrativa propagandistica smontata dalla storia, recitando la parte del vassallo dell'impero. E poi si fanno chiamare "sovranisti" e dicono di essere alternativi al Piddì.

Anonimo ha detto...

E come disse Padre Pio a Campanini : tutte le comparse di questa tragedia sono responsabili dei morti causati! Restate sulle poltrone e dormiteci su.

Anonimo ha detto...

Sapete chi pagherà 100 miliardi di euro di armi per l’Ucraina?
Noi europei.

Sapete chi venderà e incasserà 100 miliardi?
Gli Stati Uniti, perché le armi saranno americane.

Sapete chi pagherà 250 miliardi di dollari l’anno per l’energia?
Noi europei.

Sapete chi incasserà 250 miliardi di dollari?
Gli Stati Uniti, perché il gas lo prenderemo dagli americani.

Sapete chi tra qualche tempo continuerà a privarsi di qualsiasi relazione commerciale con la Russia?
Noi europei.

Sapete chi riallaccerà affari con la Russia?
Gli Stati Uniti.

Io non so se sia mai esistita nella storia una classe politica europea più vile, inadeguata, impresentabile di questa.

Meloni si vanta di essere protagonista in quel tavolo.
E lo è certamente, degno simbolo di questi governanti che stanno svendendo un continente, con la compiacenza del sistema mediatico che per anni ci ha detto quanto era isolato Putin. Poi abbiamo scoperto che quelli più isolati siamo noi.
Sembriamo come quel tizio contromano in autostrada che, vedendo le altre macchine, sbuffava: ma guarda questi pazzi che non hanno capito di essere controsenso.

Anonimo ha detto...

La proposta impossibile di Meloni era il contraltare a quanto proponeva Macron e cioè inviare soldati nostri e GM aveva controbattuto su quanti soldati disponeva la Francia perché noi non ne abbiamo proprio, così tanto per, si è stabilito l'acquisto di armi per 100 mld $ da dare all'Ucraina x sicurezza confini, acquisto di gas USA x 700 mld $ tutti a nostro costo, mentre il soldatino di piombo si è comprato una banca affiliata Rotschlid, qualcosa da aggiungere? La tregua si farà a risultato pieno x VP poi si discuterà sui confini ed altro, chi ci guadagna sono i soliti 3, UE conta una mazza quadra.

Anonimo ha detto...

I colloqui fra Trump, Zelensky e gli ininfluenti politici europei si conclude con la promessa di un bilaterale fra Putin e Zelensky , seguito da un trilaterale con Trump. Sulla vera questione però, la cessione dei territori, si continua a lavorare esclusivamente dietro le quinte

Trump parla con Zelensky e l'allegra brigata degli europei. Al termine di queste conversazioni telefona a Putin.
Dopo questa chiamata è curioso quello che è successo. I colloqui erano terminati ma vengono ripresi con "altra modalità" fra Trump e l'ucraino. Quest'ultimo annulla l'intervista programmata con Fox News.
Dopo questo vis-a-vis viene fuori che entro due settimane ci sarà un bilaterale fra il presidente Putin e Zelensky seguito da un trilaterale con la presenza aggiuntiva di Trump.

Pessima Lady Aspen che insiste nell'applicare l'Art. 5 della NATO anche per l'Ucraina.
Se proprio vuole dichiarare guerra alla Russia, vada lei in prima persona, questa signora non rappresenta gli italiani che vedono il popolo russo come amico da sempre.

La sensazione è che la spinta e la strategia sovranista bipolare Trump-Putin per chiudere la questione ucraina siano talmente potenti da mettere in seria difficoltà i globalisti che vedono sempre più impraticabile una guerra con la Russia.

Il deep state, guidato da Londra, Parigi e l'UE, si trova schiacciato nella potente morsa USA-Russia.

Se osservate le foto presenti in rete, parliamo quindi di linguaggio del corpo, vedrete che sono pienamente consapevoli di un fatto.

Non possono scappare dal loro destino funesto.
rainews.it

mic ha detto...

La verità è che c'è modo e modo di essere colonie.
Se avessero detto meno di sì a Biden ora non staremmo a contare i morti.
E, strada facendo cercare di non esporsi troppo, pur se costretti ad allinearsi (parlo per la Meloni).
E se avessero detto più si a Trump, la conta dei morti sarebbe finita da un pezzo.
Il problema non è dire di si.
È a chi lo dici e a che condizioni.

mic ha detto...

Il vero problema è che negli Usa il globalismo è combattuto da Trump, per ora, posto che ha la maggioranza e fa sul serio e probabilmente con le mosse attuali otterrà risultati capaci di cambiare gli assetti geopolitici.
In Europa invece il deep state e molte altre forze hanno ancora la meglio... e contemporaneamente Trump esercita con energia la sua supremazia sotto l'aspetto anche economico.
Bene ha detto la Meloni quando ha voluto agganciarlo all'Occidente. Il problema è QUALE Occidente rappresentiamo e difendiamo, quello dei valori autentici e delle nostre radici anche spirituali, oltre che culturali, rinnegate o quello del gender, dei pride, del suicidio assistito e compagnia cantante?

Anonimo ha detto...

"Gli italiani vedono il popolo russo come amico da sempre.."? Secondo chi?
Qui si scade nella retorica più ridicola.

Anonimo ha detto...

Qualche notazione sull'aspetto militare della campagna, prescindendo dagli aspetti etici e morali.
Circa il conflitto nel Donbass su questo blog lo si è sempre presentato come frutto di una campagna (addirittura) di genocidio inaugurata dagli ucraini, che avrebbero cominciato a tirare senza motivo sui civili russi che pacificamente si opponevano alla sovranità ucraina. Secondo fonti russe ci sarebbero stati 14.000 civili uccisi nei bombardamenti (però in otto anni circa, cosa che si evita in genere di ricordare). Questa ricostruzione è piuttosto limitata e parziale.

Nell'estate del 2014 cominciarono proteste pacifiche nell'Ucraina orientale e i filorussi erano in controllo in diverse località. Ma nessuno sparava. Ad iniziare la lotta armata furono locali elementi prorussi che si misero a capo di milizie comprendenti volontari, avventurieri. L'iniziatore fu un capo crimeano, tale Strelkov, detto Girkin, che si impadronì della città di Sloviansk, fatto che diede inizio alla ribellione armata. Il 7 aprile e il 28 aprile 2014 i ribelli proclamarono le Repubbliche popolari del Donetsk e di Lugansk, chiedendo l'aiuto di Mosca, finora non coinvolta. Le due repubbliche proclamarono la loro indipendenza.
L ' esercito ucraino fu colto di sorpresa ed era ancora male organizzato. Poi montò una controffensiva che riconquistò parte abbastanza ampia del territorio inizialmente perduto (giugno-agosto 2014). A questo punto intervennero i russi. Assieme ai separatisti rioccuparono gran parte del territorio ripreso dagli ucraini. Ma mancarono nell'obbiettivo strategico fondamentale, che era quello di stabilire una continuità territoriale fra il Donbass e la Crimea. La cosa sarebbe riuscita solo in un secondo momento, ma dopo la sanguinosa battaglia per la conquista di Mariupol. Periodi dell'intervento russo : agosto-settembre 2014 e sett. 2014 - aprile 2015 (quest'ultimo considerato un'offensiva invernale). Dal 2015 al 2022 il fronte si mantenne statico.

I russi non si limitarono a mandare "consiglieri" e armi. Intervennero direttamente con unità specializzate, costituite da brigate di fanteria motorizzata della Guardia integrate con le forze speciali e i paracadutisti, il tutto con notevole supporto di artiglieria, carri armati, aerei.
Si può dire, quindi, che, dal punto di vista strettamente militare, la guerra regolare contro l'Ucraina i russi l'avessero già iniziata nel Donbass, senza dichiararla. Nel febbraio del 2022 pensarono di risolverla assestando un colpo decisivo in direzione di Kiev, sempre senza dichiarazione di guerra. Ma quell'offensiva, che doveva esser risolutiva, si risolse in un clamoroso scacco.

Nota di cronaca : sembra che i capi delle varie milizie impiegate nel Donbass, gente riottosa e difficile da controllare, militarmente anche maldestra (vedi il disastro dell'abbattimento per errore dell'aereo passeggeri malese), siano tutti spariti nel nulla.
Fonte : "Strategy and Tactics", N. 353, July 2025, pp. 6-15. Rivista specializzata americana. Riporta anche i nominativi delle unità russe impiegate.
Miles

mic ha detto...

Effettivamente l'affermazione è un po' eccessiva. Ma in generale io non ho mai percepito elementi di russofobia come ora enfatizza la stampa e la Tv di regime.
Con l'esagerazione di escludere i russi da eventi culturali e sportivi; il che è incivile e odora di dittatura...

Anonimo ha detto...

Trump, evidentemente, tanto stupido non è. Ha capito che non corre buon sangue tra i due contendenti, e che un primo incontro che li coinvolga potrebbe finire a schiaffi e ben peggio del suo primo incontro con Zelensky (che gli sta autenticamente sulle palle, e si vede. Basta vedere la faccia che fa ogni volta che l’altro apre bocca per parlare). Da qui la brillante idea: “Andate avanti voi che a me scappa da ridere”. Zio Putin invece, propone furbescamente Mosca come sede per l’incontro. Zelensky che si reca a Mosca verrebbe letto come un suddito che si reca in udienza dallo Zar nella capitale dell’Impero. Non credo che accetterà. E se non trovano una sede alternativa gradita ad entrambi, Zio Putin potrà dire che ha fatto la sua parte mostrando buona volontà, facendo ricadere la colpa su Zelensky.

DA URLO ha detto...

Valanghe di retorica, valanghe di quattrini... giusto per ritrovarsi in un angolino sconfitti. il bruciore della scottatura deve essere intollerabile...
A ricordo delle imprese degli europeinomani ci restano le bollette da urlo del gas americano . Ecco tutto.

A proposito di Zelensky ha detto...

L'attore Nato Zelensky, prodotto in vitro di Washington se non di Hollywood, è con le spalle al muro. Escluso dal vertice in Alaska, egli è il grande sconfitto della guerra in Ucraina; guerra che egli ha propiziato in ogni modo e che si ostina a voler far continuare. Tant'è che adesso rifiuta di incontrarsi con Putin e si avventura a sostenere scioccamente che il solo modo per fermare la Russia è la forza. Come più volte abbiamo ricordato, egli - adesso col cerino in mano - appare del tutto simile ai burattini di mangiafuoco nel capolavoro di Collodi "Pinocchio": una volta che essi non servano più per gli spettacoli del famelico burattinaio, vengono gettati alle fiamme. La vera domanda da porre così suona: perché l'attore Nato, sapendo perfettamente che la guerra è persa, si ostina a fare di tutto acciocché essa continui? La risposta è piuttosto semplice: vuole procrastinare il più possibile il momento del redde rationem, dacché sa benissimo che allora dovrà rendere conto delle proprie malefatte; e sa bene anche che i soggetti come lui molto spesso non fanno una fine particolarmente soave, perché il popolo non li perdona per i loro guai. Con buona pace della narrazione propagandistica occidentale, non si è battuto per la sovranità dell'Ucraina e per l'interesse del suo popolo: ha sacrificato entrambi sull'altare dell'imperialismo dell'Occidente, anzi dell'uccidente. Il popolo ucraino lo sa bene e non è certo disposto ad accettare in silenzio. Ecco perché Zelensky teme decisamente più la fine della guerra che non la sua continuazione.

Anonimo ha detto...

Bravo!

Anonimo ha detto...

Questo dovrebbe essere il nocciolo del presunto discorso a quattr’occhi di Trump a Zelenski : " Smettila di continuare a fare lo scemo, perché non sei nessuno e nonostante l'aiuto di quei cialtroni di europei stai perdendo giorno dopo giorno! I dazi a Putin gli fanno il solletico ed io non ti posso aiutare primo perché non conviene neanche a me mettermi contro la Russia ed eventualmente contro la Cina. Quindi cedi il Donbass e ritira la candidatura dalla Nato e Putin che è di parola non rompe più le scatole! Facciamo finta che per te è una vittoria, che hai salvato il popolo ucraino e poi dimettiti tanto ti sei sistemato a vita!"

Anonimo ha detto...

I recenti commenti contro Zelensky si limitano ad esprimere, per l'ennesima volta, l'avversione e l'odio che la sua persona suscita in una parte dei commentatori. Non fanno vedere il tentativo di un'analisi seria delle ragioni degli ucraini per resistere ai russi, che vanno al di là dei limiti, degli aspetti indubbiamente negativi della persona di Zelensky.

Anonimo ha detto...

"tanto ti sei sistemato a vita?", io direi : Noi abbiamo acceso la miccia e noi
la spengiamo (per il momento), ti abbiamo sistemato a vita!

Mentre a casa nostra ha detto...

Vanno con la Mediterranean Sea a raccogliere i migranti sulle coste della Libia per poi portarli tutti in Italia. E' come dire agli scafisti, fatevi avanti con gli sbarchi, tanto ci siamo noi.
Mentre il governo ha autorizzato l'ingresso di 500.000 migranti regolari.
Gli artefici di questa bravata sono Casarini e don Mattia Ferrari. I soldi vengono dai contribuenti dell'8x1000 alla Chiesa cattolica.

Anonimo ha detto...

E chi versa l'8x1000 alla Chiesa cattolica (o meglio alla contraffazione della Chiesa Cattolica) è complice delle bravate. Così come chi va alle messe moderne (novus ordo) è complice del modernismo, "fogna di tutte le eresie" (S. Pio X).

Anonimo ha detto...

A me mi sa che...la regia delle guerre si fa a tavolino... nessuno.la vuole la guerra? E allora ti mando un piccol numero di mercenari che si fingon destra o sinistra o russi o cinesi o ucraini o inglesi... ( le paghe hanno sempre comprato a destra e sinistra) e ti faccio una manifestazione contro. O pro.. e se necessita bombe e massacri... Allora scattano gli altri mercenari che cercavan solo la scusa et voilá, il gioco è fatto: inizia la guerra.. Se si riesce poi si usan anche le buone fedi di taluni... Così ho letto per Garibaldi ed i suoi ( peraltro chiamato brigante dei 2 mondi in Argentina, appreso dal compagno di scuola argentino del figlio) finanziati dalla loggia inglese... La guerra é sempre contro Dio, nelle logge si adora il.nemico infatti.

L’UE DUE DI COPPE QUANDO REGNA BASTONI ha detto...

Un ragionamento semplice semplice, di quelli che non hanno nessuna pretesa di fare grandi e complesse analisi, ma che vuole solo essere un piccolo contributo affinché quelli che ancora ingenuamente credono che la questione sia la difesa di un Paese “aggredito” (Ucraina) e non invece che questo Paese sia stato cinicamente utilizzato per provare a destabilizzare l’“eterno grande nemico”, la Russia, aprano gli occhi.

A proposito, ma solo di sfuggita, si ricordi che la profonda ostilità dell’Occidente Politico contro la Russia non ha niente a che fare con l’assetto che questa si dà. L'“impero” russo (non imperialista, a meno che non si vogliano usare le categorie a casaccio), a prescindere da chi vi sia al potere (Nicola II, Lenin, Stalin, Putin), è odiato non perché non abbia un assetto istituzionale e giuridico come deciso a Londra ma perché l’enorme spazio euroasiatico è boccone sempre ghiotto agli interessi imperialistici occidentali.

Ora che gli Usa di Trump mostrano l’urgenza di chiudere la partita ucraina, visto che il principale obiettivo (l’interruzione di qualsiasi rapporto economico, commerciale, culturale dell’Ue con la Russia) è stato conseguito, emerge con chiarezza l’incapacità europea di condizionare il nuovo corso internazionale e di non essere affatto titolata a partecipare, in nessun modo, ai tavoli che contano.

Gli europei si ostinano a difendere l’“aggredita” Ucraina proponendo con la Meloni l’estensione dell’art.5 della Nato (quello che obbliga la coalizione atlantica a intervenire contro aggressione a un proprio membro) a Kiev, rendendosi disponibili ad acquistare armi americane per regalarle agli ucraini di Zelensky… ma sono fuori dai giochi, i nuovi assetti internazionali non potranno che passare sopra i propri cieli.

Non molto e questa Europa imploderà, visto le gigantesche forze che muovono verso linee di fuga del tutto estranee alle sue. Non saranno i popoli europei (che pur hanno ragioni profonde per averla in odio) ad affossarla ma le potenze che si muovono per ipotecare l'inevitabile nuovo corso multipolare, e questo evento sarà comunque da essi salutato come liberatorio. (Dopo di che altri processi liberatori dovranno avviarsi, ma questo è un altro discorso).

L’immagine di impotenza di questa Europa è data dai volenterosi in procinto di recarsi a Washington insieme al proprio beniamino Zelensky, guidati dal premier britannico Starmer che arroga a sé un potere di rappresentanza che nessuno gli ha conferito, essendo la GB fuori dall’UE.
Antonio Catalano
Mercoledì 20 agosto 2025 – ore 12.12

Anonimo ha detto...

LARRY FINK NOMINATO CO-PRESIDENTE DEL WORLD ECONOMIC FORUM
Quando volete capire chi comanda dietro le quinte, dovete seguire le notizie su canali diversi da quelli abituali.
Lawrence Douglas Fink, detto Larry, CEO di Black Rock (primo fondo d'investimenti del mondo, con giro d'affari superiore al PIL della maggioranza degli Stati del mondo), è stato appena nominato co-presidente ad interim del World Economic Forum di Davos, dopo le dimissioni dello storico fondatore Klaus Schwab.
Dal programma "Young Global Leaders" del WEF sono usciti, tra gli altri, personaggi come Macron, Zelensky, Roberta Metsola (presidente Parlamento UE), nonché una serie molto lunga di premier attualmente in carica nei vari Stati dell'Occidente e non solo. Questi fantocci rispondono direttamente al WEF nella loro azione, poiché al WEF devono tutto.
Avete sentito dare questa notizia nei TG che normalmente ascoltate? Eppure è la notizia della nomina al vertice della più importante istituzione globalista di uno degli uomini più ricchi del mondo, uno che con un'alzata di dito fa cadere un Governo o sostituire un ministro, o approvare una legge in contemporanea in molti Paesi.
Ecco, se non siete ancora su questa lunghezza d'onda, continuerete a credere che votare Destra serva a battere la Sinistra.
Per noi poveri cittadini, "parco buoi" in economia e "massa" in politica, la sola cosa da fare finché sarà possibile è votare liste chiaramente antisistema, perché è l'unico modo di RESISTERE contro il globalismo.
Davide Lovat

Anonimo ha detto...

Intervista rilasciata dal Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa Sergey Lavrov alla Società Radio-Televisiva di Stato Russa (Mosca, 19 agosto 2025)

Punti chiave:

• Si è indubbiamente visto che il Presidente degli Stati Uniti e la sua squadra, per prima cosa, vogliono davvero ottenere un risultato che sia duraturo, stabile e affidabile, a differenza degli europei, che, nel frattempo ribadivano ai quattro venti che avrebbero accettato solo un cessate il fuoco, dopo il quale avrebbero continuato a fornire armi all'Ucraina.

• Sia il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sia la sua squadra hanno compreso chiaramente che questo conflitto ha delle cause e che le affermazioni di alcuni presidenti e primi ministri europei secondo cui la Russia avrebbe attaccato l'Ucraina senza provocazione sono solo filastrocche.

• Alcuni di loro [presidenti e primi ministri europei], come il cancelliere tedesco Friedrich Merz, continuano a dichiarare che è necessario "fare pressione" sulla Russia con le sanzioni. Nessuno di questi "signori" ha nemmeno menzionato la parola "diritti umani" […] Se lei guarda in retrospettiva a ciò che hanno detto sull'Ucraina in tutti questi anni, non troverà mai l'espressione "diritti umani".

• In Ucraina, dal punto di vista della lingua e della religione, la Carta delle Nazioni Unite viene violata in modo plateale. Non dimentichiamo che Zelensky ha detto a Washington di essere disposto a negoziare, ma che nessun territorio può essere messo in discussione perché glielo impedisce la Costituzione.

• Quando a Washington i delegati [presidenti e premier europei] hanno affermato che è necessario partire dalla formulazione di garanzie di sicurezza per l'Ucraina, e poi per l'Europa, nessuno ha menzionato una sola volta la sicurezza della Russia.

• Se non si rispettano gli interessi di sicurezza della Russia, se non si rispettano a pieno titolo i diritti dei russi e dei russofoni che vivono in Ucraina, non si può parlare di alcun accordo a lungo termine: proprio queste, infatti, sono le cause del conflitto che vanno tempestivamente eliminate nel contesto di una risoluzione.

• Il vertice in Alaska ci ha permesso di vedere che l'amministrazione americana è sinceramente interessata a evitare che un qualsiasi accordo miri a preparare di nuovo l'Ucraina alla guerra - com'è avvenuto dopo gli accordi di Minsk - e a far sì, invece, che la crisi non si ripeta e che vengano garantiti i legittimi diritti di tutti gli Stati che si trovano in questa parte del mondo e di tutti i popoli che li abitano.

• Non abbiamo discusso delle sanzioni. Non solo molti nostri esperti, ma anche politici e personalità pubbliche hanno affermato più volte che l'abolizione delle sanzioni potrebbe avere un effetto negativo. Questo perché potrebbe nuovamente alimentare in alcuni settori della nostra economia l'illusione che ogni problema si risolverà tornando agli schemi elaborati e applicati negli anni Novanta e all'inizio degli anni 2000.

• Non rinunciamo ad alcun formato di dialogo, né bilaterale, né trilaterale. Il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin lo ha detto più volte. Fondamentale è che qualsiasi formato (sia "1+1" o "1+2", oppure i non pochi formati multilaterali esistenti, compreso l'ambito delle Nazioni Unite), non venga attivato solo per consentire a qualcuno di scrivere qualcosa sui giornali il giorno dopo, di apparire in televisione la sera o di spettegolare sui social nel tentativo di intaccare ed eliminare "i vapori propagandistici", ma per preparare un incontro passo dopo passo, gradualmente, partendo dal livello degli esperti per passare poi attraverso tutte le fasi indispensabili. Un approccio serio di questo genere lo appoggeremo sempre. Qualsiasi contatto che coinvolga personalità di primo piano va preparato con la massima meticolosità.

Anonimo ha detto...

# anonimo 12:45 : consuete calunnie su Garibaldi.
Gli argentini lo chiamavano forse "brigante dei due mondi" perché combattè più volte e con successo con gli uruguaiani contro di loro nelle varie guerriglie e guerre rivoluzionarie che all'epoca infestavano quella parte del mondo. Che fosse un prezzolato della massoneria inglese è falso.
Ci sono lusinghieri giudizi sulle sue capacità, il suo valore di combattente, la sua personale onestà da parte di incaricati d'affari e diplomatici inglesi che ebbero a che fare con lui. Uno di loro gli offrì ad un certo punto anche una forte somma di denaro per fargli ritirare la sua flottiglia da una certa area ma Garibaldi rifiutò. Francesi e inglesi con le loro flotte erano nella zona per proteggere i loro sudditi e cercavano di pacificare le varie parti in lotta. Garibaldi comandava una flottiglia di piccole imbarcazioni armate a fondo piatto che operò con successo nei bassi fondali del Rio de la Plata, dove le grandi navi delle grandi potenze non potevano penetrare.
(Vedi : Ivan Boris, Gli anni di Garibaldi in Sud America. 1836-1848, Longanesi, Milano, 1970, p. 277 e 285). Documentarsi, prima di parlare.
Historicus

Anonimo ha detto...

Sapete come finirà la ricostruzione dell'Ucraina che i governi europei anelano? Saranno prelevati col fisco grandi capitali dalle tasche dei contribuenti. Questi capitali saranno messi a disposizione di imprenditori privati, e ci saranno investimenti. Ci sarà come sempre chi pagherà e chi si arricchirà, come per gli armamenti, come per le guerre, come per le pandemie, come per la politica green. Come per il turismo di massa dove gli abitanti delle città vengono esiliati a causa del valore degli immobili fuori mercato, i negozi funzionali solo per i turisti, gli affitti brevi, la città invivibile e le vie trasformate in mangifici. Il neoliberismo è anti umano e distrugge le società. Il tessuto sociale fatto di agricoltura, zootecnia, zone industriali, piccolo commercio, imprese familiari tutto un mondo che entra in crisi mentre Bill Gates compra terreni agricoli di mezza Ucraina. Nel nuovo mondo vivono solo multinazionali, fondi di investimento, banche, speculazione, case farmaceutiche, industrie chimiche. Nessuno possederà più niente tutto sarà per abbonamento. Casa, auto, tutto avrà un canone e nessuno possederà niente come i servi della gleba. La banca sarà il nuovo feudatario
Francesco Petrone

Anonimo ha detto...

AI

Sì, Giuseppe Garibaldi era massone e ricoprì anche cariche importanti all'interno della Massoneria. La sua adesione e il suo coinvolgimento nella Massoneria furono significativi, soprattutto durante il periodo del Risorgimento italiano.

Ecco alcuni punti chiave:

Affiliazione e Ruoli:
Garibaldi fu iniziato alla Massoneria nel 1844 a Montevideo e successivamente ricoprì cariche importanti come Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia.

Impegno Ideologico:
La Massoneria, con i suoi ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza, si allineava con i principi che Garibaldi stesso sosteneva.

Contributo al Risorgimento:
La Massoneria sostenne attivamente le imprese garibaldine, fornendo supporto logistico, finanziario e organizzativo durante la Spedizione dei Mille e le successive campagne per l'unità d'Italia.

Controversie e Critiche:
L'appartenenza di Garibaldi alla Massoneria è stata oggetto di dibattito e critiche, soprattutto da parte di chi vedeva nella Massoneria un'entità occulta e pericolosa. Tuttavia, molti storici sottolineano come il suo impegno nella Massoneria fosse coerente con i suoi ideali patriottici e repubblicani.

Riflesso nella Storiografia:
Il legame tra Garibaldi e la Massoneria è un aspetto importante della sua figura storica e viene analizzato in diversi studi e pubblicazioni, alcuni dei quali sottolineano il ruolo della Massoneria britannica nel sostegno alle sue imprese.

In sintesi, Garibaldi fu un massone attivo, e la sua appartenenza alla Massoneria fu un elemento significativo del suo percorso politico e militare, strettamente intrecciato con il suo impegno per l'unità e l'indipendenza d'Italia.

Anonimo ha detto...

IPOCRISIA FISCALE
Silver Nervuti
https://www.youtube.com/watch?v=tLFWOVnMUDE

Anonimo ha detto...

Ora dovremmo pagare 100 miliardi di euro in armi per l’Ucraina. Quando si poteva salvare la Grecia con molto, molto meno, hanno preferito affondarla. Schifosi!
Cit. Marco Rizzo

Anonimo ha detto...

Comitato Vaccini, Schillaci. La Farsa delle Nomine, i Conflitti di Interesse che non si Vogliono Vedere.
https://www.marcotosatti.com/2025/08/20/comitato-vaccini-schillaci-la-farsa-delle-nomine-i-conflitti-di-interesse-che-non-si-vogliono-vedere/
Se cio' e' vero, guarda come per un po' di potere e quattrini alcuni uomini riescano così bene ad avvoltolarsi nel fango. Prototipo l'appartamento vista Colosseo che era stata donata ad un politico ma la faccia di quel politico....... non lo sapeva!

Anonimo ha detto...

Violato il database dello Stato Maggiore delle Forze Armate dell'Ucraina: gli hacker hanno rivelato le perdite dell'esercito ucraino: 1,7 milioni di soldati dal 2022 ad oggi.
Questo ha provocato Zelensky con i suoi complici americani, inglesi ed europei, nessuno escluso! Quasi 2 milioni di soldati e nessuno se ne vergogna!
Gli hacker hanno messo le mani su blocchi di files contenenti dati personali, fotografie di militari ucraini, nonché documenti che descrivono le circostanze e i luoghi della loro morte o scomparsa, come riporta ‘Lenta’ citando il canale ‘Telegram Mash’. Le perdite maggiori si sono verificate nel 2025: 621.000 persone.
Nel 2022 le perdite registrate ammontavano a 118.500, nel 2023 a 405.400 e nel 2024 a 595.000 persone. I dati saranno messi a disposizione delle famiglie ucraine, cui Zelensky ha negato informazioni e restituzione delle salme per non pagare le compensazioni che aveva stabilito per decreto e che erano state interamente pagate dagli europei, vero, signora Melensky?
Questi stessi hacker a luglio hanno ottenuto l'accesso a un programma di comando ucraino che consentiva alle forze armate di tracciare in tempo reale la posizione delle unità russe e di dirigere gli attacchi. Ovviamente messo subito fuori uso.
Si trattava del sistema ‘Delta’, che incrociava dati di intelligence, droni e satelliti per visualizzare in tempo reale la posizione sul campo delle unità delle Forze armate russe. Adesso dovranno farne a meno.

Anonimo ha detto...

Con tale cifra si potrebbero organizzare ricoveri per malati lungodegenti,
far piantare alberi a protezione degli argini dei fiumi, dissodare le terre
abbandonate per il proprio e altrui sostentanento facendo sperimentare ai maschi gagliardi scesi dai barconi con i cellulari cio' che disse Cacciaguida : "Come e' provare sì come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle / lo scendere e 'l salir per l'altrui scale". In sostanza, il detto sottolinea l'amarezza e le difficoltà che si provano quando si dipende dagli altri, specialmente in termini di sostentamento e ospitalità; a Roma per esempio sono assoldati per usare lo sparafogliesecche lungo i marciapiedi con il risultato di assordare e inquinare e non risolvere nulla anziche' insegnare loro che con l'onesto olio di gomito a spazzarle con ramazza e pala e carrettino al seguito e' meglio.
Poi hanno dato loro in mano il decespugliatore (con tanto di guanti,scafandro,occhiali, ed eventuali)per stricare quei pochi fili d'erba che coprivano il terreno riarso facendo affiorare tutta la meravigliosa "monnezza" che vi era celata, monnezza perlopiu' di plastiche che nessuno degli addetti alla nettezza urbana raccoglie forse perche' troppo faticoso o forse perche' nessuno ha dato loro questo compito? Sarebbe disdicevole insegnare a farlo a squadre di "ospiti" magari dandogli il titolo di "ministri straordinari della nettezza urbana"?

Anonimo ha detto...

Se tutto va bene siamo rovinati.. Non deve trarre in inganno il recente tavolo negoziale alla Casa Bianca.
Se si osservano gli avvenimenti col grandangolo, ci accorgiamo di due cose fondamentali. In primo luogo
la difficile conclusione del conflitto ucraino non è risolutiva. Lilin ci spiega molto bene che i progetti bellici dell' Occidente di riarmo non sono affatto sospesi. Quindi si vorrebbe chiudere un capitolo, ma nel contempo se ne preparano di peggiori. Gli interessi
dell' industria bellica soffiano sul fuoco. E i ns. leader
politici continuano a fingere e barare. Poi va detto che anche Trump nell' attuale gestione della crisi non può far finta di non conoscere i reali progetti degli Alleati.
Assistiamo quindi al netto delle previsioni, ad una grande, ignobile mistificazione degli eventi.

Anonimo ha detto...

ALESSANDRO ORSINI – IL FATTO – 19.08.2025
Tutti si interrogano sulla ragione per cui Trump ha assunto un atteggiamento morbido verso Putin in Alaska. Nessun complotto, nessun tradimento: la risposta è di una semplicità sconvolgente. Trump ha abbracciato le richieste di Putin perché, dati empirici alla mano, ha preso atto che la Russia non può essere sconfitta. Ha preso atto che tutti i tentativi di vincere la guerra sono stati vani. Trump ha preso atto che la Nato ha dato all’Ucraina: 1) carri armati Abrams, Leopard, Challenger; 2) missili Himars, Scalp, Atacms e Storm Shaodow; 3) sistemi di difesa anti-aerea Patriot e Samp/T; 4) bombe a grappolo e munizioni a profusione; 5) caccia F-16. Trump ha preso atto che la Nato, per armare la controffensiva ucraina iniziata il 5 giugno 2023, ha svuotato i propri magazzini. Trump ha preso atto che quella controffensiva è stata un fallimento colossale e ha preso atto che la Nato non è in grado di armarne un’altra. Poi ha preso atto che la Russia non fa altro che avanzare e che Putin ha puntato le sue bombe atomiche sull’Ucraina. Trump ha anche parlato con i migliori analisti della Casa Bianca, i quali gli hanno confermato che Putin non bluffa: in caso di necessità, colpirebbe l’Ucraina con le testate nucleari. Trump ha preso atto che i consensi di Putin sono alle stelle e che tutti i russi odiano la Nato nel modo più feroce possibile. Trump ha preso atto che – parola di Mark Rutte – l’industria militare della Russia sovrasta quella della Nato; ha preso atto che l’Italia ha 50 carri armati operativi e che l’esercito francese e tedesco versano in condizioni altrettanto penose, tant’è vero che l’Unione europea ha dovuto riarmarsi urgentemente. Trump ha preso atto che l’Europa non ha difesa aerea dai missili più avanzati della Russia, che la Cina è dalla parte di Putin, che le sanzioni non funzionano e che la guerra in Ucraina ha mandato la Germania in recessione. Trump ha preso atto che le sanzioni secondarie rischiano di distruggere i rapporti tra l’India e gli Stati Uniti. Durante il vertice in Alaska, Trump è giunto alla conclusione che rimane una sola strada: inviare soldati americani in Ucraina. Quanti? Tantissimi giacché la Russia ha 1,3 milioni di soldati. Siamo giunti all’altra domanda su cui tutti si rompono la testa: perché Trump ha abbandonato la richiesta del cessate il fuoco? Anche in questo caso, la risposta è di una semplicità imbarazzante. Trump ha abbandonato l’idea del cessate il fuoco perché l’Europa ha giurato solennemente che, se anche la Russia avesse accettato il cessate il fuoco, ella, l’Europa, non avrebbe fatto nessuna concessione alla Russia. Con questo atteggiamento iper-oltranzista, l’Europa e Zelensky hanno spogliato Trump della possibilità di chiedere il cessate il fuoco. Trump è giunto alla seguente conclusione: “Se l’Europa non vuole concedere niente, allora questo cessate il fuoco che cosa lo chiedo a fare?”. Trump ha cambiato posizione sul cessate il fuoco perché l’Unione europea ha dichiarato che, durante il cessate il fuoco, avrebbe continuato a chiedere a Putin la resa senza condizioni. L’Unione europea ha bisogno che la guerra vada avanti a bassa intensità per giustificare il suo piano di riarmo. Le sfugge la strategia di Putin. L’Europa non ha capito che la guerra in Donbass sarà accompagnata dal bombardamento di Kiev. Se in Donbass si combatterà per i prossimi tre anni, Kiev subirà altri tre anni di bombardamenti. Quanto maggiore sarà il tempo per la conquista del Donetsk, tanto più grande sarà la distruzione di tutta l’Ucraina.

Anonimo ha detto...

Nessuno ragiona pacatamente con la sua testa. Eppoi questo continuo incontrarsi in gruppo produce un gruppo/pensiero lontano mille miglia dalla giusta soluzione che la situazione richiederebbe. Ecco a cosa ha portato essersi allontanati dal Signore, alla demenza del singolo e delle comunità nazionali ed internazionali: classi deficienti impotenti alla dirigenza.

Anonimo ha detto...

I dati dell'intelligenza artificiale su Garibaldi massone, qui sopra.

Sono cose note. I dati riportano le varie opinioni sul GAribaldi
massone. Che il sostegno della massoneria inglese (indicata
in generale) fosse decisivo per lui tuttavia è affermazione
azzardata. A favore di Garibaldi erano soprattutto elementi del
partito Whig - i conservatori, compresa la regina, non lo potevano
vedere (e i massoni c'erano anche tra di loro).
La mia replica riguardava certe accuse di carattere personale
nei suoi confronti dimostratesi
notoriamente solo delle calunnie.
GAribaldi era per l'Italia laica, motto dei garibaldini appunto e se ne fece
profeta, in quanto massone, aggiungendovi un'avversione quasi
personale per il papato. Sono colpe alle quali non è necessario
aggiungere fatti inventati per denigrarlo sul piano personale.

Come leader militare rivoluzionario e patriottico aveva indubbiamente delle
qualità, piaccia o meno, e questo spiega l'attrazione che esercitava
sui giovani, che accorsero numerosi a battersi sotto il suo comando.
Rappresentava la celebrazione dell'eroismo in un Paese moralmente anchilosato e
governato da secoli da mezze tacche votate alla mediocrità più assoluta, al culto del
"particulare", succube delle potenze straniere.
Che l'unità d'Italia sia stata voluta dagli inglesi (dalla loro massoneria)
in odio al papato e ai Borboni, è tesi semplicemente assurda ma dura
a morire. Il governo inglese tentò in tutti i
modi di impedire la II guerra d'Indipendenza, senza riuscirci, preoccupato
degli squilibri che essa potesse produrre in Europa. Lo sbarco
di Garibaldi in aiuto alla Sicilia in ribellione, che aveva chiesto il
suo intervento, fu appoggiato dagli inglesi soprattutto nel
"timore che fosse la Francia ad egemonizzare l'Italia meridionale mettendo un suo uomo sul trono di Napoli" (Vedi : Pietro Pastorelli, 17 marzo 1861. L ' Inghilterra e l'unità d'Italia, Rubbettino, 2011, pp. 170; p. 69. Questo studio di un illustre accademico si basa ampiamente sui documenti diplomatici). Il progetto di mettere un francese (che avrebbe dovuto essere un Murat, gran maestro del GO di Francia) sul trono di Napoli, Napoleone III l'aveva in effetti accarezzato nel 1859 ma i massoni italiani patriottici erano decisamente contrari.
Gli inglesi erano fortemente preoccupati dalle aggressive iniziative politico-militari dell'irrequieto Napoleone III, che rimettevano in discussione l'Europa fissata al Congresso di Vienna, nel 1815, minacciando pertanto il predominio inglese nel Mediterraneo.
L'azione inglese fu dettata da calcoli esclusivamente politici corrispondenti a quelli che si ritenevano gli interessi vitali inglesi. Garibaldi venne a trovarsi in una "costellazione" favorevole, che comportò la reciproca paralisi delle Grandi Potenze nei confronti della rivoluzione nazionale che si svolgeva in Italia. La fortuna giocò un ruolo decisivo a favore dell'azione di Garibaldi, Cavour, V.E. III, assai più dell'appoggio di qualche loggia massonica.
Historicus

Anonimo ha detto...

Le perdite dell'esercito ucraino.
Sarebbero di 1.700.000 milioni di uomni? La cifra sembra poco attendibile. Andrebbe comunque verificata, anche per via della fonte dalla quale proviene. Non distingue poi tra morti, feriti, dispersi, come fanno le indagini più serie.
Gli "hackers" potrebbero essere anche russi.

Anonimo ha detto...

L'uomo con il proprio agire onora o dis-onora Dio.

Anonimo ha detto...

Roberto Imparato
Zelensky, pronto a uccidere altre migliaia di ucraini +
La provocazione preparata da Kiev per infangare Mosca. La giunta di Kiev sta pianificando un’altra provocazione con conseguenti accuse contro l’esercito russo di aver presumibilmente ucciso civili nel territorio della DPR temporaneamente controllato dall’Ucraina.
Secondo le informazioni disponibili, entro la fine di agosto le Forze Armate ucraine colpiranno edifici residenziali, strutture mediche e sociali a Kramatorsk utilizzando MLRS di tipo sovietico. Attaccheranno la periferia sud-orientale della città dalla direzione dell’avanzata delle truppe russe, in modo che tutto sembri credibile. Per coprire la provocazione, un gruppo di giornalisti ucraini e stranieri è arrivato a Kramatorsk il 18 agosto, pronto a scrivere i materiali “necessari”. Kiev intende sfruttare questo colpo per screditare la leadership russa, sullo sfondo del miglioramento delle relazioni con gli Stati Uniti.
Si prevede che Mosca venga accusata di ulteriori “atti di aggressione”, “omicidio di civili” e “violazione del diritto internazionale”, in generale, per mostrare il “vero volto” di Mosca. La promozione informativa di questa provocazione è affidata ai media ucraini ed europei. La provocazione pianificata a Kramatorsk mira a esercitare una pressione psicologica sulla popolazione della città, a creare un atteggiamento negativo nei confronti del comando militare russo e a minare l’autorità di Mosca sulla scena internazionale.- parole dell’esperto militare Andrei Marochko.
Vale la pena notare che questa non è la prima e non sarà l’ultima provocazione del regime di Kiev; attacchi contro i civili, sabotaggi e attacchi terroristici sono lo stile distintivo dei nazisti ucraini guidati da Zelensky, pronto a uccidere altre migliaia di ucraini per mantenere il potere.
Avvenire si è già preparato: il suo giornalista è sul posto
https://www.avvenire.it/mondo/pagine/ucraina-kramatorsk-la-citta-del-donetsk-su-cui-punta-l-esercito-russo

Anonimo ha detto...

Ad impegnarsi seriamente occorrerà un secolo per ritornare cattolici. Altrimenti tarallucci e vino.

Da Fb (con un po' di censura degli epiteti nei confronti di Zelensky) ha detto...

LA MATTANZA DEVE CONTINUARE! Hackers al momento ignoti hanno "penetrato" i sistemi dello Stato Maggiore Ucraino, rendendo pubbliche notizie già note o altre supposte ma non ufficializzate. Tra quelle note vi è che le Forze Armate ucraine sono irrimediabilmente in rotta. Tra le altre notizie vi è quella sul numero dei Militari Caduti in combattimento: 121.000 Soldati russi e 1.720.000 Soldati ucraini o di altre nazionalità (mercenari). Nonostante la cifra impressionante di Soldati ucraini Caduti in circa tre anni e mezzo di conflitto, Zelensky cerca di sabotare ogni sforzo rivolto alla fine delle ostilità affinché continui la mattanza di giovani ucraini (e giovani russi). Solo in questo modo potrà continuare, assieme ai suoi complici, a rubare impunemente (tra le altre ruberie, 50 milioni al mese trasferiti su conti segreti (ma non tanto...) di compiacenti banche estere, o ad acquistare all' estero immobili di lusso o imbarcazioni milionarie. Solo così ignobili figuri potranno continuare indisturbati nei loro traffici di organi umani o nel commercio di bambini per il godimento di ricchi pedofili in tutto il mondo. Ecco, questo è l'indegno individuo che la Meloni si sbaciucchia e che insieme ad altri (pochi) capi di Stato e di governo privi di dignità e di morale, sostengono per potere sabotare la pace affinché la Germania si riarmi (anche a spese nostre, come pure l'Ucraina) e affinché, con la spesa di circa 800 miliardi di euro per lo schifo del "riarmo dell'Europa", produttori e venditori di armi e relativi "sensali" (anche con incarichi istituzionali di vertice), possano ancor più ingrassare i loro già pingui ventri. E con loro fitte schiere di immancabili tangentisti. Tutto alla faccia dei poveri, dei diseredati, degli ultimi. L' unica guerra che noi vogliamo è la guerra alla povertà e alle ingiustizie sociali, per la redenzione dei misteri. Augusto Sinagra.

Anonimo ha detto...

# Augusto Sinagra. La cifra di 1.720.000 soldati ucraini caduti in combattimento è priva di senso. Sarebbe superiore, credo, all'ammontare dell' intero esercito ucraino. E se questi sono i morti, quanti sarebbero i feriti e i dispersi? Arriveremmo a cifre iperboliche.
Si leggono le cose più strane, che nessuno cerca di vagliare. Anche che i caduti russi sarebbero un milione, cifra ugualmente poco credibile.
L'intero articolo del Sinagra è comunque solo propaganda e della peggior specie.

Anonimo ha detto...

Ancora sui caduti ucraini.
In un articolo di LSNews si dà come cosa ovvia (e senza citare la fonte) che gli ucraini avrebbero avuto quasi due milioni di morti + un milione di invalidi (permanently injured soldiers). Totale = 3 milioni circa di perdite, quelle che le statistiche militari in genere definiscono "totali". Se le cose stanno così allora l'intero esercito ucraino ha praticametne cessato di esistere. E i russi contro chi starebbero combattendo?
LSNews non vede l'ora che Trump molli l'Ucraina e lasci gli europei a sbrigarsela con i russi. Visione egoistica e scorretta, dal momento che sono stati gli americani a mettere noi europei in questo pasticcio, con la loro demenziale politica di espansione della Nato ad Est, che gli statisti europei hanno avuto il torto di subire ed accettare.
Nei commenti all'articolo ritorna sempre il ritornello delle stragi di civili russi che avrebbe compiuto l'artiglieria ucraina vigliaccamente nel Donbass, obbligando i russi ad intervenire. Ma le cose sono andate diversamente: il ricorso alla forza nel Donbass l'hanno iniziato i filorussi con una sollevazione militare provocata da vari capi-milizia locali, che si è impadronita di varie città e ha proclamato l'indipendenza di due distretti. I russi al tempo ancora non comparivano ma di certo non si può escludere che i loro servizi segreti fossero implicati nella vicenda. Dopo che la controffesniva ucraina ebbe riconquistato molto territorio, i russi intervennero in forze, con le loro forze regolari in tutto il Donbass, ricacciando gli ucraini, almeno in parte.

Anonimo ha detto...

L’ILLUSIONE DI UN "ARTICOLO 5 EUROPEO": L’AUTOLESIONISMO DIPLOMATICO COME SIMULACRO DI POTENZA

L’idea di introdurre, in relazione all’Ucraina, un meccanismo di difesa collettiva modellato sull’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico del 1949 costituisce un esempio paradigmatico di illusione politica e di incapacità strategica. Non si tratta, come taluni vorrebbero presentarla, di un’astuta innovazione giuridico-istituzionale che proietterebbe l’Europa in un ruolo di protagonista sul piano internazionale, bensì di un atto retorico privo di realismo, incapace di misurarsi con la natura delle istituzioni europee (da tempo evanescenti), con l’assetto del diritto internazionale e con i rapporti di forza che governano l’ordine delle genti. L’articolo 5 del Trattato dell'Alleanza Atlantica del Nord nacque in un contesto storico preciso, quale corollario di una alleanza asimmetrica garantita dal potere militare, tecnologico e nucleare statunitense. Senza Washington, quella clausola sarebbe stata inattuabile. Pretendere di trasporla oggi in ambito europeo significa astrarre l’effetto dalla sua causa, replicare la formula senza la sostanza. L’Unione Europea non dispone di un comando militare integrato, né di un bilancio comune sufficiente, né di una volontà politica unitaria: già la clausola di mutua assistenza prevista dall’art. 42, paragrafo 7, TUE si è rivelata inapplicata e sostanzialmente inefficace. Pensare di creare un meccanismo più forte per un Paese terzo come l’Ucraina, che non è membro dell’UE, significa introdurre una contraddizione insanabile: obbligare l’Unione verso l’esterno più di quanto essa riesca a vincolare se stessa al proprio interno. Questa contraddizione è la cifra della sua natura autolesionista. Da un lato, Mosca la interpreterebbe come prova definitiva dell’accerchiamento occidentale, utilizzandola per giustificare l’escalation militare e rinsaldare le proprie alleanze strategiche. Dall’altro lato, l’Europa, priva dei mezzi per dare seguito a un impegno automatico, si esporrebbe al rischio di fallire alla prova dei fatti, dimostrando al mondo la propria impotenza. Nulla sarebbe più devastante, per la credibilità di un soggetto politico, che proclamare un vincolo di difesa collettiva e non riuscire poi a onorarlo: l’Europa, lungi dall’essere rafforzata, verrebbe irrimediabilmente ridicolizzata (e lo è giá). La proposta italiana, dunque, non è soltanto velleitaria: è autolesionista, perché carica il Paese e l’Unione di un obbligo sproporzionato, giuridicamente fragile e politicamente insostenibile. È autolesionista perché priva gli Stati della possibilità di deliberare secondo la prudenza, sostituendo al discernimento politico un automatismo cieco che li consegna a scelte eterodirette. È autolesionista, infine, perché maschera con il linguaggio della forza quella che è, in realtà, una confessione di debolezza: proclamare un articolo 5 europeo senza la potenza per sostenerlo equivale ad annunciare al mondo la propria irrilevanza strategica. Parlare di "successo" italiano in questo scenario significa scambiare la messa in scena diplomatica per la sostanza delle relazioni internazionali, la parola per l’azione, l’apparenza per l’essere. Tuttavia, nella politica, come nell’ontologia, il nulla non si fa sostanza per il solo fatto di essere nominato. E se davvero questa fosse la cifra dell’arte di governo, allora si potrebbe chiosare ironicamente che l’unico articolo 5 garantito dall’Italia è quello che recita: «in caso di difficoltà, applaudire con convinzione e sperare che l’applauso valga come deterrente».
Daniele Trabucco

Anonimo ha detto...

Inizia l'occupazione di Gaza city, Netanyahu sempre più isolato
Con un dispiego di almeno 130 uomini Israele ha dato il via all'occupazione di Gaza city. Operazione difficile e che ignora le dichiarazioni di condanna e gli appelli delle varie cancellerie che invitano Israele a sospendere questa assurda guerra.
E quella che si sta combattendo non è più una guerra contro il gruppo terroristico di Hamas, iniziata dopo quel tragico 7 ottobre, ma un’azione il cui obiettivo è cacciare definitivamente i palestinesi di Gaza dalla loro terra, prima concentrandoli in un’area definita “zona umanitaria”, nei dintorni di Rafah, in seguito costringendoli, per le condizioni insopportabili e disumane, ad emigrare. I palestinesi uccisi nel conflitto sono oltre 62mila, di cui 18.885 bambini, mentre 160mila sono i feriti. Un milione e novecentomila sono gli sfollati.
https://lanuovabq.it/it/inizia-loccupazione-di-gaza-city-netanyahu-sempre-piu-isolato
Lo sgomento e' tale che mancano le parole!
Ma come e' nato questo Hamas, chi ha di fatto favorito la sua crescita e perche'?
Con tutte le spie che ha non credo possibile che Israele non abbia saputo/voluto bloccarlo sul nascere.
Chiedo la cortesia a Historicus, se ne avra' voglia e tempo.Grazie

Anonimo ha detto...

Quando i leader europei parlano della guerra in Ucraina, sembra che preferiscano il linguaggio delle favole a quello della politica. Giorgia Meloni parla di “stallo”, Emmanuel Macron ricorre alla figura dell’“orco” e del “predatore” per descrivere Putin. Ma dietro queste immagini non c’è profondità analitica, c’è piuttosto il tentativo di semplificare una realtà complessa in un racconto adatto all’opinione pubblica spaventata. Eppure i russi, da anni e con insistenza crescente, ripetono concetti precisi, non metafore: lo ha fatto anche Lavrov in questi giorni, ricordando che la questione non riguarda la fame di territori, ma il rispetto di principi storici e giuridici su cui si fonda l’esistenza stessa dell’Ucraina come Stato. Se i leader occidentali fingono di non comprenderlo, allora sì, il problema è di traduzione: non linguistica, ma politica e culturale.

Sergey Lavrov ha sottolineato che la Russia non ha mai posto come obiettivo la conquista di territori. Crimea, Donbass, Novorossija non sono “preda” da divorare: sono regioni forgiate dalla presenza russa per secoli, città fondate e sviluppate da popolazioni che hanno dato il loro sangue e il loro lavoro. Parlare di “predatore” significa cancellare la storia di Odessa, Nikolaev, Mariupol, riducendo a mero appetito geopolitico ciò che appartiene alla memoria di un popolo. È qui che il linguaggio occidentale mostra la sua fragilità: ridurre la complessità storica a una caricatura serve solo a mascherare la propria impotenza politica.

Ma il punto decisivo non è solo storico, è giuridico. Quando nel 1990 l’Ucraina proclamò la sua sovranità, lo fece dichiarandosi neutrale, non allineata e priva di armi nucleari. Questo impegno era la condizione che rese possibile il riconoscimento internazionale della sua indipendenza dopo la dissoluzione dell’URSS. Senza quella promessa di neutralità, difficilmente Kiev avrebbe ottenuto la legittimità che allora le fu accordata. Oggi, invece, Zelensky rivendica l’ingresso nella NATO, minaccia di riconsiderare la dimensione nucleare e cancella di fatto la neutralità. È su questo terreno che Lavrov richiama l’attenzione: se vengono meno le condizioni originarie, viene meno anche la base giuridica stessa della sovranità ucraina.

Questo rovescia la prospettiva. L’Occidente accusa la Russia di voler ridefinire i confini con la forza, ma è l’Ucraina ad aver infranto il patto su cui si reggeva la sua indipendenza. Mosca, lungi dall’essere “l’orco affamato” delle narrazioni europee, si pone come custode di un principio elementare: gli accordi valgono. Se un Paese tradisce gli impegni assunti alla nascita, mette in discussione se stesso prima ancora che i rapporti con i vicini.

La vera favola, dunque, non è quella di Putin come predatore, ma quella dell’Europa che si illude di poter essere protagonista nascondendo la propria subordinazione dietro metafore suggestive. L’Unione non ha autonomia militare, non ha autonomia energetica, e paga il prezzo di una guerra che serve soprattutto a Washington per consolidare la propria influenza. La Russia, invece, mostra di avere non solo la forza militare, ma anche le basi storiche e legali per sostenere le proprie ragioni.

In questo contrasto si misura la differenza tra retorica e realtà. Macron parla di orchi per spaventare gli europei; Lavrov richiama testi, dichiarazioni, vincoli giuridici. Da una parte la favola, dall’altra la memoria storica e il diritto. Chi vuole davvero comprendere la guerra in Ucraina deve scegliere quale lingua ascoltare: quella infantile della paura o quella adulta della politica.

mic ha detto...

Più che linguaggio infantile della paura è quello di asserviti alla precedente egemonia dem, che non di adeguano alla nuova tendenza multipolare, perché succubi di burattinai globalisti...

Anonimo ha detto...

Con idee demenziali (come l'invio di truppe in Ucraina) l'Europa contribuisce alla pace e alla fine del conflitto Russo-Ucraino come chi fornisse benzina ai pompieri per spegnere un incendio. Ogni loro passo verso la "pace" è in realtà un passo verso l'inasprimento del conflitto e la sua estensione. Una simile stupidità è da studio psicoanalitico.

Anonimo ha detto...

Servilismo masochista nei confronti degli USA, servilismo suicidario nei confronti dei tecnocrati globalisti.

Domanda per la Meloni ha detto...

Fratelli d'Italia o fratelli di Ucraina?

Anonimo ha detto...

LA PACE A QUALUNQUE COSTO
L'élite globalista vuole la guerra contro la Russia per forzare gli eventi e realizzare il progetto di Unione Europea come Stato unitario, gli USE (United State of Europe) che assorbirebbero gli Stati Membri al loro interno.
La retorica infame, già usata in Italia nella Prima Guerra Mondiale per unificare genti profondamente e storicamente diverse, quella del "comune crogiolo dove mischiare il sangue delle diverse nazionalità per fare un solo nuovo sangue" riemerge su scala continentale.
A questa prospettiva, appoggiata nei fatti da TUTTI I PARTITI DEL PARLAMENTO ITALIANO, ogni cittadino cristiano deve ribellarsi e opporsi con ogni mezzo, e RESISTERE.
Il popolo russo non è nostro nemico, la russofobia fomentata dai mass media guerrafondai è un sentimento ignobile e anticristiano, le condizioni per arrivare alla pace ci sono già tutte, manca solo la buona volontà dei governanti perché sono manovrati dagli interessi della Finanza apolide.
La sola Europa che desideriamo è l'Europa dei Popoli liberi e indipendenti, dall'Atlantico agli Urali. Non siamo in guerra, non vogliamo entrarci in alcun modo e vogliamo favorire la fine di ogni conflitto sul nostro continente. Basta volere.
Cit. Davide Lovat

Laurentius ha detto...

Concordo pienamente.

L’ATTACCO ALL’UNGHERIA È ATTACCO ALLA PACE! ha detto...

Un nuovo raid ucraino ha colpito l’oleodotto Druzhba, interrompendo i rifornimenti verso l’Ungheria.
Un atto terroristico che colpisce non solo Budapest, ma l’intera idea di sovranità energetica europea.

Dov’è l’Unione europea?
Secondo i trattati dovrebbe difendere un suo Stato membro.
Invece silenzio. Perché?
Perché quando un Paese – come l’Ungheria di Orbán – dice NO alla guerra e difende la Pace vera, allora diventa scomodo.

Orbán non ha ceduto alle pressioni per far entrare l’Ucraina nell’UE.
Trump sta lavorando a un negoziato tra Zelensky e Putin.
E guarda caso, proprio ora arrivano i droni kamikaze contro l’oleodotto dell’“Amicizia”.

È chiaro: qualcuno non vuole la pace.
Qualcuno ha interesse a far saltare i tentativi di Trump di riportare Russia e Ucraina al tavolo.
La guerra è un affare miliardario per le élite e per i burattinai di Bruxelles.

La UE non è difesa comune, non è solidarietà.
È un cartello di potere che difende la guerra e attacca chi difende la pace.

Noi stiamo con Trump e Orbán, con chi dice basta sangue e vuole restituire ai popoli la libertà di scegliere la pace.

Anonimo ha detto...

Certo , il popolo russo non e' nostto nemico ma le azioni belliche del signor Putin non ci piscciono.

mic ha detto...

"le azioni belliche del signor Putin non ci piscciono."

Ok. Ma non è una buona ragione per infilarci in una guerra che non ci appartiene e che non abbiamo voluto noi. Non è nostra la responsabilità dell'espansionismo NATO...

Anonimo ha detto...

https://www.ilsussidiario.net/news/guerra-media-le-accuse-europee-a-trump-che-arrivano-dal-deep-state-usa/2873253/