Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 27 marzo 2026

Il cardinale Parolin parla della Messa tradizionale

Nella nostra traduzione da The Catholic Herald. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

Il cardinale Parolin parla della Messa tradizionale

Il cardinale Pietro Parolin ha riconosciuto la profondità delle divisioni che circondano la Messa tradizionale in latino, avvertendo che la Chiesa deve evitare che la liturgia diventi fonte di conflitto.

Parlando apertamente al Catholic Herald, il Segretario di Stato si è detto in sintonia con la valutazione del Papa sulla situazione, affermando: "Credo che tutti condividiamo questa, diciamo, valutazione data dal Papa". Ha proseguito: "Nel senso che la liturgia non deve diventare fonte di conflitto e divisione tra noi". Le sue osservazioni riflettono una crescente consapevolezza all'interno della Curia Romana che le tensioni sulla forma antiquior del Rito Romano rimangono irrisolte malgrado successivi interventi.

Il cardinale Parolin ha indicato che un percorso costruttivo da seguire richiederà equilibrio piuttosto che un inasprimento, affermando: "Sarà necessario trovare la formula... che possa soddisfare esigenze legittime" e suggerendo che un compromesso rimane possibile. Fondamentalmente, ha aggiunto, tale soluzione deve avvenire "senza trasformare la liturgia in un campo di battaglia".

Ciò fa seguito alla lettera scritta da Papa Leone [qui], tramite il Segretario di Stato, il Cardinale Pietro Parolin, ai vescovi francesi in vista della loro assemblea plenaria che si terrà dal 24 al 27 marzo, in cui ha manifestato un tono decisamente conciliante sulla questione della Messa tradizionale in latino.

Nel messaggio, datato 18 marzo, il Papa ha affermato di essere “particolarmente attento” alla questione della liturgia, riconoscendo che “una ferita dolorosa riguardante la celebrazione della Messa, sacramento stesso dell’unità, continua ad aprirsi nella Chiesa”. Ha auspicato “un nuovo modo di guardarci gli uni agli altri, con una maggiore comprensione delle reciproche sensibilità”, aggiungendo che un tale approccio potrebbe permettere ai cattolici “arricchiti dalla loro diversità” di “accogliersi a vicenda nella carità e nell’unità della fede”.

La lettera affrontava esplicitamente la crescita delle comunità legate alla forma più antica del Rito Romano e incoraggiava i vescovi a considerare “soluzioni concrete che consentano la generosa inclusione di coloro che vi sono sinceramente legati”.

Sebbene il Papa non abbia suggerito alcun cambiamento immediato alle norme esistenti, il suo appello all'inclusione e alla comprensione reciproca indica il desiderio di allentare le tensioni che persistono nelle diocesi di tutta la Francia.

Il Papa ha inoltre incoraggiato i vescovi nei loro sforzi per difendere il carattere cattolico dell'educazione, in un contesto che ha definito "crescente ostilità verso le istituzioni cattoliche e minacce al loro carattere distintivo". Pur senza fare esplicito riferimento a politiche specifiche, la lettera avvertiva che l'educazione cattolica "senza riferimenti a Gesù Cristo perderebbe il suo stesso scopo".

L'intervento del cardinale Parolin non è impegnativo, ma sembra volto a smorzare la retorica che ha accompagnato le restrizioni sin dal motu proprio Traditionis Custodes di Papa Francesco. L'enfasi sulle "legittime esigenze" indica un riconoscimento del persistente attaccamento alla liturgia tradizionale e le sue osservazioni, lette nel loro complesso, segnalano un cambiamento di tono rispetto all'atteggiamento dell'era Bergoglio nei confronti della Messa tradizionale in latino.

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

8 commenti:

Anonimo ha detto...

"...la liturgia non deve diventare fonte di conflitto e divisione tra noi."

Ok, la liturgia non dovrebbe diventare fonte di conflitto e divisione tra cattolici... Ma perché allora non si abolisce all'istante almeno Traditionis Custodes?
All'enunciazione dei principi il Vaticano dovrebbe fare seguire i fatti, che al momento non ci sono. Cosa aspettano? Aspettano di fare la "mossa" qualche giorno prima delle consacrazioni lefebvriane?

Laurentius ha detto...

... un cambiamento di tono...

✝️ I Petri 5:8-9
Biblia Sacra Vulgata

8 Sobrii estote, et vigilate: quia adversarius vester diabolus tamquam leo rugiens circuit, quaerens quem devoret:

9 cui resistite fortes in fide: scientes eamdem passionem ei quae in mundo est vestrae fraternitati fieri.

✝️1 Pietro 5:8-9
Sacra Bibbia Vulgata

8 Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, come un leone ruggente, si aggira cercando chi divorare.

9 Resistetegli, saldi nella fede, sapendo che le stesse sofferenze si compiono nei vostri fratelli sparsi per il mondo.

Anonimo ha detto...

Parolin (71 anni) è abbastanza anziano da poter essere stato almeno chierichetto in qualche Messa celebrata quando il Messale del '62 era ancora in vigore.

Intanto qualcuno gli spieghi che le "tensioni irrisolte" derivano dalle restrizioni. Che sono irragionevoli, immotivate, e che non sono state volute certo dai fedeli legati alla liturgia tradizionale.

Finché finché i lupi non diventeranno vegetariani, ci saranno sempre "tensioni irrisolte" fra pecore e lupi, create non certo dalle pecore.

Anonimo ha detto...

Sembra che la Messa Cattolica tratti di una questione estetica, di una sensibilità...che può essere solo l'inizio per un ignorante, come chi scrive, che comincia a provare fastidio a pelle per questo o quel particolare del teatrino della messa vaticasecondista. Ma i sacerdoti dovrebbero sapere della Messa Cattolica dai loro studi sulla Liturgia, del perché e per come fu cambiata e chi la cambiò e chi vi si oppose e perché e chi l'autorizzò. Se cardinali e papi parlano solo di sensibilità di coloro che seguono la Messa Cattolica, vuol dire che i loro studi liturgici li hanno lasciati nella ignoranza e/o ne sono stati scientemente tenuti all'oscuro se non sono stati proprio manipolati. Quindi cardinali e papi devono conoscere bene la Messa Cattolica ed i perché e per come di chi la condannò, chi l'affossò, chi la cancellò e capire l'aria che tirava negli anni sessanta del secolo scorso in tutto il mondo detto occidentale che stava ribaltando se stesso dall'umano alla robotica, dalla Intelligenza Naturale alla intelligenzartificiale. L'aria che tirava era l'ubriacatura rapida e violenta dell'uomo che si fa dio nella rivoluzione, distruzione fisica del passato e del prossimo, come sistema.

Anonimo ha detto...

Carissimi, perdonatemi, non siamo noi piccoli che confliggiamo....siete voi pastori che confliggete. Specchiatevi e ve ne accorgerete!

Anonimo ha detto...

Il guaio che gli ecclesiastici oggi in servizio si sono quasi tutti formati per età nei seminari postconciliari, in cui tutto ciò che era antico veniva ridicolizzato e condannato e solo il Concilio Vaticano II era osannato!! In quei seminari...guai a portare la talare, a dire una preghiera in latino o parlare dei novissimi! Ecco il perché di tanta insofferenza, più o meno grande, ma sempre insofferenza, verso la Messa e il credo di sempre!!

Anonimo ha detto...

Bravo, concordo in pieno, al cento per cento. Dall' alto delle mie 80 primavere ne ho viste di schifezze moderniste, di odio e insofferenza nel '68, nella contestazione generale, nel clima avvelenato di quegli anni là.. purtroppo tutto è cominciato da quel diabolico " concilio", padre spirituale della rivolta del '68 : il diavolo ha fatto prima campagna acquisti tra i preti, per poi passare ai laici, ai giovani contestatori col cervello lavato, all' ammasso. Io non li ho mai potuti soffrire, né gli uni né gli altri, e non ho mai cambiato idea su di loro. Ora con la variante sinodale del vaticansecondismo sono scesi ancora più im basso..vadano pure dove vogliono, ma senza di me e senza tutti coloro che riuscirò a strappare dalle loro grinfie
Ll

Anonimo ha detto...

Traditionis Custodes e gli altri provvedimenti di questi anni hanno provocato la beffa oltre il danno. Il Papa sembra cosciente che chi è rimasto fedele a Roma ha avuto un trattamento ingiustamente severo, con l'addebito di responsabilità inesistenti rilevate nella lettera ai vescovi per presentare Traditionis Custodes. Senza citare la fumosa vicenda del questionario sull’applicazione del Motu proprio Summorum Pontificum fatto dall'allora Congregazione per la dottrina della fede. Non è un caso che la svolta di Leone sulla cosiddetta Messa in latino arrivi proprio in una lettera ai vescovi francesi: oltralpe, infatti, le comunità legate alla liturgia antica sono in crescita vertiginosa ed è sempre più numerosa la percentuale di nuovi sacerdoti «trad» sul totale delle ordinazioni sacerdotali.

Lo sa bene anche il cardinale Jean-Marc Aveline, presidente della conferenza episcopale francese, che non si è fatto problemi a celebrare in Vetus Ordo anche dopo l'entrata in vigore di Traditionis Custodes oltre ad adottare una politica di larga tolleranza nella sua arcidiocesi di Marsiglia. Non è questione di progressisti/conservatori perché Aveline è un prelato notoriamente interprete di una Chiesa sinodale. Come reagiranno, invece, quei vescovi che continuano a proibire o a restringere le celebrazioni secondo il Messale del 1962? Ce ne sono in Francia e probabilmente ascoltare le parole del Papa scritte da Parolin non avrà fatto loro piacere. C'è un popolo, invece, che è grato per la sollecitudine pastorale di Leone XIV che dimostra di non avere alcun pregiudizio ideologico verso religiosi e fedeli con sensibilità tradizionale.