Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 3 febbraio 2026

Sulla richiesta al papa di mons. Schneider della pax liturgica

Stralcio da Guía Católica il testo che segue che commenta una notizia già fornita qui. Maggiori dettagli sulla posizione di mons. Schneider li troviamo nell'intervista a Diane Montagna pubblicata  qui. In ogni caso chiedere una “pace liturgica” è come ammettere che il Novus Ordo Missae e la Messa cattolica tradizionale siano la stessa cosa e producano gli stessi effetti. Si tratta di un'altra versione “pacifista” della ermeneutica della continuità ratzingeriana, che fa coesistere e coabitare due riti diametralmente opposti per teologia ed ecclesiologia. Uno (il NOM), neo-protestante, e l'altro (la Messa dei secoli codificata a Trento) genuinamente cattolico e indiscutibile. Tutto sommato Mons. Schneider ha alzato la bandiera di resa. Tuttavia, realisticamente, questa — con le note premesse sull'enfatizzazione ormai irreversibile, ribadita dallo stesso Leone, della lex orandi conciliare — appare come l'unica soluzione possibile e neppure scontata... Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone XIV. 

Sulla richiesta al papa di mons. Schneider  della pax liturgica

Il vescovo Athanasius Schneider ha rivelato di aver chiesto direttamente a Papa Leone XIV la promulgazione di un documento magistrale forte e definitivo — una Costituzione apostolica — per proteggere stabilmente la Messa tradizionale e restituire la pace liturgica alla Chiesa.

Come spiegato, questa proposta mira a superare le restrizioni imposte nel 2021 da Traditionis custodes e a garantire una convivenza pacifica e senza ostacoli tra la Messa usus antiquior e il rito romano post Concilio Vaticano II.

Schneider è stato chiaro: non si tratta di un altro motu proprio, ma di un documento di maggiore peso giuridico e spirituale, capace di dare chiarezza, stabilità e sicurezza a lungo termine. Una legge pontificia che sia al di sopra delle decisioni mutevoli e che protegga i diritti dei sacerdoti e dei fedeli.

Uno dei punti più importanti è questo:
se il Papa stabilisce questo quadro giuridico, nessun vescovo potrebbe vietare o limitare la Messa tradizionale quando un sacerdote la celebra legittimamente. Non per ribellione, ma per obbedienza a una legge superiore della Chiesa.

Inoltre, il vescovo propone qualcosa di profondamente simbolico e necessario: smettere di chiamare la Messa tradizionale "straordinaria" e riconoscere entrambe le forme del Rito Romano come ordinarie. Non una come eccezione, non come concessione, ma come espressione viva e legittima della fede cattolica.

Questa non è nostalgia.
Non è divisione.
È giustizia liturgica.
È riconciliazione.
È riconoscere che ciò che ha santificato generazioni non può essere trattato come un problema.

Molti fedeli amano la Messa tradizionale non per ideologia, ma perché lì hanno trovato silenzio, riverenza, bellezza e Dio. Chiedere la pace non è attaccare. Chiedere la libertà non è disobbedire.

Oggi questa voce episcopale parla per milioni che pregano in silenzio.
Speriamo che venga ascoltata.

4 commenti:

Laurentius ha detto...

OMNIA POSSUM IN EO QUI ME CONFORTAT.

Tutto posso in Colui che mi fortifica.

(Lettera ai Filippesi, 4:13).

Non ci accontenteremo mai di soluzioni diplomatiche. Nessun ammorbidimento, nessun cedimento alle blandizie conservatrici. Quel che a noi sembra impossibile al Signore è possibile.

Anonimo ha detto...

Abbiamo constatato sulla nostra pelle che la Messa Cattolica porta con sé una Dottrina Cattolica, una Filosofia Cattolica, una Responsabilità Cattolica, un Vivere Cattolico volutamente dimenticato. Tornare alla Messa Cattolica significa non imitare i protestanti, né gli ebrei, né gli occultisti, né gli americani, né gli inglesi, né i massoni, né tutti gli altri, significa tornar Cattolici Italiani e solo tornando alle nostre radici riusciremo a non farci più servi di questo e quello, il che farà ritrovare a ciascuno la sua personale dignità.

Anonimo ha detto...

"..nessun vescovo potrebbe vietare o limitare la Messa tradizionale quando un sacerdote la celebra legittimamente. "
Perche' l'hanno tanto osteggiata?
Per dar gloria a Dio?
Per il bene delle anime?
Per seguire i loro pensieri?

Ieri era San Biagio ha detto...

Benedictio candelarum
in festo sancti Blasii episcopi et martyris

V. Adiutórium nostrum in nómine Dómine.
R. Qui fecit cælum et terram.

V. Dóminus vobíscum.
R. Et cum spíritu tuo.

Sac. Orémus.
Omnípotens et mitíssime Deus, qui ómnium mundi rerum diversitátes solo verbo creásti et ad hóminum reformatiónem illud idem Verbum, per quod facta sunt ómnia, incarnári voluísti: qui magnus es et imménsus, terríbilis atque laudábilis, ac fáciens mirabília: pro cuius fídei confessióne gloriósus Martyr et Póntifex Blásius, diversórum tormentórum génera non pavéscens, martýrii palmam felíciter est adéptus: quique eídem, inter céteras grátias, hanc prærogatívam contulísti, ut quoscúmque gútturis morbos tua virtúte curáret; maiestátem tuam supplíciter exorámus, ut non inspéctu reátus nostri, sed eius placátus méritis et précibus, hanc ceræ creatúram bene+dícere ac sancti+ficáre tua venerábili pietáte dignéris, tuam grátiam infúndendo; ut omnes, quorum colla per eam ex bona fide tacta fúerint, a quocúmque gútturis morbo, ipsíus passiónis méritis, liberéntur, et in Ecclésia sancta tua sani et hílares tibi gratiárum réferant actiónes, laudéntque nomen tuum gloriósum, quod est benedíctum in sǽcula sæculorum. Per Dóminum nostrum Iesum Christum Fílium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculorum.
R.Amen.

Et aspergantur aqua benedicta.

Benedictio gutturis

Deinde Sacerdos duos cereos, in modum crucis aptatos, apponit sub mento gutturi singulorum, qui benedicendi sunt, ipsis ante altare genuflectentibus, dicens:

Sac. Per intercessiónem sancti Blásii, Epíscopi et Mártyris, líberet te Deus a malo gútturis, et a quólibet álio malo. In nómine Patris, et Fílii, + et Spíritus Sancti.
R. Amen.

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Benedizione delle candele per la festa di San Biagio vescovo e martire

V. In nostro aiuto è nel nome del Signore.
R. Egli ha fatto il cielo e la terra.
V. Il Signore sia con voi.
R. E con il tuo spirito.

Sac. Preghiamo.
Dio onnipotente e ricco di bontà, tu hai creato la varietà di tutte le realtà di questo mondo con la sola tua parola, e per la salvezza degli uomini hai voluto che la tua Parola stessa, per mezzo della quale sono state fatte tutte le cose, si incarnasse. Tu sei grande, immenso, terribile e degno di lode, e compi meraviglie. Per confessare la fede in te il glorioso martire e vescovo Biagio, non temendo un gran numero di tormenti diversi, ha conquistato la felicità della palma del martirio; e a lui, tra le altre grazie, hai affidato questa prerogativa: di curare cioè, per la tua potenza, qualunque malattia della gola. Supplichiamo dunque la tua maestà di non guardare al nostro peccato, ma - per intercessione dei meriti e delle preghiere di San Biagio - ti chiediamo, per la tua pietà degna di onore, di bene+dire e santi+ficare questi ceri. Infondi in essi la tua grazia affinché, per i meriti del martirio di San Biagio, siano liberati da ogni malattia della gola tutti coloro che con fede sincera riceveranno l’imposizione di questi ceri sul proprio collo; possano costoro renderti grazie nella santa Chiesa, sani e gioiosi, e lodino il tuo nome glorioso, che è benedetto nei secoli. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

E asperge le candele con l’acqua benedetta

Benedizione della gola

Poi il sacerdote pone le due candele incrociate sotto il mento, alla gola di quanti desiderano la benedizione. Questi si inginocchiano davanti all’altare, mentre il sacerdote dice:

Per intercessione di San Biagio, Vescovo e Martire, Dio ti liberi dal mal di gola e da ogni altro male. Nel nome del Padre e del Figlio + e dello Spirito Santo.
Amen