17 Luglio. Il Sangue che libera le anime purganti
Sangue di Cristo, liberazione delle anime del purgatorio
La preghiera litanica di questa mattina ci conduce dentro uno dei misteri più delicati della comunione dei santi: la liberazione delle anime del purgatorio.
La Chiesa ha sempre pregato per i defunti. Non lo fa per sentimento, né per semplice memoria affettiva. Lo fa perché crede che l’amore di Cristo raggiunga anche coloro che, morti nella grazia di Dio, hanno ancora bisogno di essere purificati prima di entrare nella piena visione del Padre. Il purgatorio non è una seconda possibilità dopo la morte. È la purificazione finale di chi appartiene già a Dio, e proprio perché appartiene a Dio deve essere reso pienamente capace della sua luce.
Qui il Sangue di Cristo appare in tutta la sua potenza misericordiosa. Non ci salva in modo superficiale. Non si limita a coprire le nostre miserie. Ci purifica fino in fondo. Il cielo non è semplicemente un luogo in cui si entra con qualche macchia nascosta sotto il tappeto, secondo il metodo domestico con cui l’umanità gestisce spesso anche la coscienza. È comunione piena con Dio. E nulla di impuro può reggere davanti alla santità del suo amore.
Le anime del purgatorio sono anime salvate, eppure ancora in cammino verso la piena beatitudine. Non possono più meritare per sé, e per questo la Chiesa le accompagna con la preghiera, soprattutto con il Sacrificio della Messa. Quando il Sangue di Cristo viene offerto sull’altare in modo sacramentale, la sua efficacia redentrice viene applicata anche ai defunti. È una carità immensa, silenziosa, spesso dimenticata, come molte cose serie in un mondo che preferisce il rumore delle emozioni immediate.
Pregare per i defunti significa credere nella comunione reale della Chiesa. Noi non siamo separati da coloro che ci hanno preceduto nel segno della fede. La morte spezza il modo visibile della presenza, non distrugge la comunione in Cristo. Nel Sangue del Signore, la Chiesa pellegrina sulla terra [militante -ndr], la Chiesa purgante e la Chiesa gloriosa [trionfante -ndr] sono unite. Non tre mondi isolati, ma un solo Corpo che vive della carità del Redentore.
Questa invocazione ci educa anche a guardare la nostra vita con serietà. Il purgatorio ci ricorda che l’amore di Dio è misericordioso e purificante. Non basta voler essere salvati in modo vago. Occorre lasciarsi convertire già ora. Ogni atto di carità, ogni confessione sincera, ogni perdono donato, ogni sacrificio offerto, ogni attaccamento disordinato lasciato andare, prepara l’anima alla luce di Dio. La santità non è un abbellimento religioso. È la forma necessaria della comunione con il Santo.
C’è una pratica spirituale molto concreta: offrire una Messa per i defunti, visitare il cimitero, pregare per le anime più dimenticate, recitare un Requiem, offrire una sofferenza o una fatica quotidiana per chi non ha nessuno che preghi per lui. Le anime del purgatorio non possono più aiutarsi da sé, ma possono essere aiutate dalla carità della Chiesa. E un giorno, nella comunione dei santi, comprenderemo forse quanto bene nascosto sia passato attraverso queste preghiere umili.
Il Sangue di Cristo, liberazione delle anime del purgatorio, ci insegna che nessuno è dimenticato davanti a Dio. Neppure coloro di cui il mondo ha perso memoria. Neppure quelli per cui nessuno porta fiori. Neppure quelli che sono morti senza clamore, senza riconoscimenti, senza una storia apparentemente importante. Se sono nel Sangue di Cristo, sono custoditi dalla misericordia.
Pregare per i defunti è un atto di fede, di speranza e di carità. È dire che l’amore non finisce davanti alla tomba. È affidare al Sangue del Redentore le anime che attendono la piena purificazione. È chiedere per loro non un semplice ricordo affettuoso, ma la gioia eterna del volto di Dio.
La Chiesa ha sempre pregato per i defunti. Non lo fa per sentimento, né per semplice memoria affettiva. Lo fa perché crede che l’amore di Cristo raggiunga anche coloro che, morti nella grazia di Dio, hanno ancora bisogno di essere purificati prima di entrare nella piena visione del Padre. Il purgatorio non è una seconda possibilità dopo la morte. È la purificazione finale di chi appartiene già a Dio, e proprio perché appartiene a Dio deve essere reso pienamente capace della sua luce.
Qui il Sangue di Cristo appare in tutta la sua potenza misericordiosa. Non ci salva in modo superficiale. Non si limita a coprire le nostre miserie. Ci purifica fino in fondo. Il cielo non è semplicemente un luogo in cui si entra con qualche macchia nascosta sotto il tappeto, secondo il metodo domestico con cui l’umanità gestisce spesso anche la coscienza. È comunione piena con Dio. E nulla di impuro può reggere davanti alla santità del suo amore.
Le anime del purgatorio sono anime salvate, eppure ancora in cammino verso la piena beatitudine. Non possono più meritare per sé, e per questo la Chiesa le accompagna con la preghiera, soprattutto con il Sacrificio della Messa. Quando il Sangue di Cristo viene offerto sull’altare in modo sacramentale, la sua efficacia redentrice viene applicata anche ai defunti. È una carità immensa, silenziosa, spesso dimenticata, come molte cose serie in un mondo che preferisce il rumore delle emozioni immediate.
Pregare per i defunti significa credere nella comunione reale della Chiesa. Noi non siamo separati da coloro che ci hanno preceduto nel segno della fede. La morte spezza il modo visibile della presenza, non distrugge la comunione in Cristo. Nel Sangue del Signore, la Chiesa pellegrina sulla terra [militante -ndr], la Chiesa purgante e la Chiesa gloriosa [trionfante -ndr] sono unite. Non tre mondi isolati, ma un solo Corpo che vive della carità del Redentore.
Questa invocazione ci educa anche a guardare la nostra vita con serietà. Il purgatorio ci ricorda che l’amore di Dio è misericordioso e purificante. Non basta voler essere salvati in modo vago. Occorre lasciarsi convertire già ora. Ogni atto di carità, ogni confessione sincera, ogni perdono donato, ogni sacrificio offerto, ogni attaccamento disordinato lasciato andare, prepara l’anima alla luce di Dio. La santità non è un abbellimento religioso. È la forma necessaria della comunione con il Santo.
C’è una pratica spirituale molto concreta: offrire una Messa per i defunti, visitare il cimitero, pregare per le anime più dimenticate, recitare un Requiem, offrire una sofferenza o una fatica quotidiana per chi non ha nessuno che preghi per lui. Le anime del purgatorio non possono più aiutarsi da sé, ma possono essere aiutate dalla carità della Chiesa. E un giorno, nella comunione dei santi, comprenderemo forse quanto bene nascosto sia passato attraverso queste preghiere umili.
Il Sangue di Cristo, liberazione delle anime del purgatorio, ci insegna che nessuno è dimenticato davanti a Dio. Neppure coloro di cui il mondo ha perso memoria. Neppure quelli per cui nessuno porta fiori. Neppure quelli che sono morti senza clamore, senza riconoscimenti, senza una storia apparentemente importante. Se sono nel Sangue di Cristo, sono custoditi dalla misericordia.
Pregare per i defunti è un atto di fede, di speranza e di carità. È dire che l’amore non finisce davanti alla tomba. È affidare al Sangue del Redentore le anime che attendono la piena purificazione. È chiedere per loro non un semplice ricordo affettuoso, ma la gioia eterna del volto di Dio.
Alla scuola di san Gaspare
San Gaspare vedeva nel culto al Divin Sangue una grande offerta al Padre. Questa intuizione illumina anche la preghiera per i defunti: presentiamo a Dio il Sangue del Figlio perché la sua misericordia raggiunga le anime in purificazione. (cfr. S. Gaspare del Bufalo, Lettera 2764, 26 luglio 1834, a don Giuseppe Tori, Epistolario VII, p. 116.)
Preghiera
Gesù, Sangue che libera le anime del purgatorio, guarda con misericordia i defunti che attendono la piena luce del tuo volto. Ti affido soprattutto le anime più dimenticate, quelle per cui nessuno prega e nessuno offre. Il tuo Sangue le purifichi, le consoli e le conduca alla gioia eterna del Padre.
Giaculatoria
Sanguis Christi, ánimas líberans de lacu Purgatórii, salva nos.
Sangue di Cristo, che liberi le anime del purgatorio, salvaci.
don Mario Proietti
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1 commento:
Nell'al di là il tempo scorre ad un'altra velocità.
Le anime purganti, salvate, attendono la beatitudine per un tempo "interminabile".
C'è un tempo terreno, fatto di anni, stagioni, mesi, ore, minuti, secondi...
C'è l'eternità senza tempo: paradiso e inferno.
C'è il tempo del purgatorio, ultraterreno.
I Papi hanno sempre concesso indulgenze misurabili, come sconti di questo tempo.
Quanto scorre il tempo nella dimensione ultraterrena? Non si sa.
Si sa che l'attesa rende tutto molto più "lungo" che se stessimo sulla terra.
E' come la temperatura con l'umidità: c'è quella misurata e quella percepita.
Breve o lungo che sia, nell'ultraterreno del purgatorio il tempo scorre. Piano...
Ce ne vuole e bisogna averne: è giusto così.
Dal che mi sovviene questa riflessione: e se Gesù venisse adesso?
Se chiedesse conto a tutti della propria vita, anche ai destinati alla salvezza?
Se non ci fosse proprio il tempo, né di qui, né di là, per purificare l'anima?
Vuoi vedere che tutte le sofferenze del tempo presente servono proprio a questo?
Nell'imminenza di qualcosa di eterno, si deve scontare in terra quel che non potremo?
Nella comunione dei santi, i nostri defunti sono già nell'ultraterreno, ma noi no.
E se noi quel tempo non lo avessimo, dopo?
Non disprezziamo quindi di anticipare adesso qualche tempo di purificazione.
Va bene così, il Signore sa perchè e potremmo anche trarne qualche insegnamento.
E' proprio degli ultimi tempi l'ostinazione al male di chi non si batte il petto.
Tutto attorno i fatti richiamerebbero a fare penitenza, ma c'è chi si rifiuta di ravvedersi.
No, i nostri non sono tempi normali. Da un paio di secoli il mondo è come impazzito.
Se mille anni sono come un giorno in Cielo due secoli e mezzo sono sei ore o giù di lì.
C'è sangue nei milioni di aborti l'anno, nelle eutanasie, negli omicidi, nelle guerre...
C'è sangue prezioso nella Sante Messe snobbate e dissacrate dalla nostra boria.
C'è sangue nelle violenze gratuite e negli incidenti mortali dell'Uccidente apostata.
C'è sangue nelle false religioni violente e assassine che uccidono in nome di Dio...
C'è sangue nella nostra salvezza e alla salvezza concorre un fuoco purificatore.
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