Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 24 giugno 2026

Il dogma più controverso della Chiesa, messo in discussione persino da buoni cattolici

Nella nostra traduzione da Crisis Magazine. Interessante perché ci fa render conto di quanto le innovazioni conciliari, spacciate per 'pastorale', abbiano lasciato il segno nella dottrina. L'ennesima riprova, direi, che lo stato di necessità non è un'illazione come molti sostengono... Una delle tante  riflessioni interessanti qui.

Il dogma più controverso della Chiesa, messo in discussione persino da buoni cattolici

La Chiesa cattolica è sempre stata oggetto di polemiche; in ogni epoca ha sfidato il mondo con insegnamenti difficili da accettare. Nel nostro tempo, a suscitare le maggiori polemiche, sono proprio gli insegnamenti riguardanti le questioni relative alle zone “pelviche” — contraccezione, aborto, omosessualità —. Ma direi che una dottrina in particolare mette alla prova la fedeltà dei cattolici più ferventi di oggi, perché è quella che più contraddice lo spirito del tempo, uno spirito che contagia la Chiesa tanto quanto il mondo. Qual è questo insegnamento cattolico così controverso?

Extra Ecclesiam nulla salus.
Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza.

Coniato per la prima volta nella Chiesa primitiva (la prima testimonianza scritta conosciuta risale al III secolo con san Cipriano di Cartagine), poche dottrine cattoliche sono meglio attestate e sostenute dell’EENS. Nessun Padre della Chiesa l'ha contestato, e molti lo hanno ampiamente proclamato. Sant’Agostino ha scritto: «Nessun uomo può trovare la salvezza se non nella Chiesa cattolica». Il Credo Atanasiano del VI secolo [qui] afferma:
«Chiunque voglia essere salvato, deve prima di tutto professare la fede cattolica». I Padri — tra cui San Cipriano, San Girolamo e Sant’Agostino — paragonavano spesso la Chiesa all’Arca di Noè, al di fuori della quale non si può essere salvati.
La dottrina è stata infine sancita come vincolante per i fedeli nel 1215 durante il Quarto Concilio Lateranense, che ha proclamato: «Esiste infatti un’unica Chiesa universale dei fedeli, al di fuori della quale nessuno è salvato». Il Concilio di Firenze del 1442 ha ribadito l’importanza di questo insegnamento. Santi, papi e teologi, nel corso dei secoli, hanno continuato a sottolineare questa convinzione fondamentale dei cattolici. Infatti, tra tutti gli insegnamenti della Chiesa cattolica, pochi sono stati dispensati con maggior coerenza nel corso della sua storia quanto l’extra Ecclesiam nulla salus.

Eppure oggi, se si chiede a un cattolico qualsiasi — anche a un cattolico praticante e «ortodosso» — se è d’accordo con l’affermazione «Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza», nella migliore delle ipotesi si ottiene un gran tentennare e, molto probabilmente, un rifiuto categorico.

Non molto tempo fa ho tenuto una presentazione davanti a un gruppo di cattolici conservatori sui temi del mio libro Deadly Indifference, che gravitano attorno a questo insegnamento. Durante la sessione di domande e risposte, una signora anziana tra il pubblico era chiaramente turbata. Deplorava il mio ricorso a quelle che definiva «tattiche intimidatorie», che minacciavano i non cattolici con l’inferno. In realtà non avevo detto nulla del genere, ma avevo affermato che i cattolici devono accettare l’EENS come dottrina cattolica, e che ciò dovrebbe guidare i nostri sforzi missionari ed evangelizzatori.

Un altro membro del pubblico ha affermato che il significato di «fuori dalla Chiesa» oggi è molto diverso da quello che aveva nel Medioevo, sottintendendo che essere cattolici non fosse più così importante quando si tratta di salvezza.

Ribadisco, si trattava di un pubblico di cattolici conservatori — non di un fan club di padre James Martin né di un gruppo di discepoli del cardinale Cupich. Eppure, almeno alcuni di loro hanno storto il naso all’affermazione secondo cui fuori dalla Chiesa non c’è salvezza.

Ora, si potrebbe pensare che un atteggiamento così sprezzante nei confronti di questa dottrina sia limitato ai cattolici che non sono ben formati o istruiti nella fede. Eppure, proprio la scorsa settimana ho visto altri due esempi, questa volta di cattolici estremamente competenti apparsi anch’essi turbati da questa dottrina.

Il primo è George Weigel, il noto commentatore cattolico e biografo ufficiale di Giovanni Paolo II. Il suo più recente articolo affronta la «Dichiarazione di fede cattolica» redatta dalla Fraternità San Pio X. Weigel scrive:
La Dichiarazione prosegue affermando che «ogni uomo deve essere membro della Chiesa cattolica per salvare la propria anima, e vi è un solo battesimo come mezzo per essere incorporati in essa. Questa necessità riguarda l’intera umanità senza eccezioni e abbraccia senza distinzioni cristiani, ebrei, musulmani, pagani e atei». L’inferno della Fraternità San Pio X è quindi piuttosto affollato e include i vostri amici e parenti luterani, anglicani, ebrei, musulmani e non credenti. Questa, tuttavia, è proprio l’estrema distorsione della vecchia massima extra ecclesiam nulla salus (non c’è salvezza fuori dalla Chiesa) per la quale padre Leonard Feeney fu scomunicato nel 1953, essendo state poste le basi teologiche di tale sanzione da una dichiarazione del Sant’Uffizio del 1949 approvata da papa Pio XII.
Weigel cerca di minare l’EENS equiparando qualsiasi sua ferma accettazione alle opinioni di padre Feeney. Egli ha ragione nel sostenere che la visione assolutista della salvezza di padre Feeney — secondo cui solo un cattolico battezzato con l’acqua potesse essere salvato — è stata respinta dal Vaticano.

Eppure Weigel cade nell’altro estremo e svuota l’EENS di ogni significato, rendendola lettera morta. Lo stesso Concilio Vaticano II afferma che «In termini espliciti [Cristo] stesso ha affermato la necessità della fede e del battesimo e con ciò ha affermato anche la necessità della Chiesa, poiché attraverso il battesimo, come attraverso una porta, gli uomini entrano nella Chiesa» (Lumen Gentium 14).

Ora, qualunque sia la vostra opinione sulla controversa Fraternità San Pio X, l’affermazione «ogni uomo deve essere membro della Chiesa cattolica per salvare la propria anima, e vi è un solo battesimo come mezzo per essere incorporati in essa. Questa necessità riguarda l’intera umanità senza eccezioni e abbraccia senza distinzione cristiani, ebrei, musulmani, pagani e atei» non sarebbe controversa in nessuna epoca della Chiesa se non in quella odierna. Sebbene si possa interpretare l’affermazione della Fraternità San Pio X in modo assolutista, spingendosi troppo oltre, lo stesso si potrebbe dire di «fuori dalla Chiesa non c’è salvezza». Tuttavia, liquidare la dottrina con un gesto della mano, come fa Weigel, è oggi molto più comune e, francamente, molto più pericoloso, poiché rende l’EENS priva di significato.

Weigel non è l’unico noto cattolico conservatore a minare l’EENS. In un recente libro, Peter Kreeft — che considero uno dei migliori e più brillanti apologeti cattolici della nostra epoca, al quale molti cattolici, me compreso, sono debitori — sembrava anch’egli mettere in discussione tale insegnamento. In I due più grandi romanzi mai scritti (Word on Fire Publishing), scrive:
«Questa idea di san Giustino [il Martire], secondo cui i pagani buoni sono “cristiani anonimi”, è più che filosofia speculativa; è rivelazione divina. Infatti, Giovanni 1,9 identifica Cristo come colui che “illumina ogni uomo”». Ancora più specificamente, nel Nuovo Testamento, sono proprio i pagani, i gentili — che non hanno la rivelazione speciale di Dio agli ebrei — che, secondo quanto spesso afferma Cristo, hanno la fede più grande, anche se questa fede è «anonima»: il centurione romano (Matteo 8,5-10), il buon samaritano (Luca 10,30-37), il lebbroso gentile che tornò per rendere grazie (Luca 17,16-19) e la donna siro-fenicia (Marco 7,24-30).
Qui Kreeft fa riferimento all’insegnamento di san Giustino Martire sul «Logos Spermatikos» (semi del Verbo), secondo cui pagani come Socrate, vissuti prima di Cristo, insegnavano verità attraverso la loro filosofia e potevano quindi, in un certo senso, essere considerati «cristiani». Tuttavia, l’applicazione (e l’apparente avallo) da parte di Kreeft dell’espressione «cristiani anonimi» all’insegnamento di san Giustino Martire è incredibilmente infelice, poiché si tratta del concetto reso popolare negli anni ’60 dal sacerdote gesuita Karl Rahner. Ecco come lo descriveva Rahner:
«Cristianesimo anonimo» significa che una persona vive nella grazia di Dio e raggiunge la salvezza al di fuori del cristianesimo esplicitamente costituito… un monaco buddista (o chiunque altro, suppongo) che, poiché segue la propria coscienza, raggiunge la salvezza e vive nella grazia di Dio; di lui devo dire che è un cristiano anonimo.
(Karl Rahner in Dialogue: Conversations and Interviews, 1965-1982, 135)
Si noti che, contrariamente alla sfortunata giustapposizione di Kreeft, i «semi del Verbo» di san Giustino Martire non sono la stessa cosa del «cristiano anonimo» di Rahner. Il primo spiega alla Roma pagana che molte delle verità filosofiche che essi già accettano trovano in realtà la loro origine ultima nel Logos, Gesù Cristo. Il secondo sta semplicemente concedendo la salvezza a chiunque, indipendentemente dal suo legame con la Chiesa cattolica.

Allora perché così tanti cattolici oggi — compresi molti cattolici per il resto ben formati — vogliono fuggire lontano dall’EENS? Mi vengono in mente alcune ragioni.

In primo luogo, l’EENS, a prima vista, contraddice la nostra immagine moderna di Dio come un nonno amorevole che non direbbe mai una parola cattiva a nessuno. Non possiamo sottovalutare quanto questa impressione permei il concetto di Dio di tutti, anche dei più devoti alla fede cattolica. Abbiamo enfatizzato eccessivamente la misericordia di Dio a scapito della Sua giustizia, e quindi qualsiasi suggerimento che una «brava persona» possa non essere salvata, per questa concezione diffusa dell’amore di Dio è anatema.

Ho anche notato che il rifiuto dell’EENS, esplicito o implicito che sia, è molto comune tra le persone anziane, molte xelle quali hanno probabilmente dei cari – compresi figli adulti – che si sono allontanati dalla pratica della fede cattolica. Quindi la prendono sul personale e forse in modo emotivo quando qualcuno afferma che «fuori dalla Chiesa non c’è salvezza». Alle loro orecchie, si sta letteralmente condannando un figlio o un amico amato all’inferno eterno.

Infine, l’ecumenismo è la «sottoreligione» all’interno della religione cattolica odierna, e nulla è più anti-ecumenico dell’EENS. Soprattutto qui in America siamo circondati da non cattolici, e quindi sollevare la questione dell’EENS — o, peggio ancora, difenderla con forza — equivale a lanciare una bomba puzzolente a un cocktail party.

Certo, ci sono alcune sfumature nell’EENS, sottigliezze che la Chiesa ha sviluppato in modo particolare negli ultimi secoli, ma queste sfumature sono state così enfatizzate negli ultimi decenni da aver trasformato l’insegnamento in una versione castrata rispetto a come veniva inteso fino agli anni ’60. Se chiunque non sia un vero e proprio mostro è un «cristiano anonimo», allora non ha senso cercare di convertire qualcuno al cristianesimo realmente praticato. Ciò, ovviamente, va contro il comando esplicito di Cristo e la testimonianza dei grandi missionari della Chiesa, a cominciare da San Pietro e San Paolo.

La nostra è un’epoca basata più sui sentimenti che sui fatti, e nulla lo dimostra meglio del comune rifiuto cattolico dell' extra Ecclesiam nulla salus. Dobbiamo recuperare una comprensione più solida di questa dottrina – peraltro condivisa da tutti i cattolici fino a circa 70 anni fa – in modo da poter adempiere al mandato di Cristo: «Andate dunque e fate discepole tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20). Non possiamo permettere che il nostro disagio nei confronti di questa dottrina ci freni, poiché ciò può avere conseguenze eterne per coloro che ci circondano.
Eric Sammons, caporedattore di Crisis Magazine, autore di diversi libri.  

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