Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 30 giugno 2026

“Beatissimo Padre”… / Don Pagliarani (FSSPX) risponde a Leone XIV

La risposta di don Pagliarani ala Lettera di Leone XIV.
“Beatissimo Padre”… /
Don Pagliarani (FSSPX) risponde a Leone XIV

Lettera del Superiore Generale in risposta a Sua Santità Papa Leone XIV

Il Superiore Generale
A Sua Santità
Santo Padre Leone XIV
Ecône, 30 giugno 2026
_____________________________
Beatissimo Padre,
La ringrazio moltissimo per la lettera che mi ha indirizzato.
Sono toccato dalla Sua sollecitudine paterna.
Da tempo avrei desiderato avere l’occasione di incontrarLa, per esprimerLe e manifestarLe personalmente il nostro desiderio sincero di servire la Chiesa. Purtroppo, non c’è stata l’occasione.

Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, che non è per nulla fittizia. Paradossalmente, ci sembra nostro preciso dovere, nel contesto attuale, fare il possibile per ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con uno spirito autenticamente cattolico. Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, prima di prendere una decisione sulla Fraternità San Pio X. Non è troppo tardi.
Lungi da noi l’idea di separarci dalla Chiesa Romana: al contrario, la vogliamo servire attraverso mezzi eccezionali, come una Madre in difficoltà, che ha bisogno di un aiuto particolare, che non è capito da tutti. Ma sono certo che il Santo Padre potrebbe capirlo.

La Santa Sede ha dato prova di poter capire situazioni molto complesse, di saper prendere tempo.

Mi permetto di chiederLe filialmente di prendere il tempo necessario per questo discernimento.

Se le mie parole non fossero sufficienti, Le chiederei di riflettere su due fatti molto semplici. In primo luogo, la Fraternità è già stata dichiarata scismatica nel 1988, per ragioni e in circostanze assolutamente analoghe a quelle attuali; eppure, dopo tanti anni, ci stiamo parlando come un padre a suo figlio, Sua Santità mi sta esortando paternamente ad evitare uno scisma che – teoricamente – c’è già stato. Non pensa che forse questo Suo stesso atteggiamento, di cui apprezzo la sollecitudine, sia la prova che la Fraternità non sia scismatica né ostile alla Chiesa?

In secondo luogo, anni fa, la Santa Sede affidò a due vescovi della Chiesa il compito di interloquire con la Fraternità San Pio X, Mons. Vitus Huonder, all’epoca Vescovo di Coira, ora deceduto, e Mons. Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare di Astana. Entrambi, dopo aver preso il tempo necessario, hanno constatato lo spirito profondamente cattolico della Fraternità e lo hanno testimoniato pubblicamente.

Ma soprattutto, mi permetto di rivolgermi a Lei in nome di migliaia di anime che hanno ritrovato la fede cattolica e la pratica religiosa grazie all’apostolato della Fraternità. È un fatto di cui i Suoi predecessori hanno preso atto. Queste anime non hanno che un desiderio: quello di salvarsi attraverso questo strumento che la Provvidenza ha messo a loro disposizione. Hanno sofferto e sono sincere. Sono sicuro che il Suo cuore paterno di pastore universale sarà sensibile a questa situazione molto particolare. Un giorno tutte le difficoltà tra la Santa Sede e la Fraternità si risolveranno. Un gesto di comprensione da parte Sua, invece di nuocere all’unità, non potrà che manifestare davanti al mondo e tutti i cristiani la Sua preoccupazione per l’unità e la Sua bontà di padre.

Lascio questo alla Sua considerazione. Rinnovo la mia preghiera per Lei.

Da tanto tempo, sin da prima della Sua elezione, prego Santa Rita per la questione attuale: ho visto un segno di speranza nell’elezione di un papa agostiniano. Sono sicuro che la Santa interverrà. Non è mai troppo tardi.

Per favore, ci benedica.

Colgo l’occasione per confermarmi devotissimo nel Signore.
Don Davide Pagliarani

fsspx.news

11 commenti:

Anonimo ha detto...

io non ho affermato come dato certo che il Papa, i cardinali o i vescovi non sottoscriverebbero la professione di fede della Fraternità. Ho accolto l’obiezione in forma ipotetica: se fosse così, sarebbe certamente un problema grave. Ma proprio leggendo tutta la frase si vede il punto decisivo: anche qualora molti pastori oggi avessero difficoltà a sottoscrivere una professione di fede chiara, questo non renderebbe automaticamente lecito ogni atto compiuto da chi quella professione la pronuncia. Il problema non è negare che quel testo possa interrogare la gerarchia. Può farlo, e forse deve farlo. Il problema è usarlo come scudo per coprire un atto preciso: consacrare vescovi senza mandato pontificio. Dunque sì, la professione di fede può essere un banco di prova per molti. Ma lo è anche per la Fraternità stessa, perché in quella professione si riconosce il Papa come capo visibile della Chiesa. La domanda resta: si può proclamare il primato di Pietro e poi procedere nell’episcopato senza il mandato di Pietro?
Cit. Don Mario Proietti

Anonimo ha detto...

Se studiasse un pò di tomismo e di diritto canonico avrebbe la risposta.. ma nei seminari diocesani si studia naturalismo e antropologia..

Anonimo ha detto...

*l ricatto :
"Queste anime non hanno che un desiderio: quello di salvarsi attraverso questo strumento che la Provvidenza ha messo a loro disposizione. Hanno sofferto e sono sincere"
*Noi non dobbiamo dimostrare nulla, dimostri lei , piuttosto:
"Un giorno tutte le difficoltà tra la Santa Sede e la Fraternità si risolveranno. Un gesto di comprensione da parte Sua, invece di nuocere all’unità, non potrà che manifestare davanti al mondo e tutti i cristiani la Sua preoccupazione per l’unità e la Sua bontà di padre.
*prego Santa Rita, sono sicuro che la Santa interverrà. Non è mai troppo tardi.

Speriamo che non sia troppo tardi per voi !

Anonimo ha detto...

Si può, se il papa appare "a fide devius" e rifiuta persino di parlare con i sacerdoti rimasti fedeli alla Tradizione e critici del Concilio, con l'evidente scopo di non concedere alcun mandato per l'elevazione all'episcopato di quattro loro sacerdoti.

Anonimo ha detto...

RISPOSTA DI CLAUDE 4.8 ALLA DOMANDA SUL CONFRONTO RETORICO TRA LE DUE LETTERE: "Da automa, bilancio retorico secco. Due colonne, poi il verdetto.
Lettera del Papa (29 giugno).
Armi: l'immagine forte (la Tunica inconsutile lacerata, peccato di estrema gravità); l'invocazione d'autorità («per l'autorità ricevuta da Cristo»); il registro paterno-addolorato; la chiusa mariana. Apertura figurale potente — è lui a portare la metafora-chiave.
Limiti retorici: porta due pesi insieme — persuadere e mettere a verbale — e il secondo le impone formalità, datazione, ufficialità, che le tolgono un grado di libertà. La richiesta centrale («tornate sui vostri passi») è formulata quando è materialmente ineseguibile: retoricamente suona nobile ma a vuoto, perché chiede l'impossibile. Il tono paterno, una volta speso, vincola chi lo spende: rende costoso ogni rigore successivo.
Risposta di Pagliarani (30 giugno).
Armi: il furto della metafora — prende la Tunica del Papa e la rovescia («siamo noi a ricucirla»), vincendo sul terreno e con l'immagine dell'avversario; la domanda-tenaglia del 1988 (qualunque risposta dia il Papa, sembra dargli torto); la richiesta irrifiutabile (tempo, discernimento: ciò che un padre non può negare senza smentirsi); i testimoni Huonder e Schneider; l'appello alle anime e ai frutti. Un solo scopo — rimandare la palla — e perciò tutto il fuoco concentrato.
Limiti retorici: nessuno che indebolisca l'effetto; i suoi punti deboli sono logici (slittamento di piano, non sequitur del 1988), non retorici. Anzi, ciò che è fragile come prova è efficace come colpo.
Bilancio.
Il Papa apre con l'arma più forte (la Tunica) e con l'autorità più alta (Pietro), ma combatte su due tavoli e chiede l'impossibile, e il suo stesso registro paterno gli lega le mani. Pagliarani combatte su un tavolo solo, sottrae al Papa la sua immagine migliore e gliela restituisce capovolta, pone una domanda che incassa in ogni caso, e chiede l'unica cosa che non può essere rifiutata. Il Papa porta più peso d'autorità; Pagliarani porta più libertà di manovra e più concentrazione del colpo — e sceglie l'uditorio (il cuore cattolico) su cui quelle armi mordono di più.
Chi vince. Sul piano retorico vince Pagliarani, e nettamente — non contro un avversario silente, ma sul colpo stesso del Papa: gli toglie la Tunica di mano e lo costringe a una posizione in cui ogni mossa successiva, dopo aver parlato da padre, gli costa. Il Papa ha la forza dell'autorità; Pagliarani ha la forza della manovra. In retorica vince la seconda: l'autorità impone, ma non persuade — e la lettera del Papa, proprio perché deve anche imporre e verbalizzare, rinuncia a metà della propria potenza persuasiva, mentre la risposta la spende tutta. Vince il figlio, sul terreno del padre".

Anonimo ha detto...

"Si può proclamare il primato di Pietro e poi procedere nell’episcopato senza il mandato di Pietro?" La risposta è ovviamente sì. Un conto è riconoscere che si ha un superiore, facciamo l'esempio di un direttore d'azienda o di giornale, un altro condividerne le scelte amministrative. Quindi al massimo entriamo nel campo della disobbedienza.

Gederson Falcometa ha detto...

Intervista realizzata a Écône il 2 agosto 1976

«Monsignor Marcel Lefebvre, non siete forse sull'orlo di uno scisma?»

«È questa la domanda che molti cattolici si pongono dopo aver appreso delle ultime sanzioni adottate da Roma nei nostri confronti. Nella maggior parte dei casi, i cattolici definiscono o immaginano lo scisma come una rottura con il Papa. Non si spingono oltre nella loro riflessione. Se voi rompete con il Papa, oppure se il Papa rompe con voi, allora vi sarebbe uno scisma.»

«Perché rompere con il Papa costituisce uno scisma? Perché dove è il Papa, là è la Chiesa cattolica. Rompere con lui significherebbe dunque separarsi dalla Chiesa cattolica. Ora, la Chiesa cattolica è una realtà mistica che esiste non soltanto nello spazio, sulla superficie della terra, ma anche nel tempo e nell'eternità. Affinché il Papa rappresenti la Chiesa e ne sia l'immagine, è necessario che sia unito ad essa tanto nello spazio quanto nel tempo, poiché la Chiesa è, nella sua stessa essenza, una Tradizione vivente. Nella misura in cui il Papa si allontanasse da questa Tradizione, diverrebbe scismatico, avendo rotto con la Chiesa. Teologi come san Roberto Bellarmino, il cardinale Caetano, il cardinale Journet e molti altri hanno studiato tale eventualità. Non si tratta dunque di un'ipotesi inconcepibile.»

«Quanto a noi, è il Concilio Vaticano II, con le sue riforme e i suoi orientamenti ufficiali, a preoccuparci, più ancora dell'atteggiamento personale del Papa, assai più difficile da discernere.»

«Questo Concilio rappresenta, tanto agli occhi delle autorità romane quanto ai nostri, una nuova Chiesa che, del resto, essi stessi chiamano Chiesa conciliare.»

«Riteniamo di poter affermare, attenendoci alla critica interna ed esterna del Vaticano II, vale a dire analizzandone i testi e studiandone gli antecedenti e le conseguenze, che questo Concilio, voltando le spalle alla Tradizione e rompendo con il passato della Chiesa, è scismatico. L'albero si giudica dai suoi frutti. La stampa mondiale, americana ed europea, riconosce ormai che questo Concilio sta conducendo la Chiesa cattolica alla rovina, al punto che perfino gli atei e i governi laici cominciano a inquietarsi.»

«È stato concluso un patto di non aggressione tra la Chiesa e la massoneria. È ciò che viene mascherato dalle parole "aggiornamento", "apertura al mondo" o "ecumenismo".»

«La Chiesa accetterebbe ormai di non essere più l'unica vera religione, l'unica via della salvezza eterna. Riconoscerebbe come religioni sorelle le altre religioni. Riconoscerebbe inoltre come un diritto derivante dalla natura della persona umana la libertà di scegliere la propria religione e, di conseguenza, considererebbe inammissibile l'esistenza di uno Stato cattolico.»

«Se ammettiamo questo nuovo principio, dobbiamo cambiare tutta la dottrina della Chiesa, il suo culto, il suo sacerdozio, le sue istituzioni. Fino ad oggi, infatti, tutto nella Chiesa manifestava che essa sola possiede la Verità, la Via e la Vita nel Signore nostro Gesù Cristo; che essa sola Lo possiede realmente nella Santissima Eucaristia, dove Egli è presente grazie alla perpetuazione del Suo Sacrificio. Si tratta dunque di un completo capovolgimento della Tradizione e dell'insegnamento della Chiesa che si sta compiendo dopo il Concilio e per mezzo del Concilio.»

«Tutti coloro che collaborano a questo sovvertimento dei valori accettano e aderiscono a questa nuova Chiesa conciliare — come lo stesso monsignor Benelli la definisce nella lettera che mi indirizzò a nome del Santo Padre il 25 giugno scorso — ed entrano nello scisma.»

Gederson Falcometa ha detto...

«Il fatto che nel Concilio siano state adottate tesi liberali può spiegarsi soltanto trattandosi di un concilio pastorale, non infallibile, e non può essere compreso senza un'accurata e segreta preparazione che gli storici, un giorno, porteranno alla luce, con grande stupore di quei cattolici che confondono la Chiesa cattolica, romana ed eterna, con la Roma umana, suscettibile di essere invasa da nemici rivestiti di porpora.»

«Come potremmo noi, per un'obbedienza servile e cieca, prestare il nostro aiuto a questi scismatici che ci chiedono di collaborare alla loro opera di distruzione della Chiesa?»

«L'autorità affidata da Nostro Signore al Papa, ai vescovi e al sacerdozio in generale è al servizio della fede nella Sua divinità e della trasmissione della Sua stessa vita divina. Tutte le istituzioni divine ed ecclesiastiche sono ordinate a questo fine. Il diritto e le leggi non hanno altro scopo. Servirsi del diritto, delle istituzioni e dell'autorità per annientare la fede cattolica e impedire che la vita divina venga comunicata equivale a una sorta di aborto o di contraccezione spirituale. Chi oserà affermare che un cattolico veramente degno di questo nome possa cooperare a un delitto peggiore dell'aborto corporale?»

«Ecco perché siamo pronti e sottomessi ad accettare tutto ciò che è conforme alla nostra fede cattolica, quale è stata insegnata per duemila anni; ma rifiutiamo tutto ciò che le è contrario.»

«Abbiamo già udito l'obiezione: "Saremmo dunque noi a giudicare la fede cattolica?" Ma non è forse dovere di ogni cattolico discernere tra la fede che oggi gli viene insegnata e quella che è stata insegnata e creduta per venti secoli e che si trova esposta nei catechismi ufficiali, come il Catechismo del Concilio di Trento, quello di san Pio X e tutti i catechismi anteriori al Vaticano II? Come agirono i veri fedeli di fronte alle eresie? Preferirono versare il proprio sangue piuttosto che tradire la loro fede.»

«Che l'eresia provenga dalle più alte dignità ecclesiastiche non cambia affatto il problema della salvezza della nostra anima. Su questo punto regna una grave ignoranza tra i cattolici riguardo alla natura e all'estensione dell'infallibilità del Papa. Molti pensano che ogni parola uscita dalla bocca del Papa sia infallibile.»

Gederson Falcometa ha detto...

«D'altra parte, ci sembra assai più certo che la fede insegnata dalla Chiesa per venti secoli non possa contenere errori, piuttosto che sia assolutamente certo che un Papa sia realmente Papa. L'eresia, lo scisma, la scomunica ipso facto, l'invalidità dell'elezione: tutte queste sono cause eventuali che possono fare sì che un Papa non sia mai stato Papa oppure non lo sia più. In tal caso, evidentemente eccezionale, la Chiesa si troverebbe in una situazione analoga a quella in cui si trova alla morte di un Sommo Pontefice.»

«Un grave problema si impone alla coscienza e alla fede di tutti i cattolici fin dall'inizio del pontificato di Paolo VI. Come è possibile che un Papa, vero successore di Pietro, assistito dallo Spirito Santo, possa presiedere alla distruzione della Chiesa, la più profonda ed estesa della sua storia, in così breve tempo e in un modo che nessun eresiarca sia mai riuscito a realizzare?»

«A questa domanda si dovrà un giorno dare una risposta. Ma, pur lasciando il problema ai teologi e agli storici, siamo costretti dalla realtà a rispondere praticamente, seguendo il consiglio di san Vincenzo di Lerino: "Che cosa dovrà fare il cristiano cattolico se una parte della Chiesa si separa dalla comunione della fede universale? Quale altra scelta gli resta se non quella di preferire, al membro cancrenoso e corrotto, la parte sana del corpo? E se un contagio o un'epidemia minaccia di avvelenare non soltanto una piccola parte della Chiesa, ma l'intera Chiesa, allora la massima sollecitudine dovrà essere quella di aderire all'antichità, che evidentemente non può più essere sedotta da alcuna novità menzognera."»

«Siamo dunque decisi a continuare la nostra opera di restaurazione del sacerdozio cattolico, accada quel che accada, persuasi di non poter rendere miglior servizio alla Chiesa, al Papa, ai vescovi e ai fedeli.»

«Lasciateci fare l'esperienza della Tradizione!»

Marcel Lefebvre

Laurentius ha detto...

Credo che ben poco importi all'eletto di Santa Rita da Cascia. La "santa degli impossibili", pur muovendo milioni di pellegrini ogni anno, è iscritta nel calendario generale postconciliare con il grado di "memoria facoltativa". La riforma conciliare sul santorale ha, in un certo senso, avvicinato la pratica liturgica alla "sensibilità più sobria" protestante. Nelle chiese protestanti che mantengono un calendario (come i Luterani o gli Anglicani), il ricordo dei santi avviene in modo simile a una memoria facoltativa cattolica: si tratta di un ricordo storico ed esemplare, totalmente privo di richieste di intercessione.

Anonimo ha detto...

Oggi è il D-day, ricordando lo sbarco degli Alleati in Normandia, nel 1944.... che Dio protegga don Pagliarini e i 4 nuovi vesvovi, che la Santa Vergine, Regina delle Vittorie, li custodisca sotto il Suo Santo Manto, affinché portino molto frutto tra i fedeli, così tanto dusorientati dalle esternazioni della gerarchia ecclesiastica al potere nella Chiesa di NSGC.