Arciv. Viganò / Ai fedeli, ai chierici e ai sacerdoti della XV Peregrinatio ad Petri Sedem
Mi rivolgo a voi da «scomunicato», poiché tale mi considerate. Ritengo che la condizione che mi è stata attribuita possa illuminare quella in cui voi stessi di fatto oggi vi trovate.
Voi non siete stati scomunicati, e fate di tutto per non esserlo, come chi vuole sfuggire a un castigo. Eppure siete trattati come degli scomunicati. Va detto, non senza ironia, che dopo avervi negato la Basilica Vaticana per il Pontificale, ora vi si vieta persino l’ingresso per la professione di Fede e per la devozione alla Sede del Beatissimo Pietro. E mentre il vostro accesso nella Basilica Vaticana vi è stato impedito con transenne e a Santa Maria Maggiore vi è stata concessa solo una Messa bassa al posto del solenne pontificale, pochi mesi fa si accoglievano gruppi LGBTQ+, con le loro bandiere arcobaleno e i loro slogan blasfemi, e un’abortista omoeretica travestita da arcivescovessa.
Come comunità ex Ecclesia Dei, come sacerdoti e vescovi ratzingeriani cultori del Summorum Pontificum, la Messa di sempre vi è concessa come un’eccezione da giustificare. Vi si esclude sempre più dalle parrocchie; vi si impone l’autorizzazione del Vescovo per celebrare ciò che i nostri padri celebravano senza permesso. I vostri Istituti sono sottoposti a visite e a verifiche, i vostri seminaristi sono guardati con sospetto, e il vostro rito è tollerato finché non disturba.
Che cos’è questo, se non una scomunica senza processo, o peggio ancora la volontà, da parte delle Autorità romane, di piegare la vostra coscienza?
Un’esclusione che non osa dire il proprio nome. Per evitare la sentenza, la subite nei fatti. Per non apparire “fuori dalla Chiesa”, vivete ai suoi margini, con contorsioni e incoerenze che sono ormai sotto gli occhi di tutti. Osate dire che non vi è alcuno stato di necessità, biasimate aspramente la Fraternità San Pio X, considerate me come un paria… Ne consegue che il vostro silenzio non vi preserva dal castigo: vi toglie soltanto il diritto di chiamarlo ingiusto.
Va riconosciuto, per amore di verità, che Leone e l’élite modernista-sinodalista che occupa il Vaticano agisce con coerenza. Leone crede fermamente nel Concilio Vaticano II ed è promotore entusiasta della sua versione sinodale: egli non può coerentemente sostenere il Rito di sempre, che ne è la smentita vivente.
Summorum Pontificum è sempre stato una chimera: lo smembramento dell’unico venerabile Rito in due forme antitetiche, un permesso che dipende da chi lo concede e che si ritira quando non serve più. Non vi si può dunque rimproverare la fiducia, ma la pretesa di voler fondare ciò che vi spetta per diritto divino sulla compresenza di due riti inconciliabili e su un indulto con cui vi si dichiara a stento tollerati.
Né vi giova appellarvi alla libertà religiosa o di culto, o all’inclusività sinodale, per assicurarvi uno strapuntino nel Pantheon: chi chiede, alla pari di tutti, il diritto di praticare il proprio culto ha già ammesso che la Messa Apostolica è un’esperienza religiosa tra le altre, e la Verità una opinione tra le opinioni. Queste false libertà non proteggono la Tradizione: sono lo strumento con cui la Verità – l’unica Religione – viene estromessa non solo dalla vita pubblica, ma finanche dal Sacro Recinto.
Non basta respingere il Concilio in ciò che contraddice il Magistero, come siete soliti ripetere. Il Vaticano II è stato un evento rivoluzionario ed è una rivoluzione permanente: va ripudiato come tale, non emendato con una lista di correzioni, perché nessuno rimedia con un’esegesi benevola a ciò che nacque come deliberata rottura.
Al cardinale Burke e a monsignor Schneider mi permetto di dire che la loro autorità è ormai tutta di facciata: sono la caricatura di loro stessi, con le loro mitrie preziose e le cappe magne, la difesa del Concilio e le concelebrazioni.
Roma non tace soltanto; non si limita a “tollerarvi” confinandovi in riserve indiane sempre più anguste: vi vuole rieducare e ve lo dice, pretendendo da voi – che godete di un significativo seguito nell’ambiente conservatore – che diventiate “opposizione di Sua Maestà”, fungendo da gatekeeper – come si usa dire oggi – e contenendo così l’emorragia di Cattolici sempre più disorientati dalla vostra acquiescenza dinanzi ai più scandalosi spropositi vaticani. Ed è ormai evidente che un’opposizione controllata, lungi dall’ottenere alcun successo per la causa del Cattolicesimo Romano, si rende invece complice della distruzione della Chiesa.
Ecco allora la dichiarazione pacificatrice del cardinale Burke: «Certamente la situazione attuale non costituisce uno stato di necessità». Ma se non vige lo stato di necessità oggi, dopo quale ennesimo scandalo e dopo quale inaudita eresia troverete il coraggio di insorgere? Quanti rospi siete ancora disposti a far ingoiare a quanti guardano a voi come ad un riferimento morale e dottrinale? Dopo «Amoris lætitia», la pachamama, ladDichiarazione di Abu Dhabi, «Traditionis custodes», «Fiducia supplicans», «Mater populi fidelis»… e dopo che vi è stato impedito di professare la vostra Fede sulla tomba del Principe degli Apostoli?
Come ho scritto in Scisma capitale: «Finché una parte dei cattolici (i cosiddetti conservatori) si ostinerà a non voler riconoscere il bipolarismo del “papato conciliare e sinodale”, essa si troverà nella terribile situazione di prestare un assenso deliberato all’errore; nella tremenda posizione di coloro che, con quel compiacimento cortigiano in un’obbedienza servile, creano le premesse della “desertio”, dell’abbandono di Dio, del ritiro della Grazia. È proprio quel riconoscimento dell’errore che lo istituzionalizza, che lo rende irreversibile, che disarma ogni resistenza e che, in ultima analisi, criminalizza chi eroicamente resiste».
Con il vostro garbato consenso e tacendo per non perdere ciò che vi è stato concesso, di fatto vi prestate all’operazione dell’inganno (2 Tess 2, 11).
Vi benedico e prego per tutti voi.Voi non siete stati scomunicati, e fate di tutto per non esserlo, come chi vuole sfuggire a un castigo. Eppure siete trattati come degli scomunicati. Va detto, non senza ironia, che dopo avervi negato la Basilica Vaticana per il Pontificale, ora vi si vieta persino l’ingresso per la professione di Fede e per la devozione alla Sede del Beatissimo Pietro. E mentre il vostro accesso nella Basilica Vaticana vi è stato impedito con transenne e a Santa Maria Maggiore vi è stata concessa solo una Messa bassa al posto del solenne pontificale, pochi mesi fa si accoglievano gruppi LGBTQ+, con le loro bandiere arcobaleno e i loro slogan blasfemi, e un’abortista omoeretica travestita da arcivescovessa.
Come comunità ex Ecclesia Dei, come sacerdoti e vescovi ratzingeriani cultori del Summorum Pontificum, la Messa di sempre vi è concessa come un’eccezione da giustificare. Vi si esclude sempre più dalle parrocchie; vi si impone l’autorizzazione del Vescovo per celebrare ciò che i nostri padri celebravano senza permesso. I vostri Istituti sono sottoposti a visite e a verifiche, i vostri seminaristi sono guardati con sospetto, e il vostro rito è tollerato finché non disturba.
Che cos’è questo, se non una scomunica senza processo, o peggio ancora la volontà, da parte delle Autorità romane, di piegare la vostra coscienza?
Un’esclusione che non osa dire il proprio nome. Per evitare la sentenza, la subite nei fatti. Per non apparire “fuori dalla Chiesa”, vivete ai suoi margini, con contorsioni e incoerenze che sono ormai sotto gli occhi di tutti. Osate dire che non vi è alcuno stato di necessità, biasimate aspramente la Fraternità San Pio X, considerate me come un paria… Ne consegue che il vostro silenzio non vi preserva dal castigo: vi toglie soltanto il diritto di chiamarlo ingiusto.
Va riconosciuto, per amore di verità, che Leone e l’élite modernista-sinodalista che occupa il Vaticano agisce con coerenza. Leone crede fermamente nel Concilio Vaticano II ed è promotore entusiasta della sua versione sinodale: egli non può coerentemente sostenere il Rito di sempre, che ne è la smentita vivente.
Summorum Pontificum è sempre stato una chimera: lo smembramento dell’unico venerabile Rito in due forme antitetiche, un permesso che dipende da chi lo concede e che si ritira quando non serve più. Non vi si può dunque rimproverare la fiducia, ma la pretesa di voler fondare ciò che vi spetta per diritto divino sulla compresenza di due riti inconciliabili e su un indulto con cui vi si dichiara a stento tollerati.
Né vi giova appellarvi alla libertà religiosa o di culto, o all’inclusività sinodale, per assicurarvi uno strapuntino nel Pantheon: chi chiede, alla pari di tutti, il diritto di praticare il proprio culto ha già ammesso che la Messa Apostolica è un’esperienza religiosa tra le altre, e la Verità una opinione tra le opinioni. Queste false libertà non proteggono la Tradizione: sono lo strumento con cui la Verità – l’unica Religione – viene estromessa non solo dalla vita pubblica, ma finanche dal Sacro Recinto.
Non basta respingere il Concilio in ciò che contraddice il Magistero, come siete soliti ripetere. Il Vaticano II è stato un evento rivoluzionario ed è una rivoluzione permanente: va ripudiato come tale, non emendato con una lista di correzioni, perché nessuno rimedia con un’esegesi benevola a ciò che nacque come deliberata rottura.
Al cardinale Burke e a monsignor Schneider mi permetto di dire che la loro autorità è ormai tutta di facciata: sono la caricatura di loro stessi, con le loro mitrie preziose e le cappe magne, la difesa del Concilio e le concelebrazioni.
Roma non tace soltanto; non si limita a “tollerarvi” confinandovi in riserve indiane sempre più anguste: vi vuole rieducare e ve lo dice, pretendendo da voi – che godete di un significativo seguito nell’ambiente conservatore – che diventiate “opposizione di Sua Maestà”, fungendo da gatekeeper – come si usa dire oggi – e contenendo così l’emorragia di Cattolici sempre più disorientati dalla vostra acquiescenza dinanzi ai più scandalosi spropositi vaticani. Ed è ormai evidente che un’opposizione controllata, lungi dall’ottenere alcun successo per la causa del Cattolicesimo Romano, si rende invece complice della distruzione della Chiesa.
Ecco allora la dichiarazione pacificatrice del cardinale Burke: «Certamente la situazione attuale non costituisce uno stato di necessità». Ma se non vige lo stato di necessità oggi, dopo quale ennesimo scandalo e dopo quale inaudita eresia troverete il coraggio di insorgere? Quanti rospi siete ancora disposti a far ingoiare a quanti guardano a voi come ad un riferimento morale e dottrinale? Dopo «Amoris lætitia», la pachamama, ladDichiarazione di Abu Dhabi, «Traditionis custodes», «Fiducia supplicans», «Mater populi fidelis»… e dopo che vi è stato impedito di professare la vostra Fede sulla tomba del Principe degli Apostoli?
Come ho scritto in Scisma capitale: «Finché una parte dei cattolici (i cosiddetti conservatori) si ostinerà a non voler riconoscere il bipolarismo del “papato conciliare e sinodale”, essa si troverà nella terribile situazione di prestare un assenso deliberato all’errore; nella tremenda posizione di coloro che, con quel compiacimento cortigiano in un’obbedienza servile, creano le premesse della “desertio”, dell’abbandono di Dio, del ritiro della Grazia. È proprio quel riconoscimento dell’errore che lo istituzionalizza, che lo rende irreversibile, che disarma ogni resistenza e che, in ultima analisi, criminalizza chi eroicamente resiste».
Con il vostro garbato consenso e tacendo per non perdere ciò che vi è stato concesso, di fatto vi prestate all’operazione dell’inganno (2 Tess 2, 11).
In Christo Rege,
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
7 commenti:
Non sono scomunicati, non hanno nominato vescovi, hanno accettato la condizione del silenzio sul Concilio Vaticano II, 'nuovissimo testamento' e super dogma.
Ma al Papa e alla gerarchia che guida la Chiesa cattolica non basta più.
Vogliono annientare ogni traccia del passato, per riscrivere la dottrina cristiana secondo la loro idea di cristianesimo, ad uso e consumo del mondo, che seguono come un cagnolino fedele, usando persino lo stesso linguaggio e slogan e accogliendo gli stessi principi, anche se oggettivamente opposti a quello che nostro Signore Gesù Cristo ha insegnato molto chiaramente.
Con Papa Leone vengono stabilizzati, in modo matematico e capillare, gli effetti della rivoluzione che trova la sua origine in quel Concilio.
Anche se spesso i modernisti al potere, Papa compreso, tradiscono anch'esso.
Ora, ai cattolici tradizionali "in comunione con il Papa" viene vietata persino la sola preghiera nella basilica di San Pietro.
Oltre al divieto - senza "dialogo" né "accompagnamento", nonostante il gli ipocriti proclami - della Messa solenne di sempre in Santa Maria Maggiore.
La stessa Messa celebrata da tutti i Santi, i Padri, i Dottori, i Papi e miliardi di fedeli in duemila anni.
E non gli basta ancora:
con il doppio peso, a sfregio, consentono la "messa" eretica anglicana nella stessa basilica di San Pietro, il rito pagano/demoniaco della Pachamama nella chiesa vicina, il corteo lgbtq+, la statua di Lutero in Vaticano (perché lui "non sbagliava" sulla giustificazione), le preghiere "interreligose" ad Assisi l, deturpando la figura immensa di San Francesco, dedicano gli spazi parrocchiali per preghiere islamiche, corsi della Diocesi di Milano, la più grande, per su buddismo e Islam, abusi liturgici dei neocatecumenali, ai quali è consentito il controllo di intere parrocchie, ecc., ecc., ecc., ecc., ecc., ecc.....
Impongono, con la forza e l' ingiustizia plateale, la 'comunione' con i loro errori.
Preghiamo e seguiamo la dottrina dei nostri Padri, e non ascoltiamo più i cattivi pastori.
Aureo articolo. Un intervento di altissimo magistero. Che il Signore benedica e protegga Mons. C. M. Viganò.
Viva Cristo Re!
Lorenzo
Prima che qualcuno mi distorca le parole, chiarisco: non dico che i musulmani non dovrebbero mai entrare in una chiesa cattolica, che gli anglicani non dovrebbero mai essere accolti, o che le persone LGBTQ dovrebbero essere trattate senza dignità. Questo è il mio argomento. La Chiesa deve accogliere le persone con carità, mentre rimane fedele alla verità che ha ricevuto da Cristo. Ma non si può aspettarsi che i cattolici rimangano silenziosi quando il trattamento con i gruppi tradizionali appare incoerente con le ripetute promesse della Chiesa di ascoltare e includere. Non si può pretendere che i cattolici vadano insieme mentre si sentono costretti a lasciare la propria tradizione alla porta.
E che dire del Sinodo sulla Sinodialità? Camminare insieme è davvero per tutti, o solo per coloro che si adattano comodamente alla direzione prevalente della leadership della Chiesa? I cattolici legati alla Tradizione dovrebbero sedersi tranquillamente in fondo all'autobus mentre tutti gli altri hanno un posto alla tavola? Se la sinodialità significa ascoltare, allora ascoltate loro. Se significa la comunione, allora smettete di trattare il loro attaccamento alla Chiesa come se fosse un'imbarazzo. E se significa accompagnare le persone, allora accompagnate anche loro!
La Messa Tradizionale in latino non è un'istruzione museale. Non è un hobby per le persone nostalgiche che non possono accettare il cambiamento. È una tradizione liturgica viva, custodita da cattolici che vogliono adorare Dio secondo il vecchio rito romano. Questi cattolici non chiedono una nuova Chiesa. Chiedono di rimanere connessi alla propria eredità. Vogliono pregare nella basilica costruita sopra la tomba di San Pietro, l'Apostolo a cui Cristo ha affidato le chiavi del Regno. È davvero troppo chiedere?
La Chiesa appartiene a Gesù Cristo, non a qualsiasi generazione di uomini della Chiesa che ha l'autorità amministrativa. Nessuna fazione individuale possiede la Chiesa, e nessuno dovrebbe trattare le sue tradizioni come se fossero inutili. L'autorità nella Chiesa serve a servire i fedeli e a salvaguardare ciò che è stato trasmesso; non a trattare con chiunque altro che si sente escluso. Non si può parlare all'infinito di ascolto mentre si ignorano le preoccupazioni di coloro che amano la liturgia antica.
Se la Chiesa vuole camminare insieme, allora lasciate che i cattolici tradizionali camminino con lei; non come ospiti indesiderati, non come un'immagine vergognosa del passato, e certamente non come cattolici di seconda categoria.
Evidenzio alcune storiche parole del buon Viganò: «...occorre far luce sull’abdicazione di Benedetto XVI e sulla questione dei brogli del Conclave del 2013, che prima o poi dovranno dare luogo ad un’indagine ufficiale. Se vi dovessero essere prove di irregolarità, il conclave sarebbe nullo, nulla l’elezione di Bergoglio, così come nulle sarebbero tutte le sue nomine, gli atti di governo e di magistero. Un reset che ci riporterebbe provvidenzialmente allo status quo ante, con un Collegio cardinalizio composto solo dai cardinali nominati fino a Benedetto XVI, estromettendone tutti quelli creati dal 2013, notoriamente ultraprogressisti...»
Fonte: https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2022/04/intervista-carlo-maria-vigano-reagire-e.html
Lourdes e Roma
La Francia laicista e la sinodalità contro la Tradizione
https://share.google/LTRlFB3bwLZwDEHd9
Purtroppo non è più possibile nemmeno camminare insieme, perché le direzioni sono diverse . Il suo commento è molto saggio ed equamime, ma in conclusione sembra sollecitare comprensione e tolleranza da parte di chi, allo stato dei fatti almeno, non fa altro che delegittimare e deprimere le forze della tradizione.
Assolutamente da leggere
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