Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 30 settembre 2026

Contro l’intera tradizione cattolica, Leone XIV elogia “Liberté, Egalité, Fraternité” e così benedice la Rivoluzione

C'è lo stadio con i giovani in preghiera e poi c'è l'Eliseo con la Republique. Intervento di Mons. Viganò comparso su X. Qui l'indice con gli interventi precedenti e correlati.

Contro l’intera tradizione cattolica, Leone XIV elogia
“Liberté, Egalité, Fraternité” e così benedice la Rivoluzione

di Mons. Carlo Maria Viganò

A Parigi, all’Eliseo, il 25 settembre 2026, Leone XIV ha lodato l’Illuminismo come «conquista», ha detto che i «diritti dell’uomo» — «in particolare la libertà religiosa» — sono «insiti nella natura della persona», e ha presentato Liberté, Égalité, Fraternité non come motto della Rivoluzione, ma come «esigenze etiche universali» che trovano nel Vangelo «una fonte inesauribile di ispirazione».
Ha poi innalzato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 a «pietra miliare» del progresso morale.

È l’esatto contrario del Magistero fino a Pio XII.

Gregorio XVI, in “Mirari vos”, chiama «delirio» la pretesa di garantire a ciascuno la libertà di coscienza.

Pio IX, in “Quanta cura” e nel “Sillabo”, condanna l’errore secondo il quale ciascuno sia libero di abbracciare la religione che giudica vera; che non convenga più avere la Religione Cattolica come unica religione dello Stato; che sia lodevole aprire a ogni culto l’esercizio pubblico; che quella libertà civile non corrompa i costumi; e che il Romano Pontefice possa e debba riconciliarsi col progresso, col liberalismo e con la civiltà moderna.

Leone XIII, in “Libertas” e “Immortale Dei”, taglia il nodo: non esiste un diritto naturale all’errore; la vera libertà è di fare il bene; lo Stato riconosce la vera Religione, non la mette allo stesso rango delle false.

Pio XI, in “Quas primas” e “Mortalium animos”, ricorda che pace e dignità non nascono dalla ribellione della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, ma dal Regno sociale di Cristo.

Pio X, in “Notre charge apostolique”, smaschera la triade rivoluzionaria per quello che è: uguaglianza senza gerarchia, libertà senza Verità, fratellanza senza Dio Padre, contraffazione della fraternità cristiana, non suo compimento.

Leone XIV compie l’operazione inversa.

Mette in un’unica linea Clodoveo e i Lumi, come se il battesimo della Francia e la ghigliottina di chierici e aristocratici appartenessero allo stesso «genio». Chiama conquista ciò che i Romani Pontefici chiamavano peste.
Trasforma in diritto ciò che il Magistero perenne chiamava delirio.
Fa del Vangelo la fonte di un motto massonico coniato per detronizzare Nostro Signore Gesù Cristo.
E, citando Giovanni Paolo II, pone una dichiarazione delle Nazioni Unite — documento senza Cristo, senza Chiesa, senza legge naturale compiuta nella Rivelazione — al posto della Tradizione come criterio del «progresso morale».

Leone XIV asservisce il Papato alla religione del globalismo: dignità senza Comandamenti, libertà di coscienza contro la Volontà di Dio, false religioni come varietà da tutelare, multilateralismo come orizzonte, laicità «giusta» come quadro.

Prevost firma nel sangue dei Martiri della Rivoluzione la carta dell’uomo senza Dio. Come nello scisma capitale, chi siede sulla Cattedra di Pietro non trattiene l’errore: lo benedice e lo rende dogma indiscutibile.

19 commenti:

Anonimo ha detto...

Sulla Via Larga dell'elogio dei valori secolari della Rivoluzione Francese non si era incamminato già Giovanni Paolo II?
Ricordiamoci della frase attribuita all'allora cardinale Ratzinger, che cito a memoria: il Concilio aveva invitato ad accogliere ciò che di positivo c'era nei valori del mondo moderno, depurati del fanatismo e dell'estremismo rivoluzionari. E questo era stato fatto.
Anche Ratzinger non fece a suo tempo un elogio dell'Illuminismo, opportunamente riveduto e corretto si capisce - reinterpretato alla Maritain, per così dire.
T.

Anonimo ha detto...

È fantastico seguirvi! Si toccano cose n mano le stupidaggini che siamo riusciti a sfornare nei secoli e il percorso di purificazione compiuto aderendo sempre più al Vangeli

mic ha detto...

Sembra convinto di quello che dice, come tutti gli altri che cancello. Ma vi conviene perdere tanto tempo solo per insultare o contraddire?

Anonimo ha detto...

https://www.aldomariavalli.it/2026/09/28/una-lettera-sul-papa-alleliseo-e-la-risposta-di-duc-in-altum/amp/. : l' avvocato Pietro Piciocchi e il giornalista Aldo Maria Valli : il portavoce delle folle strabocchevoli acclamanti Leone XIV e il portavoce del piccolo resto che si oppone al lavaggio del cervello che da oltre sessant'anni ci stanno propinando papi, cardinali, vescovi, fino allultimo curatino di campagna alla don Chichi'. Chi sta con Cristo e chi col Suo e nostro nemico? ognuno valuti in piena coscienza, se in grado.

Anonimo ha detto...

Ah, i commenti si possono cancellare? Allora quelli dove si insulta Papa Francesco, Papa Leone o qualche vescovo sono pubblicati scientemente! Complimenti! E si stizzisce pure quando qualcuno osa contraddire la vostra vulgata!

Anonimo ha detto...

La conclusione di Viganò secondo cui Leone XIV avrebbe «benedetto la Rivoluzione» e contraddetto «l’intera tradizione cattolica» non è supportata dalle fonti. Il punto più solido per confutarlo è evidenziare come Viganò trasformi una questione di sviluppo dottrinale e di distinzione tra verità religiosa e libertà civile in un contrasto assoluto tra “tradizione” e Vaticano II.
L’intervento di Mons. Viganò parte da un dato reale, ma ne trae una conclusione che il Magistero non autorizza. È vero che Leone XIV, all’Eliseo il 25 settembre 2026, ha parlato positivamente dell’Illuminismo, dei diritti dell’uomo e del motto «Liberté, Égalité, Fraternité». Ha anche definito il riconoscimento dei diritti dell’uomo, compresa la libertà religiosa, una delle «conquiste» dell’Illuminismo, affermando che questi ideali rinviano a esigenze etiche universali che possono trovare nel Vangelo una fonte di ispirazione.
Tuttavia, da ciò non si può dedurre che il Papa abbia approvato in toto la Rivoluzione francese, la sua ideologia, la persecuzione della Chiesa o la violenza rivoluzionaria. Il discorso non afferma nulla del genere. Il primo errore è confondere un principio con la sua origine storica: il fatto che una formula sia stata usata dalla Rivoluzione francese non implica che ogni significato attribuito ai suoi termini sia rivoluzionario o incompatibile con il cristianesimo. La stessa Repubblica francese riconosce che libertà, uguaglianza e fraternità non furono invenzioni della Rivoluzione; la loro unione in un trittico appartiene a quella storia, ma i singoli concetti hanno origini molto più antiche. Anche la storia francese mostra che il motto fu reinterpretato nel tempo.

Anonimo ha detto...

https://www.aldomariavalli.it/2026/09/30/leone-e-lestrema-destra-non-conciliabile-con-il-cristianesimo-e-allora-la-sinistra/amp/. : chapeau ! Massimo Viglione, Chapeau ! Un vero cattolico, con la C maiuscola, che il clero modernista, papa incluso, non riesce a concepire né tanto meno ad apprezzare...loro amano la Bonino buonanoma, il PD, i leoncavallini, e tutto il sinistrume degl secolo scorso, oggi addirittura peggiorato.

Anonimo ha detto...

# Commento delle 20:09.
Le sfugge un punto essenziale: i principi di libertà e uguaglianza proclamati dalla Riv Francese non sono conciliabili con il cattolicesimo perché fondati sulla natura umana in quanto tale, concepito l'uomo buono per natura e faber fortunae suae in senso assoluto. L'uomo buono per natura (si rifiuta il dogma del peccato originale) sarebbe stato corrotto dalla società che andava quindi ricostruita partendo da determinate premesse razionali o ritenute tali. Da qui il dottrinarismo dei rivoluzionari che divenne fanatismo sanguinario nei Giacobini. L'Uomo con la U maiuscola delle costituzioni rivoluzionarie non ha bisogno di essere redento, non ha bisogno del trascendente, non ha bisogno di nessuna religione, che viene ammessa solo come esigenza privata della coscienza o come "costituzione civile del clero" (parte finale del Contrat di Rousseau): un servizio di moralità pubblica e assistenza sociale (come è diventato oggi). La inaccettabile "costituzione civile del clero" è appunto il risultato inevitabile della concezione dell'uomo "buono per natura" che ha deciso di rifondare a modo suo la società. Costui non ha bisogno della "religione del prete" come la chiamava Rousseau, ispiratore del pensiero religioso di Robespierre e di altri.
Qui non si confonde il principio con la sua origine storica: il principio (una natura umana in se stessa buona con la coscienza che decide cosa e come credere) è del tutto incompatibile con la concezione dell'uomo del cattolicesimo, che è invece realisticamente pessimistica e pone il problema della salvezza dell'anima, diventato incomprensibile per la visione libertario-ugualitaria scaturita dalla Rivoluzione..
H.

Anonimo ha detto...

https://www.aldomariavalli.it/2026/10/01/il-cortocircuito-papale-e-limmortale-esempio-della-martire-elisabetta/amp/
Bene fa Carlo Foresti quando afferma che sarebbe bene che il successore di San Pietro la smettesse di elogiare il mito del 1789, che gronda sangue innocente (ma così han fatto i suoi immediati predecessori, Ratzinger, Wojtyla, ma anche Suenens, ecc) e tornasse ad esaltare le figure dei mariti e dei santi, e delle vittime degli assassini giacobini.
Esempio di virtù civili la rivoluzione francese ? faro di civiltà? alla faccia della civiltà, qui siamo in piena ideologia massonica, ostile visceralmente a Cristo ed ai Suoi seguaci.
I papi preconciliari (“il Concilio è stato il 1789 della Chiesa Cattolica”, disse il card. Suenens) si saranno rivoltati nella tomba all’udir le parole di Leone XIV, un vero tradimento di NSGC e della Sua Santa Chiesa, che le gerarchie sinodal-conciliari vogliono far scomparire dalla faccia della terra.
“Ma Dio aveva altri progetti”, ci avverte la profezia della beata Anna Katarina Emmerich, e forse toccherà proprio a papa Prevost constatare di persona quali sono questi progetti; che Dio lo illumini e lo converta prima, però, per la salvezza della sua anima e di tutti coloro che sta conducendo su una strada sbagliata, che non conduce in Paradiso, ma laggiù, dov’è pianto e stridor di denti.

Anonimo ha detto...

Io sto con Elisabetta di Francia, sorella minore del re Luigi XVI, ghigliottinata dai macellai rivoluzionari.

M.Angheran ha detto...

Classifica Bar di Guerre Stellari di Ottobre 2026:
1) Duc in Altum
2) Tosatti
3) Chiesa e Post Concilio

Anonimo ha detto...

una visione più equilibrata della Riv Francese
Fatto salvo l'impianto non cattolico dei suoi valori fondamentali, bisogna ricordarsi che non ci furono solo i Giacobini. I quali durarono breve tempo e furono eliminati come la parte più fanatica e sanguinaria della Rivoluzione. E qual'era la parte non fanatica e sanguinaria?
Era rappresentata dalla borghesia in ascesa, che non trovava spazio nell'ormai decrepito ordinamento dello Ancien Régime. Una borghesia che magari andava ancora a Messa ma che era in gran parte diventata scettica e sostanzialmente miscredente, grazie all'azione culturale dell'Illuminismo e non solo. La spinta religiosa, cattolica, che ancora anima la Francia del Seicento (pensiamo a un Pascal, a un Bossuet) sembra scmparsa nel Settecento o comunque assai attenuata (abbiamo Fénelon, "il cigno di Tournay", che tuttavia non è allo stesso livello).
A spingere la borghesia, l'azione eversiva della nobiltà, da un secoclo e mezzo in guerra con la Corona. Molti nobili tradirono, avidi di impossessarsi delle terre della Chiesa, quando scoppiò la Rivoluzione. Come era successo in INghilterra ai tempi di Enrico VIII.
Ma la storiografia liberale ha sempre celebrato nella Riv Francese la nascita dello Stato di diritto, la fine degli arbitri dell'Assolutismo regio, il riconoscimento di una giusta libertà individuale, nell'ambito delle leggi. Certo, con la mediazione napoleonica e quindi a spese del cattolicesimo, che doveette subire, tra l'altro, l'introduzione del divorzio.
Ma, ancor oggi, allo Stato di diritto, con le sue garanzie per l'individuo, chi saprrebbe rinunziare, anche tra i nemici della Rivoluzione?
Resta sempre il problema: i mutamenti sociali erano nell'aria, ma era necessario che avvenissero in quella forma, con quell'esplosione rivoluzionaria, che ad un certo punto sembrava ffar crollare l'intera società nel caos e nell'anarchia? Questa domanda se ela pone anche Tocqueville, senza poter dare una risposta sicura.

Anonimo ha detto...

In Italia i primi pseudo cattolici che hanno abbracciato i "valori" della Rivoluzione Francese senza le ghigliottine di Robespierre furono i Democristiani dopo la guerra che infatti insieme ai socialisti e ai i comunisti hanno lasciato macerie qui in Italia a cominciare ad aver delegato scuola e cultura ai marxisti e a non aver fatto nulla per le famiglie e contro il calo democrafico che gia' dagli anni '70 e i primi anni '80 cominciava ad esserci , continuando a stare con i socialisti e tutta la sinistra fregandosene della Cristianita' ma seguendo sempre il modernismo di Maritain , infatti Pio XII e il card. Piazza avevano molte riserve sulla DC !

Wisteria ha detto...

Credo che meriti la cancellazione qualunque commento che sia meramente offensivo senza apportare argomenti utili a una discussione. Credo che la prof. Guarini operi così con molta equità.
Personalmente credo di non aver mai insultato i pontefici suddetti. Che peraltro non approvo.

Wisteria ha detto...

E come dimenticare la principessa di Lamballe?

Wisteria ha detto...

Giusto! La loro libertà non è quella cristiana. L'uguaglianza è incompatibile con la libertà. La fraternità oltre essere tutt'altro rispetto a quella cristiana, non può essere tale se viene imposta per decreto.

Anonimo ha detto...

#Allo stato di diritto, con le sue garanzie per l'individuo, chi saprebbe rinunciare anche oggi?
Prima della Rivoluzione francese le garanzie individuali non c'erano? Mi suona nuova.

Anonimo ha detto...

Non c’era nessuna garanzia. Studiavi solo se eri nobile o clericale, ti curavi solo se avevi i soldi, se eri disabile tanti auguri e se cadevi in disgrazia per questioni lavorative ti arrangiavi.
Incredibile che oggi, con livelli di benessere mai visti nella storia umana c’è ancora chi latra contro tutto ciò di cui gode quotidianamente.

Anonimo ha detto...

Ok. Ma a che prezzo?