Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

Visualizzazione post con etichetta Islam. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Islam. Mostra tutti i post

venerdì 18 settembre 2020

Il Sudan cambia pelle: smantellata la sharia e abolite le mutilazioni genitali

Certo questa sorta di laicismo islamico, in mancanza della luce di Cristo Signore, non garantisce, per il futuro, la vera pace che viene solo da Lui né l'armonia sociale: così come purtroppo sta accadendo anche all'Occidente scristianizzato per effetto di una malintesa emancipazione.

Cade la Sharia in Sudan. Un passaggio non scontato, visto che la legge islamica venne imposta nel lontano 1983 dal sanguinario generale Al Bahir. Dopo un lungo percorso – non scevro da violenze e proteste – anche questa realtà coranica è stata sbriciolata e per la gente significa avere più tutele e libertà.
Tanto per cominciare le donne potranno portare i pantaloni evitando di essere frustate. Ma tra le novità più importanti in assoluto è la depenalizzazione è del reato di apostasia, il che significa che i cristiani – per esempio – non rischiano più la morte per professare il proprio credo.
È stato abolito il divieto al consumo degli alcolici, l'obbligo per le donne di viaggiare con la prescrizione del capofamiglia, fino alla cancellazione della pena capitale per “sodomia”, costata la vita a centinaia di omosessuali sudanesi.

giovedì 17 settembre 2020

Silvia Romano è tornata. Scopriamo insieme perché

Silvia Romano, rapita dagli islamisti in Kenya e tornata “miracolosamente” convertita all’Islam, è diventata ambasciatrice del progetto europeo “YES – Youth Empowerment Support for Muslim communities”. Un programma che mira a denunciare casi di “islamofobia” e a fornire supporto psicologico alle vittime di questa “terribile” discriminazione. Poche cose sono fragili come le menti dei musulmani, che necessitano di aiuto psicologico a causa dell’odio anti-islamico, che per l’Unione Europea è una piaga endemica del Vecchio continente. Questa grottesca vicenda, tragicomica quanto la conversione di Silvia Romano, ci suggerisce di riflettere sul concetto di “islamofobia” e sulla deriva illiberale delle istituzioni europee, ormai in overdose da politicamente corretto.
L’espressione “islamofobia”, già diventa reato in Francia, è un randello lessicale usato per colpire i critici dell’Islam. Sollevare dubbi sulla “religione di pace” equivale a commettere un “crimine del pensiero”. Non a caso, il termine “Islamofobia” venne, originariamente, coniato dai Fratelli Musulmani, l’organizzazione islamista internazionale, promotrice del fondamentalismo sunnita, quello di Bin Laden per capirci.

mercoledì 19 giugno 2013

Un sostegno più concreto e diretto ai cristiani del Vicino Oriente. E maggior dignità e consapevolezza di sé da parte della Chiesa

Riprendo la notizia da
Radio Vaticana oggi. Non si parla mai abbastanza di quel che soffrono i cristiani nei paesi che sono stati culla della nostra fede. Essi oggi sono in  piena diaspora, ma soprattutto soffrono di persecuzioni continue, a fronte di chi si ostina ad un dialogo unidirezionale che, oltre a rappresentare una contraddizione, si risolve in un monologo, che genera disprezzo da parte dell'interlocutore e non arriva da nessuna parte. Rispetto, dignità e reciprocità dovrebbero essere le parole chiave di ogni dialogo.
Il problema ha già suscitato diversi spunti di riflessione sul blog. Metto alcuni link per chi volesse ricavarne possibili approfondimenti: quiqui - quiqui - qui - qui - qui - qui - qui - qui

Il blog francese Le Forum Catholique così commenta, riportando una significativa dichiarazione del Patriarca che non troviamo sul testo di Radio Vaticana pubblicato di seguito:
Mons. Louis Raphaël I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei torna sulla situazione dei cristiani in Iraq, sul ruolo « storico » e più rilevante, cui essi sono chiamati in favore della riconciliazione e della pace. Egli richiama la Santa Sede ad un sostegno più concreto e diretto dei cristiani in Medio Oriente, denuncia la posizione occidentale in Siria ed in Iraq, e rigetta definitivamente il dialogo islamo-cristiano così come è stato portato avanti per decenni:
« Io credo anche che il dialogo con i musulmani ora debba cambiare. Ho una lunga esperienza. Talvolta si utilizzava il Corano, i dati dell’Islam per condurre un dialogo islamo-cristiano. Oggi, essi, si aspettano da noi che presentiamo la nostra fede com'è, senza compromessi, e senza cercare di renderla, diciamo, un po' più compatibile con i loro concetti. Dunque, dire, per me, come cristiano, come credo che Cristo è il Figlio di Dio ! E non utilizzare versetti coranici o parole della tradizione musulmana ».

Sono iniziati ieri mattina in Vaticano, i lavori della 86.ma Assemblea plenaria della Roaco, la Riunione Opere Aiuto Chiese Orientali. L’evento si concluderà domani, giorno in cui i partecipanti alla plenaria saranno ricevuti in udienza da Papa Francesco. 

L’inizio dei lavori è stato preceduto dalla Messa presso la chiesa romana di Santa Maria in Transpontina, presieduta dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali e presidente della Roaco. All’assemblea prende parte anche il Patriarca caldeo, Raphael I Sako, che al microfono di Manuella Affejee si sofferma sulla situazione dei cristiani in Iraq:

R. – La situazione è molto complicata. Adesso, c’è un miglioramento in Iran. In Siria e in altri Paesi, però, si ripercuote la situazione irachena. Purtroppo, l’esodo dei cristiani continua e noi ci sentiamo un po’ isolati: nessuno ci appoggia. L’unico appoggio spirituale, morale e anche politico che possiamo ricevere è da parte della Santa Sede. La riconciliazione: bisogna aiutare questi cristiani a giocare un ruolo cruciale nella vita sociale e politica. Questo è, dunque, molto importante. Non serve solo una presenza diplomatica. Ci sono delle sfide da affrontare. Se dovesse continuare l’esodo, in questi Paesi non ci sarebbero più cristiani. È veramente una grande perdita. E perché l’Unione Europea invece di far arrivare i cristiani nei suoi Paesi – cosa molto costosa – non li aiuta a rimanere lì e non fa qualche progetto? Strade, alloggi per le famiglie povere, un dispensario...

D. – Lei lavora molto a favore della riconciliazione, quale può essere il ruolo dei laici cristiani in Iraq?
R. – Nel Medio Oriente, c’è la mentalità del sospetto e questo gioca molto. Si sentono, dunque, cose talvolta ingiuste e c’è un muro fra le persone. Quando si parla faccia a faccia, però, tutto viene risolto. Bisogna preparare la gente. Anche il primo ministro mi ha detto: “Voi cristiani potete fare tanto e siete preparati come cristiani”. Penso che per noi sia una grande prestazione: noi siamo lì per costruire ponti, ma abbiamo anche bisogno di essere aiutati e supportati. Esiste un dialogo con le autorità musulmane, soprattutto nella vita, ma c’è pure un dialogo teologico. Forse, c’è bisogno di tutto un lavoro nei media, per spiegare la fede cristiana, la tradizione cristiana, il ruolo dei cristiani e la cultura cristiana.

D. – Proprio un rinnovamento del dialogo tra musulmani e cristiani, un approccio più diretto...
R. – Io penso che i cristiani in Medio Oriente siano più preparati ad un dialogo “serio” e non, dunque, ad un dialogo accademico, che questi occidentali che hanno studiato nelle università. Quella è una cosa teorica. Per noi, invece, c’è la teoria, ma c’è anche la prassi.