Don Jaime Mercant Simó non è “lefebvriano”, ma un sacerdote diocesano con diversi dottorati, docente del Centro di Studi Teologici e direttore della biblioteca della sua diocesi (Maiorca). La sua posizione è interessante in questo momento di dibattiti e controversie, le più disparate.
Può anche essere utile consultare qui una riflessione del Prof. Paolo Pasqualucci.
Don Jaime Mercant Simó, sacerdote diocesano e docente del CETEM:
«Nulla la scomunica a Mons. Lefebvre.
Consacrazioni 2026? Né scisma, né peccato»
(domande e risposte in 23 punti)
QUESTIONI LEFEBVRIANE
Diversi miei lettori mi hanno chiesto informazioni sulle prossime consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Ecco la mia posizione, espressa in forma pedagogica mediante domande e risposte:
I lefebvriani peccheranno mortalmente con queste consacrazioni episcopali?
— No, assolutamente no.
Non si tratta di un atto scismatico?
— No, formalmente non lo è.
Perché formalmente non lo è?
— Perché, affinché si produca uno «scisma perfetto», è necessario che esista una chiara intenzione di compiere un atto scismatico e di costituire, con i nuovi vescovi, una giurisdizione gerarchica parallela a quella esistente nella Chiesa cattolica romana. Ora, in questo caso, non si verificherà né l’una né l’altra cosa.
Può essere, almeno, un atto di disobbedienza?
— Sì, di fatto lo è, almeno materialmente, poiché Roma non vuole che tali consacrazioni si celebrino.
Quindi, peccano mortalmente per disobbedienza?
— Nemmeno questo, perché, in questo caso, l’intenzione dell’autorità della FSSPX, dei consacranti e dei futuri consacrati sembra retta. Essi invocano lo «stato di necessità», che giustificherebbe la «disobbedienza materiale». A tale riguardo, non abbiamo ragioni oggettive per dubitare della loro coscienza né della loro retta intenzione, che è il bene delle anime a cui assistono.
Ma si produrrà la scomunica «latae sententiae», cioè automatica e immediata, vero?
— Da una prospettiva canonistica, sì, ma, dal mio modesto punto di vista, tale scomunica sarà nulla; ritengo che esistano ragioni teologiche e filosofico-giuridiche sufficienti per concludere ciò, sebbene sappia che gran parte dei canonisti me lo negheranno da un punto di vista puramente legalistico. Tuttavia, penso che, oltre a configurarsi come motivo fondamentale lo «stato di necessità», la «ragione formale» per cui dovrebbe prodursi effettivamente tale pena manchi, dato che non c’è intenzione oggettiva di scisma formale né si creerà una giurisdizione parallela, ripeto.
Mons. Lefebvre ricevette la pena di scomunica?
— Sì, come sicuramente la riceveranno questi vescovi, ma anche la sua scomunica fu nulla, poiché, nel piano soprannaturale del Corpo Mistico, quel vescovo non cessò mai di essere in comunione con la Chiesa.
Cosa intende con questo?
— L’essenza della comunione è triplice, cioè: dottrinale, sacramentale e gerarchica. Stimo, dunque, che il vescovo Lefebvre e, per estensione, la FSSPX, non abbiano negato nessuna di queste tre «dimensioni essenziali» della comunione ecclesiale.
La FSSPX è in comunione dottrinale?
— Certamente, non ha mai cessato di insegnare ciò che la Chiesa ha sempre creduto.
Ma i lefebvriani non mettono sempre in discussione i documenti del Concilio Vaticano II?
— Non fanno una critica totale, come comunemente si crede, dato che, nei loro testi, esistono elementi che fanno parte del «depositum fidei», ma affrontano, con spirito critico, certe questioni «delicate», per cui è legittima la discussione teologica.
Come può dire questa barbarie?
— Posso dirlo perché la «natura» stessa del Concilio me lo permette.
Cosa intende con questo?
— Intendo dire che il Vaticano II fu un concilio di «natura pastorale», non dogmatico, e, quindi, non godette del carisma dell’infallibilità, perché, in nessun momento, si volle definire o condannare nulla in modo infallibile; questa fu la decisione espressa della maggioranza dei padri conciliari. Tuttavia, nell’epoca postconciliare, nonostante questa «natura pastorale», alcuni pretenderanno di convertire detto concilio in «superdogma».
«Superdogma»? Questa è una mancanza di rispetto. Perché usa la narrativa lefebvriana?
— Sto impiegando, di fatto, le stesse parole di Joseph Ratzinger, il quale, in una visita ai vescovi cileni (1988) [vedi], utilizzò questi stessi termini.
D’altro canto, è vero che la FSSPX è in comunione sacramentale?
— I suoi sacramenti non sono solo validi, ma si celebrano secondo i riti tradizionali che la Chiesa ha impiegato da tempo immemorabile.
Ma è evidente che la FSSPX non è in comunione gerarchica, vero?
— Nonostante, a livello canonico, la sua «situazione istituzionale» sia irregolare e imperfetta, la Fraternità non cessa di riconoscere il Papa di Roma come supremo pastore della Chiesa universale. Di fatto, riconosce e rispetta pure la giurisdizione di tutti i vescovi del mondo cattolico.
Mi dia una prova di ciò che sta dicendo?
— In ogni messa della FSSPX, senza eccezione, i sacerdoti nominano, nel «canone della messa», il Papa e il vescovo del luogo.
Non è questo un argomento molto debole?
— Per Dio, non lo è affatto. La manifestazione più formale e pubblica del riconoscimento gerarchico si dà precisamente nella santa messa, concretamente nel canone.
È lei lefebvriano o filo-lefebvriano?
— Né l’uno né l’altro, signore; io vado per la mia strada. Semplicemente sono cattolico e, come tale, ho spirito critico, ossia la buona abitudine di usare la ragione e il giudizio di discernimento.
Ma sembra che lei sia d’accordo con la FSSPX su tutto?
— No, non lo sono. In certe attitudini e questioni non sono d’accordo, ma queste, sotto il mio punto di vista, sono secondarie e accidentali. Nell’«essenziale», sono d’accordo al 100% con la Fraternità e, quindi, non contribuirò alla sua ingiusta e sproporzionata «demonizzazione» pubblica.
Può dirmi cos’è l’essenziale?
— L’«essenziale» è la sua «cattolicità». Punto finale.
Ma non le preoccupa la «deriva» dei lefebvriani?
— Mi preoccupa di più la caterva di eterodossi, bestemmiatori e sacrileghi che ci sono dappertutto, specialmente in Germania. Mi inquieta pure la doppia morale che sembra esistere nell’applicare pene e censure da parte dell’autorità ecclesiastica.
Allora, quale soluzione vede al problema lefebvriano attuale?
— In primo luogo, credo che Roma dovrebbe essere benevola e accettare formalmente la consacrazione di questi prossimi vescovi, allo stesso tempo riconoscendo i frutti spirituali dell’apostolato della FSSPX. Credo che questo sarebbe un vero gesto di misericordia e di intelligenza; entrambe le cose non sono reciprocamente escludenti.
Non teme che, per queste opinioni, la critichino?
— No, perché sono sacerdote della Chiesa cattolica, non il pastore di una setta, e, pertanto, con rispetto posso e devo esercitare, nella mia vita di fede, la vera libertà dei figli di Dio.
*sacerdote della Diocesi di Maiorca, nato a Palma il 6 dicembre 1980 e ordinato il 14 ottobre 2007; membro della Thomas Aquinas International Society; dottore in Studi Tomistici (Filosofia) presso l’Università Abat Oliba CEU (Barcellona), con premio straordinario di dottorato; dottore in Diritto e Scienze Sociali presso la UNED (Madrid), con specializzazione in «Filosofia giuridica»; e licenziato in Sacra Teologia presso l’Università Cattolica di Tolosa (Francia), con specializzazione in «Tradition thomiste et pensée médiévale». Il primo dottorato lo consegue il 15 maggio 2017, con la votazione di sobresaliente cum laude, il massimo punteggio, mediante la tesi di dottorato La metafisica della conoscenza in Karl Rahner: analisi di «Spirito nel mondo», avendo come direttore il prestigioso tomista Rev.do Ignacio Andereggen, dottore in Teologia e dottore in Filosofia, e con presidente della commissione di valutazione Mons. Antonio Livi, decano emerito della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Lateranense di Roma. Il secondo dottorato lo consegue il 27 novembre 2024, anch’esso con la menzione cum laude, con la tesi intitolata I fondamenti filosofici della dottrina giuridica di Domingo de Soto: analisi del trattato «De iustitia et iure», avendo come direttore il dott. Juan Antonio Gómez García (UNED) e come presidente della commissione di difesa il dott. Sixto Sánchez-Lauro, professore dell’Università di Estremadura e membro della Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione di Spagna. Tra le sue pubblicazioni, spiccano la prima tesi di dottorato, La metafisica della conoscenza in Karl Rahner: analisi di «Spirito nel mondo» (Gerona: Documenta Universitaria, 2018, 1069 pp.); I fondamenti filosofici della teologia trascendentale di Karl Rahner (Roma: Casa Editrice Leonardo da Vinci, 2017, 240 pp.); insieme con Mons. Antonio Livi e il dott. Samuele Pinna, Il valore dottrinale dell’insegnamento cristiano dopo il Vaticano II: l’interpretazione della fede cattolica secondo Karl Rahner (Roma: Casa Editrice Leonardo da Vinci, 2019, 272 pp.); e la seconda tesi di dottorato, La filosofia giuridica di Domingo de Soto (Salamanca: UPSA Ediciones, 2025). La licenza canonica in Sacra Teologia la consegue il 21 giugno 2021, con la votazione di sobresaliente, difendendo la tesina intitolata Ramon Llull et sa doctrine antiaverroïste de la création devant la question «de aeternitate mundi». Attualmente sta svolgendo, in Teologia, il suo terzo dottorato nella stessa Università Cattolica di Tolosa. A livello pastorale, è parroco, dagli anni 2013-2014, delle parrocchie di Son Servera, Sant Llorenç des Cardassar e Son Carrió. Dal 2020 è professore di Filosofia presso il Centro di Studi Teologici di Maiorca (CETEM), direttore di questa Biblioteca Diocesana e membro dell’Associazione dei Bibliotecari della Chiesa in Spagna (Conferenza Episcopale Spagnola).
Don Jaime Mercant Simó, sacerdote diocesano e docente del CETEM:
«Nulla la scomunica a Mons. Lefebvre.
Consacrazioni 2026? Né scisma, né peccato»
(domande e risposte in 23 punti)
QUESTIONI LEFEBVRIANE
Diversi miei lettori mi hanno chiesto informazioni sulle prossime consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Ecco la mia posizione, espressa in forma pedagogica mediante domande e risposte:
I lefebvriani peccheranno mortalmente con queste consacrazioni episcopali?
— No, assolutamente no.
Non si tratta di un atto scismatico?
— No, formalmente non lo è.
Perché formalmente non lo è?
— Perché, affinché si produca uno «scisma perfetto», è necessario che esista una chiara intenzione di compiere un atto scismatico e di costituire, con i nuovi vescovi, una giurisdizione gerarchica parallela a quella esistente nella Chiesa cattolica romana. Ora, in questo caso, non si verificherà né l’una né l’altra cosa.
Può essere, almeno, un atto di disobbedienza?
— Sì, di fatto lo è, almeno materialmente, poiché Roma non vuole che tali consacrazioni si celebrino.
Quindi, peccano mortalmente per disobbedienza?
— Nemmeno questo, perché, in questo caso, l’intenzione dell’autorità della FSSPX, dei consacranti e dei futuri consacrati sembra retta. Essi invocano lo «stato di necessità», che giustificherebbe la «disobbedienza materiale». A tale riguardo, non abbiamo ragioni oggettive per dubitare della loro coscienza né della loro retta intenzione, che è il bene delle anime a cui assistono.
Ma si produrrà la scomunica «latae sententiae», cioè automatica e immediata, vero?
— Da una prospettiva canonistica, sì, ma, dal mio modesto punto di vista, tale scomunica sarà nulla; ritengo che esistano ragioni teologiche e filosofico-giuridiche sufficienti per concludere ciò, sebbene sappia che gran parte dei canonisti me lo negheranno da un punto di vista puramente legalistico. Tuttavia, penso che, oltre a configurarsi come motivo fondamentale lo «stato di necessità», la «ragione formale» per cui dovrebbe prodursi effettivamente tale pena manchi, dato che non c’è intenzione oggettiva di scisma formale né si creerà una giurisdizione parallela, ripeto.
Mons. Lefebvre ricevette la pena di scomunica?
— Sì, come sicuramente la riceveranno questi vescovi, ma anche la sua scomunica fu nulla, poiché, nel piano soprannaturale del Corpo Mistico, quel vescovo non cessò mai di essere in comunione con la Chiesa.
Cosa intende con questo?
— L’essenza della comunione è triplice, cioè: dottrinale, sacramentale e gerarchica. Stimo, dunque, che il vescovo Lefebvre e, per estensione, la FSSPX, non abbiano negato nessuna di queste tre «dimensioni essenziali» della comunione ecclesiale.
La FSSPX è in comunione dottrinale?
— Certamente, non ha mai cessato di insegnare ciò che la Chiesa ha sempre creduto.
Ma i lefebvriani non mettono sempre in discussione i documenti del Concilio Vaticano II?
— Non fanno una critica totale, come comunemente si crede, dato che, nei loro testi, esistono elementi che fanno parte del «depositum fidei», ma affrontano, con spirito critico, certe questioni «delicate», per cui è legittima la discussione teologica.
Come può dire questa barbarie?
— Posso dirlo perché la «natura» stessa del Concilio me lo permette.
Cosa intende con questo?
— Intendo dire che il Vaticano II fu un concilio di «natura pastorale», non dogmatico, e, quindi, non godette del carisma dell’infallibilità, perché, in nessun momento, si volle definire o condannare nulla in modo infallibile; questa fu la decisione espressa della maggioranza dei padri conciliari. Tuttavia, nell’epoca postconciliare, nonostante questa «natura pastorale», alcuni pretenderanno di convertire detto concilio in «superdogma».
«Superdogma»? Questa è una mancanza di rispetto. Perché usa la narrativa lefebvriana?
— Sto impiegando, di fatto, le stesse parole di Joseph Ratzinger, il quale, in una visita ai vescovi cileni (1988) [vedi], utilizzò questi stessi termini.
D’altro canto, è vero che la FSSPX è in comunione sacramentale?
— I suoi sacramenti non sono solo validi, ma si celebrano secondo i riti tradizionali che la Chiesa ha impiegato da tempo immemorabile.
Ma è evidente che la FSSPX non è in comunione gerarchica, vero?
— Nonostante, a livello canonico, la sua «situazione istituzionale» sia irregolare e imperfetta, la Fraternità non cessa di riconoscere il Papa di Roma come supremo pastore della Chiesa universale. Di fatto, riconosce e rispetta pure la giurisdizione di tutti i vescovi del mondo cattolico.
Mi dia una prova di ciò che sta dicendo?
— In ogni messa della FSSPX, senza eccezione, i sacerdoti nominano, nel «canone della messa», il Papa e il vescovo del luogo.
Non è questo un argomento molto debole?
— Per Dio, non lo è affatto. La manifestazione più formale e pubblica del riconoscimento gerarchico si dà precisamente nella santa messa, concretamente nel canone.
È lei lefebvriano o filo-lefebvriano?
— Né l’uno né l’altro, signore; io vado per la mia strada. Semplicemente sono cattolico e, come tale, ho spirito critico, ossia la buona abitudine di usare la ragione e il giudizio di discernimento.
Ma sembra che lei sia d’accordo con la FSSPX su tutto?
— No, non lo sono. In certe attitudini e questioni non sono d’accordo, ma queste, sotto il mio punto di vista, sono secondarie e accidentali. Nell’«essenziale», sono d’accordo al 100% con la Fraternità e, quindi, non contribuirò alla sua ingiusta e sproporzionata «demonizzazione» pubblica.
Può dirmi cos’è l’essenziale?
— L’«essenziale» è la sua «cattolicità». Punto finale.
Ma non le preoccupa la «deriva» dei lefebvriani?
— Mi preoccupa di più la caterva di eterodossi, bestemmiatori e sacrileghi che ci sono dappertutto, specialmente in Germania. Mi inquieta pure la doppia morale che sembra esistere nell’applicare pene e censure da parte dell’autorità ecclesiastica.
Allora, quale soluzione vede al problema lefebvriano attuale?
— In primo luogo, credo che Roma dovrebbe essere benevola e accettare formalmente la consacrazione di questi prossimi vescovi, allo stesso tempo riconoscendo i frutti spirituali dell’apostolato della FSSPX. Credo che questo sarebbe un vero gesto di misericordia e di intelligenza; entrambe le cose non sono reciprocamente escludenti.
Non teme che, per queste opinioni, la critichino?
— No, perché sono sacerdote della Chiesa cattolica, non il pastore di una setta, e, pertanto, con rispetto posso e devo esercitare, nella mia vita di fede, la vera libertà dei figli di Dio.
*sacerdote della Diocesi di Maiorca, nato a Palma il 6 dicembre 1980 e ordinato il 14 ottobre 2007; membro della Thomas Aquinas International Society; dottore in Studi Tomistici (Filosofia) presso l’Università Abat Oliba CEU (Barcellona), con premio straordinario di dottorato; dottore in Diritto e Scienze Sociali presso la UNED (Madrid), con specializzazione in «Filosofia giuridica»; e licenziato in Sacra Teologia presso l’Università Cattolica di Tolosa (Francia), con specializzazione in «Tradition thomiste et pensée médiévale». Il primo dottorato lo consegue il 15 maggio 2017, con la votazione di sobresaliente cum laude, il massimo punteggio, mediante la tesi di dottorato La metafisica della conoscenza in Karl Rahner: analisi di «Spirito nel mondo», avendo come direttore il prestigioso tomista Rev.do Ignacio Andereggen, dottore in Teologia e dottore in Filosofia, e con presidente della commissione di valutazione Mons. Antonio Livi, decano emerito della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Lateranense di Roma. Il secondo dottorato lo consegue il 27 novembre 2024, anch’esso con la menzione cum laude, con la tesi intitolata I fondamenti filosofici della dottrina giuridica di Domingo de Soto: analisi del trattato «De iustitia et iure», avendo come direttore il dott. Juan Antonio Gómez García (UNED) e come presidente della commissione di difesa il dott. Sixto Sánchez-Lauro, professore dell’Università di Estremadura e membro della Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione di Spagna. Tra le sue pubblicazioni, spiccano la prima tesi di dottorato, La metafisica della conoscenza in Karl Rahner: analisi di «Spirito nel mondo» (Gerona: Documenta Universitaria, 2018, 1069 pp.); I fondamenti filosofici della teologia trascendentale di Karl Rahner (Roma: Casa Editrice Leonardo da Vinci, 2017, 240 pp.); insieme con Mons. Antonio Livi e il dott. Samuele Pinna, Il valore dottrinale dell’insegnamento cristiano dopo il Vaticano II: l’interpretazione della fede cattolica secondo Karl Rahner (Roma: Casa Editrice Leonardo da Vinci, 2019, 272 pp.); e la seconda tesi di dottorato, La filosofia giuridica di Domingo de Soto (Salamanca: UPSA Ediciones, 2025). La licenza canonica in Sacra Teologia la consegue il 21 giugno 2021, con la votazione di sobresaliente, difendendo la tesina intitolata Ramon Llull et sa doctrine antiaverroïste de la création devant la question «de aeternitate mundi». Attualmente sta svolgendo, in Teologia, il suo terzo dottorato nella stessa Università Cattolica di Tolosa. A livello pastorale, è parroco, dagli anni 2013-2014, delle parrocchie di Son Servera, Sant Llorenç des Cardassar e Son Carrió. Dal 2020 è professore di Filosofia presso il Centro di Studi Teologici di Maiorca (CETEM), direttore di questa Biblioteca Diocesana e membro dell’Associazione dei Bibliotecari della Chiesa in Spagna (Conferenza Episcopale Spagnola).

9 commenti:
"In realtà, la Santa Sede dovrebbe essere grata alla FSSPX, perché attualmente è quasi l'unica grande realtà ecclesiale che segnala direttamente e pubblicamente l'esistenza di elementi ambigui e fuorvianti in alcune dichiarazioni del Concilio e del Novus Ordo Missae. In questo sforzo, la FSSPX è guidata da un amore sincero per la Chiesa: se non amassero la Chiesa, il Papa e le anime, non intraprenderebbero questo lavoro, non si impegnerebbero con le autorità romane e sicuramente avrebbero una vita più facile. " Vescovo Schneider. Video con Luis Román
https://www.youtube.com/live/UXborsw0BF0?si=9IenILSHy4wJcHhx
"...credo che Roma dovrebbe essere benevola e accettare formalmente la consacrazione di questi prossimi vescovi, allo stesso tempo riconoscendo i frutti spirituali dell’apostolato della FSSPX. Credo che questo sarebbe un vero gesto di misericordia e di intelligenza; entrambe le cose non sono reciprocamente escludenti."
Gesto di misericordia (senza accordo)? Gesto di misericordia fu anche la remissione delle scomuniche da parte di Benedetto XVI nel 2009...
L'accettazione formale delle consacrazioni dovrebbe essere accompagnata dalla trasformazione della Fraternità (congregazione di preti) in Ordinariato o Prelatura Personale, per rendere giustificabile la presenza dei vescovi.
Non sono sicuro che la Fraternità lo voglia veramente. Almeno non tutta.
Uno dei problemi sarebbe il finire sotto le grinfie di una Chiesa di cui si sottolineano le eresie (nel Magistero) e la cui Messa NO viene descritta come "assolutamente pericolosa e da evitare" e l'assistervi come "peccato da confessare".
Un altro problema sarebbe la perdita di indipendenza, che le impedirebbe per esempio di aprire priorati e cappelle in autonomia ma di dover ricevere il placet del vescovo del luogo.
Però, d'altro canto, una istituzionalizzazione dei lefebvriani metterebbe fine alle ambiguità che si portano appresso come "peccato originale" dai tempi di Monsignore, ambiguità che hanno portato alla cacciata di Mons Williamson e al suo prendere una strada più coerente e coraggiosa, senza tentennamenti e tentativi di impraticabili inciuci.
Maria è incoronata Regina dei Cieli, ma questo non significa che i cattolici la adorano o la mettono al di sopra di Dio. L'adorazione appartiene solo a Dio.
Maria è onorata per il ruolo che Dio ha liberamente scelto per lei: la Madre di Gesù Cristo, il Re. Ogni titolo dato a Maria serve a riportarci a suo Figlio, mai lontano da Lui.
Nella Bibbia, la regina non era la moglie del re. Era sua madre. Questo era vero nel regno di Davide e continuò con i suoi discendenti. Ecco perché Maria viene mostrata con una corona. La sua corona non riguarda il potere personale o la gloria. Mostra ciò che Dio ha fatto attraverso la sua umiltà, obbedienza e fede.
Sant'Efrem il Siro ha scritto:
"La Regina sta alla tua destra, vestita di abiti d'oro. ”
Maria regna in modo molto diverso dai governanti terreni. Lei regna amando, intercedendo e conducendo le anime a Gesù. Lei non lo sostituisce mai. Non è mai in competizione con Lui. Lei dice sempre, in ogni età, "Fate tutto quello che Lui vi dice. ”
Quando senti Maria chiamata Regina dei Cieli, ti aiuta a capire Gesù più profondamente, o sfida ancora il modo in cui vedi il suo ruolo nel piano di Dio?
Personalmente ritengo che sia bene che la Cattolica FSSPX rimanga al posto dove sta e serenamente e santamente proceda alle consacrazioni vescovili di cui ha bisogno. Due sono le mie ragioni: primo, la chiesa dei palazzi è seriamente malata da almeno 70 anni sia nell'anima che nel corpo, i sani rimasti sono pochi e si tengono al riparo; secondo, entrare oggi nei palazzi della chiesa di tutte le eresie esporrebbe, prima o poi, la Cattolica FSSPX al mefitico contagio, quindi è bene, sano e giusto tenersi ad ampia distanza da essa.
“La Chiesa sta pianificando un’Assemblea ecclesiale post-sinodale nel 2028 – in effetti, Concilio Vaticano III – per attuare pienamente il documento finale del Sinodo sulla sinodalità e trasformare così la Chiesa di Cristo in un’entità sinodale. ”
https://www.lifesitenews.com/opinion/new-synodal-church-is-proceeding-full-steam-ahead-under-pope-leo-xiv/
Penso che chi ha fiducia nella Grazia di Dio debba combattere dall'interno pur con tutte le difficoltà.
Mi/vi domando : forse l'apostolo dei nostri tempi
ha paura del martirio (bianco/rosso) che sìa)?
Forse l'apostolo dei nostri tempi ha bisogno di
sentirsi "appagato"? Dov'e' la fortezza?
Non si può guardare la realtà da una sola angolatura.
Finora nessuno sembra essersi chiesto chi saranno (e quanti saranno) i vescovi che Menzingen intende ordinare (anche Pagliarani sarà ordinato, ho indovinato?).
Eppure mi sembra una domanda fondamentale per iniziare a capire se sia almeno possibile una qualche "accettazione formale", "ordinariato", o cos'altro.
Vorrei far notare che anche la setta eretica neocatecumenale macchinò molto per diventare una "prelatura personale" (sul modello dell'Opus Dei), non riuscendoci (per grazia di Dio), in quanto intenzionata a fabbricarsi i propri preti (già lo fanno, nei seminari Redemkikos Mater) e possibilmente anche i propri vescovi (tutte le volte che si autoproclamano "approvati", si intende "approvati da quei prelati corrotti da soldini, carriera, e ricatti vari"), cioè una volta ricevuto lo status avrebbero facilmente trovato modo di imporre i successori da loro scelti.
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