Il nostro traduttore propone - e volentieri la riprendo - una sua rapida ma efficace recensione di un testo recente sulla Vergine Maria alla luce delle Scritture ebraiche e della tradizione giudaica antica. Purtroppo non disponiamo ancora della traduzione italiana di cui lui stesso potrebbe farsi carico d'intesa con l'autore; ma per chi legge l'inglese ho trovato, e inserito, un link col testo in pdf. "Un testo consigliato a chi vuole comprendere non solo perché la Chiesa ha sempre venerato la Madre di Dio, ma anche come le sue prerogative si radicano nella Scrittura e nella fede apostolica". Anche per chi non leggerà il testo sono edificanti le osservazioni che seguono.
Recensione di Jesus and the Jewish Roots of Mary
Il libro di Brant Pitre, “Jesus and the Jewish Roots of Mary – Unveiling the Mother of God” [Gesù e le radici ebraiche di Maria qui in pdf], si propone di illuminare la figura di Maria alla luce delle Scritture ebraiche e della tradizione giudaica antica. È un testo che, pur scritto con stile accessibile, offre al lettore una ricca trama di riferimenti biblici, rabbinici e patristici, invitando a rileggere la Madre di Dio non come semplice aggiunta devozionale, ma come parte integrante della Rivelazione.
Pregi e metodo
Il merito maggiore del volume è il metodo: Pitre mostra come molti tratti mariani – dalla verginità perpetua alla funzione di Nuova Eva, dal titolo di Arca dell’Alleanza alla regalità come Regina Madre – non siano invenzioni posteriori, ma abbiano radici profonde nell’Antico Testamento e nella fede giudaica del Secondo Tempio.
Maria come Nuova Eva: Pitre riprende la lettura patristica di Genesi 3,15, sottolineando come la donna promessa nel Protoevangelium trovi il suo compimento in Maria. Così come Eva, pur senza peccato all’inizio, collaborò con Adamo alla caduta, Maria – piena di grazia – collabora con Cristo, il nuovo Adamo, alla redenzione.
Maria come Arca dell’Alleanza: confrontando Luca 1 con 2 Samuele 6, Pitre mostra parallelismi impressionanti: l’Arca “sostava tre mesi” presso la casa di Obed-Edom, e Maria rimane “circa tre mesi” presso Elisabetta; Davide esclama: “Come potrà venire da me l’Arca del Signore?”, ed Elisabetta grida: “A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?”. Questi echi non sono accidentali, ma radicano la mariologia nell’Antico Testamento.
Maria come Regina Madre (Gebirah): nell’antico regno davidico non era la moglie del re, ma la madre ad avere dignità regale (cfr. 1 Re 2,19, dove Salomone fa sedere Betsabea alla sua destra). Pitre mostra come questo modello spieghi la regalità di Maria accanto a Cristo: non regina per accidente, ma per diritto di maternità.
Maria e la verginità perpetua: Pitre legge Isaia 7,14 e le discussioni rabbiniche sul “segno” della vergine (o giovane donna) per mostrare che il segno miracoloso annunciato non può ridursi a un semplice parto ordinario.
Punti di forza per un lettore cattolico tradizionalista
Per un lettore cattolico legato alla Tradizione, il libro è prezioso perché conferma che la mariologia non è un lusso della pietà popolare, bensì una conseguenza necessaria della cristologia: se Gesù è il nuovo Mosè, il nuovo Davide, il nuovo Adamo, allora Maria non può che essere letta come l’Arca, la Regina e la Nuova Eva. La struttura tipologica non è un artificio moderno, ma emerge già dai Padri (Ireneo, Efrem, Atanasio).
Limiti
Al tempo stesso, il testo non è esente da limiti. La mano americana dell’apologeta a volte semplifica troppo, privilegiando l’effetto narrativo più che la discussione filologica rigorosa. Alcune citazioni rabbiniche, come quelle sul ruolo della madre del re o sulle interpretazioni messianiche di Genesi, sono utilizzate in senso ampio senza distinguere con precisione le stratificazioni storiche. Non è un difetto distruttivo, ma richiede al lettore esigente di integrare con ulteriori studi.
Conclusione
In definitiva, Pitre offre uno strumento utile e stimolante: un’introduzione seria, capace di ridare respiro biblico e radici ebraiche all’identità mariana. Per chi desidera un approfondimento più scientifico sarà necessario affiancarlo con testi patristici o specialistici; ma come punto di partenza – o come “ponte” tra devozione e teologia – il libro compie un’opera meritoria. Non cede al sentimentalismo, non scivola nell’irenismo ecumenico, ma restituisce Maria come figura centrale del mistero cristiano.
Un testo consigliato a chi vuole comprendere non solo perché la Chiesa ha sempre venerato la Madre di Dio, ma anche come le sue prerogative si radicano nella Scrittura e nella fede apostolica.
Antonio Marcantonio
7 commenti:
Il Messale Romano, per il Sabato precedente l’ultima Domenica d’Agosto, segna la festa della Beata Vergine Maria sotto il titolo “Salus infirmorum“ (Salute dei malati). Meditiamo sulle implicazioni di questo titolo con cui la Chiesa Romana invoca e fa invocare la Madre di Dio
https://www.radiospada.org/2023/08/maria-salute-degli-infermi/
Eccellente articolo:
La scure di Elia
lascuredielia.blogspot.com
Iniltrati
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Cor Jesu, adveniat regnum tuum. Adveniat per Mariam.
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Ce texte me laisse rêveur : quelqu'un, dans la tradition catholique, a-t-il jamais contesté que Marie fût juive, fille de juifs, et qui plus est, de sang royal, descendante de David, etc. ? Notre degré d'ignorance est tel qu'on en vient désormais à découvrir que l'eau mouille, que la lumière éclaire, que le jour n'est pas la nuit… Vraiment, ce monde est passablement détraqué.
Ho paura e spero di sbagliarmi che quando parla di scismatici si riferisca alla FSSPX. Non sarebbe accettabile!
Il ruolo di Maria Santissima è talmente centrale da rappresentare lo snodo della donna vestita di sole nella Rivelazione che conduce alle Nozze dell’Agnello.
L’Agnello è immolato, eppure sta ritto in piedi. Questa è la sua condizione fin dalla fondazione del mondo e dunque Maria, la madre che da’ carne umana al Verbo, vi è coinvolta e resta coinvolta in un’eterna istantaneità in cui il tempo è sempre al presente. Il trionfo del cuore immacolato di Maria coincide con la capacità degli esuli figli di Eva di ricongiungersi da pellegrini e figli nella comunione dei santi. Quanto detto in Genesi (il calcagno che schiaccia il capo del serpente) si realizza in Apocalisse, ma nell’’eternità dell’Agnello che è insieme alfa e omega.
Per tutti noi è scontato!
L'articolo (e il libro), semplicemente, mette in risalto riferimenti scritturistici veterotestamentari precisi in riferimento alle principali prerogative riconosciute alla Vergine.
La Tradizione insegna che il papà della MADONNA, San Gioacchino (cui sono devoto), era della Tribù di Giuda; della Casa Regale di Davide, quindi parente di San Giuseppe. Invece la madre della MADONNA, Sant'Anna, era della Tribù di Levi, della Casa Sacerdotale di Aronne, quindi parente di San Zaccaria e nipote di Giuseppe d'Arimatea (zio materno di Sant'Anna, prozio della MADONNA; pro-prozio del Redentore). Sant'Anna era originaria della cittadina di Sapphira (altro riferimento sacerdotale: Sapphira è il nome della moglie di Mosè). Cittadina che è sempre stata a maggioranza cristiana e che è diventata una città fantasma dopo il 1948 . Pertanto Gesù non era SOLO sacerdote secondo Melkisedek , ma, da parte di nonna, era ANCHE Sacerdote secondo Aronne .
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