Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 28 febbraio 2026

Marzo 2026. Calendario Sante Messe antiquior a Pavia

Carissimi Amici,
siamo entrati nel tempo santo della Quaresima e le parole di sant'Agostino ci guidano e ci ammoniscono: «In questo tempo quaresimale ricordatevi soprattutto dei poveri, in modo che il frutto della vostra sobrietà accumuli per voi tesori nel cielo. Il Cristo che ha fame riceva quello di cui si priva il discepolo col digiuno. La penitenza volontaria sostenga l'indigente. La frugalità del ricco si trasformi nel necessario per il misero. L'animo sia ben disposto, umile, pieno di misericordia, facile a perdonare. Chi sa di avere offeso, chieda perdono. Non rimaniamo schiavi del demonio, che trionfa quando crea dissensi tra i cristiani. È indubbiamente elemosina assai meritevole perdonare le colpe al fratello, come il Signore perdona le nostre» (Sermo 210, 12).
Le celebrazioni di questo mese sono le seguenti:
È possibile scaricare e leggere l’Ordinario ed il Proprio delle Sante Messe ai seguenti link: 
- ORDINARIO DELLA SANTA MESSA(*) La Santa Messa verrà celebrata se si troverà un sacerdote disponibile: don Fabio e don Marino in questo venerdì sono entrambi impegnati nell'insegnamento. Verrà data tempestiva comunicazione (in un senso o nell'alro) attraverso questa email.
A tutti un cordiale saluto nel Signore,
don Fabio e don Marino

Sabato delle Quattro Tempora di Quaresima

Missale Romanum
Sabato delle Quattro Tempora di Quaresima

La Stazione è alla Basilica di S. Pietro in Vaticano, dove il popolo si radunava verso sera per assistere all'Ordinazione dei Sacerdoti e dei sacri Ministri. Questo giorno era chiamato il Sabato dalle dodici Lezioni, perché anticamente si leggevano dodici brani delle sante Scritture, come il Sabato Santo. Fu il Papa Gelasio (492-496) che organizzò la Liturgia del Sabato delle Quattro Tempora, fissando in tal giorno le Ordinazioni. La Messa in cui queste venivano conferite aveva luogo durante la veglia notturna, che dal Sabato sera si prolungava fino al mattino della Domenica; in seguito venne anticipata al Sabato; ma, per ricordare l'antica usanza, alla Domenica fu assegnato lo stesso Vangelo che si leggeva il Sabato: donde la ripetizione del Vangelo per due giorni di seguito. Abbiamo notata la stessa particolarità il Sabato delle Quattro Tempora dell'Avvento, essendo ugualmente anticipata d'un giorno la Messa dell'Ordinazione.

Dovremmo “disprezzare i beni terreni”?

Non è solo un lectio liturgica per la quaresima, ma anche l'ennesimo esempio di come il lezionario della Messa tradizionale in latino diverga dal nuovo lezionario [vedi qui - qui]. Ma purtroppo ciò vale anche, più in generale, per tutte le traduzioni moderne con la vera e propria manipolazione dei testi sacri [qui - qui vedi link ai precedenti].

Dovremmo “disprezzare i beni terreni”?
Una lectio liturgica per la Quaresima
Peter Kwasniewski

La Chiesa, nel suo rito romano tradizionale, prega frequentemente affinché possiamo ricevere la grazia di "disprezzare" (o, come dice Lauren Pristas, sarebbe una traduzione migliore, "distogliere lo sguardo"/"non esserne affascinati") i beni terreni e di desiderare ardentemente quelli del cielo, la nostra vera e duratura dimora. Per fare alcuni esempi, il Postcommunio per la festa del Sacro Cuore di Gesù recita:
Che i tuoi santi misteri, o Signore Gesù, producano in noi un fervore divino, per mezzo del quale, gustata la dolcezza del tuo carissimo Cuore, impariamo a disprezzare le cose terrene e ad amare quelle celesti: Tu che vivi e regni...

venerdì 27 febbraio 2026

Venerdì delle Quattro Tempora di Quaresima

Precedente qui.
Nel calendario liturgico del Rito Romano, le Quattro Tempora sono quattro distinti periodi di tre giorni - mercoledì, venerdì e sabato - di una stessa settimana approssimativamente equidistanti nel ciclo dell'anno, destinati al digiuno e alla preghiera. Giorni che cadono fra la terza e la quarta domenica di Avvento, fra la prima e la seconda domenica di Quaresima, fra Pentecoste e la festa della Santissima Trinità e generalmente la settimana seguente l'Esaltazione della Santa Croce, (14 settembre). La Chiesa Cattolica prescriveva il digiuno in tutti i giorni delle Quattro Tempora e l'astinenza in ogni venerdì, e i fedeli sono invitati a confessarsi. Questa regola è tutt'ora seguita dai fedeli Cattolici che lo desiderano, ed in particolare per coloro che osservano il calendario liturgico del 1962. Vedi anche le Quattro Tempora di Avvento [qui] e di Pentecoste [qui].

Venerdì delle Quattro Tempora di Quaresima

La Stazione è alla Basilica dei Dodici Apostoli, una delle più auguste di Roma, arricchite dalle reliquie dei due Apostoli san Filippo e san Giacomo il Minore.
LETTURA (Ez 18,20-28). - Queste cose dice il Signore Dio: L'anima che ha peccato, quella morrà, e il figlio non porterà l'iniquità del padre, né il padre quella del figlio: sul capo del giusto sarà la giustizia e su quello dell'empio l'empietà. Ma se l'empio fa penitenza di tutti i suoi peccati che ha fatti, e osserva i miei precetti, e agisce secondo equità e giustizia, avrà la vera vita e non morrà. Non ricorderò più tutte le iniquità da lui commesse; avrà vita per la giustizia da lui praticata. Voglio forse la morte del peccatore, dice il Signore Dio, o non piuttosto ch'egli si converta dal suo malfare e viva? Ma se il giusto si allontanerà dalla sua giustizia e commetterà l'iniquità, secondo le abominazioni proprie dell'empio, potrà averla vita? Tutte le opere buone da lui fatte saran dimenticate, a causa della trasgressione di cui s'è reso colpevole, e del peccato da lui commesso, a causa di questi morrà. Voi avete detto: il modo di fare del Signore non è giusto. Udite, adunque. o casa d'Israele: è il mio modo di fare che non è giusto, o è piuttosto perverso il vostro? Infatti, quando il giusto, allontanandosi dalla sua giustizia, peccherà e morrà nel peccato, morrà a causa dell'ingiustizia da lui commessa: così, quando l'empio, allontanatesi dall'empietà e dal peccato da lui commesso, praticherà l'equità e la giustizia, egli renderà la vita all'anima sua: quando tornato in se stesso, si allontanerà da ogni peccato commesso, avrà vita e non morrà, dice il Signore onnipotente.

Mons. Schneider rivela i dettagli della sua udienza con Leone XIV

Interessante. Oremus. Vedi precedente sulle cinque piaghe qui.
Mons. Schneider rivela i dettagli
della sua udienza con Leone XIV

21 Febbraio 2026

Il sito web di InfoVaticana fornisce i dettagli dell'udienza privata tra mons. Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare di Astana, e Papa Leone XIV, avvenuta il 18 dicembre 2025. In un'intervista con Robert Moynihan, trasmessa da Urbi et Orbi Communications, mons. Schneider ha condiviso alcuni dei colloqui avuti con il Santo Padre.

Durante l'intervista, ha approfondito la valutazione che aveva presentato al Papa in merito alla situazione della Chiesa, ribadendo alcuni punti che aveva già sottolineato a gennaio, quando aveva accennato alla necessità di una Costituzione Apostolica per garantire la pace liturgica.

Le epistole della Messa delle domeniche di Quaresima: un caso di studio sulla rottura della Lex Orandi

Interessante questo precedente dello stesso autore: Infrangere il mito: perché il lezionario della Messa tradizionale in latino è superiore al nuovo lezionario qui. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

Le epistole della Messa delle domeniche di Quaresima:
un caso di studio sulla rottura della Lex Orandi

Peter Kwasniewski, 23 febbraio

Uno degli aspetti più eclatanti di rottura e discontinuità tra il Rito Romano e il rito moderno di Paolo VI si riscontra nei passi della Scrittura letti la domenica. Il ciclo annuale del Messale antico, che incarna la pratica di oltre un millennio, propone anno dopo anno al popolo cristiano verità essenziali della vita spirituale e fondamenti della morale a cui dobbiamo sempre fare riferimento. Il ciclo triennale della nuova Messa, una novità senza precedenti nel contesto di tutti i riti liturgici storici, introduce una maggiore quantità e varietà di testi ma, di conseguenza, ne disperde l'impatto e la sostanza.

È come se la tela su cui viene dipinta una veduta fosse così grande e i soggetti così numerosi che non si riesce a distinguere bene di cosa si tratti. Non c'è abbastanza "ripetizione utile" per permettere alle parole di penetrare profondamente e rimanere nel cuore, anziché entrare da un orecchio ed uscire dall'altro. Come ama dire un mio amico, l'educazione implica incidere il solco più volte fino a lasciare un segno duraturo. L'enorme contrasto tra i due riti è forse apprezzato solo da coloro che hanno frequentato regolarmente entrambe le forme di Messa per un lungo periodo di tempo.

giovedì 26 febbraio 2026

Hannah Arendt e le origini del totalitarismo

Di grande attualità. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.

Hannah Arendt e le origini del totalitarismo

Ci aveva avvertiti già settant’anni fa: il vero pericolo non è far credere alle persone delle menzogne. È farle rinunciare del tutto alla verità.

Hannah Arendt era una filosofa politica, nata in Germania. Sopravvisse all’ascesa del nazismo, fuggì dall’Europa e dedicò il resto della sua vita a una domanda spaventosa: come può una società “civile” precipitare in un incubo totalitario? Nel 1951 pubblicò Le origini del totalitarismo, un’opera che oggi suona ancora inquietantemente attuale.

Il papa andrà in Spagna. Ma qual è la sua preoccupazione?

In Spagna la fede sta morendo, ma qual è la preoccupazione del papa? L’avanzata della “destra” (che difende la vita, la fede e i confini).

Il papa andrà in Spagna. Ma qual è la sua preoccupazione?

In Spagna la pratica religiosa è in costante diminuzione e il secolarismo avanza a grandi passi, ma incontrando i vescovi spagnoli Leone XIV ha espresso un’altra preoccupazione: l’avanzata dell’ideologia “di estrema destra” e il tentativo dei “movimenti estremisti” di “conquistare il voto cattolico”.

C’è una particolare retorica clericale che si riconosce a un miglio di distanza. È quella di chi osserva una casa in fiamme ma decide che l’emergenza riguarda le abitudini di voto dei vicini.

don Jaime Mercant Simó: «Nulla la scomunica a Mons. Lefebvre. Consacrazioni 2026? Né scisma, né peccato»

Don Jaime Mercant Simó non è “lefebvriano”, ma un sacerdote diocesano con diversi dottorati, docente del Centro di Studi Teologici e direttore della biblioteca della sua diocesi (Maiorca). La sua posizione è interessante in questo momento di dibattiti e controversie, le più disparate. Può anche essere utile consultare qui  una riflessione del Prof. Paolo Pasqualucci. 

Don Jaime Mercant Simó, sacerdote diocesano e docente del CETEM:
«Nulla la scomunica a Mons. Lefebvre.
Consacrazioni 2026? Né scisma, né peccato»

(domande e risposte in 23 punti)

QUESTIONI LEFEBVRIANE

Diversi miei lettori mi hanno chiesto informazioni sulle prossime consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Ecco la mia posizione, espressa in forma pedagogica mediante domande e risposte:

I lefebvriani peccheranno mortalmente con queste consacrazioni episcopali?
— No, assolutamente no.

Non si tratta di un atto scismatico?
— No, formalmente non lo è.

Perché formalmente non lo è?
— Perché, affinché si produca uno «scisma perfetto», è necessario che esista una chiara intenzione di compiere un atto scismatico e di costituire, con i nuovi vescovi, una giurisdizione gerarchica parallela a quella esistente nella Chiesa cattolica romana. Ora, in questo caso, non si verificherà né l’una né l’altra cosa.

mercoledì 25 febbraio 2026

Il mito delle "Semplici" origini della Messa

Inserisco questo testo ed altri analoghi tra quelli della recente raccolta sulla "Liturgia ai tempi di Leone" qui. In fondo sono tutte queste ricchezze della Tradizione — oggi così disprezzata perché misconosciuta o vista in chiave ideologica — che forse la formazione post-conciliare impedisce di conoscere ad un papa moderno a sessant'anni dal Concilio. Ci vorrebbe l'autorevolezza di un pastore secondo il Cuore di Cristo che gliele facesse conoscere: la verità con carità...

Il mito delle "Semplici" origini della Messa

La narrazione moderna prevalente, condivisa sia dai riformatori protestanti che dagli "esperti" liturgici moderni suggerisce che la Chiesa antica celebrasse un semplice pasto domestico caratterizzato da preghiera "spontanea" e da mancanza di formalità rituale. Questa teoria ipotizza che la "pompa", la "struttura gerarchica" e il "linguaggio sacrificale" del rito romano furono in seguito corruzioni che soffocarono la semplicità originale del Vangelo. Tuttavia, le Costituzioni Apostoliche (Constitutiones Apostolorum), un resoconto monumentale del IV secolo che codificava tradizioni orali e rituali molto più antiche, forniscono un devastante smascheramento di questa narrazione. Ciò rivela che più indietro ci si spinge nella storia cristiana, più si trova una liturgia inequivocabilmente sacrificale, gerarchica e orientata verso Dio.

Le Costituzioni Apostoliche (in particolare il Libro VIII) descrivono la "Liturgia Clementina", che la Chiesa antica accettava come una trasmissione fedele del culto tramandato dagli stessi Apostoli. Piuttosto che un pasto occasionale, la liturgia presentata è un rituale di culto altamente tecnico. Si inizia non con un saluto, ma con un rituale rigido di esclusione. I "Catecumeni", gli "ascoltatori" e i "miscredenti" hanno l'ordine di andarsene e le porte sono chiuse. Questo crea un "confine sacro" che rispecchia la Corte dei Gentili nel Secondo Tempio. Per i primi cristiani, l'Eucaristia non era un evento pubblico della comunità, ma un "Sacrificio tremendo e immortale" eseguito all'interno del "Santo dei Santi". " Questa "separazione" strutturale è il fondamento stesso dell'architettura apostolica che il protestantesimo tentò di smontare a favore di un raduno "trasparente" e "comune".

Santo Battesimo: la Porta del Regno dei Cieli

Santo Battesimo: la Porta del Regno dei Cieli
Il sacramento della rinascita e la ricreazione dell'uomo
Robert Lazu Kmita, 24 febbraio

Nell'immagine: Pietro Perugino (1448–1523), Il Battesimo di Cristo

Fin dai primi tempi del mondo prima di Cristo, Dio cominciò a disseminare nella storia del popolo ebraico segni profetici di ciò che sarebbe accaduto. Senza eccezioni, i Santi Padri e Dottori della Chiesa hanno rivelato le prefigurazioni del battesimo nell'Antico Testamento, che hanno tutte trovato il loro compimento dopo l'Incarnazione di Gesù Cristo: la creazione del mondo, quando lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque; l'arca di Noè che attraversa le acque del diluvio; il passaggio del popolo d'Israele attraverso il Mar Rosso.

martedì 24 febbraio 2026

Il vescovo Schneider si appella a Papa Leone XIV affinché costruisca un ponte tra Roma e la FSSPX

Nella nostra traduzione, l'articolo di oggi di Diane Montagna su Substack. Vescovo Schneider: “Sarebbe una tragedia se la FSSPX venisse completamente tagliata fuori e la responsabilità ricadrebbe principalmente sulla Santa Sede”.

Il vescovo Schneider si appella a Papa Leone XIV
affinché costruisca un ponte tra Roma e la FSSPX


Il vescovo Athanasius Schneider ha rivolto oggi un appello a Papa Leone XIV in seguito all'annuncio della Fraternità San Pio X (FSSPX) che procederà con le consacrazioni episcopali, nonostante gli avvertimenti del Vaticano secondo cui ciò "costituirebbe una rottura decisiva della comunione ecclesiale (scisma)".

Intitolato Appello fraterno a Papa Leone XIV affinché costruisca un ponte con la Fraternità sacerdotale di San Pio X e pubblicato in esclusiva qui di seguito, il vescovo ausiliare di Astana invita alla generosità pastorale e all'unità ecclesiale in un momento che definisce decisivo per il futuro rapporto tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X.

In Illo Tempore: I Domenica di Quaresima

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione di P. John Zuhlsdorf che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella domenica precedente qui.

In Illo Tempore: I Domenica di Quaresima

I sacri Quaranta Giorni si aprono nella Cattedrale di Roma, l’Arcibasilica Papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano, “Madre e Capo di tutte le chiese della Città e del mondo”. La Stazione romana àncora la nostra Quaresima a un luogo concreto, come fa da più di un millennio. Un tempo, nei giorni feriali di questa stagione i fedeli si radunavano in una vicina ecclesia collecta e procedevano in processione, con le litanie, verso la statio dove veniva offerto il Sacrificio. La domenica a Roma non vi era collecta, poiché non era giorno di digiuno. Il Laterano, cattedrale del Vescovo di Roma, si erge quale soglia e misura del nostro ingresso. Passiamo dal narthex del Mercoledì delle Ceneri attraverso il sabato fino al corpo della Chiesa in questa prima domenica. La parola narthex, tratta dal greco che indica il flagello, evoca quello spazio dove un tempo sostavano i catecumeni e i penitenti. Entriamo nella solenne anabasi della Quaresima con il ricordo che la Chiesa ci purifica mediante un’osservanza annuale.

Lettera di Quaresima alla diocesi di Gerusalemme

Lettera di Quaresima alla diocesi di Gerusalemme
S.B. Cardinale Pierbattista Pizzaballa,
Patriarca latino di Gerusalemme:


Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,
Con l’inizio della santa Quaresima, la Chiesa ci invita a intraprendere un cammino comune di preghiera, penitenza e conversione, un cammino che ci condurrà al cuore pulsante della nostra fede: la solennità della Pasqua.
Questo tempo di grazia che ci è donato è un’opportunità preziosa per purificare il nostro cuore, rinnovare la nostra fede e riorientare la nostra vita verso Dio. Non è solo un tempo di privazioni, ma una chiamata a ritrovare il vero senso della nostra esistenza, a tornare a quel primo amore che ci ha abbracciato nel battesimo.

Nella nostra diocesi, e in particolare a Gerusalemme, città che custodisce la memoria vivente della Passione, Morte e Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, questo itinerario spirituale acquista un significato unico e profondamente commovente. In Terra Santa, dove il Verbo si è fatto carne e ha dimorato tra noi, siamo chiamati a ripercorrere con particolare intensità le orme del Salvatore, per entrare più pienamente nel mistero del suo amore redentore e per rispondere al suo invito di camminare dietro di Lui.

lunedì 23 febbraio 2026

Spiegata la Messa antiquior: Il canone romano et alia

Richiamo l'attenzione sul fatto che nella prima parte del testo che segue è messo in risalto il Sacrificio — da cui scaturisce la redenzione — e nella seconda, oltre a ulteriori dettagli sul Sacrificio, vengono evidenziati la lode e il ringraziamento nonché il banchetto escatologico che riguarda la risurrezione e dunque la rigenerazione e la vita di fede. La riflessione, così minuziosa nei suoi dettagli, mette in luce come davvero i due riti, l'antico e il riformato, esprimano teologia ed ecclesiologia diverse: lo stesso Roche dixit (qui - qui). Il problema è che i sacerdoti di oggi, formati nel post-concilio (compreso il papa regnante), non hanno conosciuto questi tesori della nostra fede e non ne vedono la pedagogica e mistagogica sostanza che i novatori hanno rinnegato, ma li rifiutano in blocco in chiave ideologica. Fanno provvidenzialmente eccezione quei sacerdoti che, invece li hanno provvidenzialmente conosciuti e assimilati e oggi garantiscono la vitalità del Rito nel quale il sacerdote parla con Dio e non con l'Assemblea.

Spiegata la Messa antiquior: Il canone romano et alia

Per chi non lo sapesse, quando il sacerdote inizia il Prefazio [vedi] nella Messa Tradizionale, non inizia solo un'altra preghiera, ma si entra in un momento molto preciso e antico della liturgia che esiste fin dai primi secoli della Chiesa. Il Prefazio è la parte della Messa dove il sacerdote rende grazie a Dio Padre e si unisce esplicitamente al culto della Chiesa in terra e a quello del cielo. Questo non è un linguaggio poetico inventato più tardi. Il testo effettivo del Prefazio afferma che siamo uniti ad Angeli, Arcangeli, Troni, Dominazioni e l'intera schiera celeste mentre cantiamo il Sanctus. Secondo l'insegnamento cattolico, la Messa è una reale partecipazione alla liturgia celeste descritta nella Scrittura, specialmente nel Libro dell'Apocalisse, dove angeli e santi sono continuamente in adorazione davanti al trono di Dio. La Chiesa insegna che questo culto celeste è veramente presente ad ogni Messa valida, anche anche se è invisibile ai nostri sensi. Ecco perché il Sanctus segue immediatamente il Prefazio [vedi]. Le parole "Sanctus, Sanctus, Sanctus" provengono direttamente da Isaia 6 e Apocalisse 4, dove gli angeli acclamano davanti a Dio. Nella Messa tradizionale, durante il Sanctus vengono suonati campanelli per avvertire i fedeli che la parte più sacra della Messa sta per iniziare, preparando tutti al Canone e alla Consacrazione.

Vescovo Schneider: i testi del Vaticano II possono essere modificati.

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews. La recente affermazione del capo della dottrina vaticana, secondo cui i testi del Vaticano II non possono essere corretti, è stata fondamentale nella decisione della FSSPX di procedere con le consacrazioni episcopali senza l'approvazione della Santa Sede. Fanno testo le non nuove affermazioni di mons. Schneider [vedi]. 

Vescovo Schneider: i testi del Vaticano II possono essere modificati.

Il vescovo Athanasius Schneider ha dichiarato che l'affermazione del cardinale Víctor Manuel Fernández secondo cui i testi del Vaticano II non possono essere modificati(1) è "completamente sbagliata".

Schneider, vescovo ausiliare di Astana, Kazakistan, ha affrontato la recente affermazione di Fernández, che si è rivelata fondamentale nella decisione della Fraternità San Pio X ( FSSPX) di procedere con le consacrazioni episcopali, in un'intervista con il dott. Robert Moynihan, fondatore e direttore della rivista Inside the Vatican.

domenica 22 febbraio 2026

Il vescovo Strickland: la Chiesa sta affrontando una "vera emergenza"

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews. Efficace ed incisivo come sempre; ma ora condensa tutto il dramma del momento. Qui l'indice dei precedenti.

Il vescovo Strickland:
la Chiesa sta affrontando una "vera emergenza"


Ogni texano conosce questa storia:

Molto prima che conoscessimo la politica, prima che conoscessimo le discussioni, prima che sapessimo cavillare sui dettagli, a scuola ci è stato insegnato qualcosa che ci ha plasmato le ossa. Ad Alamo, arrivò un momento in cui non c'erano più lettere da inviare, nessun rinforzo in arrivo, nessun negoziato da tentare. Il nemico era alle porte. La resa era stata richiesta. E tutti sapevano cosa avrebbe significato la resa.

Leone XIV e le donne all'altare

Nella sua recente visita in una parrocchia di Ostia il papa ha celebrato con le chierichette. Ne è sorto un nutrito dibattito che conferma gli aspetti marcatamente modernisti anche del presente pontificato.. 
Ecco quanto ho scritto nel lontano 2011 proprio sul servizio all'altare.

1. Secondo la Tradizione della Chiesa:
  • l'episcopato si identifica nel sacerdozio di Melchisedech e ricorda quello di Aronne;
  • i sacerdoti - presbiteri (anziani) (come i 72 mandati da Gesù) si identificano con i 70 anziani. I "cohanim" officiavano l'offerta dei sacrifici quotidiani. L'ebraico=cohen designa colui che sta "in piedi" davanti e alla guida dell'Assemblea nell'impartire la benedizione sacerdotale;
  • gli ordini maggiori o sacri (suddiacono, diacono, sacerdote) e tutti gli altri ordini minori (accolito, esorcista, lettore, portiere) si identificano con i leviti (discendenti della tribù di Levi con un ruolo cultuale subordinato a quello del sacerdote), e cioè gli aggiunti gli aiutanti.
  • Paolo VI (con la Ministeria quaedam) ha trasformato i cosiddetti "ordini minori" (ostiariato, esorcistato -svolto in altre forme-, suddiaconato) cambiando la definizione stessa degli "ordini sacri" in "ministeri", rendendoli parzialmente accessibili anche ai laici, secondo l'indirizzo del Concilio Vaticano II.
  • Analisi esaustiva di Mons. Schneider per un ristabilimento universale degli ordini minori, secondo il perennis sensus della lex orandi della Chiesa qui
Deduzione ovvia: abolito il Sacrificio, trasformato in Cena, viene abolito anche il 'servizio all'Altare'. Dunque cosa ha eliminato Paolo VI? Insieme al dato ontologico conseguente all'assegnazione di una specifica funzione ora declassata a mero ministero laicale, ha eliminato la "classe sacerdotale", cui venivano introdotti i giovani seminaristi attraverso la tonsura che non constava soltanto del taglio di alcune ciocche di capelli, simbolo della rinuncia al mondo e dell'appartenenza a Cristo. Nel corso del rito i futuri sacerdoti vestivano per la prima volta la veste sacerdotale, veste che, se non avessero abbandonato il seminario prima della loro ordinazione presbiterale, sarebbe rimasta la stessa per tutta la loro vita futura.

Prima Domenica di Quaresima

Facciamo tesoro degli insegnamenti che ci aiutano a interiorizzare sempre più, seguendo il calendario liturgico, le ricchezze inesauribili della nostra fede oggi così neglette. Vedi precedente con cui integrare la meditazione che segue qui.
Prima Domenica di Quaresima

Intróitus Ps. 90, 15 et 16 - Invocábit me, et ego exáudiam eum: erípiam eum, et glorificábo eum: longitúdine diérum adimplébo eum.
Ps. 90, 1 - Qui ábitat in adiutório Altíssimi: in protectióne Dei coeli commorábitur. Glória Patri…
Ps. 90, 15 et 16 - Invocábit me …
Introito
Sal. 90, 15 e 16 - Mi invocherà e io lo esaudirò: lo libererò e lo glorificherò: lo sazierò di lunghi giorni. Sal. 90, 1 - Chi àbita sotto l’égida dell’Altissimo dimorerà sotto la protezione del cielo. Gloria al Padre… Sal. 90, 15 et 16 - Mi invocherà …

Solennità di questo giorno. 
Questa Domenica, la prima della santa Quarantena, è anche una delle più solenni dell'anno. Il suo privilegio, esteso con le ultime decisioni di Roma alle altre Domeniche di Quaresima (Costituzione Divino afflatu), e che per molto tempo lo ha solo condiviso con la Domenica di Passione e delle Palme, è quello di non cedere il posto a nessuna festa, neppure a quella del Patrono, o del Santo Titolare della Chiesa, o della Dedicazione. Negli antichi calendari è chiamata Invocabit, dalla prima parola dell'Introito della Messa; mentre nel Medio Evo la chiamavano Domenica delle torce, in seguito ad un'usanza che non sempre né dovunque pare motivata alla stessa maniera; in certi luoghi, i giovani che s'erano lasciati andare troppo alle dissipazioni del carnevale, dovevano, in quella domenica, presentarsi in chiesa con una torcia in mano, per fare pubblica soddisfazione dei loro eccessi.

sabato 21 febbraio 2026

Sabato dopo le Ceneri

Sabato dopo le Ceneri

La Stazione dovrebbe essere alla Chiesa di S. Trifone Martire. Ma siccome questa Chiesa del IX secolo, nel 1736 fu demolita, l'attuale Stazione ha luogo in S. Agostino, del XV secolo, che si trova presso il luogo una volta occupato dalla Chiesa di S. Trifone.
EPISTOLA (Is 58,9-14). - Queste cose dice il Signore Dio: Se tu ti toglierai d'addosso la catena, se cesserai d'alzare il dito, e i discorsi sconvenienti, se aprirai il tuo cuore all'affamato, se consolerai l'anima afflitta, la tua luce brillerà nelle tenebre, e le tue tenebre diverranno un meriggio, e il Signore ti darà un eterno riposo e inonderà la tua anima di splendori. E darà vigore alle tue ossa, e tu sarai come un giardino irrigato e come una fontana a cui non mancheranno le acque. Da te saranno popolate di case i luoghi da secoli deserti, alzerai su fondamenti di generazioni e generazioni. E sarai sarai chiamato ricostruttore delle mura, restauratore della sicurezza delle strade. Se non ti allontanerai dal sabato, e non farai come ti pare nel mio santo giorno: se chiamerai il sabato (tua) delizia e glorioso il consacrato al Signore, l'onorerai senza fare i tuoi interessi, e non farai trovare la tua soddisfazione nelle ciarle, allora troverai le tue delizie nel Signore, ed io ti eleverò sopra le altezze della terra e ti nutrirò con l'eredità di Giacobbe tuo padre: così dice il Signore.

Come abbiamo incontrato il colosso del Lago Maggiore

Nella nostra traduzione da Italia perennis. L'autore parte dalla considerazione che per molti creativi, l'Italia non è stata solo un luogo da visitare, ma una vera e propria fonte di ispirazione. Continua la serie che presenta i frutti dei loro viaggi e delle loro creazioni indimenticabili. Trovo bello e degno di rilievo questo amore per l'Italia, così offuscato qui da noi e il nuovo testo che segue. Precedenti qui - qui - qui - qui.

Come abbiamo incontrato il colosso del Lago Maggiore
Pellegrini nella terra di San Borromeo 
Robert Lazu Kmita, 11 febbraio

Immagine: JM Leitzmann, Isola Bella, Lago Maggiore

Dopo le giornate di sole trascorse a Venezia, ci siamo diretti verso il Lago Maggiore, immersi in un tempo grigio e nuvoloso che preannunciava possibili piogge, di quelle che invitano alla malinconia e alla riflessione. Non avrei mai sospettato, nemmeno per un attimo, che avremmo avuto la possibilità di incontrare un vero colosso.

Quando si sente una frase del genere, apparentemente ispirata a Bernardo di Chartres (XII secolo d.C.), chiunque penserebbe che si tratti di una metafora. Una visita alla cripta del celebre Duomo di Milano, dove riposano le spoglie mortali di San Carlo Borromeo, sembrerebbe dire tutto. Abbiamo trascorso un tempo straordinario a contemplare le meraviglie della Cattedrale. Il sonno eterno del santo ci ha spinto, in riverente silenzio, a uscire e a proseguire il nostro viaggio.

Il vescovo Strickland sulla situazione della FSSPX: "La salvezza delle anime deve rimanere la legge suprema"

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews. Ancora il vescovo Strickland sulla FSSPX. Quando coloro che contraddicono apertamente l'insegnamento della Chiesa vengono tollerati, mentre coloro che cercano la continuità vengono trattati come sospetti, qualcosa si è invertito. Qui l'indice dei suoi interventi.

Il vescovo Strickland sulla situazione della FSSPX:
"La salvezza delle anime deve rimanere la legge suprema"


L'attuale situazione che vede coinvolta la Fraternità San Pio X (FSSPX) ha rivelato ancora una volta, all'interno della Chiesa, una realtà seria e irrisolta, che non può essere ignorata, rinviata a tempo indeterminato o alla quale non si può rispondere con il silenzio.

Negli anni successivi al Concilio, l'arcivescovo Marcel Lefebvre ha agito nella convinzione che elementi essenziali della vita della Chiesa – la formazione sacerdotale tradizionale, la teologia sacramentale che l'aveva plasmata e la Messa che aveva nutrito innumerevoli santi – venissero abbandonati o attivamente soppressi. La Fraternità San Pio X è nata da quella crisi e, per decenni, ha preservato queste realtà quando pochi altri erano disposti o autorizzati a farlo.

venerdì 20 febbraio 2026

Mons, Viganò. Maledicta terra in opere tuo /Omelia nel Mercoledì delle Sacre Ceneri “in capite jejunii”

Qui l'indice degli interventu precedenti e correlati.
Maledicta terra in opere tuo
Omelia nel Mercoledì delle Sacre Ceneri
in capite jejunii

Maledicta terra in opere tuo:
in laboribus comedes ex ea cunctis diebus vitæ tuæ.
Spinas et tribulos germinabit tibi, et comedes herbam terræ.
In sudore vultus tui vesceris pane,
donec revertaris in terram de qua sumptus es:
quia pulvis es et in pulverem reverteris.

Maledetta sia la terra per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita.
Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre.
Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!
Gen 3, 17-19
L’INIZIO del sacro tempo della Quaresima, che la Santa Chiesa inaugura con l’austerità delle cerimonie e dei paramenti in questo Mercoledì delle Ceneri, era anticamente segnato non solo dalla pratica del digiuno e della penitenza per tutti i fedeli, ma anche dal solenne rito dell’espulsione dei pubblici penitenti fino al Giovedì Santo. I peccatori colpevoli di delitti particolarmente gravi venivano convocati in Cattedrale al cospetto del Vescovo, rivestiti del cilicio e a piedi scalzi, prima dell’inizio della Messa Pontificale. Il Penitenziere, dinanzi a tutto il popolo, elencava le colpe di ciascun penitente e gli imponeva le Ceneri dicendo: Memento homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris: age pænitentiam, ut habeas vitam æternam. Un Canonico li aspergeva con l’acqua benedetta e il Vescovo benediceva le vesti penitenziali – il cilicio, appunto – e tutto il Clero recitava i sette Salmi penitenziali e le Litanie. Alla fine, dopo quattro orazioni, il Vescovo teneva un’omelia, ostendens qualiter Adam propter peccatum ejectus est de paradiso, et multa maledicta in eum congesta sunt; et qualiter ejus exemplo ipsi de Ecclesia ad tempus eijciendi sunt; mostrando in che modo Adamo, a causa del peccato, fu cacciato dal paradiso e su di lui furono riversate molte maledizioni; e in che modo, sul suo esempio, anch’essi [i penitenti] devono essere espulsi temporaneamente dalla Chiesa. A questo punto, il Vescovo prendeva per mano uno dei penitenti, formando una catena di tutti coloro che venivano espulsi dalla chiesa. E mostrando la propria commozione cum lacrymis diceva: Ecce eijcimini vos hodie a liminibus sanctæ matris Ecclesiæ propter peccata vestra, et scelera vestra, sicut Adam primus homo ejectus est de paradiso propter transgressionem suam. Ecco, oggi siete espulsi dai confini di santa madre Chiesa a causa dei vostri peccati e delle vostre scelleratezze, così come Adamo, il primo uomo, fu cacciato dal paradiso a causa della sua trasgressione. Il coro nel frattempo cantava un’antifona che rievocava le parole del libro della Genesi (Gn 3, 16-19). Ai penitenti rimasti in ginocchio e in lacrime davanti al portale della Cattedrale, il Vescovo diceva di non disperare della misericordia del Signore, dedicandosi al digiuno, pregando, compiendo pellegrinaggi, donando l’elemosina e facendo buone opere. Li invitava infine a ripresentarsi non prima della mattina del Giovedì Santo. Le porte della chiesa venivano quindi chiuse, prima che iniziasse la Messa.

Mons. Viganò/Dichiarazione a seguito del Comunicato del Dicastero per la Dottrina della Fede a proposito dell’incontro del Prefetto con il Superiore Generale della Fraternità San Pio X

Qui l'indice degli interventu precedenti e correlati.
Mons. Viganò /Dichiarazione 
a seguito del Comunicato del Dicastero per la Dottrina della Fede a proposito dell’incontro del Prefetto con il Superiore Generale della Fraternità San Pio X

Il comunicato del Dicastero per la Dottrina della Fede sull’incontro con la Fraternità San Pio X è un velenoso tranello intriso di ipocrisia modernista. Dietro un falso spirito di dialogo, esso mira esclusivamente a impedire le Consacrazioni episcopali.

1 – Si parla di “requisiti minimi per la piena comunione con la Chiesa cattolica”, come se vi fosse una sorta di minimo comun denominatore nella Fede integrale e immutabile. Non c’è nulla da discutere: la Fraternità è già in comunione con la Chiesa Cattolica di sempre. È piuttosto il Dicastero per la Dottrina della Fede, con il suo Prefetto Tucho Fernández, a dover essere messa in discussione e giudicata per aver calpestato quei requisiti, abbracciando errori conciliari e sinodali, sovversioni morali e idolatria.

Il Vaticano rifiuta l'invito a unirsi al Consiglio per la Pace di Trump

Leggo su Lifesitenews e traduco con qualche chiosa. Il Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin ha affermato che la gestione delle crisi globali spetta "principalmente" alle Nazioni Unite; il che, secondo il cardinale, rappresenta una "questione critica" per il Consiglio per la pace di Trump. Qui l'indice dei precedenti sulla realtà distopica. 

Il Vaticano rifiuta l'invito a unirsi
al Consiglio per la Pace di Trump


La Santa Sede ha declinato l'invito del presidente Donald Trump a entrare a far parte del Board of Peace, il cui obiettivo dichiarato è la governance delle aree globali colpite da conflitti.

Lo ha dichiarato il 17 febbraio, ai giornalisti: la Santa Sede “non parteciperà al Consiglio per la Pace a causa della sua natura particolare, che chiaramente non è quella di altri Stati”.

giovedì 19 febbraio 2026

Comunicato della Casa Generalizia: risposta della Fraternità a Roma

Oremus. Precedenti qui - qui - qui - qui (continuità apostolica) - qui (una diagnosi metafisica).
Comunicato sulla risposta del Consiglio generale della Fraternità San Pio X alla proposta del Dicastero per la Dottrina della Fede.

In occasione dell’incontro del 12 febbraio scorso tra don Davide Pagliarani, Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, e Sua Eminenza il cardinal Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, organizzato a seguito dell’annuncio di future consacrazioni episcopali per la Fraternità, quest’ultimo aveva proposto «un percorso di dialogo specificamente teologico, con una metodologia ben precisa, […] per evidenziare i minimi necessari per la piena comunione con la Chiesa Cattolica», subordinando tale dialogo alla sospensione delle consacrazioni episcopali annunciate.
Su richiesta del Prefetto del Dicastero, il Superiore generale ha presentato questa proposta ai membri del suo Consiglio e ha preso il tempo necessario per valutarla.

La forma prima dell'approvazione e la crisi che rivela. Una diagnosi metafisica delle consacrazioni della FSSPX

Nella nostra traduzione da OnePeterFive. Una riflessione che ci offre diverse puntualizzazioni essenziali; non nuove, ma giova riproporle.

La forma prima dell'approvazione e la crisi che rivela

Una diagnosi metafisica delle consacrazioni della FSSPX

Lo scorso 1° luglio, OnePeterFive ha pubblicato un articolo qui sulla prossima consacrazione dei vescovi da parte della Fraternità della Fraternità San Pio X (FSSPX). Dato che la FSSPX è di per sé un argomento controverso – e che la consacrazione dei vescovi senza l'approvazione papale è ampiamente considerata l'atto più controverso della sua storia – la posta in gioco dell'attuale discussione è insolitamente alta.
Tuttavia, la questione centrale viene raramente affrontata: quasi tutti i gruppi che oggi rivendicano la continuità con la Tradizione cattolica sono scaturiti dalla FSSPX o esistono proprio perché l'arcivescovo Marcel Lefebvre e la Fraternità da lui fondata hanno aderito al Canone di Vincenzo da Lerino – quod semper, quod ubique, quod ab omnibus – ciò che l'arcivescovo chiamava il Magistero di sempre, e hanno perseverato in quella fedeltà nonostante la continua opposizione.

Il caso Epstein: mondialismo e satanismo

Riprendiamo dall'Osservatorio Cardinale Van Thuân. Precedente qui.
Il caso Epstein: mondialismo e satanismo

Da quanto emerge in questi giorni, dopo la pubblicazione dei cosiddetti Epstein files, diffusi il 30 gennaio scorso dal Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, sembrerebbe delinearsi un quadro molto inquietante. In realtà, all’appello mancano molti dei video che a detta del Procuratore generale Todd Blanche rappresentano la prova schiacciante delle depravazioni operate da personaggi chiave del potere americano. Pur restando ancora da chiarire le dinamiche che legano determinate élite globali, viene in luce un universo oscuro fatto di depravazioni e satanismo, un disegno più profondo e “occulto”.

Gli incontri di estrema perversità fa pensare a veri e propri riti iniziatici volti a vincolare profondamente i partecipanti, secondo modalità che ricordano da vicino quelle di alcuni circoli esoterici.

Già Leone XIII, con l’Enciclica Humanum Genus, con la quale condannava la massoneria, metteva in guardia dal pericolo delle società segrete: “Da sì celere e tremenda propagazione ne sono seguiti a danno della Chiesa, della potestà civile, della pubblica salute, quei rovinosi effetti, che i Nostri Antecessori gran tempo innanzi avevano preveduti. Imperocché siamo ormai giunti a tale estremo da dover tremare pei le future sorti non già della Chiesa, edificata su fondamento non possibile ad abbattersi da forza umana, ma di quegli Stati, dove la setta di cui parliamo o le altre affini a quella e sue ministre e satelliti, possono tanto. Per queste ragioni, appena eletti a governare la Chiesa, vedemmo e sentimmo vivamente nell’animo la necessità di opporCi, quanto fosse possibile, con la Nostra autorità a male si grande”.

Leone XIII metteva in evidenza dinamiche interne ai rapporti massonici che risultano di sorprendente attualità, poiché riaffiorano anche nei resoconti odierni: “Or bene questo continuo infingersi, e voler rimanere nascosto: questo legar tenacemente gli uomini, come vili mancipii, all’altrui volontà per uno scopo da essi mal conosciuto: e abusarne come di ciechi strumenti ad ogni impresa, per malvagia che sia: armarne la destra micidiale, procacciando al delitto la impunità, sono eccessi che ripugnano altamente alla natura. La ragione adunque evidentemente condanna le sètte Massoniche e le convince nemiche della giustizia e della naturale onestà”.

Dietro il mondo di Epstein c’èrano certamente i ricatti, le coperture, gli scandali, volti a legare uomini di potere “all’altrui volontà”. Ma emerge anche una certa continuità con gli ideali e con le ritualità proprie della massoneria.

Tutto ciò costituisce più di un semplice indizio a sostegno della tesi secondo cui esisterebbero ancora oggi potenti e ramificate forze di orientamento massonico e mondialista, le quali — svincolate da ogni freno morale e da qualsiasi principio religioso — porterebbero avanti un progetto di destrutturazione della vecchia civiltà di matrice cristiana e della sovranità degli Stati, il tutto giustificato in nome di un presunto progresso tecnocratico e di un libertarismo senza limiti. Queste forze, in un certo senso, rappresentano “l’avanguardia” del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale.

Sul punto, il Cardinale Joseph Ratzinger nella prefazione del 1997 al libro Nuovo Disordine Mondiale di Mons. Michel Schooyans, rifletteva come “Questi tentativi stanno assumendo una configurazione sempre più definita, che va sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale; trovano espressione sempre più evidente nell’ONU e nelle sue Conferenze internazionali, in particolare quelle del Cairo e di Pechino, che nelle loro proposte di vie per arrivare a condizioni di vita diverse, lasciano trasparire una vera e propria filosofia dell’uomo nuovo e del mondo nuovo”.

Risulta difficile smentire che Joffrey Epstein fosse in qualche modo implicato in certi giri. Non stupisce, quindi, che nei suoi registri compaiano nomi di dinastie influenti come ad esempio i Rothschild, i Clinton e i Bush, figure che in più occasioni hanno evocato pubblicamente la nascita di un “Nuovo Ordine Mondiale”.

Dalle carte esce fuori anche l’immagine di Epstein come uomo chiave del Mossad e sostenitore del sionismo; lui stesso non esitava a chiamare goyim — un termine ebraico usato in modo dispregiativo con il significato di “bestiame” — tutti coloro che non facevano parte del circolo ashkenazita.

In sostanza, siamo di fronte alla stessa cerchia che da decenni promuove l’avvento di un nuovo ordine contrapposto a quello tradizionale: un progetto di natura rivoluzionaria che mira, come detto, a destrutturare l’antropologia umana e cristiana, anche attraverso la lenta ma costante diffusione di “tendenze sregolate”.

Al riguardo, il Professore Corrêa de Oliveira parlava di agenti che guidano il processo rivoluzionario, inteso come “lo sviluppo, per tappe, di alcune tendenze sregolate dell’uomo occidentale e cristiano, e degli errori nati da esse” (Cfr. Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Controrivoluzione, Ed. Sugarco).

Infine, dai documenti pubblicati emerge chiaramente quale fosse il tipo di potere ricercato da certi ambienti: non un potere qualunque, ma quello che si richiama al “padrone del mondo”, o, se si preferisce, al “padre della menzogna”.

Questo aspetto sfugge evidentemente alla maggior parte dei cronisti, che spesso non dispongono nemmeno degli strumenti concettuali necessari per comprendere la natura di questo potere.

Al contrario, chi negli ultimi anni ha alzato la voce contro il relativismo e la deriva morale dell’Occidente, schierandosi in difesa dei principi non negoziabili, non si meraviglia affatto di cosa siano capaci di fare i promotori dell’agenda mondialista.

È pertanto nostro dovere denunciare questo male, ricordando che solo “la Verità rende liberi” (Gv 8,32) e che “Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona” (Mt 6,24).

Perché, come ci ricorda un ammonimento profetico di Fulton J. Sheen, “Il più grande disastro che può accadere all’uomo o a una nazione non è fare il male; è negare che il male esista chiamandolo con il nome di progresso“.
Vittorio Leo - Fonte

Vescovo Strickland / “Essere sé stessi”, la grande menzogna

Da Pillarsoffeith l'ennesima riflessione di mons. Strickland sul dogma laicista dell’autodeterminazione. Qui l'indice dei suoi numerosi e significativi interventi.

Vescovo Strickland / “Essere sé stessi”, la grande menzogna

C'è una frase che pone fine alle discussioni. Non alle conversazioni, alle discussioni. Non chiede il permesso. Non invita al dialogo. Non aspetta che tu ti senta pronto. Semplicemente afferma un fatto:
"Non sei te stesso."
Non spiritualmente. Non moralmente. Non fisicamente. Non privatamente.
E tutto nella nostra epoca si ribella a questa sentenza.

Viviamo in un mondo in cui l’autodeterminazione è considerata sacra. Ci viene insegnato, costantemente, che realizzazione significa decidere da soli chi siamo, cosa facciamo e fino a che punto chiunque – Dio incluso – può spingersi. Una visione che non è rimasta fuori dalla porta della chiesa, ma vi è entrata ormai pienamente. E così oggi la menzogna più pericolosa non viene gridata dalle strade. Viene sussurrata nel cuore del credente.

Mons. Gherardini spiega cos'è la FSSPX

Mons. Gherardini spiega cos'è la FSSPX

[...] La Fraternità [san Pio X] continua l'opera formativa dei suoi candidati al sacerdozio richiedendone effettivamente l'adesione a tutta la dottrina e alla prassi liturgica in vigore prima del Vaticano II. Una tale adesione, se per un verso comporta una costante ed esclusiva dipendenza della Fraternità san Pio X dalla secolare Tradizione della Chiesa, per un altro è un no deciso ed irrevocabile alle innovazioni introdotte dal Vaticano II, o in nome di esso, e giustificate dal loro inquadramento nella tradizione cosiddetta vivente. Pertanto, quando papa Giovanni Paolo II contrappone alla tradizione vivente "la nozione incompleta e contraddittoria di tradizione" della Fraternità san Pio X, non condanna come anticonciliare soltanto la Fraternità, ma anche la Tradizione cui essa s'ispira. Il che è già grave. Non meno dello "scisma" lamentato e condannato. Ma più grave ancora è la voragine scavata all'interno della Chiesa dalla pretesa d'imporre a tutti un Concilio che non fu e non volle esser magisteriale e che di fatto, in forma non magisteriale, pose le premesse d'alcuni sganciamenti dal magistero tradizionale - la cosa solleva non poca meraviglia, perché in più d'un contesto il Vaticano II dichiara di collegarsi con la Tradizione di sempre nell'atto stesso di proclamar innovazioni inconciliabili con tale Tradizione. Per quanto mi riguarda, son certo che se si fosse evitata una tale radicalizzazione e si fosse promossa non la superficiale ed irriflessiva celebrazione del Vaticano II, ma un'approfondita analisi storica, esegetica, teologica, liturgica, canonica dei suoi documenti, non ci sarebbero state le divisioni che ci sono state e forse una pattuglia così compatta com'è la Fraternità san Pio X avrebbe potuto esser un coefficiente di crescita ecclesiale nella verità e nella comunione. Invece!

mercoledì 18 febbraio 2026

Ceneri della memoria, ceneri del divenire

Nella nostra traduzione da Vigiliae. Il mercoledì delle ceneri inquadrato in un orizzonte più ampio ma nella visione cristiana.
Ceneri della memoria, ceneri del divenire
Sermone per il Mercoledì delle Ceneri, 18 febbraio 2026
O figlia del mio popolo, mettiti il ​​sacco e rotolati nella cenere. Geremia 6:26
Carissimi in Cristo,
L'anno scorso vi ho invitato a guardare le ceneri di questo giorno attraverso gli occhi di altre tradizioni religiose, per vedere come il Buddismo, l'Induismo e altri percorsi concepiscono l'impermanenza, la purificazione e l'abbandono del sé. Alcuni di voi mi hanno detto che questo vi ha aiutato a ricevere le ceneri non come un triste promemoria, ma come una porta verso la trasformazione.

Quest'anno voglio portarci in un posto diverso: non verso oriente, ma indietro nel tempo. Tornando al mondo di Omero ed Euripide, al rituale romano e alla filosofia antica. Perché anche il mondo classico aveva un linguaggio fatto di ceneri, ed è un linguaggio che parla sorprendentemente bene all'immaginario cristiano.

In Illo Tempore: Domenica di Quinquagesima

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione di P. John Zuhlsdorf che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella domenica precedente qui. Importante anche come meditazione in preparazione della Quaresima.

In Illo Tempore: Domenica di Quinquagesima

Il contesto è importante. Siamo nel tempo di “Gesima”, il Pre-Quaresima, un tempo di preparazione al tempo di preparazione alla Pasqua. La Santa Chiesa, con il sobrio realismo materno di chi conosce la natura umana, ci ricorda che le scadenze si avvicinano. Dopo questa “Domenica nella Cinquantesima”, la Quinquagesima, tra tre giorni arriva il Mercoledì delle Ceneri e l’inizio della “Quarantesima”, la stagione della Quaresima o Quadragesima. La Quaresima non può sorprendere il cristiano attento. Nel Pre-Quaresima si può avvertire la Santa Chiesa che stringe i lacci, controlla le cinghie, ci porge la borraccia e indica la mappa con un dito che non trema. La vetta è Gerusalemme, e oltre Gerusalemme, la Pasqua.

Il primo sangue di Cristo

Nella nostra traduzione da Vigiliae. Pubblicato tra la celebrazione dell'Incarnazione e l'avvicinarsi della Quaresima, questo articolo invita a una lettura riflessiva attenta ai primi tratti del racconto evangelico. Precedenti qui - qui.

Il primo sangue di Cristo
Circoncisione, Alleanza ed Economia della Salvezza
Rev. Leon, 16 febbraio

La riflessione cristiana sulla redenzione si è comprensibilmente concentrata sul sangue di Cristo versato nella Passione. La Croce è al centro dell'economia della salvezza, e giustamente. Eppure il Vangelo di Luca registra silenziosamente che il corpo del Verbo incarnato è segnato dallo spargimento di sangue ben prima del Golgota, l'ottavo giorno dopo la sua nascita, quando il bambino viene circonciso e gli viene dato il nome Gesù (Lc 2,21). Questo momento, ricordato liturgicamente ma raramente soffermato teologicamente, invita a un'attenzione più approfondita. Vorrei suggerire che ciò che è in gioco qui non è un dettaglio marginale dell'infanzia di Cristo, ma il gesto iniziale di una redenzione pienamente incarnata – il momento in cui Egli incipit pati pro nobis, l'inizio della sofferenza per noi.

Parlare della circoncisione di Cristo come del primo spargimento del suo sangue non significa abbandonarsi a una pia curiosità. Significa piuttosto riconoscere che l'Incarnazione si dispiega fin dall'inizio come una realtà concreta e vulnerabile. Il Verbo non assume un'umanità neutra o astratta; entra in un corpo già plasmato dalla legge, dal rito e dalla possibilità della sofferenza. Mi sembra che il segno dell'alleanza istituito nella Genesi (Gen 17,10-14) acquisisca qui una profondità inaspettata: non è più portato da un popolo in attesa del suo compimento, ma da colui in cui il compimento avrà luogo.

La circoncisione, nella tradizione d'Israele, non è meramente simbolica. È un segno impresso nel corpo, un segno che lega l'appartenenza alla vulnerabilità. Quando Cristo si sottomette a questo rito, fa più che adempiere a un requisito legale. Permette alla Legge di toccarlo dove è più concreto: nella sua carne. L'affermazione di Paolo che Cristo è "nato sotto la Legge" (Gal 4,4) acquista così una profondità somatica. La Legge non è semplicemente qualcosa che Cristo osserva; è qualcosa che egli porta. Scorre sangue. Qui percepiamo la kenosi all'opera: l'autosvuotamento del Figlio, che assume non solo l'umanità, ma anche le sue vulnerabilità e i suoi limiti.

Qui, credo, il realismo dell'Incarnazione emerge con chiarezza. La salvezza non inizia con un annuncio o un miracolo, ma con una ferita. Il corpo di Cristo non è protetto dal dolore in virtù della sua origine divina. Al contrario, è proprio perché questo corpo appartiene al Figlio che diventa il luogo in cui convergono obbedienza, vulnerabilità e alleanza.

I primi scrittori cristiani erano sensibili a questa logica. Molti di loro interpretano la circoncisione come il momento in cui Cristo inizia a soffrire per noi. Origene legge la sottomissione di Cristo alla circoncisione come un atto di umiltà con cui il Verbo assume pienamente il peso della carne sotto la Legge (Homiliae in Lucam XIV). Ambrogio va oltre, osservando che Cristo "non rifiutò la ferita con cui avrebbe guarito la nostra" (Expositio Evangelii secundum Lucam II.56). Agostino, da parte sua, insiste sul fatto che la circoncisione conferma la vera assunzione di carne mortale, capace di dolore e spargimento di sangue (Contra Faustum XIX.11). La frase può sembrare cruda, ma esprime un'intuizione che trovo convincente: la Passione non giunge improvvisamente alla fine della vita di Gesù come una catastrofe isolata. Essa scaturisce organicamente da una vita vissuta in obbedienza nelle condizioni della carne umana.

Ciò che colpisce della circoncisione è che lo spargimento di sangue qui non è imposto dall'esterno. Non c'è persecutore, non c'è ingiustizia, non c'è rifiuto. La ferita viene dall'interno dell'alleanza, attraverso la fedeltà piuttosto che l'opposizione. Direi che questa distinzione è teologicamente decisiva. La redenzione non è iniziata dalla sola violenza, ma dall'obbedienza liberamente abbracciata – un'obbedienza che accetta il prezzo di essere pienamente incarnata.

La tradizione avrebbe poi descritto la circoncisione come primitia passionis, primizia della Passione (Bernardo di Chiaravalle, Sermones in Circumcisione Domini, I). Questo linguaggio, a mio avviso, non condensa tutti i momenti di sofferenza in uno solo, ma insiste sulla continuità. La carne che sanguina l'ottavo giorno è la stessa carne che verrà trafitta sulla Croce. L'offerta fatta alla fine è preparata, pazientemente e silenziosamente, fin dall'inizio.

Tommaso d'Aquino contribuisce a chiarire la posta in gioco. Egli insiste sul fatto che la circoncisione di Cristo non era necessaria per Cristo stesso, ma per noi ( Summa Theologiae III, q. 37, a. 1). Sottomettendosi alla Legge, Cristo non ne conferma l'autorità ultima; la adempie portandola completamente. Mi sembra che, nella spiegazione di Tommaso, la Legge raggiunga il suo limite non quando viene ignorata, ma quando viene incarnata in Colui che la porterà a compimento (ibid., a. 4).

La stretta associazione evangelica tra la circoncisione e l'imposizione del Nome approfondisce questa prospettiva. Il bambino riceve il nome "Gesù" – "il Signore salva" – proprio nel momento in cui il suo sangue viene versato per la prima volta (Lc 2,21). Suggerirei che la salvezza venga qui nominata a prezzo di una ferita. L'identità di Cristo come Salvatore è quindi inseparabile dalla sua vulnerabilità corporea. Fin dall'inizio, la salvezza non viene annunciata separatamente dalla sofferenza, ma rivelata al suo interno.

Questa convergenza di nome, sangue e obbedienza resiste a qualsiasi tentazione di sentimentalizzare l'infanzia di Cristo. La vulnerabilità del bambino non è un dettaglio decorativo; è già la forma che l'amore divino ha scelto di assumere. L'Incarnazione non è semplicemente un preludio alla redenzione; è già redentrice nel suo stesso modo di realizzarsi.

Recuperare il significato teologico della circoncisione di Cristo, quindi, significa recuperare una visione più integrata della salvezza. Mi sembra che la redenzione non si compia in astratto, né si limiti a un singolo momento drammatico. Si realizza attraverso una vita interamente dedicata all'obbedienza nella carne – una vita in cui persino le prime gocce di sangue non sono prive di significato, ma parlano già il linguaggio della Croce.

Il primo sangue di Cristo non salva separatamente dall'ultimo. Ma non è nemmeno, direi, un fatto accidentale. Rivela, fin dall'inizio, la forma che assumerà la salvezza: un amore che penetra nella ferita e non si tira indietro.

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]