Stop alla concessione delle strutture cattoliche ai musulmani. Perché la scelta di don Francesco Fragiacomo è giusta e coerente con la nostra fede. Qui l'indice degli articoli sul filo-islamismo.
In Friuli c’è un prete veramente cattolico…
In molte regioni del mondo – dal Medio Oriente a parti dell’Africa e dell’Asia – i cristiani vivono condizioni difficili: chiese distrutte, culto limitato o vietato, discriminazioni e persecuzioni.
Negli ultimi anni si è diffusa sempre più, in alcuni ambienti ecclesiali e mediatici, l’idea che l’“apertura” e il dialogo interreligioso debbano necessariamente tradursi nella concessione di spazi parrocchiali o ecclesiastici per celebrazioni di altre religioni. In questo contesto si inserisce la posizione di Francesco Fragiacomo, sacerdote friulano che ha deciso di non concedere locali parrocchiali per le celebrazioni del Ramadan.
Questa scelta ha suscitato discussioni, ma in realtà si fonda su motivazioni teologiche, pastorali e di buon senso profondamente coerenti con la tradizione cattolica.
Il primo punto ricordato da don Fragiacomo è semplice ma fondamentale: le strutture della Chiesa esistono per la missione della Chiesa.
Le chiese, gli oratori, le sale parrocchiali e gli edifici ecclesiastici sono stati costruiti e mantenuti con il contributo dei fedeli per annunciare il Vangelo e celebrare la fede cristiana.
Secondo il sacerdote, concedere questi spazi per celebrazioni religiose di altre fedi rischia di contraddire la finalità per cui essi esistono: proclamare Gesù Cristo risorto, custodire il culto cristiano, formare i fedeli nella fede cattolica. Non si tratta di mancanza di rispetto verso altre religioni, ma di coerenza con la propria identità. La Chiesa non è una semplice sala civica o un centro culturale neutrale: è il luogo consacrato alla fede cristiana.
Un altro punto centrale sottolineato da don Fragiacomo riguarda la distinzione tra carità e confusione religiosa. La carità cristiana esiste e deve essere concreta. Le parrocchie, attraverso le Caritas, accolgono e aiutano chiunque abbia bisogno, senza distinzione di religione, origine o lingua. Questo significa distribuire aiuti alimentari, offrire sostegno ai poveri, aiutare chi non può pagare affitti o bollette. In molti territori, proprio le parrocchie sostengono economicamente queste attività sociali. Ma aiutare chi è nel bisogno non significa trasformare i luoghi cristiani in spazi di culto per altre religioni. Confondere i due piani rischia di snaturare il significato stesso della carità cristiana.
Una delle motivazioni più forti espresse dal sacerdote riguarda i cristiani perseguitati nei Paesi islamici. In molte regioni del mondo – dal Medio Oriente a parti dell’Africa e dell’Asia – i cristiani vivono condizioni difficili: chiese distrutte, culto limitato o vietato, discriminazioni e persecuzioni. Secondo don Fragiacomo, concedere con leggerezza spazi ecclesiali per celebrazioni islamiche senza ricordare questa realtà rischia di apparire come una dimenticanza verso chi soffre per la propria fede.
Il suo rifiuto non nasce quindi da spirito polemico, ma anche da solidarietà verso i martiri cristiani, troppo spesso ignorati nel dibattito pubblico. Il sacerdote richiama anche un principio classico della filosofia e della teologia: “distinguere per unire”. La vera convivenza non nasce cancellando le differenze, ma riconoscendole con chiarezza. Il cristianesimo annuncia Gesù Cristo come Figlio di Dio e Salvatore. L’islam ha una visione religiosa profondamente diversa. Fingere che queste differenze non esistano non favorisce il dialogo: lo rende superficiale.Studi biblici online
Per questo, secondo don Fragiacomo, è più onesto mantenere una distinzione chiara tra i luoghi e i riti delle diverse religioni. Il sacerdote ricorda anche un elemento culturale spesso ignorato: per molti musulmani il luogo in cui si prega diventa sacro. Questo significa che pregare in un luogo può attribuirgli un significato religioso specifico. Da qui nasce la prudenza di chi ritiene che gli spazi ecclesiastici debbano restare chiaramente identificati come luoghi del culto cristiano.
Alcuni episodi avvenuti in Italia negli ultimi anni mostrano quanto il tema possa essere delicato: in una parrocchia dove si è svolta una celebrazione islamica, una statua di Cristo è stata persino coperta con un asciugamano per evitare problemi durante la preghiera. Eventi simili hanno alimentato la preoccupazione di molti fedeli.
Un altro punto teologico sollevato da don Fragiacomo riguarda la parola “fratellanza”. Secondo la tradizione cristiana, la fraternità universale non è solo un sentimento umano: nasce dalla redenzione operata da Cristo. Richiamandosi al pensiero di Paolo di Tarso, il sacerdote ricorda che i cristiani sono fratelli perché redenti da Cristo. Se si parla di fraternità senza annunciare Cristo, si rischia di svuotare il cuore stesso del messaggio cristiano. Oggi molti parroci scelgono di aprire locali parrocchiali per eventi legati al Ramadan, come cene o preghiere comunitarie. Questo non significa però che chi adotta una posizione diversa sia “contro il dialogo”.
La scelta di don Fragiacomo rappresenta una voce controcorrente, ma anche un richiamo a non dimenticare l’identità cristiana, la missione evangelizzatrice della Chiesa, la responsabilità verso i fedeli.
Angelica La Rosa - Fonte

5 commenti:
Eh, ma è una disobbedienza alla dichiarazione di Abu Dhabi!
E se la dichiarazione di Abu Dabi fosse sbagliata ?
L'ISLAM SI OFFENDE, NOI NO.
Ci spiegano ogni giorno cosa offende l'Islam. I disegni dei bambini. La Divina Commedia. La musica a scuola. Il crocifisso in classe. Il presepe a Natale. La stretta di mano di una donna. Un costume da bagno in piscina. La mortadella nel panino. Il cane al guinzaglio.
Bene. Prendiamo nota.
Ma qualcuno, prima o poi, avrà la cortesia di chiedersi cosa offende noi? Perché noi, a quanto pare, non abbiamo sensibilità. Ne abbiamo solo una: quella di rispettare la sensibilità altrui.
Un esercizio a senso unico che dura da vent'anni e che non ha prodotto integrazione ma una lista infinita di rinunce. Nostre. Solo nostre. Sempre nostre. Facciamo il conto.
A Lodi la carne di maiale è sparita dalle mense scolastiche. Via il prosciutto, via la lonza. Al loro posto carne halal, macellata con la benedizione in nome di Allah.
A Peschiera Borromeo stessa musica: via il maiale, dentro cous cous e polpette di ceci. I bambini italiani mangiano quello che decide la comunità islamica. Nessuno ha chiesto ai genitori italiani se fossero d'accordo. Evidentemente la loro sensibilità non conta.
Crocifissi rimossi dalle aule. Presepi cancellati o ridotti a "feste d'inverno". Canti di Natale soppressi. A Roma le statue dei Musei Capitolini coperte con pannelli bianchi per non turbare il presidente iraniano. Loro per una vignetta hanno massacrato la redazione di Charlie Hebdo. Dodici morti per dei disegni. E noi discutiamo se un bambino possa disegnare Gesù.
A Treviso due famiglie musulmane ottengono che i figli non studino Dante: il ventottesimo canto dell'Inferno offende l'Islam.
A Susegana i bambini di un asilo cattolico - intitolato a Santa Maria delle Vittorie - vengono portati a pregare in ginocchio in moschea, rivolti verso la Mecca, davanti a un imam. Le maestre si mettono il velo. In un asilo cristiano. A Cremona due ragazze musulmane prendono a schiaffi un'adolescente italiana perché mangia un panino in autobus durante il Ramadan. Poi picchiano l'autista. Cinque giorni di prognosi. Per un panino.
Il cane - migliore amico dell'uomo in Occidente da qualche migliaio di anni - è un animale impuro per l'Islam. A Milano mamme islamiche protestano contro le gite nei canili e nelle fattorie. In Inghilterra tassisti e autisti musulmani rifiutano i non vedenti con il cane guida. La sensibilità islamica pretende che un cieco rinunci al suo cane per non turbare chi gli siede accanto. Qualcuno ha chiesto al cieco come si sente?
A Palermo la chiesa di San Paolino dei giardinieri è diventata moschea: via l'altare cinquecentesco, dentro i tappeti verso la Mecca. A Roma una parrocchia di periferia si trasforma in moschea ogni venerdì. A Potenza un prete allestisce il presepe con la Madonna in burqa. In tutta Italia parroci prestano sale parrocchiali per ospitare preghiere islamiche.
Le campane vengono zittite per le lamentele di un vicino. Il muezzin grida "Allah è grande" dagli altoparlanti di trentacinque moschee a Colonia. Provate a chiedere a un imam di ospitare una messa nella sua moschea.
E poi ci sono i maranza. Seconde e terze generazioni, origini magrebine e subsahariane, periferie del Nord. Rapine, estorsioni, aggressioni in branco, molestie sessuali, coltelli.
Segue
A Capodanno a Milano sono saliti sulla statua di Vittorio Emanuele II gridando "Allahu Akbar" e "fanculo Italia", sventolando bandiere marocchine, molestando ragazze.
Nelle carceri minorili diciannove ragazzini sono detenuti per apologia del terrorismo jihadista. Quattordici sono nati in Italia. Età media: sedici anni. Dal maranza al jihadista il percorso è più breve di quanto si voglia ammettere.
I numeri: stranieri, nove per cento della popolazione. Trentuno per cento dei detenuti. Quarantuno per cento dei carcerati per violenza sessuale. Settantuno per cento per sfruttamento della prostituzione. Cinquanta per cento nelle carceri minorili.
Così ricambiano l'ospitalità.
Chi ha permesso tutto questo? La sinistra che vende l'identità in cambio di voti. Il clero che scambia la resa per dialogo. Le amministrazioni comunali che tolgono il crocifisso per inclusività e servono halal per quieto vivere. La pedagogia multiculturale che insegna ai nostri figli a vergognarsi della propria civiltà e a inginocchiarsi davanti a quella altrui. Un sistema intero che ha deciso che la nostra cultura è un peso e quella degli altri un arricchimento. Sempre. Comunque. A prescindere.
Noi togliamo il crocifisso. Loro alzano i minareti. Noi cancelliamo il presepe. Loro celebrano il Ramadan nelle piazze. Noi rinunciamo alla mortadella. Loro pretendono la macellazione halal per tutti.
Noi prestiamo le chiese. Loro non ci prestano nemmeno un tappeto. Noi copriamo le statue. Loro ammazzano i vignettisti.
Questo non è odio verso qualcuno. È l'accusa contro una civiltà che si vergogna di se stessa. Una civiltà che ha prodotto Dante, Michelangelo, Beethoven, la democrazia, i diritti delle donne, la separazione tra Chiesa e Stato, la libertà di espressione e che adesso si scusa per esistere.
La nostra sensibilità esiste.
Ci offende che i nostri figli non possano disegnare Gesù. Ci offende che Dante venga considerato islamofobo. Ci offende che un cieco debba rinunciare al suo cane.
Ci offende che le nostre chiese diventino moschee mentre le campane vengono zittite. Ci offende sapere che le donne sono ritenute esseri inferiori e che possono essere picchiate dai mariti per precetto coranico.
Ci offendono i matrimoni combinati a forza su ragazzine che non possono dire no. Ci offende sentirci accusati di patriarcato dalle femministe nostrane che non aprono bocca sul vero patriarcato, quello d'importazione, quello che vela, picchia, segrega e uccide. Ci offende che la nostra civiltà venga smantellata pezzo per pezzo con il sorriso del dialogo e la frusta del politicamente corretto.
E se qualcuno ci chiamerà intolleranti per averlo detto, avremo la conferma definitiva: la sensibilità in Occidente ha un solo padrone. E non siamo noi.
Cit. Roberto Riccardi
Non si tratta solo di responsabilita' della sinistra, ma anche di quella componente di centro, catto-comunista, in parte popolare europea molto "aperta" al dialogo, ma un dialogo che sa di sottile sottomissione.
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