Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 11 marzo 2026

Ordine e giurisdizione: l’inefficacia dell’accusa di scisma

La Fraternità San Pio X si difende da qualsiasi accusa di scisma e, facendo affidamento su tutta la teologia tradizionale e sull’insegnamento costante della Chiesa, sostiene che una consacrazione episcopale non autorizzata dalla Santa Sede non costituisce una rottura della comunione — a condizione che non sia accompagnata da un’intenzione scismatica né dal conferimento della giurisdizione.

Ordine e giurisdizione: l’inefficacia dell’accusa di scisma

La costituzione Lumen gentium sulla Chiesa enuncia al capitolo III, n° 21, che il potere di giurisdizione è conferito dalla consacrazione episcopale contemporaneamente al potere d’ordine. Il decreto Christus Dominus, sull’ufficio pastorale dei vescovi nella Chiesa, enuncia il medesimo principio nel suo Preambolo al n° 3. Tale affermazione è ripresa dal Codice di Diritto Canonico del 1983, al canone 375 § 2. Ora, nella Chiesa, la ricezione del potere episcopale di giurisdizione dipende per diritto divino dalla volontà del Papa, e lo scisma si definisce precisamente come l’atto di colui che si arroga una giurisdizione in modo autonomo e senza tenere conto della volontà del Papa. È per questo motivo che, secondo tali documenti, una consacrazione episcopale compiuta contro la volontà del Papa sarebbe necessariamente un atto scismatico.

Questa argomentazione, che vorrebbe concludere che le future consacrazioni episcopali in seno alla Fraternità sarebbero scismatiche, riposa interamente sul postulato del Concilio Vaticano II, secondo cui la consacrazione episcopale conferirebbe contemporaneamente il potere d’ordine e quello di giurisdizione.
Ora, secondo il parere di pastori e teologi la cui autorità era riconosciuta al tempo del Concilio Vaticano II, questo postulato non è tradizionale ed è privo di fondamento solido. Durante il Concilio, il cardinal Browne e Mons. Luigi Carli lo hanno dimostrato nelle loro osservazioni scritte sullo schema della futura costituzione Lumen gentium. Lo stesso fece Mons. Dino Staffa, appoggiandosi ai dati meglio attestati della Tradizione.

Pio XII ha dichiarato a tre riprese, nella Mystici corporis nel 1943, nella Ad Sinarum gentem nel 1954 e nella Ad apostolorum principis nel 1958, che il potere episcopale ordinario di governo di cui godono i vescovi, e che essi esercitano sotto l’autorità del Sommo Pontefice, è loro comunicato in modo immediato – vale a dire senza l’intermediario della consacrazione episcopale – dallo stesso Sommo Pontefice: «immediate sibi ab eodem Pontifice Summo impertita». Se questo potere è loro conferito in modo immediato dal solo atto della volontà del Papa, non si vede come esso possa derivare dalla consacrazione.

Tanto più che la maggior parte dei teologi e dei canonisti nega assolutamente che la consacrazione episcopale conferisca il potere di giurisdizione.

Anche la disciplina della Chiesa è in contraddizione con questa tesi. Infatti, se il potere di giurisdizione fosse conferito dalla consacrazione, come potrebbe essere vero che un Sommo Pontefice eletto, che non fosse ancora consacrato vescovo, possiede già per diritto divino la pienezza del potere di giurisdizione, nonché l’infallibilità, a partire dal momento stesso in cui accetta la sua elezione? Secondo la stessa logica, se fosse la consacrazione a conferire la giurisdizione, i vescovi residenziali nominati ma non ancora consacrati, nonostante siano già posti a capo della loro diocesi come veri pastori, non avrebbero alcun potere di giurisdizione né alcun diritto di sedere in concilio, mentre in realtà possiedono formalmente entrambe queste prerogative prima della loro consacrazione episcopale. Quanto ai vescovi titolari, che non godono di alcuna autorità su alcuna diocesi, essi sarebbero stati privati per secoli dell’esercizio di un potere di giurisdizione che, secondo la Lumen gentium, avrebbero ricevuto in virtù della loro consacrazione.

Se si obietta che la consacrazione conferisce già un potere di giurisdizione propriamente detto, ma che richiede l’intervento del Papa per poter essere esercitato concretamente, rispondiamo che tale distinzione è fittizia, poiché Pio XII afferma chiaramente che è il potere di giurisdizione nella sua essenza a essere immediatamente comunicato dal Papa, il quale non si limita dunque a realizzare una condizione richiesta per il buon esercizio di tale potere.

I vescovi che saranno consacrati il prossimo 1° luglio come ausiliari della Fraternità non si arrogheranno dunque alcuna giurisdizione contro la volontà del Papa, e non saranno affatto scismatici.

26 commenti:

Anonimo ha detto...

State sereni, vedrete che Leone vi approvera', evviva la chiesa del poliamore.
https://www.diakonos.be/la-polygamie-pierre-dachoppement-du-premier-voyage-du-pape-leon-en-afrique/

Anonimo ha detto...

Ancora mistificazioni. Il thread riduce lo scisma a: “scisma = arrogarsi una giurisdizione contro la volontà del Papa”. Ma il can. 751 CIC 1983 lo definisce come “il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti”. Non serve dunque “arrogar­si” formalmente una giurisdizione: basta un atto oggettivo di rifiuto della sottomissione al Papa in materia gravissima, come la consacrazione di vescovi contro il suo esplicito divieto. Le consacrazioni episcopali del 1988 (e ogni eventuale ripetizione) furono compiute contro un ordine formale e reiterato del Papa, in una materia che tocca direttamente la struttura gerarchica della Chiesa. Questo, in diritto canonico, è precisamente ciò che si chiama “atto scismatico”, anche se chi lo compie afferma di non voler fare scisma. Il thread insiste: “non c’è intenzione scismatica, quindi non c’è scisma”, ma nel diritto della Chiesa l’elemento oggettivo dell’atto ha un peso decisivo. L’intenzione soggettiva può attenuare la colpa, ma non annulla la natura dell’atto. Se un vescovo riceve un ordine diretto del Papa di non consacrare e lo fa comunque, creando una linea episcopale autonoma, rompe di fatto la comunione gerarchica, anche se a parole dice di restare cattolico. È esattamente ciò che Giovanni Paolo II ha definito “atto scismatico” nella Ecclesia Dei adflicta (1988). Quanto a Lumen gentium, Christus Dominus e il can. 375, il thread sostiene che affermino che la consacrazione episcopale conferisca anche la giurisdizione, considerandolo un postulato non tradizionale. In realtà, Lumen gentium 21 afferma che con la consacrazione episcopale si riceve la pienezza del sacramento dell’Ordine, che per sua natura comporta anche una idoneità e una destinazione all’ufficio.

Le bugie hanno le gambe corte cara MIc.

Anonimo ha detto...

Chissa' per chi avrebbe parteggiato Maria di Nazareth?!

Raphael ha detto...

Ormai per qualcuno l' ubbidienza è diventata la quarta virtù teologale.
La risposta di Nostro Signore Gesù Cristo a Pilato " Non avreste nessun potere su di me se non vi fosse dato dall' alto" domandina facile: il Papa a chi deve obbedire?
A me non sembra che i Papi dal CV II hanno obbedito a Dio, non hanno custodito la verità con documenti ambigui che vanno contro la dottrina di sempre.
Si continua a dare degli scismatici alla FSSPX ma ricordo che Giovanni Paolo II ha fatto l' esempio che la Chiesa deve respirare con due polmoni, una la Chiesa Cattolica e l' altra la Chiesa Ortodossa che non riconosce il Filioque non crede alla verginità della Nostra Mamma Celeste cose che mi sembrano molto più gravi della disubbidienza della FSSPX.
Con l' ubbidienza non si và in Paradiso con la verità si.

Anonimo ha detto...

Sicuramente la Fraternità non è scismatica, né tantomeno sedevacantista. Anzi è iper-papalina e riconosce pienamente perfino la Roma Bergogliona apostata. Ecco la prova definitiva del fatto che lo scisma è al cento per cento una fake news:

"Lettera aperta al Superiore Generale della Fraternità San Pio X, Don Davide Pagliarani
di Un gruppo di fedeli cattolici perplessi

LE ESEQUIE DELLA VERGOGNA
Rev. Don Davide Pagliarani,
siamo venuti a conoscenza dai vari siti internet della Fraternità e dalle omelie nelle cappelle, dei Comunicati relativi alla celebrazione di Sante Messe pubbliche nei Priorati in suffragio di Francesco I. 

Con tutto il rispetto “et debita reverentia” per la sua dignità sacerdotale, la cosa ci appare non solo fuorviante, ma vergognosa e contro il Diritto della Chiesa, infatti, il Can. 1240 del Codice di Diritto Canonico del 1917 proibisce la sepoltura ecclesiastica ai pubblici peccatori, e il Can. 1241 proibisce Messe pubbliche per chi è stato privato della sepoltura ecclesiastica se non faranno pubblica ammenda dei loro peccati.

Sicuramente Lei sarà venuto a conoscenza di quanto operato da Francesco I in dodici anni dopo la sua elezione: dai riti con la Pachamama, ai riti sciamanici in Canada, alle dichiarazioni sia sul Santissimo Sacramento che su altri dogmi della Chiesa, al relativismo religioso ed irenico ecumenista, alla dichiarazione di Abu Dhabi, alla statua di Martin Lutero in Vaticano. 
Lei avrà letto gli atti del suo magistero pubblicati: Amoris Laetitia e Fiducia Supplicans con i quali venivano in un certo qual modo giustificate le unioni di fatto sia eterosessuali che omosessuali. 
Per quanto riguarda la liturgia il documento Traditionis Custodes ha più o meno riportato la celebrazione della Messa tridentina all’indulto di Giovanni Paolo II.
Da indiscrezioni pare (ed è doveroso dirlo), che Francesco I abbia rifiutato anche gli ultimi sacramenti; se questo fosse vero risulterebbe ancora più grave.
Se qualche vescovo o sacerdote prima del Vaticano II avesse posto in essere le azioni e gli scritti di Francesco I non sarebbe stato considerato, come minimo, pubblico peccatore se non addirittura eretico e/o apostata e colpito da sanzioni canoniche?
D’altra parte lo stesso compianto Mons. Marcel Lefebvre disse già ai tempi di Giovanni Paolo II che “Roma era nell’apostasia e non si poteva - con loro - collaborare perché noi lavoriamo per la cristianizzazione della società e loro per la scristianizzazione”? 
E alle consacrazioni episcopali disse “Che in Vaticano c’erano degli anticristi”?
(...)

[continua]

Anonimo ha detto...

[segue]

"In realtà appare evidente, ci scusiamo se sbagliamo, che ormai i componenti della classe dirigente della Fraternità San Pio X si siano allontanati da quanto insegnato da Mons. Marcel Lefebvre e non abbiano capito o forse non vogliano capire quale sia il modernismo della “gerarchia della chiesa conciliare”. (...)
I dardi sono rivolti, piuttosto, contro i tradizionalisti non “allineati e coperti” alle direttive dei Superiori della Fraternità o che la pensano diversamente in merito all’autorità. 
Da questo angolo di visuale, un dubbio non Le è mai sorto a questo proposito? (...)
Sembra che una strana sindrome pervada la mente dei Superiori della Fraternità: quella che si potrebbe definire “del ponte sul fiume Kwai”, un film del 1957, in cui i soldati angloamericani prigionieri dei Giapponesi dopo aver costruito il ponte sul fiume, erano più legati al ponte costruito che ai loro Stati, e quando gli Inglesi cercarono di bombardare il ponte sul fiume Kwai, spararono “come fuoco amico” contro gli aerei della loro coalizione. 
Similmente la classe dirigente della Fraternità spara con “fuoco amico” contro gli stessi tradizionalisti che, non allineati, potrebbero mettere in discussione alcune loro scelte, come se la stessa Fraternità fosse l’unica “Traditionis Custos” della Chiesa. (...)

Nella speranza che la presente non possa aver turbato la già critica e precaria situazione dell’ambiente tradizionalista, Le porgiamo i più cordiali saluti e le più accorate preghiere nel Signore ed imploriamo la Sua benedizione.

Un gruppo di fedeli cattolici perplessi

Roma 26 aprile 2025, Domenica in Albis"

[http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV6742_Gruppo_di_fedeli_lettera_aperta_a_Don_Pagliarani.html]

Anonimo ha detto...

Per quello che accusa Mic di diffondere bugie.
1. Mons. Lefebvre ha sempre invocato lo stato di necessità della Chiesa, afflittta sin dal Vaticano II da una Gerarchia che non trasmette più la vera fede cattolica ma il cattolicesimo posticcio, quello inquinato dal "dialogo ecumenico", in nome del quale si è distrutta la liturgia tradizionale della Chiesa per sostituirla con una commestibile anche ai protestanti eretici, cioè ai nemici della fede.
2. Secondo il Codice di Diritto CAnonico del 1983, se l'atto in disubbidienza al papa, come una consacrazione episcopale, viene compiuto con la convinzione di trovarsi in uno stato oggettivo di necessità per le anime, cosa comportante il permanere della fsspx con la sua formazione tradizionale dei sacerdoti e il mantenimento della vera Messa cattolica, allora quest'atto è punibile ma non con la scomunica. Sul tema si è diffuso a suo tempo il canonista P. Murray, americano. Il nuovo codice di diritto canonico dà rilievo al momento soggettivo delle azioni, evidentemente.
3. Giovanni Paolo II, il papa del bacio pubblico al Corano, non ha voluto tener conto della buona fede di mons. Lefebvre. Egli ha del resto sempre negato che esistesse uno stato di necessità nella Chiesa, non capiva la situazione, viveva in un mondo suo, pervaso da un'irrazionale esaltazione del Vaticano II, che riteneva una vera Pentecoste [sic]. Lui e Ratzinger la tiravano in lungo con il gradimento ad almeno uno dei candidati a vescovo presentati da mons. Lefebvre. Speravano che l'anziano e malato presule si sfiancasse e magari ci restasse pure secco, tra un rinvio e l'altro. Sarebbe morto due anni e mezzo dopo.
4. La costituzione dogmatica senza dogmi Lumen Gentium sulla Chiesa non fa testo, come non fa testo un Concilio solo pastorale come il Vaticano II, che non ha voluto avvalersi del canone dell'infallibilità. Chi se ne era impadronito, del Concilio, non ha voluto per poter esser libero di infilare nei suoi testi quelli che Mic chiama giustamente "i bachi", concetti ambigui o addirittura erronei, suscettibili di esser usati nel postconcilio per fare la rivoluzione nella Chiesa. Come è puntualmente successo, a partire dalla riforma liturgica, che ha sfruttato "i bachi" presenti nella costituzione Sacr. Concilium sulla liturgia.
4. La tesi che la consacrazione episcopale conferisca anche il potere di giurisdizione è tesi controversa, comunque penetrata in un Concilio senza l'autorità dei veri concili ecumenici.

Anonimo ha detto...

RICONOSCIMENTO DI TOLLERANZA
NEL 2014 CON FELLAY
"Brutte notizie dalla Francia: la quarantennale lotta per la Fede, condotta dalla Fraternità San Pio X contro i modernisti di Roma, è virtualmente finita. 
Oh, sì, i priorati della Fraternità, le scuole, i seminarii, i conventi e i monasteri associati, continueranno a funzionare, per fornire almeno per qualche tempo sacramenti validi e dottrina decente, mantenendo tutte le apparenze della Tradizione, ma la lotta essenziale per l’intera Fede sarà censurata, o auto-censurata. (...)
La novità è che i modernisti di Roma stanno offrendo alla Fraternità un «riconoscimento di tolleranza», senza bisogno di alcun accordo formale o di un documento firmato, cosa questa che tra la primavera e l’estate del 2012 sollevò all’interno della FSSPX tanta opposizione. (...)
...non c’è nessun tipo di «accordo» in vista. 
Certo che no. Sta qui l’astuzia del proposto «riconoscimento» senza firma. Esso consentirà ad un certo numero di sacerdoti della FSSPX di far finta che nulla sia cambiato e di poter continuare il loro ministero come prima. (...)
Sacerdoti, occhi aperti, e soprattutto non illudetevi che nulla sia cambiato nella Fraternità. Essa è già sostanzialmente cambiata. Laici, occhi aperti pure voi, e pregate, e Dio vi darà i capi e i sacerdoti delle vostre preghiere. 
Fidiamo in Dio e nella Sua Santissima Madre.
Kyrie eleison."
Mons. Williamson
Maggio 2014

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PAGLIARANI INVOCA TOLLERANZA
DA TUCHO (NEL 2026)
"...La Fraternità è una realtà oggettiva: essa esiste. Per questo, nel corso degli anni, i Sommi Pontefici hanno preso atto di questa esistenza e, con atti concreti e significativi, hanno riconosciuto il valore del bene che essa può compiere, nonostante la sua situazione canonica. È per questo che oggi ci parliamo.
Questa stessa Fraternità Le chiede unicamente di poter continuare a compiere lo stesso bene per le anime alle quali amministra i santi sacramenti. Non Le chiede nient’altro, nessun privilegio, né tantomeno una regolarizzazione canonica che, nello stato attuale delle cose, si rivela essere impraticabile a causa delle divergenze dottrinali. (...)
Nel corso dell’ultimo decennio, Papa Francesco e Lei stesso avete ampiamente promosso «l’ascolto» e la comprensione di situazioni particolari, complesse, eccezionali, estranee agli schemi ordinari. Avete pure auspicato un uso del diritto canonico che sia sempre pastorale, flessibile e ragionevole, senza pretendere di risolvere tutto mediante automatismi giuridici e schemi precostituiti. 
La Fraternità non Le chiede nient’altro nel presente frangente..."
Davide Pagliarani, Superiore Generale
18 febbraio 2026

Anonimo ha detto...

Ma per quei sacerdoti che negano i miracoli, non credono all'inferno, alla Presenza Reale, benedicono le pratiche omosessuali, vogliono i sacerdoti donne, etc. e continuano a svolgere impunemente il loro ruolo, perché non di parla di eresia e di scisma?

Anonimo ha detto...

Caro Anonimo 12:16, quanto a gambe corte e naso lungo, credo che in Vaticano non si salvi nessuno, essendo tutti complici o collaborazionisti con una gerarchia traditrice, eretica ed apostata. Il suo discorso, caro amico, prescinde dall'argomentazione fondamentale : la gerarchia attuale, da Roncalli in poi, cerca di dirottarci verso l'abisso, se ne rende conto o fa finta di non saperlo? ..e vorrebbe che un cattolico obbedisse e seguisse chi lo vuol depistare dalla strada stretta e tortuosa che conduce alle porte del Paradiso per incamminarlo, previo lavaggio del cervello e servilismo suicida, verso la Geenna? ma sta scherzando o dice sul serio? suvvia, caro amico, lei volutamente ignora la sostanza e punta tutto sulla forma, su di un farisaico legalismo, ma purtroppo la gerarchia ecclesiastica è da mo' che serve né segue più NSGC,. Mi fermo qui, spendo che sto sprecando fiato e tempo. Pace e bene, comunque

Anonimo ha detto...

Vescovi ausiliari? Di chi?
Il vero problema non è lo scisma o non scisma, bensì che cosa sono i vescovi lefebvriani, a chi rispondono, a chi sono soggetti, su chi hanno autorità, quali sono le loro potestà e così via...

1/ CIC 1917, can. 627.
"§ 1. Il religioso, eletto Cardinale o Vescovo, residenziale o titolare, rimane religioso, partecipa dei privilegi della sua religione, è soggetto ai voti e a tutte le altre obbligazioni della sua professione, eccetto quelle che, in base alla sua prudenza, egli stimi come non compatibili con la sua dignità, salvo quanto prescritto dal Can. 628. [il Can. 628 tratta solo il diritto dei beni materiali].
§ 2. Egli è esente comunque dalla potestà dei suoi Superiori e, in forza del suo voto d’obbedienza, rimane sottomesso solo al Romano Pontefice."

2/ CIC 1983, can. 705.
"Il religioso elevato all’episcopato continua ad essere membro del suo istituto, ma in forza del voto di obbedienza è soggetto solamente al Romano Pontefice e non è vincolato da quegli obblighi che, nella sua prudenza, egli stesso giudichi incompatibili con la propria condizione."

Il vescovo membro di un istituto, non è un membro come gli altri. Il suo episcopato, la sua dignità per il Codice del 1917 o la sua condizione per il Codice del 1983, è indipendente dai suoi Superiori. Il Diritto Canonico gli riconosce l’esenzione dagli obblighi del suo istituto quando questi siano incompatibili col suo episcopato: e il discernimento circa questa esenzione rientra nella sua prudenza (ipse prudenter) (Can. 627, § 1).
Che questo vescovo possieda o meno il governo, non cambia niente circa questo elemento del diritto. Il Codice del 1917 considera il vescovo sia residenziale sia titolare, cioè che governi o meno una diocesi. Il Codice del 1983 si attiene al religioso elevato all’episcopato, senza altra precisazione. 
In effetti, il diritto della Chiesa protegge qui l’episcopato senza riserve.
Le circostanze delle consacrazioni del 1988 non cambiano alcunché: Mons. Lefebvre, il 30 giugno 1988, trasmette evidentemente il suo stesso episcopato, quello stesso che gli è stato trasmesso: l’episcopato cattolico.
Questo episcopato non si restringe alla trasmissione dei sacramenti dell’Ordine e della Cresima: Mons. Lefebvre dice che questa è la sua prima intenzione, il suo scopo principale, dunque non lo scopo esclusivo. (Lettera di Mons. Lefebvre ai futuri vescovi, 28 agosto 1987)
Il monito di Mons. Lefebvre di rimanere «sottomessi al suo Superiore Generale» si applica nel quadro del Can. 627/1917, ripreso dal Can. 705/1983.

[cfr http://www.unavox.it/Documenti/Doc0454_Mons.Williamson_nel_suo_giusto_diritto.html]

Similmente, i vescovi prossimi venturi saranno vescovi con pieni poteri e autonomia, non quelli "dimezzati" sottoposti al Superiore Generale (non vescovo) e dimezzati anche nelle loro prerogative, perché limitati all'amministrazione dei sacramenti della Cresima e dell'Ordine.

Wisteria ha detto...

Di fronte a una Chiesa che da tempi si è arresa al mondo, distrutta dai vizi e dall'apostasia, noi dovremmo temere l'accusa di scisma?

Anonimo ha detto...

L'articolo qui sotto riporta una sottolineatura molto acuta e che molti dimenticano a proposito di scisma, che non riguarda solamente la sottomissione al Romano Pontefice, ma include anche "la comunione con coloro che sono in unione con lui" (cfr Codice di diritto canonico 1983, can. 751).

"Quando ai fedeli cattolici viene consigliato di non partecipare alla Messa celebrata da sacerdoti in regola, anche quando non esiste altra possibilità per adempiere al precetto domenicale, ci si deve chiedere se ciò non rischi di porre la Fraternità proprio in quella posizione [di scisma]. Come minimo, alimenta la divisione e indebolisce la carità tra cattolici che professano la stessa fede e adorano lo stesso Signore."

Altri punti degni di nota dell'articolo:

"In alcuni sermoni, si sente affermare che la Fraternità è la Tradizione e che senza la FSSPX la Tradizione scomparirebbe. Affermazioni di questo tipo, esplicite o implicite, suggeriscono un'identificazione tra una fraternità sacerdotale e il patrimonio vivente della Chiesa. Sebbene tale retorica possa suscitare lealtà, non può resistere a un serio esame teologico."
"La Tradizione non appartiene a nessuna singola comunità. È la trasmissione vivente della fede affidata a tutta la Chiesa. La Fraternità ha innegabilmente svolto un ruolo importante nel preservare elementi della tradizione cattolica durante decenni di confusione. Questo contributo merita di essere riconosciuto. Ma equiparare la sopravvivenza della Tradizione alla sopravvivenza della FSSPX significa confondere lo strumento con la sostanza."
"Anche se tali affermazioni derivano da sermoni isolati, riflettono una mentalità che si è sviluppata all'interno della comunità. La Chiesa esisteva prima della Fraternità, e la Tradizione non svanirà se una particolare struttura cambia o addirittura scompare. Il non prevalere delle porte dell'inferno (immunità dall'errore) non fu promesso a una fraternità, ma alla Chiesa fondata su Pietro."

Mi fermo qui, perché l'articolo è molto lungo e offre molti spunti di riflessione. Sarebbe interessante tradurlo e pubblicarlo in toto.

https://onepeterfive.com/the-sspx-hope-or-tragedy/

Anonimo ha detto...

Chapeau, mon ami, chapeau ! Gli ingannatori, falsi e bugiardi, cercano di fregarci richiedendo obbedienza a chi non la merita, essendo indegno del ruolo occupato, perché tradisce il compito affidato da Cristo a chi occupa quel ruolo ( quindi tradisce Cristo). Il colpo da maestro di Satana, definì mons. Lefebvre questo modo di agire : distruggere la Chiesa e condurre le anime alla perdizione con il trucco dell'obbedienza ad una gerarchia asservita al Nemico, passata dal servizio a Cristo alla complicità con il diavolo. Oggi con l'ubbidienza a questa gente non si va in Paradiso, no, questo è poco ma sicuro. Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, quando questi ultimi ci ingannano. LJC Catholicus

Anonimo ha detto...

Lotta dura, senza paura, come dicevano i rivoluzionari sessantottini, altro che paura dello scisma ! Loro non hanno avuto paura di tradire NSGC e i fedeli di Santa Romana Chiesa, per insediarsi ai posti di comando (CV II, papi conciliari e post, gerarchia tutta) e distruggere Santa Romana Chiesa dall'interno, adesso tocca a noi non avere paura di dissociarci dal loro diabolico programma. Christus Vincit! LJC Catholicus

Anonimo ha detto...

Il prevalere sulle Porte dell'Inferno fu promesso ad una Chiesa che fosse rimasta fedele all'insegnamento ossia al dogma. Il dovere di Pietro è confermare nella fede i suoi fratelli,
ma se Pietro non li conferma più perché non trasmette più la fede, allora le porte dell'Inferno prevarranno (come sta succedendo) e la cosa sarà impedita solo dal ritorno del Cristo giudice alla fine dei tempi, quando la vera fede sarà quasi scomparsa dalla faccia della terra (come sta succedendo oggi per colpa della presente Gerarchia, di fatto apostata).

Anonimo ha detto...

È possibile per favore indicare la fonte? Grazie.

Wisteria ha detto...

Ne consegue che siccome ci possono essere altri argini al fiume in piena, si comunica pure col togliere il più poderoso?

Anonimo ha detto...

"...ai fedeli cattolici viene consigliato di non partecipare alla Messa celebrata da sacerdoti in regola"

Sostituiamo a "fedeli cattolici" lefebvriani i "fedeli neocatecumenali", e il risultato non cambia. Neanche ai NC è consentito partecipare ad altre Messe se non la loro. I catechisti NC, non i semplici "fratelli" e "sorelle", si fanno vedere a qualche celebrazione diocesana in cattedrale, quando devono marcare visita, ma entrano in chiesa all'inizio per fare vedere che ci sono, poi dopo qualche minuto dall'inizio escono sul sagrato dilettandosi in chiacchiere e a fumare, per fare infine rientro a Messa poco prima della benedizione finale...
Ciò fa concludere che anche i NC hanno un atteggiamento "scismatico", molto simile nelle motivazioni (paura che i fedeli si corrompano al contatto con il rito ufficiale della Chiesa o meglio, che si "perdano") a quello della San Pio X.

Anonimo ha detto...

RFP è diventato già oggetto di satira 'de sinistra'. Ora, come ho già raccontato, durante la fanciullezza, in estate,
trascorrevamo del tempo in Romagna, zona rossa. La Domenica si andava a messa con tutta la famiglia ma, i padri non entravano, le madri entravano con i figli. Le porte della Chiesa restavano aperte, mentre fuori i padri chiacchieravano tra loro di politica. Quando iniziava la predica, silenzio perfetto dentro e fuori, mentre i padri si facevano silenziosi ed attenti. Forse era una sorta di spionaggio social/sinistro ma, non credo, tutti quei padri sapevano benissimo che i loro figli andavano a Dottrina e frequentavano abitualmente l'Oratorio. Allora cosa? Allora la Chiesa era rispettata. Il Comunismo era bacchettone come e più della Chiesa, cioè quei padri capivano benissimo che era bene per tutti frequentare la parrocchia, anche per loro stessi che origliavano fuori della porta e qualche spunto poteva essere speso anche nel Partito per mostrarsi ed essere migliori.

Anonimo ha detto...

Leggo nel 1 par. che si riceve l' Ordine con la giurisdizione nella Consacrazione E. dal Papa . Ne consegue che 1) la consacrazione E. consegna il potere Ordine pieno 2) sono dati insieme, con Giurisdizione,congiuntamente. Poi si legge che la giurisdizione è a parte senza Ordine... ma le 2 cose sono collegate prima dal par.1 entrambe alla Consacrazione! Le opinioni teologiche non sono uniformi in merito per cui non fanno testo, infatti san Bellarmino è citato a dx e manca e tirato per la giacchetta estrapolando la frase di comodo a uno o l' altro. Non sono dogmi nel caso. E quindi opinioni non universali opinabili.Che uno possa essere Papa poi senza essere Vescovo é veramente di lana caprina. Un non Vescovo non.può essere Papa. Può iniziare a sedere nell' appartamento papale ma finchè non avrà la Consacrazione sarà un facente funzione ( ricorda Bergoglio). Idem che un vescovo non tale abbia giurisdizione, la può avere delegata,soltanto fintanto che non è Vescovo. Ha un incarico.. delegato e stop, acquisirà poi vera giurisdizione diretta quando Vescovo. Un Vescovo residenziale è tale prima di risiedere? Certo ...da quando è Vescovo però, non da prima di esser tale. Lo eserciterà nel momento in cui sarà in sede o da dove si trova. Idem per i titolari, lo esercitano dove sono. L' assegnazione di una sede, di un incarico delimitato cioè, non mi pare che sia giurisdizione Divina in essenza ma in forma accessoria, per la Gerarchia voluta da Gesù. Quindi la Potestas juriditionis di governare è la Consacrazione , è con Ordine, è conGiurisdizione, ma un' appendice di essa . La consacrazione E. implica già il Mandato Divino ricevuto dal Papa a governare il Popolo di Dio. Sarà poi delimitato dal mandato papale, incarico preciso. Questo non ha la fraternità. Ha un Vescovo in capo che ha ricevuto dal Papa tutto, ha poi fato scelte autonome in base e col potere là ricevuto. Di cui renderà conto come ognuno a ns Signore. Instaurando una linea propria che oggi si trova a dover scegliere se procedere come il fondatore o rientrare. La giustificaziine è nella retta coscienza. Al di là del fatto che oggi regna l' apostasia nel vertice ( seconda tess.cap.2)per cui ognuno deve stare di continuo sul chi va là ovunque sia, resta formalmente una illegittima giurisdizione valida ma non ricevuta per via gerarchica dal Papa se non alla fonte prima, mons.Lefevbre, privadi incarico di governo, ma che nei fatti esercita tale potere in autonomia.. È di fatto uno scisma da Roma, se Roma sia ancora sede di Papa è da valutarsi. Scismatici di fatto lo sono i tedeschi, i Cupich, i Bergoglio...Papa Leone occupa il trono di Pietro, c' è chi lo ritiene illegittimo. Chi è legittimo.oggi e chi no?

Anonimo ha detto...

Consiglio questo video di semplice comprensione
https://youtu.be/9ApmFLaEYyQ?is=HvB_8C8dUrwkoskZ

E.P. ha detto...

Il bello di certe tesi è che non valutano la prima logica conseguenza: chiunque ritenga di trovarsi in stato di necessità, potrebbe ordinarsi vescovi a piacimento.

Il commentatore delle 17:18 rilegga dunque i quattro punti che ha scritto, sostituendo "Lefebvre" con "Williamson", o con uno dei vescovi ordinati da Williamson, oppure con "Viganò" (qualora Viganò in futuro ritenesse di dover ordinare vescovi), oppure con qualsiasi altro ente - magari anche conciliare - che per un qualsiasi motivo ritenesse di trovarsi in stato di necessità...

Ci auguriamo, comunque, che i primi a riflettere su tali ipotesi siano proprio Leone XIV e i suoi collaboratori di fiducia. Cioè che deducano che è stato proprio il vaticansecondismo a creare il problema.

Anonimo ha detto...

Cappato archiviato, eutanasia in nome della qualità della vita
Nessun processo per l'attivista radicale che aveva accompagnato due malati a morire in Svizzera. Per il Gip non si tratta di riconoscere il diritto alla morte ma a una «morte dignitosa». Ed è questo il nodo: la dignità dell'esistenza ormai prevale sulla dignità della persona, fino a sopprimerla.
https://lanuovabq.it/it/cappato-archiviato-eutanasia-in-nome-della-qualita-della-vita
Era intenzione di costui sopprimerli?
No, li ha semplicemente affidati ad altri affinche' alleviassero il loro dolore.
Votare sì,votare no? E' questo il problema.

Anonimo ha detto...

Che la consacrazione dia al vescovo oltre al potere di Ordine anche quello di Giurisdizione, resta un'opinione teologica, peraltro contraddetta dall'insegnamento precedente, da san Tommaso a Pio XII. Resta un'opinione perché il pastorale Vaticano II non aveva l'autorità per imporla come dogma di fede; non l'aveva perché non l'aveva voluta avere.

Anonimo ha detto...

La posizione della fsspx sulla Messa NO non è in genere rappresentata in modo corretto.
Non si spiega adeguatamente perché essa consigli ai fedeli di non partecipare al rito montiniano.
Si afferma inoltre che per la fsspx la Messa NO sarebbe invalida, soprattutto perché sarebbe invalida la consacrazione, dopo i cambiamenti apportati al canone.
Se qualche sacerdote della fsspx ha sostenuto questa tesi, ha parlato a titolo personale, visto che questa tesi non è mai appartenuta alla fsspx.
Bisognerebbe consultare il libro del teologo della fsspx, P. J.M. Gleize, "Vaticano II, un dibattito aperto. Questioni disputate sul XXI Concilio Ecumenico", Ed. Ichthys, Albano Laziale, 2013.
Alle pp. 81-82, dopo dettagliate spiegazioni, egli scrive: "...la Chiesa non si è ancora pronunciata in modo definitivo sul rito del Novus ordo attraverso l'organo del suo magistero. Si può arrivare fino a domandarsi, per delle ragioni teologiche molto serie, se questo rito sia veramente quello della Chiesa Cattolica, quello in cui la Chiesa veicola la propria intenzione; ma non si può affermare categoricamente e arrogandosi autorità magisteriale che questo rito non è il rito della Chiesa Cattolica, né che, di conseguenza, tutte le messe celebrate secondo questo rito, senza eccezione possibile, siano invalide. Tutto quello che si può dire è, né più né meno, ciò che ne dice il 'Breve esame critico ": il NO "si allontana " dalla Tradizione. Su questo argomento, del resto, il pronunciamento dei cardinali Ottaviani e Bacci resta, ad oggi, il solo giudizio provvisto di una certa autorità".
Si allontana, scrivevano, in modo "impressionante" ("impressionante allontanamento" dalla teologia della Messa formulata a Trento). Non credo la fsspx abbia cambiato posizione dopo gli interventi di Bergoglio e Roche sulla Messa.
Ma questo "allontanamento" è sufficiente a consigliare di non assistere a questa Messa? Il punto centrale messo in rilievo da Ottaviani e Bacci era il seguente: nel NO la consacrazione si presa ad una duplice interpretazione: da un lato sembra esporre solo il racconto di ciò che è accaduto sul Calvario e non invece attuare di nuovo in modo incruento il Sacrificio del Signore (posizione gradita ai Protestanti); dall'altro, ha conservato il vecchio testo, nonostante i cambiamenti, in modo tale da potersi ancora intendere in senso corretto, come azione dell'officiante che rinnova in modo incruento il Sacrificio.
Per questo mons. Lefebvre ha sempre detto che il NO era ambiguo, prestandosi la sua consacrazione ad una interpretazione eretica che la rendeva invalida. Il pericolo che molte Messe NO fossero e siano invalide era ed è reale, bisognava quaindi evitare di andarci, per quanto possibile. Il rischio di perdere alla fine la fede era, secondo mons. Lefebvre, reale. La grave ambiguità che affligge la consacrazione NO andava poi inquadrata in altri aspetti negativi del nuovo rito, concorrenti nel senso dell'ambiguità, della non-cattolicità dell'insieme.