Nell'approssimarsi del sinodo pan-amazzonico aumentano le avvisaglie inquietanti evidenziate da molti eminenti studiosi. Dal testo che segue, ripreso da Duc in altum, il professor José Antonio Ureta dimostra, con ampia documentazione, come il processo di sovvertimento della dottrina sotto il pretesto dell'inculturazione sia molto avanzato e come la Chiesa, anziché opporsi alla deriva magica, spiritistica e panteistica, la appoggi e la favorisca. Per approfondire, indice dei precedenti articoli
La Rete Panamazzonica (Repam), principale coordinatrice della prossima assemblea speciale del sinodo dei vescovi, ha organizzato dal 16 al 18 luglio scorsi un seminario nel Centro culturale missionario, a Brasilia. Fra le attività dell’evento, a destare più interesse e reazioni è stata la celebrazione di una “mistica indigena”, durante la quale sono state invocate “protezione e benedizione sul cammino sinodale”. Il noto blogger brasiliano Bruno Braga l’ha qualificata come “rituale macabro”, proprio del “paganesimo indigenista”[1].
Un mese dopo, il 14 agosto, durante il terzo incontro ufficiale preparatorio per il sinodo, tenutosi a Bogotà (dopo quelli di Washington e Roma) con la partecipazione del cardinale Pedro Barreto Jimeno, vicepresidente della Repam e uno dei presidenti dell’imminente sinodo, lo sciamano Isidoro Jajoy, della tribù colombiana Inga, ha dato la “benedizione” a un gruppo di partecipanti all’evento [qui], fra i quali una suora in atteggiamento reverenziale[2].








