Ottobre, per me, è sempre stato un mese che dice la verità. Le foglie cambiano colore e cadono senza scuse; la luce si fa più tenue e obliqua; e in campagna le viti, se sono state curate, sono già state spogliate dei loro frutti o attendono che vengano raccolti gli ultimi. C'è una quieta urgenza. Ciò che è cresciuto in segreto per tutta l'estate ora è maturo o non lo è. Non c'è più spazio per le trattative con il calendario.
Quest'anno ho riflettuto molto sui vigneti. Non quelli romantici delle locandine turistiche o delle etichette del vino, ma quelli scomodi ed esigenti che compaiono così spesso nelle Scritture. Il cantico della vigna di Isaia mi sconvolge ancora ogni volta che lo rileggo: un proprietario attento che dissoda il terreno, rimuove le pietre, pianta le migliori viti, costruisce una torre di guardia e poi aspetta, solo per scoprire uva selvatica. La delusione è quasi tenera, e proprio per questo ancora più dolorosa. Gesù riprende l'immagine della vigna e la rende ancora più inquietante. Gli affittuari che si rifiutano di consegnare il frutto; i tralci che appassiscono perché non rimangono nella vite; gli operai assunti all'ultimo minuto che ricevono lo stesso salario di coloro che hanno sopportato il caldo della giornata. Nessuna di queste storie è confortante. Tutte pongono la stessa domanda, seppur con sfumature diverse: cosa sta crescendo davvero, in fin dei conti?
Il frutto non è sinonimo di attività. Imparare questa distinzione mi è costato caro, e sospetto di non essere il solo. Si può essere instancabilmente impegnati nel nome del Regno – comitati, programmi, dichiarazioni attentamente formulate – eppure produrre ben poco di duraturo. Il Nuovo Testamento non è affatto interessato a misurare la nostra fedeltà in base alle ore o alle iniziative. È interessato alla silenziosa evidenza che qualcosa di vivo è all'opera sotto la superficie: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fedeltà, mitezza, autocontrollo. Queste qualità non possono essere create con la sola forza di volontà. Crescono man mano che rimaniamo aperti all'opera dello Spirito, e devono poi essere coltivate con cura.
Anche la fedeltà viene facilmente confusa con la mera costanza nello sforzo. Eppure la fedeltà che la Scrittura loda non consiste principalmente nel non mancare mai a un dovere, ma nel perseverare. Perseverare nella vigna durante i periodi di potatura severa. Perseverare quando il frutto sembra tardare a comparire. Perseverare quando la cultura circostante diventa indifferente o ostile, e la tentazione è quella di ritirarsi nell'amarezza o di annacquare il vino fino a renderlo insapore. La vera fedeltà ha una certa ostinazione, ma è un'ostinazione radicata nella fiducia piuttosto che nella volontà propria.
E poi c'è la mietitura stessa. Le Scritture non ci permettono mai di immaginare che la raccolta finale sia un nostro merito. Appartiene a Dio. Siamo, nella migliore delle ipotesi, braccianti in un campo che non è nostro e amministratori di una vigna il cui proprietario un giorno tornerà a chiedere conto. Questo dovrebbe renderci più seri e più liberi. Seri, perché il frutto verrà esaminato e la differenza tra la vera crescita e quella falsa sarà finalmente chiara. Liberi, perché il risultato non dipende dai nostri sforzi ansiosi. La pressione di produrre risultati, di dimostrare il valore del nostro lavoro con un successo visibile, si allenta nel momento in cui ricordiamo a chi appartiene quel raccolto.
Mentre le giornate si accorciano e gli ultimi frutti vengono raccolti, mi ritrovo a ripetere una semplice preghiera che mi accompagna da diversi ottobre: che qualunque cosa stia crescendo in noi – individualmente e insieme – si riveli un vero frutto, e che abbiamo la grazia di riconoscerne la differenza prima che sia troppo tardi. La vigna è del Signore. Anche il raccolto è Suo. Il nostro compito è rimanere, vegliare ed essere pronti quando verrà il momento.
Che questa stagione ci trovi fedeli.
Rev. Leon, 26 settembre

8 commenti:
"Il nostro compito è rimanere...". Piuttosto, il nostro compito è fare ogni giorno la volontà di Dio, un concetto che non si sente predicare da tanti anni.
"Mentre si rivolgeva ancora alla folla, ecco la Madre e i suoi fratelli che erano fuori e cercavano di parlargli. E uno gli disse : "Ecco, tua Madre e i tuoi fratelli sono fuori e desiderano parlarti". Ma Egli , rispondendo a chi gli aveva parlato, disse: - Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?. Poi, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse - Ecco la mia Madre e i miei parenti. Perché chi fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli, egli è mio fratello e mia sorella e mia madre" (Matt 12, 46-50)..
T.
Coloro che hanno fede faranno meglio a rimanere in stato di grazia e coloro che non l’hanno faranno meglio a capire le proprie intenzioni, poiché nell’era che viene ci sarà un solo modo per fermare le vostre ginocchia tremanti, e sarà piegarle e mettersi a pregare.
Pregate San Michele Arcangelo, il Principe del mattino, che sconfisse Lucifero che voleva farsi dio. Quando un tempo il mondo si incrinò a causa di un ghigno in paradiso, egli si alzò e trascinò giù dai sette cieli l’orgoglio che voleva guardare l’Altissimo dall’alto in basso.
E pregate anche Maria Nostra Signora! Ditele:
“È a te che è stato dato il potere di schiacciare la testa del serpente che mentendo disse agli uomini che sarebbero diventati dèi. E possa tu, che ritrovasti Cristo allorché Egli fu perso per tre giorni, ritrovarLo di nuovo per il nostro mondo che Lo ha perduto. Dona la Parola all’incontinenza senile della nostra prolissità. E come tu formasti la Parola nel tuo grembo, forma Lui nei nostri cuori. Signora del Blu del Cielo, in questi giorni oscuri accendi le nostre lampade. Ridacci la Luce del Mondo perché una Luce risplenda anche in questi giorni di oscurità”.
Dio vi benedica!
(Fulton J. Sheen, da "Signs of Our Times” intervento radiofonico del 1947)
Mi sembra che la posizione di Mons. Vigano' sia affine al sedeprivazionismo.
Questa considerazione col vigneto non c'entra nulla, ma a me interessa la traiettoria di Mons. Vigano'.
Il vigneto, in senso non metaforico, lo osservo tutti i giorni, da buon appassionato di vino quale sono.
Suggestioni…
Benedetto XVI, umile operaio della vigna, denuncia la presenza di lupi. Un lupo grigio sparo’ a Giovanni Paolo II. Benedetto XVI il 7 ottobre dell’ultimo anno di pontificato (aveva già deciso di rinunciare al ministerium) dopo averla canonizzata a maggio dichiara santa Ildegarda di Bingen Dottore della Chiesa.
Santa Ildegarda ebbe numerose visioni, che si concludono con l’era del lupo grigio. A Benedetto XVI succede (validamente?) Bergoglio, senza il munus. Materialmente e simbolicamente fa sradicare la vigna presente a Castel Gandolfo. I lupacchiotti si fanno spavaldo mentre la Chiesa sprofonda nel grigiore.
Domani è l’anniversario di Santa Ildegarda Dottore della Chiesa: illumini chi lavora la vigna a leggere i segni dei tempi. Gli uomini e i lupi grigi imperversano. Ma chi ha creato il tempo sta nel l’eternità e chi vuole regnare nel tempo scade nella sua caducità.
Vale sempre la regola che dai frutti si riconosce la pianta. E nella vigna c’è una torre, la turris eburnea, inafferrabile per i lupi grigi e di ogni altro colore.
No. La posizione di mons. Viganò è la stessa della FSSPX e della Resistenza (mons. R. Williamson).
Per ben conoscere la tesi di Cassiciacum si può scaricare in formato pdf su internet archive il libro seguente: Bernard Lucien: La situation actuelle de l'autorité dans l'Église: la thèse de Cassiciacum.
Sedeptivazionismo? ..ma vogliamo smetterla una buona volta con tutti questi " ismi", che non fanno altro che portare divisione, sospetto e rancori tra noi, portando acqua al mulino dei nostri nemici? ma che dobbiamo combatterci tra noi o opporci agli eretici ed apostati modernisti uniti e decisi a resistere ad ogni costo a questi falsi chierici che vogliono staccarci da Cristo e dalla Sua Santa Chiesa,? Questa animosità del tutto fuori luogo mi ricorda il passo dei polli di Renzo, nei Promessi Sposi. Anche don Leonardo Maria Pompei ci ha invitati all'unità d'intenti, a non dividerci tra noi in inutili e dannose lotte intestine, faremmo bene ad ascoltarlo
Turris eburnea
Maria è una creatura umana. La Grazia di cui è ricolma non è sua, ma di Dio. Maria non è Dio eppure ne è colma, tanto da essere la Madre del Verbo incarnato. E Sempre Vergine! E’ assunta incorrotta in paradiso.
Come si fa a tenere insieme, nella beatitudine, la creazione corrotta e deturpata, la croce, l’amore per il prossimo e la speranza della salvezza?
Serve la pienezza della grazia!
Miracolo? Allora una cosa meravigliosa perchè nulla è impossibile a Dio!
In Maria c’è qualcosa dell’essere umano originario, che abbiamo smarrito e tanto più in quest’epoca che ha solo paura di morire e vive immersa in una cultura che gira attorno alla morte, dal non concepire vita fino all’eutanasia.
Quello che dice l’essere umano abitato dalla grazia divina fino a riempirsene sovrasta anche l’ontologia. Maria è donna, non è Dio. Eppure in lei, l’Immacolata, c’è solo la grazia di Dio! Diventa Madre di Dio. In lei il dono di Dio, che trova umiltà e santo timore, cambia il suo modo d’essere solo umano, compartecipandovi la divinità.
Portare in grembo nove mesi Gesù (vero Dio e vero uomo) può farlo solo chi fa comunione con Dio.
Viverci trent’anni preparandogli da mangiare, rammendandogli le vesti e insegnandogli lingua, lavoro e preghiere, ha bisogno di una comunione continua. Beh, nessuno può deificare un essere umano se non lo fa Dio stesso, attendendo in cambio un sincero sì: fiat! San Giuseppe ebbe la grazia della sapienza di adeguarvisi.
Nessun uomo può “prendere” Dio e farlo proprio. Dio ci nutre come lattanti. Nulla al mondo può comunicarci la vita divina che è nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo se non è la Santissima Trinità a trasferirsi in noi, conducendo il nostro spirito ad una sintonia perfetta con Lui.
Benedetto XVI è stato uno dei maggiori responsabili della "giudaizzazione" dell'attuale insegnamento della Chiesa (l'errore iniziale di S. PIetro, ripetuto però all'ennesima potenza). Sarebbe ora di finirla di rappresentarlo come una specie di Padre della Chiesa. O forse lo è un "Padre della Chiesa", bisogna però vedere di quale Chiesa.
ar
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